Il mio personal storytelling: scrittura autobiografica dal 2005, nata con il progetto Panzallaria.com

Sono a due passi dalla meta e voglio stare sempre qui

I libri esistono davvero nel momento in cui qualcuno inizia a leggerli. Sono i lettori a decidere se i libri avranno vita lunga o breve. Chi scrive li mette nel mondo, ma non ha idea della strada che faranno. Io sto per mettere nel mondo il mio terzo libro e oggi voglio fare un regalo a tutti i lettori di questo blog. Continua a leggere

Inizia a fare attività fisica per la tua creatività mentale

Quando ero sedentaria e non mi muovevo se non per pura necessità, mi ero completamente dimenticata del mio corpo: non era solo il fatto di essere obesa, non sentivo più di avere due braccia e due gambe, non mi chiedevo nemmeno più a cosa servissero. Continua a leggere

2 agosto: quanto è importante la memoria

Domani. Un altro 2 agosto. Sono passati 36 anni e ancora la memoria collettiva si mischia alla memoria personale. Riflettere sul senso di una STRAGE oggi appare ancora più importante.

Nella mente si mischiano ricordi, dolore, cronaca, stratigrafia di commemorazioni, processi, insabbiamenti, colpevoli e lacrime. Continua a leggere

Un anno fa ho pubblicato un libro

Era il 18 giugno 2015 e non avevo idea di come sarebbe andata. Sono entrata in libreria, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana a Bologna che il mio cervello ero in pappa. Quando ho visto quanta gente c’era alla prima presentazione di 102 chili sull’anima, ecco io mi sono spaventata da morire.

Era come essere in sala parto con la gente sugli spalti a controllare che tutto vada per il meglio e che il pupo abbia 5 dita per arto. Si, perché un libro, fino al momento in cui non esce nel mondo, non sai davvero com’è, non sai nemmeno se è reale: tocca partorirlo pubblicamente e poi staccare il cordone ombelicale. Continua a leggere

I kamikaze della socializzazione: timidi che ci provano

Insospettabili, partecipano ad aperitivi, parlano in pubblico, sorridono e lavorano in ambiti fortemente relazionali, apparendo spesso sicuri, vincenti e di parlantina fluente: sono i timidi per natura che – in un momento x della vita – hanno deciso di sfidare la propria indole e buttarsi, kamikaze della socializzazione.

Oggi faccio coming out: anche io sono una kamikaze della socializzazione. Lo sono fin da quando ero bambina. Timida, insicura, perennemente convinta che nessuno mi avrebbe mai notata, oscillando tra la speranza che fosse esattamente così e il desiderio di apprezzamento, con una gran voglia di avere qualche buon amico, ho imparato presto che dovevo forzare la mia natura. Continua a leggere

Quella volta che… “Non hai l’età”

Ciao, sono Isabella Bird e grazie all’ospitalità di Panzallaria vi racconterò il mio viaggio nell’ ICSI. Qui trovate la prima puntata: “quella volta che… e se prendessimo un cane?”

“Isabella, hai superato i trent’anni, è ora di fare i test pre concepimento così se rimani incinta stiamo tranquille”. La dottoressa Zorro era una che preferiva prevenire. Solo che io ero appena stata mollata dal fidanzato e non la presi molto bene. Ma proprio per niente. Continua a leggere

Quella volta che “e se prendessimo un cane?”

Nelle prossime settimane, darò spazio a una nuova autrice che collaborerà con me a Panzallaria. La chiameremo Isabella Bird e ci racconterà la sua esperienza con la ICSI (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi). Sono convinta che solo sentendo la viva voce di chi ci passa in mezzo possiamo decidere bene cosa o non cosa pensare riguardo alle scelte altrui, o decidere di astenerci, che alle volte anche quello è sano.

Perché Isabella Bird?

Isabella Bird, una delle più grandi esploratrici vittoriane. Una che avevano praticamente dato per spacciata perché stava sempre male, finché un giorno l’hanno messa su una nave come ultima speranza, la nave ha incontrato una tempesta e lei non solo si è ripresa ma ha aiutato tutti gli altri. Da quel momento non ha mai smesso di viaggiare,e gli unici momenti in cui stava male erano quando era costretta a stare ferma. Jim Nuggent è una leggenda del far west che incontrò in mezzo ai boschi e con cui ebbe un grande amore.

E adesso il primo post, dal prossimo sarà Isabella Bird a raccontarne direttamente!

Il problema fondamentale è che non abbiamo un giardino, e le bestie in appartamento si sa che soffrono.

Quindi abbiamo ripiegato sull’avere un figlio. O meglio sul provarci.

Il punto è che quando si ha la fortuna di prendere questa decisione con cognizione di causa, dopo aver fatto bene i conti e stabilito che no, purtroppo un mutuo per una casa con giardino è davvero troppo impegnativo, accade che si ecceda un filo in ottimismo.

Soprattutto se per indole e professione si è abituati a elaborare pianificazioni anche complesse, può succedere che ci si metta un attimo a capire che questo atteggiamento non è applicabile a tutti gli ambiti della vita.

Questo è il diagramma che io e il mio compagno Jim Nuggent (che si chiama così perché era il moroso di Isabella Bird e ogni tanto vorrebbe anche lui rifugiarsi nei boschi) abbiamo elaborato per affrontare serenamente la cosa:

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Lo so, è estremamente semplificato, ma ci siamo detti che non era il caso di diventare ossessivi.

Quello che è successo è che… non è successo niente. Purtroppo la natura del progetto non permette di mettere lavorazioni in parallelo. Né è possibile recuperare eventuali ritardi aumentando le risorse investite.

 

Insomma l’ipotesi cane stava riguadagnando terreno. Poi ci siamo seduti sul divano delle grandi decisioni, detto così perché talmente scomodo da rendere impossibile rilassarsi e quindi molto adatto a discettare grandi temi spinosi. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: “Siamo due grandi esploratori. Proviamo a capire se ci sono altre strade”.

 

La prima cosa  che abbiamo fatto è stata comprare un divano nuovo. La seconda è stata iniziare un percorso che ci avrebbe portato a una procedura che si chiama come un talent show, e già questo avrebbe dovuto darci qualche indizio. Ma di come siamo arrivati alla Icsi vi racconterò la prossima volta.

Isabella Bird

Napoli mi ha stregata, come una storia ben raccontata

Sono stata a Napoli a presentare 102 chili sull’anima al Teatro Diana ed è stata un’esperienza straordinaria da tanti punti di vista, ma soprattutto a livello umano.

Napoli è una città che strega, un luogo così diverso dai luoghi a cui sono abituata, che mi ha invasa di colori, profumi e umanità. Per chi ama raccogliere storie, questa città è un vero e proprio laboratorio: basta salire in funicolare e prestare orecchio ai discorsi delle persone per sentire pulsare in sé mille vite diverse. I napoletani poi accolgono con un calore particolare, fatto di gesti, movimenti del viso e parole. A Napoli raccontarsi non mette paura o disagio e se entri in connessione con chi hai di fronte, senti l’energia narrativa e relazionale scorrere. Deve essere per questo che a Napoli le persone continuano ad andare a teatro e in ogni angolo puoi trovare luoghi pieni di fascino e storie. Deve essere per questo che mi sono sentita subito coccolata, non appena ho messo piede al Teatro Diana per la presentazione del mio libro.

Con me c’era Fabiana Sera, speaker radiofonica, attrice e doppiatrice: una voce calda e avvolgente che ha saputo dare la sua personale interpretazione a quello che ho scritto. Mi aveva letta a Roma, a novembre, e mi si erano riempiti gli occhi di lacrime, la stessa magia è tornata sabato, a Napoli.

Pierluigi, del teatro, mi ha riempita di attenzione e entusiasmo, per non parlare della Libreria Raffaello, che mi ha chiesto perfino, una copia autografata del libro.

Poi c’erano le tante persone che sono venute ad ascoltarmi. Quando presenti un libro, la parte più bella (almeno per me) accade dopo che hai concluso, quando chi è intervenuto arriva con la sua copia per fartela firmare.

Forse perché io ho scritto di me, forse perché la mia storia è comune a tanti, succede sempre che in quei pochi minuti in cui sto con le persone a tu per tu, mentre penso a una dedica per loro, ecco mi arrivino un mucchio di storie diverse: storie di riscatto, storie di cambiamento, delle volte storie di grande sofferenza.

Mi capita di accogliere le lacrime di qualcuno, i pensieri sparsi di altri e il sorriso di qualche lettrice. Non è sempre facile, non lo è stato in questi mesi, anche quando ho ricevuto alcune mail: ti senti addosso i sentimenti degli altri e non sempre si riesce a dire la parola giusta, non sempre ci si sente all’altezza della situazione. Sai che qualcuno ha letto il tuo libro e come fai anche tu, quando leggi qualcosa che ti tocca, ti ha scelto. In qualche modo ti ha preso per mano e tu hai preso per mano lui. Ma se sbagliassi il tocco? Se dicessi proprio quella frase inutile che non è per nulla indicata al momento?

Io scelgo sempre la spontaneità, ma sono certa di avere commesso anche qualche errore.

Eppure, quando esco da queste esperienze, mi sento sempre più ricca, più viva, sento sempre molta più connessione con il mondo e con gli altri. Scrivere e leggere sono un modo per uscire dal proprio e entrare nel mondo degli altri, un mondo che normalmente non ci è dato, ma che attraverso la narrazione viene condiviso e diventa patrimonio di due persone: chi scrive, chi legge.

Di questi 2 giorni napoletani porto nel cuore la mia casa editrice Giraldi Editore, prima di tutto, che ha facilitato questa trasferta. Porto nel cuore Rossella Bianco, la mia editrice che sono felice di avere incontrato lungo il mio cammino. Solo una settimana fa ho firmato il contratto per il nuovo libro e devo ammettere che l’idea di iniziare questo nuovo percorso insieme, mi mette un po’ paura, ma soprattutto tanto entusiasmo. Sono una persona davvero fortunata.

Di questi 2 giorni porto nel cuore Pierluigi e il Teatro Diana, che mi hanno invitata e accolta. Poi c’è Attico Partenopeo, lo splendido B&B dove ho dormito e Stefania che lo gestisce: a un tiro di schioppo da qualsiasi punto del centro di Napoli, con una terrazza meravigliosa e un’accoglienza perfetta.

Di questi 2 giorni sono felice per avere rivisto la mia amica d’infanzia Federica: vive a Ischia e ha guadato il mare per venirmi ad ascoltare. Poi c’è, come vi dicevo, Fabiana, una persona che ho avuto l’onore di conoscere e con cui spero di accompagnarmi ancora, magari anche per progetti professionali insieme.

E poi ci sono le persone che sono venute ad ascoltarmi: con i loro chili persi, le piccole sfide quotidiane, alcune tragedie, molti inceppi. Tante vite così vicine alla mia.

C’è la mia famiglia, mia figlia che mi dice che vuole dare, anche lei, un nome alla sua anima nera. C’è il primo spettacolo teatrale “da grandi” che ha visto Frollina, sabato sera, al Teatro Diana insieme a noi: il Decamerone di Baliani, con Stefano Accorsi. Uno spettacolo divertente e insieme molto attuale, che se passa per la tua città, te lo consiglio vivamente.

Voglio ricordarmi anche del fatto che la mia Dexter è sempre lì, in agguato e – per esempio – mi hanno proposto di conoscere Stefano Accorsi, al termine dello spettacolo e io ho detto “Non importa”, quando invece mi sarebbe importato un sacco.

C’è il caffè Gambrinus  – in questi due giorni – e la sua gentile accoglienza. C’è il commissario Ricciardi, che mi è parso di vederlo passare almeno 2 volte, lì davanti.

C’è il Cristo Velato: il pezzo di marmo più leggero che io abbia mai visto in vita mia. C’è Spaccanapoli con i suoi vicoli, gli odori smorzati in una pioggia torrenziale.

In questi due giorni ci sono molte cose, molta curiosità, grande desiderio di buttarmi, a falcate, nel futuro, consapevole che ci arriverò solo a piccoli passi.

 

 

 

Piccole storie di 10 anni, un regalo

Presa da troppe cose, quest’anno mi sono dimenticata di un evento fondamentale nella mia esistenza di blogger: Panzallaria, a fine novembre, ha compiuto 10 anni.

A parte la ragionevole consapevolezza di quanto io sia “matura” e del fatto che questo blog è cresciuto con me, dal dì in cui ho scritto quel primo post – convinta che l’esperimento si sarebbe presto interrotto – mi sono chiesta come potevo celebrare degnamente questo anniversario, che lo so, non gliene frega niente a nessuno, ma io sono un po’ fissata con gli anniversari.

Pensa e ripensa, ho deciso di aspettare il Natale (che invece a quello siamo tutti affezionati) e fare un regalo a chi mi legge. Ho preso alcuni dei racconti che sono comparsi, negli anni, su Panzallaria in forma di post e li ho raccolti in un pdf che vi voglio regalare. 

In alcuni casi, si tratta di storie ispirate ai racconti di mio suocero e a quelli del mio amato barista (paceallanimasua), in altri di storie che mi sono inventata e che nascono da emozioni o scenari immaginari che circolano nella mia testa.

Non aspettatevi un capolavoro: sono piccole storie che insieme a me e Panzallaria, compiono 10 anni.

Da leggere durante le vacanze di Natale, buone per accendere il camino o anche solo per condividere  un momento.

Sono semplicemente un modo per dire GRAZIE a chi mi segue da poco o da tanto e si è sorbito una bella fetta di cazzi miei in questo decennio. Volevo allegare anche qualche favola, ma per il momento il tempo è stato tiranno: arriveranno prossimamente anche le “Storie piccole”, per chi ha bambini.

E con questo voglio anche farvi gli auguri, prendeteli per quello che preferite: Natale, anno nuovo, nuovo lavoro, dieta, casa, fidanzati.

Il pdf lo trovate qui sotto. Scaricatelo, leggetelo sul tablet, stampatelo: come vi pare! 😉

Piccole Storie – una raccolta di racconti

Raccontare il 13 novembre a mia figlia

Con il non marito abbiamo deciso di raccontare a Frollina, per sommi capi, cosa è successo a Parigi. Ci siamo confrontati e ci è sembrata una scelta necessaria: nostra figlia ha 9 anni ed è giusto che sia consapevole (almeno un po’) di quello che succede nel mondo. Inoltre, probabilmente nei prossimi mesi si parlerà molto di quello che è accaduto, le nostre vite un po’ cambieranno e non volevamo che lei si sentisse persa perché senza informazioni.

Ho ripensato a quando ci fu la strage di Bologna, avevo 7 anni, e ricordo quanto avessi bisogno di avere informazioni per non farmi prendere dall’angoscia.

Le avevamo già raccontato dell’Isis in passato, dicendole che ci sono persone che hanno un credo diverso e che tra queste persone ce ne sono alcune che usano questo credo per schiacciare gli altri e non esitano alla violenza. Oggi ci siamo seduti tutti insieme e – dopo averla immediatamente rassicurata che i suoi cugini parigini stanno bene – le abbiamo detto che alcune persone hanno sparato e ucciso molta gente a Parigi.

Ci ha fatto tantissime domande, la prima delle quali: “Ma chi è morto aveva figli?” e io ho dovuto buttare indietro le lacrime. Ci ha chiesto se l’ISIS può entrare in casa e – anche se non le abbiamo specificato i luoghi degli attentati – ha subito pensato, con preoccupazione, al fatto che noi viviamo accanto a uno stadio “dove vengono tante persone”.

La abbiamo rassicurata il più possibile ma alla domanda: “Vero che in Italia non arrivano?” non ce la siamo sentiti di risponderle un no secco, le abbiamo detto che dobbiamo sperarlo e impegnarci nel nostro piccolo per essere persone tolleranti, aperte ma anche attente.

Conoscere le cose con lo studio, rispettare gli altri qualunque cosa credano e imparare a difendersi: ecco ciò che possiamo fare.

Frollina da due anni fa karate a livello agonistico, le piace un sacco e le ha dato una grande sicurezza in sé stessa, lei che non è tanto alta e un po’ magrolina. Le abbiamo detto che anche questo le serve, di stare il più serena possibile e di continuare ad impegnarsi.

Io non so se abbiamo fatto bene o male, ma questo è il mondo in cui vive, questa è l’epoca in cui siamo: di fronte al male bisogna sviluppare, ognuno, i propri anticorpi e capire come affrontarlo. Come madre, provo una enorme sofferenza a pensare a quello che le stiamo passando, d’altronde possiamo solo cercare, ognuno a suo modo, di impegnarci il più possibile.

Ora, sono certa, passeremo molti giorni in cui lei – ciclicamente – farà domande per essere rassicurata e io tenterò SEMPRE di proteggerla. Subito dopo averle parlato ci ha chiesto se poteva vedere un po’ di cartoni: fa sempre così la frollina, sembra che le cose le scivolino addosso e ha bisogno di “distrarsi” quando non riesce ad affrontarle perché più grandi di lei, ma poi scopri che giorno dopo giorno ci pensa e ci torna su.

Le ho acceso la tv: programma scemo, bambini che ridono e si fanno scherzi.

Sta ridendo anche lei, nel suo pigiama della domenica mattina. E io la lascio ridere, certa che il suo cervello stia macinando cose, dubbi a cui non sa darsi una risposta e anche io faccio fatica.