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Un contest fotografico dedicato a Bologna e all’acqua al Bologna Water Design

Ho deciso di aderire come Media Partner a una bellissima iniziativa che ha come oggetto Bologna, ll’acqua e il digitale: 3 passioni della mia vita.

Si tratta di un Contest fotografico a cui sarà possibile partecipare dal 24 agosto al 12 settembre con foto di luoghi e parole che abbiano come tema l’acqua coniugata alla città. Per partecipare bisogna usare l’hashtag #Bolognawater che dovrà accompagnare gli scatti su Instagram e in tutti i post sui Social.

Può partecipare chiunque, a patto che abbia voglia di tirare fuori l’ispirazione fotografica e poetica che ricava dai luoghi e monumenti di Bologna. Le migliori foto (scelte da una giuria) saranno esposte – in concomitanza con il Fuori Cersaie – in una mostra durante la kermesse Bologna Water Design e saranno coloro che la visiteranno a decretare i vincitori dell’iniziativa.

Per presentare il contest e l’evento ho intervistato Francesca Nanni del network Face Creative Link.

Affilate macchine digitali, creatività narrativa e poetica, profili di Instagram e entusiasmo: le migliori opere saranno esposte in una vera mostra all’interno della suggestiva cornice dell’ex ospedale dei Bastardini.

Bologna Water Design: in che contesto nasce?

Bologna Water Design è una manifestazione dedicata al design dell’acqua che nasce come kermesse “fuori fiera” del Cersaie, il Salone internazionale della Ceramica.

Dal 23 al 28 settembre prossimi negli spazi dell’ Ex-Ospedale dei Bastardini di Via d’Azeglio e quest’anno, anche nei chiostri dell’adiacente ex Maternità, che per la prima volta vengono aperti al pubblico, saranno ambientati i progetti di architetti e designer di fama internazionale che interpreteranno il tema dell’acqua in modo unico grazie anche alla collaborazione con alcune aziende leader del settore.

La manifestazione è un’importante occasione di incontro fra città, design, cultura e impresa. Il programma, infatti, propone iniziative rivolte non solo agli addetti ai lavori, ma anche ad un pubblico trasversale di persone interessate al design e al contributo che il design può dare al miglioramento della qualità della vita contemporanea.

L’edizione del 2012 è stata visitata da oltre 10.000 persone, fra cui moltissimi bolognesi, il che dimostra non solo il successo della manifestazione ma anche l’attenzione e l’interesse dell’intera città per questo tipo di iniziative

Un evento territoriale ma anche digital: come si svolgerà?

#bolognawater è il nome del contest creativo che invita a postare foto e parole-fotografate a tema “acqua” su Instagram.
Il concorso si svolge dal 24 agosto al 12 settembre prossimi sul social network Instagram e prosegue dal 23 al 28 settembre con una mostra fotografica all’interno della manifestazione Bologna Water Design.

Nasce, quindi, come evento digital, on line, per diventare, con la mostra, un evento off line vero e proprio. Anche la scelta dei vincitori finali seguirà un percorso differente dal consueto perché saranno i visitatori della manifestazione a decretare con i loro “like” espressi in diretta le foto e le parole-fotografate migliori tra quelle presenti in mostra.

Cosa si intende per parole fotografate?

La principale novità del concorso è che si richiede ai partecipanti di postare, oltre alle foto, anche le parole-fotografate, intendendo con questa espressione pensieri, frasi, poesie scritte e poi fotografate. Instagram nasce come social network dedicato alle immagini ma in questo contesto, mi interessava anche recuperare e far rientrare le parole, i pensieri, la poesia che un elemento come l’acqua può ispirare.

Chi può partecipare al concorso #BolognaWater e che visibilità avranno i contenuti?

Il concorso è aperto a tutti e non ci sono limiti al numero di scatti (sia per le immagini che per le parole fotografate) che ogni concorrente potrà taggare all’hashtag #bolognawater.

I contenuti saranno visibili, oltre che su Instagram, anche sul blog e sulla pagina Facebook di Face Creative Link, mentre altro spazio sarà dedicato dai canali social e dal sito ufficiale della manifestazione Bologna Water Design.

Nell’ottica di valorizzare Bologna, quali obiettivi si pone il Contest?

Il contest propone il tema dell’acqua non solo per ricondursi al concept dell’evento Bologna Water Design, ma anche per richiamare e rimarcare quella che è stata una risorsa di fondamentale importanza nella storia della città di Bologna, che non solo ne ha fortemente caratterizzato l’ambiente urbano, ma è stata per secoli fonte di vita e di lavoro. Ad esempio, non tutti sanno che Bologna, nel Medioevo, era uno dei maggiori porti fluviali italiani.

In questo senso, speriamo che la partecipazione sia soprattutto volta a valorizzare Bologna e le sue sfaccettate correlazioni con l’acqua, dai canali, ai monumenti, dal centro alle periferie.

Inoltre, proprio per rimarcare il legame che questo contest ha con la città, per la selezione delle immagini e delle parole-fotografate, della giuria faranno parte anche due importanti realtà bolognesi: il team di Igersbologna, attivo su tutta la community degli instagramers della città e il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università degli Studi di Bologna, un’istituzione molto innovativa e dinamica

Cos’è Face Creative Link?

Face è un network di comunicazione multidisciplinare. Un sistema vitale in continua espansione, costituito da persone con esperienze, visioni e sensibilità creative differenti tra loro. Si occupa di eventi, comunicazione, video arte, design e creatività.
Il suo obiettivo è promuovere nuove idee, stimolando e moltiplicando opportunità per creare scambi culturali e sociali.

Per informazioni:
http://facecreativelink.tumblr.com
info@facecreativelink.com
www.facecreativelink.com
facebook: Face Creative Link

Fare cose stra-ordinarie

Ieri sera si è concluso il corso di scuola elementare di scrittura emiliana di Paolo Nori che ho frequentato in questi mesi con una pubblica lettura di alcuni dei nostri compiti alla Libreria Modo Infoshop di Bologna.

L’ho già scritto quanto mi è piaciuto questo corso. Ho già detto che Paolo Nori è uno dei miei scrittori preferiti. Non ho però parlato della cornice, della bellezza collaterale di avere deciso di partecipare a questa avventura.

Leggere libri, condividere letture e cose scritte da noi con altri è stata per me un’esperienza davvero stra-ordinaria. Eravamo in 9 scolari,  tutti sconosciuti gli uni agli altri. Io conoscevo poco solo La Pasionaria per via dei giri della Rete e sono arrivata senza particolari aspettative e con tanta voglia di spogliarmi del mio ruolo sociale e culturale per mettermi in ascolto. E così mi sembra abbiano fatto tutte le altre persone che erano lì.

Lunedì dopo lunedì abbiamo cominciato a annusarci, a conoscerci.

Ma non attraverso il racconto di cosa facciamo, di come ci rappresentiamo, ma grazie alle letture, ai compiti che ci dava Paolo, a testi a volte finzionali a volte no che a turno – durante l’ultima parte del corso – leggevamo.

E ho scoperto l’intelligenza acuta di Barbara, Alessia che ha la voce più bella del mondo, Donata che è pacata e fa foto bellissime, Matteo che è di una spontaneità coinvolgente e disarmante, Valentina che è il sole, Elisa e il suo passo leggero e elegante, Jessica e la sua giovane simpatia, Paolo R. che fa ridere e ha viaggiato il mondo.

Ho scoperto persone “nude”, senza sapere che lavoro facevano, senza chiedere quale fosse il loro passato, senza parlare di impegni professionali, di passioni politiche o ruoli istituzionali, ma solo per quello che leggevano, che ogni tanto ci raccontavamo durante la pausa e per il mondo fatto di libri, narrative, passioni letterarie comuni, grandi e piccole aspettative di scrittura e qualche battuta di vicendevole simpatia.

Alcuni facevano tanti chilometri, tutti i lunedì, per venire al corso di Paolo Nori. Altri hanno la metà dei miei anni. Di alcuni abbiamo scoperto mondi in comune, anche solo per questioni anagrafiche o scuole frequentate. Tutto è successo lentamente e spontaneamente, ci siamo ritrovati a stimarci reciprocamente, ad avere voglia di incontrarci, a condividere quelle due ore fuori dal mondo consueto, dietro una tenda che separava la nostra stanzetta del corso dal resto della città e delle nostre singole vite.

Paolo Nori leggeva, noi prendevamo appunti e intanto tessevamo anche una cosa stra-ordinaria che ci spingeva ad aspettare con ansia il lunedì successivo.

Ieri sera abbiamo letto, ciascuno il suo pezzetto – composto per questo o quel compito della scuola – in un ballo ritmato che meglio non sarebbe potuto andare, come se ci fossimo coordinati, come se avessimo in qualche modo scelto, ognuno, la sua posizione e ce lo fossimo detti, senza dirci niente.

Abbiamo riso. Prima e dopo. In pizzeria e a bere del vino. Ci siamo scritti dediche sul quaderno in cui Paolo Nori ha raccolto i nostri compiti. Abbiamo cercato di comunicare a lui la nostra gratitudine, abbiamo pianificato gruppi di lettura in questo o quel posto, aperitivi letterari ma anche no.

E mentre tornavo a casa in autobus, dopo una giornata lunghissima fatta di lavoro, festa della scuola di Frollina e saggio finale, sentivo come un senso di leggerezza, sentivo come il cervello svuotato di impalcature.

Mi sono resa conto che ho fatto una cosa stra-ordinaria iscrivendomi a questa scuola. Non una roba da campioni, sia inteso, ma semplicemente qualcosa che esce dalla mia normalità, dalle giornate impostate, anche dalle amicizie consuete, se vogliamo.

Mi sono messa in gioco, ci siamo messi in gioco e il gioco è stato bello. Io non lo so se è vero per tutti, ma per me, di sicuro, vale la pena ogni tanto uscire dagli schemi, uscire dalla me che do in pasto alla vita ogni giorno, trovarmi a rimettere tutto in discussione, anche le letture, i pezzi di puzzle che hanno composto i miei anni.

Non so se avrei scritto queste cose 20 anni fa, ma ora tutte le volte che guadagno una relazione sana con gli altri, un ritmo di pensieri che si intona perfettamente anche quando diverge, ecco io mi sento particolarmente fortunata. Perché non è mica così scontato gestire momenti della vita fatti di spontaneità, quando nel tempo ci si forma ognuno le proprie sovrastrutture.

E per esempio, io ultimamente passo molto meno tempo in rete, non è per disinteresse, sia chiaro, ma mi sono resa conto che ultimamente c’ho molto bisogno di relazioni fisiche, dirette, di sentirmi un flusso che non generi aspettative che vadano solo in una certa direzione e la Rete, quando tu ci sei dentro fino al collo come la sottoscritta e ci metti lavoro e personale è uno di quegli spazi in cui il ruolo non è affatto secondario e la divergenza da quel ruolo, delle volte, suona come un tradimento sociale.

E invece io in questo periodo ho bisogno di divergenza, di spontaneità, di relazioni non coatte. Io in questo periodo ho bisogno di cose stra-ordinarie.

E quelle persone lì, quelle persone che hanno frequentato la scuola di scrittura con me, ecco loro sono persone stra-ordinarie e io lo so che sto per scrivere una cosa enorme, ma io a quelle persone lì mi sento che gli voglio molto bene, perché abbiamo fatto un pezzettino di strada insieme, la stessa.

In un mondo dove di solito si cammina su binari paralleli.

E’ nato CoderDojo #Bologna

Dopo questo articolo  rilanciato su facebook e in particolare in Sana e robusta comunicazione sono successe delle cose belle. Barbara – che avevo intervistato per conoscere l’esperienza milanese – mi ha messo in contatto con Carmelo, che vive a Bologna e che voleva portare anche qui l’iniziativa (senza scopo di lucro) per avvicinare i bambini alla programmazione e contemporaneamente da parte dello staff di Iperbole Bologna  e di alcuni professionisti del settore, l’idea è stata raccolta con entusiasmo.

Grazie alla bella rete sinergica che contraddistingue gli attori che si interessano di digitale a Bologna, dal dire si è passati immediatamente al fare e la bravura e entusiasmo di Carmelo si sono trasformati in un progetto concreto. L’11 maggio 2013 presso l’Urban Center si è tenuto il primo CoderDojo bolognese che ha fatto subito il sold out.

Ho voluto intervistare Carmelo perché fosse lui, direttamente, a raccontare il progetto e i suoi sviluppi.

Ci tengo a ringraziare non solo lui e tutti i Mentor volontari che si stanno prestando a questo progetto, ma anche chi ha voluto scommetterci in sede istituzionale, in particolare Milena e Michele che hanno subito raccolto la palla.

Carmelo: presentati e raccontaci brevemente come sei entrato in contatto con Coder Dojo

Ho cominciato ad appassionarmi all’informatica a 6 anni, quando mio padre mi regalò il primo PC e mi lasciò libero di sperimentare (e di metterlo fuori uso ogni settimana!). Oggi ne ho 30, sviluppo app e da qualche tempo mi occupo anche di formazione, che ho scoperto essere un’attività estremamente gratificante. Così, quando ho letto di CoderDojo per caso su Internet, ho subito scritto ai ragazzi di Milano che stavano organizzando un evento, chiedendo di poter partecipare come osservatore. Due giorni dopo ero da loro a fare da mentor, imparando Scratch insieme a un bimbo di 6 anni.

E’ stato così entusiasmante che alla fine dell’incontro non avevo dubbi: dovevo provare a farlo partire anche a Bologna. Grazie alle persone che mi hanno subito affiancato (una delle quali mi sta intervistando ;)) devo ammettere che è stato più facile del previsto.

CoderDojo Bologna: ci racconti se l’esperienza del primo incontro è stata vicina alle tue aspettative di organizzatore?

Il primo evento non poteva andare meglio, Sala Borsa è un posto meraviglioso e dal punto di vista logistico è filato tutto liscio!

I bambini ci hanno stupito con le loro creazioni e la loro velocità di apprendimento: mentre spiegavamo come far muovere i primi passi a un gattino virtuale, vedevamo animali di tutti i tipi sfrecciare sui loro schermi! E soprattutto pare si siano divertiti, visto che non volevano più tornare a casa!

Anche i genitori sono entusiasti, ci hanno dato ottimi feedback e tanto incoraggiamento per andare avanti.

E infine i mentor, nonostante fosse la prima volta per loro, hanno subito capito lo spirito di CoderDojo, si è creata una bella squadra, sono stati fantastici!

Uno sguardo ai piccoli programmatori: la maggioranza di loro che età aveva, che tipo di attitudini, ecc. Se dovessi delineare un profilo del piccolo programmatore, quale sarebbe?

Il gruppo era molto eterogeneo, la maggior parte intorno ai 9 anni ma si andava dai 7 ai 13. Tutti hanno una grande confidenza con i computer, si muovono con una naturalezza che lascia stupiti.

I piccoli programmatori, poi, sono prima di tutto dei piccoli giocatori: da un lato hanno ben chiare le dinamiche che rendono un gioco interessante, per cui li sanno fare bene; dall’altra vedono la programmazione stessa come un gioco, perciò si divertono!

Maschi e femmine: interesse per cose diverse o grande apertura, a dimostrazione che la programmazione non ha sesso?

Programmare è un po’ come disegnare, è un’abilità che non dipende in alcun modo dal sesso. Sia i bambini che le bambine hanno dimostrato di saperci fare allo stesso modo.

Quello che cambia, magari, è il soggetto del loro gioco o l’ambientazione che scelgono. Per esempio, è più facile che un maschietto provi a creare un gioco di calcio rispetto a una bambina, mentre tutti sembrano apprezzare gli animaletti come protagonisti.

I Mentor: che ruolo hanno?

I mentor sono dei facilitatori più che degli insegnanti veri e propri. Il loro compito principale è quello di incoraggiare i ragazzi e aiutarli a trovare autonomamente la strada per risolvere le difficoltà che si presentano, senza paura di sbagliare.

Sugata Mitra lo chiama il metodo della nonna. I mentor fanno proprio come farebbe una nonna che, pur non conoscendo la tecnologia, sa essere d’aiuto semplicemente incoraggiando, riconoscendo e ammirando i risultati raggiunti dai nipotini.

Un altro compito fondamentale è quello di stimolare l’interazione e l’aiuto reciproco tra i ragazzi, favorendo la diffusione della conoscenza tra di loro, modalità molto più efficace rispetto al classico rapporto insegnante-studente.

Come si rimane aggiornati sulle attività di CoderDojo Bologna e quali le prossime in programma?

Vista la grande richiesta abbiamo organizzato il secondo evento appena una settimana dopo il primo (il 18 maggio) anche per festeggiare lo Scratch Day, riservandolo ai bambini che non avevano ancora partecipato.

Contiamo di organizzarne un paio anche a giugno, ma non abbiamo ancora fissato le date, perciò consigliamo ai genitori o ai bambini interessati di scriverci una mail a coderdojobo@gmail.com per poter essere avvisati appena abbiamo novità a riguardo.

Potete seguirci attraverso il sito, la pagina Facebook o su twitter .

 

Al via Invasioni digitali! Anche a Bologna

#Invasionidigitali: ovvero una case history digitale [in corso] che sta dimostrando grandi potenzialità. Un progetto culturale e di aggregazione sociale, un esperimento di storytelling del Patrimonio Artistico. Inizia domani la settimana dedicata alle Invasioni del Patrimonio Artistico italiano.

Una settimana in cui sono stati organizzati più di 300 eventi in tutta Italia, come testimonia la pagina facebook del progetto. Tutto nasce dalle persone (per lo più blogger e smanettoni della Rete) che hanno accolto l’invito di Fabrizio Todisco a organizzare un’invasione nella propria città.

L‘idea:

Nella settimana tra il 20 e il 28 Aprile 2013, con il tuo aiuto siamo pronti ad organizzare le #INVASIONIDIGITALI, un progetto ideato daFabrizio Todisco in collaborazione con la Rete di travel blogger italiani di #iofaccioreteOfficina turisticaInstagramers italia e l’Associazione nazionale piccoli musei. 

L’iniziativa  prevede l’organizzazione di diversi mini-eventi (invasioni) presso musei e luoghi d’arte italiani e si rivolge a blogger,instagramer, appasionati di fotografia e a qualsiasi persona attiva sui social media.

L’obiettivo è quello di diffondere la cultura dell’utilizzo di internet e dei social media per la promozione e diffusione del nostro patrimonio culturale

Ogni invasione sarà organizzata secondo la formula del blogtour e sarà possibile partecipare ad una delle invasioni in  programma o organizzarne liberamente una, tutti i partecipanti potranno realizzare i loro contenuti utilizzando il tag #invasionidigitali, saranno utilizzati i seguenti canali social: Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest & Youtube, tutti i contenuti realizzati saranno aggregati su questo portale.

[Gli hashtag per seguire e raccontare tutto l’evento: #invasionidigitali #liberiamolacultura]

Anche a Bologna ci siamo dati da fare con alcune iniziative (tutte gratuite) per contribuire a questa iniziativa che non si esaurisce con l’evento: sarà interessante vedere infatti come verranno raccolti e aggregati i contenuti prodotti durante le invasioni, per creare una narrazione a disposizione di tutti dei luoghi d’arte coinvolti.

Per gli interessati, ecco gli eventi in programma (compreso quello che ho voluto organizzare anche io in collaborazione con il Museo del Patrimonio Industriale):

Per partecipare è necessario iscriversi a ogni singolo evento (seguendo il link). Scaldate i polpastrelli e preparate i vostri account su Twitter e Instagram. [il post dedicato all’evento su Panzallaria]

[gli eventi al Museo del Patrimonio Industriale  e in Certosa sono aperti anche ai bambini] 

Invasioni digitali a Bologna: Museo del Patrimonio Industriale – 27 aprile 2013

Invasioni digitali è un bellissimo progetto che ho scoperto circa una settimana fa grazie a lei. Mi ha entusiasmato subito e lo sapete io sono un’entusiasta seriale e compulsiva. A volte prendo dei gran abbagli ma a volte – come questa – ci becco.

Invasioni digitali nasce grazie a Fabrizio Todisco che di mestiere si occupa di comunicazione e turismo, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale italiano attraverso la Rete e le conversazioni sociali, per farlo uscire dalla naftalina e tornare alle persone [questo lo dico io]. Il manifesto dell’iniziativa dice:

Crediamo in nuove forme di conversazione e divulgazione del patrimonio artistico non più autoritarie, conservatrici, ma aperte, libere, accoglienti ed innovative.

Crediamo in un nuovo rapporto fra il museo e il visitatore basato sulla partecipazione di quest’ultimo alla produzione, creazione e valorizzazione della cultura.

Crediamo che le piattaforme che mettono in connessione fra loro visitatori, esperti, studiosi, appassionati, che permettono all’utenza di collaborare all’offerta museale tramite contenuti personali UGC (User Generated Content), possano favorire processi co-creativi di valore culturale.
Crediamo in nuove esperienze di visita dei siti culturali, non più passive, ma attive, dove la conoscenza non viene solo trasmessa ma anche costruita, dove il visitatore è coinvolto ed è in grado di produrre egli stesso forme d’arte.
Crediamo che internet ed i social media siano una grande opportunità per la comunicazione culturale, un modo per coinvolgere nuovi soggetti, abbattere ogni tipo di barriere, e favorire ulteriormente la creazione, la condivisione, la diffusione e valorizzazione del nostro patrimonio artistico.
Crediamo che Internet sia in grado di innescare nuove modalità di gestione, conservazione, tutela, comunicazione e valorizzazione delle nostre risorse.
Io ho deciso di contribuire organizzando un’iniziativa al Museo del Patrimonio Industriale di Bologna, sabato 27 aprile 2013, alle 15.30. La responsabile del Museo, Maura Grandi, effettuerà una visita completamente gratuita per raccontare la Bologna delle acque e della seta. I 30 partecipanti potranno a loro volta narrare online, grazie a telefoni e tablet, il percorso, il Museo e tutto quello che fa da corollario all’esperienza per uno storytelling condiviso che sarà reso disponibile in licenza CC (accessibile a tutti). Basterà usare gli hashtag #invasionidigitali e #liberiamolacultura uniti a quello specifico della visita #museopat

Perché il Museo del Patrimonio Industriale?

Ho lavorato al museo molti anni fa. Diciamo la verità: questo blog è stato aperto – per gioco – un pomeriggio che ancora lavoravo al Museo, presso un’associazione che ha sede lì.

Maura è stata per me fondamentale nel percorso professionale che ho fatto e la sua disciplina applicata all’organizzazione degli eventi, per esempio, è rimasta per me un must.E’ stata un’esperienza molto arricchente dal punto di vista professionale, anche se a un certo punto ho deciso di andarmene perché volevo ricominciare a lavorare in maniera verticale su progetti web.

Ricordo con affetto quel periodo della mia vita (ha sancito il mio rientro a Bologna dopo anni di pendolarismo su medie e brevi tratte) e da tempo pensavo di ricontattare i vecchi colleghi. Ho sempre pensato che il Museo del Patrimonio Industriale è un posto bellissimo e che in troppe poche persone, a Bologna, lo conoscono. Racconta la storia industriale della città, una storia poco conosciuta come quella di quando Bologna era la capitale della seta e i corsi d’acqua erano molto più di quelli che vediamo oggi.

Maura è stata subito entusiasta dell’iniziativa, a testimonianza che da parte dei nostri Musei c’è tantissima voglia di instaurare un dialogo con i fruitori e con la Rete.

La mia non è la sola iniziativa a Bologna (ne ho censite per il momento 4): si inizia il 20 aprile 2013  con la visita della Certosa alle 15.30 (e io ci sarò con tutta la famiglia!) organizzata dalla bravissima @antogasp che è anche un’amica. Ci sono ancora dei posti disponibili! Alla stessa ora, nello stesso giorno è stato organizzato anche un tour delle Torri di Bologna. Il 28 aprile alle 15.30 sarà la volta del Museo Archeologico.

Per non sovrappormi con la Certosa (che è un’esperienza che da tantissimo volevo fare) ho deciso di organizzare la mia invasione il fine settimana del ponte del 25 aprile per tutti quelli che rimarranno in città o per quelli che da qui passeranno durante la vacanza.

In Italia sono ormai più di 200 gli eventi organizzati. E’ possibile seguirli in diretta sulla pagina facebook di Invasioni digitali , vedere come continuano a moltiplicarsi mi sta commuovendo molto: c’è davvero un sacco di gente che ha voglia di impegnarsi per il nostro Patrimonio artistico.

Proprio oggi ho scoperto – con grande sconcerto – che il Ministero ha annullato la consueta settimana della cultura – che si teneva ogni anno in questo periodo: Invasioni digitali è un’ottima risposta al gradimento delle persone nei confronti di iniziative che coinvolgano tutti in una narrazione condivisa di ciò che di più bello e prezioso ha questo Paese.

Io parteciperò a:

Un piccolo consiglio green: se non siamo troppo lontani possiamo arrivare all’appuntamento in bicicletta. Bologna ha delle bellissime piste ciclabili e sia la Certosa che via della Beverara sono raggiungibili su due ruote!

Cercasi duplicatore e altri eventi della settimana

Quando ho chiesto agli dei dell’Olimpo di duplicarmi per potere essere contemporaneamente a più eventi/progetti mi sono dimenticata di specificare. Hanno capito volessi diventare il doppio e hanno compiuto il miracolo: ora occupo due posti con un sedere solo, ma non riesco lo stesso a fare tutto quello che vorrei.

E’ un periodo molto fitto di impegni perché fondamentalmente faccio cose che mi piacciono e il vero antidoto all’insofferenza verso un panorama culturale e politico mortificante per me è proprio nel fare, leggere, creare (anche solo nei pensieri).

Così sono molto felice di essere entrata nel team di GGD Bologna, per esempio.

Credo che per me sia il modo migliore di darmi da fare in due ambiti a cui tengo molto, ovvero le questioni di genere e il digitale. E sono molto felice che il 12 aprile 2013 saremo a Roma con la tappa del tour di Smart Women e spero davvero di poter incontrare tante persone che di solito frequento solo virtualmente. [se volete iscrivervi fatelo qui]

Sono anche molto felice di come stanno andando i miei progetti legati alla formazione su web e social media e alla riduzione del digital divide intergenerazionale e il 10 aprile ho accettato con piacere di partecipare all’evento bolognese di Navigare Sicuri (e se volete, scrivendomi, c’è ancora posto per partecipare).

Vogliano parlare poi di CoderDojo?

Grazie a Barbara ho scoperto questo progetto internazionale (lei, suo marito e altri appassionati lo hanno portato a Milano) per fare entrare i bambini in contatto con la programmazione e l’ho intervistata.  Contemporaneamente sono entrata in contatto con Carmelo che voleva portare il progetto a Bologna e grazie al rilancio dell’intervista siamo riusciti a creare una bella sinergia e a fissare un incontro con alcune persone di Iperbole – Comune di Bologna (che ha dimostrato subito grande interesse all’evento) e l’evento si farà all’Urban Center l’11 maggio 2013.

Tutti questi entusiasmi si sommano al mio progetto legato alle favole (ho in mente nuove idee), al lavoro, alla famiglia, alla Frollina che cresce, a una situazione familiare un po’ complessa e ai tanti libri che ho sul comodino da leggere.

Certi giorni avrei proprio bisogno di un duplicatore come quello di Calvin & Hobbes : entro in uno scatolone e escono almeno 2 Panzallaria.

Oppure avrei bisogno di sapere dire di no: anche se non sono così sicura che sia il mio problema.

Io sono un’appassionata seriale, se trovo qualcosa che amo mi ci butto a capofitto.

Deve essere perché, per troppi anni ho sofferto di quella che Sheryil Sandberg in Facciamoci avanti chiama la “sindrome dell’impostora“, mi sono sempre sentita in colpa e inadeguata e tante volte non mi sono fatta avanti pensando che qualcuno prima o poi avrebbe scoperto che non sono così brava, non sono così professionale, non sono nemmeno così simpatica come sembro.

E non è che oggi io ne soffra di meno di questa sindrome, ma ho imparato a spegnere l’interruttore o – ancora meglio – a rispondere alla vocina subdola con un sonoro ” E allora? se dovessero scoprirlo cosa mai può succedermi? Magari mi va fatta bene!”. Di per se’ non è sicuramente la soluzione migliore ma è efficace e tanto basta.

Su questo blog ho raccontato per anni la mia sindrome di Calimero (in Italia forse rende ancora meglio l’idea), poi a un certo punto mi sono un po’ sbloccata, quel tanto che basta per fare defluire passione, per decidere che il lavoro in un ufficio non faceva per me, per scegliere di rischiare un po’ in cambio di una vita con entusiasmi a 360°, in cui non mi sarei accontentata del rassicurante “Sono fortunata perché un lavoro ce l’ho, mi realizzerò in qualcosa d’altro” che serpeggiava nel mio cervello da un po’ e che serpeggia, sempre, in mezzo a tante persone.

Mi sono detta che uno per realizzarsi ha bisogno di molte cose e che forse non è che io mi voglio realizzare, voglio semplicemente cercare di vivere bene, giorno dopo giorno, ora dopo ora e non solamente durante le ferie imposte da qualcun altro.

E così insomma – malgrado le fatiche quotidiani, i guai, le sfighe, i soldi che non bastano mai perché qui questo ragionamento lo abbiamo fatto in due – malgrado questo, sto bene e nutro e curo entusiasmo seriale.

E stasera vado a festeggiare con i miei compagni di scuola elementare. Che Paolo Nori è vivo e sta abbastanza bene e noi, orfani di maestro, lo aspettiamo bevendo birra alla sua salute!

[immagine in copertina: Copertina de “Il progresso tecnologico fa boink“]

A Bologna il tour Navigare sicuri: si parlerà di sexting il 10 aprile 2013. Info per iscrizioni

Il 10 aprile 2013 arriva a Bologna il tour di Navigare Sicuri di Telecom Italia. Il progetto – ormai attivo da qualche anno – ha l’obiettivo di sensibilizzare famiglie, bambini e adolescenti a un uso corretto e consapevole attraverso incontri, come questo, video e risorse online.

Il 10 aprile 2013  dalle 11 alle 13 si parlerà di uno dei problemi emergenti legati all’uso della Rete e dei Social Network, ovvero il sexting.

Con sexting si individua quel fenomeno per il quale si condividono foto e immagini a sfondo sessuale. Wikipedia ne da una buona definizione:

Il sexting, divenuto una vera e propria moda fra i giovani, consiste principalmente nello scambio di foto e video a sfondo sessuale, spesso realizzate con il cellulare, o nella pubblicazione tramite via telematica, come chatsocial network e internet in generale, oppure nell’invio di sempliciMMS[4][5]. Tali immagini, anche se inviate a una stretta cerchia di persone, spesso si diffondono in modo incontrollabile e possono creare seri problemi alla persona ritratta nei supporti foto e video.

Gli ospiti all’incontro saranno, oltre la sottoscritta (farò un breve intervento trasversale, legato alla mia esperienza professionale e di mamma):

L’incontro si terrà presso la scuola media Irnerio, in via Finelli 2 a Bologna ed è completamente gratuito.

Se volete partecipare, potete scrivermi in modo che possa riservare alcuni posti ai lettori di questo blog.

Spero di incontrarvi in tanti; l’occasione è propizia per accogliere le domande di quanti vogliono approfondire questa tematica!

Dettagli

10 aprile 2013 (ore 11-13)

Scuola Irnerio, via Finelli 2 Bologna

 

 

Questo post si chiama Paolo

La scuola elementare di Paolo Nori era la mia benzina esistenziale in un periodo – questo – davvero buio.

Ho conosciuto lo scrittore Paolo Nori un bel po’ di anni fa ormai. Leggevo ed ero incantata dallo scrittore Ugo Cornia e mi è venuto naturale leggere anche Nori.

Poi Nori lo vedevo anche tutti i giorni, al parco.

Frequenta con sua figlia lo stesso parco che frequentiamo noi. Io lo guardavo da lontano e mi metteva una gran soggezione, sarei voluta andare lì, chiedergli qualcosa, dirgli cambi la mia prospettiva sul mondo e invece me ne stavo impalata, facendo finta di non riconoscerlo.

Una volta che le altre mamme presenti stavano parlando del bimbi e io non capivo veramente quale fosse l’oggetto della conversazione e mi ero un po’ estraniata, lui si era avvicinato per chiederci se avevamo trovato un taccuino. Lì, al mio parco, Paolo Nori aveva perduto il suo taccuino.

Le altre mamme hanno continuato a parlare del bimbi e io mi sono quasi incazzata: “Ma come, non capite? Ma come non vi esaltate? Ma come non vi mettete, come me, a fare il segugio per ritrovare questo taccuino? Il taccuino di Paolo Nori???????”.

Nessuna sapeva chi fosse.

Io ero in preda a una possessione e mi ero trasformata nella più sfegatata delle groupie.

Ma il taccuino non l’ho trovato.

Questo senso di vergogna mi attraversava anche tutte le volte che incontravo sua figlia e la mamma di sua figlia, che abbiamo degli amici in comune e lei la conosco. Non riuscivo mai a dirle guarda Paolo mi ha cambiato la prospettiva sul mondo perché mi sentivo sempre come una che lecca il culo o si aspetta qualcosa, mentre da Paolo mi aspettavo solo che continuasse a scrivere e a leggere.

Così, quando mi sono iscritta al corso di scuola elementare, questo inverno, grazie alla mia amica La Pasionaria che ci viene pure lei e mi ha ricordato che era già iniziata, io non ci ho pensato due volte, ho detto questa cosa è troppo tempo che la rimando e la devo proprio fare.

E così sono iniziati lunedì sera tra il magico e anche un po’ il dionisiaco, che tutte le volte che uscivo da una lezione mi sentivo il cervello e il cuore scoppiare, desideravo solo ci fosse una biblioteca aperta per infilarmici dentro, non riuscivo più a leggere le migliaia di parole inutili che vengono stampate o digitate ogni giorno (le mie in primis) e avevo solo bisogno di LETTERATURA.

Ho letto più libri in queste settimane che in tutti i mesi precedenti. Grazie a Paolo ho conosciuto la poetessa Mariangela Gualtieri e quando a lezione lui ci ha letto il Sermone ai cuccioli della mia specie ho pianto dal profondo dell’anima, da quel centro che solo l’arte può attivare e – mi ricordo – ha pianto anche lui mentre leggeva. Ogni tanto capitava durante le lezioni. Paolo si commuoveva e non ne aveva nemmeno vergogna. Leggeva cose che probabilmente conosceva a memoria, eppure ogni volta si commuoveva. E noi rimanevamo lì, ad ascoltarlo.

E’ stato Paolo a salvarmi dalla bile che mi stava salendo per il risultato elettorale, quella sera era lunedì e lui ci parlò della scelta.

Leggemmo il discorso di Wallace ai laureati, quello che parla di scelta quotidiana.  L’ho dovuto rileggere centinaia di volte nella settimana successiva.

Un giorno ho pensato che questo post lo avesse scritto quasi per me, ho temuto fosse così, perché mi sembrava evidente che pendessi dalle sue labbra.

Paolo diceva che non serviva una storia per scrivere, bisognava solo cominciare a farlo e poi le storie sarebbero arrivate tutte. Tra le tante cose che ci raccontava, tra il personale e il letterario, ce ne fu una che mi intenerì tantissimo, il fatto che diceva che lui se pensava a Parma, la sua città natale, pensava che a Parma non sarebbe mai potuto capitare niente di brutto.

Che io se penso a Via Azzurra, dove sono nata, penso che in via Azzurra non possa mai capitare niente di brutto e da piccola – che si parlava molto di guerra atomica in quegli anni – io pensavo che in via Azzurra non poteva arrivare nessuna bomba, che c’erano i giardinetti e c’erano le strisce pedonali e c’era la mia terrazza azzurra come il nome della via.

E infatti Paolo questo incidente, che non è nemmeno il primo della sua vita, l0 ha avuto domenica tra Casalecchio e Bologna, a poche centinaia di metri da dove vive lui e altrettanti da dove vivo io.

E quando lunedì la libreria dove facciamo il corso ci ha scritto un’ora prima per dire che la scuola era interrotta fino a data da decidere perché Paolo aveva avuto un incidente, io ho sentito il cuore fare crac e non per la scuola, che ringrazio ogni istante di aver partecipato intanto a queste lezioni, ma per lui, perché uno come Paolo Nori – scrittore e anche persona – il mondo non può mica perderlo.

Uno come Paolo Nori deve continuare a fare l’intellettuale nel suo modo così particolare e unico.

L’intellettuale vero, quello trasversale a qualunque logica di potere, quello che  pensa con la sua testa almeno il 50% della giornata. Perché come ci ha detto una volta Paolo Nori, se almeno un pensiero al giorno nasce da noi, è davvero nostro e non riportato da qualcun altro, dobbiamo sentirci fortunati, che di solito, non ci pensiamo, ma la maggior parte delle cose che pensiamo sono riportate, sono di altri.

Comunque.

Da lunedì sto in ansia ma un po’ la libreria ci aveva rassicurato, dicendo che era fuori pericolo.

Poi ieri leggo le prime ANSA in cui trapela la notizia e la notizia è così fosca che non metto nemmeno il link. E allora supero quel pudore che ho nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia e scrivo alla mamma della Battaglia (sua figlia) che mi dice che invece sta meglio, che i medici li hanno rassicurati e che sarà una cosa lunga ma sembra procedere tutto come da copione positivo.

Riguardo a questo punto, esprimo il mio pensiero demandandolo proprio a Paolo Nori (che direbbe che così è comodo, che è un escamotage narrativo che mica mi sono inventata io eh?). E allora pesco Un inizio:

Ma quelli che scrivono sopra ai giornali, non gli capita mai che gli viene il dubbio che quello che scrivono son delle cagate?
Perché a leggerli sembra di no. Han sempre un tono che anche quando scrivono «Sembra che sia successa la tal cosa», tu diresti che sono sicuri al cento per cento che quella cosa lì che sembra che sia successa è successa davvero.
Come se non ci pensassero, che magari non è successa e stan facendo dei danni, come se non ci pensassero.
Be’, beati loro.
Io invece ho avuto sempre tanti di quei dubbi, nella mia vita.
Be’, beati loro.
Io invece a me, non lo so.
Mi verrebbe da ricominciare.

[La banda del formaggio, in preparazione]

Insomma, bisogna che ora gli mandiamo tante energie positive. Io inizio con una citazione da Il limbo delle fantasticazioni di Ermanno Cavazzoni, una cosa che mi ha fatto tanto pensare a Paolo e alla mia idea di arte:

Che cosa fa in pratica uno quando si dice che fa dell’arte? ad esempio quando fa la cosidetta letteratura? ad esempio il romanzo? Beh, se non è un pedissequo e sottomesso ripetitore di stereotipi, fa sempre delle cose un po’ sgangherate, nel senso che qui in questo campo si è sempre alle prime armi, difficile imparare il mestiere; anzi se uno l’impara, allora meglio che smetta. Perché questo è un campo dove si fanno parlare i fantasmi, e i fantasmi mediamente fanno quello che vogliono loro.

 

Wikipedia e le donne #Bologna

Sabato 23 Marzo 2013 presso lo Urban Center di Bologna si terrà l’incontro Marilyn, Rita, Caterina: Wikipedia e le Donne, volto ad affrontare il tema della presenza e della partecipazione femminile all’enciclopedia online più famosa di sempre.

Incontro organizzato dalle associazioni Girl Geek Dinners Bologna e Wikipedia Italia.

Il nome dell’evento si collega a tre pagine di Wikipedia che verranno analizzate durante il workshop, per mostrare diversi esempi di copertura di voci riguardanti figure femminili sull’enciclopedia: Marilyn è Marilyn Monroe, la cui pagina è segnalata come voce di qualità, cioè una voce ritenuta particolarmente accurata e completa dalla comunità wikipediana; Rita è Rita Levi Montalcini, la cui voce è molto buona ma richiede ancora qualche aggiustamento; Caterina, infine, è Caterina Enrichetta di Borbone, una nobildonna italiana la cui pagina ha bisogno di diverse correzioni e miglioramenti.

Secondo gli ultimi dati sulla comunità della Wikipedia in inglese è emerso come la presenza femminile si attesti al di sotto del 15%: la sensazione è che la versione italiana non si discosti di molto da questo scenario. Inoltre, è senza dubbio riscontrabile un divario di genere sui contenuti: tra tutte le biografie di qualità, ad esempio, solo 8 su 57 riguardano figure femminili.

L’evento si articolerà in due momenti differenti:

Uno in cui ci saranno dei brevi speech a cura di Linda Serra Presidente di Girl Geek Dinners Bologna, Leda Guidi Responsabile di Agenda Digitale Bologna, Frieda Brioschi Presidente di Wikimedia Italia, Emma Tracannella responsabile per Wiki Loves Monuments Italia e GGD milanese.

Nella seconda parte dell’evento si terrá un workshop a cura di Ginevra Sanvitale di Wikipedia Italia.

Il workshop partirà con una breve spiegazione del funzionamento base di Wikipedia, ovvero quali sono i principi su cui si basa, cosa significano “libera” e “collaborativa”, cosa si intende per fonte secondaria, come funziona la comunità. Dopo di questo procederemo alla modifica concreta di alcune pagine riguardanti figure femminili che contengano errori o abbiano bisogno di essere formattate, in modo da imparare i primi elementi di sintassi attraverso la loro applicazione diretta. Lo scopo è quello di mostrare attraverso la pratica come editare Wikipedia sia molto più semplice di quanto si pensi, e come anche correggere una virgola o un grassetto siano operazioni importanti per lo sviluppo e l’autorevolezza dell’enciclopedia.

Girl Geek Dinners Bologna è un’associazione di promozione sociale che opera sul territorio bolognese dal 2009. L’associazione ha come obiettivo la promozione di internet e della cultura digitale come principali driver di emancipazione femminile, democrazia e libertà.

Per informazioni:

staff@girlgeekdinnersbologna

www.girlgeekdinnersbologna.com

il tag ufficiale è #wikidonne

 

4 marzo 2013 – Bologna

La Frollina dice che vuole la voce strana come quella di Lucio Dalla, per diventare una cantante.

Ogni tanto prova a rendere la sua – squillante e infantile – roca, perché dice così, anche io canterò delle belle canzoni come Lucio Dalla che aveva la voce strana e cantava così bene.

Mi ricordo ancora quando, alla sua stessa età, durante la colazione del mattino ascoltavamo uno dei suoi dischi e io pensavo davvero, che prima o poi sarebbe stato 3 volte Natale.

Lucio Dalla è stato per ognuno qualcosa di diverso, per me a seconda dei momenti ha regalato emozioni.

Ero bambina e speravo fosse sempre festa, avevo 15 anni e volevo scappare dalla dimensione soffocante del mio paese. Come Anna e Marco.

A 16 mi sono innamorata per la prima volta e Dalla faceva da sottofondo a quella altalena di umori che procurano le prime cotte.

Quante volte ho ballato Disperato Erotico Stomp a Villa Serena durante gli anni dell’Università? Lo mettevano su subito prima o subito dopo Camerini e la Rettore.

Lo si incontrava per strada Lucio Dalla.

Non era mai solo, sempre con qualche amico, con una coda di persone che lo accompagnavano, sempre sorridente. Non ho mai visto nessuno assalirlo in questa città, è una città che ha molta cura dei propri vip questa: Lucio Dalla, Morandi, ma anche tutti gli altri, quelli più recenti come Carboni prima e Cremonini poi, non credo di avere mai visto scene isteriche o folle di persone che li fermassero per strada.

Li vedi camminare per le vie del centro, ti siedi accanto a Morandi a teatro. E’ normale. Sorridi dentro, pensi che soccia, hai incontrato Dalla, soccia hai incontrato Morandi, ma non so, è come se facesse parte dell’essere in questa città, del vivere a Bologna.

E così Lucio prima o poi lo abbiamo visto tutti qui e a tutti prima o poi è venuta voglia di abbracciarlo.

Poi un giorno, un giorno di un anno fa, Lucio se ne è andato per sempre. Sapevamo che non avremmo più potuto incontrarlo in via d’Azeglio e nemmeno in Piazza Santo Stefano.

Se ne è andato per sempre, ma non da questa città.

Dove ogni giorno, da quel giorno, lo si ricorda facendo risuonare la sua musica alle 18 davanti al suo portone, ma non solo. Sono piccoli gesti, come quello di un negoziante in via del Pratello che da quel giorno ha esposto un manifesto vecchio, di un vecchio concerto e non lo toglie più.

Oggi sarebbe stato il suo compleanno.

Voglio ricordarlo. Perché come tutti i grandi artisti, ha lasciato a ciascuno di noi qualcosa, a ognuno una cosa diversa. In questo mondo dove la maggior parte delle persone rende tutto un po’ grigio, bisogna tenere stretto il ricordo di chi è riuscito a dipingere pennellate di colore.

Grazie Lucio.

Le iniziative per ricordare Dalla e il concerto di stasera a Bologna

 

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