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La mia prima vacanza da sola: ecco cosa ho imparato

Per la prima volta nella mia vita ho fatto un viaggio da sola: io e me. Lo so, sa un po’ da sfigata, fare il primo viaggio da sola a 44 anni, ma tant’è. Che poi viaggio moltissimo da sola per lavoro, ma arrivo in posti dove incontro persone, tengo lezioni, consulenze, ho fretta, prendo treni, ho fretta, tutto scorre molto velocemente, ho fretta. 

Questa volta qui ho deciso di partire di fare 300 chilometri in auto e di passare 4 giorni senza nessun appuntamento se non con me stessa e molti libri. È passata una settimana dal mio ritorno e posso raccontarti come è andatale conseguenze di questo viaggio, perché ogni viaggio ha sempre delle conseguenze e noi torniamo un po’ diversi da ogni posto che incontriamo.  Continua a leggere

Camminare per il benessere con Exa Estetica a Porto Sant’Elpidio

Oggi vi racconto il primo blogtour a cui ho partecipato, nella mia – ormai veneranda – carriera di blogger.

Domenica sono partita alle volte di Porto Sant’Elpidio, dove Exa Estetica ha organizzato una giornata dedicata al benessere della donna: una camminata di 4 km e tanti stand per promuovere la salute attraverso lo sport e la cura del corpo. 

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La gestione dello stress, in vacanza

Io quando vado in vacanza mi succedono delle cose, a livello emotivo, che potrei quasi metterle in un grafico per quanto sono tutte riconducibili a fasi simili tra loro.

Inizia che  il primo giorno delle vacanze sono sempre incazzata nera. Mi sale un po’ di malinconia, mi viene da pensare che il mondo mi odi e non mi piace quasi niente di quello che ho intorno. Urlacchio con mia figlia per qualsiasi cosa e mi sveglio con un borbottio continuo da macchinetta del caffè mollata sul gas a oltranza.

Questa fase si conclude con Tino che anticipa le mie mosse avvertendo chi ci sta intorno, più o meno così:

Dopo che ho fatto il VUOTO attorno a me e ho liberato la spiaggia dai turisti comincio a rilassarmi. Il secondo giorno sono più buona, non mordo ma mi viene una gran voglia di pensare alle vacanze. Voi direte bene, si fa così, sei in vacanza, a cosa dovresti pensare? 

Il punto è che non mi metto a pensare alle vacanze PRESENTI ma a quelle FUTURE ammorbando tutti i presenti (quelli che sono sopravvissuti) con programmi e progetti quinquennali di viaggi stupendi e profondissimi, altissime mete e fughe dalla realtà degne di uno sceneggiatore di documentari per ricconi annoiati.  L’ammorbamento di solito avviene in presenza di caffè sorseggiati sulla spiaggia e interrotti da Ahh come si sta bene! continui  o aperitivi fantasiosi, che – per me – in vacanza, è sempre l’ora dell’aperitivo. Anche Frollina si è abituata e ora è lei stessa a chiedere quando si fa l’aperitivo, che le piacciono gli stuzzichini serviti insieme alla birra.

Il terzo giorno comincio a uscire dal tunnel della follia, non abdico agli aperitivi ma sto un po’ più zitta. Comincio a sfamarmi di libri (e non solo). Leggo ovunque. Leggo al cesso, leggo in riva, leggo in terrazza, leggo per terra. Leggo e leggo. Cerco una libreria per comprare libri come una bulimica con il frigo pieno che non vuole rimanere senza il suo dolcetto preferito.

Il terzo giorno credo sia il più felice di tutti (per gli altri, almeno). Mi estraneo tanto che potrebbe cacarmi un uccellino in testa e non me ne accorgerei, ma sto cheta.

Il quarto giorno entro nella fase progettuale sul futuro. Domande del tipo chi sono, dove sto andando, cosa farò nel 2014 sono un motivo ricorrente.

Gigi Marzullo sarebbe fiero di me.

Durante questa vacanza, per esempio, ho deciso che voglio diventare una travel blogger, farmi regalare vacanze a destra e manca e comprare un camper. Ho deciso anche che voglio organizzare un evento, che direzione dovrà prendere il mio lavoro e ho immaginato una favola da scrivere quest’estate. Ho anche deciso che metterò una scrivania in camera di Frollina e che sposto delle foto in salotto.

Il quinto giorno raggiungo la pace: sto bene, faccio quello che viene e mi rilasso.

Se consideriamo che la media delle mie vacanze (e non del mio #ufficioinmontagna) senza lavorare è solitamente di 8 giorni, dato la quantità di follia che devo spurgare, ho pensato che non va mica bene. Bisognerebbe che stessi via di più.

Ma scriverlo ora che c’è anche la crisi e andare in vacanza è un lusso per pochi, pare brutto. Pare brutto lamentarsi anche del fatto che su 8 giorni di vacanza, 5 sembrava autunno, che poi alla fine siamo stati bene lo stesso che eravamo ospiti di amici (e quindi abbiamo anche risparmiato un bel po’) e così non lo farò.

Pare brutto anche lamentarsi del fatto che adesso non ho più voglia di lavorare e così non lo farò.

E allora mi compiaccio del mio nuovo taglio alla maschietta che mi lavo i capelli 3 volte al giorno e sto di un fresco ma di un fresco che forse dovevo proprio pensarci prima.