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Uno, qualcuno, centomila: la risposta femminile al libro di Fabrizio Corona

In anteprima, il capitolo CAZZI della mia autobiografia Uno, qualcuno, centomila: una vibrante testimonianza di umanità et letteratura ALTISSIMA di prossima uscita per una GROSSA, GROSSA casa editrice italiana. La risposta tutta femminile al libro bestseller di Fabrizio Corona. 

Cazzi

Io ci ho un magnetismo da sempre. In pratica, fin da quando ero ragazzina, i maschi mi si appiccicavano addosso come fossi un frigo e loro delle calamite, di quelle che usi per metterci sotto la lista della spesa, pane, latte, uova, preservativi, crema anti age, ecc.

Ho sempre avuto cazzi a mazzi: una volta ero al supermercato (per l’appunto con la mia bella lista) e nella corsia dei legumi vedo uno, bellissimo, che sta comprando i fagioli e scuote nell’aria il suo Rolex. Ovviamente la mia patonza magnetica comincia a tremare tutta, lui capisce e ci infrattiamo nel reparto macelleria che lui ha già le braghe calate. Non vi dico il nome ma solo le iniziali – R. B. – che lui è uno famoso. In quel periodo ero tutta un bollore: Lorenzo, Giovanni, Francesco e perfino un certo Alberto (o Filiberto), uno con dei modi da principe ma non c’era tanta alchimia sessuale perché nel bel mezzo, proprio quando lo cavalcavo come una amazzone e il magnetismo faceva invertire i poli della Terra, lui si addormentava e io rimanevo lí, come un baccalà.
Invece Michele, ah sí, con Michele c’erano delle volte che non arrivavamo alla porta della sua suite, ci toccava farlo in ascensore come due cani in calore, perché c’era tutta una roba animale che ci faceva ululare che una volta la sua vicina ha chiamato i vigili e abbiamo dovuto fare finta che ci fosse un guasto nell’ascensore e che eravamo rimasti bloccati e invece era il mio magnetismo.
Cazzi a mazzi, ve l’ho detto. Robe che adesso mi tocca comprare un frigo nuovo che le calamite non ci stanno piú tutte.

Michele l’intenditore

Prima di Michele la cui fama di intenditore di whiskey è nota a tutti quelli che guardavano la tv negli anni ’80, nel mio carniere ho messo un famosissimo regista di film porno: la nostra mesta relazione sessuale è durata molto poco perché tutte le volte che gli mettevo a disposizione il mio magnetismo, lui era sempre lì a lamentarsi che dovevo spostarmi, che la luce non era quella giusta. Mi afferrava per le spalle e dava continui ordini: “Spostati di 4 centimetri! La gamba destra là, quella sinistra qui. Mano sulla tetta, sorriso più plastico!”. Io non sono una da ordini a letto, sono più una fantasista del sesso gravitazionale. Poi ecco, mi aveva giurato di avere un trullo in Puglia come Raz Degan e invece niente.

Quando siamo andati a Milano Marittima, mi ha offerto una piadina a una baracca sulla statale dove vanno a mangiare prostitute e guardoni: di donne, è ovvio, non ne sapeva niente e io non ho tempo da perdere con dei bifolchi del genere. Archiviato il regista, è stata la volta di Michele: ci siamo incontrati al circolo delle bevute di classe, si è avvicinato e subito mi ha chiesto: “Ma tu sei quella che era cicciona e poi è dimagrita? Lo sai vero, che io sono un intenditore?”.

Indossava Ralph Lauren e dalla camicia sbottonata sbucava un petto tonico e tornito che mi ha fatto venire voglia di mangiarmelo caldo davanti al camino, sorseggiando Glen Grant. Quando ci siamo trovati al dunque, mi ha chiesto di schiaffeggiarlo sulle natiche ed è stato molto eccitante, ho pensato che sul frigo ci sarebbe stato proprio bene. Un’unica pecca nella nostra storia: Michele ci ha la fissa della pelle cadente, sperava che io facessi parte delle ex obese che poi fanno l’effetto svuotino e invece niente – caro Michele – l’ho un po’ deluso, perché io ogni giorno, tra corsa e palestra, cazzi e mazzi, ecco mi tengo molto, molto in forma che poi i paparazzi, se no, lamentano che le foto vengono male. Michele e io abbiamo una relazione saltuaria (non puoi fermare un magnete e le calamite in giro sono davvero troppe) ma soddisfacente.

E lui a Milano Marittima c’ha la casa in pineta e delle volte organizza anche delle cene con i calciatori e a me, l’avete capito, mi piace fare squadra. Di solito parto dal portiere che é il più saldo a prendermi quando la patonza magnetica impazzisce per la quantità di mazzi, ma è poi lo stesso, uno vale l’altro: uno, qualcuno, centomila. Che volete che sia? Basta che tutto possa diventare letteratura!

Il Gabibbo e qualcosa di dolce 

Io e il Gabibbo ci siamo conosciuti perché andavamo dallo stesso nutrizionista. È subito stata attrazione e anche amore: con lui il mio magnetismo ha dovuto cedere il passo al legame intellettuale, ci siamo trovati subito. Solo che – come vi ho già raccontato – io sono una che gli uomini li prende e li spolpa, questo mi interessa prima di tutto, il sesso e con lui non era facile.

I poli del mio erotismo impazzivano alla ricerca del suo pisellone (un’amica, ex velina per un giorno, mi aveva raccontato che era un super dotato) ma in mezzo a tutta quella opulenza carnale, facevo molta fatica a trovare l’orpello che mi avrebbe reso felice. Il nostro rapporto così entrò in crisi e a nulla valsero i tanti regali che mi faceva, sentivo un vuoto, un vuoto dentro e non sapevo come riempirlo.

Un giorno mi fece una proposta piccante e – aperta alle novità come sono – decisi di accettarla. Ci incontrammo con due suoi vecchi amici che ci aspettavano a bordo di una limousine. Io ero molto curiosa e eccitata mentre lui mi ballonzolava intorno, certo che questa piccola avventura avrebbe rinsaldato la nostra relazione. La limousine profumava di buono e ci sedemmo dietro, accanto a una bella donna di giallo vestita, molto elegante. L’auto partì sgommando grazie alla bravura alla guida dell’autista, un signore con baffi e cappello, ma non come gli anziani che la domenica fanno gli incidenti per andare a mangiare le lasagne fuori Porta, un signore distinto e servile. Sapevo di avere già visto questi due ma non ricordavo dove. Dal chirurgo estetico? Tra gli ospiti di “Domenica in”? Il mio amore sorrideva e mi guardava con i suoi occhi profondi e innamorati. Forse il Gabibbo è stato l’unico che davvero mi ha mosso dei sentimenti. A un certo punto mi disse: “Sei pronta all’ammucchiata?” e io sobbalzai, felice di sapere che voleva farmi un regalo tanto prezioso.

La donna che sedeva accanto a me mi guardò ammiccante e mi disse: “Avrei voglia di qualcosa di dolce…tu saresti in grado di darmela?” e io ricordai dove l’avevo vista! Era la contessa! Ma allora? Allora lì seduto davanti a me c’era quel gran figo di Ambrogio???? Proprio così. Era lui. Il sogno erotico della mia gioventù. Lo guardai dallo specchietto, gli feci l’occhiolino e gli dissi: “Ambrogio, schiaccia il bottone, esci la cioccolata, accosta l’auto e facciamo questa ammucchiata dolcissima…”. Ambrogio sistemò l’auto in doppia fila con le quattro frecce perché non resisteva più al languorino, abbassò tutti i sedili, fece partire La Isla Bonita di Madonna e cominciammo tutti a inciambellarci uno sull’altro, senza capire di chi erano gambe, braccia, cioccolatini, cappelli, panze.

Il Gabibbo fu un grande amatore, Ambrogio mi fece arrivare a vette altissime di passione nuda e cruda e il mio magnetismo provocò uno Tsunami in Asia, perché come si dice: “Può il batter d’ali di una farfallina magnetica a Poggio Rusco procurare uno tsunami in Asia?”. La risposta è sì. Può.

L’uomo che salta le staccionate 

Al parco. Sono lì che corro quando vedo un bellissimo uomo che salta una staccionata vestito come se fosse il commesso di una banca.
Quando mi sorride e mi dice: “Certo un po’ di moto è importante per me, come per tutti!” lo riconosco come l’uomo che salta la staccionata nella pubblicità dell’olio Cuore.
La mia patonza magnetica è tutta un brivido che vola via, un equilibrio sopra la follia, penso che sono proprio una ragazza fortunata: se tutto va bene anche lui potrà finire nella mia collezione.
Dato che con il cuore ci sa fare, lo invito a casa la sera di San Valentino e lui risponde: “Però cucino io, perché a tavola voglio stare in forma e mi hanno detto che te non sei tanto brava a fare da mangiare per quanto sia una tipetta MOOLTO golosa…”.
È un malandrino questo elegante sportivo!
Arriva da me tutto pettinato, con un gran sorriso stampato sulla faccia e una latta di olio dentro un pacco regalo.
Lo vedo sulla porta e mi scompiglia a tal punto l’eccitazione che gli dico di mollare tutto e comincio a baciarlo come se fossi il suo dentista, con un’introspezione che è il segno della mia grande profondità.
La patatina frulla e rifrulla, lui mi solleva, mi toglie gli slip mentre mi sussurra frasi erotiche di sua invenzione: “Tanto tutte le strade mi portano alle tue mutande!” e dopo la poesia mi trascina sul letto saltando di traverso per i fossi. Passiamo 2 ore a fare numeri da circo e mi spara in aria nemmeno fossi la donna cannone mentre gli dico che cerco un centro di gravità permanente e lui potrebbe fare da perno.
2 ore di puro sesso.
Siamo ancora tutti nudi e spettinati e suonano alla porta. È la mia vicina. È San Valentino, cosa diavolo vuole questa anziana signora dalla puzza sotto il naso?” penso io, ricordandomi che il giorno prima mi ha prestato l’acido ialuronico e forse è solo venuta a riprenderselo. Mi avvicino alla porta e capisco: nella foga del sesso l’avevamo lasciata aperta e ci sono il signor Mario e Anselmo del secondo che con le seggioline e i popcorn si sono goduti lo spettacolo sul pianerottolo, lei ci voleva avvisare che non sentiva più niente e che alzassimo un po’ i toni degli ululati che qui c’è gente che vuole divertirsi!
Mentre accade tutto questo, l’uomo della staccionata è in cucina, sento sfrigolare. Mi dice: “Ti ADORO perché sei la mia PATATINA FRITTA!”
Mangio, rido, festeggio San Valentino con l’uomo della staccionata e i miei vicini guardoni.
Dopo qualche settimana, a forza di mangiare sano, tra panzerotti, patate, cotolette, crocchette, mozzarelle in carrozza, polpettoni impanati e melanzane saltate, tutte le volte che si avvicina, mi sembra di fare sesso con un radiatore sfranto e gli amici ormai ci chiamano fish and chips.
ok restare in forma, ok il sesso acrobatico, ok tutto, ma se mi friggi il magnetismo, caro uomo delle staccionate, io perdo la mia forza e senza la mia forza, come posso vivere con la giusta profondità?

 

Nonostante libera, copertina

Nonostante libera: quando il racconto è un atto terapeutico anche per il lettore

Affido alla scrittura la grande responsabilità di avere una funzione catartica. È il mio atto terapeutico. 

Si apre così il libro di Bruna Orlandi, Nonostante, libera uscito per Giraldi editore e che avrò il piacere di presentare alla Feltrinelli di piazza Ravegnana il 30 gennaio alle 18. 

Bruna soffre di vulvodinia  [sito dell’associazione per info] dal 2010: la sua è una patologia dolorosa che invalida la vita quotidiana (Bruna ironizza sul fatto che le scappi da “pisciare” molto spesso e che quindi abbia la mappa di tutti i cessi di Bologna) e anche quella sessuale e la conoscenza della malattia è talmente poco diffusa che lei ci ha messo un buon numero di mesi per capire cosa le stesse succedendo, cosa ci fosse alla base dei suoi dolori.

Tirata da una parte all’altra di pareri medici non sempre pazienti, di fronte a dolori e disagi che non vengono facilmente identificati e che hanno a che fare con la nostra identità più profonda, la Orlandi si è trovata a fare i conti con pregiudizi e luoghi comuni e con la terribile e frustrante affermazione: “È psicosomatico!” che anche io ho sentito tante volte portare come diagnosi, quando nessuno capiva quale fosse la mia patologia immunitaria, mentre io continuavo a stare malissimo.  Continua a leggere

Il Natale di Amalia

 

Amalia oggi si sente particolarmente contenta: Carlo le ha fatto una sorpresa e ha prenotato un hotel a Bolzano, per il 27 novembre. Quella settimana aprono i mercatini di Natale e insieme ai Righetti, i loro amici di una vita, andranno a passare un fine settimana in Alto Adige. Giusto ieri, su Pinterest, Amalia ha trovato alcune idee per le decorazioni del suo terrazzo e non vede l’ora di cominciare l’annuale caccia grossa natalizia. Da un po’ cova un’idea ma vuole fare tutto per bene e più ispirazioni ha, meglio è. Amalia pensa a quando ai mercatini ci andava con i ragazzi: Giovanna e Davide andavano matti per quei viaggi organizzati all’ultimo momento, durante i giorni di riposo del padre.

Chissà cosa stanno facendo, ora, i miei figli, si chiede Amalia, mentre cammina per via Santo Stefano, di ritorno dalle spese mattutine. L’aria è frizzante oggi a Bologna, ma c’è un bel sole, la panettiera è sempre sorridente e malgrado un dolore al nervo sciatico, la vita sembra più facile ora che c’è un programma, ora che c’è un obiettivo. Certo, la Righetti è una gran impicciona, vorrà sapere come mai i ragazzi tornino così poco a casa e a lei toccherà giustificare e fare in modo che non vada in giro a raccontare che si sono dimenticati della madre: è incredibile come certe persone riescano a diventare maliziose, quando vogliono. Non importa: andranno in giro per la città, lei potrà anche approfittare della sauna dell’hotel ed è certa che – con un po’ di pazienza – staranno bene, loro quattro. Come quando erano giovani.

Amalia pensa a tutte queste cose mentre stringendosi nel suo cappotto di finto montone – che lei non indosserebbe mai una pelliccia vera, ricorda ancora quando sua mamma faceva sfoggio della sua e lei invece, con orgoglio, le proponeva l’alternativa ecologica – infila la chiave nel portone del palazzo. Apre a fatica, la busta del pane penzola appesa al braccio sinistro e la borsa tenta di cadere in avanti, fa un passo, entra e si accorge immediatamente di quella vecchia bicicletta appoggiata proprio lì davanti. Un mezzo sporco, tenuto con poca cura e mai visto prima: una bici verde con un seggiolino per bambini davanti e uno dietro. Amalia si chiede di chi sia quella bici, chi l’abbia abbandonata lì. Non lo hanno visto il cartello, chiarissimo, in cui è scritto di non appoggiare cicli e motocicli al muro?

Per un attimo ha la tentazione di spostarla in una posizione defilata perché diventi invisibile, meno ingombrante allo sguardo, ma ha la sporta e il nervo sciatico che fa male. Scuote la testa e sale la sua scala, la scala A. Amalia non lo sa ancora, ma una bicicletta vecchia, appoggiata in malo modo contro il muro è solo il primo dei fastidi che renderanno difficile il suo Natale 2017…

Regala la storia di Amalia

Amalia non lo sa ma la sua storia – di una banalità quasi sconcertante – ho cercato di raccontarla ne Il Natale di Amalia, un breve racconto/fiaba (ma non per bambini) che arriverà il 26 novembre 2017 in libreria.

Il Natale di Amalia fa parte della mini raccolta Fiabe di Natale (Graphe Edizioni) ed è già disponibile su Amazon.

Insieme al mio racconto ce ne è uno di uno scrittore sconosciuto: tale Guido Gozzano. Non è esattamente alla mia altezza, ma me ne farò una ragione 😉

 

È così importante sapere se un libro autobiografico è vero? A margine del Premio Strega

Una delle cose che possono succedere quando si scrive un libro autobiografico, è che le persone pretendano (o suppongano) che chi scrive incarni il libro. Sempre. Se poi in quel libro ci metti pezzi di storia italiana (li infili a tradimento o esplicitamente, ammantandoli del dubbio o lasciandoli scorrere come fossero cosa indiscutibile), li condisci con la descrizione di un’infanzia nel lusso e ci infili tutte le tue ipocondrie, ecco che il mix bomba divide i lettori in chi commenta la qualità del testo e in chi giudica la persona, pensando di conoscerla attraverso ciò che ha scritto.

Sto seguendo con interesse “il caso” Teresa Ciabatti, che con La più amata, il suo ultimo romanzo (memoir a metà strada tra finzione e autobiografia) è arrivata seconda al Premio Strega 2017. Mi interessano i commenti, la trafila di critiche  e tutto ciò che sta intorno al testo e che l’autrice stessa dissemina online e in interviste a riviste e a quotidiani.  Continua a leggere

Tornare a Torino: di libri e memoria

 

A TORINO, I MIEI APPUNTAMENTI PUBBLICI

Dieta, movimento e salute: sabato pomeriggio

Sabato 21 gennaio 2017 mi hanno invitata a Torino, in Corso Francia 19 bis/f, Istituto di Medicina integrata per partecipare a un incontro gratuito e aperto a tutti: DIETA, MOVIMENTO E SALUTE: RIPARTIAMO ALLA GRANDEdalle 16 alle 18,30. Oltre a me, all’evento partecipano la dottoressa Paola Lusardi, cardiologa, con un intervento dal titolo “I consigli di un cardiologo ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, orientandosi tra scienza, realtà e bugie”, la dottoressa Marta Pareschi, nutrizionista: “Una sana alimentazione per un corretto stile di vita”.  Continua a leggere

Importa davvero conoscere il genere di una persona per amarla?

A Nina importa davvero sapere se Sasha è maschio o femmina o le basta quel sentimento che sente crescere?

Poche pagine e te lo chiedi anche tu, lettore, insieme alla protagonista dell’ultimo libro di Giorgia Vezzoli, Ti amo in tutti i generi del mondo, Edizioni Giraldi. 

Quello di Giorgia è un romanzo che lentamente ti conduce in una storia in cui, novità editoriale assoluta, uno dei protagonisti è di genere non definibile.  Continua a leggere

Narrarsi online: bestseller su Amazon

Il manuale di personal storytelling che ho scritto per la casa editrice Area51 Publishing: “Narrarsi online: come fare personal storytelling” è uscito il 17 dicembre 2014.

A febbraio è entrato tra i best seller di Amazon e dopo essere rimasto per tutto quel mese  il più venduto  in classifica per la categoria “Internet” e “Impresa, strategia e gestione”, si è attualmente attestato in terza posizioneContinua a leggere

Fare cose stra-ordinarie

Ieri sera si è concluso il corso di scuola elementare di scrittura emiliana di Paolo Nori che ho frequentato in questi mesi con una pubblica lettura di alcuni dei nostri compiti alla Libreria Modo Infoshop di Bologna.

L’ho già scritto quanto mi è piaciuto questo corso. Ho già detto che Paolo Nori è uno dei miei scrittori preferiti. Non ho però parlato della cornice, della bellezza collaterale di avere deciso di partecipare a questa avventura.

Leggere libri, condividere letture e cose scritte da noi con altri è stata per me un’esperienza davvero stra-ordinaria. Eravamo in 9 scolari,  tutti sconosciuti gli uni agli altri. Io conoscevo poco solo La Pasionaria per via dei giri della Rete e sono arrivata senza particolari aspettative e con tanta voglia di spogliarmi del mio ruolo sociale e culturale per mettermi in ascolto. E così mi sembra abbiano fatto tutte le altre persone che erano lì.

Lunedì dopo lunedì abbiamo cominciato a annusarci, a conoscerci.

Ma non attraverso il racconto di cosa facciamo, di come ci rappresentiamo, ma grazie alle letture, ai compiti che ci dava Paolo, a testi a volte finzionali a volte no che a turno – durante l’ultima parte del corso – leggevamo.

E ho scoperto l’intelligenza acuta di Barbara, Alessia che ha la voce più bella del mondo, Donata che è pacata e fa foto bellissime, Matteo che è di una spontaneità coinvolgente e disarmante, Valentina che è il sole, Elisa e il suo passo leggero e elegante, Jessica e la sua giovane simpatia, Paolo R. che fa ridere e ha viaggiato il mondo.

Ho scoperto persone “nude”, senza sapere che lavoro facevano, senza chiedere quale fosse il loro passato, senza parlare di impegni professionali, di passioni politiche o ruoli istituzionali, ma solo per quello che leggevano, che ogni tanto ci raccontavamo durante la pausa e per il mondo fatto di libri, narrative, passioni letterarie comuni, grandi e piccole aspettative di scrittura e qualche battuta di vicendevole simpatia.

Alcuni facevano tanti chilometri, tutti i lunedì, per venire al corso di Paolo Nori. Altri hanno la metà dei miei anni. Di alcuni abbiamo scoperto mondi in comune, anche solo per questioni anagrafiche o scuole frequentate. Tutto è successo lentamente e spontaneamente, ci siamo ritrovati a stimarci reciprocamente, ad avere voglia di incontrarci, a condividere quelle due ore fuori dal mondo consueto, dietro una tenda che separava la nostra stanzetta del corso dal resto della città e delle nostre singole vite.

Paolo Nori leggeva, noi prendevamo appunti e intanto tessevamo anche una cosa stra-ordinaria che ci spingeva ad aspettare con ansia il lunedì successivo.

Ieri sera abbiamo letto, ciascuno il suo pezzetto – composto per questo o quel compito della scuola – in un ballo ritmato che meglio non sarebbe potuto andare, come se ci fossimo coordinati, come se avessimo in qualche modo scelto, ognuno, la sua posizione e ce lo fossimo detti, senza dirci niente.

Abbiamo riso. Prima e dopo. In pizzeria e a bere del vino. Ci siamo scritti dediche sul quaderno in cui Paolo Nori ha raccolto i nostri compiti. Abbiamo cercato di comunicare a lui la nostra gratitudine, abbiamo pianificato gruppi di lettura in questo o quel posto, aperitivi letterari ma anche no.

E mentre tornavo a casa in autobus, dopo una giornata lunghissima fatta di lavoro, festa della scuola di Frollina e saggio finale, sentivo come un senso di leggerezza, sentivo come il cervello svuotato di impalcature.

Mi sono resa conto che ho fatto una cosa stra-ordinaria iscrivendomi a questa scuola. Non una roba da campioni, sia inteso, ma semplicemente qualcosa che esce dalla mia normalità, dalle giornate impostate, anche dalle amicizie consuete, se vogliamo.

Mi sono messa in gioco, ci siamo messi in gioco e il gioco è stato bello. Io non lo so se è vero per tutti, ma per me, di sicuro, vale la pena ogni tanto uscire dagli schemi, uscire dalla me che do in pasto alla vita ogni giorno, trovarmi a rimettere tutto in discussione, anche le letture, i pezzi di puzzle che hanno composto i miei anni.

Non so se avrei scritto queste cose 20 anni fa, ma ora tutte le volte che guadagno una relazione sana con gli altri, un ritmo di pensieri che si intona perfettamente anche quando diverge, ecco io mi sento particolarmente fortunata. Perché non è mica così scontato gestire momenti della vita fatti di spontaneità, quando nel tempo ci si forma ognuno le proprie sovrastrutture.

E per esempio, io ultimamente passo molto meno tempo in rete, non è per disinteresse, sia chiaro, ma mi sono resa conto che ultimamente c’ho molto bisogno di relazioni fisiche, dirette, di sentirmi un flusso che non generi aspettative che vadano solo in una certa direzione e la Rete, quando tu ci sei dentro fino al collo come la sottoscritta e ci metti lavoro e personale è uno di quegli spazi in cui il ruolo non è affatto secondario e la divergenza da quel ruolo, delle volte, suona come un tradimento sociale.

E invece io in questo periodo ho bisogno di divergenza, di spontaneità, di relazioni non coatte. Io in questo periodo ho bisogno di cose stra-ordinarie.

E quelle persone lì, quelle persone che hanno frequentato la scuola di scrittura con me, ecco loro sono persone stra-ordinarie e io lo so che sto per scrivere una cosa enorme, ma io a quelle persone lì mi sento che gli voglio molto bene, perché abbiamo fatto un pezzettino di strada insieme, la stessa.

In un mondo dove di solito si cammina su binari paralleli.

I lettori di libri – Gianni Celati

L’ingegnere li ha convocati e chiede loro: “Ditemi un po’, cosa c’è che non va in voi due? Siete disturbati di mente? Bevete? Oppure siete gente che legge libri?”.

Lo studente ammette a testa bassa d’esser uno che legge libri, e molti. Al che l’ingegnere scoppia ad urlare, furibondo: “Ecco perché non vendete niente, Cristo! I clienti vi fiutano!”.

Estratto di: Celati, Gianni. I lettori di libri sono sempre più falsi. Feltrinelli. iBooks.

Uno dei libri che ho appena terminato di leggere in questa fase di voracità letteraria. Che cosa cerchiamo nella letteratura? Perché alcuni libri ci avvincono così tanto? A cosa serve leggere? Uno studente di Lettere va alla disperata ricerca delle risposte a queste domande.

Un libro sulla lettura del mondo e la lettura dei libri: in quale rapporto stanno queste cose? Gianni Celati ha una delle scritture più pulite e insieme coinvolgenti che conosca, un modo limpido di guardare ai gesti e anche ai sentimenti, una semplicità che anche scrivere sembra facile come bere un bicchiere d’acqua e invece è come fare l’equilibrista su un filo teso da qualcun altro. Un libro rapidissimo (racconto lungo) che consiglio e che sul sito della Feltrinelli si può acquistare anche in formato ebook.

La copertina

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Di mamma ce n’è più di una

L’ultimo libro di Loredana Lipperini ha un titolo autoesplicativo: Di mamma ce n’è più di una.

A Bologna è stato presentato ieri ma io sto uscendo da un’influenza particolarmente pesante e purtroppo non sono potuta andare ad ascoltarla. Mi sarebbe piaciuto per molti motivi. Stimo molto Loredana e di questo libro ne abbiamo parlato un giorno di ottobre del 2011 a Ferrara.

Ci siamo scambiate pure qualche mail in proposito e le ho raccontato la mia esperienza di mamma blogger “pentita” e che si sentiva strangolata da un’etichetta che ai miei occhi, oggi, dipinge soprattutto un mondo molto granitico, un po’ fashion e tradizionalista e che ha più a che fare con il marketing che con la possibilità di portare punti di vista dialettici e variegati sulla condizione delle donne in Italia.

Senza fare di tutta l’erba un fascio e senza demonizzare il marketing (nel quale per altro anche io lavoro), credo che le grandi potenzialità di quello che poteva essere un movimento d’opinione sociale si siano un po’ ridotte a dinamiche da focus group condite da grandi aspettative professionali  riposte in 2 o 3 persone verso le quali non si può essere critiche per paura di una “epurazione” che tocca non solo un ambito potenzialmente professionale, ma anche personale, in quella cerchia allargata di “amiche” virtuali che genera la Rete e che in certi momenti della vita ci fa sentire capite, protette e sicure.

Loredana ha inserito in un capitolo del suo libro questo mio vecchio post  che oggi forse scriverei un po’ diversamente ma che sostanzialmente è ancora molto aderente a quello che penso e che ha generato eventi estremamente chiarificatori (credo di aver chiuso almeno 5  pseudo “amicizie virtuali” per quel che ha scatenato, ma forse sono anche di più e in ogni caso si trattava di rapporti evidentemente fondati su un dooping emotivo  da etichetta rassicurante).  Nel libro c’è anche un pensiero che fa parte dello spettacolo “La rivincita del calzino spaiato” e che è in un altro post/manifesto 

Quando le nostre nonne sfornavano figli come conigli, essere mamme faceva parte della vita. Ora sembra che ti abbia unto il Signore! Sembra che ti abbiano messo a parte di un segreto che puoi condividere solo con gli altri eletti, che se no ti rubano il copy.

Il libro di Loredana NON è un libro sulle mamme blogger, sia chiaro, ma un libro sul modo in cui viene percepita la maternità, l’essere madre e il ruolo sociale della mamma in Italia, di quali sono le spinte centrifughe tra mito della famiglia tradizionale, donna in carriera e mamma equilibrista.

Il libro di Loredana racconta tutte le donne, quelle che i figli li vogliono, quelle che li hanno, quelle che non li hanno, quelle che non li vogliono. Parla della relazione tra uomo e donna, di come l’essere madre sia diventato, nel tempo, status sociale per alcune, di come questo status sociale – assunto da marketing, pubblicità e comunicazione – si sia evoluto e abbia assunto precise connotazioni, in una scelta minima di etichette che non lascia spazio alla diversità della singola persona.

Parla di come il ruolo di madre sia uno dei punti critici su cui si gioca la rete femminile di aiuto e comprensione. Perché ancora troppo spesso:

Chissà come mai, ma quando si parla di donne, e soprattutto di maternità, si tende ad arrogarsi il diritto di parlare a nome delle altre.

E’ un libro che contiene tante cose. Ecco alcune che hanno colpito me, la mia sensibilità, il mio modo di essere persona. Alcune che mi hanno fatto riflettere.

Figli oggetti di consumo

Che piaccia o meno i figli sono diventati “anche” un oggetto di consumo, una delle emanazioni del “voglio averlo e lo avrò”, un rispecchiamento ulteriore dello “you” che siamo diventati

Anche i figli oggi sono “tutti intorno a te” o meglio, noi siamo tutti intorno a loro per procacciargli non benessere ma FELICITA’:

Se un tempo il sogno americano e la ricerca della felicità consistevano nel perseguire un complessivo appagamento, oggi si sono trasformati nell’idea che si debba essere felici sempre e in ogni ambito.

Ipermedicalizzazione o ipernaturalizzazione

La mia ‘impressione – leggendo il libro, ma non solo –  è che quando una coppia scopre di aspettare un bambino, cominci già ad imporsi un dualismo di modelli legato all’ambito medico/parto.  Da una parte c’è una forte spinta alla medicalizzazione avanzata della nascita, dall’altra una spinta altrettanto forte (e subdola) alla ipernaturalizzazione della stessa.  I messaggi sociali che arrivano alla futura mamma sono comunque forti e colpevolizzanti.

Il senso di colpa

Lo schivare, allontanare, gestire il senso di colpa (che torna come un mantra) è il filo rosso che accomuna ogni madre in Italia e ogni donna che non ha voluto essere madre. Il senso di colpa sembra – in certi casi – il collante che lega donne/madri in gruppo e le mette contro altre donne/madri o donne non madri.

Mamme, marketing, web

Il mommy-blogging è un fenomeno straordinario: ma insieme ai lati positivi (la solidarietà tra madri, la condivisione delle problematiche, l’aiuto reciproco) ha i suoi cuori di tenebra. Non ultimo, l’ulteriore mitizzazione della maternità. (…) Dunque, la famosa mamma imperfetta, giustamente difesa contro il modello della madre sacrificale, diventa a sua volta icona di perfezione: sei perfetta se sei imperfetta, se non puoi fare tutto ma lo fai e se ci ridi sopra su un blog…

Concludo con questa citazione che è quella su cui da tempo mi sono fermata a riflettere di più. Perché anche io ho contribuito, senza volerlo, a creare questo stereotipo e quando mi sono accorta che ero diventata un “personaggio”, nel senso più granitico del termine, mi sono sentita soffocare e sono dovuta scappare a gambe levate.

Credo che si, di mamma ce ne sia più di una e se cominciassimo a essere meno interessate al modo in cui le altre scelgono di esserlo e più interessate a conoscere le altre in quanto persone, saremmo già a cavallo. Sono certa che questo libro possa aiutare molte persone (donne e uomini) a liberarsi di questo giogo che ci imponiamo e che ci impone la società per “monetizzarci”.

Indicazioni bibliografiche

Loredana Lipperini, Di mamma ce n’è più di una, Feltrinelli, 2013

Prezzo: € 15,00

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Eventi

Amalia, Denise ed io ti aspettiamo per un tè prima di Natale

Io scrivo cose come il Natale di Amalia dentro a libri che si chiamano Fiabe di Natale,  Denise pensa e costruisce oggetti di design, arredamento e bijoux.
Quando guardo quello che sa fare, rimango incantata: a me le immagini arrivano in forma di parole, lei riesce a renderle concretamente e tu puoi stringere tra le mani qualcosa di unico e personalizzato.
Denise ed io abbiamo pensato di organizzare un pomeriggio pre natalizio durante il quale io leggerò la mia “fiaba” per grandi: Il natale di Amalia e lei farà gli onori di casa. Faremo molte chiacchiere, berremo tè e se vorrai, potrai acquistare il libro che contiene il racconto di Amalia e alcuni oggetti e bijoux creati da Denise, per regali di Natale davvero FATTI IN CASA.

CI VEDIAMO DA GRIM & MARIUS AL III PIANO? PRENOTATI

17 dicembre 17 alle ore 17
via Newton 1, BOLOGNA
PRENOTAZIONE: info@grimandmarius.com
https://www.facebook.com/GrimandMarius/

C’è la Maki che è un cane ad accoglierci. È simpatica ed innocua ma ti avviso. Ecco la sua foto.

Carta Canta, scrivi con i tarocchi al #SanLabookfestival e molte altre cose

Il comune di San Lazzaro, insieme alla casa editrice (con cui collaboro) Giraldi editore  organizza, il 16 e 17 settembre 2017, la prima edizione del San Lazzaro Book Festival nella corte interna e lungo i portici adiacenti il Comune, in Piazza Bracci, a San Lazzaro di Savena, Bologna.

All’interno della rassegna puoi incontrare autori, parlare di libri e ascoltare tanti punti di vista sul mondo e sulle storie. 

Io sarò presente in due diverse occasioni.

  • Sabato 16 settembre 2017 alle 10 propongo un gioco creativo con i tarocchi, per stimolare la scrittura di sé (tranquilla, non ti leggo il futuro, ma ti aiuto a scrivere del tuo passato in maniera giocosa, se vorrai!). Porta carta e penna! 
  • Domenica 17 settembre 2017 alle 16 sarò con l’autrice Cecilia Cuoghi che ha recentemente dato alle stampe il suo Mi chiedo scusa, per dialogare di corpo, disturbi alimentari, accettazione di sé e rinascita. 

Perché i tarocchi?

Sto sperimentando come gli archetipi degli Arcani Maggiori agiscono visivamente sulla nostra capacità di dare nomi e trovare punti di vista sui ricordi, durante i miei laboratori di scrittura autobiografica e voglio condividere con te le mie scoperte. 

Perché continuo a voler parlare di corpo, movimento e accettazione di sé? 

Ogni giorno scopro nuove emozioni intorno alla mia percezione del corpo e più parlo con le persone, più mi rendo conto che per molti quello del corpo è un tema scottante, irrisolto o intorno cui si agglomerano paure e inadeguatezze nella relazione con se stessi e con gli altri.   

Scarica il programma completo in pdf

Segui, partecipa e racconta l’evento con #sanlabookfest

 

Francesca Sanzo e Francesca Mazzucato presentano i loro libri a Bologna, insieme

mazzucato-sanzoCi sono persone che quando le incontri ti fulminano. Ci sono scrittori che quando li leggi, ti fulminano. Di solito non si ha la fortuna di essere fulminati da uno scrittore che poi diventa anche “persona” con cui parlare, confrontarti, passare una bella serata o condividere idee e progetti. E non sempre, dopo che hai letto uno scrittore che ti fulmina, poi lo conosci e ti senti affine anche alla persona: delle volte la scrittura tocca corde che non necessariamente hanno a che fare con un’affinità in carne ed ossa. 

Per quanto riguarda Francesca Mazzucato, che leggevo prima di scrivere libri a mia volta e stimavo molto come scrittrice, ecco io ho avuto la fortuna di rimanere fulminata dal suo stile e dai suoi libri, di esserlo altrettanto da lei come persona e di avere voglia di fare un sacco di cose insieme. 

Quindi capirete la GIOIA pura nel sapere che l’11 dicembre 2017 presenteremo INSIEME i nostri ultimi libri: A due passi dalla meta e Il corpo grande (entrambi editi da Giraldi) in un modo speciale, cioè “intervistandoci” a vicenda e chiacchierando insieme. 

Venite ad ascoltarci?

Avverrà tutto nell’ambito della manifestazione “Regali a Palazzo”, in Piazza Nettuno, a Bologna, l’11 dicembre 2016. 

E ci piacerebbe che anche voi portaste le vostre domande e la voglia di confrontarci su un tema che ci sta molto caro: il corpo. 

 

Su per San Luca, 3 consigli per affrontare le salite della vita

Potevo non partecipare al San Locca Day il 9 ottobre 2016?

Chi mi conosce o ha letto il mio libro sa bene quanto il portico di San Luca, a Bologna, rappresenti per me e per la mia storia. Chi leggerà il prossimo libro (in uscita il 15 ottobre 2016) potrà anche scoprire in che modo, per la me di oggi, San Luca è diventato paradigma per affrontare la vita.

Ma se vuoi un’anticipazione o cerchi qualche suggestione per affrontare l’autunno che ci aspetta, ecco che domenica 9 ottobre 2016 alle 16.30, presso lo stand Giraldi (circa a metà della salita) mi troverai con:

3 consigli per affrontare le salite della vita

San Luca e i suoi gradini: il modo in cui si affronta quella salita può diventare metafora e allenamento per affrontare la vita, con le sue difficoltà e sfide.
Sarà Francesca Sanzo, che lungo la salita di San Luca “ha perso” 40 chili e lo ha voluto raccontare in “102 chili sull’anima” Giraldi Editore, a condividere 3 consigli per affrontare le salite della vita. L’autrice condividerà con i partecipanti qualcosa di ciò che ha imparato grazie alla salita di San Luca e che tuttora usa per il proprio benessere e creatività.
Un’occasione per motivarsi al cambiamento positivo, al contrasto della sedentarietà fisica e mentale e per mettere in connessione il corpo con la mente e l’anima. Francesca, al termine della breve presentazione, firmerà copie di “102 chili sull’anima”.