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Il valore non percepito nell’economia della conoscenza digitale

Sei blogger diciamo da 9 anni.

Non vuole dire niente: aprirsi un blog è molto più facile ed economico che cambiare pettinatura quindi potenzialmente possiamo essere tutti blogger.

Sei blogger diciamo da 9 anni, lavori nel web diciamo da 12 anni, hai una laurea diciamo in Lettere Moderne e un Master diciamo in Comunicazione e Informatica. Continua a leggere

Non ditelo ai grandi che la letteratura per l’infanzia è “irregolare”

Quest’anno ho avuto il piacere di essere nel Team Social della Fiera del libro per ragazzi di Bologna e in particolare ho curato la Settimana del libro e della cultura per ragazzi, un nuovo format per le famiglie che si è affiancato alla fiera – destinata tradizionalmente agli operatori del settore.

L’occasione è stata propizia, dal momento che amo la letteratura per l’infanzia, per raccogliere moltissimi spunti da alcuni ospiti di grande rilievo, intervenuti a #nonditeloaigrandi e che hanno condiviso i loro “ferri del mestiere” e ciò che li ha portati a diventare autori e lettori eccezionali.

Mafalda ha compiuto 50 anni e per l’occasione Concita De Gregorio ha intervistato Vanna Vinci, autrice de La bambina filosofica: insieme hanno tracciato un bellissimo ritratto di questi due personaggi e più in generale hanno colto la specificità dei bambini, quella che li porta a “potere tutto”, a una creatività che spesso si perde con il tempo.

I bambini sono “irregolari” e dobbiamo preservare questa loro irregolarità, coltivarla per fare emergere le loro differenze e specificità creative.

Subito dopo, durante la presentazione del libro di Beatrice Alemagna, I cinque malfatti, sempre Concita De Gregorio ha sottolineato un aspetto della letteratura per l’infanzia, che spesso è sottovalutato. La sensazione diffusa (lo ha confermato Beatrice e con lei tantissimi altri autori intervenuti ai tanti convegni in programma) è che la letteratura per i piccoli e i ragazzi sia considerata di serie B dal settore editoriale e in generale dal pubblico.

E invece:

I libri per bambini valgono doppio: possono leggerli sia i grandi che i piccoli

Ma come nascono i libri di Beatrice? Ecco la risposta dell’autrice

I miei libri sono viscerali, nascono da qualcosa che mi porto in pancia per un po’ di tempo e a un certo punto affiorano. I 5 malfatti è un libro sull’inadeguatezza, sentimento che spesso contraddistingue i bambini, che sanno di “non potere” fare molte cose, che devono aspettare di essere grandi per accedere a certe cose del mondo e capirne altre.

Una bella intervista su questo doppio appuntamento è quella video, fatta da Bologna Fiere a Concita De Gregorio:

Durante un laboratorio con le classi, ho avuto il piacere di ascoltare le parole di uno dei miei autori preferiti, Roberto Piumini e in particolare mi ha colpito questa sua frase:

Gli scrittori devono fare i buchi: parole che buchino le persone

Martedì è stato il giorno di Bianca Pitzorno, autrice per grandi e piccoli, che ha scritto un pezzo importante della letteratura italiana per ragazzi.

La Pitzorno ha chiacchierato con Beatrice Masini offrendo al pubblico un racconto davvero interessante sulla sua infanzia, sul retroterra culturale che l’ha formata e su quello che ha imparato dei bambini, anche attraverso i suoi ricordi di bambina.

E’ stata estremamente provocatoria, ricordandoci che è fondamentale rispettare chi non legge.

Perché le storie possono arrivare non solo dai libri, le storie sono ovunque, anche quando si chiacchiera facendo la maglia.

Ha parlato anche del rispetto per chi è diverso e esercita pensiero laterale (e mi ha fatto venire in mente quella Mafalda irregolare di cui qualche giorno prima avevano parlato Concita e Vanna Vinci) e ha dato una bella lezione di scrittura e lettura:

Nel mondo della letteratura c’è spazio per tutti, pur dichiarandosi per quello che si è, facendo emergere le proprie specificità di scrittura. Non rincorriamo il marketing editoriale, cercando di confezionare prodotti, ma raccontiamo storie.

E di storie lei ne ha raccontate tante, anche sulla sua terribile mamma. Ma su queste vi consiglio il bellissimo post di La Pasionaria.

Ed ecco, anche per lei, l’intervista ufficiale.

David Almond lo conoscevo poco, ma la sua chiacchierata di mercoledì è stata davvero interessante e anche lui ha offerto spunti preziosi, per chi – come me – ama leggere e anche scribacchiare.  Una delle frasi che mi ha colpito maggiormente è una sua rivelazione professionale:

Mi sono sentito uno scrittore più maturo quando ho cominciato a scrivere per ragazzi. I ragazzi sono più esigenti, ma anche il pubblico con cui si può sperimentare in maniera meno lineare.

Sono stati davvero tanti gli incontri, i volti, i disegni e i colori di questa prima edizione de la Settimana del libro e della cultura per ragazzi. L’entusiasmo che hanno suscitato, sia nei grandi che nei piccoli, è riassunto bene dalle foto scattate ai bambini che sono passati per il Padiglione 33 in questi giorni da Cecile de MontParnasse.

Io ho trovato conferma di alcune sensazioni che provo quando leggo e quando provo a scrivere per bambini:

il senso di sperimentazione linguistica e di plot, la valorizzazione del pensiero laterale e dell’irregolarità e la capacità della letteratura per l’infanzia di fare emergere il nostro lato bambino, quello che non sottostà alle regole verticali del mondo dei grandi.

 

Raccontare un evento con i Social Media

Sono stata a Bologna Water Design dove ho fatto un breve intervento dedicato al Raccontare un evento con i Social Media.  Ho provato a sintetizzare il flusso delle cose da fare e voglio condividerlo anche qui.

Premessa

Ogni evento fa storia a se’, non tutti gli eventi sono “adatti” ad essere raccontati nello stesso modo online e questo è un post estremamente generico che offre solo una scaletta delle domande da farsi, delle operazioni da impostare e degli strumenti che si possono usare per seguire e impostare la comunicazione di un evento online.

Ecco qua il mio elenco! (e se avete qualcosa da aggiungere, fatelo nei commenti, sarò felice di integrare con tutti i vostri suggerimenti!) Continua a leggere

Mutti: una storia che è già marketing narrativo

Sabato sera a Bologna c’è stata la #GGDBO13 dedicata al green e alla relazione tra agricoltura, orti urbani, sostenibilità e web. E’ stata una serata bellissima di cui abbiamo fatto un report su storify e  di cui potete guardare  le foto che ha fatto la bravissima Silvia Storelli.

E’ stata la prima GGDBO a cui ho partecipato come parte dello staff e mi sono divertita molto. Abbiamo ricevuto l’adesione di molte donne impegnate su questi temi e che hanno trovato nel web un valido alleato per diffondere i propri progetti. Continua a leggere

Narrare la propria identità online

Le slides del mio intervento di lunedì 12 novembre 2012 presso l’Informagiovani del Comune di Bologna.

Obiettivo: raccontare ai giovani che si affacciano sul Mercato del lavoro (età 20-28 anni) come definire la propria identità online in modo da costruire una narrazione di se efficace per valorizzare i propri punti di forza.

Ho messo in gioco la mia esperienza, il modo in cui io stessa ho costruito e narro la mia storia, affinché sia un curriculum in progress che definisce i miei valori e le mie peculiarità di persona e professionista (anche attraverso le mie umanissime imperfezioni).

Ho messo a frutto anche i miei studi letterari: credo infatti che la Teoria della Letteratura sia un ottimo punto di vista per decodificare la comunicazione web e che Propp, Calvino e il web abbiano molte cose in comune.

Ecco qua le slides (formato smart rispetto a quelle usate a lezione)

La social content curation e Storify

E’ il mio pallino da un po’: da quando grazie ai social media l’informazione da gestire è diventata un flusso che ognuno di noi deve riorganizzare per potere avere una panoramica completa di una notizia, ha ancora senso duplicare contenuti identici, nello stile “comunicato stampa”?

Non è forse meglio seguire la notizia e diffondere i punti di vista, anche divergenti che produce?

Come blogger, quando mi arriva un comunicato stampa, arriccio sempre il naso perché alla piattezza di un testo preferirei una serie di link che rimandino a sito web, eventuale hashtag o profilo su twitter e pagina su facebook. Preferirei “seguire” l’evento e la notizia, piuttosto che lanciarla.

La protagonista della comunicazione ai tempi dei social media non è più la mano che tira il sasso, ma i cerchi nell’acqua che il sasso produce.

Il compito di chi si occupa di Online Media Relations o di chi – come me – fa un lavoro reputation-oriented più che marketing-oriented e che quindi ha il compito di studiare strategie che valorizzino i contenuti e la reputazione di un marchio o di un progetto, è di misurarsi quotidianamente con la social content curation: la cura dei flussi di contenuti prodotti on line, sui social media e non.

Contenuto è un articolo di approfondimento, ma contenuto è anche il dibattito che vede nascere un hashtag su twitter, una discussione su Facebook o una serie di post tematici che rispondono l’uno all’altro.

Oggi realizzare un contenuto informativo intorno a un progetto, un’idea, un momento storico o un evento culturale e/o politico ha un costo in termini di tempo da dedicargli e il valore aggiunto non è più fare lo scoop, ma approfondire al massimo l’inseguimento del flusso di reazioni che suscita un contenuto.

Realizzare una storia on line –  quando è condivisa in tempo reale e ci riguarda tutti, come può essere anche un meraviglioso doppio arcobaleno su Bologna –  non significa necessariamente (o solo) scrivere qualcosa di nuovo ma anche raccogliere e aggregare l’esistente.

Da qualche tempo uso in maniera strategica per il mio lavoro ma soprattutto per la mia crescita personale e professionale, Storify.

Storify permette di aggregare contenuti diversi (da twitter, facebook, instagramm, blog, ecc) e riproporli in una forma accattivante, costruendo rapidamente il flusso di quanto è stato scritto, detto, montato. Sta poi al lettore esplorare le infinite possibile che offre un post su Storify (lettura consequenziale che diventa cronaca o approfondimento verticale esplodendo le proposte contenute).

Storify è diventato per me uno strumento indispensabile.

Se partecipo ad un evento, faccio la cronaca su twitter (stando ben attenta a riportare brevi frasi di senso e non solo di contesto), scatto qualche foto che rilancio attraverso Instagram e quando torno a casa ricostruisco il mio lavoro (completandolo con quello di tutti coloro che hanno seguito l’evento su twitter o attraverso post sui loro blog o video e foto) su storify per creare una cornice che contenga la notizia e permetta a chiunque di ricostruire il contesto dall’informazione e non viceversa.

Io ho imparato a usare Storify usando questo video tutorial  e leggendo questo articolo di Alessandra Farebegoli.

La Content Curation è la prospettiva con cui guardo al mio lavoro, uno degli aspetti più qualificanti di una professione come la mia. Ecco allora che proprio grazie a Storify ho raccolto qualche interessante punto di vista sul tema.

Di narrazioni e verosimiglianza

Sono laureata in Lettere. Non ho un Master in economia ma in informatica. Mi occupo di comunicazione, in qualche modo di marketing, perché mi è richiesto di promuovere e fare conoscere oggetti, valori, persone, progetti. Potrebbe sembrare un percorso strano il mio. Eppure il legame inscindibile tra bit e parole mi ha portata qui, a raccontare quello che faccio, sperando che incuriosisca qualcuno, scegliendo le parole come fossero pietre preziose.

Di fatto non è altro che questo: narrazione.

Social Media Marketing, Personal Branding, Digital P.R altro non sono che modi diversi di raccontare storie verosimili, efficaci, che rappresentino al meglio l’identità di qualcuno o qualcosa.

Il verosimile, secondo Todorov, si ottiene da un racconto ben strutturato che non è più solo un riflesso di realtà ma discorso che acquisisce autonomia e dignità propria.

Per quanto mi riguarda l’obiettivo delle strategie che si applicano sul web per fare emergere un contenuto, posizionare un’azienda o un professionista,  deve essere la verosimiglianza palese.

Il racconto è solido, ben strutturato e radicato nell’etica e nei valori del progetto, ma proprio perché racconto e narrazione, non può e non deve essere vero ma apertamente verosimile, identità virtuale con responsabilità e conseguenze sul reale.

Di fatto altro non è che narrazione.

Lo dice meglio di me una delle maggiori creative del nostro Paese, Annamaria Testa.

Su Nuovo e Utile, il suo sito, proprio questa settimana parla della potenza delle narrazioni in rete e in una frase chiude un mondo, il mondo delle persone che si sono cesellate una professionalità grazie al loro personal storytelling. E proprio nel momento in cui mi sto rifacendo il look al sito, mentre sto ridefinendo la mia identità e nella ricerca ossessiva di un’etichetta professionale, tra le tante cose che faccio, ho capito che in fondo, in tutti questi anni, non ho fatto null’altro che Digital Storytelling, mi arriva come una bevanda energetica:

Le narrazioni spiegano il mondo che viviamo e trasmettono visioni che vibrano come la vita. Sono qualcosa che la rete capisce, valorizza e diffonde. (fonte Nuovo e Utile)

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