francesca sanzo

Dieta, fake news e messaggi ingannevoli sulla storia delle persone

Sette anni fa, dopo un percorso personale per uscire dall’obesità che ho raccontato sul mio blog panzallaria , ho scritto anche un libro autobiografico: 102 chili sull’anima che non è un manuale di dieta ma una storia personale che contiene un messaggio che desideravo condividere e che ha a che fare con  quello che ho imparato perdendo 40 chili in un anno.

Possiamo cambiare in qualsiasi momento della nostra vita ma per farlo io ho dovuto accogliere e accettare ciò che mi aveva portato a diventare obesa, amare il mio corpo ancora grande e perdonarmi per come avevo scelto di affrontare le mie paure e fragilità. 

Il libro ha avuto un successo per me insperato e fin da subito sono stata oggetto di attenzione da parte di testate giornalistiche e tv e in alcuni casi ho autorizzato la pubblicazione di mie foto

Ho scelto consapevolmente di condividere la mia storia perché credo nel potere generativo delle narrazioni autobiografiche e perché pensavo che alcune sofferenze ma anche alcune scoperte non riguardassero solo me e il mio corpo.

Cosa è successo a queste foto? 

Le mie immagini hanno cominciato a circolare e lo sappiamo, le foto del “prima e dopo” di una donna che ha perso 40 chili sono pietanza succulenta per molti.

Ci tengo a precisare che tutte le interviste che ho rilasciato hanno sempre voluto mettere l’accento sul tema che più mi sta a cuore: il cambiamento non è mai facile, non esistono diete miracolose (la mia non l’ho mai divulgata: non sono una nutrizionista ma una persona che si occupa e pratica la scrittura) e cambiare significa partire dall’accettazione profonda di sé e quando ha a che fare con la salute del corpo, deve mettere al centro amore e rispetto di noi.

Ho sempre usato il termine muta invece che dieta perché quella che racconto è la mia storia, la mia testimonianza personale e autobiografica e non ha nessuna pretesa di verità assoluta. 

Il mio obiettivo è stato soprattutto quello di farmi testimone di questo con discorsi pubblici, approccio alla scrittura, collaborazioni con nutrizioniste accreditate, portando avanti alcuni temi che mi stanno a cuore, come per esempio l’accoglienza della fragilità e il ruolo della creatività per allenare il proprio cambiamento e accettazione di sé.

Sono stata però anche testimone diretta di quanto la rete sia un territorio fertile per chi si approfitta proprio della fragilità altrui per facili guadagni basati su promesse illusorie intorno al corpo. 

Siti, profili instagram e account facebook si sono indebitamente appropriati ANCHE delle mie foto trovate su Google e hanno cominciato a usarle per promuovere pillole dimagranti, metodi miracolosi e cure estetiche per “perdere peso in poco tempo”. 

Di volta in volta mi sono stati affibbiati nomi e storie diverse o semplicemente frasi promozionali nei testi che accompagnavano la mia immagine e puntualmente il racconto, celebrativo di questo o quel metodo, terminava con il link per acquistare un prodotto o un percorso con sedicenti esperti di nutrizione. 

Fortunatamente molte delle mie lettrici che mi seguono e hanno colto il mio approccio e messaggio, mi hanno nel tempo segnalato violazioni e post che piazzavano il mio corpo e la mia faccia in primo piano e – sempre fortunatamente – nessuna di quelle che mi ha scritto ha mai creduto che fossi davvero io, che davvero avessi dato l’autorizzazione per questo uso sconsiderato del corpo degli altri per promuovere prodotti dimagranti che in tanti casi non sono nemmeno certificati e se va bene, ingrassano solo il portafogli di chi li vende, a fronte di risultati che – è evidente – non possono che essere tarroccati cercando foto in rete di persone che non hanno seguito quel percorso specifico. 

Non è più la mia storia

Non è più la mia storia, ma della mia storia, di quello che ha significato condividerla e del mio corpo e la mia faccia, si impossessa qualcuno a cui interessa solo l’effetto “UAU” che può generare una foto in persone che vengono invitate a acquistare questo o quel prodotto. 

Quante altre storie vengono vampirizzate, nell’ossessiva sequenza di corpi presenti nelle loro pubblicazioni social? Quante foto di donne (soprattutto) e uomini inconsapevoli di essere usati così, circolano online? 

Il tema per me non è solo: “Oddio hanno rubato una mia foto!” ma: “Oddio, usano la mia visibilità, la mia storia, per ingannare le persone!”. 

Cosa ho fatto 

Le segnalazioni arrivano a pioggia: ovvero ci sono periodi in cui la mia foto gira di più tra siti e profili e periodi in cui gira meno. In alcuni casi ho semplicemente segnalato (con toni risoluti), laddove dall’altra parte c’era un umano disposto a ascoltarmi, in altri casi mi sono rivolta al mio avvocato e in un caso, nello specifico ho proceduto con una mediazione che mi ha visto ottenere un PICCOLO risarcimento a fronte di un grande impegno personale. La procedura di mediazione è stata rivelatrice di quanto sia basso il livello generale di consapevolezza sullo sfruttamento dell’immagine degli altri. 

In sede legale come si è giustificata la controparte

  • È una foto che si trova online: tutti la possono usare
  •  È solo una foto: nessuna lesione dell’immagine pubblica 

Questi sono stati i due punti principali su cui la controparte ha giocato.

Tutto si è comunque focalizzato intorno al diritto di copyright e uso delle foto ma temo che il tema sia principalmente un altro: la mia faccia, riconoscibile in queste foto è lo specchio della mia storia , è la portatrice visiva di valori e un contesto etico che non ha nulla a che fare con un certo modo di intendere la dieta, con un certo modo di proporre soluzioni alle persone e con un linguaggio che non mi appartiene. Io non mi chiamo Esmeralda, Genoveffa e non ho mai preso pillole dimagranti: e se davvero qualcuno, vedendo quelle foto, pensasse che in qualche modo ho venduto la mia storia (e i miei valori) a questi personaggi? 

Intorno al corpo e alle diete miracolose molta fuffa: troppi prodotti dai contorni opachi che promettono miracoli. Ecco, per esempio, una landing page a cui rimandava uno dei tanti post associato alle mie foto: 

 

Eppure i bravi professionisti ci sono

Quale enorme danno per chi ogni giorno, con serietà, rispetto e ascolto del corpo delle persone, tenta di aiutarci DAVVERO a imparare uno stile di vita consapevole e salutare, quale beffa per chi ogni giorno si occupa di sostenere chi soffre di disturbi alimentari, chi ha un rapporto (come avevo io) disfunzionale con il cibo. Il proliferare di sistemi di networking sui social che fanno fiorire profili dai nomi allettanti tipo:  “Dimagrisci in 8 ore”, “Cambia per sempre e ritrova la forma”, ecc. fa male davvero a tutti. 

Ecco cosa mi ha risposto, in privato, una delle persone che ho contattato perché stava usando le mie foto, che ha poi tolto dal proprio profilo: 

Davvero basta ricevere foto da qualcuno più in alto nella catena del business per pubblicarle su un profilo personale senza farsi nessuna domanda? 

Quanto ha che fare, poi, con il body shaming tutto questo privare i corpi altrui della loro storia e trasformarli in fenomeni miracolosi senza voce? 

So bene che intorno a storie come la mia, le domande rilevanti per tanti hanno a che fare con l’aspetto fisico, ma ho sempre scelto di mettermi in gioco e trovare il modo per rispondere anche quando il contesto era superficiale e non contemplava il messaggio che avrei voluto dare, perché era proprio nei contesti in cui venivo invitata per mostrare il miracolo del cambiamento che raccontando la fatica del cambiamento e tutte le sue sfumature, sapevo di arrivare proprio a quelle persone che – più di altre – avevano bisogno di fermarsi e iniziare ad amarsi, prima ancora che a dimagrire. 

La mia faccia, accompagnata da questi testi, viene ammutolita e ridotta a una donna di età variabile che prima è “cicciona” e poi indossa un paio di tacchi gialli. 

Intorno ai desideri, alle aspettative e alle paure che abbiamo sul nostro corpo si alimenta un business senza scrupoli che usa la rete e i social per proliferare: diffidiamo sempre da ciò che si dichiara semplice, miracoloso, senza fatica. 

E diffidiamo dalle storie senza sfumature, perché di solito sono storie inesistenti.