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Trova gli eventi memorabili per scrivere la tua storia autobiografica

Esercitare la scrittura autobiografica per raccontarti come professionista ti è utile perché ti serve a trovare la tua storia: valori, qualità professionali e competenze trasversali che ti fanno spiccare tra chi fa il tuo stesso lavoro. 

Dal momento che oggi siamo chiamati – oltre che a fare bene ciò che facciamo – anche a comunicarlo in maniera efficace, imparare l’arte della narrazione è fondamentale.

Io credo che oltre a DESCRIVERE le tue competenze e spiegare PERCHÉ sono utili e rispondono al bisogno dei tuoi interlocutori, sia importante NARRARE la tua storia professionale in modo semplice, diretto, coinvolgente, per fare spiccare gli elementi che aggregano intorno a sé il messaggio che è la tua storia umana e professionale.

Perché, come racconto anche nel mio libro Tu sei la tua storia. Scrivi un racconto, narrati online e comunica con la scrittura autobiografica: 

Tutti possiamo riflettere sulle parole e usarle per raccontarci. Tutti abbiamo un capitale di creatività – indipendentemente dal talento personale – che possiamo investire in qualcosa che ci piaccia, ci faccia sentire meglio o per metterci in gioco come singoli e nella collettività.

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Bambine e corpo: come lo narra certa scuola?

Bambine, bambini e corpo: l’accettazione di sé passa anche attraverso la consapevolezza che ognuno di noi è diverso, che non esiste un corpo perfetto e che l’armonia parte dal volersi bene, così come si è, valorizzando i propri punti di forza (di carattere e fisici) senza paragonarsi agli altri.

Ho sempre pensato di non avere scampo all’essere grassa perché da bambina mi dicevano che ero rotondetta: sono diventata OBESA, ho sofferto di bulimia, ho sempre avuto un brutto rapporto con il cibo e il mio corpo e ora che ho fatto la MUTA, ho dovuto constatare che ho le ossa piccole, che il mio corpo non è affatto un corpo “condannato” a essere grasso.

Quanto, in questa convinzione limitante, ha contribuito quello che mi sono sentita narrare (e mi sono narrata io stessa) da bambina???

Bambine e bambini: cerchiamo di aiutarli a crescere sereni, con la giusta fiducia nel mondo e in sé stessi per esprimere le proprie potenzialità.

 

E poi, a scuola, succede quello che ora vi racconterà questa lettrice di Panzallaria, che rimane anonima per tutelare lei e sua figlia, ma che ha voluto, fortemente, fare emergere quello che è successo. Io davvero sono ALLIBITA.

Per rifletterci tutti insieme.

Io sono diversa dalle altre mamme, l’ho capito da subito.

Mentre tutte le mie amiche impazzivano per allattare o cambiare pannolini pieni di cacca, io -appena sfornata la cucciola- mi ci sono messa come se lo avessi fatto da sempre. Ho colto al volo qualche consiglio su come chiudere il pannolino o attaccarla al seno, ma è uscito tutto in modo molto naturale. E allo stesso modo lo svezzamento, i primi passi, i primi giochi, i primi capricci…

Ho sempre saputo, in cuor mio, che i problemi veri sarebbero arrivati “dopo”.

E così è stato.

Oggi ha 9 anni, frequenta la terza elementare e i primi nodi iniziano a venire al pettine.

Mentre le altre mamme tirano un sospiro di sollievo per la crescente autonomia dei loro pargoli, che giocano da soli, studiano da soli, stanno a scuola tutto il giorno e fanno sport il pomeriggio ecc…. io vivo sempre sul chi va là, attenta a tutti quei piccoli dettagli del suo percorso di crescita emotiva, nel perenne senso di colpa dovuto all’assioma secondo cui “tutto dipende da come vengono cresciuti nei primi 6 anni di vita” (e quindi, ovviamente, i suoi problemi da qui in poi sono tutti colpa mia).

Quindi, invece di fregarmene di ciò che fanno a scuola (che tanto ha dei bei voti) sto lì a mettere il naso in tutto quello che studia, in quello che legge, insomma in tutto ciò che sta formando il suo “background culturale”.

Invece di ignorare le scene che mi racconta, dei bambini più discoli che prendono in giro il bambino più fragile, cerco di farle capire perché non si fa. Invece di sbattermene dei compagni di classe musulmani che escono dall’aula durante le ore di religione, le parlo io dell’Islam. E quando le scappa una battuta sull’aspetto fisico di qualcuno, le chiedo come si sentirebbe se lo dicessero a lei.

Sì, sono una rompipalle, lo so, ma il mio più grande sogno è che non si livelli alle grettezze umane che popolano ormai la nostra quotidianità. E sarebbe davvero bello se, in questo percorso, avessi al mio fianco la scuola.

Tante volte mi sono chiesta se esista una scuola all’altezza delle mie aspettative. La risposta ancora non la conosco.

Certo è che se, per imparare a comporre testi descrittivi sul proprio aspetto, vengono proposti esempi di questo genere, ecco, sì, io sarò una rompiballe, ma davvero non ci siamo!

 

Lo so che il mondo non è perfetto. So che prima o poi lo devono scoprire anche loro, sbatterci la faccia e rialzarsi con le loro forze. Ma a questa età non dovremmo essere noi (genitori e scuola assieme) a fornire loro gli strumenti per farcela?

Senza quegli strumenti, cosa può pensare una bambina di 9 anni che legge quel testo, e che magari neanche ci pensava al fatto di essere rotondetta? Non rischiamo di far insinuare nella sua testa il pensiero che anche lei dovrebbe desiderare di “RIFARSI”?

 

E invece io, mamma controcorrente e rompiballe, a quella bambina, vorrei far sentire il messaggio di Kate Winslet che sventola orgogliosa l’ennesimo premio ricevuto per la sua carriera da attrice e, durante la conferenza stampa, dichiara:

 

“Quando ero più giovane, quando avevo solo 14 anni, mi è stato detto da un’insegnante di recitazione che avrei potuto fare bene se fossi stata felice di accontentarmi dei ruoli da ragazza grassa. Beh, guardami adesso! Quello che mi sento di dire, in questo momento, ad ogni giovane donna che è stata buttata giù da un insegnante, da un amico o anche da un genitore, è che basta non ascoltare niente di tutto ciò, perché è questo che ho fatto. Non ho ascoltato e sono andata avanti, affrontando le mie paure e superando un sacco di insicurezza, e continuo a farlo e a credere in me stessa. […] Vorrei dedicare il premio a tutte le giovani donne che dubitano di loro stesse, perché non dovreste farlo, dovreste solo andare avanti.”

Ecco, ho capito, ho bisogno di trovare sulla mia strada degli insegnanti controcorrente e rompiballe come me… Nel frattempo, però, che fatica….

Una lettrice di Panzallaria