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Web e tecnologie alle elementari: intervista a Caterina Moscetti

Il web mette in circolo idee, pratiche educative, riflessioni e stimoli per la crescita e l’innovazione. Il web è entrato nella didattica di classe come strumento di conoscenza e di  condivisione, come una finestra sempre aperta sul mondo; non ha sostituito i tradizionali canali di ricerca ma li ha integrati e resi più articolati ed attuali. Continua a leggere

Contribuisci a scrivere un decalogo per l’uso di web e social media in famiglia

Il 7 e 8 maggio 2014, alle 17, sono previsti gli ultimi due incontri del Laboratorio 1 di Generazioni Internet, finalizzato a co-costruire un patto intergenerazionale per l’uso consapevole e efficace di Web attraverso Tablet e Smartphone. Continua a leggere

Tra la via Emilia e il web: alcuni corsi nei prossimi mesi

Per me, da qualche mese, è iniziato un periodo molto intenso di lavoro, specialmente per una serie di progetti di formazione e consulenza.

Condivido volentieri alcuni appuntamenti aperti a tutti a cui siete invitati ad iscrivervi e partecipare!

Generazioni Internet

Bologna: fino al 24 aprile, una volta alla settimana

Un percorso formativo gratuito (grazie al contributo di Agenda Digitale del Comune di Bologna) che si rivolge a genitori, insegnanti e adolescenti per capire come gestire al meglio i social media, i device mobili e il tempo che dedichiamo alla Rete. Per saperne di più vi invito a collegarvi al sito del progetto, nato in collaborazione con Studio Lost e ancora aperto alla partecipazione – gratuita – di tutti.  Un’occasione anche per me, per sperimentare la formazione intergenerazionale e costruire qualcosa insieme ai diretti interessati!

Diventa blogger

Cavriago: Sabato 29 marzo, 5 e 12 aprile 2014, dalle ore 10.00 alle 12.00

Ti piacerebbe diventare blogger? Hai un progetto editoriale e ti serve la spinta giusta – e un buon piano d’azione – per partire? Ti interessa l’universo blog e vuoi capirlo meglio?

Alla faccia di quelli che pensano che i blog siano morti (mentre stanno vivendo una seconda adolescenza), terrò a Cavriago di Reggio Emilia un corso, aperto a tutti,  per capire come si progetta, apre e gestisce un blog. L’iscrizione è obbligatoria qui.

Narrare un evento e una notizia online

Reggio Emilia: Sabato 3 maggio dalle 10 alle 18

L’ufficio stampa diventa sempre più “digital”: quali strumenti sono utili a promuovere e raccontare eventi e notizie? Ne parleremo durante il mio workshop Digital Refresh. Per iscrizioni contatta gli organizzatori qui.

Genitori e figli, in tandem per decidere insieme le regole per l’uso dello smartphone e dei social media

Si chiama Generazioni Internet ed è un’idea che mi cresceva nella testa da un po’.

Poi l’anno scorso è arrivato il Bando Agenda Digitale del Comune di Bologna (#agendadigitaleBo) e insieme a Studio Lost abbiamo pensato di strutturarla e proporla.

E’ accaduto che la nostra idea è piaciuta e così grazie al sostegno di #agendadigitaleBo ora possiamo realizzare il primo laboratorio!

Di cosa si tratta?

Un laboratorio per adulti e adolescenti insieme (l’idea è coinvolgere persone dello stesso nucleo familiare) per co-creare regole condivise efficaci per l’uso di web e social media attraverso computer, tablet e smartphone e farle confluire in un Decalogo per l’uso di Internet, Tablet e Smartphone in famiglia che sarà pubblicato sul sito in licenza CC e reso disponibile perché possa evolversi ed essere adattato alle esigenze delle famiglie che vorranno usarlo.

Quando?

Il laboratorio parte il 6 marzo 2014, dalle 17 alle 19. Le lezioni sono 8 e questi sono i temi:

  • Il mio profilo online (privacy, diffusione dati e foto, gestione delle relazioni) sui social media
  • Uso del web per informarsi e coltivare le proprie passioni
  • Gestione del tempo online e offline
  • Cyberbullismo e legalità
  • Laboratorio di dialogo: aspettative/desideri reciproci nell’uso del Web • Co-creiamo un manifesto di regole condivise

Quanto costa?

Grazie al sostegno di Agenda Digitale, il corso è GRATUITO con un piccolo rimborso per la distribuzione dei materiali di 20 € a persona.

Come ci si iscrive?

Ci si iscrive online qui

 

#giocodisquadra a Castelnuovo Rangone: no digital divide intergenerazionale

Grazie alla collaborazione con Modena Bimbi sabato 16 novembre porterò il mio progetto Gioco di squadra a Castelnuovo Rangone: l’incontro è aperto a tutti ma si rivolge in particolare a genitori, insegnanti e educatori per un accompagnamento consapevole a web e social media di adolescenti e pre adolescenti.

Quali sono gli obiettivi di Gioco di squadra?

La riduzione del DIGITAL DIVIDE generazionale e l’accompagnamento a un buon uso del web e dei Social Media (Facebook, Twitter, messaggistica) da parte dei ragazzi sono gli obiettivi di questo progetto.

I giovani devono entrare in Rete sapendo che hanno alle spalle una squadra affiatata e in grado di supportarli: quando un adolescente comincia a usare il web e i Social Media (Facebook, Twitter, messaggistica) in autonomia, i suoi genitori devono conoscere gli strumenti, i pericoli ma anche i VANTAGGI di un uso consapevole della Rete.

L’incontro si terrà presso la Sala delle Mura, via della Conciliazione, Castelnuovo Rangone (Mo)  dalle 9 alle 13.

E’ consigliata l’iscrizione scrivendo a eventi@modenabimbi.it

Vi aspetto!

 

Genitori e adolescenti: fare Rete insieme

Il 37,2% della popolazione italiana non si è mai connessa ad Internet. Un dato che fa riflettere se accompagnato da quello che in Europa:

gli italiani detengono la più alta frequenza di accesso (oltre il 91% accede regolarmente ogni giorno, mentre la media europea è del 79%)” e in cui le classi di età che più hanno usato internet nell’ultimo anno sono quelle comprese tra i 15 e i 19 anni.

[fonte Orizzonte Scuola da  Agcom]

Il 71% delle connessioni nel nostro paese avviene in famiglie con un minorenne.

Dati del genere sembrano indicare un trend: il divario digitale tra adulti e adolescenti è più alto che in altri Paesi ma l’uso delle tecnologie da parte di chi le ha introiettate è massiccio.

Nel mio lavoro di formatrice ho constatato un cambio di rotta, negli ultimi 2 anni: sempre più adulti vogliono capire cosa e come i propri figli usano i device (lo smartphone prima di tutto) e come stanno online. I sentimenti dei genitori nei confronti della presenza online dei figli sono contrastanti e senza mezze misure, si passa da una vera e propria paura che il web possa costituire un pericolo (prima di tutto per le frequentazioni, ma anche per il tempo che i figli passano online) a una sostanziale estraneità rispetto al fenomeno. Molti ragazzi, in particolare preadolescenti, accedono alla Rete e ai Social Network presto, con l’avvallo dei genitori e non devono seguire nessuna regola familiare per l’utilizzo degli smartphone, dei tablet e dei Social Network.

Conosco persone che hanno deciso di aiutare il proprio figlio ad aprirsi un profilo su Facebook, prima dei 13 anni, età in cui la policy della piattaforma permette l’iscrizione. Dichiarano di monitorare l’uso che il figlio fa della propria bacheca e i contatti, ma di fatto ne hanno avvallato una prima e apparentemente innocua “infrazione”, perché la data di nascita dichiarata è diversa da quella reale.

Ci sono poi i genitori che ammettono di non avere un buon rapporto con le tecnologie e in particolare con Internet, si sentono decisamente meno esperti dei propri figli e hanno deciso di lasciare loro carta bianca.

Quando, durante uno dei miei corsi, chiedo agli adulti se hanno dato regole d’uso ai ragazzi, molti si giustificano dicendo che non sapendone nulla, non si sentono adeguati a dare regole e che comunque, proprio perché l’accesso a internet è dislocato tra molti dispositivi, per lo più mobili, pensano che sia impossibile darne di efficaci.

Non sono così convinta che i nativi digitali ne sappiano più di noi in toto. Sono naturalmente predisposti ai veloci cambiamenti tecnologici e d’uso, sono propensi a provare e a sperimentare piattaforme e tecnologie molto più rapidamente, ma l’aspetto tecnologico, nell’uso della Rete c’entra solo fino a un certo punto.

Oggi il web, grazie ai Social Media, è uno strumento prevalentemente relazionale e identitario insieme.

Può diventare un’occasione creativa per i nostri figli e anche per noi, così come ugualmente può trasformarsi in un’enorme perdita di tempo.

Credo che il salto culturale che la mia generazione (e quelle prima di me) deve fare è pensare alla Rete come a uno strumento ATTIVO: non è la televisione, non basta dire che va usata con moderazione, bisogna imparare a usarla bene perché può trasformarsi in un’opportunità.

In quest’ottica, prima di invocare un uso positivo della Rete da parte dei nostri figli, dobbiamo essere noi i primi a trovare la giusta via.

Capire che il web (anche quello sociale) non è fatto solo di gattini o petizioni su Facebook, ma anche di strumenti di condivisione di saperi e messa in circolo di creatività. Imparare a discernere tra il significato di “amicizia” per come viene inteso sui social network e il significato più profondo della relazione con gli altri.

Siamo nell’era della narrazione collettiva, imparare a usare strumenti efficaci per narrare progetti, idee, professioni potrebbe essere un buon modo per appropriarci di un modo, nostro, di usare la Rete e per condividere con i nostri figli quello che impariamo, impararlo insieme e grazie a loro.

Ci sto pensando da molto tempo, credo che solo in una co-creazione di idee, progetti, contenuti tra le generazioni, si possa invertire un trend che blocca l’innovazione umana e sociale del Paese, innovazione che non passa solo dal digitale ma che non può certamente prescinderne.

L’importanza di stare accanto ai nostri figli quando usano web e social media

Da un paio d’anni mi capita spesso di tenere corsi o laboratori per genitori, insegnanti e adolescenti sull’uso consapevole della Rete e dei Social Media. Nel tempo l’interesse verso questi temi è – giustamente – aumentato. Le scuole cominciano a sentire il tic tac incessante di un “orologio biologico” che preme: la forbice tra il modello di sapere che abbiamo tramandato per generazioni e un nuovo approccio alle cose di chi cresce oggi si sta decisamente allargando.  E’ di pochi giorni fa l’ultimo rapporto OCSE  su tecnologia e scuola e ci dice che

il Piano per digitalizzare le scuole avanza troppo lentamente. Solo 6 pc ogni 100 studenti. 15 anni di gap con la Gran Bretagna

Il Gap non è solo strumentale ma anche culturale: secondo Eu Kids Online i genitori italiani sono poco consapevoli dei rischi che corrono i propri figli in rete senza una guida e regole chiare.

Siamo il popolo degli smartphone e dei tablet [10 Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione]:

I telefoni cellulari sono ormai utilizzati dall’81,8 per cento della popolazione italiana, con un numero di utenti che è cresciuto del 2,3 per cento, anche grazie agli smartphone (+10 per cento in un solo anno), la cui diffusione è passata tra il 2009 e il 2012 dal 15 per cento al 27,7 della popolazione. Il rapporto sottolinea inoltre che gli smartphone si trovano tra le mani di più della metà dei giovani (54,8 per cento), i quali utilizzano anche i tablet (13,1 per cento) più della media della popolazione (7,8 per cento).

Eppure non abbiamo ancora chiaro in che modo affiancare i nostri figli per accompagnarli a un uso consapevole (e proficuo) della Rete.

Durante gli incontri con i genitori e gli insegnanti, quello che mi preme sempre, oltre a analizzare i rischi connessi (cyberbullismo, sexting, dipendenza, ecc), è parlare di quelle che sono le opportunità offerte da un buon uso della Rete: sono convinta che se sia noi che i nostri figli riescono a  individuare obiettivi creativi, di cittadinanza, di formazione partecipata, si disinnescano molte mine.

In Rete prima ancora di navigare dobbiamo imparare a nuotare per stare a galla, convivere con un rumore di fondo spesso assordante, selezionare le informazioni e prenderci cura del nostro profilo digitale perché cresca e prosperi a lungo.  La cultura digitale, così come l’ha definita Henry Jenkins in Culture partecipative e competenze digitali, Media Education per il XXI secolo, Guerini Studio, 2010 è:

un termine che taglia trasversalmente le pratiche educative, i processi creativi, la vita di comunità e la cittadinanza democratica. Il nostro obiettivo dovrebbe essere incoraggiare i giovani a sviluppare le competenze, le conoscenze, i quadri etici e l’autostima necessari per partecipare a pieno titolo alla cultura contemporanea

Ecco allora quali sono – a grandi linee – i passaggi importanti da compiere insieme ai propri figli per gettare qualche semino e aiutarli a sviluppare queste competenze:

Profilo digitale

Da un grande potere derivano grandi responsabilità

(cit. Spiderman)

Settiamo le impostazioni di privacy dei social network che frequentiamo, monitoriamo ciclicamente la nostra presenza su Google per capire se siamo consapevoli di quello che gli altri vedono di noi, non facciamo ad altri quello che non vorremmo fosse fatto virtualmente a noi.

Condividiamo saperi

I nostri figli saranno pure degli “smanettoni” in grado di capire subito come funziona un tablet o come si imposta la suoneria dello smartphone, ma noi abbiamo un po’ di saggezza dovuta a esperienza, età e modello culturale “verticale” (siamo più abituati ad approfondire meno cose, mentre loro probabilmente hanno una capacità di saltare da una cosa all’altra 100 volte meglio della nostra). Mettiamo insieme questi ingredienti differenti per ottimizzare il nostro modo di stare in Rete. Loro possono sperimentare gli strumenti, noi possiamo coinvolgerli nello studio critico delle fonti per orientarci un po’ nel mare magnum delle informazioni online e loro veridicità.

Mettiamo delle regole

Il nostro senso di inadeguatezza tecnologica non deve sottrarci al nostro ruolo di genitori e si sa, i genitori sono anche quelli che stabiliscono le regole (di uscita, uso del telefono, uso del motorino, compiti e ANCHE uso del web).

Con l’avvento di tablet e smartphone vale poco la regola di tenere il computer in un luogo centrale e di passaggio della casa: ormai quel vecchio mastodonte serve solo a fare i compiti, non certo a gestire le relazioni online sui social media! Anche tablet e smartphone devono essere soggetti a un patto.

Tempi d’uso: Importante allora sapere che esistono sistemi di parental control per dispositivi mobili che ne consentono l’uso solo per un tempo determinato e che inibiscono certi tipi di navigazione o l’approdo a siti a pagamento, per esempio.

Accordo: Personalmente ho trovato geniale l’idea di una blogger americana che – al momento di regalare lo smartphone al figlio quindicenne – ha redatto un contratto con lui. Sono 18 regole d’uso e relative “sanzioni”

 

Io credo che questi siano alcuni semplici suggerimenti che possono davvero cambiare il nostro modo di vivere un momento fondamentale nella vita dei nostri figli, ovvero quello in cui diventeranno ANCHE dei cittadini digitali (e avverrà prima di quanto non succeda fuori dalla Rete!).

Noi possiamo rimanere in disparte o decidere di vivere con loro questo momento, aiutandoli con quello che abbiamo imparato (e il fatto che ci sentiamo poco alfabetizzati a livello digitale non è necessariamente sminuente, la Rete è prima di tutto un luogo dove esercitare le competenze acquisite nella vita).

Possiamo pensare che non ci riguardi perché ormai per noi i giochi sono fatti e preferiamo di gran lunga leggere un libro che passare il pomeriggio su facebook, oppure possiamo metterci in gioco e scoprire che anche attraverso facebook (tanto per citarne uno) possono succedere delle cose che hanno a che fare con la cittadinanza, con la possibilità di conoscere cose nuove (magari grazie alla Serendipity ) e con la nostra formazione continua, passando attraverso la condivisione.

E’ in atto un cambiamento ed è sotto gli occhi di tutti, per poter partecipare occorre conoscere e oggi per conoscere occorre anche sviluppare un buon livello di cultura digitale.

Per conoscere la mia offerta formativa, ecco il progetto Tessere la Rete con tutti i corsi per genitori, insegnanti, adolescenti e anche aziende. Contattatemi per info

Nativi digitali: il ruolo della generazione dei nati negli anni 70

Premetto che la definizione “nativi digitali” tanto quanto quella di “immigrati digitali” mi è sempre stata un po’ stretta perché presuppone una cesura generazionale che viene marcata in maniera eccessiva e che può risultare ancora più ghettizzante per gli uni e per gli altri.

Detto questo, ormai è un fatto che se si parla della relazione tra tecnologie e giovani generazioni, si parla di nativi digitali.

Come professionista che si occupa di web, mi è sempre sembrato importante collaborare al discorso e impegnarmi in prima persona sul tema dell’alfabetizzazione digitale, perché credo sia alla base di una innovazione sociale necessaria.

Immersi nella rivoluzione culturale di Internet, la forbice generazionale tra “prima” e “dopo” sembra ancora più evidente che in altri momenti storici: è cambiato il modo di pensare e vivere la realtà, stiamo costruendo nuove dimensioni in cui percepire il nostro essere e per chi ci è arrivato adulto,  l’adattamento non è sempre agile.

Per contro chi nasce oggi naturalizza un modo di guardare al mondo, di percepire se stesso e gli altri e di usare gli strumenti che è completamente diverso da quello con cui la mia generazione (i nati nel decennio 70) ha fatto i conti durante l’infanzia e l’adolescenza. I nativi digitali hanno dalla loro velocità e modelli ma proprio per questo sono spesso inconsapevoli  delle opportunità e dei rischi  della Rete.

Il gap è biunivoco ed è prima di tutto legato all’approccio con cui usiamo il mezzo (gap culturale prima che tecnologico), più che allo strumento.

Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione vera e propria.

Digito ergo sum

Noi però siamo anche stati i primi ad avere attraversato questa rivoluzione. Siamo arrivati prima del cellulare, lo abbiamo avuto da adulti, ma non eravamo abbastanza vecchi per sentirlo lontano. Ci ricordiamo di Pac Man al bar e di Frog sul vecchio Mac di papà. Siamo rimasti a bocca aperta ricevendo la prima mail e qualcuno conserva ancora pile di floppy disk o cd per riavviare il computer.

Internet e gli hyperlink ci hanno cambiato, piano piano, la vita. Eravamo all’Università e se fino all’anno prima facevamo ricerche bibliografiche percorrendo chilometri a piedi da una biblioteca all’altra, l’anno successivo usavamo gli Opac.

Siamo stati i primi ad avere un personal computer e a usarlo per lavorare.

Alcuni di noi si sono innamorati di Internet. A me è successo all’Università dove per curiosità ho frequentato un seminario di Informatica Umanistica e html. Ho deciso di sposare questo nuovo approccio al mondo (che volete – ho fatto una tesi sul doppio e la moltiplicazione dei punti di vista, potevo non rimanere affascinata da un luogo da cui potenzialmente puoi prendere infiniti percorsi attraverso un clic?) e di farne una professione.

Altri lo usano per informarsi, alcuni per fare shopping, la maggior parte per gestire la propria posta personale e professionale.

Condivido ergo sum

Poi sono arrivati i Social Network e il cambiamento si è sedimentato, perché non aveva più a che fare solo con il nostro rapporto personale con lo strumento, ma con le relazioni tra le persone. Si è sedimentato ma ha cominciato anche a marcare il passo tra un modo e un altro, una generazione e un’altra.  [Su Storify ho raccolto qualche spunto interessante dalla Rete per capire come si parla e quali sono i dati d’uso legati al tema degli adolescenti nell’uso dei Social Network].

Eppure in tutto questo percorso, chi lo ha attraversato ha dalla sua dei vantaggi che non possono essere sottovalutati e vanno usati per un dialogo proficuo con i nostri figli, per una “traduzione” che permetta al prima di connettersi con il dopo, prendendo il meglio di due modelli di pensiero, due modi di relazionarsi al mondo e alle persone.

Perché se i più giovani hanno una naturale predisposizione al multitasking, alla connessione e condivisione, noi abbiamo dalla nostra lo spirito critico necessario per un approccio consapevole alle fonti e alle relazioni, nelle mille sfumature che il virtuale appiattisce e rende ugualmente appetibili tra loro.

E’ un dovere, il nostro che dobbiamo esercitare. Specialmente se abbiamo figli (ma non solo), dobbiamo imparare a usare i mezzi, a sperimentarli con loro. Dobbiamo entrare nel gioco per capirlo. Siamo la cornice culturale all’era digitale.

Per questo motivo sto investendo molte energie nella formazione, perché credo che sia l’unico modo per rendere davvero efficace quello che ho imparato in questi 14 anni di web (credo di avere avviato il primo browser nel 1998 o poco prima). Per questo motivo bisogna puntare su genitori e insegnanti, perché è rendendo meno inadeguati coloro che si occupano dell’educazione delle generazioni più giovani che possiamo innescare un cambiamento condiviso che sia anche innovazione sociale. Ecco perché il nome del mio corso: Gioco di squadra. Perché si, sono convinta che per fare rete, serva un buon gioco di squadra tra le generazioni.

Ne ho parlato anche con Radio Città del Capo e Coop Voli di Bologna che insieme stanno avviando un interessante progetto sulla cittadinanza digitale dei più giovani che si chiama Stati generali per i nativi digitali.

Ecco l’intervista che mi hanno fatta e che è stata proiettata il 30.10.12 a Smart City Exhibition

Per saperne di più sui miei corsi: il progetto Tessere la Rete

[foto in copertina scattata e ritoccata da mia figlia con l’Ipad all’età di 5 anni]

Portfolio

Eventi

Coaching & Digital: individuare e comunicare vision e storytelling [focus digital sul #blogging]

A CHI SI RIVOLGE IL CORSO? 

  • Professionisti della comunicazione
  • Imprenditori
  • Commercianti
  • Formatori
  • Startupper
  • Consulenti

 PERCHE’ PARTECIPARE?

  • Desideri definire meglio la tua vision professionale?
  • Vuoi capire come la narrazione ti può essere utile per individuare obiettivi professionali di breve e medio periodo che rendano il tuo lavoro efficace e ti aiutino a focalizzare meglio i passi da compiere per il raggiungimento del risultato?
  • Stai progettando il tuo blog professionale e non sai da che parte iniziare per fare in modo che si trasformi in uno strumento in grado di darti autorevolezza e allo stesso tempo incrementare il tuo business?
  • Vuoi capire come gestire al meglio la tua narrazione online tra personale e professionale?

Se ti interessa approfondire tutti questi aspetti Coaching & Digital Prof è il percorso che fa per te.

OBIETTIVI

  • L’attività del processo di Coaching: dalla riflessione al piano di azione.
  • Come sostenere la definizione e la formazione degli Obiettivi professionali, la Vision e la Mission attraverso la tua Storia.
  • L’analisi del potenziale e nel cambiamento organizzativo: il   reinquadramento e la creatività.
  • “Raccontami una Storia”: il sensorialmente basato nel processo di Marketing, l’empowerment nell’uso della metafora.
  • Vision e storytelling come elementi per individuare la propria strategia di narrazione online

CONTENUTI

  • Il Milton Model: le Storie sono importanti e soprattutto costruiscono ponti di Comunicazione.
  • La capacità della gestione delle emozioni nel saper raccontare la Storia.
  • La Comunicazione Efficace: come costruire l’identità professionale.
  • La creazione di processi di motivazione e di committment nell’Organizzazione, attraverso la produzione della propria Immagine.
  • Il business model come strumento di comunicazione digitale
  • L’ascolto per imparare a narrarsi online
  • Nominare le proprie competenze in maniera efficace
  • Narrazioni nomadi digitali
  • Lo storytelling attraverso un blog professionale
  • BLOG PROFESSIONALE: obiettivi, contenuti, coinvolgimento, struttura di un post efficace
  • Cases Histories e esercitazioni pratiche

METODOLOGIA

 Edizione I: 8 h, sabato 21 febbraio 2015, dalle 9 alle 18

COSTI

Il costo della giornata è di 290 € + IVA [sono compresi pranzo e coffee break], i primi 5 iscritti hanno diritto a uno sconto e il costo sarà di 275 € + IVA.

NUMERO MASSIMO PARTECIPANTI

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Invia una mail a coachdigit@gmail.com per confermare la tua iscrizione entro il 31/1.

Per completare la tua iscrizione dal 01 Febbraio ti contatteremo via mail, per fornirti le informazioni necessarie per la modalità di pagamento, tramite bonifico bancario.