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Rimanere in forma sotto Natale: ecco la mia strategia

 

É il terzo Natale che attraverso in regime di nuovo stile di vita: il primo (2013) ero a dieta, quindi ho cercato di trattenermi il più possibile, mentre nel 2014 avevo appena perso 40 chili e l’obiettivo era “mantenere”, oggi è un anno che ho raggiunto il peso giusto per me e l’obiettivo è sempre quello di non sforare troppo dal peso che ho addosso, stare bene, mangiare cose buone ma non ritrovarmi con 5 chili sul groppone a gennaio.

Un po’ forse l’obiettivo di molti.

Ecco allora che ho elaborato una strategia che metterò in pratica in queste due settimane di pranzi, cene, ritrovi con gli amici e doni alimentari che girano per casa.

Ho piacere di condividerla con te: magari ti vuoi unire e a gennaio poi ci confrontiamo per capire come è andata!

(E se va come spero, il prossimo anno replichiamo!) e la chiamerò la “Strategia Natale a Panzallaria” (per modo di dire).

Pranzi e cene in compagnia: cosa fare?

Natale arriva una volta all’anno e anche le vacanze non sono un evento così scontato: tanta la voglia di ritmi tranquilli, di stare con chi amiamo e passare giornate in allegria. Fioccano gli inviti a cene, la suocera da una settimana sta preparando il pranzo del 25 dicembre e proprio ieri sera siamo stati da amici per una cena tematica davvero simpatica: perché dovrei farne a meno????

La risposta è “No, non voglio farne a meno!”.

Voglio godere, davvero, di quanto le persone prepareranno per me, del piatto speciale e del momento di condivisione. Certo, questo non significa che mi strafogherò, ma può essere che arrivi a fine mangiata satolla e con qualche peccato di gola a cui non ho saputo resistere.

AMEN!

La vita è anche questo e voglio viverla bene, dato che si tratta di un periodo di eccezioni.

E per mantenermi in forma?

Per mantenermi in forma e tornare al mio peso in un tempo accettabile (fine gennaio) ecco quali sono le cose che farò:

  • 1 ora di sport tutti i giorni (di solito la faccio a giorni alterni o – minimo – 3 volte a settimana)
  • eviterò di mangiare “fuori pasto” e cercherò di trattenermi rispetto ai (troppi) dolciumi che circolano in casa
  • quando non ho appuntamenti sociali (pranzi o cene), i miei pasti saranno costituiti prevalentemente da verdure cotte e crude, proteine e un carico minimo di carboidrati complessi, in modo da equilibrare il carico che farò nelle occasioni di festa.

Ma che tipo di sport?

Io amo correre e nuotare, questo faccio regolarmente e questo farò durante le vacanze: secondo la possibilità e i tempi a disposizione, alternerò nuoto e corsa, per un’ora al giorno. Se tu che leggi non ami questi sport, puoi anche scegliere di camminare tutti i giorni 1 ora, magari in salita e a passo veloce, funziona benissimo lo stesso!

Ovviamente se non sei allenato, evita eroismi: fai qualcosa alla tua portata, incrementandolo un po’, perché quello che ti serve non è ucciderti o punirti, ma stare bene, mantenere attivo il metabolismo e goderti le vacanze!

Il peso

Il mio peso normale (da 1 anno e mezzo a questa parte, dopo che sono dimagrita 42 chili, uscendo dall’obesità) è 60,5 kg per 1 metro e 68 di altezza. Così mi sento benissimo, sono scattante, respiro bene, ho un po’ di ciccia nei punti giusti ma sono tendenzialmente molto asciutta e tonica. Questo quindi è il peso che mi rappresenta (e non ha nulla a che fare con tabelle, ecc) e il peso che voglio mantenere più a lungo, consapevole delle oscillazioni naturali, sia sul mese che sul ciclo biologico di una donna di 42 anni.

Il mio obiettivo è riuscire a stare in queste due settimane in un intervallo di peso che va dai 60,5 kg ai 62 kg massimo e poi scendere e tornare a 60,5 kg entro fine gennaio.

Io sono convinta che con la mia strategia ce la farò e se hai voglia di metterti alla prova con me, poi nei commenti a questo post mi racconti come è andata!

[25-09-2014 bologna – Ritratti di Francesca Sanzo dimagrita di 41 chili in un anno. Foto credits: Borella Federico]

 

Hai letto 102 chili sull’anima? Lascia la tua recensione

Ti è piaciuto il mio libro 102 chili sull’anima, la storia di una donna e della sua muta per uscire dall’obesità?

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Sono pubblici.

Corpo e mente: come una dieta inizia dalla testa

L’ho scritto per Che futuro! e devo dire sono molto contenta del fatto che abbiano voluto ospitarlo. Qui pubblico solo una parte dell’incipit per chi ha voglia di approfondire, trovate il resto lì.

Per molti dieta è sinonimo di “privazione” e “sacrificio”: l’idea di mettersi a dieta per perdere peso significa privarsi di cibo e iniziare un percorso forzato verso un obiettivo preciso. Ci siamo passati tutti e non solo chi, come me, è stato obeso: per qualche tempo si esagera, non si entra più nei pantaloni e ci si costringe a periodi di astinenza da dolci, formaggi e carboidrati per dimagrire quei 5 chili che ci hanno fatto aumentare di un paio di taglie.

Una volta raggiunto il peso che ci siamo prefissati, si torna alla solita vita, soddisfatti di un traguardo e con la sensazione di essere arrivati a meritarsi un premio e ricominciare con le stesse identiche abitudini di prima. Una dieta di questo genere di solito non funziona e dopo un po’ ci si ritrova nella situazione di partenza, con addosso il doppio dei chili che abbiamo perso la volta prima: lo so perché con questo sistema sono arrivata a portare più di 40 chili in eccesso e a convincermi di essere un’obesa “cronica” senza nessuna speranza di farcela a mantenere un peso adeguato al mio corpo.

continua su 5 passi per rompere i cortocircuiti mentali che ti hanno fatto ingrassare

9 mesi dopo avere perso 40 chili: cos’è cambiato?

Sono passati 9 mesi da quando ho finito la mia dieta.

Era maggio e avevo perso 30 chili. La nutrizionista mi ha dato il piano di mantenimento e ci siamo salutate. Da allora fino a settembre ho perso altri 10 chili.

Che cosa è successo in questi mesi? In che modo la dieta e la mia muta hanno cambiato RADICALMENTE la mia vita?

IL PESO

Innanzitutto mi preme dire che per il momento il mio peso è stabile da settembre: oscillo tra i 60 e i 61 chili a seconda del mio stato fisico, dello stress e del momento della giornata.

Ho toccato anche i 59 chili, ma evidentemente il mio corpo per il momento vuole stare a 60 perché quando è successo mi sono sentita debole e ho avuto bisogno di mangiare un po’ di più per tornare a 60 chili. Sono alta 1,68 cm perciò, secondo le tabelle, potrei anche pesare 58 chili ma faccio anche molto sport ed evidentemente il peso giusto per me è proprio questo.

LO STILE DI VITA

Mangio in maniera equilibrata (né troppo, né troppo poco) e – salvo eccezioni – faccio a meno dei latticini e la pasta la mangio solo durante pranzi di famiglia o quando esco. Da circa un mese ho deciso di diventare una “vegetariana liberale”: mangio la carne solo se vado a cena da altri. Durante la settimana integro le proteine con una maggiore varietà di legumi e ho introdotto il seitan.

Faccio sport in maniera costante ma tutto sommato moderata: 2 ore di nuoto a settimana (mi sono iscritta a un corso per avere un appuntamento fisso e un allenatore che mi segua) e 1/2 ore di corsa disperse nel resto dei 7 giorni. Per chi mi legge per la prima volta mi preme chiarire che sono arrivata a questa tabella di allenamento non all’improvviso ma nel corso di un anno, in maniera graduale, partendo da camminate di mezz’ora, tre volte a settimana. Impossibile fare altrimenti, visto che prima gli unici muscoli che usavo attivamente erano quelli delle mandibole 😉 (che poi forse non sono nemmeno muscoli).

Cammino tutte le volte che ci riesco e i miei spostamenti sono o a piedi o in bicicletta.

LA MUTA RADICALE

La mia vita non è più la stessa. Non credo di riuscire a dire in un unico post su quanti fronti questa esperienza mi abbia modificata. Proverò a iniziare ma spero di trovare le parole. Innanzitutto ci ho messo un po’ ad abituarmi al mio nuovo corpo. Ho perso il 40% del mio peso corporeo e ancora oggi, quando mi osservo nuda allo specchio, ci sono momenti in cui faccio fatica a riconoscermi. E’ stata dura per me e lo è stato anche per gli altri: per alcuni mesi ho dovuto ripresentarmi a chiunque incontrassi, persino mia zia ha stentato a riconoscermi. In famiglia è subentrata una nuova percezione della sottoscritta: mia figlia e Tino hanno cominciato a vedermi andare a correre, in piscina e fare attenzione al cibo. E’ stato graduale, ma non significa che abbia cambiato alcuni equilibri nella relazione. Chi conosco oggi e non sa del mio percorso (ed è una gioia essere una persona “nuova”) se ci si trova a parlare di sport, mi fa capire che mi percepisce come una persona molto in forma e molto energica e forte.

Frollina l’altro giorno, in un tema in cui parlava anche di me ha scritto: “Mia mamma è molto forte e corre veloce”. Mi ha commosso molto questo suo nuovo sguardo sulla sottoscritta.

Ma la muta, quella vera, è avvenuta nella mia testa e non riguarda solo le relazioni personali ma anche il mio approccio al mondo e al lavoro.

Sono centrata, che per me significa che ho capito finalmente qual è il mio posto nel mondo, dove voglio arrivare e cosa posso dare, in quale ambito. Ho allontanato le persone tossiche della mia vita e non credo che sia un caso se non mi capiti più di incontrarle. Tengo a distanza anche chi vorrebbe succhiarmi energie: chiamatela cattiveria o cinismo, per me è pura sopravvivenza e mancanza di tempo da perdere. Chi ha un po’ di visibilità nel suo piccolo ambito, anche se è l’ombelico del mondo, attrae su di sé energie positive ma anche un sacco di “zecche”: io prima non sapevo riconoscerle e mi sono fatta succhiare il sangue, ora le naso e le tengo a distanza.

Serenamente.

Durante il 2014 sono stata totalmente concentrata sulla dieta e sulla muta e ho perso un po’ di vista il lavoro, i miei obiettivi e dove voglio arrivare. A settembre mi sono resa conto che dovevo riprendere in mano la situazione e l’ho fatto. Malgrado il panico (una lavoratrice autonoma come me guadagna se produce, se no non ha uno stipendio) mi sono messa a testa bassa. L’ho fatto partendo da una consapevolezza: “Se sono stata in grado di perdere 42 chili, sarò in grado di focalizzarmi sul lavoro!”.

Ho scritto un libro (e l’ho fatto prevalentemente di notte) in cui ho messo dentro quello che ho imparato in tanti anni come professionista e poi ho ridefinito i miei obiettivi professionali e ho tentato di comunicarli in maniera efficace.

Perché?

Perché prima non ero convinta di valere e questa mancanza di convinzione, questa paura di essere inadeguata al mio ruolo, mi faceva anche essere poco convincente con gli altri. Non me ne rendevo conto, scambiavo la mia insicurezza per modestia e così non arrivavo davvero da nessuna parte. Ho tante frecce (professionali) al mio arco, ma le sparavo a caso.

Ho preso carta, penna e testa e mi sono messa a scrivere parole, a pensare a dove voglio arrivare da qui ai prossimi 5 anni. SENZA PAURA. Ho tagliato tutte quelle parti del mio lavoro che producono troppi sforzi e raggiungono pochi risultati (in termini anche economici) e ho puntato solo su alcune cose, che sono il VALORE PERCEPITO dagli altri rispetto alle mie competenze e ho fatto in modo che questo valore andasse a braccetto con i REALI BISOGNI e dunque con la possibilità di compiere investimenti da parte delle AZIENDE.

Ho anche messo nero su bianco gli elementi di debolezza da migliorare e ho investito tempo e soldi per iscrivermi a corsi di formazione per farlo.

Dopo avere usato molti fogli, avere fatto molte mappe mentali, ho preso il mio portatile e ho costruito un piano (forse è un vero e proprio business plan, ma io preferisco chiamarlo “il mio piano”). Ho anche fatto una lista delle competenze su cui voglio investire e le ho trasformate in parole chiave. Ho fatto pure un “listino prezzi” chiaro e lineare e – come se io fossi un’azienda – un’ipotesi di guadagni per il 2015 che è il mio obiettivo.

Poi a dicembre è stato pubblicato il libro Narrarsi online: come fare personal storytelling e  – inaspettatamente – ha avuto subito un successo che non avrei mai immaginato. Ma perché non lo avrei mai immaginato? (si torna al paragrafo “insicurezza” che fa rima con “anima nera”). Sono rimasta in apnea per 2 settimane, dopo la pubblicazione, fino a quando i primi commenti positivi non sono cominciati ad arrivare. E quando anche Luisa Carrada (che è un po’ la mia maestra e potrei annoverarla in quello che io chiamo “retroterra culturale” della sottoscritta) mi ha fatto i complimenti con un tweet, dopo avere pensato che forse le avevano hackerato il profilo, ecco io mi sono sentita davvero contenta, ma poi mi sono sentita anche un po’ sciocca: conosco il mio lavoro, mi hanno chiesto di scrivere un libro, dovevo essere più consapevole del fatto che – al di là che si può sempre migliorare – forse non stavo per pubblicare un’enorme cacca puzzolente come invece, in certi momenti, avevo immaginato.

Da una settimana il mio libro è il 1 più venduto in Internet e Industria e studi di settore su Amazon e ovviamente gongolo molto per questo (e ringrazio chi lo ha acquistato!).

Diventerò ricca grazie a questo libro? No. Non l’ho scritto per diventare ricca ma per:

  • contribuire con quello che so ad argomenti che hanno a che fare con il mio lavoro e la mia esperienza di personal storytelling
  • organizzare e riordinare contenuti sparsi che uso quando faccio formazione
  • aumentare la mia autorevolezza riguardo a quello che faccio, ovvero marketing narrativo grazie allo storytelling

Sta funzionando? Alla grande! Il libro + il nuovo sito + la mia testa bassa e la rifocalizzazione degli obiettivi mi stanno consentendo di puntare a poche cose ma ben definite, di dire no a offerte che non sono in focus con la mia strategia di crescita e dire si a proposte interessanti che sono arrivate ANCHE grazie il libro.

Ah e rispetto al tema “Diventerò ricca?” se un tempo vivevo come debolezza il desiderio di alcuni di esserlo, oggi rispondo che IO SPERO DI DIVENTARE RICCA ma non perché voglio costruirmi la piscina ma perché sono BRAVA NEL MIO LAVORO dunque sarebbe il giusto compenso per quello che produco.

Non sono più la stessa di prima e le persone lo vedono. Non mi sento più in colpa se non rispondo alla decina di mail quotidiane che mi arrivano da parte di persone che vorrebbero che gli “regalassi” le mie competenze, per questo falso mito che se una ha un blog e scrive molte cose, ne può regalare ancora di più.

Non sono io.

Quello che metto a disposizione (ed è tantissimo) è qui e sul mio sito professionale, il resto è consulenza e come tale va pagata. Se a qualcuno non va bene, amen, non credo più di dovermi nutrire dell’amore incondizionato di chiunque 😉

Soffro anche meno di ansia, sono molto più futile, mi piace fare shopping e non ho più quella rabbia nei confronti delle cose del mondo che non vanno che avevo prima: so che non posso cambiare tutto e che posso fare poco, ma quel poco lo faccio, volentieri, ogni giorno, nel mio piccolo.

Certe persone forse le ho perse insieme ai 40 chili, ma era fisiologico che capitasse e a 41 anni ho ben capito che insieme agli altri (chiunque) facciamo solo dei pezzi di strada: c’è chi ci sta accanto per più tempo e chi per meno, ma a volte le strade non sono le stesse ed è onesto e affettuoso nei confronti gli uni degli altri rispettare le singole scelte.

Io ora ho la mia strada, condivisa con poche e selezionatissime persone nel privato, con tante e interessanti persone nel pubblico.

E per la prima volta nella vita so qual è quella strada.

Non ho più piombi ai piedi, ho imparato a correre e a essere leggera e sono certa che – malgrado zone dissestate che ci saranno sicuramente – saprò percorrerla.

[foto in anteprima di @Federico Borella]

Dimagrire sta facendo bene anche al mio lavoro: strategie e novità

Il mio percorso di dieta e muta mi è stato utile non solo per stare meglio con me stessa e ritrovare il benessere ma anche per focalizzarmi professionalmente. Durante l’anno passato mi sono concentrata molto sul cambiamento d’approccio e fisico, sull’imparare uno stile di vita sano e sul ritrovare il mio benessere attraverso lo sport. Ho messo in secondo piano gli obiettivi professionali scegliendo di “vivacchiare” per non impegnare troppo il cervello in troppi ambiti. A settembre di quest’anno, a un anno esatto dalla muta e dopo avere perso più di 40 chili di peso, mi sono resa conto che avevo trascurato molte cose e che come professionista non me lo potevo permettere.

All’inizio ho avuto un attimo di scoraggiamento e tanti dubbi, poi ho deciso di applicare lo stesso metodo che ho usato per la dieta alla mia vita e credo che in questo momento sia la scelta più giusta che potessi fare.

Ecco cosa ho fatto.

ANALISI

  • Ho esaminato quello che stavo facendo, le collaborazioni in atto, la gestione dei clienti e dei progetti e ho fatto una cernita di quello che mi stava portando via più energia senza reali benefici economici o di avanzamento professionale e una lista dei progetti potenzialmente più importanti
  • Ho fatto i conti della serva: quanto ho guadagnato quest’anno? quanto vorrei guadagnare il prossimo? quali sono le spese vive e imprescindibili legate al mio lavoro?
  • Ho deciso di mettermi a nudo con me stessa, cercando di visualizzarmi a un anno di distanza da questo momento: cosa voglio fare? dove voglio essere? il posto (professionale) dove mi trovo oggi mi va bene o penso di potere spendere le mie competenze su altri ambiti?
  • Mi sono chiesta in che direzione sia più utile spingere il mio lavoro: cosa è più efficace? quali ambiti (tra i tanti che pratico) possono diventare davvero efficaci in un rapporto risorse spese/risorse ottenute?

OBIETTIVI

Mi sono resa conto che da troppo tempo avevo perso di vista gli obiettivi. Proprio come quando sono ingrassata fino a diventare obesa e durante il percorso non mi rendevo conto che stavo scivolando verso una cattiva gestione e cura del mio corpo, troppo presa a muovermi nella mia “comfort zone” vitale, sul lavoro avevo smesso di mettermi realmente in gioco. Non ho abbandonato sforzi, ho continuato a lavorare seriamente e per molte ore, ma con quali obiettivi? A quale scopo una narrazione di me efficace se poi non mi dò un obiettivo? Quale prodotto – come professionista – sono in grado di vendere? Quali idee possono trasformarsi in business?

Ho rimuginato parecchio intorno a questi temi, sbattendo la testa contro una gran confusione a volte, cercando di ridefinire a me stessa dove voglio andare come professionista e mi sono resa conto che molte cose devono cambiare. Ho preso carta e pennarelli – come faccio quando devo progettare qualcosa di NUOVO – e ho focalizzato le mie attività, le mie idee, la visione che ho del mio lavoro attraverso scritte e disegnini (rupestri).

RISULTATI

Grazie a una riflessione e tentativo di analisi di me stessa e dei miei obiettivi ho capito che devo essere orientata al RISULTATO. Questa parola sembra molto chiara ma se ci pensiamo bene, non lo è affatto: per ognuno il risultato è qualcosa di diverso, associamo a questa idea significati diversi anche a seconda dei momenti che stiamo vivendo.

Io dovevo trovare il significato più giusto per me. Proprio come ho dovuto trovare il significato più giusto per me per quella che tutti usano chiamare “dieta” e io invece ho chiamato “Muta”.

EFFETTI

L’effetto principale del lavoro degli ultimi mesi è stato:

  • rivedere gli obiettivi a medio e lungo termine in maniera definita e con la capacità di poterli misurare chiaramente
  • ridefinirmi come professionista prima di tutto con me stessa cercando parole non generiche, ambiti specifici e mettendo in primo e secondo piano le cose. Bisogna darsi delle priorità e non possono essere troppe.
  • rivedere la comunicazione verso l’esterno: processo che consiglio a tutte le aziende e i professionisti. Deve essere ciclico. Il web è cambiamento continuo, noi siamo cambiamento continuo e bisogna adattarsi a questo modello diventando flusso in costante progress. Nel concreto sto facendo un importante restyling del mio sito professionale francescasanzo.net (non ancora visibile), ho scelto foto professionali di me che mi rappresenteranno quando andrà online e ho assunto un orientamento finalizzato a esplicitare i servizi che offro, come e a chi. Dopo il sito personale toccherà anche a questo blog che verrà orientato ad alcuni temi più esplicitamente. A un certo punto si cresce, ci si evolve e dopo 10 anni tocca anche a Panzallaria.com
  • ho imparato a dire NO a lavori che non sono sostenibili economicamente: non mi interessa svendere la mia professionalità ma valorizzarla. Non faccio favori a meno che non mi diano indietro reali benefici o non me li chiedano i miei migliori amici (che sono pochi, sia chiaro ;-), in alcuni ambiti le energie che devo mettere per ottenere risultati di basso profilo sono troppe e quindi non ne vale la pena e se qualcuno mi chiede di lavorare per pochi spicci penso che piuttosto vado a farmi una corsa che ci guadagno in salute.
  • ho deciso di investire in formazione: mi sono iscritta ad alcuni corsi che mi sono utili per migliorare le competenze che mi servono per lavorare. Ho speso soldi ma credo (e spero) ne valga la pena. A volte ci nascondiamo dietro alla scusa dei “costa troppo” perché temiamo l’impegno che dovremo mettere nel fare. Ci sono passata per molto tempo scegliendo di NON rivolgermi a una specialista per dimagrire, so di cosa parlo: oggi credo che quelli spesi dalla nutrizionista siano stati i soldi meglio spesi nella mia vita.

La corsa, il nuoto e la costante attenzione che devo mettere nella gestione della mia anima nera (che c’è e ci sarà sempre e ogni tanto annida Sirene canterine nel frigorifero) mi hanno insegnato tantissimo in termini di disciplina, pazienza, capacità di guardare oltre all’oggi.

Sarei una sciocca se non applicassi ciò che ho imparato dall’avere perso 43 chili anche al lavoro, no?

Una buona dieta è lenta

Una delle cose che ho imparato grazie al mio percorso di dimagrimento è che sono riuscita a calare 42 chili grazie alla lentezza che mi sono concessa. Malgrado all’inizio, convinta di VOLERE cambiare, io mi sentissi un po’ frustrata dal fatto che si trattava di un percorso difficile e lungo e invisibile (quando sei in grave sovrappeso, i primi chili persi sono davvero un ago nel pagliaio), forse proprio il fatto che la massa da perdere era tanta mi ha assicurato la possibilità di introiettare il percorso, farlo mio e acquisire con calma un nuovo stile di vita.

C’erano state altre occasioni in cui avevo fatto una dieta ma i chili da perdere volavano via talmente in fretta che spesso si trattava di parentesi della vita: a parte il regime alimentare, non modificavo nulla nello stile.

E quei chili, invariabilmente, tornavano a fare capolino nel giro di qualche anno.

Quello che non capivo allora era che non basta mangiare meno per mantenere i risultati: una buona dieta è un mix di tanti fattori, in primis “culturali”.

  • Bisogna cambiare regime alimentare, adeguarsi al fatto che per un periodo (che dipende dalla quantità di massa grassa che dobbiamo perdere) dovremo mangiare meno e imparare a capire quello che mangiamo, la sua qualità intrinseca e il suo apporto calorico.
  • E’ necessario capire che la dieta ipocalorica non durerà per sempre. Quando entreremo nella fase di mantenimento  – pur mangiando in quantità maggiori – dovremo mantenere le regole che stiamo imparando, come per esempio che è meglio non mangiare un piatto di pasta a cena. A qualcuno sembrerà una banalità, ma per chi è abituato a mangiare in maniera disordinata e “consolatoria” come la sottoscritta, non lo è affatto.
  • Bisogna iniziare a fare sport, moderatamente prima, poi in maniera più aggressiva. Il nostro corpo ha bisogno di muoversi, i muscoli vanno tonificati e – specialmente se i chili da perdere sono molti – dobbiamo assicurare tono alla nostra pelle.
  • Non guardiamo al risultato finale ma a tanti piccoli risultati intermedi e sfruttiamo ogni occasione per camminare, andare in bicicletta, fare una passeggiata.

In fondo avere tanti chili sulla gobba è stato forse il modo migliore per assicurarmi, ora che quei chili non ci sono più, un buon mantenimento. Sono ormai alcuni mesi (da maggio) che sono passata a un regime alimentare di mantenimento, eppure nel frattempo ho perso altri 10 chili grazie allo sport e a un sano stile di vita. Ogni tanto mangio un dolce, ogni tanto mi concedo qualche extra, ma se per qualche giorno ho un regime alimentare disordinato (può capitare), poi mi rimetto in riga nelle settimane successive, con piccole strategie detox. Mangio molta verdura, limito i carboidrati e faccio sport con maggiore impegno. In generale comunque, attualmente mangio 1800/2000 calorie al giorno che crescono quando vado in piscina e nuoto tanto o corro 10 km.

Qualcuno mi dice: “Si ma tu sei stata fortunata: hai sempre continuato a dimagrire costantemente!”. E’ vero, sono stata ANCHE fortunata, ma non significa che non abbia avuto momenti di stanchezza o in cui, di fronte a un obiettivo così lontano (tornare entro limiti “normopeso”) io non mi sia sentita scoraggiata.

Capita.

Ma proviamo un attimo a pensare alla dieta non a quello che è ma a un percorso di scoperta di sé stessi, di evoluzione interiore prima che fisica. Questo differente punto di vista cambia tutto e ci mette in una predisposizione diversa: stiamo crescendo, non ci stiamo punendo. Stiamo diventando persone nuove, speriamo migliori, non stiamo rinunciando a ciò che più amiamo.

Credo che lo sport in questo abbia un ruolo fondamentale: lo sforzo che si compie per imparare uno sport (nel mio caso la corsa) o per riprendere uno sport che abbiamo abbandonato da anni (io l’ho fatto con il nuoto) è altamente “sfidante”, ci costringe a misurarci con la pazienza necessaria a riprendere in mano quell’attività, a capire come funziona. Poi lo sport offre anche l’occasione di ricavarci tempo “tutto per noi”, di fare qualcosa di totalmente diverso da quello che facciamo abitualmente.

Per me l’ultimo anno è stato un anno di formazione, oltre che di grande successo personale nel raggiungimento dell’obiettivo. Ora è iniziata una nuova fase: sono una persona “magra” che sta cercando di superare alcuni limiti nello sport, che vuole sviluppare alcune qualità che non conosceva e che sta imparando a godersi un pranzo o una cena senza troppi sensi di colpa perché domina quella che mangia e non ne è dominata.

C’è un continuum tra quella che ero 42 chili fa e quella che sarò e mi esalta pensare a quante cose posso ancora imparare sullo stile di vita, sul mio modo di mangiare, su quello che mangio e sul modo in cui affronto lo sport.

Se vogliamo dimagrire occorre prenderla con calma, concediamoci lentezza e capiamo che la bilancia non è che il primo passo, poi ce ne sono altri mille da fare, molto entusiasmanti se presi con lo spirito giusto, che hanno a che fare con il mantenimento.

La settimana scorsa mi sono presa un paio di jeans stretti. Taglia 42. Pensavo non fossero un modello adatto a me, poi me li sono provati  e mi sono piaciuta. Ho imparato a osare e a non dare per scontato che qualcosa “faccia per me”, e non solo quando si tratta di pantaloni. La muta è stata anche questo e credo di essere – grazie all’ultimo anno – una persona decisamente più simile a quello che vorrei essere. E non solo perché indosso la 42.

 

L’importanza dello sport per mantenere un sano stile di vita

Qualcuno ha seguito in diretta il mio percorso di muta per un nuovo stile di vita, qualcuno mi contatta oggi per sapere come io sia riuscita a dimagrire 42 chili senza trasformarmi in un cane razza Shar Pei e così ho deciso di scrivere un post per raccontare quanto sia stato importante fare sport durante la mia dieta e come continui oggi a farne per mantenermi in forma e per rimanere in equilibrio nel mio nuovo corpo.

Shar Pei

[foto in licenza CC – flickr.com – Bill Frazzetto]

Intanto qualche precisazione e un riassunto delle puntate precedenti: a settembre 2013 pesavo 102 chili e ho iniziato un percorso di dimagrimento, insieme a una nutrizionista specializzata. A maggio 2014 pesavo 70 chili e ho interrotto la dieta dimagrante per iniziare il “mantenimento”. Ho continuato comunque a dimagrire e oggi peso 60 chili esatti. Sono alta 1,68 cm, ho (quasi) 41 anni e il peso raggiunto è quello più adatto alla mia costituzione (forse potrei perdere un altro paio di chili sull’addome, ma già così sto fisicamente benissimo).

ATTUALE STILE DI VITA ALIMENTARE

In questo periodo (ma già da maggio 2014) non sto seguendo diete ipocaloriche. Mangio tutto (a parte dolci, sui quali mi contengo molto e che sono solo per le occasioni speciali). Mi limito nel consumo di formaggi e latticini in generale e non mangio MAI pasta a cena, tranne quando ho mangiato poco durante il giorno e alla sera faccio un allenamento intenso. La mia è una colazione ricchissima che parte con un bicchiere d’acqua e spremuta di limone a stomaco vuoto e prosegue con caffè e yogurt (grassi 0%) con cereali croccanti e gocce di cioccolato. Alterno e certe mattine mi mangio una/due fette di pane con la marmellata di mirtilli senza zuccheri aggiunti. La colazione è il pasto in cui bado meno alla quantità di quello che mangio. (E ci tengo a precisare che sono abbastanza convinta che una delle maggiori cause del mio aumento di peso fino all’obesità sia stato proprio NON fare colazione appena sveglia ma poi andare al bar tutte le mattine).

Non zucchero nessuna bevanda e bevo pochissimi alcolici. Quando finisco periodi di intensa vita sociale (tipo l’ultima settimana) e dunque vado spesso fuori, nei giorni successivi mi regolo e mangio meno di quanto faccia normalmente per “riequilibrare” le tante eccezioni che ho fatto al mio stile di vita.

Malgrado io non faccia più la dieta, ho continuato a perdere peso (10 chili in 5 mesi). Perché? Credo che le risposte siano sostanzialmente due:

  1. il mio metabolismo ha invertito la rotta e il corpo sta naturalmente arrivando al peso che ritiene adatto alla mia costituzione
  2. mi muovo e faccio sport in maniera adeguata alla mia età e costituzione

LA MIA SETTIMANA IN MOVIMENTO

Premetto che in famiglia abbiamo scelto di non possedere un’automobile: questo significa che io uso in maniera intensa la bicicletta per qualunque spostamento di lavoro e piacere me lo permetta. Sono andata – in bicicletta – a riunioni a 20 chilometri da casa mia, per intenderci. Se non posso usare la bici, cammino. Anche tanto.

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#bici

Ogni giorno vado al lavoro in bici: sono 10 minuti all’andata e 10 al ritorno ma fanno partire bene la giornata anche per i muscoli delle mie gambe. Qualcuno non ama andare in ufficio in bici, non solo per il rischio maltempo, ma anche perché – dice – arriva “sudato” ad eventuali impegni professionali. Per la mia esperienza posso dire che si suda solo all’inizio, il primo mese, perché non si è abituati, poi il corpo prende il suo ritmo e questa attività entra a pieno titolo nella routine della giornata. Bisogna imparare a vestirsi in maniera furba (per non avere freddo quando si scende dalla bici, per non avere caldo quando si pedala) e a trovare il percorso a “rischio minimo” (perché la vita dei ciclisti non è sempre facilissima) ma oltre a fare bene è anche comodo, economico e non inquina.

#sport e tempo libero

Ho iniziato a camminare un mese esatto dopo avere iniziato la dieta: pesavo troppo per fare sport più “violenti” ed erano troppi anni che non facevo qualcosa di serio. Preso atto dei miei limiti, ho iniziato con un’attività integrabile in maniera semplice con la mia vita. Quando di chili ne avevo persi circa 23 (dunque pesavo già sotto gli 80, anche se di poco) ho voluto provare a correre. Ho iniziato con distanze molto piccole (il tempo di una canzone) intervallate con passeggiata a ritmo sostenuto e dopo circa 3 settimane (con molta calma quindi) mi sono sentita pronta per unire tutti i pezzetti di corsa e la prima distanza che ho percorso sono stati 2,5 km. Oggi ne corro 10 in un’ora circa. Ho corso a giorni alterni – SENZA SALTARNE UNO – da maggio a settembre, arrivando a percorrere i 10 chilometri, ma soprattutto riuscendo a rimanere in pista per un’ora intera. Durante le stagioni calde ho corso, preferibilmente, al mattino perché si conciliava meglio con la mia giornata lavorativa e familiare. Sveglia alle 6, corsa dalle 7 alle 8 (Frollina condotta a scuola da Tino), doccia, bici e ufficio per le 9.

Quando ha cominciato a rinfrescare mi sono seduta a tavolino per decidere come affrontare l’inverno e ho scelto di iscrivermi a un corso di nuoto, due sere alla settimana. Avendo praticato nuoto agonistico fino ai 19 anni, è uno sport che amo e conosco e ho scelto un corso serale (compatibile con impegni familiari e lavorativi) nel quale sapevo che avrei potuto fare un allenamento intenso e in un’ora faccio circa 100 vasche, alternando velocità e stili.

Il lunedì e il giovedì sera quindi nuoto, il sabato vado a correre un’ora e la domenica mattina faccio una passeggiata in salita e discesa (alto dislivello) per 35 minuti circa. Quando – per qualche motivo – non riesco ad andare a nuoto, trovo il modo di correre per l’ora corrispondente.

Insomma: mi alleno. Non sono un mostro di velocità, cerco di non esagerare, ho un’età per cui non potrò mai diventare una campionessa (e non mi interessa nemmeno) ma mi diverto e soprattutto sono COSTANTE.

Mi sono fissata degli obiettivi settimanali, ovvero di non scendere MAI sotto le 3 ore di attività intensa di allenamento alla settimana. Che poi io vada a scalare l’Everest o corra nella pista sotto casa è indifferente ai fini dell’obiettivo di salute: l’importante è che io lo faccia e non perda il ritmo.

Quando torno dal nuoto spesso mangio come un lupo.

Il nuoto mi sta aiutando moltissimo a rassodare l’addome che – tra tutto – è la parte del mio corpo che più ha risentito del forte dimagrimento.

#pelle

Però: ho sempre messo accuratamente creme e olio di mandorla e mi sono regalata anche qualche massaggio. Quando riesco faccio addominali e esercizi di respirazione e grazie all’attività fisica, non sembro una fisarmonica né ho un’autostrada di smagliature.

Senza falsa modestia posso dire che – come quarantenne – ho un corpo armonico, i miei muscoli sono evidenti, la cellulite è nella norma e ho braccia e gambe molto toniche. Il seno ha subito l’attrazione della forza di gravità, certo, ma tutto sommato non è affatto messo male.

A volte mi racconto che sono fisicamente più in forma oggi che a 25 anni: non so se è vero, ma di certo non posso lamentarmi e alcune persone conosciute dopo la muta e senza saperne niente mi hanno anche detto frasi del tipo: “Si vede che sei una persona sportiva!” tanto da mandarmi in brodo di giuggiole.

CONSIDERAZIONI

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Lo sport è stato il motivo per cui – pur mangiando a volte anche tanto – sono continuata a dimagrire e mi mantengo in forma. Non serve affamarsi per perdere 2/3 chili, basta ricominciare a muoversi. D’altronde, chi – come me – di chili ne deve perdere più di 3, non deve assolutamente lanciarsi subito in allenamenti da campione del mondo. Servirà solo a far passare la voglia di fare la dieta e di muoversi! L’attività fisica fa bene ed è sana se è graduale, centrata su di noi e le nostre specificità e se ci piace. Quando troviamo la nostra dimensione impegnamoci, ma gradualmente, per aumentare la prestazione.

E a un certo punto troviamo il punto di equilibrio! Il mio punto di equilibrio sono 3 ore di sport alla settimana e un’alimentazione attenta ma senza rinunciare a qualche piacere.

Prendermi cura di me, partendo dal corpo, è la più grande scoperta che ho fatto a quarant’anni. Perché se il mio corpo è sano, lo è anche la mia mente. Lo dicono da millenni, ma io non avevo mai ascoltato profondamente 😉 Ora so che posso contrastare depressione, ansia, paure con lo sport e che se mangio bene sono più attiva e le giornate hanno tutte un altro sapore 😉

 

 

Quel che fa dimagrire è lo stile di vita, non la dieta

Ve le ricordate le polpette bavaresi?

Fantozzi deve dimagrire e va in questa clinica gestita dal professor Birkermaier.

Lo affamano e mettono alla prova di continuo: 20 giorni di digiuno totale in cella e al sesto, la TERRIBILE prova delle polpette bavaresi.

Questa è una delle scene più ricordate della celebre saga di Fantozzi e ultimamente mi è venuta in mente spesso quando qualcuno mi chiede della mia dieta, come ho fatto, cosa ho mangiato e cosa sto mangiando oggi.

Arrivata a -34 chili persi, ogni tanto qualcuno mi ferma per strada (vicini, vecchi conoscenti, commercianti della mia zona) per farmi i complimenti e non nasconde un certo allarmismo: “Ora basta, fermati. Ma stai mangiando vero? Non è che ti ammali???”.

Oppure c’è chi, come mia suocera, è stupita dal fatto che io sia riuscita a dimagrire tanto, perché secondo lei mangio tantissimo per essere a dieta. Ieri sera siamo andati a cena fuori con lei e io ho preso una tagliata di manzo con l’insalata: il pezzo di carne era grosso e me lo sono mangiato davvero di gusto. Lei, a fronte del suo piatto di tortellini, patatine fritte, crema fritta, crescentine fritte, mi ha detto che “Certo che mangi un bel po’ per essere a dieta!”. Le ho spiegato che la qualità dei cibi, i condimenti e la relazione tra quello che mangiamo in una giornata sono molto più importanti della quantità. Le ho anche detto che io sto molto attenta a fritti e carboidrati, che non mi privo di un buon piatto di pasta, ma MAI a cena e MAI se ho mangiato altri carboidrati nel corso della giornata.

Lei allora ha concluso con un: “Quando sarai stanca, ricomincerai a mangiare!” come se il mio percorso avesse una data di scadenza.

Questo scambio, così come quelli che recentemente ho sempre più spesso con tante persone, mi hanno fatto riflettere sui luoghi comuni collegati ai forti dimagrimenti come il mio e vorrei sfatare qualche mito sulla dieta di una persona che deve perdere molti chili.

  1. Una persona molto grassa, per dimagrire deve praticamente smettere di mangiare. Non è vero. Una persona molto grassa, per dimagrire e sperare di rimanere in forma successivamente alla dieta, deve prima di tutto cambiare stile di vita, capire cosa gli fa male e sviluppare una profonda cultura del proprio benessere e degli effetti di tutti i cibi.
  2. Una persona – se ha perso molti chili – ha sicuramente fatto una dieta DRASTICA e rischia di diventare una fissata con il cibo, mangiare pochissimo e ammalarsi, senza capire quando deve fermarsi.  Anche questo è – per la maggior parte delle persone – falso. Una persona che nel giro di un periodo medio lungo ha cambiato il suo stile di vita, tende NATURALMENTE verso il suo peso forma.

Per dimagrire molti chili, non bisogna mettersi nell’ottica che saremo soggetti a innumerevoli e crudeli privazioni.

In passato ho fatto così ed è sempre stato fallimentare. Pensare che ti stanno togliendo qualcosa che è un tuo diritto (si tratti della cioccolata spalmabile, di un piatto di tortellini o della colazione al bar al mattino) è il modo peggiore per affrontare un percorso di dimagrimento e anche se ce la farai, stai certo che appena raggiunto il tuo risultato, ricomincerai a mangiare uguale e più di prima.

Rendersi conto di quello che mangiavi prima di cambiare vita, quali errori facevi nell’associare i cibi, quale disattenzione mettevi nello zuccherare il caffè e CAPIRE profondamente che tutte queste cose non fanno solo male a te, ma fanno male in generale a tutti e bisognerebbe evitare certe abitudini, è il primo passo per dimagrire sul serio. Perché solo senza data di scadenza, lo stile di vita cambia sul serio.

Potrai fare ore e ore di sport, ma se il tuo fine è solo quello di dimagrire, all’arrivo del prossimo inverno tornerai a spiaggiarti sul divano (come ho fatto io per anni). Potrai mangiare sano per mesi, ma se il tuo obiettivo è la prova costume, alla fine dell’estate la pancetta tornerà a chiederti conto e i tanti sacrifici che hai fatto si disfaceranno alla prima cena aziendale.

Bisogna bandire alcune parole dal nostro vocabolario di persone che vogliono cambiare per stare bene, che vogliono perdere i troppi chili accumulati e queste parole sono:

  • dieta
  • sacrificio
  • peso forma

Essere in forma (vale a dire stare bene con se stessi e il proprio corpo) significa prima di tutto avere attenzione per quello che facciamo fare al nostro corpo. Mangiare bene (ovvero calibrare i carboidrati e scegliere quelli che non ci infiammano), fare un po’ di movimento (vale a dire non uccidersi di sport per due mesi per tornare sul divano, ma iniziare un’attività moderata e costante) e ascoltare i tanti segnali che ci dà, sono il modo migliore per iniziare il cambiamento che stiamo cercando.

Non esiste la prova costume per una persona che ha tanti chili da perdere. Non deve esistere. Non esiste nemmeno il controllo delle calorie che stiamo perdendo correndo. Cioé, anche io quando finisco la mia sessione, guardo compiaciuta quanto ho consumato sulla APP che utilizzo, ma è assolutamente secondario: corro perché mi piace e per quella meravigliosa sensazione che provo durante e dopo la corsa. Mi sveglio alle 6 per andare a correre ma non è un sacrificio, è un nuovo modo di volere bene al mio corpo e al mio cuore.

E anche quando raggiungerò il peso ideale per me, continuerò a correre, perché mi fa bene.

Se cambi la prospettiva e cominci a pensare al cibo come a una fonte di energia e a valutare i cibi in base a questo parametro, non sarà più un sacrificio mangiare una fetta di carne al posto di un piatto di tortellini e saprai anche valutare quando è il momento giusto per mangiare quel piatto di tortellini.

Non sarà più un sacrificio rinunciare alla colazione al bar: magari alla sera ti aspetta un’ottima grigliata di pesce con gli amici, e allora perché affaticare stomaco e fegato con la colazione?

Dimagrire molti chili NON significa smettere di mangiare. Lo ripeto. Chi mi frequenta lo sa, non ho mai smesso di mangiare, nessuno mi ha mai vista cibarmi solo di carote scondite.

In tutti questi mesi, anche all’inizio del percorso, ho sempre mangiato di tutto, nelle giuste quantità e scegliendo accuratamente i cibi. Con “di tutto” intendo ovviamente cibi sani e salutari, quindi non dolci, non bevande gassate o zuccherate, non bevande alcoliche, non carboidrati complessi o con troppo lievito.

Oggi se mi mettono davanti un panino alla cioccolata e una bella insalata, scelgo COMUNQUE l’insalata. Il mio corpo lo sa quello che gli fa bene e sa che dopo un gustoso panino alla cioccolata, sentirei quel fastidioso rigonfiamento addominale che gli impedirebbe di essere davvero in forma e reattivo.

Lo stile di vita è qualcosa che dovrebbe accomunare tutte le persone che hanno a cuore la propria salute e non ha nulla a che fare con l’essere sovrappeso o meno. Non è una punizione ma un dato di fatto oggettivo dello stare bene.

Io sto mangiando (lo dico anche per rassicurare quanti continuano a vedermi dimagrire e pensano sia diventata anoressica a 40 anni 😉 e mi piace molto mangiare. So che sarò sempre borderline, ma sono anche certa che ora che sto bene e che rimarrò attaccata con lo stomaco, i denti e la testa a questo stato.

Attualmente mangio circa 1500/1600 calorie al giorno ma continuo a dimagrire.

Perché?

Credo che sia perché il mio corpo si è attivato, perché il mio peso giusto, per stare bene, sarebbe circa 62/63 chili e sto naturalmente tendendo a quello attraverso il bene mangiare, il bene vivere e il movimento.

Stamattina pesavo 68 chili, ultimamente dimagrisco circa 2 chili al mese. Sono serena, non ho alcuna ansia di quando raggiungere i 62/63 chili ma sono quasi certa che se continuerò con questo stile di vita (che è ormai la mia vita) prima o poi ci arriverò.

E quello che mi sento di dire a quanti leggeranno questo post perché devono perdere tanti chili è prima di tutto che il cambiamento passa attraverso un’analisi di quello che rappresenta per noi la parola “dimagrire”. Se la prima cosa che ci viene in mente, pensando a una dieta, sono le polpette bavaresi di Fantozzi, lavoriamoci sopra.

Perché non è a quello che dobbiamo tendere 😉

 

15 chili: cosa sto imparando

Ero dimagrita altre volte nella vita. Per esempio quando ho aperto questo blog. Era sempre stata una gara. Dovevo perdere peso. Volevo rientrare in una vecchia, agognata, taglia 42. Volevo sentirmi apprezzata. Dagli altri, prevalentemente.

La gara la vincevo quasi sempre. Dimagrivo e raggiungevo la meta.

Poi mi fermavo. Mi godevo i risultati E ricominciavo a mangiare, che il cibo ed io abbiamo sempre avuto un rapporto particolare. Mi piace mangiare. Mi piace quando sono felice. Mi consola quando sono triste.

E così passava il tempo e io tornavo – esattamente – a fare quello che facevo prima. Per un po’ non succedeva niente, che pensavo addirittura che mi fosse cambiato il metabolismo, che finalmente cominciavo anche io a far parte di quelli un po’ golosi che però non ingrassano.

Poi mettevo la bilancia in cantina. Non ne avevo bisogno, mi dicevo, tanto ormai ero “magra”. E dopo qualche mese pesavo come prima, mi deprimevo, pensavo che non ne valesse la pena, tutti quegli sforzi, dimenticavo di avere fatto una dieta e prendevo su il doppio dei chili della volta precedente.

Più mi vedevo gonfia, più mi sentivo brutta, più pensavo che però, cavoli, se la gente mi guardava male per questo era un problema della gente, non mio, che avrei riconosciuto le persone speciali proprio dal fatto che andavano oltre il mio peso.

E poi era così bello pigiamarsi sul divano con una bella fetta di pane e nutella a leggere un libro! Io non avevo bisogno di quelle stupide conferme che cercano gli altri, mi dicevo, non avevo bisogno nemmeno di essere in forma, di avere tante persone intorno, di vestirmi carina: chi mi ama va oltre la bruttezza!

Che, diciamolo pure, era un modo per dirmi che mi facevo schifo e volevo che il mondo lo sapesse, che volevo trovare quelle rare perle di persone che vanno oltre, che ti apprezzano per quel che sei anche quando sei tu la prima a non apprezzarti.

E per la verità, di gente così ne ho pure trovata, quindi – diciamocelo – sono stata fin troppo fortunata per essere una che si odiava in maniera seriale.

Oggi ho perso 15 chili.

Sono 3 mesi e mezzo che ho iniziato la dieta. Ma è una cosa nuova. Un modo nuovo di dimagrire. Un modo nuovo di vivere.

Intanto non dimagrisco più per gli altri o per essere apprezzata dagli altri. Dimagrisco per me, perché me lo merito, mi merito di stare bene, di correre, camminare senza ansimare, di fare tutte le cose che voglio fare. Avere 40 anni significa anche questo, prendersi il lusso di guardare alla vita senza troppe fisime ma con la certezza che non è infinita. Che la salute conta più di ogni altra cosa, perché con la salute possiamo fare le cose, senza è più difficile.

Poi non ho più bisogno di questo zainetto di chili. Mi è sicuramente servito quando sono entrata nel tunnel dell’autodistruzione (che lo so, sono brava, in pochi se ne sono accorti, ma ci ero entrata con tutte e due le scarpe in un certo periodo della mia vita), ma ora non mi serve più. Non ho più bisogno del mio scudo di zuccheri e grasso.

Non più.

Voglio stare bene. E così, prima di tutto, è la testa che sto cercando di cambiare. Con la consapevolezza che il mio nuovo stile di vita non è a termine. Una cicciona come me rimarrà sempre una cicciona dentro.

Dovrò sempre tenere presente che ho una debolezza, che appena qualcosa gira storto io mi butto sulla cioccolata.

E comportarmi di conseguenza.

Cioé, questa volta la dieta non finisce. Arriverò a raggiungere i 25/30 chili che mi sono data come obiettivo, ma quel giorno dovrò iniziare un percorso di mantenimento che porterò avanti per sempre.

Perché sto bene. Sto bene con il mio corpo che sente tutto, che risponde ai comandi, che comincia a snellirsi e quando mi guardo, con tutte le rughe, con la cellulite e il seno che non ha più 20 anni, sta cominciando comunque a diventare un corpo sano, che mi piace.

Le spalle, sotto il grasso ho ritrovato le mie spalle larghe e agili di nuotatrice.

E tutto sommato rinunciare ai cibi di cui ero drogata (cioccolato, pizza, snack…) non è così difficile e non pensiate che vado alle feste e mangio gallette al niente. Capita, capita che faccia eccezioni, che mangi qualcosa che non dovrei. Ma poi mi rimetto in carreggiata, bilancio, faccio una camminata in più. Senza sensi di colpa, senza ambire a diventare una tardona che sogna di essere anoressica.

Questo cambiamento è un cambiamento dentro. A cui nessuno vi può costringere. Che un giorno arriva, siete pronti e allora bisogna abbracciarlo, ma se non arriva, lascia le mie parole, le parole dei tanti che ci sono passati in una sorta di limbo delle opportunità di cui si stenta a capire il nocciolo, di cui si legge solo la teoria.

Quindi se avete amici con problemi alimentari, se voi stessi avete problemi alimentari , dimenticate le diete last minute, quelle che vi fanno dimagrire 20 chili in due settimane, per intenderci e non spingete altri a fare queste piccole prove di forza. La vera prova è cambiare testa, ricominciare ad accorgerci dei messaggi che lancia il nostro corpo e – soprattutto – ricominciare ad ascoltarli.

La vera prova è iniziare un cambiamento e capire che non deve essere momentaneo.

La vera prova è ricordarsi che il bene che ci vogliamo passa anche da quello che mangiamo, da ciò che concediamo al nostro corpo. Che non vale meno della nostra meravigliosa anima.

Anche se ci piace credere il contrario.

 

 

Allergia, dieta e stili di vita

Dopo gli ultimi post dedicati al mio nuovo stile di vita (dimagrisco/curo la mia salute), molte persone mi hanno scritto privatamente per farmi delle domande specifiche e per raccontarmi le loro storie, così diverse e così uguali alla mia. Non potete capire quanta carica mi avete dato!

Per rispondere a dubbi, domande sul mio regime alimentare e sul legame con la mia salute, le mie allergie e le mie malattie croniche, ho deciso di scrivere un post tematico. Eccolo qua. Chi è passato per leggere delle storie salti questo articolo e cerchi alla voce racconti, tutti gli altri possono proseguire con la lettura 😉

Non si tratta ovviamente di un post scientifico o medico, perché medico non sono, ma si basa sulla mia personale esperienza.

Scrivo questo post perché penso che alcune cose possano essere utili anche ad altri (specialmente chi a causa di allergie soffre di asma e problemi di pelle) e perché ricordo bene quei terribili 9 mesi in cui la mia malattia immunitaria si è palesata in forma acuta e io non capivo cosa fare (la medicina tradizionale ha cercato per molto tempo di estirpare il sintomo, non la causa e io peggioravo sempre).

 Ho finalmente finito la premessa della premessa della premessa ;-). 

Io ho costantemente un eccesso di Istamina nel corpo con la conseguenza di scatenare violente reazioni allergiche a livello della pelle e dei bronchi (che sono organi collegati e di solito, fateci caso, chi soffre di dermatiti, ha sofferto o soffre anche di asma).

La presenza di Istamina nel sangue si monitora attraverso semplicissimi esami da cui evidenziare i valori IgE (qui si spiega la correlazione tra Istamina, IgE e malattie polmonari e della pelle) .

Per farvi un esempio su di me: i miei valori IgE ad agosto erano a 288, mentre la norma dovrebbe essere minore di 100.

Alti valori di IgE corrispondono a una possibilità maggiore di avere una risposta allergica più violenta quindi bisogna fare in modo di tenerli a bada attraverso un’alimentazione povera di alimenti istamino conduttori e che la contengono. In questo post trovate una lista degli alimenti “incriminati”.

Dunque, perno della mia dieta, almeno per i primi tre mesi è evitare la maggior parte di questi cibi (in realtà il tonno, per esempio, lo mangio) per cercare di abbassare le IgE e quindi essere meno esposta a risposte allergiche forti.

Non mangio la pasta di grano duro ma quella di kamut (anche se sono consapevole che la definizione “Kamut” è un marchio commerciale e a breve, con alcune amiche farò un acquisto qui di pasta di grano Khorosan che ha le stesse proprietà organolettiche ma il nome etimologico del tipo di grano).

Perché?
Perché il grano duro comune, sottoposto a ibridazioni nel corso del tempo, in casi come il mio risulta avere un potere più infiammatorio (non sono intollerante al grano).

Qualcuno mi ha chiesto perché bevo un bicchiere di acqua con mezzo limone tutte le mattine, a stomaco vuoto. Questa pratica che mi sta davvero facendo molto bene, la consiglio a tutti coloro si sentano un po’ debilitati o abbiano attraversato un periodo di “follie alimentari” perché, al contrario del mito secondo cui limone vuole dire stitichezza, rimette a posto fegato e intestino e ha un benefico effetto depurativo.
Su questo vi lascio con un articolo della mia amica Daniela Bortolotti che mi ha scritto, incuriosita dall’acqua e limone e poi è diventata un’adepta 😉

A livello umorale come sto a quasi un mese di dieta?


Alterno stati d’animo molto diversi, in generale mi sento energica e con un obiettivo impegnativo e importante, ma ho anche momenti in cui sono incazzatissima e vorrei solo trovarmi da sola in un negozio di torte, mentre ho stordito la mia coscienza perché non lo venga a sapere.

Però mi ascolto molto, se mangio più del solito sento lo stomaco gonfio e una sensazione spiacevole e la domenica (l’unico giorno che posso mangiare la pasta) godo molto ma poi sento una sensazione di pesantezza che durante la settimana non ho.

Nella mia liberazione da questo fardello (25 chili di cui non ho più bisogno) 2 delle tecniche che sto utilizzando per CAMBIARE sono quella di ascoltare il mio corpo e contemporaneamente di leggere e informarmi sul legame tra cibo e salute.

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