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La seduzione conta: la bellezza del corpo secondo me

Come ho raccontato e racconto nella sezione dedicata  Dieta e stile di vita io non ho perso 40 chili per essere più bella ma perché volevo stare bene, sentirmi bene nel mio corpo e vivere in salute la nuova stagione della mia vita.

L’ho fatto per potere correre insieme a mia figlia.

L’ho fatto per potere viaggiare.

L’ho fatto perché non volevo sentirmi più affaticata dopo 2 piani di scale.

L’ho fatto perché soffro di asma cronico e l’obesità non mi facilitava, l’ho fatto per il colesterolo, l’ho fatto per non dovere gestire un corpo troppo grande per la mia anima.

Poi è successo che, fin quasi da subito, dopo avere perso i primi chili, ho cominciato a sentirmi davvero meglio. Continua a leggere

L’importanza dello sport per mantenere un sano stile di vita

Qualcuno ha seguito in diretta il mio percorso di muta per un nuovo stile di vita, qualcuno mi contatta oggi per sapere come io sia riuscita a dimagrire 42 chili senza trasformarmi in un cane razza Shar Pei e così ho deciso di scrivere un post per raccontare quanto sia stato importante fare sport durante la mia dieta e come continui oggi a farne per mantenermi in forma e per rimanere in equilibrio nel mio nuovo corpo.

Shar Pei

[foto in licenza CC – flickr.com – Bill Frazzetto]

Intanto qualche precisazione e un riassunto delle puntate precedenti: a settembre 2013 pesavo 102 chili e ho iniziato un percorso di dimagrimento, insieme a una nutrizionista specializzata. A maggio 2014 pesavo 70 chili e ho interrotto la dieta dimagrante per iniziare il “mantenimento”. Ho continuato comunque a dimagrire e oggi peso 60 chili esatti. Sono alta 1,68 cm, ho (quasi) 41 anni e il peso raggiunto è quello più adatto alla mia costituzione (forse potrei perdere un altro paio di chili sull’addome, ma già così sto fisicamente benissimo).

ATTUALE STILE DI VITA ALIMENTARE

In questo periodo (ma già da maggio 2014) non sto seguendo diete ipocaloriche. Mangio tutto (a parte dolci, sui quali mi contengo molto e che sono solo per le occasioni speciali). Mi limito nel consumo di formaggi e latticini in generale e non mangio MAI pasta a cena, tranne quando ho mangiato poco durante il giorno e alla sera faccio un allenamento intenso. La mia è una colazione ricchissima che parte con un bicchiere d’acqua e spremuta di limone a stomaco vuoto e prosegue con caffè e yogurt (grassi 0%) con cereali croccanti e gocce di cioccolato. Alterno e certe mattine mi mangio una/due fette di pane con la marmellata di mirtilli senza zuccheri aggiunti. La colazione è il pasto in cui bado meno alla quantità di quello che mangio. (E ci tengo a precisare che sono abbastanza convinta che una delle maggiori cause del mio aumento di peso fino all’obesità sia stato proprio NON fare colazione appena sveglia ma poi andare al bar tutte le mattine).

Non zucchero nessuna bevanda e bevo pochissimi alcolici. Quando finisco periodi di intensa vita sociale (tipo l’ultima settimana) e dunque vado spesso fuori, nei giorni successivi mi regolo e mangio meno di quanto faccia normalmente per “riequilibrare” le tante eccezioni che ho fatto al mio stile di vita.

Malgrado io non faccia più la dieta, ho continuato a perdere peso (10 chili in 5 mesi). Perché? Credo che le risposte siano sostanzialmente due:

  1. il mio metabolismo ha invertito la rotta e il corpo sta naturalmente arrivando al peso che ritiene adatto alla mia costituzione
  2. mi muovo e faccio sport in maniera adeguata alla mia età e costituzione

LA MIA SETTIMANA IN MOVIMENTO

Premetto che in famiglia abbiamo scelto di non possedere un’automobile: questo significa che io uso in maniera intensa la bicicletta per qualunque spostamento di lavoro e piacere me lo permetta. Sono andata – in bicicletta – a riunioni a 20 chilometri da casa mia, per intenderci. Se non posso usare la bici, cammino. Anche tanto.

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#bici

Ogni giorno vado al lavoro in bici: sono 10 minuti all’andata e 10 al ritorno ma fanno partire bene la giornata anche per i muscoli delle mie gambe. Qualcuno non ama andare in ufficio in bici, non solo per il rischio maltempo, ma anche perché – dice – arriva “sudato” ad eventuali impegni professionali. Per la mia esperienza posso dire che si suda solo all’inizio, il primo mese, perché non si è abituati, poi il corpo prende il suo ritmo e questa attività entra a pieno titolo nella routine della giornata. Bisogna imparare a vestirsi in maniera furba (per non avere freddo quando si scende dalla bici, per non avere caldo quando si pedala) e a trovare il percorso a “rischio minimo” (perché la vita dei ciclisti non è sempre facilissima) ma oltre a fare bene è anche comodo, economico e non inquina.

#sport e tempo libero

Ho iniziato a camminare un mese esatto dopo avere iniziato la dieta: pesavo troppo per fare sport più “violenti” ed erano troppi anni che non facevo qualcosa di serio. Preso atto dei miei limiti, ho iniziato con un’attività integrabile in maniera semplice con la mia vita. Quando di chili ne avevo persi circa 23 (dunque pesavo già sotto gli 80, anche se di poco) ho voluto provare a correre. Ho iniziato con distanze molto piccole (il tempo di una canzone) intervallate con passeggiata a ritmo sostenuto e dopo circa 3 settimane (con molta calma quindi) mi sono sentita pronta per unire tutti i pezzetti di corsa e la prima distanza che ho percorso sono stati 2,5 km. Oggi ne corro 10 in un’ora circa. Ho corso a giorni alterni – SENZA SALTARNE UNO – da maggio a settembre, arrivando a percorrere i 10 chilometri, ma soprattutto riuscendo a rimanere in pista per un’ora intera. Durante le stagioni calde ho corso, preferibilmente, al mattino perché si conciliava meglio con la mia giornata lavorativa e familiare. Sveglia alle 6, corsa dalle 7 alle 8 (Frollina condotta a scuola da Tino), doccia, bici e ufficio per le 9.

Quando ha cominciato a rinfrescare mi sono seduta a tavolino per decidere come affrontare l’inverno e ho scelto di iscrivermi a un corso di nuoto, due sere alla settimana. Avendo praticato nuoto agonistico fino ai 19 anni, è uno sport che amo e conosco e ho scelto un corso serale (compatibile con impegni familiari e lavorativi) nel quale sapevo che avrei potuto fare un allenamento intenso e in un’ora faccio circa 100 vasche, alternando velocità e stili.

Il lunedì e il giovedì sera quindi nuoto, il sabato vado a correre un’ora e la domenica mattina faccio una passeggiata in salita e discesa (alto dislivello) per 35 minuti circa. Quando – per qualche motivo – non riesco ad andare a nuoto, trovo il modo di correre per l’ora corrispondente.

Insomma: mi alleno. Non sono un mostro di velocità, cerco di non esagerare, ho un’età per cui non potrò mai diventare una campionessa (e non mi interessa nemmeno) ma mi diverto e soprattutto sono COSTANTE.

Mi sono fissata degli obiettivi settimanali, ovvero di non scendere MAI sotto le 3 ore di attività intensa di allenamento alla settimana. Che poi io vada a scalare l’Everest o corra nella pista sotto casa è indifferente ai fini dell’obiettivo di salute: l’importante è che io lo faccia e non perda il ritmo.

Quando torno dal nuoto spesso mangio come un lupo.

Il nuoto mi sta aiutando moltissimo a rassodare l’addome che – tra tutto – è la parte del mio corpo che più ha risentito del forte dimagrimento.

#pelle

Però: ho sempre messo accuratamente creme e olio di mandorla e mi sono regalata anche qualche massaggio. Quando riesco faccio addominali e esercizi di respirazione e grazie all’attività fisica, non sembro una fisarmonica né ho un’autostrada di smagliature.

Senza falsa modestia posso dire che – come quarantenne – ho un corpo armonico, i miei muscoli sono evidenti, la cellulite è nella norma e ho braccia e gambe molto toniche. Il seno ha subito l’attrazione della forza di gravità, certo, ma tutto sommato non è affatto messo male.

A volte mi racconto che sono fisicamente più in forma oggi che a 25 anni: non so se è vero, ma di certo non posso lamentarmi e alcune persone conosciute dopo la muta e senza saperne niente mi hanno anche detto frasi del tipo: “Si vede che sei una persona sportiva!” tanto da mandarmi in brodo di giuggiole.

CONSIDERAZIONI

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Lo sport è stato il motivo per cui – pur mangiando a volte anche tanto – sono continuata a dimagrire e mi mantengo in forma. Non serve affamarsi per perdere 2/3 chili, basta ricominciare a muoversi. D’altronde, chi – come me – di chili ne deve perdere più di 3, non deve assolutamente lanciarsi subito in allenamenti da campione del mondo. Servirà solo a far passare la voglia di fare la dieta e di muoversi! L’attività fisica fa bene ed è sana se è graduale, centrata su di noi e le nostre specificità e se ci piace. Quando troviamo la nostra dimensione impegnamoci, ma gradualmente, per aumentare la prestazione.

E a un certo punto troviamo il punto di equilibrio! Il mio punto di equilibrio sono 3 ore di sport alla settimana e un’alimentazione attenta ma senza rinunciare a qualche piacere.

Prendermi cura di me, partendo dal corpo, è la più grande scoperta che ho fatto a quarant’anni. Perché se il mio corpo è sano, lo è anche la mia mente. Lo dicono da millenni, ma io non avevo mai ascoltato profondamente 😉 Ora so che posso contrastare depressione, ansia, paure con lo sport e che se mangio bene sono più attiva e le giornate hanno tutte un altro sapore 😉

 

 

Un nuovo capitolo: sono normopeso

Oggi si conclude la mia dieta dimagrante.

Stamattina sono andata per l’ultima volta dalla dietologa che mi ha consegnato la dieta di mantenimento. Ci rivedremo a settembre/ottobre per un controllo, ma di fatto NON sono più una persona a dieta.

Sono passata da 46 kg di massa grassa dell’11 settembre 2013 a 18 kg di massa grassa, oggi 23 maggio 2014.

Il mio indice di massa corporea è 25,4 (dovrei riuscire in breve a scendere a 25), il mio girovita è 85 cm e ho perso 32 chili dall’inizio di questa avventura.

In tutte le tabelle sono – di fatto – una persona normopeso. Cercherò di dimagrire altri 2/3 chili, ma la dottoressa mi ha detto che secondo lei ormai il mio metabolismo ha invertito la rotta e ce la farò (ne ho persi 3 nell’ultimo mese).

“Sei il caso migliore che mi sia capitato in tutta la mia carriera!” mi ha detto stamattina.

Si è profusa in complimenti: ha detto che si vede che ho cambiato stile di vita, che le sembro una persona nuova rispetto al giorno in cui ci siamo incontrate. Quel primo giorno carico di speranze (mie) e di sua diffidenza (abituata a gente obesa che molla quasi subito, davanti al lungo percorso) ma anche tanta fiducia.

In questi 8 mesi e 12 giorni ho imparato tantissime cose. Tante ne sono successe. Ho scavato nel profondo di me, ho riconosciuto Dexter, è nata Mens Sana, ho imparato a convivere con un rapporto disfunzionale con il cibo. Ho imparato a volermi bene, ho provato a volermi bene, a prendermi cura del mio corpo (oltre che della mia enorme e immodesta intelligenza ;-).

Quando pesavo 102 chili ho cominciato a camminare. Ho trascorso un inverno su e giù per il portico di San Luca, giorno di Natale compreso.

Poi un giorno ho comprato un paio di scarpe adatte alla corsa e ho cominciato a correre. Ora corro 7 chilometri, un giorno si e l’altro no. Ho partecipato alla Strabologna e mi sono divertita. Voglio arrivare a correre 10 chilometri in un’ora e so che ce la farò, con calma e umiltà.

Salutare Laura, così si chiama la mia dietologa, è stato più difficile di quanto credessi. Mi sono commossa. Ho dovuto abbracciarla e ho cominciato a piangere.

Lacrime mischiate di gioia, incredulità, riconoscenza.

Anche la segretaria dello studio medico, io non so, ma in questi mesi la sua faccia che mi accoglieva mi faceva bene e così mi è venuto da farle una carezza sulla mano. Volevo dire un po’ grazie anche a lei, ai suoi sorrisi. Mi ha detto “Non sono solita dirlo, ma lei è veramente in forma e solare oggi. Complimenti!”.

Insomma, sono uscita in questa mattina brumosa con uno schema alimentare da 1900 kcal giornaliere (riuscirò a mangiare così tanto??? ;-), la mia cartelletta medica di questi mesi gonfia di fogli e grafici e un sorriso stampato sulla faccia, con una lacrima sottile incastrata sotto l’occhio.

Non finisce. Qui inizia la parte “Panzallaria e il suo nuovo stile di vita”. Ma in un certo senso è come se oggi iniziasse un nuovo capitolo. E allora ci sono dei pubblici ringraziamenti che mi sento di fare.

A Laura Paesano, la mia dietologa. Per la sua professionalità, gentilezza, disponibilità a tenere il passo con le mie paturnie. Lei è – doverosamente – la prima a cui va la mia riconoscenza.

A Tino e Frollina (che nella vita reale si chiamano Stefano e Silvia) che mi hanno sostenuta e continuano a fare. Presa in giro, sdrammatizzata. Amata. Che sono la cosa migliore della mia vita.

A mia madre, che c’è sempre.

A Silvia T. – la mia migliore amica – persona di rara sensibilità che mi ha sopportata e supportata in tutti questi anni ed è riuscita a dirmi che dovevo smetterla di volermi male ma lo ha fatto nel modo più giusto per me.

Alla compagnia delle “pezze al culo” per il bene che fanno, ogni giorno, alla mia vita.

A Barbara SDG che mi ha ascoltata e a volte anche “psicanalizzata”.

A Silvia Tropea che ha condiviso un pezzetto della mia esperienza. Alla Dani che l’ha anticipata e mi ha accarezzato il cuore.

A voi che leggete questo blog, che non potete capire QUANTO siete stati importanti, qui, su facebook, su twitter. I vostri commenti, le vostre mail, il vostro incoraggiamento e sostegno sono stati una spinta importantissima, per una narcisa come me, con un gran bisogno di conferme sociali 😉

A Alanis Morisette e in particolare a questa canzone che ho iniziato ad ascoltare la prima volta che – pesantissima – ho cominciato a salire su per il portico di San Luca e che oggi, invariabilmente, apre qualsiasi sessione di corsa. Era capitata per caso in cuffia, ma ho sentito subito che mi dava tanta forza (solo dopo ho visto il video). Perché si impara vivendo, piangendo, provando e prendendosi anche un po’ per il culo. E tutti possiamo imparare.

A Paolo Gori, il mio allenatore, scomparso troppo giovane.

Perché lui – più di tutti – mi ha insegnato la costanza, la pervicacia e ha creduto nella mia forza di volontà. A lui più di tutti, devo la parte più bella di me, quel che sono e quello che imparo a fare, anche se non lo so fare.

A Dexter: la me più profonda.

Foto di copertina: Alanis Morissette You Learn official Video

 

Eventi

A due passi dalla meta, presentazione in anteprima a Bologna il 20 ottobre 2016

Il mio nuovo libro: A due passi dalla meta, Come uscire dalla sedentarietà, mantenersi in forma e nutrire la propria creatività esce il 20 ottobre 2016 in tutte le librerie di Italia.

Proprio quel giorno, A due passi dalla meta debutterà in anteprima con una presentazione presso la libreria Feltrinelli di Piazza Ravegnana a Bologna, alle 18. 

Sarò felice di incontrarvi in quell’occasione. E per voi che mi seguite anche online, ecco l’introduzione del mio nuovo libro, dedicato a chi vive in perenne equilibrismo sulla vita.

Introduzione

 Ero una persona sedentaria nel corpo che negli anni aveva accumulato peso e a causa della sua obesità aveva smesso di muoversi, peggiorando ulteriormente la situazione.

Ero una persona sedentaria nella mente, che per le sue paure aveva deciso di ancorarsi alla propria zona di comfort. Non mi mettevo alla prova e mi raccontavo come “fallita”, “non capace”, “non adatta” e fuori tempo massimo per cambiare.

Un giorno ho capito che potevo scegliere e ho scelto di sopravvivere: sono dimagrita 40 chili, ho ritrovato il movimento e ho usato la scrittura per cambiare la narrazione che facevo di me. Le cose straordinarie che ho imparato da quella che ho chiamato “muta” le ho messe in pratica anche nella fase di mantenimento del peso e per vivere nell’equilibrismo costante della vita quotidiana. Ecco come ho scoperto che uscire dalla sedentarietà e ritrovare il mio corpo è stato l’interruttore per attivare creatività, rendermi più efficace, energica e assertiva, sia nella vita privata che sul lavoro.

Ecco come ho scoperto che la sedentarietà può uccidere le idee, mentre una moderata attività fisica regolare può attivare pensieri generativi e cambiare la prospettiva con cui ci riveliamo a noi stessi e al mondo.

Ecco come ho scoperto che dopo un grande cambiamento bisogna consolidare le fondamenta per dare significato a quello che si è fatto e non vanificarlo.

Oggi io cerco di gestire la mia tossicità, le paure e il senso di inadeguatezza grazie allo sport, alla scrittura e a una ritrovata armonia tra il corpo e la mente: so che non esiste l’equilibrio ma solo la speranza di rimanere in bilico su un filo teso, senza schiantarsi a terra.

In tanti hanno pensato che perdere 40 chili, scrivere libri e ritrovare il proprio benessere sia stato il mio lieto fine ma io preferisco essere sempre a due passi dalla meta perché credo nel movimento, non nei punti d’arrivo, anche se lieti. Per questo riesco ad affrontare le sfide quotidiane con una giusta dose di energia, coraggio e incoscienza. Quello che ho imparato correndo lo metto in pratica ogni giorno e quello che mi ha insegnato fare la muta e affrontare il cambiamento è la mappa con cui leggo il territorio.

Ho scritto questo libro per chi si è costretto alla sedentarietà del corpo e della mente come avevo fatto io, per testimoniare la possibilità di cambiare il proprio stile di vita e trovare la fonte creativa per realizzarsi. Ho scritto questo libro per quelli che pensano sia troppo tardi per prendere in mano il proprio destino, considerandolo già segnato: ho imparato che non esiste nulla di segnato, se non da noi.

Ho scritto questo libro perché penso che ci sia bisogno di tante piccole storie comuni, com’è la mia, per credere nella capacità di potere cambiare.

Ho scritto questo libro perché nell’immobilità non può esserci la vita e quello che ti offre il tuo divano è infinitamente meno interessante di quello che potrai trovare infilando un paio di scarpe e uscendo nel mondo, credimi!

Non sono una psicologa né una terapista, non mi occupo di alimentazione: questo libro non ha la pretesa di essere un manuale ma ci assomiglia un po’ perché è frutto dell’esperienza che ho fatto su di me, ecco perché ho voluto mettere nero su bianco oltre che le scoperte anche le strategie e gli esercizi che ho fatto per agevolare il mio cambiamento.

In questo libro, molto semplicemente, racconto come uscire dalla sedentarietà a 40 anni sia stato il più bel regalo che mi sia mai fatta: per il corpo, per la mente e per l’anima.