Dieta, movimento e creatività: il racconto di come sono uscita dalla sedentarietà e ho ritrovato il mio focus. Una rubrica per chi vuole motivarsi al cambiamento fisico e mentale insieme a Panzallaria.

Ho smesso di fumare anche se avevo paura di ingrassare

Il 3 agosto ho smesso di fumare.

L’idea mi girava nella testa da un po’, da qualche tempo sapevo di non avere più bisogno delle sigarette, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo una dipendenza 😉

Oltre alla consapevolezza della fatica fisica e psicologica che avrebbe comportato liberarmi della mia copertina di Linus, una delle cose che mi bloccava dallo smettere era la paura, ma che dico paura, il TERRORE, di ingrassare. Continua a leggere

Mind decluttering: per uscire dalla sedentarietà e creare

Ho imparato che questi sono i mesi per svuotare e mettere in ordine la mente, anche grazie al movimento. Contro la sedentarietà fisica e mentale allora, un video corso su Work Wide Women della serie “Mut-Azioni”. Qui ti spiego perché!

Sedentarietà fisica e mentale

In estate il cervello è affaticato e l’obiettivo sembra essere solo quello delle vacanze: ho fatto così per anni, costringendomi alla sedentarietà mentale e fisica, anche nella mia vita di freelance. Continua a leggere

Prima delle vacanze cerchi il corpo perfetto?

Ansia da prova costume?

Ecco i  consigli della nutrizionista che collabora con Panzallaria: Elettra Martelli

Siamo agli sgoccioli della prova costume, per molte la prima dell’anno, e diciamocelo è quasi sempre motivo di incertezze e dubbi amletici. Perché noi donne non ci sentiamo mai belle, mai abbastanza perfette, mai abbastanza magre.

Così prese dal lavoro frenetico, dalla famiglia e dai vari impegni ci si dimentica di curare se stessi e la propria forma fisica ogni giorno dell’anno, per ricordarsene il giorno prima d partire. Continua a leggere

Perché Mut-Azioni? E perché torna il 13 maggio a Roma

Ci pensavo da un po’, oggi l’ho fatto: il post è un video “artigianale” girato in uno degli angoli che preferisco della mia casa, quello davanti alla libreria.

Il 13 maggio Mut-Azioni sarà a Roma e si sono aperte ieri le iscrizioni: in questo video ti spiego perché potrebbe essere una bella opportunità venire, come è nata l’idea di questo workshop e in che modo penso possa esserti utile per un nuovo approccio a te stessa e al tuo lavoro!

[Rispetto al video: sii clemente. Sulle occhiaie e le rughe invece puoi dirmi tutto quello che vuoi ;-)]

Da domani mi metto a dieta

La dieta non è necessariamente privazione, molto spesso per raggiungere i risultati sperati, rieducarsi a una corretta alimentazione e a un sano stile di vita, perdendo i chili in eccesso, non bisogna togliere cibi, ma arricchire e differenziare la propria dispensa. Oggi ce ne parla la Dott.ssa Elettra Martelli, biologa e nutrizionista.

Ho conosciuto telefonicamente Elettra, perché ha apprezzato il mio approccio, durante la lettura di 102 chili sull’anima e io ho molto apprezzato il suo nei confronti di chi ha bisogno di recuperare un corretto stile di vita e vuole perdere peso.

Da un po’ avevo in mente di portare su questo blog qualche parere “autorevole”, di specialisti che si occupano di corretta alimentazione e nutrizione e così ho chiesto a lei se voleva inaugurare la mia nuova rubrica “Il parere del nutrizionista” con un guest post a sua firma. Eccolo qua! Continua a leggere

La dieta di Lemme, secondo me.

Non si fa che parlare della dieta di Lemme, il farmacista di Desio che ha aiutato alcuni vip (tra cui Briatore) a dimagrire con un metodo che lui chiama “filosofia alimentare” e che si basa sull’assunzione di grandi quantità di cibo, a esclusione di frutta e verdura. Non entro nel merito della dieta, perché anche io – come il Dr Lemme – dietologa e nutrizionista non sono, ma in base alla mia storia, voglio provare a dare un parere, dato che sono state dette tante cose, tuttora se ne dicono e il signore presenzia regolarmente a trasmissioni televisive molto seguite.  Continua a leggere

Cari colleghi di Tullia Moretto, ci venite a correre con me?

Cari colleghi di partito della signora Tullia Moretto, candidata alla Presidenza del Quartiere Savena di Bologna che avete voluto esprimere il vostro autorevole punto di vista rispetto al fatto che la signora in questione è troppo grassa per potere accedere alla carica pubblica, non conosco lei e non conosco voi, ma mi piacerebbe invitarvi a fare una corsa [10 chilometri possono andare bene, vogliamo fare 5?] insieme.

Durante quest’attività (immagino che voi siate allenatissimi e per ciò in grado di sostenerla) potremmo chiacchierare amabilmente di alcune questioni e confrontarci serenamente su empatia e rispetto dell’altro.

Ma faccio un passo indietro: io nel 2013 ho perso 40 chili, sono stata obesa per molto tempo e so esattamente cosa voglia dire sentirsi sempre a disagio, fuori posto, fuori spazio, in ogni situazione.

So anche cosa significhi sentirsi addosso gli sguardi pietosi di chi pensa che grasso significhi stupido o indolente. Dico sempre che proprio la mia più grande dote è l’empatia verso gli altri e ringrazio, ogni giorno, di avere vissuto l’esperienza dell’obesità perché mi ha aiutato ad affinarla.

So cosa significhi essere una DONNA GRASSA.

Non ho mai capito bene perché, ma dell’uomo grasso si dice “uomo di panza, uomo di sostanza” mentre noi altre, se abbiamo solo un buco di cellulite, è meglio che sulla spiaggia ci andiamo con il copricostume.

Non ho capito bene perché, ma in televisione e in politica si vedono un sacco di panzoni e non sembra mai essere un problema, mentre le donne grasse vengono giudicate prima per il loro corpo, poi per le loro azioni.

Anche quelle che hanno potere, se fanno arrabbiare qualcuno, ci si permette di chiamarle “culone tedesche”.

Cari colleghi di partito della signora Moretto, io sono di Bologna come voi e avrei davvero piacere di fare un po’ di attività fisica in vostra compagnia: durante il movimento, che voi senz’altro praticate con assiduità, è più facile fare lavorare in armonia cervello, cuore e corpo e di solito vengono fuori delle belle cose.

Avrei piacere di fare attività fisica con voi perché sono sicura che potrete sicuramente darmi una prospettiva diversa e generativa, che giustifichi il modo in cui avete deciso di provare a mettere da parte la vostra collega.

Mi piacerebbe capire: cosa esattamente, non può fare, una Presidente di quartiere, qualora sia grassa, nel 2016?

Avete per caso delle figlie femmine?  Qualcuna di loro ha problemi nell’accettare il proprio corpo? Mi auguro di no, ma mi piacerebbe parlare – mentre ci facciamo la nostra corsettina  – di tutti i disturbi alimentari che coinvolgono le adolescenti oggi e che partono proprio da qualche affermazione tipo: “Sei un po’ cicciottella!”, “Meglio che non ti metti il costume, non te lo puoi permettere!” o dalla constatazione che nel 2016 c’è ancora chi pensa che l’aspetto fisico determini la capacità creativa delle persone.

Se vi va, sarei davvero felice che accettaste il mio invito: contattatemi e andiamo!

Francesca Sanzo

 

 

Mantenere il peso giusto con una nuova cultura corpo e mente

Corpo e mente: chissà perché li percepiamo sempre come qualcosa di separato l’uno dall’altro, anche se sappiamo che non possono vivere separati e ci occupiamo o dell’uno o dell’altra.

La nostra cultura tratta il corpo – prevalentemente – come qualcosa da mantenere “perfetto”, di cui è necessario preservare la bellezza. La mente è considerata il motore e ne parliamo come di qualcosa che possa lavorare in piena autonomia.

Per anni ho pensato di essere solo mente, che il vero senso di una vita piena fosse quello di coltivare la mente: il corpo, un involucro che le persone intelligenti devono trattare tanto basta a farlo funzionare.

Ci sono i cultori del corpo, considerati ossessionati dall’estetica o salutisti talebani e poi ci sono gli intellettuali, un po’ gobbi, con l’aria emaciata di chi passa troppo poco tempo all’aria aperta.

Questi alcuni degli stereotipi in cui siamo immersi – nella maggioranza dei casi.

Invece da un po’ ho trovato un centro nuovo, non permanente, ma che mi ha aperto a nuova consapevolezza: l’energia può nascere solo dall’armonia tra corpo e mente e l’intelligenza passa dal corpo e dalla mente, così come la bellezza e il benessere.

Corpo e mente hanno bisogno di integrare competenze, passioni, pratiche: solo in questo modo si può liberare il potenziale che ognuno di noi porta in sé, nessuno escluso.

Chi non vive a un livello di potenziale tale da farlo sentire bene, da farlo esprimere per quel che vorrebbe, spesso è ingabbiato in una mente che dimentica il corpo o in un corpo che dimentica la mente. 

Quando i miei muscoli si sono addormentati, ero comunque una persona creativa, piena di interessi e curiosa del mondo e delle sue espressioni, ma ero ingabbiata: non riuscivo a fare uscire le energie che mi permettevano di realizzare me stessa. La mia gabbia era fatta di paure e le paure si nutrivano di troppo cibo: piano, piano ho interrotto la relazione con il mio corpo e lui si è sentito abbandonato. Credo che sia stato questo il motivo principale del fatto che sono diventata obesa. Credo fosse questo il motivo principale del fatto che evitavo di realizzare i miei progetti, i miei obiettivi professionali, la mia carica relazionale. 

Quando si è ristabilito, lentamente e con molta pazienza, il contatto con il corpo, anche la mia mente è esplosa a nuove possibilità.

Oggi che – in linea di massima – faccio lavorare attivamente e con gioia il mio corpo, anche la mia mente ha trovato una dimensione più sana. Oggi l’intelligenza scorre nei miei muscoli, esattamente come nei miei neuroni. 

Oggi produco pensiero quando corro e quando nuoto, esattamente come quando leggo, scrivo, mi informo.

E in questa armonia ho scoperto che non c’è realizzazione personale senza un buon matrimonio tra corpo e mente. Questo il motivo principale perché non mi piace la parola “dieta”, ma preferisco parlare di muta e stile di vita, questa la ragione per la quale sono convinta che un cambiamento personale possa passare solo dall’unione di 2 fattori: pensieri attivanti e sport.

Dimagrire molti chili senza fare attività fisica (o facendola per il tempo limitato della dieta ipocalorica) è un errore in cui cadiamo in molti, ciò non di meno, è un errore. Se non riprendiamo consapevolezza del nostro corpo, il nostro corpo si sentirà sempre straniero.

Se ci concentriamo troppo sui motivi che ci hanno spinto a ingrassare, senza considerare le opportunità offerte da un corpo che cambia e una rieducazione al movimento e allo sport, ugualmente rischiamo di impantanarci, deprimerci e decidere che siamo dei falliti.

Mentre è nell’esperienza dell’ingrassare che possiamo trovare la chiave per dimagrire e mantenere un nuovo peso: se ripercorriamo al contrario il percorso, ci accorgeremo che c’è un punto preciso in cui abbiamo dimenticato il corpo, a favore della mente, e – per paura – lo abbiamo abbandonato a sé stesso. Mutata Mutandis, solo ricordando il corpo e recuperando un rapporto con esso, potremo dimagrire.

I grassi sono stupidi, altro stereotipo nel quale anche noi obesi ogni tanto ci siamo crogiolati. No, forse i grassi sono solo molto sensibili, molto attenti ai pensieri che si attorcigliano nella testa, tanto da scollegarsi dal corpo e dal rimanere spaventati dall’energia che esso potrebbe produrre.

Tutto il resto sono le polpettine bavaresi di Fantozzi, i 7 chili in 7 giorni e quelle robe lì, da riviste di terza categoria, che ci fanno credere che il benessere sia legato all’estetica, mentre invece la bellezza può nascere solo da benessere e armonia, ovvero corpo + mente.

Sto leggendo il saggio che ha scritto, a metà del secolo scorso, l’ideatore della bioenergetica Alexander Lowen ed è illuminante:

Se voi siete il vostro corpo e il vostro corpo è voi, allora il corpo esprime chi voi siete. È il vostro modo di essere nel mondo. Più il vostro corpo è vivo, più siete nel mondo.

Tutti possono dimagrire, ma solo con un grande amore egualitario per il corpo e la mente, possiamo mantenerci in armonia e non ricadere nel circolo vizioso che ci ha già disconnesso in passato.

Bambine e corpo: come lo narra certa scuola?

Bambine, bambini e corpo: l’accettazione di sé passa anche attraverso la consapevolezza che ognuno di noi è diverso, che non esiste un corpo perfetto e che l’armonia parte dal volersi bene, così come si è, valorizzando i propri punti di forza (di carattere e fisici) senza paragonarsi agli altri.

Ho sempre pensato di non avere scampo all’essere grassa perché da bambina mi dicevano che ero rotondetta: sono diventata OBESA, ho sofferto di bulimia, ho sempre avuto un brutto rapporto con il cibo e il mio corpo e ora che ho fatto la MUTA, ho dovuto constatare che ho le ossa piccole, che il mio corpo non è affatto un corpo “condannato” a essere grasso.

Quanto, in questa convinzione limitante, ha contribuito quello che mi sono sentita narrare (e mi sono narrata io stessa) da bambina???

Bambine e bambini: cerchiamo di aiutarli a crescere sereni, con la giusta fiducia nel mondo e in sé stessi per esprimere le proprie potenzialità.

 

E poi, a scuola, succede quello che ora vi racconterà questa lettrice di Panzallaria, che rimane anonima per tutelare lei e sua figlia, ma che ha voluto, fortemente, fare emergere quello che è successo. Io davvero sono ALLIBITA.

Per rifletterci tutti insieme.

Io sono diversa dalle altre mamme, l’ho capito da subito.

Mentre tutte le mie amiche impazzivano per allattare o cambiare pannolini pieni di cacca, io -appena sfornata la cucciola- mi ci sono messa come se lo avessi fatto da sempre. Ho colto al volo qualche consiglio su come chiudere il pannolino o attaccarla al seno, ma è uscito tutto in modo molto naturale. E allo stesso modo lo svezzamento, i primi passi, i primi giochi, i primi capricci…

Ho sempre saputo, in cuor mio, che i problemi veri sarebbero arrivati “dopo”.

E così è stato.

Oggi ha 9 anni, frequenta la terza elementare e i primi nodi iniziano a venire al pettine.

Mentre le altre mamme tirano un sospiro di sollievo per la crescente autonomia dei loro pargoli, che giocano da soli, studiano da soli, stanno a scuola tutto il giorno e fanno sport il pomeriggio ecc…. io vivo sempre sul chi va là, attenta a tutti quei piccoli dettagli del suo percorso di crescita emotiva, nel perenne senso di colpa dovuto all’assioma secondo cui “tutto dipende da come vengono cresciuti nei primi 6 anni di vita” (e quindi, ovviamente, i suoi problemi da qui in poi sono tutti colpa mia).

Quindi, invece di fregarmene di ciò che fanno a scuola (che tanto ha dei bei voti) sto lì a mettere il naso in tutto quello che studia, in quello che legge, insomma in tutto ciò che sta formando il suo “background culturale”.

Invece di ignorare le scene che mi racconta, dei bambini più discoli che prendono in giro il bambino più fragile, cerco di farle capire perché non si fa. Invece di sbattermene dei compagni di classe musulmani che escono dall’aula durante le ore di religione, le parlo io dell’Islam. E quando le scappa una battuta sull’aspetto fisico di qualcuno, le chiedo come si sentirebbe se lo dicessero a lei.

Sì, sono una rompipalle, lo so, ma il mio più grande sogno è che non si livelli alle grettezze umane che popolano ormai la nostra quotidianità. E sarebbe davvero bello se, in questo percorso, avessi al mio fianco la scuola.

Tante volte mi sono chiesta se esista una scuola all’altezza delle mie aspettative. La risposta ancora non la conosco.

Certo è che se, per imparare a comporre testi descrittivi sul proprio aspetto, vengono proposti esempi di questo genere, ecco, sì, io sarò una rompiballe, ma davvero non ci siamo!

 

Lo so che il mondo non è perfetto. So che prima o poi lo devono scoprire anche loro, sbatterci la faccia e rialzarsi con le loro forze. Ma a questa età non dovremmo essere noi (genitori e scuola assieme) a fornire loro gli strumenti per farcela?

Senza quegli strumenti, cosa può pensare una bambina di 9 anni che legge quel testo, e che magari neanche ci pensava al fatto di essere rotondetta? Non rischiamo di far insinuare nella sua testa il pensiero che anche lei dovrebbe desiderare di “RIFARSI”?

 

E invece io, mamma controcorrente e rompiballe, a quella bambina, vorrei far sentire il messaggio di Kate Winslet che sventola orgogliosa l’ennesimo premio ricevuto per la sua carriera da attrice e, durante la conferenza stampa, dichiara:

 

“Quando ero più giovane, quando avevo solo 14 anni, mi è stato detto da un’insegnante di recitazione che avrei potuto fare bene se fossi stata felice di accontentarmi dei ruoli da ragazza grassa. Beh, guardami adesso! Quello che mi sento di dire, in questo momento, ad ogni giovane donna che è stata buttata giù da un insegnante, da un amico o anche da un genitore, è che basta non ascoltare niente di tutto ciò, perché è questo che ho fatto. Non ho ascoltato e sono andata avanti, affrontando le mie paure e superando un sacco di insicurezza, e continuo a farlo e a credere in me stessa. […] Vorrei dedicare il premio a tutte le giovani donne che dubitano di loro stesse, perché non dovreste farlo, dovreste solo andare avanti.”

Ecco, ho capito, ho bisogno di trovare sulla mia strada degli insegnanti controcorrente e rompiballe come me… Nel frattempo, però, che fatica….

Una lettrice di Panzallaria

Napoli mi ha stregata, come una storia ben raccontata

Sono stata a Napoli a presentare 102 chili sull’anima al Teatro Diana ed è stata un’esperienza straordinaria da tanti punti di vista, ma soprattutto a livello umano.

Napoli è una città che strega, un luogo così diverso dai luoghi a cui sono abituata, che mi ha invasa di colori, profumi e umanità. Per chi ama raccogliere storie, questa città è un vero e proprio laboratorio: basta salire in funicolare e prestare orecchio ai discorsi delle persone per sentire pulsare in sé mille vite diverse. I napoletani poi accolgono con un calore particolare, fatto di gesti, movimenti del viso e parole. A Napoli raccontarsi non mette paura o disagio e se entri in connessione con chi hai di fronte, senti l’energia narrativa e relazionale scorrere. Deve essere per questo che a Napoli le persone continuano ad andare a teatro e in ogni angolo puoi trovare luoghi pieni di fascino e storie. Deve essere per questo che mi sono sentita subito coccolata, non appena ho messo piede al Teatro Diana per la presentazione del mio libro.

Con me c’era Fabiana Sera, speaker radiofonica, attrice e doppiatrice: una voce calda e avvolgente che ha saputo dare la sua personale interpretazione a quello che ho scritto. Mi aveva letta a Roma, a novembre, e mi si erano riempiti gli occhi di lacrime, la stessa magia è tornata sabato, a Napoli.

Pierluigi, del teatro, mi ha riempita di attenzione e entusiasmo, per non parlare della Libreria Raffaello, che mi ha chiesto perfino, una copia autografata del libro.

Poi c’erano le tante persone che sono venute ad ascoltarmi. Quando presenti un libro, la parte più bella (almeno per me) accade dopo che hai concluso, quando chi è intervenuto arriva con la sua copia per fartela firmare.

Forse perché io ho scritto di me, forse perché la mia storia è comune a tanti, succede sempre che in quei pochi minuti in cui sto con le persone a tu per tu, mentre penso a una dedica per loro, ecco mi arrivino un mucchio di storie diverse: storie di riscatto, storie di cambiamento, delle volte storie di grande sofferenza.

Mi capita di accogliere le lacrime di qualcuno, i pensieri sparsi di altri e il sorriso di qualche lettrice. Non è sempre facile, non lo è stato in questi mesi, anche quando ho ricevuto alcune mail: ti senti addosso i sentimenti degli altri e non sempre si riesce a dire la parola giusta, non sempre ci si sente all’altezza della situazione. Sai che qualcuno ha letto il tuo libro e come fai anche tu, quando leggi qualcosa che ti tocca, ti ha scelto. In qualche modo ti ha preso per mano e tu hai preso per mano lui. Ma se sbagliassi il tocco? Se dicessi proprio quella frase inutile che non è per nulla indicata al momento?

Io scelgo sempre la spontaneità, ma sono certa di avere commesso anche qualche errore.

Eppure, quando esco da queste esperienze, mi sento sempre più ricca, più viva, sento sempre molta più connessione con il mondo e con gli altri. Scrivere e leggere sono un modo per uscire dal proprio e entrare nel mondo degli altri, un mondo che normalmente non ci è dato, ma che attraverso la narrazione viene condiviso e diventa patrimonio di due persone: chi scrive, chi legge.

Di questi 2 giorni napoletani porto nel cuore la mia casa editrice Giraldi Editore, prima di tutto, che ha facilitato questa trasferta. Porto nel cuore Rossella Bianco, la mia editrice che sono felice di avere incontrato lungo il mio cammino. Solo una settimana fa ho firmato il contratto per il nuovo libro e devo ammettere che l’idea di iniziare questo nuovo percorso insieme, mi mette un po’ paura, ma soprattutto tanto entusiasmo. Sono una persona davvero fortunata.

Di questi 2 giorni porto nel cuore Pierluigi e il Teatro Diana, che mi hanno invitata e accolta. Poi c’è Attico Partenopeo, lo splendido B&B dove ho dormito e Stefania che lo gestisce: a un tiro di schioppo da qualsiasi punto del centro di Napoli, con una terrazza meravigliosa e un’accoglienza perfetta.

Di questi 2 giorni sono felice per avere rivisto la mia amica d’infanzia Federica: vive a Ischia e ha guadato il mare per venirmi ad ascoltare. Poi c’è, come vi dicevo, Fabiana, una persona che ho avuto l’onore di conoscere e con cui spero di accompagnarmi ancora, magari anche per progetti professionali insieme.

E poi ci sono le persone che sono venute ad ascoltarmi: con i loro chili persi, le piccole sfide quotidiane, alcune tragedie, molti inceppi. Tante vite così vicine alla mia.

C’è la mia famiglia, mia figlia che mi dice che vuole dare, anche lei, un nome alla sua anima nera. C’è il primo spettacolo teatrale “da grandi” che ha visto Frollina, sabato sera, al Teatro Diana insieme a noi: il Decamerone di Baliani, con Stefano Accorsi. Uno spettacolo divertente e insieme molto attuale, che se passa per la tua città, te lo consiglio vivamente.

Voglio ricordarmi anche del fatto che la mia Dexter è sempre lì, in agguato e – per esempio – mi hanno proposto di conoscere Stefano Accorsi, al termine dello spettacolo e io ho detto “Non importa”, quando invece mi sarebbe importato un sacco.

C’è il caffè Gambrinus  – in questi due giorni – e la sua gentile accoglienza. C’è il commissario Ricciardi, che mi è parso di vederlo passare almeno 2 volte, lì davanti.

C’è il Cristo Velato: il pezzo di marmo più leggero che io abbia mai visto in vita mia. C’è Spaccanapoli con i suoi vicoli, gli odori smorzati in una pioggia torrenziale.

In questi due giorni ci sono molte cose, molta curiosità, grande desiderio di buttarmi, a falcate, nel futuro, consapevole che ci arriverò solo a piccoli passi.