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mappa mentale: Perché ho abbandonato il profilo facebook

Ho abbandonato il mio profilo Facebook: ecco come faccio senza

mappa mentale: Perché ho abbandonato il profilo facebook

L’8 novembre 2017 ho scritto il mio ultimo post sul profilo Facebook che ora non uso più: tutta la mia attività lì l’ho trasferita su Francesca Sanzo Panzallaria  che è la pagina istituzionale di questo blog e di tutto quello che voglio raccontare e promuovere intorno ai miei libri, ai corsi di scrittura autobiografica, a ciò che pubblico per magazine e blog e dove condivido aneddoti, news, link interessanti e dialogo con le persone.

I primi giorni sono stati molto faticosi, mi sentivo come quando ho smesso di fumare (usavo molto il mio profilo) e allo stesso tempo mi sembrava di perdermi pezzi importanti del mondo, poi piano piano ho cominciato a stare bene e mi sono chiesta come mai non avessi preso prima quella decisione. E non perché pensi che Facebook è brutto e cattivo, né perché creda che sbagli chi ci passi del tempo, ma perché per me, dopo tanti anni, era importante tornare/muovermi verso un altro uso della rete (si consideri che io ci lavoro attivamente, mi occupo di comunicazione e scrittura e oltre che un fruitore, sono un produttore di contenuti online dal 2002).

Mentre i profili sono personali, occorre chiedere e dare amicizia, le pagine sono luoghi pubblici per progetti professionali o amatoriali che hanno il fine di raccontare e promuovere attività, testate editoriali, aziende e blog. Per seguire una pagina devi mettere “Mi piace”, il rapporto non è orizzontale come se chiedessi l’amicizia a una persona.

Questo è un post lungo, ti avviso! 
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Sapersi ascoltare, sapere parlare: due regole di Gianni Rodari valide anche online

La discussione e la dialettica online sono diventate sempre più difficili? La prevaricazione, lo sdegno e il giudizio sono le caratteristiche prevalenti del dibattito in rete? L’ascolto dell’altro è faticoso e ci si allena sempre meno a praticarlo?

Tanti spunti – per sviluppare anticorpi a tutto ciò e praticare una relazione generativa con gli altri online – li troviamo fuori dalla rete. Perché alla fine, è chiaro, le dinamiche sociali sono sempre quelle e prima che un’educazione digitale, abbiamo bisogno di tornare a un’educazione relazionale che sta alla base di tutto quello che facciamo in mezzo alle persone.

Nella raccolta di saggi di Gianni Rodari, Scuola di fantasia (Einaudi, 2014) lo scritto “Bambini, insegnanti, genitori” del 1970 contiene due consigli che dovrebbero essere una stella polare anche per chi usa i social network.

Ci sono regole non scritte, non codificate, che tutti dobbiamo, insieme, fare nostre. La prima è sapersi ascoltare. Abbiamo sempre troppa fretta di scavalcare le persone per arrivare allo schema che le rappresenta. Chi è quello che parla? Un reazionario. Un estremista. Un esibizionista. Un democristiano. Un liberale. Un idealista. Eccetera. L’etichetta ci serve per anticipare le sue conclusioni, per schematizzare il suo discorso. E così ci vietiamo di capire se in ciò che sta dicendo c’è, o non c’è in modo indiretto e distorto, qualcosa che può essere vero e utile per noi.

Un’altra regola è quella di saper parlare. Parlare di cose, di problemi, di oggetti, senza personalismi, senza esibizionismi. Parlare per dire, non per ascoltarsi. Parlare per comunicare, non per sfogarsi. Parlare per cercare, non per auto-affermarsi, non per proclamare. Più difficile, ma ugualmente necessario, è nell’incontro e nella discussione non cercare la vittoria, ma l’intesa, la decisione possibile e opportuna. Discutere per avere assolutamente e sempre ragione su ogni punto è puerile.

 

PMI: primi passi per impostare la propria comunicazione su web e social media

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L’Italia è fatta prevalentemente di Piccole e Medie Imprese che non sempre dispongono di Uffici Comunicazione e Marketing dedicati o dentro ai quali esistano persone che si possano occupare solo della comunicazione online e del posizionamento del Brand sui social media.

Ecco i primi passi necessari a impostare un percorso di comunicazione online per le aziende.

[Credits foto]

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Social Network: dipendenza, disintossicazione, giusto mezzo

Ieri ho letto questa bellissima intervista ad Alex Giordano che riflette criticamente sulla Social Innovation e sul suo rapporto con i Social Network, reduce da una “disintossicazione” di 3 mesi e mi sono messa a pensare al rapporto che ciascuno di noi ha con Facebook, Twitter e tutti i canali di condivisione digitale che oggi fanno parte del nostro quotidiano. Un’affermazione di Alex continua a martellarmi nella testa:

Tra tanta enfasi della socialità in realtà quello che ci piace celebrare sono solo “ipotesi di relazione”. Stiamo preferendo la pornografia alla sensualità, in un’orgia evolutiva al ribasso: abbiamo tecnologiche e strumenti che utilizziamo per scimmiottare quello che già esiste, per far peggio quello che altri strumenti anche primitivi facevano già piuttosto che metterci tutti a studiare come questi strumenti possano migliorare la nostra condizione umana”.

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Contribuisci a scrivere un decalogo per l’uso di web e social media in famiglia

Il 7 e 8 maggio 2014, alle 17, sono previsti gli ultimi due incontri del Laboratorio 1 di Generazioni Internet, finalizzato a co-costruire un patto intergenerazionale per l’uso consapevole e efficace di Web attraverso Tablet e Smartphone. Continua a leggere

Genitori e figli, in tandem per decidere insieme le regole per l’uso dello smartphone e dei social media

Si chiama Generazioni Internet ed è un’idea che mi cresceva nella testa da un po’.

Poi l’anno scorso è arrivato il Bando Agenda Digitale del Comune di Bologna (#agendadigitaleBo) e insieme a Studio Lost abbiamo pensato di strutturarla e proporla.

E’ accaduto che la nostra idea è piaciuta e così grazie al sostegno di #agendadigitaleBo ora possiamo realizzare il primo laboratorio!

Di cosa si tratta?

Un laboratorio per adulti e adolescenti insieme (l’idea è coinvolgere persone dello stesso nucleo familiare) per co-creare regole condivise efficaci per l’uso di web e social media attraverso computer, tablet e smartphone e farle confluire in un Decalogo per l’uso di Internet, Tablet e Smartphone in famiglia che sarà pubblicato sul sito in licenza CC e reso disponibile perché possa evolversi ed essere adattato alle esigenze delle famiglie che vorranno usarlo.

Quando?

Il laboratorio parte il 6 marzo 2014, dalle 17 alle 19. Le lezioni sono 8 e questi sono i temi:

  • Il mio profilo online (privacy, diffusione dati e foto, gestione delle relazioni) sui social media
  • Uso del web per informarsi e coltivare le proprie passioni
  • Gestione del tempo online e offline
  • Cyberbullismo e legalità
  • Laboratorio di dialogo: aspettative/desideri reciproci nell’uso del Web • Co-creiamo un manifesto di regole condivise

Quanto costa?

Grazie al sostegno di Agenda Digitale, il corso è GRATUITO con un piccolo rimborso per la distribuzione dei materiali di 20 € a persona.

Come ci si iscrive?

Ci si iscrive online qui

 

Genitori e adolescenti: fare Rete insieme

Il 37,2% della popolazione italiana non si è mai connessa ad Internet. Un dato che fa riflettere se accompagnato da quello che in Europa:

gli italiani detengono la più alta frequenza di accesso (oltre il 91% accede regolarmente ogni giorno, mentre la media europea è del 79%)” e in cui le classi di età che più hanno usato internet nell’ultimo anno sono quelle comprese tra i 15 e i 19 anni.

[fonte Orizzonte Scuola da  Agcom]

Il 71% delle connessioni nel nostro paese avviene in famiglie con un minorenne.

Dati del genere sembrano indicare un trend: il divario digitale tra adulti e adolescenti è più alto che in altri Paesi ma l’uso delle tecnologie da parte di chi le ha introiettate è massiccio.

Nel mio lavoro di formatrice ho constatato un cambio di rotta, negli ultimi 2 anni: sempre più adulti vogliono capire cosa e come i propri figli usano i device (lo smartphone prima di tutto) e come stanno online. I sentimenti dei genitori nei confronti della presenza online dei figli sono contrastanti e senza mezze misure, si passa da una vera e propria paura che il web possa costituire un pericolo (prima di tutto per le frequentazioni, ma anche per il tempo che i figli passano online) a una sostanziale estraneità rispetto al fenomeno. Molti ragazzi, in particolare preadolescenti, accedono alla Rete e ai Social Network presto, con l’avvallo dei genitori e non devono seguire nessuna regola familiare per l’utilizzo degli smartphone, dei tablet e dei Social Network.

Conosco persone che hanno deciso di aiutare il proprio figlio ad aprirsi un profilo su Facebook, prima dei 13 anni, età in cui la policy della piattaforma permette l’iscrizione. Dichiarano di monitorare l’uso che il figlio fa della propria bacheca e i contatti, ma di fatto ne hanno avvallato una prima e apparentemente innocua “infrazione”, perché la data di nascita dichiarata è diversa da quella reale.

Ci sono poi i genitori che ammettono di non avere un buon rapporto con le tecnologie e in particolare con Internet, si sentono decisamente meno esperti dei propri figli e hanno deciso di lasciare loro carta bianca.

Quando, durante uno dei miei corsi, chiedo agli adulti se hanno dato regole d’uso ai ragazzi, molti si giustificano dicendo che non sapendone nulla, non si sentono adeguati a dare regole e che comunque, proprio perché l’accesso a internet è dislocato tra molti dispositivi, per lo più mobili, pensano che sia impossibile darne di efficaci.

Non sono così convinta che i nativi digitali ne sappiano più di noi in toto. Sono naturalmente predisposti ai veloci cambiamenti tecnologici e d’uso, sono propensi a provare e a sperimentare piattaforme e tecnologie molto più rapidamente, ma l’aspetto tecnologico, nell’uso della Rete c’entra solo fino a un certo punto.

Oggi il web, grazie ai Social Media, è uno strumento prevalentemente relazionale e identitario insieme.

Può diventare un’occasione creativa per i nostri figli e anche per noi, così come ugualmente può trasformarsi in un’enorme perdita di tempo.

Credo che il salto culturale che la mia generazione (e quelle prima di me) deve fare è pensare alla Rete come a uno strumento ATTIVO: non è la televisione, non basta dire che va usata con moderazione, bisogna imparare a usarla bene perché può trasformarsi in un’opportunità.

In quest’ottica, prima di invocare un uso positivo della Rete da parte dei nostri figli, dobbiamo essere noi i primi a trovare la giusta via.

Capire che il web (anche quello sociale) non è fatto solo di gattini o petizioni su Facebook, ma anche di strumenti di condivisione di saperi e messa in circolo di creatività. Imparare a discernere tra il significato di “amicizia” per come viene inteso sui social network e il significato più profondo della relazione con gli altri.

Siamo nell’era della narrazione collettiva, imparare a usare strumenti efficaci per narrare progetti, idee, professioni potrebbe essere un buon modo per appropriarci di un modo, nostro, di usare la Rete e per condividere con i nostri figli quello che impariamo, impararlo insieme e grazie a loro.

Ci sto pensando da molto tempo, credo che solo in una co-creazione di idee, progetti, contenuti tra le generazioni, si possa invertire un trend che blocca l’innovazione umana e sociale del Paese, innovazione che non passa solo dal digitale ma che non può certamente prescinderne.

A Bologna il tour Navigare sicuri: si parlerà di sexting il 10 aprile 2013. Info per iscrizioni

Il 10 aprile 2013 arriva a Bologna il tour di Navigare Sicuri di Telecom Italia. Il progetto – ormai attivo da qualche anno – ha l’obiettivo di sensibilizzare famiglie, bambini e adolescenti a un uso corretto e consapevole attraverso incontri, come questo, video e risorse online.

Il 10 aprile 2013  dalle 11 alle 13 si parlerà di uno dei problemi emergenti legati all’uso della Rete e dei Social Network, ovvero il sexting.

Con sexting si individua quel fenomeno per il quale si condividono foto e immagini a sfondo sessuale. Wikipedia ne da una buona definizione:

Il sexting, divenuto una vera e propria moda fra i giovani, consiste principalmente nello scambio di foto e video a sfondo sessuale, spesso realizzate con il cellulare, o nella pubblicazione tramite via telematica, come chatsocial network e internet in generale, oppure nell’invio di sempliciMMS[4][5]. Tali immagini, anche se inviate a una stretta cerchia di persone, spesso si diffondono in modo incontrollabile e possono creare seri problemi alla persona ritratta nei supporti foto e video.

Gli ospiti all’incontro saranno, oltre la sottoscritta (farò un breve intervento trasversale, legato alla mia esperienza professionale e di mamma):

L’incontro si terrà presso la scuola media Irnerio, in via Finelli 2 a Bologna ed è completamente gratuito.

Se volete partecipare, potete scrivermi in modo che possa riservare alcuni posti ai lettori di questo blog.

Spero di incontrarvi in tanti; l’occasione è propizia per accogliere le domande di quanti vogliono approfondire questa tematica!

Dettagli

10 aprile 2013 (ore 11-13)

Scuola Irnerio, via Finelli 2 Bologna

 

 

L’importanza di stare accanto ai nostri figli quando usano web e social media

Da un paio d’anni mi capita spesso di tenere corsi o laboratori per genitori, insegnanti e adolescenti sull’uso consapevole della Rete e dei Social Media. Nel tempo l’interesse verso questi temi è – giustamente – aumentato. Le scuole cominciano a sentire il tic tac incessante di un “orologio biologico” che preme: la forbice tra il modello di sapere che abbiamo tramandato per generazioni e un nuovo approccio alle cose di chi cresce oggi si sta decisamente allargando.  E’ di pochi giorni fa l’ultimo rapporto OCSE  su tecnologia e scuola e ci dice che

il Piano per digitalizzare le scuole avanza troppo lentamente. Solo 6 pc ogni 100 studenti. 15 anni di gap con la Gran Bretagna

Il Gap non è solo strumentale ma anche culturale: secondo Eu Kids Online i genitori italiani sono poco consapevoli dei rischi che corrono i propri figli in rete senza una guida e regole chiare.

Siamo il popolo degli smartphone e dei tablet [10 Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione]:

I telefoni cellulari sono ormai utilizzati dall’81,8 per cento della popolazione italiana, con un numero di utenti che è cresciuto del 2,3 per cento, anche grazie agli smartphone (+10 per cento in un solo anno), la cui diffusione è passata tra il 2009 e il 2012 dal 15 per cento al 27,7 della popolazione. Il rapporto sottolinea inoltre che gli smartphone si trovano tra le mani di più della metà dei giovani (54,8 per cento), i quali utilizzano anche i tablet (13,1 per cento) più della media della popolazione (7,8 per cento).

Eppure non abbiamo ancora chiaro in che modo affiancare i nostri figli per accompagnarli a un uso consapevole (e proficuo) della Rete.

Durante gli incontri con i genitori e gli insegnanti, quello che mi preme sempre, oltre a analizzare i rischi connessi (cyberbullismo, sexting, dipendenza, ecc), è parlare di quelle che sono le opportunità offerte da un buon uso della Rete: sono convinta che se sia noi che i nostri figli riescono a  individuare obiettivi creativi, di cittadinanza, di formazione partecipata, si disinnescano molte mine.

In Rete prima ancora di navigare dobbiamo imparare a nuotare per stare a galla, convivere con un rumore di fondo spesso assordante, selezionare le informazioni e prenderci cura del nostro profilo digitale perché cresca e prosperi a lungo.  La cultura digitale, così come l’ha definita Henry Jenkins in Culture partecipative e competenze digitali, Media Education per il XXI secolo, Guerini Studio, 2010 è:

un termine che taglia trasversalmente le pratiche educative, i processi creativi, la vita di comunità e la cittadinanza democratica. Il nostro obiettivo dovrebbe essere incoraggiare i giovani a sviluppare le competenze, le conoscenze, i quadri etici e l’autostima necessari per partecipare a pieno titolo alla cultura contemporanea

Ecco allora quali sono – a grandi linee – i passaggi importanti da compiere insieme ai propri figli per gettare qualche semino e aiutarli a sviluppare queste competenze:

Profilo digitale

Da un grande potere derivano grandi responsabilità

(cit. Spiderman)

Settiamo le impostazioni di privacy dei social network che frequentiamo, monitoriamo ciclicamente la nostra presenza su Google per capire se siamo consapevoli di quello che gli altri vedono di noi, non facciamo ad altri quello che non vorremmo fosse fatto virtualmente a noi.

Condividiamo saperi

I nostri figli saranno pure degli “smanettoni” in grado di capire subito come funziona un tablet o come si imposta la suoneria dello smartphone, ma noi abbiamo un po’ di saggezza dovuta a esperienza, età e modello culturale “verticale” (siamo più abituati ad approfondire meno cose, mentre loro probabilmente hanno una capacità di saltare da una cosa all’altra 100 volte meglio della nostra). Mettiamo insieme questi ingredienti differenti per ottimizzare il nostro modo di stare in Rete. Loro possono sperimentare gli strumenti, noi possiamo coinvolgerli nello studio critico delle fonti per orientarci un po’ nel mare magnum delle informazioni online e loro veridicità.

Mettiamo delle regole

Il nostro senso di inadeguatezza tecnologica non deve sottrarci al nostro ruolo di genitori e si sa, i genitori sono anche quelli che stabiliscono le regole (di uscita, uso del telefono, uso del motorino, compiti e ANCHE uso del web).

Con l’avvento di tablet e smartphone vale poco la regola di tenere il computer in un luogo centrale e di passaggio della casa: ormai quel vecchio mastodonte serve solo a fare i compiti, non certo a gestire le relazioni online sui social media! Anche tablet e smartphone devono essere soggetti a un patto.

Tempi d’uso: Importante allora sapere che esistono sistemi di parental control per dispositivi mobili che ne consentono l’uso solo per un tempo determinato e che inibiscono certi tipi di navigazione o l’approdo a siti a pagamento, per esempio.

Accordo: Personalmente ho trovato geniale l’idea di una blogger americana che – al momento di regalare lo smartphone al figlio quindicenne – ha redatto un contratto con lui. Sono 18 regole d’uso e relative “sanzioni”

 

Io credo che questi siano alcuni semplici suggerimenti che possono davvero cambiare il nostro modo di vivere un momento fondamentale nella vita dei nostri figli, ovvero quello in cui diventeranno ANCHE dei cittadini digitali (e avverrà prima di quanto non succeda fuori dalla Rete!).

Noi possiamo rimanere in disparte o decidere di vivere con loro questo momento, aiutandoli con quello che abbiamo imparato (e il fatto che ci sentiamo poco alfabetizzati a livello digitale non è necessariamente sminuente, la Rete è prima di tutto un luogo dove esercitare le competenze acquisite nella vita).

Possiamo pensare che non ci riguardi perché ormai per noi i giochi sono fatti e preferiamo di gran lunga leggere un libro che passare il pomeriggio su facebook, oppure possiamo metterci in gioco e scoprire che anche attraverso facebook (tanto per citarne uno) possono succedere delle cose che hanno a che fare con la cittadinanza, con la possibilità di conoscere cose nuove (magari grazie alla Serendipity ) e con la nostra formazione continua, passando attraverso la condivisione.

E’ in atto un cambiamento ed è sotto gli occhi di tutti, per poter partecipare occorre conoscere e oggi per conoscere occorre anche sviluppare un buon livello di cultura digitale.

Per conoscere la mia offerta formativa, ecco il progetto Tessere la Rete con tutti i corsi per genitori, insegnanti, adolescenti e anche aziende. Contattatemi per info

Blog: opportunità, luoghi morti o voci dal passato?

Da circa un anno e mezzo ho cominciato a occuparmi di formazione, sia per libero professionisti e aziende che nelle scuole e con i genitori degli adolescenti.

Posso dire di avere conosciuto un discreto numero di giovani tra i 12 e i 16 anni e di avere raccolto testimonianze molto interessanti circa il loro uso della Rete.

Ciò che porto nei laboratori in classe, dedicati a “opportunità e rischi di web e social media“, si è evoluto e modificato proprio in base a queste testimonianze.

Nei primi tempi davo per scontato che sapessero che cos’è un blog:  molti di loro invece non ne avevano idea e ho dovuto cambiare registro, spiegare, approfondire il tema.

Ciò che fino a 4 anni fa ERA il web sociale, oggi non è che un décalage un po’ arrugginito della bacheca di Facebook.

Ho cominciato a domandarlo a loro che cosa pensano sia un blog e le risposte che mi hanno dato sono state davvero illuminanti.

Il blog è come facebook solo fuori da facebook.

 

Il blog è il vecchio sito

Hanno 15 anni e vivono la Rete molto diversamente da me che – ogni giorno online – sono abituata a riflettere consapevolmente sul mio uso dei Media.

E’ diverso il loro approccio o è cambiato il web e i mezzi con cui lo fruiamo? 

Sono un po’ vere entrambe le affermazioni e si contaminano tra loro.

Quello che prima era il centro di una rivoluzione silenziosa di punti di vista sul mondo, spesso personali e personalistici, d’inchiesta o semplicemente auto narrazione, ha mutato il proprio ruolo, acquisito diversi significati.

Il blog – inteso come “diario”, come racconto del se’ o narrazione aneddotica con un pubblico affezionato di lettori – non esiste quasi più.

E non perché ora tutti sono su facebook, ma semplicemente perché è diverso il modo in cui percepiamo e veniamo a contatto con i contenuti.

I blog oggi sono luoghi specialistici anche quando nascono come narrazione: il blogger è consapevole di esserlo o volerlo essere ancora prima di aprirlo il blog, lo progetta, lo costruisce con obiettivi specifici e il suo essere blogger diventa, fin da subito, un’etichetta universalmente riconosciuta.

Abbiamo tutti un profilo digitale, una nostra identità sul web fatta di tutti i pezzi che disperdiamo su twitter, pinterest, facebook, flickr, youtube, ecc e quando decidiamo di aprire un blog, se lo facciamo è perché abbiamo un obiettivo.

Il darsi un obiettivo (sia anche solo “far divertire”) e costruire un’immagine coordinata consapevole, sono elementi di profondo cambiamento rispetto a quanto succedeva per la maggior parte fino a pochissimi anni fa.

Oggi non abbiamo più bisogno di una casa virtuale per parlare delle nostre emozioni: rapidamente lo possiamo fare su twitter; se vogliamo una piazza raccolta di “amici” virtuali  abbiamo facebook.

Il tag ad un’immagine diventa nodo di contenuto, un video condiviso su youtube ci identifica più di un lungo post e quando leggiamo, lo facciamo perché un rilancio sul social ci ha incuriosito, perché un autore di cui abbiamo fiducia ha condiviso un post o semplicemente perché seguiamo un argomento attraverso un hashtag.

Il pubblico dei blog è cambiato, la comunità si è spostata di casa e anche il blogger ha evoluto il suo ruolo, ha spostato i luoghi della riflessione o – semplicemente – ha vocato la sua passione a fini professionali.

C’è chi ha nostalgia di una presunta “età dell’oro” dei blog, quando eravamo tutti più giovani, più ingenui, più belli e i link della nostra blogroll, il numero di “lettori fissi” e le relazioni con altri blogger erano il patrimonio più prezioso di cui disponevamo.

C’è chi punta il dito contro facebook o twitter, imputando a loro l’avvento della brevitas e della frammentazione.

Io credo che la direzione presa fosse quasi inevitabile: i blogger della prima ora hanno colonizzato la Rete dimostrando di essere i primi “sperimentatori”, lo hanno fatto con l’innocenza tipica della curiosità, senza sapere in che direzione li avrebbe portati aprire il proprio spazio, hanno cominciato a scrivere con il brivido di sapere che la loro scrittura – spesso privata prima – aveva ora un uditorio e che poterla condividere era tutto sommato molto semplice, si sono inventati nickname di fantasia, location tra il reale e il narrativo e soprannomi per coprotagonisti delle loro avventure, dando per implicito che quello del blogger doveva rimanere, per lo più, un vizio privato in un mondo altro rispetto a tutte le sfere della vita pubblica.

Ad un certo punto il web “fatto dal basso” ha allargato le proprie maglie, è diventato cosa di tutti (tutti quelli che possono disporre di un accesso alla Rete) GRAZIE a strumenti come Facebook e le paure legate alla propria privacy sono state lasciate alle spalle dalla voglia di costruire un proprio profilo digitale: era passato abbastanza tempo dalla prima connessione globale per avere introiettato il concetto di realtà moltiplicata, abbandonando l’idea che esista un “mondo reale” dicotomico rispetto a un “mondo virtuale”.

Il blog è diventato così un plus, qualcosa di cui si può fare a meno senza per questo rinunciare a contribuire con uno status o un tweet alla produzione di contenuti online e piano piano il blogger ha perso la sua specificità come persona/blogger acquisendone contemporaneamente come professionista/blogger.

Il blog non è più il luogo dove tessere relazioni, se mai è quello dove approfondire, coltivare il proprio profilo digitale o una passione, dove fissare la nostra opinione. Era nato come luogo fluido, oggi è il luogo del personal branding, della scrittura come esercizio e dell’opinione “depositata”.

Siamo cambiati noi che ci scrivevamo e sono cambiati coloro che ci leggono.

L’urgenza della scrittura fine a se stessa, quando la nostra esperienza è stata continuativa e fonte di professionalizzazione (come nel mio caso con Panzallaria) si è fatta scrittura che ha obiettivi e si evolve, declinandosi in altri luoghi dove possiamo esercitare (magari pagati) il nostro privilegio di venire considerati “opinionisti” autorevoli per qualcuno, su qualcosa.

Eppure il blog è –  e per il momento resta – la vera palestra in cui rafforzare il proprio profilo digitale, farlo crescere e aiutarlo a prosperare bene: per i più giovani un’occasione per mettere in gioco creatività, per noi il luogo dove sentirci liberi ma allo stesso tempo fare sedimentare quello che impariamo e vogliamo condividere con altri.

Il blog non è morto, è semplicemente cambiato.

Tra i tanti contributi che circolano sull’argomento, invito a leggere Leonardo di cui cito un estratto che mi ha colpito forse perché in qualche modo riguarda un po’ anche me:

Non è neanche una questione di soldi, che sono sempre veramente pochi, così pochi che discuterne, oltre che ineducato, è persino ridicolo. Il 2012 è stato l’anno dell’arrivo in Italia dell’Huffington Post, che peraltro io leggo poco e anche voi; ma non importa: importa la filosofia che l’HuffPo sottende, e che si può sintetizzare in “scrivi gratis e ringrazia”. Io non ce l’ho con chi scrive gratis, ci mancherebbe altro. Non credo che la produzione di opinioni gratis su internet possa abbattere il giornalismo, quello vero, fatto di inchieste sul campo. Sono ancora il primo a meravigliarmi che alcune mie opinioni, in determinati contesti, possano avere un prezzo. Non è una questione di soldi, è un tentativo di sembrare, dopo tanti anni, un po’ professionale in quello che faccio. Mi pare che ancora non ci siamo. Però la strada è questa.

Concludo citando invece un post in cui la nostalgia per i tempi in cui la Rete era prevalentemente dei blogger di AxelWeb non perché lo condivido in toto ma perché lo trovo molto indicativo di un sentimento che si percepisce forte:

Quindi? Quindi l’anno che si è appena concluso è stato indubbiamente l’anno di Twitter, di Pinterest, di Instagram e ovviamente di Facebook, tanto odiato e tanto amato.
La gente è tutta lì e a differenza degli esordi della blog mania (circa 10 anni fa) è gente normale, è un popolo che dialoga e non è una micro élite che parla di cose tecnicose e difficili. Infondo è quello che volevamo tutti, tutti meno l’élite forse (anche se a parole ci prodigavamo in frasi tipo “manca la massa critica” oppure “dobbiamo rendere il blog un fenomeno di massa”, ma non ci credeva nessuno).
Ora siam qui, in un limbo un po’ strano, con i nostro blog sopravvissuti (quello che state leggendo è nato su Splinder (defunto a inizio 2012) a maggio del 2003 per poi migrare nella forma attuale nel 2005). Siamo una specie di tribù di sopravvissuti che si legge nel loop degli status di Facebook o nei link di Twitter. Una cosa un po’ buffa, un po’ paradossale.
Ci chiuderanno in una riserva, saremo in pochi e continueremo.
E la frase sarà: “una volta c’erano i blogger, tanti anni fa e bloggavano liberi nelle praterie del web, senza sapere cosa fosse un like o un +1.

 Foto in copertina: Copertina di Internet News (maggio 2003). Nel numero un approfondimento sui blog molto interessante di Giuseppe Granieri