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Sono a due passi dalla meta e voglio stare sempre qui

I libri esistono davvero nel momento in cui qualcuno inizia a leggerli. Sono i lettori a decidere se i libri avranno vita lunga o breve. Chi scrive li mette nel mondo, ma non ha idea della strada che faranno. Io sto per mettere nel mondo il mio terzo libro e oggi voglio fare un regalo a tutti i lettori di questo blog. Continua a leggere

Mind decluttering: per uscire dalla sedentarietà e creare

Ho imparato che questi sono i mesi per svuotare e mettere in ordine la mente, anche grazie al movimento. Contro la sedentarietà fisica e mentale allora, un video corso su Work Wide Women della serie “Mut-Azioni”. Qui ti spiego perché!

Sedentarietà fisica e mentale

In estate il cervello è affaticato e l’obiettivo sembra essere solo quello delle vacanze: ho fatto così per anni, costringendomi alla sedentarietà mentale e fisica, anche nella mia vita di freelance. Continua a leggere

La dieta di Lemme, secondo me.

Non si fa che parlare della dieta di Lemme, il farmacista di Desio che ha aiutato alcuni vip (tra cui Briatore) a dimagrire con un metodo che lui chiama “filosofia alimentare” e che si basa sull’assunzione di grandi quantità di cibo, a esclusione di frutta e verdura. Non entro nel merito della dieta, perché anche io – come il Dr Lemme – dietologa e nutrizionista non sono, ma in base alla mia storia, voglio provare a dare un parere, dato che sono state dette tante cose, tuttora se ne dicono e il signore presenzia regolarmente a trasmissioni televisive molto seguite.  Continua a leggere

Mantenere il peso giusto con una nuova cultura corpo e mente

Corpo e mente: chissà perché li percepiamo sempre come qualcosa di separato l’uno dall’altro, anche se sappiamo che non possono vivere separati e ci occupiamo o dell’uno o dell’altra.

La nostra cultura tratta il corpo – prevalentemente – come qualcosa da mantenere “perfetto”, di cui è necessario preservare la bellezza. La mente è considerata il motore e ne parliamo come di qualcosa che possa lavorare in piena autonomia.

Per anni ho pensato di essere solo mente, che il vero senso di una vita piena fosse quello di coltivare la mente: il corpo, un involucro che le persone intelligenti devono trattare tanto basta a farlo funzionare.

Ci sono i cultori del corpo, considerati ossessionati dall’estetica o salutisti talebani e poi ci sono gli intellettuali, un po’ gobbi, con l’aria emaciata di chi passa troppo poco tempo all’aria aperta.

Questi alcuni degli stereotipi in cui siamo immersi – nella maggioranza dei casi.

Invece da un po’ ho trovato un centro nuovo, non permanente, ma che mi ha aperto a nuova consapevolezza: l’energia può nascere solo dall’armonia tra corpo e mente e l’intelligenza passa dal corpo e dalla mente, così come la bellezza e il benessere.

Corpo e mente hanno bisogno di integrare competenze, passioni, pratiche: solo in questo modo si può liberare il potenziale che ognuno di noi porta in sé, nessuno escluso.

Chi non vive a un livello di potenziale tale da farlo sentire bene, da farlo esprimere per quel che vorrebbe, spesso è ingabbiato in una mente che dimentica il corpo o in un corpo che dimentica la mente. 

Quando i miei muscoli si sono addormentati, ero comunque una persona creativa, piena di interessi e curiosa del mondo e delle sue espressioni, ma ero ingabbiata: non riuscivo a fare uscire le energie che mi permettevano di realizzare me stessa. La mia gabbia era fatta di paure e le paure si nutrivano di troppo cibo: piano, piano ho interrotto la relazione con il mio corpo e lui si è sentito abbandonato. Credo che sia stato questo il motivo principale del fatto che sono diventata obesa. Credo fosse questo il motivo principale del fatto che evitavo di realizzare i miei progetti, i miei obiettivi professionali, la mia carica relazionale. 

Quando si è ristabilito, lentamente e con molta pazienza, il contatto con il corpo, anche la mia mente è esplosa a nuove possibilità.

Oggi che – in linea di massima – faccio lavorare attivamente e con gioia il mio corpo, anche la mia mente ha trovato una dimensione più sana. Oggi l’intelligenza scorre nei miei muscoli, esattamente come nei miei neuroni. 

Oggi produco pensiero quando corro e quando nuoto, esattamente come quando leggo, scrivo, mi informo.

E in questa armonia ho scoperto che non c’è realizzazione personale senza un buon matrimonio tra corpo e mente. Questo il motivo principale perché non mi piace la parola “dieta”, ma preferisco parlare di muta e stile di vita, questa la ragione per la quale sono convinta che un cambiamento personale possa passare solo dall’unione di 2 fattori: pensieri attivanti e sport.

Dimagrire molti chili senza fare attività fisica (o facendola per il tempo limitato della dieta ipocalorica) è un errore in cui cadiamo in molti, ciò non di meno, è un errore. Se non riprendiamo consapevolezza del nostro corpo, il nostro corpo si sentirà sempre straniero.

Se ci concentriamo troppo sui motivi che ci hanno spinto a ingrassare, senza considerare le opportunità offerte da un corpo che cambia e una rieducazione al movimento e allo sport, ugualmente rischiamo di impantanarci, deprimerci e decidere che siamo dei falliti.

Mentre è nell’esperienza dell’ingrassare che possiamo trovare la chiave per dimagrire e mantenere un nuovo peso: se ripercorriamo al contrario il percorso, ci accorgeremo che c’è un punto preciso in cui abbiamo dimenticato il corpo, a favore della mente, e – per paura – lo abbiamo abbandonato a sé stesso. Mutata Mutandis, solo ricordando il corpo e recuperando un rapporto con esso, potremo dimagrire.

I grassi sono stupidi, altro stereotipo nel quale anche noi obesi ogni tanto ci siamo crogiolati. No, forse i grassi sono solo molto sensibili, molto attenti ai pensieri che si attorcigliano nella testa, tanto da scollegarsi dal corpo e dal rimanere spaventati dall’energia che esso potrebbe produrre.

Tutto il resto sono le polpettine bavaresi di Fantozzi, i 7 chili in 7 giorni e quelle robe lì, da riviste di terza categoria, che ci fanno credere che il benessere sia legato all’estetica, mentre invece la bellezza può nascere solo da benessere e armonia, ovvero corpo + mente.

Sto leggendo il saggio che ha scritto, a metà del secolo scorso, l’ideatore della bioenergetica Alexander Lowen ed è illuminante:

Se voi siete il vostro corpo e il vostro corpo è voi, allora il corpo esprime chi voi siete. È il vostro modo di essere nel mondo. Più il vostro corpo è vivo, più siete nel mondo.

Tutti possono dimagrire, ma solo con un grande amore egualitario per il corpo e la mente, possiamo mantenerci in armonia e non ricadere nel circolo vizioso che ci ha già disconnesso in passato.

Una buona dieta è lenta

Una delle cose che ho imparato grazie al mio percorso di dimagrimento è che sono riuscita a calare 42 chili grazie alla lentezza che mi sono concessa. Malgrado all’inizio, convinta di VOLERE cambiare, io mi sentissi un po’ frustrata dal fatto che si trattava di un percorso difficile e lungo e invisibile (quando sei in grave sovrappeso, i primi chili persi sono davvero un ago nel pagliaio), forse proprio il fatto che la massa da perdere era tanta mi ha assicurato la possibilità di introiettare il percorso, farlo mio e acquisire con calma un nuovo stile di vita.

C’erano state altre occasioni in cui avevo fatto una dieta ma i chili da perdere volavano via talmente in fretta che spesso si trattava di parentesi della vita: a parte il regime alimentare, non modificavo nulla nello stile.

E quei chili, invariabilmente, tornavano a fare capolino nel giro di qualche anno.

Quello che non capivo allora era che non basta mangiare meno per mantenere i risultati: una buona dieta è un mix di tanti fattori, in primis “culturali”.

  • Bisogna cambiare regime alimentare, adeguarsi al fatto che per un periodo (che dipende dalla quantità di massa grassa che dobbiamo perdere) dovremo mangiare meno e imparare a capire quello che mangiamo, la sua qualità intrinseca e il suo apporto calorico.
  • E’ necessario capire che la dieta ipocalorica non durerà per sempre. Quando entreremo nella fase di mantenimento  – pur mangiando in quantità maggiori – dovremo mantenere le regole che stiamo imparando, come per esempio che è meglio non mangiare un piatto di pasta a cena. A qualcuno sembrerà una banalità, ma per chi è abituato a mangiare in maniera disordinata e “consolatoria” come la sottoscritta, non lo è affatto.
  • Bisogna iniziare a fare sport, moderatamente prima, poi in maniera più aggressiva. Il nostro corpo ha bisogno di muoversi, i muscoli vanno tonificati e – specialmente se i chili da perdere sono molti – dobbiamo assicurare tono alla nostra pelle.
  • Non guardiamo al risultato finale ma a tanti piccoli risultati intermedi e sfruttiamo ogni occasione per camminare, andare in bicicletta, fare una passeggiata.

In fondo avere tanti chili sulla gobba è stato forse il modo migliore per assicurarmi, ora che quei chili non ci sono più, un buon mantenimento. Sono ormai alcuni mesi (da maggio) che sono passata a un regime alimentare di mantenimento, eppure nel frattempo ho perso altri 10 chili grazie allo sport e a un sano stile di vita. Ogni tanto mangio un dolce, ogni tanto mi concedo qualche extra, ma se per qualche giorno ho un regime alimentare disordinato (può capitare), poi mi rimetto in riga nelle settimane successive, con piccole strategie detox. Mangio molta verdura, limito i carboidrati e faccio sport con maggiore impegno. In generale comunque, attualmente mangio 1800/2000 calorie al giorno che crescono quando vado in piscina e nuoto tanto o corro 10 km.

Qualcuno mi dice: “Si ma tu sei stata fortunata: hai sempre continuato a dimagrire costantemente!”. E’ vero, sono stata ANCHE fortunata, ma non significa che non abbia avuto momenti di stanchezza o in cui, di fronte a un obiettivo così lontano (tornare entro limiti “normopeso”) io non mi sia sentita scoraggiata.

Capita.

Ma proviamo un attimo a pensare alla dieta non a quello che è ma a un percorso di scoperta di sé stessi, di evoluzione interiore prima che fisica. Questo differente punto di vista cambia tutto e ci mette in una predisposizione diversa: stiamo crescendo, non ci stiamo punendo. Stiamo diventando persone nuove, speriamo migliori, non stiamo rinunciando a ciò che più amiamo.

Credo che lo sport in questo abbia un ruolo fondamentale: lo sforzo che si compie per imparare uno sport (nel mio caso la corsa) o per riprendere uno sport che abbiamo abbandonato da anni (io l’ho fatto con il nuoto) è altamente “sfidante”, ci costringe a misurarci con la pazienza necessaria a riprendere in mano quell’attività, a capire come funziona. Poi lo sport offre anche l’occasione di ricavarci tempo “tutto per noi”, di fare qualcosa di totalmente diverso da quello che facciamo abitualmente.

Per me l’ultimo anno è stato un anno di formazione, oltre che di grande successo personale nel raggiungimento dell’obiettivo. Ora è iniziata una nuova fase: sono una persona “magra” che sta cercando di superare alcuni limiti nello sport, che vuole sviluppare alcune qualità che non conosceva e che sta imparando a godersi un pranzo o una cena senza troppi sensi di colpa perché domina quella che mangia e non ne è dominata.

C’è un continuum tra quella che ero 42 chili fa e quella che sarò e mi esalta pensare a quante cose posso ancora imparare sullo stile di vita, sul mio modo di mangiare, su quello che mangio e sul modo in cui affronto lo sport.

Se vogliamo dimagrire occorre prenderla con calma, concediamoci lentezza e capiamo che la bilancia non è che il primo passo, poi ce ne sono altri mille da fare, molto entusiasmanti se presi con lo spirito giusto, che hanno a che fare con il mantenimento.

La settimana scorsa mi sono presa un paio di jeans stretti. Taglia 42. Pensavo non fossero un modello adatto a me, poi me li sono provati  e mi sono piaciuta. Ho imparato a osare e a non dare per scontato che qualcosa “faccia per me”, e non solo quando si tratta di pantaloni. La muta è stata anche questo e credo di essere – grazie all’ultimo anno – una persona decisamente più simile a quello che vorrei essere. E non solo perché indosso la 42.

 

Eventi

Logo tu non sei quel che pe(n)si

Rispecchiati nelle parole: tu non sei quel che pe(n)si. Workshop online

In che rapporto sono benessere, alimentazione e parole? Quanto conta, nella percezione di noi, il modo in cui ci raccontiamo?

Tenere un diario alimentare e concentrarci sulle emozioni che entrano in gioco quando apriamo il frigorifero, può aiutarci per avviare un cambiamento generativo per trasformare quella che molti chiamano dieta in un vero e proprio stile di vita che non ci faccia sentire frustrati.

Il modo in cui ci raccontiamo a noi e di conseguenza agli altri ha un impatto sul nostro corpo oltre che sulla nostra mente e la consapevolezza può aiutarci a sentirci più lucidi, focalizzati e ribaltare le credenze che ci fanno sempre vedere diversi da come vorremmo essere, continuamente davanti al nostro specchio deformante.

Il workshop Rispecchiati nelle parole fa parte del progetto Tu non sei quello che pe(n)si, ideato da Francesca Sanzo, autrice di 102 chili sull’anima e esperta di scrittura autobiografica e Licia Podda, biologa e nutrizionista. Continua a leggere

A due passi dalla meta, presentazione in anteprima a Bologna il 20 ottobre 2016

Il mio nuovo libro: A due passi dalla meta, Come uscire dalla sedentarietà, mantenersi in forma e nutrire la propria creatività esce il 20 ottobre 2016 in tutte le librerie di Italia.

Proprio quel giorno, A due passi dalla meta debutterà in anteprima con una presentazione presso la libreria Feltrinelli di Piazza Ravegnana a Bologna, alle 18. 

Sarò felice di incontrarvi in quell’occasione. E per voi che mi seguite anche online, ecco l’introduzione del mio nuovo libro, dedicato a chi vive in perenne equilibrismo sulla vita.

Introduzione

 Ero una persona sedentaria nel corpo che negli anni aveva accumulato peso e a causa della sua obesità aveva smesso di muoversi, peggiorando ulteriormente la situazione.

Ero una persona sedentaria nella mente, che per le sue paure aveva deciso di ancorarsi alla propria zona di comfort. Non mi mettevo alla prova e mi raccontavo come “fallita”, “non capace”, “non adatta” e fuori tempo massimo per cambiare.

Un giorno ho capito che potevo scegliere e ho scelto di sopravvivere: sono dimagrita 40 chili, ho ritrovato il movimento e ho usato la scrittura per cambiare la narrazione che facevo di me. Le cose straordinarie che ho imparato da quella che ho chiamato “muta” le ho messe in pratica anche nella fase di mantenimento del peso e per vivere nell’equilibrismo costante della vita quotidiana. Ecco come ho scoperto che uscire dalla sedentarietà e ritrovare il mio corpo è stato l’interruttore per attivare creatività, rendermi più efficace, energica e assertiva, sia nella vita privata che sul lavoro.

Ecco come ho scoperto che la sedentarietà può uccidere le idee, mentre una moderata attività fisica regolare può attivare pensieri generativi e cambiare la prospettiva con cui ci riveliamo a noi stessi e al mondo.

Ecco come ho scoperto che dopo un grande cambiamento bisogna consolidare le fondamenta per dare significato a quello che si è fatto e non vanificarlo.

Oggi io cerco di gestire la mia tossicità, le paure e il senso di inadeguatezza grazie allo sport, alla scrittura e a una ritrovata armonia tra il corpo e la mente: so che non esiste l’equilibrio ma solo la speranza di rimanere in bilico su un filo teso, senza schiantarsi a terra.

In tanti hanno pensato che perdere 40 chili, scrivere libri e ritrovare il proprio benessere sia stato il mio lieto fine ma io preferisco essere sempre a due passi dalla meta perché credo nel movimento, non nei punti d’arrivo, anche se lieti. Per questo riesco ad affrontare le sfide quotidiane con una giusta dose di energia, coraggio e incoscienza. Quello che ho imparato correndo lo metto in pratica ogni giorno e quello che mi ha insegnato fare la muta e affrontare il cambiamento è la mappa con cui leggo il territorio.

Ho scritto questo libro per chi si è costretto alla sedentarietà del corpo e della mente come avevo fatto io, per testimoniare la possibilità di cambiare il proprio stile di vita e trovare la fonte creativa per realizzarsi. Ho scritto questo libro per quelli che pensano sia troppo tardi per prendere in mano il proprio destino, considerandolo già segnato: ho imparato che non esiste nulla di segnato, se non da noi.

Ho scritto questo libro perché penso che ci sia bisogno di tante piccole storie comuni, com’è la mia, per credere nella capacità di potere cambiare.

Ho scritto questo libro perché nell’immobilità non può esserci la vita e quello che ti offre il tuo divano è infinitamente meno interessante di quello che potrai trovare infilando un paio di scarpe e uscendo nel mondo, credimi!

Non sono una psicologa né una terapista, non mi occupo di alimentazione: questo libro non ha la pretesa di essere un manuale ma ci assomiglia un po’ perché è frutto dell’esperienza che ho fatto su di me, ecco perché ho voluto mettere nero su bianco oltre che le scoperte anche le strategie e gli esercizi che ho fatto per agevolare il mio cambiamento.

In questo libro, molto semplicemente, racconto come uscire dalla sedentarietà a 40 anni sia stato il più bel regalo che mi sia mai fatta: per il corpo, per la mente e per l’anima.