Il mio personal storytelling: scrittura autobiografica dal 2005, nata con il progetto Panzallaria.com

Spasimanti e Isole


Un anonimo scrive:

Io ho un unico suggerimento: mandalo a cagare sto dietologo e parti per un’isola dove non ci sono pizzerie, gelatai e chioschi con magnifiche tentazioni!Lì oltre a perdere peso, potrai praticare sport e tutte le altre cosucce a cui tieni tanto, senza alcuna frustrazione e solo coltivando l’io di cui vai tanto fiera!
Feel free darling, I love you

un tuo spasimante di vecchia data

ps: i dietologi sono quegli strani personaggi che indicandoti una via da seguire per tornare nei panni di un tempo, ti consigliano sempre dei percorsi che, una volta intrapresi, in una maniera o nell’altra, fanno molto peggio della ciccia, istigando nella sventurata che passa sotto le sue grinfie, sensi di colpa, manie di persecuzione, miraggi e soprattutto l’inizio di nuovi e maggiori vizi ben peggiori di quelli alimentari!

Caro anonimo spasimante,
leggo con piacere la tua mail e i tuoi interessanti consigli che, però mi portano a fare alcune considerazioni sulla natura del nostro rapporto:

  1. dal momento che mi consigli di prendere e rifugiarmi su di un’isola lontana, è possibile che io non te l’abbia mai data;
  2. dal momento che mi consigli di prender e rifugiarmi su di un’isola lontana, è possibile che io te l’abbia data ma tu non l’abbia voluta – e ti capisco – so che tendo a diventare un po’ ossessiva in certe situazioni; qualcuno mi ha persino regalato viaggi esotici, pur di liberarsi, anche per poco di me. (E se vuoi farlo anche tu, posso fornirti i dati per un bonifico! ;-))

Per quanto riguarda il dietologo e i miraggi a cui potrebbe indurmi ciò che vado a intraprendere: come saprai se tra noi c’è stato qualcosa (punto 1 e punto 2), non importa un dietologo per indurmi miraggi, sensi di colpa e attacchi di follia varia… quindi confido nella mia capacità di mantenermi folle come sono già senza tendere al peggioramento ma solo all’incremento del mio parco aneddoti, di cui, con questo blog cercherò di mettere a parte anche voi.

Feel free darling, I love you

chiunque tu sia…(così chi legge può pensare che io sia PIENA di spasimanti tanto da non aver capito chi è a scrivere questa lettera ;-))

Elogio della lentezza

Sono stanca di correre sempre da un posto all’altro – anche perché pare non serva a nulla rispetto al consumo calorico 😉 – sono stanca di dover costantemente consultare l’agenda per sapere dove dovrò essere un’ora dopo, che lavoro devo iniziare e con chi devo parlare e blablabla.

Sono stanca, ma la mia vita – e non solo la mia – è così: si arriva a 30 anni che se si vuole almeno tentare di fare quello che ci piace e per cui si è studiato tanto, bisogna imparare a correre.

E dal momento che io ho anche deciso di provare a fare la libera professione, e dunque devo sempre stanare il cliente dietro lo sguardo dell’uomo (;-), succede che a volte non possa smettere di correre per tutto il giorno – almeno mentalmente – da un posto all’altro, da un incarico all’altro e da un pensiero a quello successivo fino al momento di andare a dormire.

Mi ripeto che sono all’inizio e che devo tenere duro fino a quando tutto si assesterà e sarò più tranquilla, ma se mi guardo intorno vedo milioni di persone che corrono, qualsiasi età e incarico abbiano.

Ora non voglio fare la snob, sono consapevole dei vantaggi in termini professionali insiti nel correre, però a volte mi mancano i lunghi pomeriggi da studente al bar, o meglio ancora al parco a guardarmi intorno.

Mi manca lo sguardo curioso sul mondo, e non parlo dei macroeventi ma anche del brulicare quotidiano della vita che mi ha sempre creato un certo interesse.
Io adoro entrare in un bar, in centro, in un pomeriggio di autunno e prendere un caffè con un’amica per raccontarci la vita. Vado matta anche per le sessioni in libreria, da sola, sotto le 2 Torri da Feltrinelli, che quando esci sei in mezzo alla città e puoi decidere di farti una passeggiata nel vecchio ghetto, così bello e colorato e pieno di piccole botteghe ferme nel tempo.

Adoro anche andare per parchi con un libro e fermarmi a guardare i cani che corrono e i fiori che sbocciano.

E poi, il rituale dell’aperitivo, che ho imparato ad amare soprattutto quando abitavo a Milano: con poche lire bevi birra e mangi qualche schifezzina che ti mura lo stomaco fino al giorno dopo, così da farti credere di essere davvero furbo, perchè sei stato in grado di nutrirti con 2.50 € !!

Tutte cose che mi sforzo di fare ma senza il lusso del tempo da organizzare in diretta.

E invece, a volte è davvero meraviglioso prendersi il tempo per rallentare la propria vita, per alzare gli occhi e guardare il cielo, i palazzi del centro e le lucine del natale.

A volte bisogna prendersi la responsabilità di spegnere il cellulare e godersi un pomeriggio a panza all’aria, al sole, alla pioggia, in un bar o al parco.

Detto questo non vi sembrerà strano che, per indole, tenda a prendere appuntamenti giornalieri di lavoro che non mi facciano arrivare in ogni dove stramazzante e sempre sul pelo dell’orario stabilito; certo – starete pensando – è facile visto che sei all’inizio, ma se vuoi che le cose vadano sempre meglio, dovrai abituarti anche a questo. Vi rispondo che per il momento voglio provarci, a mantenere una soglia di attenzione alle cose, non costantemente irrigimentata dal tempo e dalle scadenze.

La settimana scorsa avevo un appuntamento di lavoro in centro: un lavoro grosso, per un’Istituzione importante. Dovevo vedermi con una persona e avevamo appuntamento nel suo ufficio, in un antico e signorile palazzo, di quelli con scale nobili, portieri in giacca e cravatta e affreschi dei Carracci al soffitto.

Il buon fato ha voluto che mi liberassi presto da un impegno precedente e così ho avuto un’ora intera tutta per me, per girovagare in libreria, mangiare una pizzetta nel bar del centro che preferisco per questo genere di attività e fare una passeggiata nella piazza che trovo più bella di Bologna.

Mancavano 20 minuti ed ero in giro per questa piazza, davanti alla sua chiesa e tra i palazzi medievali fregiati che la incorniciano; stavo bene.

Tenete presente che mi ero vestita “carina” per quanto si possa fare con la mia taglia e la mia assenza completa di gusto in fatto di abbigliamento; mi ero messa le scarpe buone e anche la gonna. Mi ero perfino truccata!!!

Mentre ero lì che passeggiavo sotto il portico, immersa nella beatitudine delle cose antiche – che a me danno un gran senso di pace – sono scivolata su qualcosa di ben più moderno e …fresco!!!!!

Si – avete già capito – proprio quello, e con tutti i sacri crismi ( o clismi che nel caso specifico si addice 😉 della situazione ideale: sono scivolata su una bovazza di cane, di quelle un po’ squacquere, appena cacata da non so quale razza di mastodonte.

E per fortuna ho avuto il tempismo di sbilanciare il mio corpicino in avanti, perché se no finiva anche il mio culone sul ricordino dell’odioso animalaccio!!! (anche se – a onor del vero – tutto il mio odio va al padrone dell’elefante colitico al quale ho augurato di farci il bagno dentro, uno di questi giorni).

Insomma, il tempo che si era fermato ha ricominciato a scorrere velocemente e dalle mie beatitudini, sono stata rispospinta sulla terra, puzzolentemente e con velocità.

Cosa fare? come pulirsi da cotanta squacquerella in un’affollata piazza di Bologna? come evitare l’insozzamento della finissima moquette rossa che fa tanto sembrare un hotel di lusso le scale del nobile palazzo in cui sarei dovuta andare a breve?
Come dare l’impressione di una professionista consapevole e in grado di fornire servizi di qualità mentre si ammorba l’aria con ciò che resta di crocchette Viscas digerite???

Ho trascorso i restanti 20 minuti a camminare quasi come una sciancata, senza sollevare la scarpa incriminata e lasciando dietro di me una scia marrone che tentavo di dissimulare con un fare convinto e noncurante. Mi sono prima nascosta nell’androne della chiesa – e i cattolici non me ne vogliano – e ho finito il pacchettino di salviettine intime che mi porto sempre dietro tentando di pulire la scarpaccia: a seguito della mia iniziativa, credo che la chiesa sappia ancora di mentolo e malva, neanche fosse la succursale della Infasil.

Successivamente, finite le salviette, non ancora nettata del tutto la scarpa, sempre con la nonchalance che mi distingue, mi sono diretta alla vicina piazza fontanofornita e nel qual luogo ho cercato di finire lo sporco lavoro, tra chi si era lì fermato in pausa pranzo per mangiarsi un panino in santa pace.
Per completare il quadro dissimulatorio, sono riuscita a pulirmi la scarpa sotto la fontana mentre facevo finta di leggere il giornale, dando così l’impressione di sapere esattamente cosa stessi facendo…la qual cosa, nel mio caso, non è quasi mai vera!.

A quel punto era giunta l’ora della professionista: non potete capire la paura di lasciare traccia del mio passaggio sulle scale e, successivamente, il terror panico di profumare l’enorme ufficio in cui mi sono trovata a presentare il mio lavoro!!!
Per non pensare a ciò che custodiva segretamente la mia suola mi sono così messa a parlare talmente concitatamente e con toni così appassionati, che alla fine ho ottenuto una buona prestazione ed è andata proprio bene, tanto che il cliente mi ha pure imposto il tu, contento di quanto fossi presa dal progetto.

Sono uscita chiedendomi se dopo di me lui abbia aperto la finestra…

Da questa storia ho imparato che è molto postmoderno elogiare la lentezza e tutti i suoi vantaggi in termini di qualità della vita e che è vero che non bisogna farsi fagocitare dallo stress, ma ATTENZIONE a guardare dove si mettono i piedi quando non si è stressati e di corsa…

La fisarmonica

A volte tento di concentrarmi sui perché io sia ingrassata così – sui come non ho molti dubbi – e ripercorro all’indietro la mia vita.

Quando ero giovane (diciamo più giovane di adesso ;-)) ero una sportiva: facevo sport agonistico (ma non vi dirò quale perché chi mi conosce non ci crederebbe a vedermi ora, rinchiusa in questo corpo da intellettuale sfigata). Insomma, quando facevo questo sport stavo molto attenta e cercavo di mantenermi abbastanza in forma. A onor del vero non sono mai stata l’acciughina, ma i muscoli proporzionati e lo stomaco piatto si confacevano al mio corpo massiccio ma armonico.

Poi, quando ho smesso di fare questo sport, e forse un giorno vi racconterò il perché – e visto che non è una storia tutta allegra non è detto – ho cominciato a inciccionirmi; diciamo che continuavo a mangiare come una che si allena tutte le sere, mentre l’unica cosa che facevo alla sera era uscire con gli amici. Ho cominciato a fumare: che prima era assolutamente vietato, ho cominciato a bere alcolici: che non sapevo nemmeno cosa fossero e a 19 anni ho fatto il battesimo del caffè, grazie alla mia amica Sammy – nota donna da bar – che tra una lezione e l’altra dell’Università mi portava a prendere il caffettino condito con chiacchera.

Mangia che ti rimangia, tra un bombolone alla crema e un piatto di maccheroni al ragù, a 18 anni mi sono trovata, per la prima volta, che non entravo più nei vestiti.

Allora alla mia vita urgevano cambiamenti: la scuola era finita, facevo l’università ma non ero mica tanto convinta della facoltà che avevo scelto e frequentavo un ragazzo con cui in comune avevamo solo la zona di residenza.
E così spinta al cambiamento, inconsapevole di tutte le cose che mi sarebbero successe tra l’estate del 1993 e il 1994, decisi di dimagrire.

Fu una faticaccia, ma dopo 2 mesi avevo perso 15 kg.

Chi è dimagrito lo sa, quando ti succede ti sembra che il mondo sia ai tuoi piedi e ripeti a te stesso che non ricadrai mai più nel gorgo del cibo e che, col senno del poi, non avresti mai mangiato con tanta leggerezza tutta quella cioccolata solo per l’ansia del primo esame e bla bla bla.

Dopo essere dimagrita la mia vita è cambiata: non credo che il dimagrimento sia stato la causa dei cambiamenti, ma di sicuro ha agevolato certe cose che dovevano succedere e che ho fatto succedere. Ho cambiato facoltà, ho lasciato il moroso più noioso che abbia mai avuto e mi sono trasferita a vivere in città.

Gli anni sono passati e piano, piano, non appena la fiducia nel mio corpo e nella mia vita ha ripreso quota, anche la mia panza ha ripreso a crescere; è facile dimenticarsi dei momenti di insoddisfazione passati e l’errore più clamoroso che si possa fare è sentirsi forti e onnipotenti di fronte ad un problema che si ritiene superato.

Nel 2000 finalmente ho deciso di nuovo di dimagrire: il ragazzo era un altro. Lui mi faceva impazzire e angosciare su problemi inesistenti e abitavo con la mia ex amica Laforgue (magari un giorno vi racconto anche la storia della crudele Laforgue ;-)) che cominciava a diventare più ex che amica…

In quell’occasione, la spinta a dimagrire di nuovo arrivò come un’illuminazione sulla via di Damasco, fu un messaggio notturno portatotomi sulle ali dei sogni.

Mi svegliai un mattino ed ero a dieta.

Dato che stavo terminando gli esami all’università, nella facoltà in cui poi mi sarei laureata, passavo molto tempo in casa a studiare. La soluzione più semplice per dimagrire fu semplicemente smettere di mangiare.

In 2 mesi persi: 18 Kg, l’amica Laforgue, una casa e il fidanzato angosciosoossessivobugiardo che mi ero trovata.

Iniziò un’estate me-ra-vi-glio-sa!!!!!!!!!!!

Tra acrobazie sessuali con buddisti e modenesi ( e non ricordo chi tra questi, per cultura, esercitasse i riti più strani ;-)) e vacanze all’insegna del “io devo vivere il momento, ho 27 anni che cazzi!!!!!!!!!” vissi veramente un bel periodo.

Andai ad abitare da sola – ma anche questa è un’altra storia in cui c’entrano i panni sporchi che non ho voglia di lavare – e intrapresi una delle imprese più esaltanti della mia giovane vita: la tesi di laurea.

Poi ho conosciuto Tino, il mio attuale compagno, ci siamo presto amati (presto si fa per dire, visto che per un motivo o per l’altro ci si conosceva già da 13 anni – ma, come avrete capito, anche questa è un’altra storia) e abbiamo cominciato a vivere prima insieme senza star nella stessa casa, poi insieme ma in città diverse e finalmente insieme sotto lo stesso tetto.

Tino, lo so, mi ama anche così, cicciona e simpatica, lunatica e chiaccherona. A Tino piace mangiare quasi più che a me. E allora, cosa c’è di meglio di un bombolone, una pizza di Pino, un colapranzo ed un gelato? Mettici tutti questi ingredienti ed il gioco è presto fatto: sono di nuovo al punto di partenza, neanche abitassi nel Monopoli e pescassi la carta degli “Imprevisti”.

Ora: perché???
Perché trovo così attraente vivere la vita come se fossi una fisarmonica alla maniera di Casadei?

Non ho risposte a questa domanda, ma di sicuro nella mia testolina bacata c’è qualcosa, una sorta di istinto alla messa alla prova continua, che mi sottopone alla necessaria constatazione che devo sempre avere qualcosa da cambiare, da modificare, da migliorare.

Di sicuro, la mia fisarmonica va di pari passo con la mia ansia di scandire il tempo e i ricordi, di sancire inizio e fine delle cose, di imporre cambiamenti negativi e positivi alla mia vita.

Ora, in questa fase, nel perchè io voglia dimagrire, di certo c’è di mezzo l’orologio biologico che fa tictactictac senza soluzione di continuità e la voglia di fare, finalmente, il lavoro che mi piace.

Di certo le componenti sono tante, ma non ho più voglia, se ce la farò, di ripescare, magari tra 2 anni, la carta degli “Imprevisti” .

Ma come si fa a rimanere magri? Qualcuno di voi conosce il segreto per non ingrassare? c’è una pillolina per rimanere coscienti davanti alla bilancia?

Ma come fate a rinunciare ad un piatto di tagliatelle?…e non venitemi a dire che non ci rinunciate, che voi avete un metabolismo veloce e che mangiate come maiali senza mettere su un etto perchè NON LO ACCETTO!!!!!!!!!!!

A tal proposito ringrazio calorosamente il buon Capitan Carlok e i suoi spaziali consigli e l’amica P.M. inurbata dalla Calabria che hanno preso a cuore questo blog e la fisarmonica che lo gestisce, dispensando considerazioni che…quasi quasi non sto a spendere i soldi per un dietologo vero 😉

Il panino di Poldo

Ovviamente ho mangiato il panino di Poldo, ormai divenuta lieta consuetudine delle mie giornate lavorative quando non sono a casa.
Il panino di Poldo mi mancherà e anche il mio collega – Motocorsaro- non riesce ad accettare il fatto che a breve non potrò più fargli compagnia, se non con una salubre insalata, dicendo addio ai saporiti insaccati e al morbido panino tondo del nostro bar.

Ma cos’è realmente il panino di Poldo?
Tutti coloro che guardavano i cartoni di Braccio di Ferro ricorderanno l’amico Poldo, quello con la faccia non proprio sveglia, che ingurgitava, come noccioline, tondi panini da cui spuntava qualcosa di non bene identificato ma che stuzzicava la fantasia di tutti i bambini (almeno di quelli, come me, ciccioni in nuce).
Mi piaceva il panino di Poldo, per la sua forma soprattutto: così tondo, perfettamente e sospettosamente tondo e per le delizie che sembrava nascondere.

Ebbene, il bar davanti al mio ufficio sembra dispensare il segreto del panino di Poldo ed è riuscito a realizzare uno dei miei sogni di fanciulla.
Ma come ben sapete, a questo sogno, a breve dovrò dire addio.

Merita una descrizione il bar:
dovete sapere che Motocorsaro ed io lavoriamo in una zona di Bologna assolutamente periferica, percorsa dal canale Navile, regno preferito dagli sgomberisti capeggiati da Cofferati; esistono 2 bar in zona; in uno, la prima volta che ci sono entrata sono uscita con il sospetto di aver contratto qualche rara malattia tropicale che mi avrebbe portata, dal caffè alla morte certa, tra atroci sofferenze, dunque non ci sono più tornata e da snob, quale so essere, ho fatto terrorismo presso tutti coloro erano tentati di entrarvi.

L’altro, quello dei panini, sembra uscito da un racconto di Stefano Benni: è il trionfo della Luisona, la pasta (brioche per i non bolognesi) che sostato più tempo al bar di un ubriacone incallito!!!

Prima c’era una famiglia di vecchietti ma ha da poco cambiato gestione. Ora ci sono 2 giovani fanciulli, molto alla moda nel vestire, che però hanno deciso di mantenere il luogo esattamente come era stato lasciato dai vecchi padroni; Luisona compresa.

I due giovinastri hanno però introddotto l’amata novità del panino di Poldo – unica variante rispetto alla precedente gestione – al caffè, al vino di pessima qualità e alla Luisona – che ormai parla 4 lingue, vista la multietnicità della zona.
E allora è lì che vengono consumati i pasti dei 2 Project Manager operai, è lì che si sparla e si commenta la giornata e tutto quello che – spesso molto grottesco – ci capita nel nostro lavoro di tuttologi della comunicazione.

Ma oggi ho confidato a Motocorsaro del mio appuntamento del 30 novembre e delle conseguenze che avrà sui panini di Poldo…
mentre camminavamo verso la sudata meta, pensando entrambi al valore catartico del salame unto e bisunto contenuto nel panino di sospetta lucidità, il mio collega mi ha detto: ” Comunque le donne grassottelle fanno sangue!” che dalle nostre parti suona come un complimento.

A questo punto mi chiedo:

  1. Motocorsaro mi vuole fare;
  2. Motocorsaro domani vuole starsene a casa dal lavoro e ha bisogno che lo copra;
  3. Motocorsaro ha bisogno di soldi – e sapendo quanto guadagna come non crederlo (?!!?);
  4. Motocorsaro teme di perdere il benefit del panino di Poldo;

Dopo un’attenta analisi della situazione propendo per l’opzione 4, anche perchè:

  1. il mio moroso è 4 volte Motocorsaro e sospetto che gli spezzerebbe le braccine;
  2. se vuole stare a casa dal lavoro, sa bene che con il matriarcato isterico con cui collaboriamo non c’è copertura che tenga;
  3. guadagno come lui e sa bene che non potrei offrirgli nemmeno il caffè alla macchinetta

Ho comunque apprezzato il gesto per fare sentire anche me una vera donna.

Panza all’aria

Meno 9 giorni: tra 9 giorni il primo appuntamento dal dietologo. Mi sono chiesta cosa potevo fare per affrontare al meglio la prova che mi aspetta, per motivarmi e partire alla grande.

Ho deciso fondamentalmente 3 cose:

  1. devo mangiare tutto quello che mi piace, farlo con gusto per non dimenticarne il piacere perverso, prima del 30 novembre 2005;
  2. ho acquistato una tisana dimagrante in erboristeria, così anche se mi abbufferò di tagliatelle della suocera, arriverò al mio appuntamento con la bilancia “superdrenata”, che non so bene cosa significhi ma ho constatato che tutti i prodotti che aiutano a dimagrire lo fanno favorendo il drenaggio…;
  3. ho aperto questo blog, dove cercherò di annotare i momenti significativi di questa esperienza e l’iter di disintossicazione da cibo;

Forse, tra qualche mese, avrò di nuovo il coraggio di guardarmi ad uno specchio che mi mostri dalla vita in giù, forse tra qualche mese potrò partecipare attivamente allo schopping compulsivo che ogni tanto prende le mie amiche magre e forse, tra qualche mese, la gente che incontro del mio passato la smetterà di guardarmi sforzandosi di riconoscere la palla da basket che sono diventata.

Forse tra qualche mese mi vorrò un pò più di bene e sarà più facile fare tutte quelle cose che ora faccio fatica ad affrontare e che mi fanno sentire così goffa.

Ma tra il 30 novembre e qualche mese c’è di mezzo la fatica di rinunciare ai manicaretti cucinati dalla suocera, al gelato così buono che mi porta la sera il mio compagno, quando sa che è stata una giornata dura e che mi devo “tirare un po’ su”.

Tra il 30 novembre e qualche mese c’è di mezzo la rinuncia a tutte quelle splendide trattorie che rendono più dolce la domenica e ti fanno apprezzare di più la gitarella in collina e l’aria frizzantina di una giornata invernale piena di sole.

Senza parlare dei “colapranzo” del sabato, le sedute in pasticceria – a suon di calzoni ripieni – a me tanto care per iniziare il week end alla grande e decidere che il mondo, almeno il mio, poi non fa così schifo.

Tra il 30 novembre e qualche mese ci sarà una bilancia digitale (vinta, a monito, coi punti del supermercato) a sancire, giudice inderogabile e non corruttibile, che cosa dovrò e non mettere nello stomaco; e ci sarà l’equipe di nutrizionisti e psicologi e dottori a cui ho deciso di affidarmi, a misurare la mia forza di volontà e i centimetri che andranno a sparire dal mio stomaco e (aime) dalle mie tette, unico vero trionfo di noi ciccione, che almeno c’abbiamo un bel davanzale da rimirare.

Dunque il conto alla rovescia è iniziato; – 10!!!!!!!!!

– 10 gelati; – 10 panini di Poldo; – 10 ferrero roches; – 10 aperitivi rinforzati; – 10 pizze; – 10 brioches Luisone fritte del bar Billy; – 2 colapranzi (perché quelli hanno cadenza settimanale).

Per iniziare può bastare, perché mi è venuta fame 😉