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Trasformare un testo in un discorso orale per raccontare in pubblico

La scorsa settimana mi hanno invitato a partecipare al Don’t tell my mom di Bologna lo story show ideato da Matteo Caccia che prevede il racconto di aneddoti personali, qualcosa che non si osa raccontare alla propria madre. Le regole del gioco sono semplici: il tutto deve durare tra i 7 e i 10 minuti e non si può leggere  ma improvvisare.  

don't tell my mom - Sanzo

Parlare, raccontare, tenere l’attenzione: come fare? 

Sono abituata a tenere discorsi di molte ore ma di solito il mio obiettivo è formativo e i temi di cui tratto sono specialistici. Oltre questo, anche se non seguo quasi mai il copione, ho sempre con me delle slide che mi servono come traccia e puntello per quello di cui voglio parlare. 

Questo impegno ha portato con sé una riflessione (e un po’ di ansia): come fare a costruire una narrazione orale “a tempo” che fosse in grado di coinvolgere, tenere l’attenzione di un pubblico eterogeneo e intrattenere?  Continua a leggere

I corsi di scrittura autobiografica online e di persona

Ripartono i miei corsi di scrittura autobiografica per aspiranti NON scrittori Tu sei la tua storia. Per l’autunno ho in programma una novità e due ritorni. Ho cercato di venire incontro sia a quanti non hanno la possibilità di spostarsi da casa ma vorrebbero comunque seguire un corso in 5 appuntamenti, sia a quanti invece preferiscono regalarsi una giornata full time. Scopri il percorso più adatto alle tue esigenze!  Continua a leggere

Raccontare il 13 novembre a mia figlia

Con il non marito abbiamo deciso di raccontare a Frollina, per sommi capi, cosa è successo a Parigi. Ci siamo confrontati e ci è sembrata una scelta necessaria: nostra figlia ha 9 anni ed è giusto che sia consapevole (almeno un po’) di quello che succede nel mondo. Inoltre, probabilmente nei prossimi mesi si parlerà molto di quello che è accaduto, le nostre vite un po’ cambieranno e non volevamo che lei si sentisse persa perché senza informazioni.

Ho ripensato a quando ci fu la strage di Bologna, avevo 7 anni, e ricordo quanto avessi bisogno di avere informazioni per non farmi prendere dall’angoscia.

Le avevamo già raccontato dell’Isis in passato, dicendole che ci sono persone che hanno un credo diverso e che tra queste persone ce ne sono alcune che usano questo credo per schiacciare gli altri e non esitano alla violenza. Oggi ci siamo seduti tutti insieme e – dopo averla immediatamente rassicurata che i suoi cugini parigini stanno bene – le abbiamo detto che alcune persone hanno sparato e ucciso molta gente a Parigi.

Ci ha fatto tantissime domande, la prima delle quali: “Ma chi è morto aveva figli?” e io ho dovuto buttare indietro le lacrime. Ci ha chiesto se l’ISIS può entrare in casa e – anche se non le abbiamo specificato i luoghi degli attentati – ha subito pensato, con preoccupazione, al fatto che noi viviamo accanto a uno stadio “dove vengono tante persone”.

La abbiamo rassicurata il più possibile ma alla domanda: “Vero che in Italia non arrivano?” non ce la siamo sentiti di risponderle un no secco, le abbiamo detto che dobbiamo sperarlo e impegnarci nel nostro piccolo per essere persone tolleranti, aperte ma anche attente.

Conoscere le cose con lo studio, rispettare gli altri qualunque cosa credano e imparare a difendersi: ecco ciò che possiamo fare.

Frollina da due anni fa karate a livello agonistico, le piace un sacco e le ha dato una grande sicurezza in sé stessa, lei che non è tanto alta e un po’ magrolina. Le abbiamo detto che anche questo le serve, di stare il più serena possibile e di continuare ad impegnarsi.

Io non so se abbiamo fatto bene o male, ma questo è il mondo in cui vive, questa è l’epoca in cui siamo: di fronte al male bisogna sviluppare, ognuno, i propri anticorpi e capire come affrontarlo. Come madre, provo una enorme sofferenza a pensare a quello che le stiamo passando, d’altronde possiamo solo cercare, ognuno a suo modo, di impegnarci il più possibile.

Ora, sono certa, passeremo molti giorni in cui lei – ciclicamente – farà domande per essere rassicurata e io tenterò SEMPRE di proteggerla. Subito dopo averle parlato ci ha chiesto se poteva vedere un po’ di cartoni: fa sempre così la frollina, sembra che le cose le scivolino addosso e ha bisogno di “distrarsi” quando non riesce ad affrontarle perché più grandi di lei, ma poi scopri che giorno dopo giorno ci pensa e ci torna su.

Le ho acceso la tv: programma scemo, bambini che ridono e si fanno scherzi.

Sta ridendo anche lei, nel suo pigiama della domenica mattina. E io la lascio ridere, certa che il suo cervello stia macinando cose, dubbi a cui non sa darsi una risposta e anche io faccio fatica.