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Alla scoperta dei colli di Bologna con me: il sentiero 906 da Gaibola a Parco Cavaioni

Come ormai faccio da quando ho dovuto smettere di correre, anche in questo sabato di aprile sono partita in esplorazione dei colli bolognesi [zona colline di San Luca] sopra casa mia.

L’esplorazione come parte della scoperta di sé (e dei colli di Bologna)

L’esplorazione è diventata per me una dimensione esistenziale in questo periodo: sono in una fase di profonda evoluzione e credo che con il problema alla schiena e al piriforme, il mio corpo abbia voluto dirmi che era necessario rallentare il passo e che correre non era più “funzionale” alla scoperta di me: dovevo stare nella quiete dell’ascolto, guardare i luoghi (interiori e non) con più calma.

Ho pianto moltissimo quando il fisioterapista mi ha confermato che NON potevo correre e che sarebbe stato così per molti mesi, mi sono sentita persa, ho pensato che sarei morta, che AVEVO BISOGNO di macinare chilometri e calorie.

Poi ho capito.

Ho capito che avevo bisogno di perdermi camminando.

Se vivi a Bologna o se vieni per turismo, chissà che non ti venga voglia di esplorare lo stesso bosco e trovare qualcosa che non pensavi di cercare: ecco perché sto per raccontarti la mia avventura, con qualche dato pratico per ritrovare i luoghi di cui parlo.   Continua a leggere

Il cinghiale e la nonna

Una volta sul giornale ho letto che un cinghiale era sceso in città dai colli. Sui colli c’era un’invasione di cinghiali e allora avevano dovuto fare una caccia selettiva – così la chiamavano i giornali – per evitare che si riproducessero e andassero nelle ville di quelli che abitano sui colli a mangiargli il giardino.

I giornali dicevano che quel cinghiale che – per la paura era riuscito ad arrivare in città, in una zona abitata e anche trafficata – lo avevano abbattuto sotto casa mia, dopo che aveva ferito un cacciatore.

Io ero rimasta molto colpita da questa notizia, perché quella mattina stavo lavorando a casa e non mi ero proprio accorta di niente. Ero andata al bar, qualche ora dopo, e in strada cercavo le tracce di una lotta con un cinghiale. Chissà se qualcuno aveva sentito gli spari o se il cinghiale si era messo a correre al semaforo, magari senza nemmeno rispettare le precedenze!

Doveva essere stato un bel colpo vedere arrivare un cinghiale in una zona dove di solito ci sono solo molte macchine e un gran baccano di motori e di stereo accesi a palla. Mi sono immaginata come sarebbe stato trovarmi per esempio in fila al semaforo, con quello sguardo fisso che abbiamo tutti al semaforo quando siamo in macchina che aspettiamo di passare e di fianco vedere sfrecciare un cinghiale. Mi è venuto in mente un film di fantascienza in cui c’è quell’attore molto bello e nero che rimane solo al mondo, dopo una epidemia che ha trasformato tutti gli umani in zombie e il suo unico amico è un cane. Loro per sopravvivere vanno a caccia di cervi tra i grattacieli di New York su di una macchina molto bella e sportiva.
Ecco ho pensato che anche la mia città, in particolare la mia via, a una persona ferma in macchina al semaforo, mentre di fianco passava il cinghiale, sarebbe dovuta sembrare un po’ un posto dopo che sei rimasto solo al mondo e la natura si sta riprendendo quello che noi umani le abbiamo portato via.

Comunque. Quando ero entrata al bar, stavano tutti parlando del cinghiale. La notizia era girata e c’era un signore con il cane che diceva che lui era un cacciatore e gli sembrava impossibile che nessuno avesse sentito niente. Diceva anche che i cinghiali non feriscono gli umani e questa cosa gli appariva ben strana.

Insomma, non ci credeva tanto alla notizia e diceva che poi andava a vedere sul giornale. Anzi, aveva fatto il gesto di aprire il Resto del Carlino lì al bar, dicendo che dentro non si parlava di nessun cinghiale e io gli ho detto che la cosa era avvenuta quella mattina e al massimo lo trovava su Internet l’articolo. Anzi, ho proprio tirato fuori il mio smartphone e ho fatto il gesto di cercare la notizia, solo che sullo smartphone non sono riuscita ad aprire la pagina e lui mi ha guardata come a dire: “Vedi, ci ho ragione, ve lo siete sognati tutti!”

Il barista si era molto eccitato e stava raccontando di una volta che lui aveva visto un daino (o era un cervo, non me lo ricordo) che era mattino molto presto, mentre buttava il rusco del bar. Il cervo lo aveva fissato ed era scappato via. Secondo il barista il cervo era sceso dal colle per mangiare perché di notte non c’è tanta gente in giro.

Io allora ho pensato ancora di più che la natura ci stava dicendo qualcosa e che era arrivato il momento di ascoltare tutti quei messaggi, forse dovevamo diventare più umili. Mi è anche dispiaciuto per quel cinghiale e ho avuto una certa impressione a immaginarmi che qualcuno era morto, in una sparatoria, proprio davanti al mio cancello.

Anche nel cortile condominiale qualcuno parlava del cinghiale e ci siamo scambiati qualche battuta, come da sopravvissuti a un’avventura che avremmo potuto raccontare ai nostri nipotini.

Poi sono tornata a casa e allora mi è venuta voglia di rileggerla quella notizia e purtroppo ho scoperto che era una bufala. Cioè, il cinghiale lo avevano ucciso veramente, solo sui colli. L’animale prima di morire aveva anche ferito per davvero un cacciatore che era poi venuto sotto casa mia per farsi medicare da un’ambulanza.

Il giornalista si scusava, la notizia non era una notizia, e io allora scrivevo una mail al mio vicino – che era quello che mi aveva detto di leggere il giornale -per via che c’era il nostro condominio in prima pagina.

Peccato: avrei potuto scriverci una storia! ho pensato.

Nel pomeriggio sono andata a scuola a fare una lezione di social media e internet a una classe e quel giorno, quando ho chiesto se i loro genitori usavano qualche sistema per farli stare meno su internet, come per esempio le applicazioni che a un certo momento bloccano l’accesso al wifi, una ragazza riccia e con la faccia luminosa aveva alzato la mano e ci aveva raccontato che i suoi genitori per lei non usavano un bel niente perché si fidavano ma che avevano dovuto mettere il controllo parentale per la nonna, perché se no tutti i mesi, quando arriva la pensione, lei va su Amazon e se la brucia in un attimo.

E io sono stata contenta lo stesso: il cinghiale non potevo infilarlo in una storia, ma la nonna dipendente dal commercio elettronico si, che era proprio una cosa molto divertente.