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La baciarella matura

Baciamoci molto, con utopia più che disincanto

La baciarella matura

Bologna nell’incanto di Arte Fiera, domenica di sosta tra una nevicata, un’esondazione del Reno e tantissima umidità: a pochi passi da via d’Azeglio dove le luminarie di Lucio Dalla cantano su chi cammina in centro, eccoli lì, seduti su una panchina a baciarsi come non ci fosse domani.

Corpi appiccicati, mani che toccano i corpi dell’altro per sentire la presenza assoluta del momento, come per dirsi “Siamo qui”, per respirarsi e riempirsi il naso di rimescolone.

Hanno gli occhi chiusi i due baciarellisti anonimi, abbandonati nella loro bolla di intimità. Continua a leggere

Heart shape on the window

Parlare delle emozione in una coppia

Parlare delle emozioni nella coppia: sembra facile a dirsi, specie da parte di una che con le parole ci lavora, molto più difficile a farsi.

Con le persone che amiamo e con cui condividiamo la vita parliamo di lavoro, parliamo di impegni, parliamo di obiettivi, parliamo di sconfitte, parliamo di soldi e anche di vacanze, ma di rado parliamo di emozioni e le attraversiamo e riusciamo a guardare – con coraggio e curiosità – a come ci sentiamo.

O almeno: questo accade a quelli come me. 

vento - foto ispirazionale

A dire le mie emozioni, anche quelle che fanno dolore, anche quelle fastidiose, anche quelle pruriginose, anche i desideri e le fantasie che “non si possono condividere”, ho imparato nel 2018. Sulla mia pelle. Letteralmente. 

Per anni con Tino, il mio ex compagno, abbiamo evitato di parlare apertamente di come stavamo nella nostra relazione, di quello che ci faceva bene, di quello che faceva male. C’era la vita da vivere, ci dicevamo. C’erano le bollette, la famiglia, le urgenze, le emergenze, montagne di lavoro, i soldi che non si arriva a fine mese, i lavori di casa, da decidere le vacanze, da rifare il bagno, da sistemare la lampadina fulminata, da scegliere la scuola per Frollina.

Quando – tra un impegno e l’altro, tra un’azione e l’altra – ci fermavamo e si provava a parlare di noi, era come se tutto dovesse andare per forza bene, come se le sfumature potessero allontanarci. Ed è così che ci siamo allontanati, giorno dopo giorno, smettendo di parlare di AMORE.  Continua a leggere

Quella volta che “e se prendessimo un cane?”

Nelle prossime settimane, darò spazio a una nuova autrice che collaborerà con me a Panzallaria. La chiameremo Isabella Bird e ci racconterà la sua esperienza con la ICSI (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi). Sono convinta che solo sentendo la viva voce di chi ci passa in mezzo possiamo decidere bene cosa o non cosa pensare riguardo alle scelte altrui, o decidere di astenerci, che alle volte anche quello è sano.

Perché Isabella Bird?

Isabella Bird, una delle più grandi esploratrici vittoriane. Una che avevano praticamente dato per spacciata perché stava sempre male, finché un giorno l’hanno messa su una nave come ultima speranza, la nave ha incontrato una tempesta e lei non solo si è ripresa ma ha aiutato tutti gli altri. Da quel momento non ha mai smesso di viaggiare,e gli unici momenti in cui stava male erano quando era costretta a stare ferma. Jim Nuggent è una leggenda del far west che incontrò in mezzo ai boschi e con cui ebbe un grande amore.

E adesso il primo post, dal prossimo sarà Isabella Bird a raccontarne direttamente!

Il problema fondamentale è che non abbiamo un giardino, e le bestie in appartamento si sa che soffrono.

Quindi abbiamo ripiegato sull’avere un figlio. O meglio sul provarci.

Il punto è che quando si ha la fortuna di prendere questa decisione con cognizione di causa, dopo aver fatto bene i conti e stabilito che no, purtroppo un mutuo per una casa con giardino è davvero troppo impegnativo, accade che si ecceda un filo in ottimismo.

Soprattutto se per indole e professione si è abituati a elaborare pianificazioni anche complesse, può succedere che ci si metta un attimo a capire che questo atteggiamento non è applicabile a tutti gli ambiti della vita.

Questo è il diagramma che io e il mio compagno Jim Nuggent (che si chiama così perché era il moroso di Isabella Bird e ogni tanto vorrebbe anche lui rifugiarsi nei boschi) abbiamo elaborato per affrontare serenamente la cosa:

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Lo so, è estremamente semplificato, ma ci siamo detti che non era il caso di diventare ossessivi.

Quello che è successo è che… non è successo niente. Purtroppo la natura del progetto non permette di mettere lavorazioni in parallelo. Né è possibile recuperare eventuali ritardi aumentando le risorse investite.

 

Insomma l’ipotesi cane stava riguadagnando terreno. Poi ci siamo seduti sul divano delle grandi decisioni, detto così perché talmente scomodo da rendere impossibile rilassarsi e quindi molto adatto a discettare grandi temi spinosi. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: “Siamo due grandi esploratori. Proviamo a capire se ci sono altre strade”.

 

La prima cosa  che abbiamo fatto è stata comprare un divano nuovo. La seconda è stata iniziare un percorso che ci avrebbe portato a una procedura che si chiama come un talent show, e già questo avrebbe dovuto darci qualche indizio. Ma di come siamo arrivati alla Icsi vi racconterò la prossima volta.

Isabella Bird