Articoli

Il valore non percepito nell’economia della conoscenza digitale

Sei blogger diciamo da 9 anni.

Non vuole dire niente: aprirsi un blog è molto più facile ed economico che cambiare pettinatura quindi potenzialmente possiamo essere tutti blogger.

Sei blogger diciamo da 9 anni, lavori nel web diciamo da 12 anni, hai una laurea diciamo in Lettere Moderne e un Master diciamo in Comunicazione e Informatica. Continua a leggere

Social Network: dipendenza, disintossicazione, giusto mezzo

Ieri ho letto questa bellissima intervista ad Alex Giordano che riflette criticamente sulla Social Innovation e sul suo rapporto con i Social Network, reduce da una “disintossicazione” di 3 mesi e mi sono messa a pensare al rapporto che ciascuno di noi ha con Facebook, Twitter e tutti i canali di condivisione digitale che oggi fanno parte del nostro quotidiano. Un’affermazione di Alex continua a martellarmi nella testa:

Tra tanta enfasi della socialità in realtà quello che ci piace celebrare sono solo “ipotesi di relazione”. Stiamo preferendo la pornografia alla sensualità, in un’orgia evolutiva al ribasso: abbiamo tecnologiche e strumenti che utilizziamo per scimmiottare quello che già esiste, per far peggio quello che altri strumenti anche primitivi facevano già piuttosto che metterci tutti a studiare come questi strumenti possano migliorare la nostra condizione umana”.

Continua a leggere

Contribuisci a scrivere un decalogo per l’uso di web e social media in famiglia

Il 7 e 8 maggio 2014, alle 17, sono previsti gli ultimi due incontri del Laboratorio 1 di Generazioni Internet, finalizzato a co-costruire un patto intergenerazionale per l’uso consapevole e efficace di Web attraverso Tablet e Smartphone. Continua a leggere

Cari genitori, la cultura digitale ci riguarda tutti!

In questo periodo sto girando molto per scuole, con i miei progetti dedicati alla diffusione tra ragazzi, genitori e professori di consapevolezza nell’uso dei Social Media e cultura digitale.

Alcune note

I ragazzi sono molto interessati all’argomento, fanno domande, partecipano al dibattito (la mia non è una lezione convenzionale, penso che sia FONDAMENTALE che siano proprio loro ad arrivare alle risposte, quelle che più si confanno alla loro sensibilità).

Parliamo di cultura digitale, ma parliamo soprattutto di empatia: credo infatti che l’empatia sia il cuore della consapevolezza nella gestione delle relazioni online.

“Mettersi nelle braghe degli altri” è il mio invito agli adolescenti: dietro a un avatar, a una foto, a una carta d’identità digitale, si cela l'”altro”, un essere umano pulsante di emozioni e vita.

Gli insegnanti cominciano a essere davvero interessati al tema, hanno bisogno di fare il punto su una serie di fenomeni che faticano a comprendere e codificare (cyberbullismo, gestione della socialità online, uso di device mobili da parte dei loro studenti) e il mio invito è quello di smettere di parlare di “nuovi media” perché di “nuovo” non c’è più niente e questa etichetta contiene un rischio, ovvero credere che rappresentino un futuro che può anche non riguardarci, mentre sono il presente di tutti.

I genitori rappresentano – per quello che vedo – un capitolo a parte. A fronte di un ristretto gruppo di persone fortemente interessate al tema, per capire come regolarsi con i figli adolescenti, aperti alla messa in discussione o anche semplicemente spaventati ma comunque desiderosi di imparare, la maggioranza di noi crede che quello della cultura digitale non sia un tema abbastanza importante.

O almeno questo posso desumere dal ristretto numero di persone che partecipano, per lo più, ai miei incontri.

Ecco allora un invito, che si rivolge specialmente a questa categoria:

Se sei genitore e vivi a Bologna

vieni il 10 aprile 2014 in Urban Center, alle 17, per l’incontro dedicato a cyberbullismo e legalità online, con Letizia Atti, previsto dal programma Generazioni Internet.

L’incontro è gratuito, grazie al finanziamento del Comune di Bologna.

E secondo me può essere una occasione importante.

 

 

 

Tra la via Emilia e il web: alcuni corsi nei prossimi mesi

Per me, da qualche mese, è iniziato un periodo molto intenso di lavoro, specialmente per una serie di progetti di formazione e consulenza.

Condivido volentieri alcuni appuntamenti aperti a tutti a cui siete invitati ad iscrivervi e partecipare!

Generazioni Internet

Bologna: fino al 24 aprile, una volta alla settimana

Un percorso formativo gratuito (grazie al contributo di Agenda Digitale del Comune di Bologna) che si rivolge a genitori, insegnanti e adolescenti per capire come gestire al meglio i social media, i device mobili e il tempo che dedichiamo alla Rete. Per saperne di più vi invito a collegarvi al sito del progetto, nato in collaborazione con Studio Lost e ancora aperto alla partecipazione – gratuita – di tutti.  Un’occasione anche per me, per sperimentare la formazione intergenerazionale e costruire qualcosa insieme ai diretti interessati!

Diventa blogger

Cavriago: Sabato 29 marzo, 5 e 12 aprile 2014, dalle ore 10.00 alle 12.00

Ti piacerebbe diventare blogger? Hai un progetto editoriale e ti serve la spinta giusta – e un buon piano d’azione – per partire? Ti interessa l’universo blog e vuoi capirlo meglio?

Alla faccia di quelli che pensano che i blog siano morti (mentre stanno vivendo una seconda adolescenza), terrò a Cavriago di Reggio Emilia un corso, aperto a tutti,  per capire come si progetta, apre e gestisce un blog. L’iscrizione è obbligatoria qui.

Narrare un evento e una notizia online

Reggio Emilia: Sabato 3 maggio dalle 10 alle 18

L’ufficio stampa diventa sempre più “digital”: quali strumenti sono utili a promuovere e raccontare eventi e notizie? Ne parleremo durante il mio workshop Digital Refresh. Per iscrizioni contatta gli organizzatori qui.

Generazioni Internet: un corso gratuito per genitori, insegnanti, formatori e adolescenti.

Il 6 marzo 2014 parte il laboratorio 1 di Generazioni Internet, dedicato alla co-costruzione di un Decalogo per l’uso di Internet, tablet e smartphone in famiglia. Il corso è gratuito grazie al sostegno di Agenda Digitale del Comune di Bologna e nasce da una mia idea, in collaborazione con Studio Lost.

Il laboratorio si terrà in Urban Center, Sala Borsa di Bologna.

Le date degli 8 incontri le trovate tutte nella pagina dedicata.

Il laboratorio si rivolge alle famiglie (adulti e adolescenti), agli insegnanti e agli educatori.

Ecco le risposte a molte domande che ci sono arrivate.

Bisogna venire a tutti gli incontri?

Ci rendiamo conto che non tutti potranno partecipare agli 8 incontri e dunque abbiamo pensato ad appuntamenti monografici, alla fine dei quali raccoglieremo gli spunti dei partecipanti per la stesura del decalogo. Speriamo nella continuità, perché pensiamo che il percorso sia più efficace se completo, ma siamo genitori anche noi e sappiamo come sia difficile conciliare impegni diversi, personali e dei nostri figli 😉

I genitori possono darsi il cambio?

Assolutamente si. Anzi, in un’ottica di condivisione in famiglia di queste informazioni, potrebbe essere un’opportunità per attivare una discussione positiva anche dopo il corso.

E se non sono genitore posso venire?

Certo! Potresti essere un educatore e avere voglia di partecipare al dibattito sull’uso consapevole del web e social media da parte degli adolescenti e contemporaneamente volere migliorare la tua cultura digitale.

I 20 € per i materiali vanno versati a persona?

I 20 € vanno versati a famiglia: se siete in 3 e volete 1 sola copia dei materiali cartacei finali, vi basta versare 20 €.  Se non vi interessano i materiali non siete obbligati a versare nulla. 

Perché partecipare a un corso del genere?

  • (Adulto) Per sentirti più vicino ai tuoi figli quando iniziano a usare attivamente il web;
  • (Adolescente) Per fare capire ai tuoi genitori che usi responsabilmente il web e il tuo telefono;
  • Per conoscere meglio le opportunità offerte dalla Rete: non solo conversazione ma anche creatività e auto formazione a tutte  le età;
  • Per contribuire a stilare una serie di suggerimenti che potrebbero essere utili ad altre famiglie come la tua e che diventeranno un progetto in progress che continuerà a nutristi delle idee nate in Rete, grazie a un wiki sui cui quello che faremo durante il laboratorio verrà messo a disposizione per essere incrementato e modificato online.

Le iscrizioni sono ancora aperte. 

#giocodisquadra a Castelnuovo Rangone: no digital divide intergenerazionale

Grazie alla collaborazione con Modena Bimbi sabato 16 novembre porterò il mio progetto Gioco di squadra a Castelnuovo Rangone: l’incontro è aperto a tutti ma si rivolge in particolare a genitori, insegnanti e educatori per un accompagnamento consapevole a web e social media di adolescenti e pre adolescenti.

Quali sono gli obiettivi di Gioco di squadra?

La riduzione del DIGITAL DIVIDE generazionale e l’accompagnamento a un buon uso del web e dei Social Media (Facebook, Twitter, messaggistica) da parte dei ragazzi sono gli obiettivi di questo progetto.

I giovani devono entrare in Rete sapendo che hanno alle spalle una squadra affiatata e in grado di supportarli: quando un adolescente comincia a usare il web e i Social Media (Facebook, Twitter, messaggistica) in autonomia, i suoi genitori devono conoscere gli strumenti, i pericoli ma anche i VANTAGGI di un uso consapevole della Rete.

L’incontro si terrà presso la Sala delle Mura, via della Conciliazione, Castelnuovo Rangone (Mo)  dalle 9 alle 13.

E’ consigliata l’iscrizione scrivendo a eventi@modenabimbi.it

Vi aspetto!

 

Di digitale: qualche evento e un libro

Oggi pomeriggio, con le amiche GGD Bologna saremo in Sala Borsa a Bologna dove ascolteremo il prezioso intervento di Betsy Hoover che è stata la consulente digital di Barak Obama durante le ultime elezioni. L’incontro, aperto a tutti, si terrà alle 17.30.

Prima, dalle 15, verranno presentati i progetti che hanno ottenuto il finanziamento da parte dell’Agenda Digitale di Bologna e sono felice di dire che ce ne è uno anche mio, in collaborazione con Studio Lost e che riguarda genitori, figli e cultura digitale. Non dico ancora niente per non svelare la sorpresa, ma sappiate che a breve, a Bologna, partirà un corso dedicato alle famiglie che vogliono stare bene in rete con i propri figli.

Venerdì 27 settembre vado a Modena e partecipo al convegno “Donne, lavoro, corpo e relazioni” a Modena, dalle 17.30, in Consiglio comunale, nella splendida Piazza Grande. Del convegno mi interessano molto le testimonianze di chi ha usato il digitale per crearsi una professione e professionalità e delle tante donne che in tempo di crisi riescono a mettersi in gioco in maniera innovativa. Io parlerò della mia esperienza e della community Ufficio in casa.

Sabato 28 settembre sarò invece a Bologna Water Design (il fuori Salone del Cersaie) per un piccolo intervento su come si racconta un evento con i Social Media, alle 17.30. Il programma di questa iniziativa è molto ricco e se ne avete voglia, è già in corso la mostra #Bolognawater ideata da Face Creative Link e che ho aiutato a sostenere. Si tratta di una mostra di foto raccolte grazie all’omonimo contest online dedicato a Bologna e all’acqua. Il posto è l’ex maternità di via d’Azeglio, una location suggestiva, restituita alla città dopo anni di chiusura. Andateci se vi capita, è bella! Se volete passare sabato, fatemi un fischio.

Se vi fidate di me e avete voglia di partecipare a due corsi su come usare al meglio i social network per trovare lavoro e per promuovere la vostra professionalità, il 16 e 25 ottobre, terrò due giornate di formazione grazie alla collaborazione con Plan Formazione. Sono a pagamento, ci sono ancora alcuni posti e c’è lo sconto per chi porta qualcun altro. Ecco le schede per iscrizione:

Se siete genitori invece e avete voglia di saperne di più su come accompagnare i vostri figli nell’uso dei social media e gestione del proprio profilo digitale, il 3 e 10 ottobre sarò alla Casa della Conoscenza a Casalecchio di Reno (Bo) con il percorso “Gioco di squadra”. Per info e iscrizioni qui.

Se avete voglia di leggere un ottimo libro (a me è piaciuto tanto!) sul digitale, una visione multidisciplinare e disincantata del nostro rapporto con le tecnologie, consiglio Il lato oscuro del digitale di Andrea Granelli.

Genitori e adolescenti: fare Rete insieme

Il 37,2% della popolazione italiana non si è mai connessa ad Internet. Un dato che fa riflettere se accompagnato da quello che in Europa:

gli italiani detengono la più alta frequenza di accesso (oltre il 91% accede regolarmente ogni giorno, mentre la media europea è del 79%)” e in cui le classi di età che più hanno usato internet nell’ultimo anno sono quelle comprese tra i 15 e i 19 anni.

[fonte Orizzonte Scuola da  Agcom]

Il 71% delle connessioni nel nostro paese avviene in famiglie con un minorenne.

Dati del genere sembrano indicare un trend: il divario digitale tra adulti e adolescenti è più alto che in altri Paesi ma l’uso delle tecnologie da parte di chi le ha introiettate è massiccio.

Nel mio lavoro di formatrice ho constatato un cambio di rotta, negli ultimi 2 anni: sempre più adulti vogliono capire cosa e come i propri figli usano i device (lo smartphone prima di tutto) e come stanno online. I sentimenti dei genitori nei confronti della presenza online dei figli sono contrastanti e senza mezze misure, si passa da una vera e propria paura che il web possa costituire un pericolo (prima di tutto per le frequentazioni, ma anche per il tempo che i figli passano online) a una sostanziale estraneità rispetto al fenomeno. Molti ragazzi, in particolare preadolescenti, accedono alla Rete e ai Social Network presto, con l’avvallo dei genitori e non devono seguire nessuna regola familiare per l’utilizzo degli smartphone, dei tablet e dei Social Network.

Conosco persone che hanno deciso di aiutare il proprio figlio ad aprirsi un profilo su Facebook, prima dei 13 anni, età in cui la policy della piattaforma permette l’iscrizione. Dichiarano di monitorare l’uso che il figlio fa della propria bacheca e i contatti, ma di fatto ne hanno avvallato una prima e apparentemente innocua “infrazione”, perché la data di nascita dichiarata è diversa da quella reale.

Ci sono poi i genitori che ammettono di non avere un buon rapporto con le tecnologie e in particolare con Internet, si sentono decisamente meno esperti dei propri figli e hanno deciso di lasciare loro carta bianca.

Quando, durante uno dei miei corsi, chiedo agli adulti se hanno dato regole d’uso ai ragazzi, molti si giustificano dicendo che non sapendone nulla, non si sentono adeguati a dare regole e che comunque, proprio perché l’accesso a internet è dislocato tra molti dispositivi, per lo più mobili, pensano che sia impossibile darne di efficaci.

Non sono così convinta che i nativi digitali ne sappiano più di noi in toto. Sono naturalmente predisposti ai veloci cambiamenti tecnologici e d’uso, sono propensi a provare e a sperimentare piattaforme e tecnologie molto più rapidamente, ma l’aspetto tecnologico, nell’uso della Rete c’entra solo fino a un certo punto.

Oggi il web, grazie ai Social Media, è uno strumento prevalentemente relazionale e identitario insieme.

Può diventare un’occasione creativa per i nostri figli e anche per noi, così come ugualmente può trasformarsi in un’enorme perdita di tempo.

Credo che il salto culturale che la mia generazione (e quelle prima di me) deve fare è pensare alla Rete come a uno strumento ATTIVO: non è la televisione, non basta dire che va usata con moderazione, bisogna imparare a usarla bene perché può trasformarsi in un’opportunità.

In quest’ottica, prima di invocare un uso positivo della Rete da parte dei nostri figli, dobbiamo essere noi i primi a trovare la giusta via.

Capire che il web (anche quello sociale) non è fatto solo di gattini o petizioni su Facebook, ma anche di strumenti di condivisione di saperi e messa in circolo di creatività. Imparare a discernere tra il significato di “amicizia” per come viene inteso sui social network e il significato più profondo della relazione con gli altri.

Siamo nell’era della narrazione collettiva, imparare a usare strumenti efficaci per narrare progetti, idee, professioni potrebbe essere un buon modo per appropriarci di un modo, nostro, di usare la Rete e per condividere con i nostri figli quello che impariamo, impararlo insieme e grazie a loro.

Ci sto pensando da molto tempo, credo che solo in una co-creazione di idee, progetti, contenuti tra le generazioni, si possa invertire un trend che blocca l’innovazione umana e sociale del Paese, innovazione che non passa solo dal digitale ma che non può certamente prescinderne.

Cultura digitale e senso dell’Altro: ricetta per una buona vita online

Ultimamente si fa un gran parlare di “regolamentazione del web” contro l’aggressività dilagante e l’incapacità diffusa di gestire una conversazione online (specialmente con politici o Opinion Leader) basata sul dialogo costruttivo e non sulla critica fine a se stessa che spesso sfocia nell’offesa. Concordo con Arianna Ciccone quando – su Valigia Blu – dice che quello di cui c’è più bisogno è la diffusione della cultura digitale.

Aggiungo che la cultura digitale deve essere accompagnata da una percezione dell’Altro che per tanti motivi va sempre più sfumando. C’entra di sicuro anche la Rete che viene spesso usata come un enorme megafono di tutto quello che ci passa per la testa e che molto meno viene percepita come un luogo di confronto.

L’autoreferenzialità in cui tutti siamo caduti almeno una volta è una medaglia a 2 facce: la creazione di contenuti online è ormai alla portata di tutti (e con tutti ovviamente intendo coloro che possono e hanno i mezzi per avere una connessione ad Internet) e ha di fatto abbattuto il muro tra chi produce e chi fruisce di una notizia, un testo, un video. Questo è il lato bello.

L’aspetto negativo di questa facilità di pubblicazione è che possiamo dire TUTTO ciò che ci passa per la testa, mettere nero su bianco frustrazioni, entusiasmi, punti di vista assoluti e non sempre teniamo conto di chi non la pensa come noi o – quando lo facciamo – è per alzare la voce un po’ di più.

Il fatto di avere uno schermo che ci separa dagli altri spesso non agevola la capacità critica e se siamo abituati a passare molto tempo online – magari nella solitudine della nostra stanza – il meccanismo a un certo punto si inceppa e l’opportunità di conoscenza che ci offre il web diventa minoritaria rispetto alla sua capacità di fare da cassa di risonanza ai nostri malumori.

La cultura digitale che deve essere intesa come capacità di cogliere il meglio di ciò che ci offre la Rete, acuendo il nostro spirito critico e la nostra curiosità e non il nostro egocentrismo.

Ma in che modo si avvia questo processo, specialmente nei giovani che tanto tempo passano online?

La rete non è (o non è più) un luogo altro dalla nostra vita “reale”: potenzia le nostre relazioni e le nostre fonti ma chi tesse reti sociali o impara cose nuove siamo sempre noi, non un concettuale Avatar che non ha nulla a che fare con il web.

Siamo noi che scriviamo, siamo noi che commentiamo, siamo noi che esprimiamo pareri sulle cose, siamo noi che possiamo scegliere di imparare dagli altri.

Siamo noi che dobbiamo prenderci la responsabilità di ciò che diciamo, di come lo diciamo e dell’effetto e conseguenze che avrà.

Proprio per questo motivo è fondamentale che questa benedetta cultura digitale si diffonda. Senza cultura digitale non ha senso parlare di digitalizzazione delle P.A. . Senza cultura digitale le generazioni più giovani si troveranno a possedere mezzi che non sanno utilizzare  se non come megafono, per l’appunto e i loro genitori e insegnanti continueranno a sentirsi inadeguati di fronte alle opportunità offerte dalla Rete, guardando solo a quello che spaventa.

Succederà lo stesso anche ai nostri politici o ai giornalisti che parlano di Web, si iscrivono ai social network ma non hanno sempre la chiara percezione che stanno usando un mezzo orizzontale e aperto.

Senza cultura digitale molte persone si vedranno sfumare lavoro. Non solo perché ciò che fanno inconsapevolmente online potrebbe tagliare le gambe alla propria reputazione pubblica, ma anche perché non sapranno cogliere strumenti efficaci, sostenibili e in grado di produrre innovazione professionale.

Sono fermamente convinta che la diffusione della cultura digitale sia il motore di innovazione personale di cui in molti abbiamo bisogno: penso alle donne – soggetto particolarmente debole sul Mercato del lavoro – per esempio.

Se tutte coloro che sono professionalmente in sofferenza si sedessero a tavolino e pensassero alla propria idea, quella che ognuno di noi coltiva e sembra spesso irrealizzabile e partissero con il provare a darle una forma online, si accorgerebbero quanto è tutto sommato semplice mettere in gioco la propria professionalità sul web se c’è una solida e consapevole cultura digitale.

Non servono restrizioni e non c’è bisogno di essere coercitivi con il web: dobbiamo cominciare a usarlo bene e a prenderci, ogni momento, la piena responsabilità di quello che ne facciamo e di come ci relazioniamo agli altri anche in questo luogo.

Ricordandoci che tessere reti sane è l’unico modo per vivere bene. Sia online che offline.

[Credit photo: http://bit.ly/11Cpl7m]

Elementi di portfolio