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Mentuccia e favole al telefono, anzi su skype

La mia cosa bella di oggi, qui a AngoloB, è una piantina di menta dell’anno scorso che sta spuntando nuova, nuova: per una che fa morire anche le piante finte, questa è una specie di laurea in giardinaggio. Ho fatto una foto e l’ho regalata alla mia migliore amica, a Padova, ma volevo mostrarla anche qui che magari tra voi che leggete c’è un naso fino, fino, di quelli che hanno trovato il modo e la magia di sentire il profumo dei bit. 

La mia mentuccia, mi sono detta, non mente, ammanta, mentore di speranza: adesso devo solo stare molto attenta a non morirla di troppa acqua e amore. Per fortuna accanto a lei c’è il mio nano guardiano che pisola quando non ci sono ma adesso fa doppio lavoro che sono sempre qui e bada alla mia casa e a me e alla mia bambina che bambina più non è. 

Ma la cosa più bella di oggi siamo Lui e io che ceniamo su skype e ci leggiamo Gianni Rodari a distanza: sono le nostre favole al telefono, anzi su skype. Una leggo io, una la legge Lui: il nostro modo di farci le coccole a distanza, di stare accanto e di sostenerci. Continua a leggere

La resilienza di Cupido

“Ci sono questi due che si dovevano incontrare ieri, hai presente? Dai, quella scheda che sta sulla mia scrivania dalla settimana scorsa!”

Cupido si sta fumando una sigaretta, sorseggia il suo caffè nel bar che dà sulla piazza di Monte Olimpo e chiacchiera con suo padre Vulcano che si è inventato una seconda vita e adesso prepara cappuccini e spritz. 

Il volto è preoccupato, il lavoro nelle ultime settimane ha preso una piega inaspettata e si ritrova con un sacco di pratiche inevase sia alla voce Quelli che ci credono, sia alla voce Incontri occasionali di lingua ma non solo.  Continua a leggere

Vado per i 50 e mi sento una ragazzina

Mi sento una ragazzina e a ottobre compio 47 anni.

Mi sento una ragazzina perché vivo con discreta leggerezza e perché, soprattutto, ho iniziato a guardare alle mie paure, ai miei difetti, alle fragilità fisiche e del carattere con occhi diversi. 

La paura

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C’è un giorno di inizio per i cambiamenti?

Non lo sai mai quando iniziano i cambiamenti, solo a volte, a posteriori, fissi momenti e circostanze e ti rendi conto che il filo ha cominciato a srotolarsi più chiaramente da lì: per un po’ di tempo un ragno ha tessuto la tela nell’angolo della tua casa, non ti sei accorta di nulla fino a quando – un giorno – in controluce, non hai visto il quadro ormai composto.

Due anni fa era il 5 novembre. Continua a leggere

La baciarella matura

Baciamoci molto, con utopia più che disincanto

La baciarella matura

Bologna nell’incanto di Arte Fiera, domenica di sosta tra una nevicata, un’esondazione del Reno e tantissima umidità: a pochi passi da via d’Azeglio dove le luminarie di Lucio Dalla cantano su chi cammina in centro, eccoli lì, seduti su una panchina a baciarsi come non ci fosse domani.

Corpi appiccicati, mani che toccano i corpi dell’altro per sentire la presenza assoluta del momento, come per dirsi “Siamo qui”, per respirarsi e riempirsi il naso di rimescolone.

Hanno gli occhi chiusi i due baciarellisti anonimi, abbandonati nella loro bolla di intimità. Continua a leggere

Heart shape on the window

Parlare delle emozione in una coppia

Parlare delle emozioni nella coppia: sembra facile a dirsi, specie da parte di una che con le parole ci lavora, molto più difficile a farsi.

Con le persone che amiamo e con cui condividiamo la vita parliamo di lavoro, parliamo di impegni, parliamo di obiettivi, parliamo di sconfitte, parliamo di soldi e anche di vacanze, ma di rado parliamo di emozioni e le attraversiamo e riusciamo a guardare – con coraggio e curiosità – a come ci sentiamo.

O almeno: questo accade a quelli come me. 

vento - foto ispirazionale

A dire le mie emozioni, anche quelle che fanno dolore, anche quelle fastidiose, anche quelle pruriginose, anche i desideri e le fantasie che “non si possono condividere”, ho imparato nel 2018. Sulla mia pelle. Letteralmente. 

Per anni con Tino, il mio ex compagno, abbiamo evitato di parlare apertamente di come stavamo nella nostra relazione, di quello che ci faceva bene, di quello che faceva male. C’era la vita da vivere, ci dicevamo. C’erano le bollette, la famiglia, le urgenze, le emergenze, montagne di lavoro, i soldi che non si arriva a fine mese, i lavori di casa, da decidere le vacanze, da rifare il bagno, da sistemare la lampadina fulminata, da scegliere la scuola per Frollina.

Quando – tra un impegno e l’altro, tra un’azione e l’altra – ci fermavamo e si provava a parlare di noi, era come se tutto dovesse andare per forza bene, come se le sfumature potessero allontanarci. Ed è così che ci siamo allontanati, giorno dopo giorno, smettendo di parlare di AMORE.  Continua a leggere

Che cosa chiami famiglia?

Che cosa chiami famiglia? Quali sono i motivi per cui un insieme di persone si può definire tale? Esistono delle regole precise come dice Casini? Bisogna essere sposati? Bisogna per forza avere un bambino? Bisogna avere la stessa età? L’uomo deve essere più grande della donna? Bisogna essere dello stesso sesso? Perché tu la chiami famiglia? Che cos’è per te una famiglia?

Troppo spesso le famiglie non basate su un canone stereotipato e accolto dagli stati teocratici NON esistono. Facciamo in modo che smettano di essere invisibili.