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C’è un giorno di inizio per i cambiamenti?

Non lo sai mai quando iniziano i cambiamenti, solo a volte, a posteriori, fissi momenti e circostanze e ti rendi conto che il filo ha cominciato a srotolarsi più chiaramente da lì: per un po’ di tempo un ragno ha tessuto la tela nell’angolo della tua casa, non ti sei accorta di nulla fino a quando – un giorno – in controluce, non hai visto il quadro ormai composto.

Due anni fa era il 5 novembre. Continua a leggere

Perché Mut-Azioni? E perché torna il 13 maggio a Roma

Ci pensavo da un po’, oggi l’ho fatto: il post è un video “artigianale” girato in uno degli angoli che preferisco della mia casa, quello davanti alla libreria.

Il 13 maggio Mut-Azioni sarà a Roma e si sono aperte ieri le iscrizioni: in questo video ti spiego perché potrebbe essere una bella opportunità venire, come è nata l’idea di questo workshop e in che modo penso possa esserti utile per un nuovo approccio a te stessa e al tuo lavoro!

[Rispetto al video: sii clemente. Sulle occhiaie e le rughe invece puoi dirmi tutto quello che vuoi ;-)]

Cambia la tua narrazione, cambierai tu: sul lavoro, nella vita

L’idea di Mut-Azioni è nata a settembre: moltissime persone mi scrivevano dopo avere letto “102 chili sull’anima” per chiedermi come fosse stato possibile cambiare così profondamente e per capire in che modo ero riuscita a trasformare una dieta in qualcosa che mi stava aiutando a realizzare tanti obiettivi professionali.

Domani si terrà la prima edizione del mio workshop Mut-Azioni, grazie alla collaborazione con Work Wide Women e per questo 8 marzo, l’appuntamento è dedicato alle donne con un focus sulla relazione tra cambiamento personale e evoluzione professionale e la cornice d’eccellenza dove si tiene il corso è Google Italia (Google, non a caso, si è confermato per 3 anni di seguito il miglior posto di lavoro).  Continua a leggere

Dedicato a tutte quelle che si sentono inadeguate nella vita e sul lavoro

Cara amica,

oggi mi rivolgo a te. Ti sembra di non essere mai abbastanza, come donna, come professionista, sul lavoro e nella tua vita privata?

Hai raggiunto un’età in cui ti raccontano che non cambierai MAI e che se sei fuori forma fisicamente, se ti impappini quando parli, se al lavoro non riesci mai a mettere in chiaro quello che vuoi, le tue idee e i tuoi progetti, devi ACCONTENTARTI?

Ovunque vai, senti sempre una voce, dentro di te che ti dice che tanto non ce la farai, che è quasi inutile provare?

Ti piacerebbe trasformare il tuo SOGNO professionale in OBIETTIVO ma non sai da che parte iniziare per farlo?

Inizia da te, inizia ad ACCOGLIERE IL CAMBIAMENTO e a MUTARE il tuo modo di raccontarti a te stessa e agli altri e trasforma il SOGNO in micro obiettivi da realizzarewriting-1170146_1920

Io ogni giorno mi SFORZO per questo, ogni giorno mi impegno per sconfiggere quel senso di inadeguatezza e per raggiungere gli OBIETTIVI professionali che fino a qualche tempo fa erano solo sogni.

Nel 2014 ho perso 42 chili: ero obesa e con un approccio di MUTAZIONE dei miei pensieri limitanti, ho raggiunto il primo traguardo, ovvero dimagrire e recuperare il corpo che SENTIVO mi apparteneva. Questa esperienza – che tuttora porto avanti nel quotidiano, attraverso una strategia che ho sviluppato e che ha a che fare con la disciplina, ma soprattutto con il modo in cui mi narro a me stessa e agli altri – continua e ho imparato alcune cose che mi sono state necessarie e che voglio condividere con te.

Oggi sono più FOCALIZZATA sul lavoro, sugli OBIETTIVI e affronto il quotidiano con uno sguardo al CAMBIAMENTO che è generativo e infatti ho scritto un libro che sta andando molto bene e sto finalmente ottenendo degli ottimi risultati professionali.

Ho deciso di trasformare la mia strategia in un workshop per condividerla e diffonderla, perché credo che se ce l’ho fatta io, puoi farcela anche tu e voglio aiutarti a riuscirci.

Il workshop è piaciuto a Work Wide Women e a Google Italia e quest’anno lo terrò a Milano, l’8 marzo 2016.

Iscriviti e vieni a fare un po’ di “allenamento” al cambiamento con me.

Ci sono ancora dei posti e ti aspetto.

Oltre al workshop, ti regaliamo il mio libro 102 chili sull’anima, personalizzato per l’occasione e sto preparando una lista di 102 motivi per cambiare che sarà tua al termine del seminario. 

Ti aspetto a Milano: per quest’occasione il costo è di soli 50 € + IVA per l’intero pacchetto di 4 ore.

[porta carta e penna per lavorare con me!] 

La mia strategia per non arrendermi ai giorni più tristi

Stamattina leggevo che oggi è il giorno più triste dell’anno. Adesso si fanno anche delle statistiche che ci dicono quando saremo più depressi. Inutile dire che le statistiche di questo genere mi deprimono e che non voglio arrendermi.

Per ciò vi racconto cosa mi sta succedendo. Nell’ultimo periodo sono affaticata e ogni tanto una lama di ansia attraversa la mia vita. Credo di essere in buona compagnia perché non è un periodo facile per nessuno. Non è facile per quel che accade a livello globale, non è facile perché le nostre vite sono attraversate da mille preoccupazioni e perché arrivare a fine mese è sempre più dura. Bisogna inventarsi motivi, bisogna inventarsi passioni, bisogna inventarsi lavoro. Per quanto si faccia, ci si sente sempre un po’ alla rincorsa. Succede a tutti.

Poi si leggono robe agghiaccianti, si leggono frasi cariche di odio, sessismo, ignoranza e non è sempre semplice rimanere con il sorriso. Io ho la mia filosofia che è che non è che devo sorridere sempre, per forza. Che ogni tanto essere un po’ abbattuti è umano.

Però ho anche una strategia per “resistere” e cercare di vivere con dignità, passione e aspettative. Cosa posso fare per stare bene?

La mia strategia è questa.

  1. Lucidità: quando (professionalmente) mi prende un attimo di sconforto e paura del futuro, mi focalizzo sui miei obiettivi. Ho dipinto il mio futuro da qui a 2 anni e sto cercando di realizzarlo oggi. Passo dopo passo mi impegno per fare ogni giorno qualcosa che componga quel futuro che io vedo e per il quale mi sento pronta, preparata e che voglio realizzare. Lo faccio nel presente, senza rimandare. Quando ho paura tremo, ma solo 5 minuti, poi mi concentro.
  2. Affetti: un tempo credevo di averne tantissimi, oggi ho la consapevolezza che quelli veri si contano sulle dita di due mani. Cerco di coltivarli, di non rimandare il momento in cui posso dire a qualcuno che amo quanto lo amo, cerco di esserci per le amicizie vere e non rincorro più conoscenze superficiali, le prendo per quel che sono, per quello che danno alla mia vita, ma senza crucciarmi e cercando comunque di essere una persona positiva, ma tenendo il mio giardino privato con tanta cura.
  3. Curiosità: non voglio smettere di stupirmi, di cercare, di imparare. Ogni giorno, alla sera, mi domando: “Cosa ho imparato oggi?” e se trovo almeno una cosa nuova che mi ha fatto pensare, sono contenta, il conto è in attivo.
  4. Azioni positive: cerco di mettere nel mondo azioni positive, non sempre ci riesco, ma ci provo. Un’azione positiva può essere anche semplicemente pubblicare “responsabilmente”  un contenuto online, qualcosa che possa dare energia a me e a chi lo legge. Cerco di farlo, a maggior ragione, quando vedo un po’ scuro. Che vedere scuro è normale ma gli altri non sono i nostri bidoni della spazzatura e diffondere nero non è mai una cosa che ci farà stare bene, anche se sul momento ci siamo “svuotati”.
  5. Coltivo il mio giardino: il mio giardino è l’acqua della piscina e la pista dove vado a correre. Se mi sento particolarmente fragile, è lì che trovo l’equilibrio e l’equilibrio che ritrovo facendo cose che mi fanno stare bene, poi riesco a comunicarlo e diffonderlo meglio.
  6. Rido: di me, della vita, delle cose che mi accadono e delle situazioni in cui mi trovo. Ridere è sottovalutato. Per alcuni sinonimo di superficialità, per altri un potente antidoto a un mondo in bianco e nero.

Non mi voglio arrendere al clima generale che ci vuole tutti tristi, depressi, senza speranze. Non mi voglio arrendere a chi dice che è colpa della crisi, che il mondo è diventato cattivo e che non abbiamo più speranze.

La mia piccola rivoluzione silenziosa e di cui forse si accorgerà solo mia figlia tra molti anni è questa qua: un sorriso, una carezza a chi la merita, uno sguardo su tutto e la capacità di rimanere ancorata a quello che voglio essere, a quello in cui credo, con la giusta apertura al nuovo, all’incoerente e all’inaspettato.

A 41 anni sono forse un po’ stanca, forse avrei voluto essere un po’ più “sicura” di risultati ottenuti, ma chi se ne frega, il mio mondo è questo, la mia vita è questa e l’unica cosa che posso fare è nuotare, battere piedi e fare grandi bracciate, che la corrente può essere anche contraria, ma se tu riesci a mantenere uno stile giusto puoi anche risalire il fiume!

E se ci riesce lui a risalire il fiume, allora perché non dovrei riuscirci io?

 

 

Una buona dieta è lenta

Una delle cose che ho imparato grazie al mio percorso di dimagrimento è che sono riuscita a calare 42 chili grazie alla lentezza che mi sono concessa. Malgrado all’inizio, convinta di VOLERE cambiare, io mi sentissi un po’ frustrata dal fatto che si trattava di un percorso difficile e lungo e invisibile (quando sei in grave sovrappeso, i primi chili persi sono davvero un ago nel pagliaio), forse proprio il fatto che la massa da perdere era tanta mi ha assicurato la possibilità di introiettare il percorso, farlo mio e acquisire con calma un nuovo stile di vita.

C’erano state altre occasioni in cui avevo fatto una dieta ma i chili da perdere volavano via talmente in fretta che spesso si trattava di parentesi della vita: a parte il regime alimentare, non modificavo nulla nello stile.

E quei chili, invariabilmente, tornavano a fare capolino nel giro di qualche anno.

Quello che non capivo allora era che non basta mangiare meno per mantenere i risultati: una buona dieta è un mix di tanti fattori, in primis “culturali”.

  • Bisogna cambiare regime alimentare, adeguarsi al fatto che per un periodo (che dipende dalla quantità di massa grassa che dobbiamo perdere) dovremo mangiare meno e imparare a capire quello che mangiamo, la sua qualità intrinseca e il suo apporto calorico.
  • E’ necessario capire che la dieta ipocalorica non durerà per sempre. Quando entreremo nella fase di mantenimento  – pur mangiando in quantità maggiori – dovremo mantenere le regole che stiamo imparando, come per esempio che è meglio non mangiare un piatto di pasta a cena. A qualcuno sembrerà una banalità, ma per chi è abituato a mangiare in maniera disordinata e “consolatoria” come la sottoscritta, non lo è affatto.
  • Bisogna iniziare a fare sport, moderatamente prima, poi in maniera più aggressiva. Il nostro corpo ha bisogno di muoversi, i muscoli vanno tonificati e – specialmente se i chili da perdere sono molti – dobbiamo assicurare tono alla nostra pelle.
  • Non guardiamo al risultato finale ma a tanti piccoli risultati intermedi e sfruttiamo ogni occasione per camminare, andare in bicicletta, fare una passeggiata.

In fondo avere tanti chili sulla gobba è stato forse il modo migliore per assicurarmi, ora che quei chili non ci sono più, un buon mantenimento. Sono ormai alcuni mesi (da maggio) che sono passata a un regime alimentare di mantenimento, eppure nel frattempo ho perso altri 10 chili grazie allo sport e a un sano stile di vita. Ogni tanto mangio un dolce, ogni tanto mi concedo qualche extra, ma se per qualche giorno ho un regime alimentare disordinato (può capitare), poi mi rimetto in riga nelle settimane successive, con piccole strategie detox. Mangio molta verdura, limito i carboidrati e faccio sport con maggiore impegno. In generale comunque, attualmente mangio 1800/2000 calorie al giorno che crescono quando vado in piscina e nuoto tanto o corro 10 km.

Qualcuno mi dice: “Si ma tu sei stata fortunata: hai sempre continuato a dimagrire costantemente!”. E’ vero, sono stata ANCHE fortunata, ma non significa che non abbia avuto momenti di stanchezza o in cui, di fronte a un obiettivo così lontano (tornare entro limiti “normopeso”) io non mi sia sentita scoraggiata.

Capita.

Ma proviamo un attimo a pensare alla dieta non a quello che è ma a un percorso di scoperta di sé stessi, di evoluzione interiore prima che fisica. Questo differente punto di vista cambia tutto e ci mette in una predisposizione diversa: stiamo crescendo, non ci stiamo punendo. Stiamo diventando persone nuove, speriamo migliori, non stiamo rinunciando a ciò che più amiamo.

Credo che lo sport in questo abbia un ruolo fondamentale: lo sforzo che si compie per imparare uno sport (nel mio caso la corsa) o per riprendere uno sport che abbiamo abbandonato da anni (io l’ho fatto con il nuoto) è altamente “sfidante”, ci costringe a misurarci con la pazienza necessaria a riprendere in mano quell’attività, a capire come funziona. Poi lo sport offre anche l’occasione di ricavarci tempo “tutto per noi”, di fare qualcosa di totalmente diverso da quello che facciamo abitualmente.

Per me l’ultimo anno è stato un anno di formazione, oltre che di grande successo personale nel raggiungimento dell’obiettivo. Ora è iniziata una nuova fase: sono una persona “magra” che sta cercando di superare alcuni limiti nello sport, che vuole sviluppare alcune qualità che non conosceva e che sta imparando a godersi un pranzo o una cena senza troppi sensi di colpa perché domina quella che mangia e non ne è dominata.

C’è un continuum tra quella che ero 42 chili fa e quella che sarò e mi esalta pensare a quante cose posso ancora imparare sullo stile di vita, sul mio modo di mangiare, su quello che mangio e sul modo in cui affronto lo sport.

Se vogliamo dimagrire occorre prenderla con calma, concediamoci lentezza e capiamo che la bilancia non è che il primo passo, poi ce ne sono altri mille da fare, molto entusiasmanti se presi con lo spirito giusto, che hanno a che fare con il mantenimento.

La settimana scorsa mi sono presa un paio di jeans stretti. Taglia 42. Pensavo non fossero un modello adatto a me, poi me li sono provati  e mi sono piaciuta. Ho imparato a osare e a non dare per scontato che qualcosa “faccia per me”, e non solo quando si tratta di pantaloni. La muta è stata anche questo e credo di essere – grazie all’ultimo anno – una persona decisamente più simile a quello che vorrei essere. E non solo perché indosso la 42.

 

La scossa, il cambiamento. Una storia di terremoto e scelta

Voglio ricordare quel maggio di 2 anni fa che ha cambiato tanto la nostra Emilia con questa storia. Voglio ricordare i tanti amici (alcuni dei quali conosciuti solo per telefono) di Cavezzo, San Prospero, San Felice sul Panaro e di tutti gli altri paesi colpiti da quel sisma attraverso questo video girato da Andrea Cardoni che racconta la storia di Rachele.

Rachele che ha agito il cambiamento: la scossa le ha distrutto la casa ma non lo spirito di iniziativa e la voglia di mettersi in gioco e provare a fare quello che voleva.

Perché OGNI cosa ci cambia e a volte dobbiamo attraversare traumi, ma possiamo scegliere il MODO in cui farlo. Un bellissimo insegnamento, una storia che vi invito a guardare.

Grazie Andrea per avermela segnalata!

Prima e dopo: 28 chili e molti passi

Dire che sto bene è un eufemismo. Malgrado abbia lavorato come un mulo per settimane intere, senza sosta, mi sento piena di energia.

E sono convinta che sia perché ho cambiato stile di vita. Perché peso 28 chili di meno, perché mangio sano e perché corro. Avete capito bene, ho cominciato anche a correre. Non sono Mennea, sia ben inteso, la strada da fare è ancora tantissima, ma ho scoperto che mi piace.

Ho sempre odiato correre. Quando il mio allenatore, da ragazzina, ci faceva fare preparazione atletica e si iniziava sempre correndo, io pur di non farlo, mi inventato sistemi creativi per non farmi beccare: camminavo per la maggior parte del tempo, chiacchierando con le mie amiche (alcune delle quali riuscivo a convincere a non correre grazie alla mia abile arte retorica) e poi, poco prima di arrivare alla meta, visto che sapevo che lui era lì ad aspettarmi, mi schiaffeggiavo le guance da sola per simulare un affaticamento da corsa.

Lui non ci cascava quasi mai, tanto che ci faceva le “sorpresone” in moto, lungo il percorso, ma io ogni volta ci provavo. Odiavo correre.

Si suda. Ballano le tette. Non c’è l’acqua a sostenere la tua fatica. La faccia si trasforma come se fossi San Sebastiano mentre viene trafitto.

No, non fa per me, mi sono sempre detta.

Poi non so, un giorno che scendevo dal mio doppio giro veloce a San Luca, ho provato a muovere qualche passo di corsa ed ecco, è stata un’epifania. Non mi sentivo più una palla che rotola. Tutto ballava come se io fossi un pudding, ma mi sentivo leggera, con le mie scarpe da running nuove, nuove e ho capito che anche io – ex donna obesa – ora POTEVO farcela.

E così mi sono messa a correre. Ho un sistema di allenamento tutto mio, mutuato dagli anni di nuoto. Ho iniziato correndo per 10 minuti scarsi e poi camminando veloce per 3 minuti e ora sto aumentando, di volta in volta, il minutaggio consecutivo. Non uso APP. Imposto il cronometro e mi baso sul percorso e sulla durata delle canzoni che ascolto nel frattempo.

Dopo aver superato il limite, nel riscaldamento, cerco di riprodurre analoghi tempi di durata, fino al raggiungimento dei 40/50 minuti totali.

Non faccio la gara con nessuno. Vado piano e cerco di perfezionare lo stile (che diciamolo, non è il massimo). Poi torno a casa e faccio 30 addominali.

Il mio corpo, da quando corro, sta prendendo forma. E il mio spirito lo supporta, orgoglioso. Sto dando a bere a Dexter che la corsa è la sua nuova droga, che dovrà farsene una ragione, non lo porterò più a mangiare fino allo sfinimento.

Però ho ripreso a mangiare un po’ di più dei primi tempi della dieta. Voglio dimagrire altri 5 chili, ma con calma e soprattutto grazie al movimento fisico.

Voglio anche riabituare il metabolismo a certe cose che gli sono state proibite e – aiutata dalla mia dietologa – devo trovare lo stile di vita giusto per il mantenimento.

Che è la sfida più grande per me e Dexter.

Perché se dimagrire tanto significa fare una prova di forza di volontà virtuosa (che io e tutti coloro che ci sono passati, abbiamo fatto), mantenere il peso raggiunto significa accettare in toto il cambiamento e metterlo alla prova OGNI GIORNO della propria vita.

Le persone che non vedo da un po’ non mi riconoscono. Perfino i vicini che conosco meno, persone dei palazzi accanto al mio, mi fermano per strada per chiedermi come ho fatto, per farmi i complimenti.

Mi sono abituata a ripresentarmi agli altri quando vedo spuntare sulla loro faccia un enorme punto interrogativo (“Ma chissà chi è questa che mi sta salutando”) e mi sto abituando al mio nuovo corpo. Sono tornata a fare un po’ di shopping primaverile (che qui c’è in gioco tutto il guardaroba) e ho cercato – istintivamente – la taglia più grande presente nel negozio. Mi sono davvero commossa e esaltata quando – nel camerino – mi sono resa conto che stavo provando vestiti troppo larghi per me.

Da anni ero abituata a essere quella che non può trovare i vestiti “nei negozi delle persone normali”, quella che non può ambire nemmeno ad entrarci, senza essere guardata con sospetto e (credevo io, disgusto).

Questa era una condizione molto comoda, che mi permetteva di compiangermi, trattarmi ancora peggio e non avere la minima cura di come andavo in giro.

Era solo la superficie di una condizione profonda che mi coinvolgeva a 360 gradi.

Oggi sono una persona in salute, che potrebbe dimagrire ancora un po’, è vero, ma che è già all’interno di una soglia di peso/massa magra nella norma per non rischiare la salute.

E sono una persona diversa.

Perché non è vero che “Sei solo più magra, ma sei sempre tu!”, scusate ma lo voglio sfatare questo mito. Sono più magra perché HO DECISO di cambiare, non solo fisicamente ma anche mentalmente e di confrontarmi con cose ENORMI che mi portavo dentro e che stavano rintanate nella mia pelle, gonfiandola a dismisura.

Quindi no, io non sono la stessa di 7 mesi fa.

E chi mi vuole bene, ma anche voi che mi seguite qui, dovrete farvene una ragione 😉

Per concludere, voglio fare una roba alla Vanna Marchi. Ecco due foto. Ecco due persone. Ecco me e Dexter in due momenti della nostra vita.

15 chili: cosa sto imparando

Ero dimagrita altre volte nella vita. Per esempio quando ho aperto questo blog. Era sempre stata una gara. Dovevo perdere peso. Volevo rientrare in una vecchia, agognata, taglia 42. Volevo sentirmi apprezzata. Dagli altri, prevalentemente.

La gara la vincevo quasi sempre. Dimagrivo e raggiungevo la meta.

Poi mi fermavo. Mi godevo i risultati E ricominciavo a mangiare, che il cibo ed io abbiamo sempre avuto un rapporto particolare. Mi piace mangiare. Mi piace quando sono felice. Mi consola quando sono triste.

E così passava il tempo e io tornavo – esattamente – a fare quello che facevo prima. Per un po’ non succedeva niente, che pensavo addirittura che mi fosse cambiato il metabolismo, che finalmente cominciavo anche io a far parte di quelli un po’ golosi che però non ingrassano.

Poi mettevo la bilancia in cantina. Non ne avevo bisogno, mi dicevo, tanto ormai ero “magra”. E dopo qualche mese pesavo come prima, mi deprimevo, pensavo che non ne valesse la pena, tutti quegli sforzi, dimenticavo di avere fatto una dieta e prendevo su il doppio dei chili della volta precedente.

Più mi vedevo gonfia, più mi sentivo brutta, più pensavo che però, cavoli, se la gente mi guardava male per questo era un problema della gente, non mio, che avrei riconosciuto le persone speciali proprio dal fatto che andavano oltre il mio peso.

E poi era così bello pigiamarsi sul divano con una bella fetta di pane e nutella a leggere un libro! Io non avevo bisogno di quelle stupide conferme che cercano gli altri, mi dicevo, non avevo bisogno nemmeno di essere in forma, di avere tante persone intorno, di vestirmi carina: chi mi ama va oltre la bruttezza!

Che, diciamolo pure, era un modo per dirmi che mi facevo schifo e volevo che il mondo lo sapesse, che volevo trovare quelle rare perle di persone che vanno oltre, che ti apprezzano per quel che sei anche quando sei tu la prima a non apprezzarti.

E per la verità, di gente così ne ho pure trovata, quindi – diciamocelo – sono stata fin troppo fortunata per essere una che si odiava in maniera seriale.

Oggi ho perso 15 chili.

Sono 3 mesi e mezzo che ho iniziato la dieta. Ma è una cosa nuova. Un modo nuovo di dimagrire. Un modo nuovo di vivere.

Intanto non dimagrisco più per gli altri o per essere apprezzata dagli altri. Dimagrisco per me, perché me lo merito, mi merito di stare bene, di correre, camminare senza ansimare, di fare tutte le cose che voglio fare. Avere 40 anni significa anche questo, prendersi il lusso di guardare alla vita senza troppe fisime ma con la certezza che non è infinita. Che la salute conta più di ogni altra cosa, perché con la salute possiamo fare le cose, senza è più difficile.

Poi non ho più bisogno di questo zainetto di chili. Mi è sicuramente servito quando sono entrata nel tunnel dell’autodistruzione (che lo so, sono brava, in pochi se ne sono accorti, ma ci ero entrata con tutte e due le scarpe in un certo periodo della mia vita), ma ora non mi serve più. Non ho più bisogno del mio scudo di zuccheri e grasso.

Non più.

Voglio stare bene. E così, prima di tutto, è la testa che sto cercando di cambiare. Con la consapevolezza che il mio nuovo stile di vita non è a termine. Una cicciona come me rimarrà sempre una cicciona dentro.

Dovrò sempre tenere presente che ho una debolezza, che appena qualcosa gira storto io mi butto sulla cioccolata.

E comportarmi di conseguenza.

Cioé, questa volta la dieta non finisce. Arriverò a raggiungere i 25/30 chili che mi sono data come obiettivo, ma quel giorno dovrò iniziare un percorso di mantenimento che porterò avanti per sempre.

Perché sto bene. Sto bene con il mio corpo che sente tutto, che risponde ai comandi, che comincia a snellirsi e quando mi guardo, con tutte le rughe, con la cellulite e il seno che non ha più 20 anni, sta cominciando comunque a diventare un corpo sano, che mi piace.

Le spalle, sotto il grasso ho ritrovato le mie spalle larghe e agili di nuotatrice.

E tutto sommato rinunciare ai cibi di cui ero drogata (cioccolato, pizza, snack…) non è così difficile e non pensiate che vado alle feste e mangio gallette al niente. Capita, capita che faccia eccezioni, che mangi qualcosa che non dovrei. Ma poi mi rimetto in carreggiata, bilancio, faccio una camminata in più. Senza sensi di colpa, senza ambire a diventare una tardona che sogna di essere anoressica.

Questo cambiamento è un cambiamento dentro. A cui nessuno vi può costringere. Che un giorno arriva, siete pronti e allora bisogna abbracciarlo, ma se non arriva, lascia le mie parole, le parole dei tanti che ci sono passati in una sorta di limbo delle opportunità di cui si stenta a capire il nocciolo, di cui si legge solo la teoria.

Quindi se avete amici con problemi alimentari, se voi stessi avete problemi alimentari , dimenticate le diete last minute, quelle che vi fanno dimagrire 20 chili in due settimane, per intenderci e non spingete altri a fare queste piccole prove di forza. La vera prova è cambiare testa, ricominciare ad accorgerci dei messaggi che lancia il nostro corpo e – soprattutto – ricominciare ad ascoltarli.

La vera prova è iniziare un cambiamento e capire che non deve essere momentaneo.

La vera prova è ricordarsi che il bene che ci vogliamo passa anche da quello che mangiamo, da ciò che concediamo al nostro corpo. Che non vale meno della nostra meravigliosa anima.

Anche se ci piace credere il contrario.

 

 

L’era dell’Acquario

E’ iniziata l’era dell’Acquario e a dire il vero io me la sento tutta addosso, tutta intorno.

E’ come se il mondo mi stesse dando dei segnali (e non solo alla sottoscritta) che dietro l’angolo aspettano cambiamenti, evoluzioni. Mi è tornata voglia di scrivere a mano e mi sono comprata un’agenda per riprendere quella mia vecchissima abitudine di tenere un diario autoreferenziale e ombelicale, solo per me.

Le persone a cui voglio bene prendono decisioni importanti e alcune di esse sembrano sinceramente ispirate da qualche illuminazione. Esco con le amiche e certe volte mi sento come in quelle serie che durano un sacco di puntate, ti affezioni ai protagonisti e a un certo punto c’è il finale e il finale è quasi sempre un “sei mesi dopo” e la voce narrante ti racconta cosa è successo ai personaggi principali e sono sempre robe che non ti aspetti.

Io sento che c’è qualcosa che deve evolversi ma ancora faccio fatica a focalizzare.

E’ qualcosa che ha che fare con la mia vita professionale e con quella creativa, che a volte si incontrano, a volte no. Ha a che fare anche con questo blog probabilmente, con la voglia di riprendere in mano il lato più narrativo, scrivere per il lusso di scrivere, senza altre finalità.

C’è anche il blog di mezzo, ma in realtà quel che è davvero centrale è la scrittura e il mio rapporto con essa. I tempi sono cambiati e ormai avere un blog è diventato molto più “professionale” che quando ho aperto Panzallaria. Per conto mio ho sempre difeso la libertà di questo spazio, rinunciando a banner e limitando la promozione solo alle cose che realmente mi piacevano (o alle mie).

Nel 2005 i miei post erano soprattutto racconti, nel 2013 il tempo è più tiranno e il lavoro è aumentato, così scrivere è diventato un lusso che mi concedo molto meno. Eppure quel lusso mi ha salvata in molte occasioni, dovrei lasciargli certamente più spazio: difficile quando ogni giorno devi tenere un occhio sui progetti in corso e contemporaneamente pensare a come sfangare (economicamente) l’anno, dove dirigerti, cosa fare.

Ma c’è qualcosa in fondo che mi chiama, lo rivivo nei sogni, specialmente dopo sabato sera. Sabato sera sono tornata a teatro a vedere il mio spettacolo, dopo un sacco di tempo e oltre al fatto che ogni volta mi diverto, mi sono sentita pungere da qualcosa: la voglia di ricominciare a raccontare, solo per il gusto di raccontare. Una storia, forse non più tanto la mia, ma sicuramente una storia.

Nel frattempo penso che in questo primo anno dell’Acquario, io divento una arzilla quarantenne e che professionalmente sono ancora tante le cose che devo e posso fare, che il web è un po’ birichino, come una lente di ingrandimento piantata su un punto nero: il punto nero sembra enorme visto da quella prospettiva, ma se guardi bene resta un misero e piccolo poro ostruito.

Mi sento come quel punto nero, diciamoci la verità: piccola, persa, con tante incertezze, con un lavoro che amo ma  potrebbe fruttarmi di più in termini sia economici che di soddisfazione. Mentre penso queste cose, nel frattempo, da fuori c’è qualcuno che mi percepisce come un punto nero enorme, una gran galla del web, ma non è mica vero, è solo che leggerle le persone su un blog le rende un po’ fiction, anche se sono dei punti neri.

Insomma, sento qualcosa che sta girando dentro, sento energia che si muove ma non ho ben capito in che direzione e se proprio devo pensare a degli obiettivi, i miei obiettivi per quest’anno sono cercare di interpretare quell’energia, capire in che direzione voglio muovermi per STARE BENE.

Perché se una cosa l’ho imparata, a quasi 40 anni, è che cercare di stare bene senza troppe pippe e sfinimenti, è una priorità fondamentale. Ogni tanto bisogna buttarsi a capofitto nelle cose, ogni tanto basta scrivere una storia o un post, altre volte serve pensare in grandissimo.

Io adesso non lo so. Come tutti i punti neri non vorrei essere schiacciata e nemmeno sommersa da un mare di topexan. Devo trasformarmi in qualcosa d’altro (fosse anche solo un brufolo purrolento) prima.

Ok, capisco che la filosofia del punto nero non è proprio il massimo, ma rende, per me rende in questo momento.

L’illuminazione arriverà, come è sempre successo. Voglio lasciarmi ispirare dall’amica che sta per cambiare città per amore e da quella che ha mollato un super lavoro per inseguire i suoi sogni.

E voglio imparare a leggere i segni. Perché ci sono, lo so, solo che al momento mi sento un po’ analfabeta.

Nel frattempo, caro cambiamento, non mi stritolare troppo: sono uno scorpione e come tale carica di ossessioni, manie e fortemente abitudinaria. Lasciami capire, respirare e ti asseconderò, stanne certo.

Eventi

Mut-Azioni. Il workshop motivazionale finalmente a Roma!

L’8 marzo 2016 Mut-Azioni è uscito, per la prima volta, allo scoperto a Google Italia.

Eravamo a Milano e grazie alla collaborazione con Work Wide Women ho potuto concretizzare UN SOGNO: parlare di fallimento, fragilità, senso di inadeguatezza, non per la commiserazione collettiva ma per raccontare come tutte le emozioni che ci portano a ritenerci inopportune al cambiamento, siano in realtà un potenziale, se impariamo ad accettarle. 

Sono arrivate 80 donne, con le quali abbiamo condiviso una giornata intensa, ricca, durante la quale ci siamo esercitate per focalizzarci sul cambiamento, sui piccoli passi che ognuna di noi può fare per stare bene e valorizzarsi. 

Poi a dicembre è stata la volta della mia città: Bologna. Anche in quell’occasione, l’energia in sala è stata altissima e in quel modo solidale e franco che contraddistingue un gruppo di donne che si mette allo scoperto, abbiamo lavorato, insieme, ognuna concentrata sul proprio cambiamento personale. 

Il 10 marzo, Mut-Azioni, sempre in collaborazione con Work Wide Women, sbarca a ROMA. Il mio sogno è portare, di nuovo, tante donne in sala e – di nuovo – lavorare perché l’energia collettiva sostenga l’energia personale. 

Succederanno delle cose, lo so già e sono convinta che se anche tu vorrai esserci, proverai la stessa sensazione. 

Quello che chiami fallimento è l’esperienza che costruisce chi sei oggi e chi scegli di diventare domani. Per diventare la donna che vuoi essere, devi passare attraverso il cambiamento. Ogni giorno.

Francesca Sanzo

Dopo le fantastiche esperienze a Milano dell’ 8 marzo 2016 (guarda qui lo storify) e  del 16 dicembre a Bologna, siamo felicissime che Mut-azioni arrivA a Roma!

L’evento che s’ inserisce nella settimana della della donna,  è  nato dalla collaborazione con  Donne A Lavoro Onlus e in partnership con L’Oréal Italia, che ospiterà l’evento nella bellissima sede dell’Accademia L’Oreal. 

Se è vero che il cambiamento passa principalmente dalla nostra interiorità e dalla nostra sfera più intima, è altrettanto vero che esso si manifesta sul nostro aspetto esteriore. 

Quando siamo più sicure di noi stesse, siamo più decise anche nelle nostre scelte estetiche che influenzano l’immagine che diamo di noi a tutto tondo.

E’ importante curare il nostro benessere interiore, come quello esteriore; da questo assunto nasce questo evento e la partnership con L’Oreal Italia. L’intento condiviso è offrire un’experience a 360° che sia in grado di trasferire un know how utile ad orientarsi verso il cambiamento consapevole.

In uno dei momenti della giornata, ad affiancare Francesca Sanzo, ci sarà una consulente L’Oreal che attraverso l’utilizzo della App Style My Hair, fornirà consigli di stile e di look alle partecipanti.

Coniugare i consigli di Francesca Sanzo con i consigli di L’Oreal sarà un’ottima occasione per  proiettare noi stesse verso un cambiamento completo e radicale teso a migliorare le nostre prestazioni professionali e la nostra performance sul campo.

DOVE E QUANDO

Venerdì 10 marzo 2017  h 10-17 presso Accademia L’Oréal Roma, Piazza Mignanelli 23

 COS’È MUT-AZIONI?

Mut-azioni” è il workshop motivazionale curato da Francesca Sanzo sul cambiamento personale e professionale: 6 ore che modificheranno l’approccio alla visione di noi stesse e delle sfide quotidiane che ci poniamo e che ci giungono dall’esterno.

Come facciamo a diventare leader nel nostro lavoro e a focalizzarci sulla strategia centrandoci sul “mind power”?

Per essere efficaci, focalizzate e assertive dobbiamo infatti liberarci del peso di una narrazione negativa che facciamo a noi stesse, che ci blocca in ruoli che non ci appartengono e blocca le energie generative di idee e progetti.

Il percorso è suddiviso in 3 parti:

  • [TESTIMONIANZA]
  • [ASCOLTO]
  • [INTERAZIONE]

Ogni persona, alla fine del laboratorio, si troverà con una mappa delle parole su cui continuare a lavorare per migliorare la propria assertività e l’approccio a sé stessa e agli altri e una mappa delle piccole azioni che generano grandi risultati.

Mut-Azioni a Bologna: il cambiamento personale e professionale

sanzobologna1-2Dopo la fantastica esperienza milanese dell’8 marzo 2016, Mut-Azioni arriva a Bologna sempre insieme a Work Wide Women.

Se sei donna, senti il cambiamento come un’esigenza personale e professionale ma hai bisogno di motivazione per iniziare ad agirlo, questo workshop fa per te.

Una giornata insieme, durante la quale ti porterò la mia testimonianza, di come ho affrontato la muta e cosa ho imparato dall’agire il cambiamento che mi ha trasformato come persona e professionista.

Se pensi che sia arrivato il momento di prendere in mano la tua vita e provare a trasformarla in qualcosa che ti assomigli, se hai un progetto professionale e vuoi realizzarlo in maniera efficace, se semplicemente hai deciso di lasciarti ispirare dalla mia muta:

questo workshop fa per te!

In questo video ti racconto perché.

Fatti un regalo di Natale: il 16 dicembre mi trovi a Bologna, per un’intera giornata insieme.

Informazioni e iscrizioni su Work Wide W0men [prezzo scontato fino al 15 novembre!]

 

Su per San Luca, 3 consigli per affrontare le salite della vita

Potevo non partecipare al San Locca Day il 9 ottobre 2016?

Chi mi conosce o ha letto il mio libro sa bene quanto il portico di San Luca, a Bologna, rappresenti per me e per la mia storia. Chi leggerà il prossimo libro (in uscita il 15 ottobre 2016) potrà anche scoprire in che modo, per la me di oggi, San Luca è diventato paradigma per affrontare la vita.

Ma se vuoi un’anticipazione o cerchi qualche suggestione per affrontare l’autunno che ci aspetta, ecco che domenica 9 ottobre 2016 alle 16.30, presso lo stand Giraldi (circa a metà della salita) mi troverai con:

3 consigli per affrontare le salite della vita

San Luca e i suoi gradini: il modo in cui si affronta quella salita può diventare metafora e allenamento per affrontare la vita, con le sue difficoltà e sfide.
Sarà Francesca Sanzo, che lungo la salita di San Luca “ha perso” 40 chili e lo ha voluto raccontare in “102 chili sull’anima” Giraldi Editore, a condividere 3 consigli per affrontare le salite della vita. L’autrice condividerà con i partecipanti qualcosa di ciò che ha imparato grazie alla salita di San Luca e che tuttora usa per il proprio benessere e creatività.
Un’occasione per motivarsi al cambiamento positivo, al contrasto della sedentarietà fisica e mentale e per mettere in connessione il corpo con la mente e l’anima. Francesca, al termine della breve presentazione, firmerà copie di “102 chili sull’anima”.