La scrittura autobiografica per raccontarsi professionalmente

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La maggior parte delle persone si è disabituata a scrivere: eppure ogni giorno scrive qualcosa su un social network e manda mail a clienti e amici.

Si scrive in maniera distratta, di rado ci concentriamo sulla scelta delle parole e molto spesso non teniamo traccia del filo rosso che lega ciò che pensiamo con ciò che pubblichiamo online e con quello che ci rappresenta come persone e professionisti.

Ecco un mio articolo sulla relazione tra scrittura autobiografica e personal branding: sono però convinta che di scrittura autobiografica non abbiano bisogno solo i singoli ma anche le Organizzazioni, in quanto collettività narranti

Professionalmente, si vive e ci si presenta attraverso la comunicazione

Ogni organismo sociale vive di comunicazione: nella percezione degli altri, la tua azienda è il risultato delle tante narrazioni che vengono fatte di lei e non solo del claim che hai scelto per promuoverla.

Se sei un freelance, il tuo benessere economico dipende anche da quello che gli altri pensano, scrivono, dicono di te e quindi anche dal modo in cui ti sai raccontare: in una mail, in una brochure, sui social media o sul tuo sito. 

Al terzo libro pubblicato (due sono autobiografici), mi sono resa conto che progettare e scrivere un libro assomiglia molto a progettare e scrivere un progetto di digital branding per professionisti e anche per aziende. 

La scrittura autobiografica: la chiave per raccontarsi professionalmente

Il cuore del lavoro di un professionista che si racconta (o di un team che può raccontare il proprio lavoro) è sempre la SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA e la scrittura non può prescindere da due fattori: la capacità di trovare una storia coinvolgente e il lettore.

La storia che ho raccontato nel mio 102 chili sull’anima ha avuto un buon riscontro di vendite e di critica per due motivi:

  1. Riguarda molte persone, intercetta un disagio comune di cui si parla poco e che non ha strettamente a che fare con il peso. [lettori]
  2. È una storia verificabile, parla con la mia voce, quella che ho scelto per selezionare i pezzi di memoria da raccontare. Uso le mie parole, le stesse che userei se ci incontrassimo davvero: in quel caso la persona di fronte a te sarebbe molto simile al personaggio della storia e la relazione tra di noi sarebbe diretta, immediata e efficace. [storia, protagonista]

A cosa serve scrivere del proprio lavoro e della propria azienda se non a coinvolgere gli altri (potenziali clienti) e a raccontare con la nostra voce una storia che è di tutti?

Recentemente ho letto un articolo di Luisa Carrada sul ruolo del lettore (ma anche sull’importanza di leggere per chi scrive!) in cui la lettura viene paragonata alla corsa, te lo consiglio: La lettura è una corsa. Un’arte divinatoria. 

Sul ruolo della selezione dei pezzi di memoria che vengono usati in un processo di scrittura autobiografica, mi piace molto la definizione di Duccio Demetrio che si occupa di scrittura autobiografica in ottica psicologica e di cura in Il gioco della vita:

Se è vero che tutto pare concorrere alla costruzione della nostra vita, soltanto ciò che abbiamo poi deciso di conservare, trattenendolo più dell’istante, dandogli maggior continuità, nonché il placet affinché possa stare con noi un po’ di più, ha vera importanza.

Scrittura autobiografica e creatività: un matrimonio perfetto

Imparare a scrivere di sé, a farlo anche per gli altri è uno dei modi che conducono al pensiero creativo e lo focalizzano:  la scelta sul racconto e le parole che usiamo dicono molto della percezione che abbiamo di noi, ci impongono riflessioni importanti sulla nostra visione e anche sulla direzione in cui vogliamo portare la nostra operatività creativa.

Movimento e scrittura: la ciliegina sulla torta

Io l’ho imparato sulla mia pelle: si scrive con tutto il corpo, non solo con le mani che battono su una tastiera. Si scrive con i muscoli, si scrive con le braccia ma si scrive anche con le gambe e con lo sguardo. Esci, fatti una passeggiata, guardati intorno, crea una zona mentale di comfort e ascolta la vibrazione della tua pelle, nel movimento dei passi. Ascolta il respiro, ascolta la fatica.

Lascia che il cervello vada a briglia sciolta e che il pensiero sequenziale con cui gestisci il quotidiano lasci spazio a quello laterale che emerge quando corpo e mente si mettono in movimento.

Torna a casa o in ufficio e scrivi: saranno prima parole sparse, idee alla rinfusa che verranno a galla per diventare il cuore di una storia, la tua.

Movimento, scrittura, pensiero laterale

Edward de Bono in Creatività e pensiero laterale, il manifesto del pensiero non sequenziale, scrive:

Con il pensiero laterale non ci si muove allo scopo di seguire una direzione, ma per generarne una.

Mentre il pensiero sequenziale è selettivo e il suo scopo è quello di raggiungere la “correttezza” del risultato, il pensiero laterale è produttivo, non seleziona ma cerca di aprire altre vie.

Scrittura autobiografica: le mie proposte

Sto lavorando per portare i miei workshop sulla scrittura autobiografica per le persone e i professionisti a spasso per l’Italia: ho scelto di partire da Bologna (dove la prima edizione ha visto il tutto esaurito) per poi mettere in calendario Padova e altre città. Ho deciso di partire da zone “periferiche”, scegliendo location non convenzionali, con l’obiettivo di lasciare a casa il computer e usare solo fogli e penne per sollecitare al massimo proprio il pensiero laterale anche attraverso il movimento della mano. Ti interessa partecipare? Il calendario.

Ma non voglio fermarmi qui.

I corsi di scrittura autobiografica devono entrare in azienda: lo storytelling altro non è che questo, l’organizzazione che impara a raccontarsi non solo in maniera istituzionale ma anche attraverso la voce e i punti di vista di chi la compone, un capitale che non può essere trascurato.

Accetti la sfida? Contattami!

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