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Mind decluttering: per uscire dalla sedentarietà e creare

Ho imparato che questi sono i mesi per svuotare e mettere in ordine la mente, anche grazie al movimento. Contro la sedentarietà fisica e mentale allora, un video corso su Work Wide Women della serie “Mut-Azioni”. Qui ti spiego perché!

Sedentarietà fisica e mentale

In estate il cervello è affaticato e l’obiettivo sembra essere solo quello delle vacanze: ho fatto così per anni, costringendomi alla sedentarietà mentale e fisica, anche nella mia vita di freelance. Continua a leggere

Tutto fa sport: movimento e vita quotidiana

Da un po’ di tempo sono sempre in giro per lavoro: treni, sveglie all’alba, corsi in giro per la città e oltre. Mi chiedete come faccio, se riesco a continuare a praticare sport regolarmente anche con questa vita quotidiana, così oggi ho deciso di raccontarvelo.

Prima di tutto: TANTA CALMA.

Ho avuto un periodo intenso, in cui nella stessa settimana sono passata da 4 città diverse e ho dovuto tenere 2 corsi impegnativi, il che significa anche prepararsi per.

Ora, quando si devono sostenere impegni di lavoro e questi impegni si accumulano (e se sei un consulente capita SEMPRE che ogni tanto si accumulino) bisogna scomporre le dead line, guardarle una per volta e non farsi prendere dal panico, se no si finisce per stancarsi il doppio, per produrre la metà e per dormire un terzo, che non fa mai bene se devi rimanere concentrata.

In periodi come questo capita che a persone come me, abituate ad avere un appuntamento con la piscina due volte alla settimana (impegno fisso poiché frequento un corso serale) e a correre nel tempo libero (quale? dove?), possa venire un po’ di ansia anche per quello che – pensano – non riusciranno a fare per stare fisicamente bene.

Ecco: TANTA CALMA e MOLTA LUCIDITÁ anche per quanto riguarda lo sport.

Prima di tutto, il segreto sta nel trasformare ogni spostamento previsto in un’occasione per fare un po’ di movimento: io per esempio ho scelto la bicicletta come mezzo di locomozione e posso assicurare che i 20 minuti per andare da casa alla stazione sono un’ottima opportunità per sciogliere i muscoli. E se al rientro, quando sai che potrai poi tirare via il sudore, aumenti il passo, ecco che il leggero movimento potrebbe trasformarsi anche in un po’ di sport e sciogliere la tensione di una giornata sedentaria.

Io mi sveglio di media alle 6 del mattino, faccio un’abbondante colazione, mi lavo e poi inforco la bici per andare alla stazione dei treni. É freddo e mi copro bene e devo dire che all’arrivo al parcheggio, mi sono svegliata che è una meraviglia.

Quando mi ricordo, porto sempre con me qualche spuntino energetico perché so che verso le 10 vorrei mangiare un toro e non dimentico mai di bere almeno 1 litro e mezzo di acqua al giorno: mi mantiene sgonfia, mi fa sentire energetica e digerisco meglio.

Se non mi ricordo lo spuntino e mi viene tanta fame, lo ammetto, prendo una brioche al bar: SENTIRE LA FAME è diverso che farsi prendere dalla pigra golosità di certi momenti, sapere distinguere le due cose è fondamentale per non arrivare a pranzo con un cratere al posto dello stomaco.

Di solito faccio in media 1 ora di treno, sia che vada a Milano che a Ravenna. Quando scendo, a seconda della destinazione definitiva, scelgo se andare a piedi o con i mezzi, ma anche quando a Milano la mia meta è irraggiungibile a piedi, cerco sempre di scendere una fermata prima dalla metro per camminare un po’.

A pranzo mi alzo sempre dalla sedia e mi faccio una piccola passeggiata digestiva: cerco di evitare i carboidrati complessi (pasta, piada, ecc) perché se no verso le 16 comincio a sentire un tamburo al posto della pancia e di solito le energie calano in fretta e cammino non solo per fare un po’ di moto, ma anche per guardarmi intorno, raccogliere qualche storia nell’aria e annusare città che non sono le mie.

I 2 giorni che vado a nuoto sono spesso a Ravenna per lavoro. Al mattino carico la borsa con il cambio in bici, ci infilo dentro anche la gavetta del pranzo e vado. Il treno arriva in stazione alle 19.10 e alle 19.30 devo essere in vasca. I km che separano la piscina dalla stazione sono circa 4 e io li percorro in bicicletta a gran velocità. Tutta salita, spesso una gran fatica, ma arrivo in vasca già calda e mi alleno nel caso da grande voglia fare il triathlon 😉

Nuotare poi sciacqua via la stanchezza della giornata e mi fa sempre piacere incontrare i miei compagni di corso, con i quali si parla di argomenti diversi dal lavoro. Arrivo a casa stanca ma contenta.

Durante il fine settimana vado a correre: cascasse il mondo, qualunque impegno io abbia, faccio almeno 2 ore di corsa (una al giorno). Se mi è concesso un week end senza presentazioni di libro o corsi, in cui posso godermi la mia famiglia, mi sveglio presto per non togliere tempo a loro e vado a farmi la mia corsa.

Anche se piove. Sebbene faccia freddo.

Non ho sempre voglia, ma mi sforzo: so che quando rientrerò, starò davvero bene e nel momento in cui la pigrizia mi tenta, sposto il pensiero al dopo, resisto e vado.

Poi finisce che non solo dopo sto meglio, ma nel frattempo mi diverto!

Perché l’altro segreto, per fare sport regolarmente, è questo: godersi ogni momento in cui lo fai, imparare ad ascoltare i muscoli e a guardarti intorno. Se lo sport equivale anche per te all’aria aperta, è veramente bello osservare le stagioni che cambiano, la temperatura che cala da una settimana all’altra e il cielo che ha colori diversi a seconda del momento dell’anno. E se corri da poco ti confido il mio piccolo momento di godimento: a un certo punto, dopo che ho corso circa 5 km e sono calda ma non ancora stanca, io aspetto di essere da sola e poi spalanco le braccia e mentre corro, imito gli uccelli, pratico i miei 3 minuti di volo libero, ridendo come una pazza e correndo velocissima.

Prova: ti assicuro che è qualcosa che vale davvero la pena! Poi, se come me, sei calato tanti chili, quello lì è il momento esatto in cui ti ricordi della tua leggerezza e non dai per scontato il fatto di potere “volare”.

Se per lavoro mi sposto a Bologna, cerco di non spaventarmi dalle lunghe distanze: la bicicletta è comunque un ottimo mezzo e basta prendersi il tempo a sufficienza per raggiungere la meta! E se temi che la bici ti porti a destinazione troppo sudato, ricorda di vestirti adeguatamente, senza esagerare  e opta per l’abbigliamento a cipolla (metti e togli).

Se gli spostamenti in città lo consentono, io vado spesso anche a piedi. Passeggiare è un’altra di quelle cose che non solo fanno benissimo al corpo, ma che ti consentono di avere un po’ di tempo per guardarti intorno, farti venire idee e rilassarti. E durante il percorso, puoi anche entrare in un bar carino sempre diverso e prendere un caffè: i bar, al mattino, sono uno dei posti migliori dove ascoltare storie e riappropriarsi di un senso di umanità collettiva.

E poi io sono stata “furba”: ho scelto attività fisiche che si possono fare ovunque, come correre e camminare. Se sto via per 2 giorni, mi porto dietro le scarpe da corsa e un parco dove fare qualche chilometro si trova quasi ovunque! 

Nell’ultimo mese, malgrado io stia mangiando parecchio perché ho SEMPRE fame, ho perso un chilo e credo dipenda perché mi muovo moltissimo: non sempre e solo per piacere, ma anche per lavoro, ma cerco di prendere tutto il positivo che ne viene.

Ho avuto giorni in cui l’ansia ha preso il sopravvento, non solo per i tanti (a volte troppi) impegni presi, ma anche perché ci sono settimane in cui il tempo che passo con la mia bimba è davvero scarso: esco al mattino che dorme, torno alla sera che sta per andare a letto.

Quei giorni lì li ho affrontati scomponendoli in particelle più piccole: il prossimo appuntamento, il prossimo treno, la pausa pranzo, le prossime 3 ore di corso. Sono quindi sempre tornata a casa con il sorriso, tanta stanchezza ma la voglia di leggere un libro con lei o giocare a Monopoli.

Che – come mi ha detto una persona che conosco e che è sempre allegra – delle volte ci stanchiamo al pensiero di quanto ci stancheremo e in quell’ansia di stancarci, davvero arriviamo a sera spappolati, se invece facciamo un respiro profondo e ci muoviamo solo da un punto A a un punto B e così via, diventa tutto più semplice. E se in quel movimento da una lettera all’altra dell’alfabeto, pensiamo al nostro corpo come un alleato, lui lo sarà e potremo aiutarlo a raccogliere energia attraverso il movimento!
Dunque se tu che stai leggendo hai giornate molto intense, in giro o nel tuo ufficio, ricorda: TROVA IL TEMPO per fare almeno 20 minuti di movimento leggero al giorno; alla fine della settimana, senza nemmeno accorgertene, avrai messo in moto regolarmente i muscoli.

Ed è questo l’unico segreto per rimanere in forma, specie se esci da una lunga dieta!

La mia “attrezzatura”

Da un po’ ho scelto di lasciare la borsa a tracolla a casa: viaggio con un comodissimo zaino porta computer nel quale, all’occorrenza, riesco a inserire anche un cambio se devo dormire fuori. Porto sempre con te uno spazzolino da denti, un dentifricio, un deodorante e le salviette umidificate. Se il cambio non ci sta nello zaino, me lo porto dietro in una bag con cerniera, piccola e comoda. Quando le giornate me lo consentono, mi porto una borsa supplementare che poi ripiego nello zaino con il cibo per il pranzo, un frutto e l’acqua. Lo zaino è molto comodo sia per viaggiare in bici, sia nel caso in cui io debba fare una corsa perché sto perdendo un treno.  Con me viene sempre anche il mio kindle per leggere o l’IPad quando scelgo di informarmi e studiare. Se non si percepisce il treno come uno “spazio morto”, diventa un’ottima occasione per fare auto formazione (e a volte, alla peggio, per lavorare).

 

 

 

 

 

Perché correre fa bene alla mia creatività

L’arte di correre è un libro di Haruki Murakami, scrittore giapponese affermato (e che io amo molto) in cui racconta il legame tra la sua dimensione creativa e la corsa. L’ho letto quando ancora camminavo e ci ho ritrovato molto di quello che poi accenno anche nel mio libro: fare sport ha a che fare con “l’immergersi in sé stessi” per tirare fuori qualcosa di nuovo, inaspettato, utile, generativo, ovvero ha a che fare con la creatività.

La corsa, in questo anno e mezzo che la pratico regolarmente, è diventata per me una dimensione fondamentale: oggi non potrei farne più a meno e soprattutto non potrei più fare a meno della combinazione “nuoto + corsa”.  Continua a leggere

Essere pronti è “quasi” tutto

Mancano 4 giorni e correrò la mia prima mezza maratona.

Nel mese che ha preceduto questo momento ho alternato fasi in cui sono rimasta abbastanza serena (poche) a fasi in cui mi sono sentita in crisi.  Continua a leggere

Io corro per Lilt e altre passioni che mi alimentano

In questo periodo mi stanno succedendo cose eccezionali (per me).

Penso alla Panzallaria del 2008 e vorrei avere una macchina del tempo per potere incontrarla, magari proprio mentre si sta grattando le pustole di quando scoprì di essere una donna rettile, con una malattia immunitaria che nessuno riusciva a capire o mentre piange perché pensa che non ce la farà ad essere una buona madre, o quando controlla il suo conto corrente in banca e maledice il giorno in cui ha scelto di diventare una lavoratrice autonoma, perché forse non è “abbastanza” qualcosa per farcela, o quando tenta di strizzarsi in un vestito sempre troppo stretto per andare da qualche parte e si sente solo una gigante mongolfiera a disagio con il suo corpo e dirle:

“Ehi, fermati un attimo. Ehi, abbracciati. Ehi, sei a posto così, ce la farai. Basta che allenti quei lacci, basta che fai pace con la tua anima nera, basta che ti ricordi che OGNUNO DI NOI – se vuole – può scegliere di farcela, HA IL DIRITTO di farcela e SE LO PUO’ CONCEDERE! Ti succederà. A me è successo!”.

Penso a questo anno di muta e a tutto quello che ha portato. Penso alle cose belle che sto facendo, ai rischi che sto correndo ma che sono ESATTAMENTE ciò che voglio. Sul personale e sul professionale.

Penso alla fatica per costruire, alla fatica per dimagrire 40 chili – senza la certezza di poterci riuscire. E penso alla rinnovata leggerezza, al rinnovato amore per la sottoscritta. Penso a mattine di corsa all’alba, quando ogni metro conquistato dalle mie gambe, sempre più forti, sempre più solide, era una felicità immensa, profonda e personale.

Penso a quando mi hanno chiesto di scrivere Narrarsi online e poi l’ho fatto e poi l’ho pubblicato e poi lo hanno comprato così tante persone che ecco, ancora non me ne capacito. Penso a un libro scritto di notte che si chiama 102 chili sull’anima e che uscirà a giorni su carta e al fatto che l’ho scritto proprio mentre macinavo chilometri di corsa, nella mia testa, prima ancora che sul mio computer.

Penso a una ragazzina spaventata dal mondo e dalle proprie potenzialità, che mangiava per difendersi dal dolore, che mangiava per difendersi da una ricerca di affetto che non trovava risposte, non almeno quelle che sperava. Penso a quella ragazzina, così solare nel mondo, così terribilmente ansiosa e piena di angoscia nel suo privato. China su un diario, con troppe urla nella testa e la voglia di scappare.

Penso a lei soprattutto e forse, con quella macchina del tempo, mi piacerebbe tornare al 1986, quando iniziava una storia difficile, un rapporto con la mia anima nera pieno di conflitti e piombo.

Ma la macchina del tempo non esiste e forse è proprio meglio così, perché dalla paura si impara, si impara dal dolore, si impara dal rifiuto, si impara dalla morte. Forse dovevo diventare obesa, dovevo scegliere di non farcela, di non concedermelo, per molti anni. Si impara da ogni cosa, si impara dagli altri.

E quello che sono oggi che di anni ne ho 41 suonati, dipende da quello che è stato la mia vita: in ogni piccola sfumatura di blu, grigio, rosa e giallo. Anche nel rosso della troppa rabbia che ho ingoiato.

E così, una delle cose eccezionali che mi sta succedendo è che HO SCELTO di provarci. HO SCELTO di fare cose che mi fanno stare bene. Ho scelto di STARE BENE. 

run4liltE adesso ho deciso di lanciarmi in una nuova sfida con me stessa: a settembre 2015, esattamente il 13 di quel mese, proverò a correre una mezza maratona, la Run Tun Up di Bologna.

Un anno fa ho finito la mia dieta alimentare e correvo al massimo 3 chilometri.

Non ho più smesso di correre e nelle mie corse mattutine risiede la mia maggiore igiene mentale.

Oggi corro 14 chilometri. 

Non so se riuscirò ad arrivare a 21 chilometri MA voglio provarci.

E non voglio farlo SOLO PER ME.

Voglio farlo con un obiettivo AMBIZIOSO: raccogliere FONDI (SOLDI) per Lilt Bologna e per un progetto che porterà nelle scuole laboratori e pubblicazioni per riflettere insieme agli adolescenti sul rapporto con il cibo, su quanto il cibo debba – prima di tutto – servire per alimentare passioni e non paure.

Io ci credo. Ci credo che riuscirò a correre 21 chilometri. Ma credo soprattutto che TU CHE STAI LEGGENDO e che mi hai sostenuta durante tutto questo lunghissimo anno, per me straordinario, VORRAI AIUTARMI a realizzare questo obiettivo e a DIFFONDERE buone pratiche. 

Per questo motivo, perché credo in me ma credo anche in te, ho deciso di correre per LILT e ti chiedo un piccolo aiuto: collegati alla pagina Io corro per LILT: alimento le mie passioni!  e fai una piccola donazione che contribuirà a realizzare il mio progetto.

Sono convinta che se stai leggendo questo post, forse anche tu hai un piccolo o grande cambiamento che aspetta di prendere forma. Sono convinta che, se stai leggendo questo post, forse anche tu hai nel tuo cuore la voglia di uscire dal bozzolo. 

Puoi farcela e puoi farlo insieme a me e insieme a LILT! E se vuoi seguirmi anche su twitter, mentre racconto questi mesi di preparazione, usa l’hashtag #run4lilt

GRAZIE!

L’importanza dello sport per mantenere un sano stile di vita

Qualcuno ha seguito in diretta il mio percorso di muta per un nuovo stile di vita, qualcuno mi contatta oggi per sapere come io sia riuscita a dimagrire 42 chili senza trasformarmi in un cane razza Shar Pei e così ho deciso di scrivere un post per raccontare quanto sia stato importante fare sport durante la mia dieta e come continui oggi a farne per mantenermi in forma e per rimanere in equilibrio nel mio nuovo corpo.

Shar Pei

[foto in licenza CC – flickr.com – Bill Frazzetto]

Intanto qualche precisazione e un riassunto delle puntate precedenti: a settembre 2013 pesavo 102 chili e ho iniziato un percorso di dimagrimento, insieme a una nutrizionista specializzata. A maggio 2014 pesavo 70 chili e ho interrotto la dieta dimagrante per iniziare il “mantenimento”. Ho continuato comunque a dimagrire e oggi peso 60 chili esatti. Sono alta 1,68 cm, ho (quasi) 41 anni e il peso raggiunto è quello più adatto alla mia costituzione (forse potrei perdere un altro paio di chili sull’addome, ma già così sto fisicamente benissimo).

ATTUALE STILE DI VITA ALIMENTARE

In questo periodo (ma già da maggio 2014) non sto seguendo diete ipocaloriche. Mangio tutto (a parte dolci, sui quali mi contengo molto e che sono solo per le occasioni speciali). Mi limito nel consumo di formaggi e latticini in generale e non mangio MAI pasta a cena, tranne quando ho mangiato poco durante il giorno e alla sera faccio un allenamento intenso. La mia è una colazione ricchissima che parte con un bicchiere d’acqua e spremuta di limone a stomaco vuoto e prosegue con caffè e yogurt (grassi 0%) con cereali croccanti e gocce di cioccolato. Alterno e certe mattine mi mangio una/due fette di pane con la marmellata di mirtilli senza zuccheri aggiunti. La colazione è il pasto in cui bado meno alla quantità di quello che mangio. (E ci tengo a precisare che sono abbastanza convinta che una delle maggiori cause del mio aumento di peso fino all’obesità sia stato proprio NON fare colazione appena sveglia ma poi andare al bar tutte le mattine).

Non zucchero nessuna bevanda e bevo pochissimi alcolici. Quando finisco periodi di intensa vita sociale (tipo l’ultima settimana) e dunque vado spesso fuori, nei giorni successivi mi regolo e mangio meno di quanto faccia normalmente per “riequilibrare” le tante eccezioni che ho fatto al mio stile di vita.

Malgrado io non faccia più la dieta, ho continuato a perdere peso (10 chili in 5 mesi). Perché? Credo che le risposte siano sostanzialmente due:

  1. il mio metabolismo ha invertito la rotta e il corpo sta naturalmente arrivando al peso che ritiene adatto alla mia costituzione
  2. mi muovo e faccio sport in maniera adeguata alla mia età e costituzione

LA MIA SETTIMANA IN MOVIMENTO

Premetto che in famiglia abbiamo scelto di non possedere un’automobile: questo significa che io uso in maniera intensa la bicicletta per qualunque spostamento di lavoro e piacere me lo permetta. Sono andata – in bicicletta – a riunioni a 20 chilometri da casa mia, per intenderci. Se non posso usare la bici, cammino. Anche tanto.

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#bici

Ogni giorno vado al lavoro in bici: sono 10 minuti all’andata e 10 al ritorno ma fanno partire bene la giornata anche per i muscoli delle mie gambe. Qualcuno non ama andare in ufficio in bici, non solo per il rischio maltempo, ma anche perché – dice – arriva “sudato” ad eventuali impegni professionali. Per la mia esperienza posso dire che si suda solo all’inizio, il primo mese, perché non si è abituati, poi il corpo prende il suo ritmo e questa attività entra a pieno titolo nella routine della giornata. Bisogna imparare a vestirsi in maniera furba (per non avere freddo quando si scende dalla bici, per non avere caldo quando si pedala) e a trovare il percorso a “rischio minimo” (perché la vita dei ciclisti non è sempre facilissima) ma oltre a fare bene è anche comodo, economico e non inquina.

#sport e tempo libero

Ho iniziato a camminare un mese esatto dopo avere iniziato la dieta: pesavo troppo per fare sport più “violenti” ed erano troppi anni che non facevo qualcosa di serio. Preso atto dei miei limiti, ho iniziato con un’attività integrabile in maniera semplice con la mia vita. Quando di chili ne avevo persi circa 23 (dunque pesavo già sotto gli 80, anche se di poco) ho voluto provare a correre. Ho iniziato con distanze molto piccole (il tempo di una canzone) intervallate con passeggiata a ritmo sostenuto e dopo circa 3 settimane (con molta calma quindi) mi sono sentita pronta per unire tutti i pezzetti di corsa e la prima distanza che ho percorso sono stati 2,5 km. Oggi ne corro 10 in un’ora circa. Ho corso a giorni alterni – SENZA SALTARNE UNO – da maggio a settembre, arrivando a percorrere i 10 chilometri, ma soprattutto riuscendo a rimanere in pista per un’ora intera. Durante le stagioni calde ho corso, preferibilmente, al mattino perché si conciliava meglio con la mia giornata lavorativa e familiare. Sveglia alle 6, corsa dalle 7 alle 8 (Frollina condotta a scuola da Tino), doccia, bici e ufficio per le 9.

Quando ha cominciato a rinfrescare mi sono seduta a tavolino per decidere come affrontare l’inverno e ho scelto di iscrivermi a un corso di nuoto, due sere alla settimana. Avendo praticato nuoto agonistico fino ai 19 anni, è uno sport che amo e conosco e ho scelto un corso serale (compatibile con impegni familiari e lavorativi) nel quale sapevo che avrei potuto fare un allenamento intenso e in un’ora faccio circa 100 vasche, alternando velocità e stili.

Il lunedì e il giovedì sera quindi nuoto, il sabato vado a correre un’ora e la domenica mattina faccio una passeggiata in salita e discesa (alto dislivello) per 35 minuti circa. Quando – per qualche motivo – non riesco ad andare a nuoto, trovo il modo di correre per l’ora corrispondente.

Insomma: mi alleno. Non sono un mostro di velocità, cerco di non esagerare, ho un’età per cui non potrò mai diventare una campionessa (e non mi interessa nemmeno) ma mi diverto e soprattutto sono COSTANTE.

Mi sono fissata degli obiettivi settimanali, ovvero di non scendere MAI sotto le 3 ore di attività intensa di allenamento alla settimana. Che poi io vada a scalare l’Everest o corra nella pista sotto casa è indifferente ai fini dell’obiettivo di salute: l’importante è che io lo faccia e non perda il ritmo.

Quando torno dal nuoto spesso mangio come un lupo.

Il nuoto mi sta aiutando moltissimo a rassodare l’addome che – tra tutto – è la parte del mio corpo che più ha risentito del forte dimagrimento.

#pelle

Però: ho sempre messo accuratamente creme e olio di mandorla e mi sono regalata anche qualche massaggio. Quando riesco faccio addominali e esercizi di respirazione e grazie all’attività fisica, non sembro una fisarmonica né ho un’autostrada di smagliature.

Senza falsa modestia posso dire che – come quarantenne – ho un corpo armonico, i miei muscoli sono evidenti, la cellulite è nella norma e ho braccia e gambe molto toniche. Il seno ha subito l’attrazione della forza di gravità, certo, ma tutto sommato non è affatto messo male.

A volte mi racconto che sono fisicamente più in forma oggi che a 25 anni: non so se è vero, ma di certo non posso lamentarmi e alcune persone conosciute dopo la muta e senza saperne niente mi hanno anche detto frasi del tipo: “Si vede che sei una persona sportiva!” tanto da mandarmi in brodo di giuggiole.

CONSIDERAZIONI

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Lo sport è stato il motivo per cui – pur mangiando a volte anche tanto – sono continuata a dimagrire e mi mantengo in forma. Non serve affamarsi per perdere 2/3 chili, basta ricominciare a muoversi. D’altronde, chi – come me – di chili ne deve perdere più di 3, non deve assolutamente lanciarsi subito in allenamenti da campione del mondo. Servirà solo a far passare la voglia di fare la dieta e di muoversi! L’attività fisica fa bene ed è sana se è graduale, centrata su di noi e le nostre specificità e se ci piace. Quando troviamo la nostra dimensione impegnamoci, ma gradualmente, per aumentare la prestazione.

E a un certo punto troviamo il punto di equilibrio! Il mio punto di equilibrio sono 3 ore di sport alla settimana e un’alimentazione attenta ma senza rinunciare a qualche piacere.

Prendermi cura di me, partendo dal corpo, è la più grande scoperta che ho fatto a quarant’anni. Perché se il mio corpo è sano, lo è anche la mia mente. Lo dicono da millenni, ma io non avevo mai ascoltato profondamente 😉 Ora so che posso contrastare depressione, ansia, paure con lo sport e che se mangio bene sono più attiva e le giornate hanno tutte un altro sapore 😉

 

 

Io sono una drogata

Ieri, mentre correvo, di nuovo a Bologna dopo una bellissima vacanza (che presto racconterò) ho avuto una di quelle illuminazioni che si hanno quando si permette al cervello di girare libero, senza vincoli o flussi imposti. Succede quando corri, quando cammini, quando fai sport o qualcosa che ti piace e ti fa usare il corpo ma non costringe il pensiero alle briglie in cui di solito lo teniamo, per tutti i motivi della vita quotidiana.

E niente mi sono resa conto che correre per me è una specie di droga. Un po’ come prima era il cibo. Mi sono resa conto che non devo raccontarmi la fòla che io sono una persona equilibrata, non è mica vero.

Io non sono una persona equilibrata. Non è una tragedia. E’ inutile fare finta di essere diversi da quelli che si è. In Croazia, arrivati in un campeggio, ho avuto una mezza crisi isterica perché eravamo lontani dal paese e nel piccolo supermercato del Camping non c’era la verdura. Io avevo bisogno di verdura. Mi sono sentita mancare la terra sotto i piedi. Sentivo che se non avessi mangiato le cose a cui ormai sono abituata avrei fatto un danno enorme al mio corpo, probabilmente avrei ripreso questi 38 chili in una notte.

Non è certo da persone equilibrate. Ma sicuramente sono io quella lì che ha crisi isteriche per queste cose. Oggi io ho bisogno di controllo, di controllo sul mio corpo attraverso il mio stile di vita. Non vuole mica dire che io non sgarri mai la regola eh? Mi sono goduta un sacco di konobe croate, in vacanza. Di gran gusto. Però ho sempre pensato alle cause e agli effetti. Ho corso per poter sentire che mantenevo il controllo della situazione. Mi sono depurata. Ho rinunciato a qualcosa in cambio di qualcosa d’altro.

Io sono una persona tossica. Tenderò sempre a essere una persona affascinata dalle droghe. Infatti fumo. Infatti all’università, per un buon periodo, mi sono ammazzata di canne.

Infatti ho mangiato troppo, troppo a lungo.

Sono io.

Infatti adesso se non corro ogni due giorni mi sento un leone in gabbia. E’ la mia droga. Il mio contenimento. Il mio pusher di equilibrio psicofisico. Non corro forte. Non corro molto. Ma amo correre.

Amo come mi fa sentire. Amo come mi fa pensare.

E – soprattutto – amo il fatto che mi aiuti a mantenere il controllo della mia bilancia. Che, diciamoci la verità, è una bilancia davvero generosa: non ho guadagnato un etto durante l’estate, malgrado abbia attraversato periodi di rilassamento dietetico.

Oggi peso 64 chili.

Sono all’inizio di un percorso di scoperta di me stessa. Della nuova me stessa. Che sta facendo l’abitudine allo stare bene, al sentirsi bene nel proprio corpo. Che comincia a domandarsi “Ma come facevo prima?” perché un po’ si sta dimenticando cosa significasse pesare una tonnellata.

Sono una persona poco equilibrata che tende all’equilibrio, una persona depressa che tende alla felicità e una persona felice che tende alla depressione.

Sono così. Non è una tragedia.

Di corsa. Scrivo.

E’ più di un mese che non scrivo. La buona notizia (almeno per me) è che non sono morta 😉

Sono andata via con Frollina. Al mare in camper. Poi ho scritto. Non sul blog.

Cioè, da un po’ avevo questa idea di mettere nero su bianco tutto quello che mi è accaduto negli ultimi mesi, la mia muta, come sono riuscita a perdere 38 chili (ebbene si, sono arrivata a quota 38, oggi peso 64 chili 😉 e di farlo con lo scopo di preparare un mini libercolo che non è un manuale, non è nemmeno un romanzo, ma ci assomiglia. La mia storia. La storia di come sono ingrassata e come sono dimagrita.

Ne è venuta fuori una prima bozza: 70 pagine da rivedere, correggere, aggiustare. 70 pagine che sono maturate in me in tutti questi mesi. Obiettivo? Lavorare di cesello, sistemare e poi provare a mandarlo a qualche casa editrice. Proverò prima con quelle che pubblicano libri di carta, che per una volta (e non solo per lavoro), vorrei uscire dal digitale. Poi se dopo averlo mandato in giro, fatto leggere, non piacerà a nessuno, bon, almeno ci ho provato.

Sono molto contenta, intanto, di avere fatto quello che volevo fare, ovvero scrivere. Che ne avevo urgenza.

Per il resto, quest’estate è molto diversa dalle ultime: prima di tutto perché il mio umore è molto migliore. Sono sempre stata soggetta ad attacchi di depressione in estate. Piccole cose, ma ho avuto giornate pesanti gli anni passati.

Questo 2014 sta andando decisamente meglio. Un po’ c’entra il sentirmi bene nel mio corpo, un po’ c’entra il camper che ci porta (e porterà) in giro, un po’ c’entra la muta – in generale, l’ufficio, una nuova lucidità professionale, tanti rami secchi che sono stati definitivamente tagliati.

Poi vedo un sacco di movimenti positivi tra le persone a cui voglio bene: piccole e grandi scelte, momenti decisivi. E in questo generale clima, mi sento molto fiduciosa e positiva.

C’entra anche la corsa. Correre è diventato il mio esercizio di igiene mentale. Non riesco più a farne a meno. Devo andare a correre almeno 3 volte alla settimana e non perché pensi che senza non potrei rimanere in forma fisicamente, ma soprattutto perché mi fa stare bene mentalmente. Cioé, correre mette in sesto il mio corpo e un corpo in sesto sostiene meglio una mente equilibrata.

Si corre per un sacco di motivi o per nessuno. Si corre pensando a un sacco di cose. O a nessuna. Io corro per la mia igiene mentale.

Corro preferibilmente al mattino, ma ci sono giorni, come ieri, che vado alla sera. E alla sera, per esempio, faccio tanta più fatica. A volte – come ieri – mi viene male alla milza, a un certo punto. Mi sembra di non riuscire a muovere un passo in più. E inizia la lotta per superare i miei limiti. Se sento qualche dolore (e capisco che non si tratta di qualcosa che mi obbliga a smettere), rallento ulteriormente il passo (da lumaca a pile passo allo stadio lumaca a vapore), cerco di sciogliere i muscoli del corpo e di coordinare al massimo la mia respirazione. Superare qualche piccolo limite ad ogni allenamento è il mio personale modo di mettermi alla prova, di valutare le mie forze e affrontare la PAURA, che nella vita mi ha sempre costretta con i piombi ai piedi, molto più di quanto avrei voluto.

Mentre corro, non sempre penso a qualcosa in particolare. I pensieri arrivano da soli, senza essere chiamati. Certe volte mi vengono in mente scampoli del mio passato (anche remoto), persone che non vedo da anni, di cui non so più nulla. Ci sono allenamenti che scrivo intere pagine di questo blog, nella mente. E lettere. E illuminazioni. E nuove idee per il lavoro.

Mentre corro è tutto molto intenso: la luce che mi colpisce la faccia, le lacrime di sudore che scendono lungo il collo, il mio respiro, i miei muscoli, i piedi, la strada come cambia.

Mentre corro mi ricavo uno spazio tutto per me. Ci sono momenti in cui l’unico pensiero è seguire il mio ritmo, aumentare intensità, aumentare distanza, aumentare durata e ci sono momenti che corro per svuotarmi di tutte le tossine e tornare nuova come un neonato.

Sto imparando molte cose di me, a correre. E queste cose non riguardano solo la corsa, ma la vita in generale, come la affronto. In fondo quando corri compi un percorso, un piccolo percorso lungo quello che è iniziato quando sei nata.

E quindi è interessante, per me, osservare il mio approccio all’allenamento, alla strada.

Ho corso anche in vacanza, ritagliando un po’ di tempo a Frollina.

Ed è stato bello sentire l’odore del mare così vicino, guardare l’azzurro mentre macinavo un chilometro in più, sentire l’endorfina spandersi per ogni parte del mio corpo, con quella scarica di gioia, di intenso entusiasmo che mi accompagna quando corro e sto bene.

Tra un po’ si riparte: tutti e tre insieme. Andremo a zonzo con il camper. Spero di fare molti bagni, di incontrare molte persone, di scoprire molte nuove cose.

E di correggere il mio libro.

Poi si vedrà. La vita è piena di occasioni e io ora so che voglio cercare di cogliere al meglio le mie.

Buona estate!

Dimagrire molto: suggerimenti alimentari e mentali

Intraprendere una dieta quando i chili da perdere sono più di 10, è una scelta impegnativa e che deve essere fatta a 360 gradi.

Io non sono un medico ma oggi voglio raccontarvi come ho proceduto, cosa ho mangiato (non entrerò nello specifico) e come ho gestito un processo che sapevo, sarebbe stato lungo.

  1. Mi sono presa un po’ di tempo per valutare seriamente quello che volevo e mi sono data degli obiettivi interni ma anche molto concreti (da lì a un anno desideravo essere in grado di andare agilmente in giro in bici e a piedi e sfruttare al massimo le potenzialità delle nostre vacanze in camper). Scegliere un obiettivo concreto e anche molto futile, unendolo a tutto quello che stavo elaborando di molto più profondo, complicato e difficile, è stato un modo per rendere la mia decisione fortemente “operativa” e procedere con leggerezza, passo dopo passo. Quando si è obesi è necessario avere questo duplice approccio, a mio avviso, per riuscire ad affrontare al meglio il percorso che ci aspetta.
  2. Ho scelto accuratamente la nutrizionista a cui rivolgermi: mi fidavo perché in passato ero già stata da lei e ha un approccio olistico e non convenzionale che mi piaceva. Ho comunque deciso di “testarla”, mandandole una mail in cui già raccontavo il mio rapporto con il cibo e andando al primo appuntamento da “tabula rasa”. Mi sono trovata subito a mio agio e così ho deciso di proseguire con lei. Si chiama Laura Paesano e riceve a Bologna, in zona Massarenti.
  3. Durante il primo mese di dieta NON ho fatto sgarri: ero molto convinta e sapevo che se avessi sgarrato anche solo una volta, mi sarei sentita in colpa e avrei rischiato di mollare. Ho preferito non trovarmi in quella situazione. Durante il primo mese NON ho iniziato alcuno sport. Ero molto pesante e non avrebbe avuto senso mettere troppa carne al fuoco (nel vero senso della parola ;-).
  4. Dopo avere perso i primi 5/6 chili ho cominciato a camminare molto. Mi ero data dei micro obiettivi e sapevo che iniziare con uno sport intenso sarebbe stato controproducente, per me che per così tanti anni non mi ero mossa se non con le mandibole.
  5. Non mi sono data obiettivi di peso irraggiungibili. Il primo obiettivo erano 10 chili, che poi sono diventati 20 e successivamente 30. Passo dopo passo. Non ho mai guardato tutta la scala, ma solo il gradino successivo. A testa bassa e concentrata.
  6. Ho scelto di condividere il mio cambiamento perché penso che una cosa, se la racconti, acquista una forma meno spaventosa, perché credo che le mie sensazioni siano comuni a molte persone (e non solo obese) che hanno deciso di mettere in atto un qualsiasi cambiamento di percezione della realtà o di stile di vita.
  7. Sono scesa a patti con la mia anima nera: ognuno di noi ha un lato oscuro, una vocina che fa da cornice alle nostre azioni, ci spinge a essere pigri o semplicemente a compatirci. Darle un nome (la mia si chiama Dexter) è stato FONDAMENTALE per svuotarla di quel peso atavico che ha sempre avuto. Ora, quando mi tenta e mi invoglia a mangiare qualcosa che so mi farà male, io e Dexter ci consultiamo, a volte non le do quello che vuole, a volte si. Questo vuole dire “scendere a patti” 😉
  8. Dopo 6 mesi di allenamento intenso con la camminata e dopo 26 chili, ho cominciato a correre. Piano, piano, in maniera del tutto nuova per me. Corro 3 volte alla settimana, sono partita con un massimo di 10 minuti continuativi per salire con il tempo. NON vado a correre tutti i giorni perché la mia dietologa mi ha detto chiaramente che non servirebbe a nulla, il rischio è solo quello di infiammare l’edema e io non sono Mennea ma una persona che vuole tenersi in forma.  La dietologa mi ha dato una dieta specifica per quando vado a correre, in modo da farlo in maniera totalmente equilibrata.
  9. Fin dal primo giorno della dieta ho tenuto un diario personale e privato, in cui appunto le sensazioni che provo quando penso al cibo, quando ho voglia di mangiare, quando sono triste e quando sono felice. Mi ha aiutata tanto.

Ma cosa mangio?

Mangio di tutto tranne i latticini (abbiamo reintrodotto la ricotta da poco). I carboidrati sono stati un po’ sacrificati e la pasta (rigorosamente di kamut) la mangio solo una volta alla settimana. Ma ci sono i cereali, i legumi, il riso…

Scelgo verdure di stagione, condisco moderatamente e la frutta la mangio solo fuori pasto (privilegiando quella meno zuccherina). Non zucchero più nulla e ho imparato a godermi i sapori delle cose. Dove non serve, non metto sale.

Forse vi aspettavate dati specifici sul mio schema alimentare, ma non sarebbe per nulla serio da parte mia, non solo perché non sono una dietista, ma anche perché la mia dieta è tarata sulle mie esigenze, sulle mie intolleranze e sul mio corpo.

Se si decide di affidarsi a uno specialista (e quando si deve dimagrire molto è – a mio avviso – l’unica strada sensata), sarà lui a dirci cosa ci fa bene e male.

Oggi NON seguo rigorosamente lo schema alimentare: dopo un po’ che fai una dieta impari cosa puoi associare, le quantità a spanne che puoi mangiare e cosa ti fa male. Imparare ad ascoltare il proprio corpo è davvero una delle cose belle che succedono quando ci si comincia a prendere cura di sé.

Durante il giorno bevo un litro e mezzo di acqua Sant’Anna con dentro un limone spremuto. Al mattino, quando mi alzo, la prima cosa che faccio è bere un bicchiere d’acqua con dentro mezzo limone. Il limone disinfetta e tiene in equilibrio intestino e fegato. E’ un ottimo modo per stare bene, a prescindere dal nostro peso.

Quanto peso, come sono dimagrita

Faccio una premessa: fino a poco tempo fa NESSUNO (e dico nessuno, a parte la dietologa) sapeva quanto pesassi. E’ sempre stato un mio tabu, fin da quando ero ragazzina. Credo che invertire anche questo mio meccanismo mentale, che fa parte di un modo disfunzionale di relazionarsi con il cibo e ciò che rappresenta per il mio corpo, sia parte di questa mia muta, quindi sto per scrivere pubblicamente quanto pesavo, quanto peso, eccetera.

L’11 settembre 2013 sono andata alla prima visita dalla dietologa.

Pesavo 102 chili esatti e il mio giro vita era 110 cm.

Oggi peso 73 chili. Ho un giro vita di 88 cm, la mia massa magra è pari al 42% e grazie a una dieta sana e equilibrata, a qualche sgarro e un po’ di movimento fisico, non ho perso massa magra, mi sono aumentati i muscoli e il mio corpo – pur avendo perso tanti chili a 40 anni – è  tonico.

Un giorno, un medico da cui andai per farmi fare una visita dermatologica, dopo che avevo acquistato un coupon online, mi propose l’intervento per mettere un anello nello stomaco perché sosteneva che ormai ero davvero troppo grassa per riuscire a sostenere una dieta e che la mia unica speranza di dimagrire era questo anello.

A lui e a tutte le persone che pensano che a volte il cambiamento è impossibile, ci tengo a dire con il cuore che agire il cambiamento comporta un grandissimo sforzo ma che è il regalo più bello che possiamo fare a noi stessi. Mettere un anello mi avrebbe costretta a uno stile di vita diverso, ma lo avrebbe fatto artificialmente: sono convinta che per persone come me – che non hanno problemi fisici e/o metabolici che gli impediscano di dimagrire, il modo migliore di farlo sia quello che passa attraverso sacrifici, cambiamento, diversa percezione di sé.

Oggi spero di non tornare più quella di prima, di sapermi fermare in tempo, di continuare con il mio circolo virtuoso, fatto di movimento e cibi sani. Oggi spero di dimagrire altri 4-5 chili ma non mi sono data un tempo in cui farlo: per molte persone non ho ancora raggiunto un peso che mi possa definire “magra” e stando alle tabelle, per la mia altezza, dovrei pesare 10 chili di meno. Io però mi piaccio e nei miei 73 chili mi sento una farfallina.

Avevo un piombo attaccato ai piedi che non mi consentiva di volare dove avrei voluto, oggi quel piombo non c’è più, non ho ancora usato per bene le ali, ma sto cercando di imparare.

Perché anche a quarant’anni possiamo imparare ancora delle cose. Perché quando si ha dei figli, io credo, è fondamentale insegnare loro che si può sempre cambiare, che ci si può sempre mettere in discussione e che anche quando si fanno degli errori (di qualsiasi tipo), bisogna essere abbastanza umili da accettarli, farli propri, correggerli.

 

Prima e dopo: 28 chili e molti passi

Dire che sto bene è un eufemismo. Malgrado abbia lavorato come un mulo per settimane intere, senza sosta, mi sento piena di energia.

E sono convinta che sia perché ho cambiato stile di vita. Perché peso 28 chili di meno, perché mangio sano e perché corro. Avete capito bene, ho cominciato anche a correre. Non sono Mennea, sia ben inteso, la strada da fare è ancora tantissima, ma ho scoperto che mi piace.

Ho sempre odiato correre. Quando il mio allenatore, da ragazzina, ci faceva fare preparazione atletica e si iniziava sempre correndo, io pur di non farlo, mi inventato sistemi creativi per non farmi beccare: camminavo per la maggior parte del tempo, chiacchierando con le mie amiche (alcune delle quali riuscivo a convincere a non correre grazie alla mia abile arte retorica) e poi, poco prima di arrivare alla meta, visto che sapevo che lui era lì ad aspettarmi, mi schiaffeggiavo le guance da sola per simulare un affaticamento da corsa.

Lui non ci cascava quasi mai, tanto che ci faceva le “sorpresone” in moto, lungo il percorso, ma io ogni volta ci provavo. Odiavo correre.

Si suda. Ballano le tette. Non c’è l’acqua a sostenere la tua fatica. La faccia si trasforma come se fossi San Sebastiano mentre viene trafitto.

No, non fa per me, mi sono sempre detta.

Poi non so, un giorno che scendevo dal mio doppio giro veloce a San Luca, ho provato a muovere qualche passo di corsa ed ecco, è stata un’epifania. Non mi sentivo più una palla che rotola. Tutto ballava come se io fossi un pudding, ma mi sentivo leggera, con le mie scarpe da running nuove, nuove e ho capito che anche io – ex donna obesa – ora POTEVO farcela.

E così mi sono messa a correre. Ho un sistema di allenamento tutto mio, mutuato dagli anni di nuoto. Ho iniziato correndo per 10 minuti scarsi e poi camminando veloce per 3 minuti e ora sto aumentando, di volta in volta, il minutaggio consecutivo. Non uso APP. Imposto il cronometro e mi baso sul percorso e sulla durata delle canzoni che ascolto nel frattempo.

Dopo aver superato il limite, nel riscaldamento, cerco di riprodurre analoghi tempi di durata, fino al raggiungimento dei 40/50 minuti totali.

Non faccio la gara con nessuno. Vado piano e cerco di perfezionare lo stile (che diciamolo, non è il massimo). Poi torno a casa e faccio 30 addominali.

Il mio corpo, da quando corro, sta prendendo forma. E il mio spirito lo supporta, orgoglioso. Sto dando a bere a Dexter che la corsa è la sua nuova droga, che dovrà farsene una ragione, non lo porterò più a mangiare fino allo sfinimento.

Però ho ripreso a mangiare un po’ di più dei primi tempi della dieta. Voglio dimagrire altri 5 chili, ma con calma e soprattutto grazie al movimento fisico.

Voglio anche riabituare il metabolismo a certe cose che gli sono state proibite e – aiutata dalla mia dietologa – devo trovare lo stile di vita giusto per il mantenimento.

Che è la sfida più grande per me e Dexter.

Perché se dimagrire tanto significa fare una prova di forza di volontà virtuosa (che io e tutti coloro che ci sono passati, abbiamo fatto), mantenere il peso raggiunto significa accettare in toto il cambiamento e metterlo alla prova OGNI GIORNO della propria vita.

Le persone che non vedo da un po’ non mi riconoscono. Perfino i vicini che conosco meno, persone dei palazzi accanto al mio, mi fermano per strada per chiedermi come ho fatto, per farmi i complimenti.

Mi sono abituata a ripresentarmi agli altri quando vedo spuntare sulla loro faccia un enorme punto interrogativo (“Ma chissà chi è questa che mi sta salutando”) e mi sto abituando al mio nuovo corpo. Sono tornata a fare un po’ di shopping primaverile (che qui c’è in gioco tutto il guardaroba) e ho cercato – istintivamente – la taglia più grande presente nel negozio. Mi sono davvero commossa e esaltata quando – nel camerino – mi sono resa conto che stavo provando vestiti troppo larghi per me.

Da anni ero abituata a essere quella che non può trovare i vestiti “nei negozi delle persone normali”, quella che non può ambire nemmeno ad entrarci, senza essere guardata con sospetto e (credevo io, disgusto).

Questa era una condizione molto comoda, che mi permetteva di compiangermi, trattarmi ancora peggio e non avere la minima cura di come andavo in giro.

Era solo la superficie di una condizione profonda che mi coinvolgeva a 360 gradi.

Oggi sono una persona in salute, che potrebbe dimagrire ancora un po’, è vero, ma che è già all’interno di una soglia di peso/massa magra nella norma per non rischiare la salute.

E sono una persona diversa.

Perché non è vero che “Sei solo più magra, ma sei sempre tu!”, scusate ma lo voglio sfatare questo mito. Sono più magra perché HO DECISO di cambiare, non solo fisicamente ma anche mentalmente e di confrontarmi con cose ENORMI che mi portavo dentro e che stavano rintanate nella mia pelle, gonfiandola a dismisura.

Quindi no, io non sono la stessa di 7 mesi fa.

E chi mi vuole bene, ma anche voi che mi seguite qui, dovrete farvene una ragione 😉

Per concludere, voglio fare una roba alla Vanna Marchi. Ecco due foto. Ecco due persone. Ecco me e Dexter in due momenti della nostra vita.