Articoli

Truth Chiselled Into Rock

La responsabilità delle nostre parole, l’abito che indossiamo

Una donna viene uccisa  e il suo cadavere rimane occultato per più di 10 giorni  dall’uomo che ha respinto e che considerava solo un amico: alcuni giornali lo definiscono un “gigante buono” e parlano di “equivoco” che ne ha scatenato il gesto assolutamente non premeditato. 

L’ex inquilina dell’appartamento in cui vivo viene a ritirare della posta, le chiedo della nuova casa e senza vergogna mi risponde che sta bene perché è un palazzo tranquillo, sono tutti italiani (e questo lo ripete 3 volte) e non c’è nessun extracomunitario.

Le lancio un’occhiataccia e si giustifica dicendo che lei è meridionale, che non è razzista ma che un palazzo tranquillo è meglio. Continua a leggere

Trasformare un testo in un discorso orale per raccontare in pubblico

La scorsa settimana mi hanno invitato a partecipare al Don’t tell my mom di Bologna lo story show ideato da Matteo Caccia che prevede il racconto di aneddoti personali, qualcosa che non si osa raccontare alla propria madre. Le regole del gioco sono semplici: il tutto deve durare tra i 7 e i 10 minuti e non si può leggere  ma improvvisare.  

don't tell my mom - Sanzo

Parlare, raccontare, tenere l’attenzione: come fare? 

Sono abituata a tenere discorsi di molte ore ma di solito il mio obiettivo è formativo e i temi di cui tratto sono specialistici. Oltre questo, anche se non seguo quasi mai il copione, ho sempre con me delle slide che mi servono come traccia e puntello per quello di cui voglio parlare. 

Questo impegno ha portato con sé una riflessione (e un po’ di ansia): come fare a costruire una narrazione orale “a tempo” che fosse in grado di coinvolgere, tenere l’attenzione di un pubblico eterogeneo e intrattenere?  Continua a leggere

I fallimenti? Me li merito

Sono ingrassata 5 chili. Da quando ho smesso di fumare (inizio agosto), ho preso 5 chili. Non so se è esattamente di questo che oggi voglio scrivere, ma sicuramente da qui parte quello che voglio raccontare. 

I primi 3 chili li ho presi in estate: pur essendo ossessionata dalla paura di ingrassare perché avevo smesso di fumare, sono ingrassata. Metabolismo? Sostituzione? Non lo so con certezza, fatto sta che è successo. 

A settembre e ottobre, dopo essere uscita da una pesante bronchite batterica, mi sono rimessa a fare sport come una forsennata, mi sono allenata tutti i giorni, alternando nuoto e corsa. Malgrado questo, mi bastava mangiare una pizza per prendere un chilo che poi non scendeva più.  Continua a leggere

Cambia la tua narrazione, cambierai tu: sul lavoro, nella vita

L’idea di Mut-Azioni è nata a settembre: moltissime persone mi scrivevano dopo avere letto “102 chili sull’anima” per chiedermi come fosse stato possibile cambiare così profondamente e per capire in che modo ero riuscita a trasformare una dieta in qualcosa che mi stava aiutando a realizzare tanti obiettivi professionali.

Domani si terrà la prima edizione del mio workshop Mut-Azioni, grazie alla collaborazione con Work Wide Women e per questo 8 marzo, l’appuntamento è dedicato alle donne con un focus sulla relazione tra cambiamento personale e evoluzione professionale e la cornice d’eccellenza dove si tiene il corso è Google Italia (Google, non a caso, si è confermato per 3 anni di seguito il miglior posto di lavoro).  Continua a leggere

Facebook e il marketing relazionale (generativo)

Nel mio libro Narrarsi online: come fare personal storytelling ho raccontato quanto sia importante narrarsi efficacemente per valorizzare la propria professionalità e i prodotti che vendiamo.

Le narrazioni oggi si fanno prevalentemente online: disponiamo di gli strumenti a costi contenuti e se riusciamo a individuare la storia e la linea editoriale, possiamo raccontarla nel suo sviluppo, usando le tecniche di coinvolgimento proprie di qualsiasi narrazione e che si rifanno agli schemi con cui viene costruita ogni favola e quindi ogni archetipo di storia.

Ma a cosa servono le narrazioni? In che modo possono essere utili a noi e alla nostra azienda?

La narrazione è potente quando genera emozioni, diventa fondamentale per trasformare le emozioni in relazioni e dunque convertirle in un possibile legame commerciale con i nostri clienti e con tutte le persone a cui rivolgiamo il nostro lavoro e i nostri progetti.  Continua a leggere

4 consigli per sopravvivere alle narrazioni sociali degli altri e trasformarle in un valore

La nostra dieta digitale oggi è composta di quello che raccontiamo di noi e di quello che leggiamo intorno a noi: amici, followers e persone che ammiriamo e di cui seguiamo suggestioni e gesta. Ogni tanto – anche ai “migliori”, quelli più centrati – capita però di sentire un lieve disagio nell’accorgersi di quanto siano splendidamente attive le vite narrate altrui.

Il disagio si trasforma a tratti in ansia, l’ansia può diventare fonte di stress e – talvolta – di immobilità.

“Ma come fa Tizio a concretizzare sempre ogni cosa che fa?” “Ma quanto è in gamba Caia?” “Perché io non riesco a dimagrire come ha fatto Pinca?” “Ma quanti libri legge Pallo? Io non so dove riesca a trovare il tempo!” sono solo alcune delle domande, che – non nascondiamolo – ci siamo fatti tutti, almeno una volta nella nostra vita digitale.  Continua a leggere

Narrazione e marketing: oggi lo chiamiamo storytelling

Venerdì 23 gennaio 2015 ho partecipato a una giornata di studi dedicata a storytelling e video dell’Università di Bologna, in occasione dell’annuale premio Teletopi, nato da un’idea di Giampaolo Colletti. 

Inutile dire che è stata una giornata ricchissima e molto utile dal punto di vista formativo: ribadisco l’importanza, per un professionista della comunicazione, di uscire da sé per guardare cosa accade nel mondo che lo circonda.

Alla giornata hanno partecipato soprattutto studenti ma anche tanti professionisti interessati al tema e (spero) qualche azienda che ha voglia di riflettere sull’importanza di narrare la propria storia in ottica di marketing.

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Le montagne russe del cambiamento e un libro che ho scritto

Non sto scrivendo sul blog. C’è un motivo preciso che mi tiene lontana da qui e dirada contenuti su Panzallaria. Sto scrivendo un libro. Per la verità, la prima stesura (ma anche la seconda, terza e quarta) è già finita e sto lavorando di cesello.

Il libro riguarda la mia muta. Quella che ho chiamato dieta quando è iniziata ma dieta non è stata. Il mio percorso per diventare una persona normopeso dall’essere una donna obesa.

Ho scritto una specie di autobiografia forse. Un racconto del mio ultimo anno. Una storia di ciò che mi ha condotta a ingrassare prima e a dimagrire ora.

Non è stato facile, anche se la prima stesura è stata velocissima e urgente. E’ ancora più difficile rileggerlo, sistemarlo, tagliare e aggiungere. E non solo per motivi strettamente “editoriali”, ma anche perché questa narrazione ha fatto emergere molte cose, le ha messe in fila. Poi, potete immaginare che palle, ogni tanto, passare l’intera giornata a ravanare intorno al proprio ombelico 😉

Si perché mi ci sono messa di impegno. Quest’estate ho investito due mesi unicamente su questo progetto e tuttora sto investendo tempo professionale per farlo. Perché era una cosa importante per me e ho la presunzione di credere che sia una storia che va raccontata e – spero – letta.

Ma quando la racconti, la tua storia, è inevitabile che pezzi di narrazione portino fuori molte cose, non tutte belle. Non tutte positive. Finire questo libro è stato importante, tuttora lo è coltivarlo e limarlo, ma è davvero un lavorone, dal punto di vista psicologico.

Così faccio fatica a scrivere altrove. Sono molto concentrata.

Poi sono entrata in un’altra fase della mia muta. Non desidero più dimagrire ma mantenere il mio peso e il benessere fisico che questi 63 chili mi portano. Mi sono tagliata i capelli molto corti e adoro la mia nuova pettinatura.

Ma un corpo agile (e se vogliamo più grazioso) e il viso scoperto sono anche una novità assoluta a cui devo fare l’abitudine: ho perso 40 chili e non ho più la mia corazza. I miei occhi non possono nascondersi dietro la frangetta. Mi accorgo della diversa percezione che gli altri (sconosciuti e non) hanno di me. Mi accorgo del diverso sguardo delle persone.

Certi giorni, vuoi questo libro, vuoi le braccia sottili, mi sento estremamente vulnerabile. Certi giorni mi sento una donna “nuova” con la fatica di dovere fare i conti con un totale sbilanciamento rispetto a quello che ero. Pubblico e privato.

Insomma, non è sempre facile. Ciò non significa che io non sia felice, soddisfatta di quello che ho fatto. Ciò non significa che non pensi di essermi fatta del gran bene e che quella di dimagrire è stata la decisione più preziosa che ho preso per me, in tutta la vita.

Ma 40 chili sono una persona (e nemmeno neonata) che è scivolata via. E bisogna farci un po’ l’abitudine.

Tra il libro e questo, sono sincera, non è un periodo facile. Non mi strappo i capelli (che sono anche troppo corti per essere tirati;-), non ho crisi di panico, ma ogni tanto sono davvero una grandissima cacacazzi. Ogni tanto riesco a diventare così odiosa che mi sopprimerei da sola.

Ogni tanto mi prende il piglio incazzoso (tipo soldatessa al rientro dal Vietnam) e ogni tanto mi sento un passerotto che qualche crudele cacciatore ha tirato giù dal nido e pigola disperatamente la mamma morta.

Poi c’è questa cosa di chi mi dice che sto dimagrendo troppo. Che sono punti di vista, me ne rendo conto. Che capisco anche che uno poi che mi vuole bene, possa anche pensare che ci ho preso troppo gusto e che tutte queste ossa che adesso si vedono e le braccia più sottili (ormai non posso nemmeno sperare di riciclarmi nel settore agrario!) possano essere il segnale di non so quale malattia. E io faccio fatica a farci i conti. Perché mangio. Solo che mi muovo tantissimo. Che faccio sport. E a me hanno insegnato che quando si fa sport, si fa TANTO sport e ce l’ho iscritto nel dna e non faccio mica a malo modo eh? E continuo un po’ a dimagrire, è vero. Ma non so, penso che sia solo il mio corpo che sta tendendo all’efficienza massima. Sto bene.

Insomma, è TUTTO diverso. Sono diversa io, ma è anche diverso il mio modo di vivere ed è diverso il modo in cui sono percepita. E niente. Tra il libro e questo, mi sembra di stare sulle montagne russe. Ogni tanto.

Il libro non ha un editore. Per il momento lo hanno letto 4 persone. Due mi amano troppo per essere obiettive, ma gli è piaciuto. Ma una di queste persone è una editor che mi sta aiutando e dice che secondo lei è un buon libro.

Io voglio provarci insomma. Seriamente. Se non riesco a pubblicarlo di carta (e punto abbastanza in alto, sono sincera, bando alla finta modestia), lo pubblico da sola. Divento editore e lo metterò in vendita online, in qualche modo.

Insomma, il libro vedrà la luce. Su questo ho la certezza. Come, lo vedremo e costruirò nei prossimi mesi.

Eventi

Logo tu non sei quel che pe(n)si

Rispecchiati nelle parole: tu non sei quel che pe(n)si. Workshop online

In che rapporto sono benessere, alimentazione e parole? Quanto conta, nella percezione di noi, il modo in cui ci raccontiamo?

Tenere un diario alimentare e concentrarci sulle emozioni che entrano in gioco quando apriamo il frigorifero, può aiutarci per avviare un cambiamento generativo per trasformare quella che molti chiamano dieta in un vero e proprio stile di vita che non ci faccia sentire frustrati.

Il modo in cui ci raccontiamo a noi e di conseguenza agli altri ha un impatto sul nostro corpo oltre che sulla nostra mente e la consapevolezza può aiutarci a sentirci più lucidi, focalizzati e ribaltare le credenze che ci fanno sempre vedere diversi da come vorremmo essere, continuamente davanti al nostro specchio deformante.

Il workshop Rispecchiati nelle parole fa parte del progetto Tu non sei quello che pe(n)si, ideato da Francesca Sanzo, autrice di 102 chili sull’anima e esperta di scrittura autobiografica e Licia Podda, biologa e nutrizionista. Continua a leggere

Storytelling e Marketing al Women Startup Weekend di Bologna

Sono tra gli speakers del primo Women Start up Weekend  italiano che si terrà a Bologna dal 13 al 15 marzo 2015.  Parlerò di storytelling e marketing, ovvero di narrazione efficace della tua idea, con qualche spunto per le iscritte all’evento.

Il titolo del mio intervento è:

Racconta la tua idea online e coinvolgi il tuo target

Se hai un’idea imprenditoriale, da sola o in team, questa potrebbe essere l’occasione giusta per aiutarla a nascere!

Qualche info sull’evento [fonte: sito ufficiale] 

Che Cos’è lo Startup Weekend Women?

E’ un’iniziativa che mira a sollecitare e supportare la nascita di nuove imprese femminili.

Chi può partecipare?

Ciascuna donna che:

  • Abbia un’idea di startup e ha bisogno di misurarsi con altre persone per validare la propria idea.
  • Abbia un’idea di startup ma non ha un team con cui svilupparla.
  • Abbia conoscenze e skills innovative e vuole metterle al servizio di un progetto di startup.
  • Sia in cerca di un team con cui sviluppare una startup
  • Abbia necessità di acquisire le principali competenze per avviare un progetto di startup
  • Voglia approfondire la conoscenza del mondo delle startup

Come si svolge lo startup weekend?

Le partecipanti trascorreranno un intero weekend all’interno di TIM #WCAP Accelerator a contatto con  startupper, mentors, coach e speaker.
Ogni partecipante presenterà la propria idea di start-up che sarà votata da tutte le partecipanti.
Di tutte le idee presentate ne saranno selezionate 10 che saranno sviluppate nel corso dei 3 giorni.Con l’aiuto di mentors e coach e guidate da consigli e suggerimenti degli speaker, le 10 idee saranno presentate domenica alla giuria di esperti che premierà i 3 progetti migliori.
I 3 progetti vincitori riceveranno premi in consulenza, libri di testo, mentoring.

Perché l’evento è a pagamento?

Startup Weekend è un evento svolto in spirito di volontariato. Sia i mentor, che i giurati e gli speaker non ricevono alcun compenso. I soldi raccolti con la vendita del biglietto e i quelli offerti dagli sponsor servono a coprire le spese vive dell’evento, i pasti, la sicurezza, la logistica, i viaggi e il soggiorno degli ospiti.