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Cardiomarketing - Patrizia Menchiari

Il cardio marketing per conquistare i clienti: un libro ricco di suggerimenti

Lo ha scritto Patrizia Menchiari che conosco ormai da qualche anno e stimo moltissimo sia come amica che come professionista. Patrizia si occupa di marketing, lo insegna e ne diffonde “il verbo” positivo e di lei mi ha sempre colpito la trasparenza, la cura, la passione e la capacità di guardare oltre al cliente, vedendo la persona.

Ho avuto la grande fortuna di seguire la gestazione di questo libro, da quando ha avuto l’idea e ha iniziato  a scriverlo e ho immediatamente pensato che ce ne fosse DAVVERO bisogno. Perché l’approccio di Patrizia trasforma la promozione e la vendita in una relazione felice per tutti. 

Anni fa avevo letto (e prima assistito a una presentazione) Fare marketing rimanendo brave persone, il libro di Morici e già allora devo dire che la mia anima di comunicatrice con un approccio narrativo aveva fatto pace con la concretezza del mio lavoro che va naturalmente a braccetto con il marketing: con Cardio Marketing Patrizia riesce a fare una magia, proponendo talmente tanti suggerimenti e esempi di buon marketing da farmi quasi credere che quella dei comunicatori sia una specie di missione che può andare al di là del guadagno.  Continua a leggere

La scrittura autobiografica per raccontarsi professionalmente

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La maggior parte delle persone si è disabituata a scrivere: eppure ogni giorno scrive qualcosa su un social network e manda mail a clienti e amici.

Si scrive in maniera distratta, di rado ci concentriamo sulla scelta delle parole e molto spesso non teniamo traccia del filo rosso che lega ciò che pensiamo con ciò che pubblichiamo online e con quello che ci rappresenta come persone e professionisti.

Ecco un mio articolo sulla relazione tra scrittura autobiografica e personal branding: sono però convinta che di scrittura autobiografica non abbiano bisogno solo i singoli ma anche le Organizzazioni, in quanto collettività narrantiContinua a leggere

Il copywriting dell’azienda che comunica online

cartoon-1300895_1280Il copywriting è fondamentale per un’azienda che vuole comunicare efficacemente online: non basta avere in mente i propri valori e sentire di avere molte cose da dire, devi applicare alcune strategie utili per coinvolgere i tuoi lettori e trasformarli in potenziali clienti.

Ho scritto questo post in base ai consigli che do ai miei clienti, a quello che ho imparato da loro e dalla loro storia e per metterti a disposizione alcune strategie utili per farti leggere e  per individuare il copywriter più giusto per te.

Ho scritto questo post anche per i miei studenti, per i partecipanti ai miei Digital Group Coaching e in particolare per le donne che ho conosciuto la settimana scorsa al corso di “Tecnico della comunicazione digitale” per le quali sto tenendo alcune ore di copywriting.

Ho scritto questo post dopo avere passato un pomeriggio a leggere articoli in inglese (ebbene si, sto studiando – questa volta seriamente – l’inglese!) e in particolare: 7 Rules For Digital Copywriting All Brands should follow di ForbesContinua a leggere

Tra coaching aziendale e narrazione digitale: il primo corso a Bologna il 21 febbraio

L’idea è nata nel coworking dove entrambe lavoriamo, dopo una serie di chiacchierate davanti alla macchinetta del caffè.

Vision e Storytelling sono elementi centrali sia durante un percorso di Training e Coaching per professionisti e Organizzazioni aziendali che per gestire in maniera efficace la propria comunicazione digitale e narrarsi online in un’ottica di marketing.  Continua a leggere

Dimagrire sta facendo bene anche al mio lavoro: strategie e novità

Il mio percorso di dieta e muta mi è stato utile non solo per stare meglio con me stessa e ritrovare il benessere ma anche per focalizzarmi professionalmente. Durante l’anno passato mi sono concentrata molto sul cambiamento d’approccio e fisico, sull’imparare uno stile di vita sano e sul ritrovare il mio benessere attraverso lo sport. Ho messo in secondo piano gli obiettivi professionali scegliendo di “vivacchiare” per non impegnare troppo il cervello in troppi ambiti. A settembre di quest’anno, a un anno esatto dalla muta e dopo avere perso più di 40 chili di peso, mi sono resa conto che avevo trascurato molte cose e che come professionista non me lo potevo permettere.

All’inizio ho avuto un attimo di scoraggiamento e tanti dubbi, poi ho deciso di applicare lo stesso metodo che ho usato per la dieta alla mia vita e credo che in questo momento sia la scelta più giusta che potessi fare.

Ecco cosa ho fatto.

ANALISI

  • Ho esaminato quello che stavo facendo, le collaborazioni in atto, la gestione dei clienti e dei progetti e ho fatto una cernita di quello che mi stava portando via più energia senza reali benefici economici o di avanzamento professionale e una lista dei progetti potenzialmente più importanti
  • Ho fatto i conti della serva: quanto ho guadagnato quest’anno? quanto vorrei guadagnare il prossimo? quali sono le spese vive e imprescindibili legate al mio lavoro?
  • Ho deciso di mettermi a nudo con me stessa, cercando di visualizzarmi a un anno di distanza da questo momento: cosa voglio fare? dove voglio essere? il posto (professionale) dove mi trovo oggi mi va bene o penso di potere spendere le mie competenze su altri ambiti?
  • Mi sono chiesta in che direzione sia più utile spingere il mio lavoro: cosa è più efficace? quali ambiti (tra i tanti che pratico) possono diventare davvero efficaci in un rapporto risorse spese/risorse ottenute?

OBIETTIVI

Mi sono resa conto che da troppo tempo avevo perso di vista gli obiettivi. Proprio come quando sono ingrassata fino a diventare obesa e durante il percorso non mi rendevo conto che stavo scivolando verso una cattiva gestione e cura del mio corpo, troppo presa a muovermi nella mia “comfort zone” vitale, sul lavoro avevo smesso di mettermi realmente in gioco. Non ho abbandonato sforzi, ho continuato a lavorare seriamente e per molte ore, ma con quali obiettivi? A quale scopo una narrazione di me efficace se poi non mi dò un obiettivo? Quale prodotto – come professionista – sono in grado di vendere? Quali idee possono trasformarsi in business?

Ho rimuginato parecchio intorno a questi temi, sbattendo la testa contro una gran confusione a volte, cercando di ridefinire a me stessa dove voglio andare come professionista e mi sono resa conto che molte cose devono cambiare. Ho preso carta e pennarelli – come faccio quando devo progettare qualcosa di NUOVO – e ho focalizzato le mie attività, le mie idee, la visione che ho del mio lavoro attraverso scritte e disegnini (rupestri).

RISULTATI

Grazie a una riflessione e tentativo di analisi di me stessa e dei miei obiettivi ho capito che devo essere orientata al RISULTATO. Questa parola sembra molto chiara ma se ci pensiamo bene, non lo è affatto: per ognuno il risultato è qualcosa di diverso, associamo a questa idea significati diversi anche a seconda dei momenti che stiamo vivendo.

Io dovevo trovare il significato più giusto per me. Proprio come ho dovuto trovare il significato più giusto per me per quella che tutti usano chiamare “dieta” e io invece ho chiamato “Muta”.

EFFETTI

L’effetto principale del lavoro degli ultimi mesi è stato:

  • rivedere gli obiettivi a medio e lungo termine in maniera definita e con la capacità di poterli misurare chiaramente
  • ridefinirmi come professionista prima di tutto con me stessa cercando parole non generiche, ambiti specifici e mettendo in primo e secondo piano le cose. Bisogna darsi delle priorità e non possono essere troppe.
  • rivedere la comunicazione verso l’esterno: processo che consiglio a tutte le aziende e i professionisti. Deve essere ciclico. Il web è cambiamento continuo, noi siamo cambiamento continuo e bisogna adattarsi a questo modello diventando flusso in costante progress. Nel concreto sto facendo un importante restyling del mio sito professionale francescasanzo.net (non ancora visibile), ho scelto foto professionali di me che mi rappresenteranno quando andrà online e ho assunto un orientamento finalizzato a esplicitare i servizi che offro, come e a chi. Dopo il sito personale toccherà anche a questo blog che verrà orientato ad alcuni temi più esplicitamente. A un certo punto si cresce, ci si evolve e dopo 10 anni tocca anche a Panzallaria.com
  • ho imparato a dire NO a lavori che non sono sostenibili economicamente: non mi interessa svendere la mia professionalità ma valorizzarla. Non faccio favori a meno che non mi diano indietro reali benefici o non me li chiedano i miei migliori amici (che sono pochi, sia chiaro ;-), in alcuni ambiti le energie che devo mettere per ottenere risultati di basso profilo sono troppe e quindi non ne vale la pena e se qualcuno mi chiede di lavorare per pochi spicci penso che piuttosto vado a farmi una corsa che ci guadagno in salute.
  • ho deciso di investire in formazione: mi sono iscritta ad alcuni corsi che mi sono utili per migliorare le competenze che mi servono per lavorare. Ho speso soldi ma credo (e spero) ne valga la pena. A volte ci nascondiamo dietro alla scusa dei “costa troppo” perché temiamo l’impegno che dovremo mettere nel fare. Ci sono passata per molto tempo scegliendo di NON rivolgermi a una specialista per dimagrire, so di cosa parlo: oggi credo che quelli spesi dalla nutrizionista siano stati i soldi meglio spesi nella mia vita.

La corsa, il nuoto e la costante attenzione che devo mettere nella gestione della mia anima nera (che c’è e ci sarà sempre e ogni tanto annida Sirene canterine nel frigorifero) mi hanno insegnato tantissimo in termini di disciplina, pazienza, capacità di guardare oltre all’oggi.

Sarei una sciocca se non applicassi ciò che ho imparato dall’avere perso 43 chili anche al lavoro, no?

Pubblicità svilenti e offensive: come si segnalano?

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Non dobbiamo subire in silenzio (uomini e donne) gli stereotipi imposti da un certo genere di pubblicità che ha abdicato alla creatività a favore delle facili metafore sessuali.

Possiamo confrontarci e affrontare con determinazione chi produce contenuti che sviliscono l’immagine femminile, la cultura e l’immaginario collettivo contattando direttamente tutti coloro che sono coinvolti: pubblicitari, politici, televisioni.

Possiamo far emergere i casi emblematici affinché si allarghi la discussione e lo spirito critico, gli occhi nuovi con cui vedere a queste cose siano sempre di più: se la maggioranza delle pubblicità usa lo stesso messaggio che mercifica il corpo, dopo un po’ ci abituiamo, lo consideriamo normale. Ogni giorno un pezzettino di noi si assuefà e ci svegliamo una mattina che non riteniamo più di poter agire attivamente ma solo subire.

Se SMONTIAMO queste pubblicità, le guardiamo con occhi obiettivi ma critici e cerchiamo di cogliere TUTTI I SENSI contenuti in un determinato messaggio, ci accorgeremo che per fare pubblicità al caffè non serve ventilare ipotetici favori sessuali dell’immagine femminile mostrata sul manifesto. Non occorre, per vendere un telefono a Natale, trasformare Babbo Natale e le renne in pettorute ragazzine in posizioni invitanti.

Se SMONTIAMO i messaggi, ci accorgeremo che spesso le frasi associate alle immagini dicono molto più delle immagini stesse e che in maniera pervasiva, sottile ma costante, il messaggio va in una direzione ben precisa che è svilire la donna, il suo ruolo nella società e nelle relazioni con l’altro sesso, per ridurla a oggetto di desiderio o bramosa pantera che ha un unico obiettivo: accapparrarsi i favori dell’uomo.

Quando, dopo aver smontato una pubblicità o una trasmissione di questo genere, ci rendiamo conto che il caso è proprio questo:

POSSIAMO FARE QUALCOSA!

In una società matura è necessario che possano convivere le contraddizioni e le dicotomie e che si sviluppi la possibilità del confronto e della riflessione, anche in base ai punti di vista di coloro che non la pensano come noi.

Dato che l’obiettivo di questo progetto è soprattutto AMBIRE a questa società matura, in cui la questione culturale sia fortemente rivalutata e di cui l’immagine della donna (ormai monotematica) è la cartina di tornasole, quello che ci interessa è DIMOSTRARE che insieme possiamo fare molto, che LA RETE può dare voce anche alle persone come me (Francesca Sanzo che scrivo), a chi posta fotografie scattate al volo nella propria città e a tutti coloro che hanno voglia di fare qualcosa.

Se non vogliamo diventare censori possiamo diventare SEGNALATORI.

Istituto di autodisciplina publicitaria

Le pubblicità che offendono un gruppo di persone, un genere, una categoria in particolare possono essere segnalate, facilmente, all’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria che prenderà in carico la nostra segnalazione e deciderà se quella campagna è davvero offensiva, obbligando, nel caso a rimuoverla dalle nostre città, da giornali e televisioni.  Riguardo alle donne, lo IAP ha stipulato un protocollo d’Intesa molto interessante.

E questo è il MODULO da compilare per le segnalazioni.

Dialogo

Esiste poi la possibilità di scrivere mail alle aziende coinvolte affinché sappiano che la cosa è emersa, che non abbiamo intenzione di stare in silenzio. Mail che devono richiamare al dialogo e far capire che oggi il potere del PASSAPAROLA è fondamentale per la buona riuscita o meno di qualsiasi prodotto, sia di comunicazione che commerciale.

 

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