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Formazione o consulenza a distanza con Skype: consigli

Nessuno di noi era preparato a questo periodo così particolare, durante il quale dobbiamo fare attenzione a non diffondere l’influenza da coronavirus per tutelare le persone più deboli e garantire la tenuta del Sistema Sanitario e in tanti hanno bisogno di capire come lavorare anche da remoto. 

In molte regioni del nord Italia i corsi di formazione sono stati sospesi e i freelance devono fare i conti con consulenze in forse e decisioni da prendere al momento.

Quando non si può rimandare l’appuntamento di persona, specie se coinvolge gruppi numerosi, la soluzione può essere quella della consulenza e formazione a distanza e ci sono sistemi (anche gratuiti) molto utili per rendere il tutto efficace e semplice. Continua a leggere

Dedicato a tutte quelle che si sentono inadeguate nella vita e sul lavoro

Cara amica,

oggi mi rivolgo a te. Ti sembra di non essere mai abbastanza, come donna, come professionista, sul lavoro e nella tua vita privata?

Hai raggiunto un’età in cui ti raccontano che non cambierai MAI e che se sei fuori forma fisicamente, se ti impappini quando parli, se al lavoro non riesci mai a mettere in chiaro quello che vuoi, le tue idee e i tuoi progetti, devi ACCONTENTARTI?

Ovunque vai, senti sempre una voce, dentro di te che ti dice che tanto non ce la farai, che è quasi inutile provare?

Ti piacerebbe trasformare il tuo SOGNO professionale in OBIETTIVO ma non sai da che parte iniziare per farlo?

Inizia da te, inizia ad ACCOGLIERE IL CAMBIAMENTO e a MUTARE il tuo modo di raccontarti a te stessa e agli altri e trasforma il SOGNO in micro obiettivi da realizzarewriting-1170146_1920

Io ogni giorno mi SFORZO per questo, ogni giorno mi impegno per sconfiggere quel senso di inadeguatezza e per raggiungere gli OBIETTIVI professionali che fino a qualche tempo fa erano solo sogni.

Nel 2014 ho perso 42 chili: ero obesa e con un approccio di MUTAZIONE dei miei pensieri limitanti, ho raggiunto il primo traguardo, ovvero dimagrire e recuperare il corpo che SENTIVO mi apparteneva. Questa esperienza – che tuttora porto avanti nel quotidiano, attraverso una strategia che ho sviluppato e che ha a che fare con la disciplina, ma soprattutto con il modo in cui mi narro a me stessa e agli altri – continua e ho imparato alcune cose che mi sono state necessarie e che voglio condividere con te.

Oggi sono più FOCALIZZATA sul lavoro, sugli OBIETTIVI e affronto il quotidiano con uno sguardo al CAMBIAMENTO che è generativo e infatti ho scritto un libro che sta andando molto bene e sto finalmente ottenendo degli ottimi risultati professionali.

Ho deciso di trasformare la mia strategia in un workshop per condividerla e diffonderla, perché credo che se ce l’ho fatta io, puoi farcela anche tu e voglio aiutarti a riuscirci.

Il workshop è piaciuto a Work Wide Women e a Google Italia e quest’anno lo terrò a Milano, l’8 marzo 2016.

Iscriviti e vieni a fare un po’ di “allenamento” al cambiamento con me.

Ci sono ancora dei posti e ti aspetto.

Oltre al workshop, ti regaliamo il mio libro 102 chili sull’anima, personalizzato per l’occasione e sto preparando una lista di 102 motivi per cambiare che sarà tua al termine del seminario. 

Ti aspetto a Milano: per quest’occasione il costo è di soli 50 € + IVA per l’intero pacchetto di 4 ore.

[porta carta e penna per lavorare con me!] 

Dimagrire sta facendo bene anche al mio lavoro: strategie e novità

Il mio percorso di dieta e muta mi è stato utile non solo per stare meglio con me stessa e ritrovare il benessere ma anche per focalizzarmi professionalmente. Durante l’anno passato mi sono concentrata molto sul cambiamento d’approccio e fisico, sull’imparare uno stile di vita sano e sul ritrovare il mio benessere attraverso lo sport. Ho messo in secondo piano gli obiettivi professionali scegliendo di “vivacchiare” per non impegnare troppo il cervello in troppi ambiti. A settembre di quest’anno, a un anno esatto dalla muta e dopo avere perso più di 40 chili di peso, mi sono resa conto che avevo trascurato molte cose e che come professionista non me lo potevo permettere.

All’inizio ho avuto un attimo di scoraggiamento e tanti dubbi, poi ho deciso di applicare lo stesso metodo che ho usato per la dieta alla mia vita e credo che in questo momento sia la scelta più giusta che potessi fare.

Ecco cosa ho fatto.

ANALISI

  • Ho esaminato quello che stavo facendo, le collaborazioni in atto, la gestione dei clienti e dei progetti e ho fatto una cernita di quello che mi stava portando via più energia senza reali benefici economici o di avanzamento professionale e una lista dei progetti potenzialmente più importanti
  • Ho fatto i conti della serva: quanto ho guadagnato quest’anno? quanto vorrei guadagnare il prossimo? quali sono le spese vive e imprescindibili legate al mio lavoro?
  • Ho deciso di mettermi a nudo con me stessa, cercando di visualizzarmi a un anno di distanza da questo momento: cosa voglio fare? dove voglio essere? il posto (professionale) dove mi trovo oggi mi va bene o penso di potere spendere le mie competenze su altri ambiti?
  • Mi sono chiesta in che direzione sia più utile spingere il mio lavoro: cosa è più efficace? quali ambiti (tra i tanti che pratico) possono diventare davvero efficaci in un rapporto risorse spese/risorse ottenute?

OBIETTIVI

Mi sono resa conto che da troppo tempo avevo perso di vista gli obiettivi. Proprio come quando sono ingrassata fino a diventare obesa e durante il percorso non mi rendevo conto che stavo scivolando verso una cattiva gestione e cura del mio corpo, troppo presa a muovermi nella mia “comfort zone” vitale, sul lavoro avevo smesso di mettermi realmente in gioco. Non ho abbandonato sforzi, ho continuato a lavorare seriamente e per molte ore, ma con quali obiettivi? A quale scopo una narrazione di me efficace se poi non mi dò un obiettivo? Quale prodotto – come professionista – sono in grado di vendere? Quali idee possono trasformarsi in business?

Ho rimuginato parecchio intorno a questi temi, sbattendo la testa contro una gran confusione a volte, cercando di ridefinire a me stessa dove voglio andare come professionista e mi sono resa conto che molte cose devono cambiare. Ho preso carta e pennarelli – come faccio quando devo progettare qualcosa di NUOVO – e ho focalizzato le mie attività, le mie idee, la visione che ho del mio lavoro attraverso scritte e disegnini (rupestri).

RISULTATI

Grazie a una riflessione e tentativo di analisi di me stessa e dei miei obiettivi ho capito che devo essere orientata al RISULTATO. Questa parola sembra molto chiara ma se ci pensiamo bene, non lo è affatto: per ognuno il risultato è qualcosa di diverso, associamo a questa idea significati diversi anche a seconda dei momenti che stiamo vivendo.

Io dovevo trovare il significato più giusto per me. Proprio come ho dovuto trovare il significato più giusto per me per quella che tutti usano chiamare “dieta” e io invece ho chiamato “Muta”.

EFFETTI

L’effetto principale del lavoro degli ultimi mesi è stato:

  • rivedere gli obiettivi a medio e lungo termine in maniera definita e con la capacità di poterli misurare chiaramente
  • ridefinirmi come professionista prima di tutto con me stessa cercando parole non generiche, ambiti specifici e mettendo in primo e secondo piano le cose. Bisogna darsi delle priorità e non possono essere troppe.
  • rivedere la comunicazione verso l’esterno: processo che consiglio a tutte le aziende e i professionisti. Deve essere ciclico. Il web è cambiamento continuo, noi siamo cambiamento continuo e bisogna adattarsi a questo modello diventando flusso in costante progress. Nel concreto sto facendo un importante restyling del mio sito professionale francescasanzo.net (non ancora visibile), ho scelto foto professionali di me che mi rappresenteranno quando andrà online e ho assunto un orientamento finalizzato a esplicitare i servizi che offro, come e a chi. Dopo il sito personale toccherà anche a questo blog che verrà orientato ad alcuni temi più esplicitamente. A un certo punto si cresce, ci si evolve e dopo 10 anni tocca anche a Panzallaria.com
  • ho imparato a dire NO a lavori che non sono sostenibili economicamente: non mi interessa svendere la mia professionalità ma valorizzarla. Non faccio favori a meno che non mi diano indietro reali benefici o non me li chiedano i miei migliori amici (che sono pochi, sia chiaro ;-), in alcuni ambiti le energie che devo mettere per ottenere risultati di basso profilo sono troppe e quindi non ne vale la pena e se qualcuno mi chiede di lavorare per pochi spicci penso che piuttosto vado a farmi una corsa che ci guadagno in salute.
  • ho deciso di investire in formazione: mi sono iscritta ad alcuni corsi che mi sono utili per migliorare le competenze che mi servono per lavorare. Ho speso soldi ma credo (e spero) ne valga la pena. A volte ci nascondiamo dietro alla scusa dei “costa troppo” perché temiamo l’impegno che dovremo mettere nel fare. Ci sono passata per molto tempo scegliendo di NON rivolgermi a una specialista per dimagrire, so di cosa parlo: oggi credo che quelli spesi dalla nutrizionista siano stati i soldi meglio spesi nella mia vita.

La corsa, il nuoto e la costante attenzione che devo mettere nella gestione della mia anima nera (che c’è e ci sarà sempre e ogni tanto annida Sirene canterine nel frigorifero) mi hanno insegnato tantissimo in termini di disciplina, pazienza, capacità di guardare oltre all’oggi.

Sarei una sciocca se non applicassi ciò che ho imparato dall’avere perso 43 chili anche al lavoro, no?

Consapevolezze professionali e sapere dire “no”: ho imparato dopo i 40

Ho ormai raggiunto i 40 anni, anzi – ad essere sincera – sono entrata da qualche tempo nei 41. Ho anche raggiunto i 40 chili persi, anzi – ad essere sincera – ho raggiunto i 43, passando dall’essere una persona obesa (102 chili di peso) a una donna normopeso (59), sportiva e con un sano stile di vita alimentare. Cambiare mi ha insegnato molto, anche dal punto di vista professionale.

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Il valore non percepito nell’economia della conoscenza digitale

Sei blogger diciamo da 9 anni.

Non vuole dire niente: aprirsi un blog è molto più facile ed economico che cambiare pettinatura quindi potenzialmente possiamo essere tutti blogger.

Sei blogger diciamo da 9 anni, lavori nel web diciamo da 12 anni, hai una laurea diciamo in Lettere Moderne e un Master diciamo in Comunicazione e Informatica. Continua a leggere

Lavorare con l’IPad: si può?

Lavorare con l’IPad: quando non si possiede un buon portatile come la sottoscritta, in certi momenti diventa un’esigenza. Io che di mestiere devo scrivere molto, sia per la mia attività di contenuti che di progettazione, ho perfezionato al massimo l’uso del tablet perché possa venire incontro alle mie esigenze. Pesa poco, sta in qualsiasi borsa (anche nel mio microzainetto) e me lo posso portare ovunque.

Ecco come.

Prima di tutto mi sono procurata una tastiera Bluetooth acquistata su Internet. Si chiama Mobile Bluetooth Kayboard for IPad 2 e attualmente su Amazon costa 38 Euro.

La mia è una tastiera americana per cui i caratteri speciali non corrispondono sempre ai caratteri digitati, ma poco male perché sono una scribacchina compulsiva e conosco la posizione a memoria.

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La tastiera funziona anche da Case e può essere una valida aiutante per il trasporto e protezione dell’IPad.

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Si monta con facilità e occupa pochissimo spazio:

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Il mio IPad non ha connessione 3G e così ho preso un router che mi costa 10 Euro al mese ma che trovo molto più utile perché permette la connessione simultanea (tramite wifi) di ben 8 dispositivi. Quando siamo insieme lo usiamo contemporaneamente sia io che il mio compagno.

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Ed ecco quali sono le APP che utilizzo per scrivere, gestire i miei blog e per recuperare e indicizzare fonti che mi sono utili.

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Pages e KeyNote mi servono per scrivere (anche quando non sono collegata alla Rete) e hanno il vantaggio di poter salvare i documenti in formato standard.

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In linea di massima per scrivere e gestire documenti (anche report di riunioni e fogli di calcolo) utilizzo Google Drive (la suite di Google) in modo da avere sempre il materiale allineato su tutti i dispositivi che utilizzo.

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Per censire fonti tematiche (un pezzo importante del mio lavoro di pianificazione editoriale) uso FlipBoard per monitorare la Rete: questa App compone una rivista personalizzata in base alle chiavi di ricerca immesse. I contenuti sono prelevati dal web oppure da Twitter o altri Social Media.

Tutto ciò che non ho il tempo di leggere immediatamente o che voglio tenere perché potrà servirmi per scrivere articoli in futuro o per ricerche approfondite, viene salvato su Instapaper e Evernote: entrambi molto validi e che utilizzo in maniera specifica.

Per poter gestire i canali social, uso le APP di ogni singolo social network. Con quella di Twitter mi trovo davvero molto bene, anche perché permette la gestione multiaccount contemporanea, con notifiche push. Quella di Facebook, lo sanno anche i bambini, è un po’ più faticosa e ogni tanto, per operazioni specifiche, apro il browser e mi connetto direttamente al sito.

Con l’Ipad in certe situazioni tendo a concentrarmi di più, perché paradossalmente, incentiva il monotasking. Non è possibile avere contemporaneamente aperte più finestre e la fatica di chiudere una APP per aprirne un’altra mentre lavoro disincentiva il passaggio, tenendomi più a lungo “sul pezzo”.

L’IPad (o qualsiasi Tablet) non è un sostituto di un buon portatile, ma in mancanza di altro, personalizzandone l’uso e procurandosi una tastiera, permette comunque di lavorare con una certa efficenza.

In questi giorni che sono spesso in giro e non devo lavorare 8 ore al giorno, ecco cosa mi porto dietro: IPad, tastiera, router mini, carica batteria per questi 3 oggetti e molta voglia di leggerezza!

Spero di avere condiviso informazioni utili per quanti fanno un lavoro simile al mio e come me, hanno a disposizione un tablet.

Blogger, digital P.R, strategie Social: spiegare questo lavoro a mia nonna

L’allenamento migliore è stato tentare di raccontarlo a mia figlia. La domanda “che lavoro fai?” mi ha messo in crisi per anni, difficile spiegare alla nonna che lavori con l’internet. La riflessione più seria l’ho fatta chiacchierando con un’amica che fa un lavoro molto simile e che una volta ha detto: “In fondo quello che facciamo noi è pubblicità, la puoi raccontare come vuoi, ma quello è!”.

Ci ho messo mesi per elaborare la tagline di questo blog, spiegare in pochissime parole il cuore della mia professione. Ora però voglio spingermi oltre e cercare di mettere in fila (come se lo spiegassi a mia suocera) cosa significa fare la blogger professionista e occuparsi di Digital P.R e Strategie Social. Continua a leggere

L’estate di una mamma che lavora da casa (e ha pochi aiuti)

A causa dell’incidente di mio suocero, quest’estate è per la famiglia Panzallaria un’alchimia di incastri. Ringrazio ogni giorno che abbiamo avuto, anche quest’anno, la buona idea di affittare questa casetta, vicino a Zocca.

In pratica Tino passa la settimana a Bologna, tra ospedale e incombenze legate al suo papà (che oggi viene dimesso e dovrà poi trasferirsi per 2 mesi di immobilità totale a casa) e Frollina ed io stiamo alla casina.

Mia suocera deve seguire il marito, mia mamma lavora, così le agognate “vacanze con i nonni” dove il grande protagonista era proprio il babbo di Tino, sono saltate.

Io ovviamente ho molto lavoro da svolgere. Quando si segue la comunicazione web di clienti diversi, è difficile staccare davvero, perché ognuno di loro ha esigenze e tempistiche diverse. Mi sono organizzata per avere un po’ di stop ad agosto (o almeno lavorare a ritmi contenuti), ma per farlo devo mettermi avanti ora, scrivendo all’impazzata e coordinando tutte le varie attività.

Qui però almeno Frollina non è costretta alla calura delirante di Bologna (dove le temperature sfiorano i 40 gradi) e alla clausura – magari inebetita davanti alla tv – in cui dovrei tenerla per poter lavorare. In questo posto c’è sempre un’ottima temperatura e l’afa è davvero rara, tanto che fin dalla mattina, si forma una fitta coltre di foschia sulla pianura, ma il cielo sopra di noi è incredibilmente azzurro.

Io mi sono procurata un router WI-FI e anche se a volte la connessione va da schifo, tutto sommato, dopo una mezz’ora di rabdomantismo, riesco a collegarmi e a lavorare.

Quando non c’è Tino dormiamo nel lettone insieme, ci svegliamo e facciamo colazione con le cose del panificio di Montombraro, dove si trovano pane ottimo e muffins da risvegliare i morti.

Frollina si veste e corre a chiamare le sue amiche che abitano accanto a noi e tutti i bambini con cui sta facendo conoscenza e che si alternano per qualche giorno di villeggiatura con i nonni. Passano la giornata scalzi, in giardino. Osservano i grandi fare lavori di falegnameria, smielare, o gestire cani di ogni taglia. Disegnano e si divertono a inventarsi personaggi, corrono e giocano a nascondino o costruiscono case nelle scatole da scarpe.

Io durante la mattina lavoro. Mi metto al tavolo della cucina per non essere distratta dal giardino e faccio le stesse cose che farei normalmente, a casa mia. Sono riuscita perfino a gestire teleconferenze su skype, malgrado la rete a singhiozzo e la continua interruzione delle bambine che cercano colori, pennelli o creta.

Verso le 12.30 mi metto a cucinare. La prima settimana è stato un vero incubo. Io odio cucinare, non ho fantasia e di solito se ne occupa il non marito. Dopo aver nutrito a pane e formaggio Frollina per troppi giorni, constatando che ormai faceva la cacca a pallini come le caprette, mi sono data una regolata. Venendo da Bologna ci fermiamo dal contadino, a Monteveglio, e ci procuriamo frutta e verdura di stagione in quantità. Vuoi il senso di “genuino” che ispirano i prodotti freschi, vuoi l’istinto di sopravvivenza, ora cerco di nutrire mia figlia decentemente, proponendole minestroni di verdura, fagioli e qualche piatto di fantasia.

Cerco comunque di non perdere troppo tempo, ma diciamo che sono molto migliorata e mia mamma – che ieri sera è venuta a cena qui – per qualche minuto ha pensato sul serio che mi avesse impossessato lo spirito di una ZDAURA.

Di solito lavoro fino alle 16 poi provo a portare la bambina e le sue amiche a fare un giro. Una volta è il bosco, l’altra è il paese (dove la meta preferita è l’edicola, luogo di perdizione e spese folli), qualche volta andiamo in piscina. La piscina di Montombraro è davvero bella, dotata di scivoli e con dei bellissimi prati.

A volte, semplicemente, mi siedo in giardino a leggere, ad ascoltare il vento e mi faccio prendere da qualche punta di nostalgia (mi mancano Tino, gli amici e il traffico ;-). Il tempo per rilassarsi non è tanto, spesso il lavoro straborda, bisogna andare a fare la spesa e tenere un po’ in ordine la casa (che già così sembra sempre che sia passato un tifone).

Il giovedì sera a Montombraro fanno i mercatini e allora è festa: si scende in paese dopo cena e ci si infila nel “paglione”. I bimbi vanno alle macchinine, si lotta per non comprare la qualsiasi stronzata e si fa la vasca abbassando nettamente la media d’età.

Le altre sere, dopo essermi prodotta nella cena e aver sistemato, mi metto in giardino, aspetto che passi lo scoiattolo che ogni sera cammina in equilibrio sul filo della luce, guardo il tramonto e non appena il giovane pipistrello che ci tiene lontane le zanzare si allontana, conduco (a forza) Frollina a casa, litigo con lei perché non vuole lavarsi i denti e i piedi e poi finalmente ci mettiamo a dormire con una favola.

Dovrei scrivere, pensare a tanti progetti, mettermi avanti con le idee e il lavoro per settembre e invece leggo, leggo tantissimo.

Parlo poco e leggo molto. Dall’inizio di luglio mi sono mangiata 6 libri e sto approfittando anche del fatto che in giro per i negozi e le biblioteche della valle prestano i libri candidati al premio Zocca Giovani, partecipando attivamente alla votazione, per scoprire nuovi autori che mi stanno intrigando molto. Grazie all’IPAD compro anche molti ebook e devo ammettere che il momento in cui, alla sera, Frollina dorme e io posso concentrarmi solo sulla lettura, è davvero sospirato e atteso.

Le giornate sono lunghe e a volte un po’ faticose, ma stiamo bene. La prima settimana a me era presa una gran depressione, ma ora mi sto riprendendo. Mio suocero sta meglio, anche Tino – la cui schiena è sempre un’incognita – sta meglio e anche se sento un po’ la mancanza della civiltà, devo ammettere che questa vita all’aria aperta, questa bambina che ride e i bellissimi panorami a mia disposizione, non sono affatto male.

Poi arriva il sabato, arriva Tino e facciamo festa. Si fa una grigliata oppure si va a fare un giro in qualche borgo qui intorno, dove c’è sempre una nuova sagra da scoprire.

Amo molto questi luoghi. Dico (ma non penso) spesso che mi trasferirò qui da vecchia.

Tra tutte gli incastri, in fondo a noi non va male, è fatica ma mi godo la mia bimba che è davvero felice e riesco pure a lavorare (quasi) come se fossi a casa mia.

 

 

#ufficioincasa ovvero la mia vita di homeworker

Tutto è nato un po’ per caso. Oppure no. E’ da qualche tempo che ci penso, che bisognerebbe parlare un po’ di più di chi lavora da casa, come me. Perché spesso dietro all’#ufficioincasa si celano molte mitologie, sia in positivo che in negativo.

Così stamattina – che è pur sempre venerdì – mentre come al solito mi aggiornavo su twitter, ho notato un hashtag che mi è sempre stato molto simpatico: #vitainufficio e mi sono detta che avevo voglia di raccontare anche io qualche aneddoto legato alla mia vita da homeworker e che mi avrebbe fatto piacere sentire anche il racconto di altri.

Ho lanciato l’hashtag #ufficioincasa mentre sorseggiavo il secondo caffè della giornata.

Incredibile ma vero, in meno di mezz’ora quell’hashtag è finito tra i temi di tendenza di Twitter, ovvero tra i temi più seguiti.

Il mio IPAD ha cominciato a scottare, era tutta una suoneria tra quello e il telefono: non facevo in tempo a leggere una menzione che ne arrivava un’altra.

Le persone hanno cominciato a raccontare aneddoti, punti di vista, chi sogna di lavorare da casa, chi – nel caso si suiciderebbe, chi pensa che il lavoro da casa sia roba per disoccupati, chi non riuscirebbe più a entrare in un ufficio.

E’ evidente che il tema è di stringente attualità, che siamo in tantissimi (e in tanti usiamo twitter per rimanere connessi con il mondo “fuori”) che lavoriamo dalla nostra abitazione, chi per scelta, chi per strategia, chi perché altro non ha.

Ho tentato di riassumere tutto su Storify.

Qualche mito da sfatare

  • Lavorare da casa non significa rimanere tutto il giorno in pigiama;
  • un homeworker non è necessariamente un disoccupato o un precario: io per esempio ho fatto una scelta precisa;
  • se lavori da casa non lavori di meno o di più: dipende da come ti organizzi;
  • gli homeworkers non sono asociali convinti e possono avere un’appagante vita di relazione con gli altri anche se non li incontrano in ufficio;
  • la casa non è una prigione: esistono le riunioni, gli eventi, i meeting (o anche dei banalissimi caffè) dove incontrare altri professionisti, discutere, FARE rete;
  • non tutti possono lavorare da casa: dipende dal tipo di lavoro, dal tipo di inclinazione personale, di carattere e di attitudine.

Le mie regole e strategie di lavoro

  • Disciplina: anche se siamo a casa, c’è un orario di inizio e uno di fine del lavoro. Nel mio caso avere una bambina che va a scuola aiuta a darmi dei tempi entro cui lavorare, occuparmi di lei, gestire un tempo libero di qualità. In ogni caso se lavoro molte ore di seguito (a seconda dei progetti e dei periodi può succedere), poi faccio in modo di avere più ore di riposo per occuparmi di me stessa.
  • Strumenti: rendiamo efficace la nostra giornata senza disperdere energie. Io ho trovato un valido alleato in Google Calendar: segno qualsiasi impegno di lavoro lì. Con “impegno di lavoro” non intendo solo gli appuntamenti ma anche gli step di progetto, gli aggiornamenti fissi settimanali, le cose che devo fare per promuovere la mia professionalità, le idee che devo sviluppare, i post che voglio scrivere sul mio blog. Mi sono creata calendari ad hoc, tra cui quello “lavoro” in cui pianifico e “commesse” con cui contabilizzo le ore giornaliere durante le quali ho lavorato su un determinato progetto. Questo secondo calendario mi permette di capire in maniera abbastanza precisa quanto tempo investo su un progetto, capire se l’ho sottostimato o al contrario scivola via più veloce di quanto non pensassi.
  • Strategia settimanale: se l’homeworker è anche una persona che il lavoro se lo deve procacciare, è fondamentale che nell’arco della settimana si occupi del lavoro presente ma anche di pianificare la direzione in cui vuole andare, i possibili clienti, i potenziali progetti imprenditoriali. Se l’homeworker è anche un wwworkers, le sue giornate sono fatte anche di formazione, relazioni. Occorre tessere reti per rimanere sempre in linea con l’ecosistema di riferimento e il web si evolve velocissimo.
  • Percezione del proprio lavoro: non lasciamoci MAI convincere da quanti (e sono tantissimi, si nascondono anche tra parenti e amici) credono che perché lavoriamo da casa in fondo non lavoriamo davvero. Siamo noi i primi a dover gestire la nostra consapevolezza del valore di quello che facciamo e del tempo che dobbiamo dedicarci. La spesa può aspettare – a meno che non ci faccia comodo andare a farla quando gli altri sono in ufficio – e quando la nonna telefona possiamo dirle che la richiameremo più tardi perché stiamo lavorando. Sta a noi definire i limiti.
  • Diamoci dei traguardi: non lasciamo che tutto scorra sempre uguale a se stesso, evolviamoci nel nostro lavoro, fermiamoci e chiediamoci se è quello che vogliamo e se lavorare da casa è la direzione più giusta. Potremmo anche decidere che siamo cambiati e che ora abbiamo bisogno di altro.

I miei progetti di Homeworker

Da qualche tempo collaboro con la mia vicina di sotto: per un caso fortuito della vita facciamo lavori simili. Mi piace molto questa evoluzione dell’#ufficioincasa verso l’#ufficiocondominiale. Ci siamo abituati a comunicare con persone lontanissime ma troppo spesso ci dimentichiamo di ascoltare chi ci sta più vicino e capire se possiamo rendere il nostro rapporto virtuoso. Lei ed io ci stiamo provando. Non abbiamo spese d’ufficio ma condividiamo qualche idea in maniera fluida e collaboriamo su alcuni progetti. Io sono donna di quartiere (oltre che di mondo ;-)) e mi piace credere che le energie vadano messe in circolo.

Considerazioni di fine giornata

Mica lo avrei mai pensato che questo #ufficioincasa piacesse tanto eh? A fine giornata ci ho guadagnato la partecipazione al Freelance Barcamp (evento che ho scoperto con l’occasione), una menzione su Panorama, sul Fatto Quotidiano  e un invito a una trasmissione di una tv locale (rigorosamente in collegamento su Skype così posso stare in mutande ;-)).

Se fossi stata in ufficio, probabilmente sarei stata licenziata dopo la prima ora di adrenalina da Twitter: a casa me la sto cavando con una serata di recupero del lavoro 😉

 

Torna le nuove professioni delle donne: 14 aprile 2012, Bologna

La rete, il web e il digitale possono diventare delle vere opportunità professionali?

In che modo le donne hanno incontrato e si sono messe in gioco grazie alle professioni legate all’ITC e alla comunicazione web? Ce lo racconteranno le relatrici di le nuove professioni delle donne per una testimonianza diretta a persone fisiche, associazioni e enti interessati a comprendere concretamente come si possa fare business e sviluppare idee imprenditoriali al femminile, grazie a questi mezzi.

Le relatrici invitate sono:

  • Lidia Marongiu: consulente nell’ambito della comunicazione e del marketing strategico
  • Annalisa Uccheddu: dopo la laurea, ha deciso di investire nella sua passione per i libri creando una casa editrice di e-book che si basa su progetti e contatti sviluppati online. Dall’editing, allo scouting, fino alla vendita, ha creato una vera e propria azienda
  • Alice Reina: attrice, storyteller e creativa grazie alla rete sviluppa idee per i prossimi laboratori e spettacoli di teatro sociale. Crea decorazioni personalizzate per torte e ne racconta su Bologna In Torta. I suoi sitiassociazionehecate.net + bolognaintorta.it
  • Lisa Ziri di Nemoris start-up al femminile nata nel 2011, ideatrice insieme a Silvia Parenti di ILexis, un software semantico di archiviazione automatica.

Vi aspettiamo a Bologna, sabato 14 aprile 2012, dalle 10 alle 13.30 in via Pietralata 60, Quartiere Saragozza.

Potete iscrivervi su Eventbrite.

L’evento fa parte del progetto No Digital Divide ed è organizzato in collaborazione tra

GGD Bologna, Articolo37 e Francesca Sanzo

Hashtag su Twitter: #NPDonne

Eventi

Mut-Azioni a Bologna: il cambiamento personale e professionale

sanzobologna1-2Dopo la fantastica esperienza milanese dell’8 marzo 2016, Mut-Azioni arriva a Bologna sempre insieme a Work Wide Women.

Se sei donna, senti il cambiamento come un’esigenza personale e professionale ma hai bisogno di motivazione per iniziare ad agirlo, questo workshop fa per te.

Una giornata insieme, durante la quale ti porterò la mia testimonianza, di come ho affrontato la muta e cosa ho imparato dall’agire il cambiamento che mi ha trasformato come persona e professionista.

Se pensi che sia arrivato il momento di prendere in mano la tua vita e provare a trasformarla in qualcosa che ti assomigli, se hai un progetto professionale e vuoi realizzarlo in maniera efficace, se semplicemente hai deciso di lasciarti ispirare dalla mia muta:

questo workshop fa per te!

In questo video ti racconto perché.

Fatti un regalo di Natale: il 16 dicembre mi trovi a Bologna, per un’intera giornata insieme.

Informazioni e iscrizioni su Work Wide W0men [prezzo scontato fino al 15 novembre!]