Facebook e il marketing relazionale (generativo)

Nel mio libro Narrarsi online: come fare personal storytelling ho raccontato quanto sia importante narrarsi efficacemente per valorizzare la propria professionalità e i prodotti che vendiamo.

Le narrazioni oggi si fanno prevalentemente online: disponiamo di gli strumenti a costi contenuti e se riusciamo a individuare la storia e la linea editoriale, possiamo raccontarla nel suo sviluppo, usando le tecniche di coinvolgimento proprie di qualsiasi narrazione e che si rifanno agli schemi con cui viene costruita ogni favola e quindi ogni archetipo di storia.

Ma a cosa servono le narrazioni? In che modo possono essere utili a noi e alla nostra azienda?

La narrazione è potente quando genera emozioni, diventa fondamentale per trasformare le emozioni in relazioni e dunque convertirle in un possibile legame commerciale con i nostri clienti e con tutte le persone a cui rivolgiamo il nostro lavoro e i nostri progetti. 

PUNTARE SULLE RELAZIONI

Le relazioni sono – in logica di marketing efficaceil valore maggiore che possiamo ottenere grazie al nostro storytelling digitale.

Una relazione professionale di valore è:

  • continuativa: si basa su un legame debole che può rafforzarsi nel tempo e si nutre di reciproca stima;
  • valoriale: lo scambio è biunivoco;
  • genera opportunità: il nostro prodotto interessa a quella persona, a noi interessa il suo punto di vista e quello che ci può insegnare.

FACEBOOK: IL LUOGO DELLE RELAZIONI


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Il social network delle relazioni è – in primis – Facebook.

Mentre usiamo Twitter per informarci, su Facebook dialoghiamo, come in una grande piazza, condividendo prevalentemente stati d’animo, emozioni e pensieri.

Lo scrive bene Riccardo Scandellari nel suo Facebook spinge sul fattore affinità dove, analizzando le recenti modifiche all’algoritmo del social network, sottolinea come le recenti modifiche daranno valore all’interesse non dichiarato verso certi contenuti (ti è mai capitato di volere mettere un mega “Mi piace” a un post di un amico o di una pagina e di non poterlo fare per il rischio di sbilanciarti, rispetto a qualcun altro?).

Che Facebook punti sulle relazioni è chiaro anche dai fattori che determinano l’Edge Rank, ovvero l’algoritmo che decide in che posizione mostrare questo o quel post.

In sintesi, per spiegare come funziona, basti sapere che il numero dei commenti a un post conta più delle condivisioni che a loro volta contano più dei mi piace. Se un post ha molti commenti ha quindi più possibilità di essere visto sulla bacheca degli amici o dei fan. Se un post è molto condiviso ha la possibilità di avere vita più lunga e di “tornare” ad essere visto anche dalle stesse persone, se quell’amico è comune.

Inoltre, se un post di una pagina viene condiviso da persone che tra loro sono amiche, il valore di quel post cresce ed è più facile che venga visualizzato da un maggior numero di persone.

LE PAGINE AZIENDALI

L’algoritmo e quindi la filosofia di Facebook dichiarano dunque la loro direzione verso il rafforzamento (e premio) delle relazioni.

Non c’è da sorprendersi: il guadagno deriva da una precisa profilazione delle persone in base a interessi comuni, la relazione diventa un valore che non solo aiuta le aziende che scelgono di stare su Facebook, ma premia anche gli inserzionisti e dunque il social network stesso.

Le pagine aziendali devono quindi preparare strategie e piani editoriali che si muovano su un doppio binario e due dimensioni:

  • la dimensione qualitativa: un numero di fan basso non è necessariamente un male se si tratta di fan davvero interessati al tema della nostra pagina. Più un fan è interessato, più condividerà i nostri contenuti, più persone con interessi affini ai suoi li vedranno anche sulla loro bacheca. Anche le interazioni diventano più semplici se smuovono emozioni pronte a smuoversi perché “sulla stessa lunghezza d’onda”.
  • la dimensione quantitativa: un numero maggiore di fan allarga il bacino delle persone che potrebbero condividere e commentare il nostro post e se da un lato rende più difficile l’interazione e l’engagement complessivo, dall’altra ci offre molte opportunità di visibilità.

Il vero successo di una pagina dipende quindi da un piano editoriale coinvolgente (e qui si torna alle narrazioni) e dalla capacità di essere presenti alle relazioni. Essere presenti alle relazioni significa dare risposte personalizzate, curare la persona non come fosse solo un segmento di marketing ma proprio in quanto essere umano e avere sempre l’umiltà di mettersi in discussione per fare prevalere contenuti generativi.

Ricordiamoci poi che la relazione non si esaurisce nel momento in cui una persona che ci segue diventa nostro cliente, lì inizia il percorso più difficile ma anche quello più coinvolgente che – se ben gestito – parlerà bene di noi e del nostro prodotto per sempre, generando circoli virtuosi: il legame debole va rafforzato per farlo diventare un legame forte e duraturo. Anche su Facebook!

Se ti interessa capire quale strategia di narrazione scegliere e come curare le tue relazioni online, contattami per un programma di digital coaching per te e la tua Organizzazione. Sarò felice di aiutarti, raccontandoti anche la mia esperienza personale, ovvero come grazie alla narrazione e alle relazioni nate su Facebook, il mio libro 102 chili sull’anima sta avendo un buon successo ed è stabilmente posizionato tra i primi 30 libri più venduti su Amazon!

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2 commenti
  1. Alessandro Mariani dice:

    essere presenti nella relazione col cliente/follower, ma soprattutto trasmettergli delle emozioni, qualcosa che lo coinvolga con naturalezza. Facebook da’ una spinta a tutto ciò avvicinando le parti, ma ogni settore è diverso, ricordiamoci sempre in che modo farlo e soprattutto del fattore umano. ottima analisi, buona giornata!

    • Francesca Sanzo dice:

      ciao Alessandro, grazie della specifica: sottolineiamo quanto sia importante fare valutazioni specifiche e di settore! buona giornata e buon lavoro.

I commenti sono chiusi.