Articoli

polaroid sostiene Pangea

Oggi sto con Polaroid che finanzia Pangea Onlus

Di solito non partecipo a campagne di marketing con questo blog: faccio delle eccezioni quando si tratta di promozione di eventi culturali e artistici o campagne a sostegno di cause in cui credo.

Questo post che sostiene la campagna “Polaroid Eyewear e Pangea Onlus insieme contro la violenza di genere” fa parte di quelle eccezioni.

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza di genere e puoi fare qualcosa di concreto. Se sei una QUATTROCCHI come me o se stai cercando un paio di occhiali per le tue vacanze in montagna o al mare, Polaroid devolverà a  Pangea Onlus e al progetto Rete Donne Pangea parte del ricavato di tutti gli occhiali da sole e da vista venduti in Italia nel periodo novembre-dicembre 2017, consentendo, così, a Pangea di continuare a portare avanti i programmi di ascolto e sostegno a tante voci femminili di denuncia, approdando allo sviluppo di un progetto di rete sistematico che coinvolge 800 donne. Gli occhiali sono questi.

#polaroideyewear

Il progetto Rete Donne Pangea ha anche  la finalità concreta di sostenere le spese legali di tutte quelle donne vittime di violenza che non sono in grado di affrontarle, oltre a fornire aiuto nel percorso processuale e couseling psicologico, strutturare gruppi di
mutuo-auto- aiuto in ogni regione italiana inserendoli nel network dei servizi al territorio e pubblicare un’opera cartacea e digitale che raccolga la testimonianza delle 800 donne coinvolte. Continua a leggere

Dedicato a tutte quelle che si sentono inadeguate nella vita e sul lavoro

Cara amica,

oggi mi rivolgo a te. Ti sembra di non essere mai abbastanza, come donna, come professionista, sul lavoro e nella tua vita privata?

Hai raggiunto un’età in cui ti raccontano che non cambierai MAI e che se sei fuori forma fisicamente, se ti impappini quando parli, se al lavoro non riesci mai a mettere in chiaro quello che vuoi, le tue idee e i tuoi progetti, devi ACCONTENTARTI?

Ovunque vai, senti sempre una voce, dentro di te che ti dice che tanto non ce la farai, che è quasi inutile provare?

Ti piacerebbe trasformare il tuo SOGNO professionale in OBIETTIVO ma non sai da che parte iniziare per farlo?

Inizia da te, inizia ad ACCOGLIERE IL CAMBIAMENTO e a MUTARE il tuo modo di raccontarti a te stessa e agli altri e trasforma il SOGNO in micro obiettivi da realizzarewriting-1170146_1920

Io ogni giorno mi SFORZO per questo, ogni giorno mi impegno per sconfiggere quel senso di inadeguatezza e per raggiungere gli OBIETTIVI professionali che fino a qualche tempo fa erano solo sogni.

Nel 2014 ho perso 42 chili: ero obesa e con un approccio di MUTAZIONE dei miei pensieri limitanti, ho raggiunto il primo traguardo, ovvero dimagrire e recuperare il corpo che SENTIVO mi apparteneva. Questa esperienza – che tuttora porto avanti nel quotidiano, attraverso una strategia che ho sviluppato e che ha a che fare con la disciplina, ma soprattutto con il modo in cui mi narro a me stessa e agli altri – continua e ho imparato alcune cose che mi sono state necessarie e che voglio condividere con te.

Oggi sono più FOCALIZZATA sul lavoro, sugli OBIETTIVI e affronto il quotidiano con uno sguardo al CAMBIAMENTO che è generativo e infatti ho scritto un libro che sta andando molto bene e sto finalmente ottenendo degli ottimi risultati professionali.

Ho deciso di trasformare la mia strategia in un workshop per condividerla e diffonderla, perché credo che se ce l’ho fatta io, puoi farcela anche tu e voglio aiutarti a riuscirci.

Il workshop è piaciuto a Work Wide Women e a Google Italia e quest’anno lo terrò a Milano, l’8 marzo 2016.

Iscriviti e vieni a fare un po’ di “allenamento” al cambiamento con me.

Ci sono ancora dei posti e ti aspetto.

Oltre al workshop, ti regaliamo il mio libro 102 chili sull’anima, personalizzato per l’occasione e sto preparando una lista di 102 motivi per cambiare che sarà tua al termine del seminario. 

Ti aspetto a Milano: per quest’occasione il costo è di soli 50 € + IVA per l’intero pacchetto di 4 ore.

[porta carta e penna per lavorare con me!] 

La seduzione conta: la bellezza del corpo secondo me

Come ho raccontato e racconto nella sezione dedicata  Dieta e stile di vita io non ho perso 40 chili per essere più bella ma perché volevo stare bene, sentirmi bene nel mio corpo e vivere in salute la nuova stagione della mia vita.

L’ho fatto per potere correre insieme a mia figlia.

L’ho fatto per potere viaggiare.

L’ho fatto perché non volevo sentirmi più affaticata dopo 2 piani di scale.

L’ho fatto perché soffro di asma cronico e l’obesità non mi facilitava, l’ho fatto per il colesterolo, l’ho fatto per non dovere gestire un corpo troppo grande per la mia anima.

Poi è successo che, fin quasi da subito, dopo avere perso i primi chili, ho cominciato a sentirmi davvero meglio. Continua a leggere

Giochi online per bambini: stereotipi di genere

In questi giorni a Bologna il calendario è ricco di eventi legati al Festival La violenza illustrata che fino al 7 dicembre porta in città convegni, arte e cinema per raccontare la violenza sulle donne e riflettere su un’emergenza nazionale degli ultimi anni.

Anche io sono stata invitata, ieri,  a parlare in un posto inusuale, un salone di bellezza che da alcuni anni partecipa attivamente alla manifestazione.

L’evento l’ho presentato su sito di GGD Bologna.

Ho voluto condividere qualche riflessione sugli stereotipi legati al web e mi sono concentrata anche sull’offerta ludica online dedicata a bambini e bambine.

Ecco cosa ho scoperto durante la mia ricerca.

I giochi online dedicati ai bambini e alle bambine in età scolare sono differenziati.

Giochi per ragazzi

Giochi per ragazzi

Giochi di Macchine
Giochi di Moto
Giochi di Abilità
Giochi Sport
Giochi di Memoria
Giochi di Camion
Giochi Didattici
Giochi da Colorare
Giochi Classici
Giochi Cartoni Animati
Giochi Divertenti
Giochi di Intelligenza

 

 

 

 

Giochi per ragazze

giochi-per-ragazze

Giochi per ragazze

Giochi da Vestire

Giochi di Ristoranti

Giochi di Cucina

Giochi di Decorazione

Giochi di Trucco

Giochi per Pettinare

Giochi per Disegnare

Giochi di Baby Sitter

Giochi da Colorare

Giochi di Musica

 

Esistono altri siti esclusivamente dedicati alle bambine come Giochi per bambine e la logica è la stessa, anche se – a onor del vero – qualche minoritario gioco di logica c’è.

Giochi per bambine

giochiperbambine

Giochi per bambine

Vestire
Decorare
Cucina
Trucco
Barbiere
Bellezza
Mascotte

Ci sono anche: Rompicapo,  Moda,  Danza,  Musica,  Disegnare,  Colorare,  Disegno,  Simpatici,  Tavola,  Unghie,  Carte,  Bambole,  Memoria, Ristoranti, Principesse, Abilità, BellSimulazione,  Divertenti, Per Ragazze,  Disegni da Colorare,  Giochi di Puzzle, Unisci i Puntini.

 

Abilità e Memoria vrs Bellezza e Cura

Questa veloce ricognizione del web per bambini offre uno spaccato chiaro di come lo stereotipo di genere resista fortissimo anche online.

Da una parte i bambini vengono coinvolti in attività che ne mettono a fuoco l’abilità, le capacità costruttive, la dinamicità (Macchine, Moto, Sport, Memoria) dall’altra ci si rivolge alle bambine cercando di interessarle a giochi legati all’estetica (Trucco, Bellezza, Moda) o alla cura degli altri e al cibo (Ristorante, Cucina, Baby Sitter).

Il web riflette il mondo facendone parte a pieno titolo e il mondo è un posto in cui gli stereotipi di genere cominciano a conformarci come persone a partire dalla giovanissima età.

La comunicazione, anche online, deve rimanere in allerta di fronte a questi segnali e chi – come la sottoscritta – ci lavora, ha un ruolo fondamentale nell’immissione di punti di vista diversi e critici.

Perché ciò che è più pericoloso è ciò che cominciamo a considerare normale in quando SFONDO e questo non può essere il nostro sfondo.

Su ispirazione di un bel post di In genere (che vi invito a leggere)  ho fatto anche io (ieri) una ricerca su Google.

Ho scritto “Le donne sono” ed ecco come il motore di ricerca (che riflette ciò che viene maggiormente digitato) ha risposto:

 

La strada è ancora molto lunga, anche quella digitale.

Wikipedia e le donne #Bologna

Sabato 23 Marzo 2013 presso lo Urban Center di Bologna si terrà l’incontro Marilyn, Rita, Caterina: Wikipedia e le Donne, volto ad affrontare il tema della presenza e della partecipazione femminile all’enciclopedia online più famosa di sempre.

Incontro organizzato dalle associazioni Girl Geek Dinners Bologna e Wikipedia Italia.

Il nome dell’evento si collega a tre pagine di Wikipedia che verranno analizzate durante il workshop, per mostrare diversi esempi di copertura di voci riguardanti figure femminili sull’enciclopedia: Marilyn è Marilyn Monroe, la cui pagina è segnalata come voce di qualità, cioè una voce ritenuta particolarmente accurata e completa dalla comunità wikipediana; Rita è Rita Levi Montalcini, la cui voce è molto buona ma richiede ancora qualche aggiustamento; Caterina, infine, è Caterina Enrichetta di Borbone, una nobildonna italiana la cui pagina ha bisogno di diverse correzioni e miglioramenti.

Secondo gli ultimi dati sulla comunità della Wikipedia in inglese è emerso come la presenza femminile si attesti al di sotto del 15%: la sensazione è che la versione italiana non si discosti di molto da questo scenario. Inoltre, è senza dubbio riscontrabile un divario di genere sui contenuti: tra tutte le biografie di qualità, ad esempio, solo 8 su 57 riguardano figure femminili.

L’evento si articolerà in due momenti differenti:

Uno in cui ci saranno dei brevi speech a cura di Linda Serra Presidente di Girl Geek Dinners Bologna, Leda Guidi Responsabile di Agenda Digitale Bologna, Frieda Brioschi Presidente di Wikimedia Italia, Emma Tracannella responsabile per Wiki Loves Monuments Italia e GGD milanese.

Nella seconda parte dell’evento si terrá un workshop a cura di Ginevra Sanvitale di Wikipedia Italia.

Il workshop partirà con una breve spiegazione del funzionamento base di Wikipedia, ovvero quali sono i principi su cui si basa, cosa significano “libera” e “collaborativa”, cosa si intende per fonte secondaria, come funziona la comunità. Dopo di questo procederemo alla modifica concreta di alcune pagine riguardanti figure femminili che contengano errori o abbiano bisogno di essere formattate, in modo da imparare i primi elementi di sintassi attraverso la loro applicazione diretta. Lo scopo è quello di mostrare attraverso la pratica come editare Wikipedia sia molto più semplice di quanto si pensi, e come anche correggere una virgola o un grassetto siano operazioni importanti per lo sviluppo e l’autorevolezza dell’enciclopedia.

Girl Geek Dinners Bologna è un’associazione di promozione sociale che opera sul territorio bolognese dal 2009. L’associazione ha come obiettivo la promozione di internet e della cultura digitale come principali driver di emancipazione femminile, democrazia e libertà.

Per informazioni:

staff@girlgeekdinnersbologna

www.girlgeekdinnersbologna.com

il tag ufficiale è #wikidonne

 

Di mamma ce n’è più di una

L’ultimo libro di Loredana Lipperini ha un titolo autoesplicativo: Di mamma ce n’è più di una.

A Bologna è stato presentato ieri ma io sto uscendo da un’influenza particolarmente pesante e purtroppo non sono potuta andare ad ascoltarla. Mi sarebbe piaciuto per molti motivi. Stimo molto Loredana e di questo libro ne abbiamo parlato un giorno di ottobre del 2011 a Ferrara.

Ci siamo scambiate pure qualche mail in proposito e le ho raccontato la mia esperienza di mamma blogger “pentita” e che si sentiva strangolata da un’etichetta che ai miei occhi, oggi, dipinge soprattutto un mondo molto granitico, un po’ fashion e tradizionalista e che ha più a che fare con il marketing che con la possibilità di portare punti di vista dialettici e variegati sulla condizione delle donne in Italia.

Senza fare di tutta l’erba un fascio e senza demonizzare il marketing (nel quale per altro anche io lavoro), credo che le grandi potenzialità di quello che poteva essere un movimento d’opinione sociale si siano un po’ ridotte a dinamiche da focus group condite da grandi aspettative professionali  riposte in 2 o 3 persone verso le quali non si può essere critiche per paura di una “epurazione” che tocca non solo un ambito potenzialmente professionale, ma anche personale, in quella cerchia allargata di “amiche” virtuali che genera la Rete e che in certi momenti della vita ci fa sentire capite, protette e sicure.

Loredana ha inserito in un capitolo del suo libro questo mio vecchio post  che oggi forse scriverei un po’ diversamente ma che sostanzialmente è ancora molto aderente a quello che penso e che ha generato eventi estremamente chiarificatori (credo di aver chiuso almeno 5  pseudo “amicizie virtuali” per quel che ha scatenato, ma forse sono anche di più e in ogni caso si trattava di rapporti evidentemente fondati su un dooping emotivo  da etichetta rassicurante).  Nel libro c’è anche un pensiero che fa parte dello spettacolo “La rivincita del calzino spaiato” e che è in un altro post/manifesto 

Quando le nostre nonne sfornavano figli come conigli, essere mamme faceva parte della vita. Ora sembra che ti abbia unto il Signore! Sembra che ti abbiano messo a parte di un segreto che puoi condividere solo con gli altri eletti, che se no ti rubano il copy.

Il libro di Loredana NON è un libro sulle mamme blogger, sia chiaro, ma un libro sul modo in cui viene percepita la maternità, l’essere madre e il ruolo sociale della mamma in Italia, di quali sono le spinte centrifughe tra mito della famiglia tradizionale, donna in carriera e mamma equilibrista.

Il libro di Loredana racconta tutte le donne, quelle che i figli li vogliono, quelle che li hanno, quelle che non li hanno, quelle che non li vogliono. Parla della relazione tra uomo e donna, di come l’essere madre sia diventato, nel tempo, status sociale per alcune, di come questo status sociale – assunto da marketing, pubblicità e comunicazione – si sia evoluto e abbia assunto precise connotazioni, in una scelta minima di etichette che non lascia spazio alla diversità della singola persona.

Parla di come il ruolo di madre sia uno dei punti critici su cui si gioca la rete femminile di aiuto e comprensione. Perché ancora troppo spesso:

Chissà come mai, ma quando si parla di donne, e soprattutto di maternità, si tende ad arrogarsi il diritto di parlare a nome delle altre.

E’ un libro che contiene tante cose. Ecco alcune che hanno colpito me, la mia sensibilità, il mio modo di essere persona. Alcune che mi hanno fatto riflettere.

Figli oggetti di consumo

Che piaccia o meno i figli sono diventati “anche” un oggetto di consumo, una delle emanazioni del “voglio averlo e lo avrò”, un rispecchiamento ulteriore dello “you” che siamo diventati

Anche i figli oggi sono “tutti intorno a te” o meglio, noi siamo tutti intorno a loro per procacciargli non benessere ma FELICITA’:

Se un tempo il sogno americano e la ricerca della felicità consistevano nel perseguire un complessivo appagamento, oggi si sono trasformati nell’idea che si debba essere felici sempre e in ogni ambito.

Ipermedicalizzazione o ipernaturalizzazione

La mia ‘impressione – leggendo il libro, ma non solo –  è che quando una coppia scopre di aspettare un bambino, cominci già ad imporsi un dualismo di modelli legato all’ambito medico/parto.  Da una parte c’è una forte spinta alla medicalizzazione avanzata della nascita, dall’altra una spinta altrettanto forte (e subdola) alla ipernaturalizzazione della stessa.  I messaggi sociali che arrivano alla futura mamma sono comunque forti e colpevolizzanti.

Il senso di colpa

Lo schivare, allontanare, gestire il senso di colpa (che torna come un mantra) è il filo rosso che accomuna ogni madre in Italia e ogni donna che non ha voluto essere madre. Il senso di colpa sembra – in certi casi – il collante che lega donne/madri in gruppo e le mette contro altre donne/madri o donne non madri.

Mamme, marketing, web

Il mommy-blogging è un fenomeno straordinario: ma insieme ai lati positivi (la solidarietà tra madri, la condivisione delle problematiche, l’aiuto reciproco) ha i suoi cuori di tenebra. Non ultimo, l’ulteriore mitizzazione della maternità. (…) Dunque, la famosa mamma imperfetta, giustamente difesa contro il modello della madre sacrificale, diventa a sua volta icona di perfezione: sei perfetta se sei imperfetta, se non puoi fare tutto ma lo fai e se ci ridi sopra su un blog…

Concludo con questa citazione che è quella su cui da tempo mi sono fermata a riflettere di più. Perché anche io ho contribuito, senza volerlo, a creare questo stereotipo e quando mi sono accorta che ero diventata un “personaggio”, nel senso più granitico del termine, mi sono sentita soffocare e sono dovuta scappare a gambe levate.

Credo che si, di mamma ce ne sia più di una e se cominciassimo a essere meno interessate al modo in cui le altre scelgono di esserlo e più interessate a conoscere le altre in quanto persone, saremmo già a cavallo. Sono certa che questo libro possa aiutare molte persone (donne e uomini) a liberarsi di questo giogo che ci imponiamo e che ci impone la società per “monetizzarci”.

Indicazioni bibliografiche

Loredana Lipperini, Di mamma ce n’è più di una, Feltrinelli, 2013

Prezzo: € 15,00

Post correlati secondo me

L’uomo Denim sulla strada

Alzi le mani chi non è mai stato fregato da un qualche navigatore satellittare [barra] online quando da un punto A si deve dirigere a un punto B.

Non ci credo, se qualcuno sta alzando la mano secondo me  mente.

Prima di tutto con se stesso. Ed è sicuramente maschio. Perché i navigatori piacciono un casino ai maschi, è evidente.

Gli uomini vanno in brodo di giuggiole quando possono farsi amico un macchinino che sputacchia fuori una voce rassicurante o sensuale e gli sciorina l’atlante stradale con tanto di segnalazione di autovelox. Noi donne invece no, stringiamo forte la cartina, quella spiegazzata che transita in auto dal 1920 e preferiamo di gran lunga VEDERE e TOCCARE con mano strade e autostrade del mondo, seguendole con il polpastrello, mentre ci concentriamo per non perdere il segno.

Da quando fu inventata la ruota la dicotomia stradale tra i generi ci ha segnato più delle mestruazioni.

Loro, i maschi, amano sentirsi autonomi, indipendenti e ipertecnologici alla guida, noi invece coltiviamo un romantico spirito di viaggiatrici e preferiamo la narrazione, quella su carta o anche quella orale.

L’uomo Denim non deve chiedere mai, la donna che viaggia invece apprezza molto “il dialogo costruttivo”. Le piace avvistare da lontano un vecchietto, una mamma con bambino, un ragazzo che fa footing e tirare giù il finestrino (e il rumore della manovella meccanica alle volte è proprio la ciliegina sulla torta) per domandare.

C’è tutto un mondo per le strade del mondo e vuoi mettere la gioia di poter guardare le facce pensose di chi si interroga su dove cavolo sia la tal strada e come farà a spiegartelo, lui che magari la percorre tutti i giorni e mica ci ha mai pensato al percorso che fa e al doverlo raccontare e ora invece è costretto a fare i conti con la propria geografia sentimentale per trasformarla in un segno sulla cartina?

C’è la volta che trovi l’indicatore simpatico e ciarliero, che alla fine ti fa un mezzo interrogatorio su dove vieni, dove vai e perché e quello serio, serio, molto compreso nel suo ruolo che coltiverà tutto il giorno un malcelato senso di colpa nei tuoi confronti (e se ho dato un’indicazione sbagliata?). C’è quello di poche parole, quello incasinato che se gli chiedi dov’è via Pincopallo ti risponde “molto, molto dritto a destra” e intanto si profonde in gesticolazioni  alla Totò.

Vuoi mettere rispetto alla vocetta sterile del macchinino o a una mappa su internet che spesso non sai da che parte la devi guardare?

Poi diciamolo, 1 volta su 2 il navigatore si sbaglia. Probabilmente è un alcolista anonimo messo su strada da un pazzo, io non lo so. Entra in crisi poverino, gira e rigira su se stesso. Succede così che l’uomo alla guida (per lo meno Tino) ha dei tentennamenti ma non vuole ammettere che la sua fede nella tecnologia sta per crollare e allora – pedissequo – segue le indicazioni di quel pazzo idiota che a un certo punto si rompe i coglioni e il più delle volte prova a farti tornare al punto di partenza. Da lì sarà più facile ricominciare tutto da capo!

Succede che io mi metta a borbottare in quei casi, sono prima dei timidi “Ma sei sicuro che stiamo andando nella direzione giusta?” per poi trasformarsi in “Io odio il navigatore, ti prego fermati che trovo un passante!” e per un po’ – nel caldo dell’abitacolo – si consuma l’eterna lotta tra techné e fantasia.

Perché, diciamolo, anche quella dell’adescamento del passante è una nobile arte: non tutti sono adeguati e con un po’ di allenamento dell’intuito si può imparare ad evitare sordomuti, stranieri, turisti più persi di noi e bambini al di sotto dei 10 anni.

Ma il maschio italico, uomo Denim per eccellenza, di rado cede. Di rado vuole ammettere che c’è proprio bisogno di un passante, che il navigatore può essere spento (se fosse per me buttato fuori dalla finestra!) e che la cosa migliore è spogliarsi del proprio ruolo geek per entrare nella vita di uno sconosciuto e invadergliela con una domanda molesta su come affrontare la sua città.

Quando l’uomo Denim è allo stremo (e tu hai un muso lungo che tocca il pavimento e gli hai già recriminato tutti i percorsi mendaci della vostra relazione), cede e ti permette di abbassare quel maledetto finestrino. Non è mai priva di sofferenze questa azione, lui fa l’indifferente ma dentro di se soffre moltissimo, mentre tu spalanchi un sorriso al passante e ti appigli a lui come fosse un ombrello sotto la tormenta.

A questo punto, tu che gli hai sfrancicato i maroni per mezz’ora affinché la smettesse di cedere alle malie tecnologiche, dovresti quanto meno ascoltare quel che insegna suddetto passante. Prendere appunti, visualizzare incroci e semafori. E invece no. Sei talmente beata dall’aver potuto domandare, dal guardare le rughe o il sorriso di chi hai davanti, dallo scoprire un accento o un dialetto, dal guardare la strada che percorre uno che ha un’altra storia dalla tua, in un posto che non conosci, che

una volta tirato su il finestrino

per fortuna che l’uomo Denim ha usato le sue antenne lunghissime per appuntarsi il percorso

se no

siete punto a capo. E tu ti incazzi pure perché è lui che guida porcaputtana, mica tu!

[Foto in licenza CC – flicrk.com – di  poplechuguita]

Dal web a Lerici

Le tesi del parroco di Lerici sul femminicidio
e la responsabilità della donna non sono farina del suo sacco, ha stampato e fatto sue affermazioni che da oltre una settimana campeggiano come editoriale di Bruno Volpe sul sito “cattolico” Pontifex.

Ho scritto un commento a quell’articolo, non appena mi è stato segnalato: non è stato pubblicato, pur non contenendo parolacce ma solo un fermo punto di vista, malgrado il sito si dica forte della libertà d’opinione.

Ho scritto anche a direcontrolaviolenza@women.it perché facendo una ricerca in rete, non sono riuscita a capire a chi segnalare questo tipo di contenuti, perché fossero valutati obiettivamente.
Trovo gravissimo che siano a disposizione di tutti online e sono convinta che la libertà di espressione individuale si debba fermare quando lede la libertà degli altri o offende gruppi di persone.

Lo hanno scritto e detto in tanti, queste affermazioni incitano alla violenza contro le persone donne e ci fanno tornare al medioevo del pensiero.

Anche perché in Italia, è utile ricordarlo, la maggior parte di delitti che vengono compiuti sulle donne, sono compiuti in casa, da partner, ex compagni, mariti.

Sapere che le affermazioni di Bruno Volpe sono indicizzate e di pubblico dominio, su un sito che – per la sua natura “cattolica” – potrebbe essere considerato autorevole, mi sconcerta parecchio.

Da una parte si potrebbe riaprire il dibattito sulla Rete e sulla sua capacità di diffusione di qualsiasi punto di vista, elemento sano in generale ma che fa riflettere quando si scontra con temi etici come questo, con prese di posizione ideologica che potrebbero ledere qualcuno o rispondono a rabbia di pancia e che possono diventare contesto fertile in cui liceizzare forme di violenza come quella sulle donne.
Dall’altra penso al fatto che queste affermazioni, all’interno di un contesto cattolico in cui il Papa stesso si permette di usare parlare dure verso unioni omosessuali e aborto, parlando di “minaccia per la pace”, in un mondo dove la minaccia alla Pace arriva principalmente dall’intolleranza e da chi pensa che la propria religione o credo giustifichino forme di violenza, siano un segnale forte che nessuno dovrebbe sottovalutare e su cui tutti dovremmo fare un atto di responsabilità. Noi laici dovremmo farlo come cittadini, i cattolici dovrebbero prendere una forte posizione.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano, di questi episodi, di questi punti di vista, le donne cattoliche illuminate, anche quelle di sinistra.

Se i Media non avessero dato eco alle ferme prese di posizione di alcune associazioni contro il parroco di Lerici, probabilmente ci sarebbe stato silenzio intorno alle parole dell’editorialista.

Un’affissione in una parrocchia rimane in qualche modo circoscritta a chi transita in quella chiesa, le parole messe in Rete hanno una forza che esce dalla contingenza del momento (tra 3 giorni i tg non ne parleranno più) e possono essere trovate in qualunque momento, da chiunque.

In questi giorni, come non mai, proprio in occasione del Natale, la chiesa e chi si fa forte del proprio cattolicesimo, mi hanno offerto la possibilità di rinnovare il mio spirito anticattolico e laico.

Come non mai sono orgogliosa di non appartenere alla chiesa cattolica. Come non mai mi chiedo, di fronte a affermazioni tanto pesanti, come si pongano i tantissimi uomini e donne intelligenti che hanno scelto di essere cattolici e che conosco anche personalmente, rispetto a atti così gravi.

Come non mai mi pongo alcuni dubbi legati al web, alla tutela delle persone rispetto ai contenuti e alla capacità di distorsione e strumentalizzazione della parola che può passare attraverso i bit.

E non ho alcuna risposta.

Un fine settimana tra Pietrasanta e Forte dei Marmi

Si è concluso un bel week end e la prima tappa di Smart Women a Pietrasanta (Lucca), nel contesto dell’iniziativa DonnaéWeb.

Siamo partite sabato mattina da Bologna. Tutte donne, direzione Forte dei Marmi. Con me c’erano le GGD Bologna (organizzatrici e ideatrici dell’evento), Lisa Ziri – startupper bolognese, Leda Guidi di Iperbole Bologna e Mikaela Bandini di Viaggi e Architettura.

Fin da subito si è rivelato un viaggio frizzante. Ho fatto ciao, ciao con la manina a Frollina e Tino e poi mi sono accomodata in auto. Ogni tanto fa proprio bene staccare da tutto e occuparsi un po’ delle proprie passioni.

Abbiamo scollinato in mezzo alla pioggia e alla nebbia e quando siamo arrivate a Firenze ci abbiamo messo un po’ per infilarci nella strada giusta: io – in preda a una crisi logorroica – stavo parlando talmente tanto che temo di averle ubriacate tutte, così ci siamo ritrovate a fare 2/3 giri su noi stesse prima di capire che Tom Tom e google maps non erano la soluzione giusta per noi.

L’analogico ha preso il potere e abbiamo usato la “smartissima” APP IBenzy, approfittando del pieno per chiedere al benzinaio che è sempre  il metodo migliore! Poi eravamo tutte donne, così non abbiamo rischiato di fare entrare in corto circuito il maschietto della situazione, come capita sempre quando viaggio con Tino che si farebbe asportare un rene prima di chiedere indicazioni ai passanti e ha una fiducia cieca e smodata nella tecnologia viaggiante.

In auto abbiamo anticipato l’open talk che ci aspettava nel pomeriggio, mischiando sapientemente gossip e riflessioni su innovazione e digitale. Una meraviglia! Al ritorno con Ladra di Caramelle  abbiamo toccato vette altissime di “sociology” televisiva (e peccato che la Barbarona non aveva ancora intervistato Silvietto monociglio, se no chissà quante ne avremmo avute da dire).

Prima di dirigerci a Pietrasanta ci siamo fermate in albergo: grazie a Best Western infatti avevamo una stanza che ci aspettava a Forte dei Marmi.

Dormire a Forte dei Marmi, per una cresciuta ai tempi di Sapore di mare ha qualcosa di mitologico: a tratti temevo di incontrare Jerry Calà per strada, a tratti mi sembrava di essere in una bolla spazio temporale.

Albergo di lusso (il mio zainetto Decathlon ed io abbiamo temuto di sentirci un po’ fuori posto ;-), contesto davvero bello, tra casette liberty e mare d’inverno. Poi mi ha fatto molto piacere provare l’offerta Love Promise for Women (di cui avevo solo letto su questo libro) che ho trovato davvero accogliente.

In pratica la stanza in cui soggiorni ha alcuni bonus supplementari che quando sei in giro per lavoro e sei donna possono essere utili, come per esempio un set di trucchi in omaggio, il phon, la piastra professionale e la possibilità di farsi una tisana in stanza.

Io ovviamente ho provato TUTTO quello che mi hanno messo a disposizione: quando mi ricapita un’occasione così?  Ladra di Caramelle e Tonia si sono pure fatte una super piastra ai capelli prima di andare all’evento, cosa che ha suscitato molto la mia invidia (mai saputa fare) e per la quale ho già prenotato i servizi di Ladra il prima possibile ;-).

Voglio ringraziare davvero questo nostro Sponsor, senza il quale non so se una parte di noi (me compresa) sarebbe riuscita a pernottare così agilmente a Pietrasanta. 

Il Musa, dove si tenevano la maggior parte degli eventi di DonnaéWeb è molto bello e a me ha fatto piacere incontrare qualche amica che non vedevo da tempo, tra cui Annalisa di Siska Editore – la casa editrice che ha pubblicato anche la mia favola – e che ho scoperto poi avere vinto il Premio.

Il nostro “laboratorio” ha coinvolto alcuni partecipanti ai vari panel in una discussione attraverso le parole chiave che legano donne e cultura digitale. E a parte che stavo per morire strangolata da me stessa (ho respirato qualcosa che ha dato fastidio alla mia allergia e ho cominciato a tossire come una tisica a cui mancano pochi giorni di vita), dell’intervento mi è piaciuto che si è tutto trasformato in una chiacchierata, che hanno portato la loro testimonianza relatrici davvero interessanti (tra cui, per esempio, la responsabile Media di GreenPeace Italia) e che sono emerse criticità (il digital divide sia tecnologico che culturale che affligge il nostro Paese), sia punti di forza delle donne nell’approccio al digitale (per me la narrazione come valore che emerge sul web e che è di tradizione fortemente femminile).

Non sono riuscita a partecipare ad altri eventi di DonnaéWeb purtroppo: 3 giorni sono impegnativi e la location ME-RA-VI-GLIO-SA di Pietrasanta è anche un po’ faticosa per chi arriva dalle principali direttrici di traffico.

In tempi di crisi, a parte come abbiamo potuto fare noi grazie a 2 sponsor che ci hanno coperto le spese ( O-one e Best Western Italia), è difficile pensare di riuscire a investire tempo e denaro per eventi come questo, bellissimi ma un po’ disagevoli sul piano degli spostamenti.

Sono stata però molto felice di esserci, per tanti motivi, ultimo ma non ultimo (che non solo di professionale siamo fatti) per quel bel cameratismo, per le chiacchiere, per la cena in compagnia, per le nuove persone conosciute.

Tante storie diverse che si sono intrecciate e che si intrecceranno di nuovo, visto che il progetto Smart Women prevede ancora alcune tappe verso sud.

Ecco alcune foto (ludiche) del fine settimana

 

La violenza sulle donne parte anche dalla comunicazione

Non servono grandi proclami se non cambia il modo di intendere la donna come oggetto. E deve cambiare anche nella comunicazione: ideologismi e prese di posizione politica rimangono e sono FUFFA. Parliamo con le persone, con il linguaggio delle persone. Perché l’istinto triviale che ci porta a commettere violenza si forma, cresce e promuove anche su questo humus fertilissimo che è la COMUNICAZIONE, ovvero la cornice di contesto con cui intendiamo il mondo.

L’ennesimo esempio di una pubblicità davvero brutta, per la quale vale la pena di scrivere allo IAP. L’azienda è la Bioexen e chi si è occupato del video (non so se anche del cartaceo) Emme Comunicazione

Foto

 

 

 

 

 

Video

Eventi

8 marzo 2017: donne e corpo, Bologna, Centro Borgo

L’8 marzo 2017 sono stata invitata a presentare il mio libro, A due passi dalla meta, al Centro Borgo di Bologna, Libreria Coop.

Ho deciso che – in occasione della giornata internazionale della donna – voglio concentrare l’incontro sulla relazione tra donne e corpo e sulla percezione che spesso ne abbiamo, falsata dalle gabbie mentali e culturali che ci costringono nei nostri e altrui pregiudizi.

  • E se un giorno scoprissimo che il nostro corpo può essere tutto quello che vogliamo e che una narrazione ironica, scanzonata, insieme alla capacità di ascoltarlo e amarlo, fanno DAVVERO la differenza? 
  • Cosa accadrebbe se ci esercitassimo ad amarlo per quello che è, prima ancora che per quello che pensiamo debba essere?
  • E se il movimento e l’attività fisica fossero l’interruttore che lo fa accendere?

Se hai voglia di approfondire la questione, ti aspetto alle 18.30 del 8 marzo.

Non a caso, ho proposto a Anna Le Rose di moderare l’incontro ed essere con me e con te. 

Per chi non la conoscesse, Anna è: 

copywriter, blogger e funambola della scrittura creativa, musicofila, curiosa irriverente, vive a Bologna, ama il cibo e lo spritz. Scrive d’amore, di cibo e di donne. Spesso le tre cose coincidono.

Mi piacerebbe partecipassi sia se sei donna che se sei uomo, perché quella del corpo è una tematica che ci tocca tutti – e molto – da vicino, specie in tempi di sovraesposizione mediatica e di condivisione fortemente focalizzata sull’immagine che produciamo di noi. 

Sarà un incontro leggero e dotato di peso, rideremo, chiacchiereremo e – se vorrai – potrai acquistare il mio libro che sarò felice di firmarti.

Mut-Azioni. Il workshop motivazionale finalmente a Roma!

L’8 marzo 2016 Mut-Azioni è uscito, per la prima volta, allo scoperto a Google Italia.

Eravamo a Milano e grazie alla collaborazione con Work Wide Women ho potuto concretizzare UN SOGNO: parlare di fallimento, fragilità, senso di inadeguatezza, non per la commiserazione collettiva ma per raccontare come tutte le emozioni che ci portano a ritenerci inopportune al cambiamento, siano in realtà un potenziale, se impariamo ad accettarle. 

Sono arrivate 80 donne, con le quali abbiamo condiviso una giornata intensa, ricca, durante la quale ci siamo esercitate per focalizzarci sul cambiamento, sui piccoli passi che ognuna di noi può fare per stare bene e valorizzarsi. 

Poi a dicembre è stata la volta della mia città: Bologna. Anche in quell’occasione, l’energia in sala è stata altissima e in quel modo solidale e franco che contraddistingue un gruppo di donne che si mette allo scoperto, abbiamo lavorato, insieme, ognuna concentrata sul proprio cambiamento personale. 

Il 10 marzo, Mut-Azioni, sempre in collaborazione con Work Wide Women, sbarca a ROMA. Il mio sogno è portare, di nuovo, tante donne in sala e – di nuovo – lavorare perché l’energia collettiva sostenga l’energia personale. 

Succederanno delle cose, lo so già e sono convinta che se anche tu vorrai esserci, proverai la stessa sensazione. 

Quello che chiami fallimento è l’esperienza che costruisce chi sei oggi e chi scegli di diventare domani. Per diventare la donna che vuoi essere, devi passare attraverso il cambiamento. Ogni giorno.

Francesca Sanzo

Dopo le fantastiche esperienze a Milano dell’ 8 marzo 2016 (guarda qui lo storify) e  del 16 dicembre a Bologna, siamo felicissime che Mut-azioni arrivA a Roma!

L’evento che s’ inserisce nella settimana della della donna,  è  nato dalla collaborazione con  Donne A Lavoro Onlus e in partnership con L’Oréal Italia, che ospiterà l’evento nella bellissima sede dell’Accademia L’Oreal. 

Se è vero che il cambiamento passa principalmente dalla nostra interiorità e dalla nostra sfera più intima, è altrettanto vero che esso si manifesta sul nostro aspetto esteriore. 

Quando siamo più sicure di noi stesse, siamo più decise anche nelle nostre scelte estetiche che influenzano l’immagine che diamo di noi a tutto tondo.

E’ importante curare il nostro benessere interiore, come quello esteriore; da questo assunto nasce questo evento e la partnership con L’Oreal Italia. L’intento condiviso è offrire un’experience a 360° che sia in grado di trasferire un know how utile ad orientarsi verso il cambiamento consapevole.

In uno dei momenti della giornata, ad affiancare Francesca Sanzo, ci sarà una consulente L’Oreal che attraverso l’utilizzo della App Style My Hair, fornirà consigli di stile e di look alle partecipanti.

Coniugare i consigli di Francesca Sanzo con i consigli di L’Oreal sarà un’ottima occasione per  proiettare noi stesse verso un cambiamento completo e radicale teso a migliorare le nostre prestazioni professionali e la nostra performance sul campo.

DOVE E QUANDO

Venerdì 10 marzo 2017  h 10-17 presso Accademia L’Oréal Roma, Piazza Mignanelli 23

 COS’È MUT-AZIONI?

Mut-azioni” è il workshop motivazionale curato da Francesca Sanzo sul cambiamento personale e professionale: 6 ore che modificheranno l’approccio alla visione di noi stesse e delle sfide quotidiane che ci poniamo e che ci giungono dall’esterno.

Come facciamo a diventare leader nel nostro lavoro e a focalizzarci sulla strategia centrandoci sul “mind power”?

Per essere efficaci, focalizzate e assertive dobbiamo infatti liberarci del peso di una narrazione negativa che facciamo a noi stesse, che ci blocca in ruoli che non ci appartengono e blocca le energie generative di idee e progetti.

Il percorso è suddiviso in 3 parti:

  • [TESTIMONIANZA]
  • [ASCOLTO]
  • [INTERAZIONE]

Ogni persona, alla fine del laboratorio, si troverà con una mappa delle parole su cui continuare a lavorare per migliorare la propria assertività e l’approccio a sé stessa e agli altri e una mappa delle piccole azioni che generano grandi risultati.

Mut-Azioni a Bologna: il cambiamento personale e professionale

sanzobologna1-2Dopo la fantastica esperienza milanese dell’8 marzo 2016, Mut-Azioni arriva a Bologna sempre insieme a Work Wide Women.

Se sei donna, senti il cambiamento come un’esigenza personale e professionale ma hai bisogno di motivazione per iniziare ad agirlo, questo workshop fa per te.

Una giornata insieme, durante la quale ti porterò la mia testimonianza, di come ho affrontato la muta e cosa ho imparato dall’agire il cambiamento che mi ha trasformato come persona e professionista.

Se pensi che sia arrivato il momento di prendere in mano la tua vita e provare a trasformarla in qualcosa che ti assomigli, se hai un progetto professionale e vuoi realizzarlo in maniera efficace, se semplicemente hai deciso di lasciarti ispirare dalla mia muta:

questo workshop fa per te!

In questo video ti racconto perché.

Fatti un regalo di Natale: il 16 dicembre mi trovi a Bologna, per un’intera giornata insieme.

Informazioni e iscrizioni su Work Wide W0men [prezzo scontato fino al 15 novembre!]

 

Storytelling e Marketing al Women Startup Weekend di Bologna

Sono tra gli speakers del primo Women Start up Weekend  italiano che si terrà a Bologna dal 13 al 15 marzo 2015.  Parlerò di storytelling e marketing, ovvero di narrazione efficace della tua idea, con qualche spunto per le iscritte all’evento.

Il titolo del mio intervento è:

Racconta la tua idea online e coinvolgi il tuo target

Se hai un’idea imprenditoriale, da sola o in team, questa potrebbe essere l’occasione giusta per aiutarla a nascere!

Qualche info sull’evento [fonte: sito ufficiale] 

Che Cos’è lo Startup Weekend Women?

E’ un’iniziativa che mira a sollecitare e supportare la nascita di nuove imprese femminili.

Chi può partecipare?

Ciascuna donna che:

  • Abbia un’idea di startup e ha bisogno di misurarsi con altre persone per validare la propria idea.
  • Abbia un’idea di startup ma non ha un team con cui svilupparla.
  • Abbia conoscenze e skills innovative e vuole metterle al servizio di un progetto di startup.
  • Sia in cerca di un team con cui sviluppare una startup
  • Abbia necessità di acquisire le principali competenze per avviare un progetto di startup
  • Voglia approfondire la conoscenza del mondo delle startup

Come si svolge lo startup weekend?

Le partecipanti trascorreranno un intero weekend all’interno di TIM #WCAP Accelerator a contatto con  startupper, mentors, coach e speaker.
Ogni partecipante presenterà la propria idea di start-up che sarà votata da tutte le partecipanti.
Di tutte le idee presentate ne saranno selezionate 10 che saranno sviluppate nel corso dei 3 giorni.Con l’aiuto di mentors e coach e guidate da consigli e suggerimenti degli speaker, le 10 idee saranno presentate domenica alla giuria di esperti che premierà i 3 progetti migliori.
I 3 progetti vincitori riceveranno premi in consulenza, libri di testo, mentoring.

Perché l’evento è a pagamento?

Startup Weekend è un evento svolto in spirito di volontariato. Sia i mentor, che i giurati e gli speaker non ricevono alcun compenso. I soldi raccolti con la vendita del biglietto e i quelli offerti dagli sponsor servono a coprire le spese vive dell’evento, i pasti, la sicurezza, la logistica, i viaggi e il soggiorno degli ospiti.

 

Portfolio