Il mio personal storytelling: scrittura autobiografica dal 2005, nata con il progetto Panzallaria.com

A Lorenzo che ascoltava la musica


Lorenzo era il migliore amico di mio fratello. Quando camminava per strada, con il suo chiodo nero, sembrava uno spaventapasseri travestito: magrissimo, i capelli spesso tenuti lunghi dietro e gli occhialini da intellettuale.

Lorenzo scriveva poesie bellissime, che forse in pochi abbiamo letto ma che arrivavano al cuore e aveva un sorriso così triste e allegro contemporaneamente che ti veniva voglia di abbracciarlo, di stringerlo, di proteggerlo, anche se lui non te lo avrebbe mai permesso.

Lorenzo credeva nell’amicizia, ma il mondo che aveva dentro – benché non lo conoscessi abbastanza per poterlo dire con certezza – sembrava sempre in centrifuga, sempre in conflitto con la quotidianità.

Lorenzo credeva che non dovessero esistere gerarchie e per questo, a 16 anni, insieme a mio fratello, si proclamava anarchico.

Lorenzo voleva piangere ma aveva paura che nessuno lo avrebbe sentito, mentre erano in tanti che gli volevano bene senza riuscire a fare quel che era giusto per lui.

Lorenzo guardava le stelle cercando volti familiari, con la paura che sbiadissero nei suoi ricordi.

Lorenzo rappresentava la parte bella del rapporto con mio fratello: quando lo avevamo intorno si litigava meno e riuscivamo a parlare, al di là del “cosa c’è per cena?”.

Ricordo alcuni mesi in cui lui abitò con noi e stavamo bene: mi raccontava dei suoi amori e guardavamo film assieme.
Io facevo la parte della rompiballe più grande, ma mentre mio fratello non mi sopportava, lui era sempre conciliante, disposto ad ascoltare.

Lorenzo ascoltava musica “forte” che io non capivo.
Lorenzo aveva sempre gli occhi tristi ma sorrideva in un modo che ti apriva il cuore.

Lorenzo -da tempo – cercava un posto dove andare: prima ha provato con l’Inghilterra ma non è stato un successo perché anche lì i suoi fantasmi lo hanno seguito.

A maggio è partito per il Brasile con mio fratello dove ha riso e ha pensato ad una nuova vita, ed eravamo tutti molto contenti per lui.

Ma, forse non è facile costruirsi una nuova vita quando non riesci a fare i conti con quella vecchia.

Lorenzo ascoltava la musica quella sera; fine agosto, i grilli che cantano, i colli che sono dolci come non lo sono mai stati.

Lorenzo ha preso il largo a fine agosto, mentre ascoltava la musica; è andato là, tra le stelle, forse alla ricerca di quei ricordi che temeva di perdere.

Con lui se ne è andato un pezzettino di Panzallaria, un pezzettino di quello strano rapporto, condito di silenzi, che a volte accade tra fratello e sorella.
Di Lorenzo mi rimane un libro di poesie e la dedica che mi scrisse sopra quando me lo regalò, nel 1995:

La vita è un istante nell’eternità, cerchiamo di spenderlo bene

Si avvicina il primo natale che Lorenzo non vedrà e a me è venuta una gran voglia di ricordarlo…

Chicken running – un parere di Silver da Radio Londra

Pubblico il commento postato da Silver che mi segue da lontano e che secondo me apre una bella finestra sul mondo e sui problemi legati alla percezione degli eventi, in base alla comunicazione che ne viene data.

Ne approfitto per ringraziare dei loro contributi, sia esposti che “occulti”: Silver, Motocorsaro, Adele, LL, Broke, lo scrittore lucano, l’amico Leo, la Sammy, l’assiduo Capitan Carlock, Tino che vigila sul mio italiano ;-), i suoi colleghi, naturalmente il mio anonimo spasimante;-), lo Zè da Milano, la Zecch e tanti altri che non cito ma che so che leggono il mio blog e mi stanno scrivendo mail bellissime, commentando, anche se non in diretta, i post che pubblico.

In particolare sono contenta che Silver, dopo una intensa corrispondenza epistolare su guai alimentari e percezione del mondo, abbia voluto condividere sul posto il suo punto di vista!

Scrivo da Londra e posso dire che qui` l’allarmismo pandemia aviaria c’e` e come!
Ero qui anche al momento delle esplosioni in metropolitana e non stupitevi se collego i due eventi.

L’atteggiamento di giornali e notiziari verso gli eventi della metropolitana e autobus e` stato molto minimizzante, sostenendo che comunque i Londinesi non si facevano terrorizzare e che avrebbero continuato ad usare i mezzi di trasporto pubblico come sempre e che la vita della citta` non cambiava…gran balla.

La metropolitana registra ancora oggi tassi di utilizzo molto piu` bassi rispetto a prima delle bombe. Ho assistito ad attacchi di panico di persone in metropolitana e il luogo londinese per eccellenza in cui di regola non ci si guarda mai in faccia e` diventato un luogo in cui ci si guarda e ci si studia tutti apertamente in cerca di tendenze e segnali bombaroli. I

nfluenza aviaria: prima notizia su tutti i giornali e notiziari (anche la rinomata BBC): “previsti 52.000 morti per influenza aviaria in Inghilterra”. Precisavano inoltre che non era questione di “se”…ma di “quando”.

E` assolutamente inquietante paragonare il trattamento mediatico di questi due eventi. Non sono sicura delle conclusioni, ma per un momento…solo un momento…ho QUASI rivalutato la stampa e i notiziari Italiani!

Silver

L’angolo della digestione difficile: Chicken running

Ieri pomeriggio, in un momento di pausa tra un lavoro e l’altro, non potendo più avvalermi dello spuntino catartico, ho fatto un po’ di zapping e ho visto una meravigliosa e costosissima pubblicità progresso dedicata ai polli italiani (nuovo simbolo di arianità e orgoglio razziale) per indurre tutti noi a mangiare più petti e cosce, senza la paura di prendere qualche malattia da morte certa.

E mi sono chiesta: ma dov’è finita l’aviaria? dove sono finiti i discorsi terroristici dello Storace nazionale che vigila sulla nostra salute e si preoccupa per noi e per la tutela della nostra esistenza???

Perché abbiamo passato un mese a sentire notizie angoscianti su probabili pandemie aviarie (c’è di positivo che, io almeno, ho arricchito il mio vocabolario con una parola nuova) per il fatto che un’oca era stata trovata morta in Cina?

Perché, dopo averci terrorizzato su ogni specie di uccello (molte donne hanno avuto crisi di nervi a riguardo ;-)), ora si fa tanta pubblicità sul pollo nazionale, buono, bravo e bello – soprattutto arrosto???

Mi sa che Francesco, stavolta, per far contente le aziende farmaceutiche produttrici di vaccini, si è dimenticato per un po’ dei pollivendoli e co., e che ora invece voglia far contenti anche loro dato che l’emergenza è passata…: le aziende sono riuscite a vendere tutte le loro scorte!!! 😉

O almeno, questo è quel che mi viene da sospettare.

Perché questo silenzio sconcertante?

Perché la memoria storica italiana è tanto poca da dimenticarsi così in fretta delle notizie???
Io non ci sto a fare il Pacman della situazione, che ingloba punti-news e va oltre, cercando nuove notizie-spazzatura di cui cibarsi…

Ma cosa credono, che nessuno si faccia domande???
Caz..o! Rivendico la pandemia, rivendico un sana consequenzialità delle cose, non ce la faccio più a star qui a sciropparmi pacchi-bomba formato telegiornale per perdere – ogni giorno di più -fiducia in quel che ci dicono coloro che ci dovrebbero governare.

Forse sono solo io che non ho ancora capito che le notizie sono come la moda, ogni stagione si cambia stile e modello e ci si dimentica della collezione precedente.

In effetti ho notato che ora, passata di moda l’aviaria (collezione estate-autunno), siamo passati allo stupro da banlieu italica (collezione autunno-inverno).

Tutti terrorizzati nelle proprie casine, ad aspettare il prossimo pacco-bomba, per poter credere che – assolutamente – è necessaria legalità, chiusura dei confini nazionali a polli e stranieri ed evirazione preventiva di tutti i soggetti in erezione davanti alle così rassicuranti pubblicità di intimo e ai programmi pomeridiani della DeFilippi, che fanno tanto bonaccioni all’italiana.

E intanto…Chicken not running, aime!!!

L’ora X


E’ scattata l’ora X: sono a dieta. Stamattina mi sono svegliata di buon ora per essere puntuale all’appuntamento con bilancia, metro e pinzoni misurabuzza; l’attesa in sala d’aspetto è stata assolutamente spassosa: eravamo in 4 di cui 3 ciccioni e una “simpatica” signora sulla 60ina, filiforme, truccata e decisamente snob nei confronti dei propri compagni di attesa.

Io, per non rischiare di essere agganciata da qualcuno (volevo riservarmi il ruolo di ascoltatrice passiva) ho recuperato la copia di un quotidiano gratuito e mi sono nascosta tra le tette dell’Arcuri e un simpatico articolo sui bambini a dieta – che, devo dirlo, per un attimo ho pensato ad una copia confezionata ad hoc per il luogo!.

E mentre un omarello, sulla 60ina anche lui, dalla non indifferente circonferenza, raccontava i motivi che secondo lui lo avevano fatto ingrassare, la simpatica signora continuava ad interromperlo perché ci teneva a sottolineare che se lei si trovava lì era SOLO per problemi digestivi.

L’apoteosi del dialogo l’hanno raggiunta quando l’omarello si è messo ad elencare i motivi della sua larga circonferenza, sostenendo che non erano i 2 etti e 1/2 di pasta a pranzo che lo avevano rovinato – che lui fa un lavoro molto pesante e consuma parecchie calorie – ma, come pregiatissimi luminari (di cui non ha fatto nome) gli avevano detto, i 2 litri e mezzo di acqua che beve tutti i giorni!!!

La signora, che evidentemente non ha minimamente pensato di mordersi quella lingua biforcuta, ha allora cominciato con una filippica sul fatto che quest’uomo mangiava troppo e ci ha tenuto a sottolineare che lei, per essere così in forma, mangia 60 gr di pasta quasi sconditi e blablabla, giù di ricette e consigli che avrei voluto torcerle gli ossicini del collo e ho sperato che aviaria la cogliesse all’istante – data la somiglianza con una gallina stizzosa.

L’omarello, molto più saggio di me, è stato ad ascoltarla e alla fine, con un accento alla Francesco Amadori, l’ha guardata e le ha detto “Bhe insomma, se poi è qua perchè fa fatica a digerire, qualche problema alimentare ce l’avrà pure lei!!!” e intimamente ho goduto come poche volte nella vita, gli avrei dato della lingua all’omarello, per l’entusiasmo.

Devo dire che non ho sottovalutato nemmeno le 2 perle della conversazione politica intellettuale alle mie spalle, dove per bocca di una persona, il protocollo di Kioto si è trasformato nel “coso di Tokio” e il “soprannome” di un amico in un simpatico “gnomignolo”.

Ma passiamo alle cose serie: ho LETTERALMENTE rintronato la dietista, che, tra una pesata e l’altra si è sciroppata tutta la storia della mia vita e delle mie diete. Credevo di averle fatto simpatia -rideva così tanto- ma alla fine mi ha consigliato lo psicologo, dicendo che secondo lei ci sono motivi sotterranei al mio approccio compensativo verso il cibo.

Per non parlare del dottore che mi ha fatta spogliare, adagiare sul lettino e si è messo a cercare “peli strani tipo sulla pancia” “macchie” e “smagliature” che ad un certo punto non ce l’ho fatta e me ne sono uscita con un “Sono grassa, non un mostro!” che mi ha fatto sentire molto meglio.

Altro evento perturbante della mattinata è stato scoprire da un manifesto pubblicitario che esiste “L’obesity day” e che purtroppo me lo sono mancata, visto che questo evento prestigioso si è tenuto ad ottobre.
Ma vi segnalo il sito, che il prossimo anno non si sa mai, potrebbe venirvi voglia di partecipare:
http://www.obesityday.org/home/index.php

E mentre me ne tornavo a casa, con una dieta “che deve abituarmi a mangiare bene” e un diario alimentare che dovrò compilare tutte le volte che mangio, pensavo che il mondo è proprio ingiusto perché un cieco, che di fatto non ci può far nulla per il proprio problema, viene chiamato “non vedente” “disabile della vista” e un ciccione – e se c’è questa simpatica parola perchè non usarla??? – invece lo chiamano “obeso”, che condivide lo stesso suffisso con ob-brobrio e suona tanto di offesa gratuita.

Insomma, risi e lazzi, ma sono un pò depressa.
Andrò a mangiarmi la mia insalatina, non prima di aver esplorato il mio corpo in cerca di peli strani (tipo sulla pancia) che data la circonferenza potrei non aver visto 😉

…Scherzo naturalmente: malgrado i kili NON HO PELI STRANI e rivendico anche una sana femminilità carnosa (tipo che c’ho due tette da far invidia alle veline!)

😉

scusate, ma non vorrei che chi non mi conosce si faccia strane idee.

The day before

Domani è il grande giorno: alle 10 ho appuntamento con gli aguzzini dei miei lardarelli, con i censori della mia cellulite e con la rovina dei miei “spuntini”.

Domani è il grande giorno della verità: sono circa due anni che non metto piede su di una bilancia!

Oggi sono una cicciona impenitente che a pranzo è andata in mensa con Motocorsaro e ha ordinato ben 2 secondi, domani sarò una cicciona consapevole che conta le kalorie presenti nei Vitasnella.

Che dire? Emozionata? Spaventata? Non esageriamo.

Sono pronta, pronta allo sguardo del dietologo di turno quando salirò sul piatto della verità, pronta a parlare dei miei guai alimentari e del perché e per come abbia così spesso concesso al mio stomaco più di quanto la mia linea si potesse permettere.

Penso a Fantozzi e alle polpettine bavaresi, penso alla palestra in cui sarò costretta ad iscrivermi e a tutte le verdurine che imparerò a cucinare con dovizia, con irritante morbosità, per convincermi che mi sto alimentando in maniera sana e che non mi mancano, affatto, le leccornie a cui sono abituata.

Oggi sono ancora una che se ne frega e che sostiene di star bene così, che non vuole essere giudicata per l’aspetto fisico; domani sarò una delle tante che pensa anche al suo corpo come ad una “cattedrale” (che str…questa della “cattedrale”; il mio di corpo, al massimo può sembrare una chiesetta di montagna bombardata e abbandonata alle felci!).
Oppure no.

Domani sarò quella di oggi solo con un appuntamento in più dal dottore e con delle regole da osservare. Voglio, DEVO vederla così.

Di sicuro non comincerò a comprare riviste “da donna” per convincermi che potrò anche io – un giorno – indossare i panni di una velina; di sicuro cercherò di non ammorbare tutti quelli che invito a cena con piattini salutisti a base di grissini e piselli. Sarò forte e ogni tanto debole, non rinuncerò alla pizza (italica delizia) e non mi guarderò allo specchio ogni kilo perso.
Oppure si.

Di certo ho trovato molto confortante il fatto che mi abbiano chiamata, oggi, dal reparto ospedaliero che si prenderà cura di me e della mia salute alimentare; la materna vocina di una signora (presumibilmente attempata) ha inciso sulla mia segreteria il seguente messaggio: “Signora Panzallaria, si ricordi del suo appuntamento di domani per dimagrire!” che suonava molto “Ricordati che devi morire” di Savonarola a Troisi nel film “Non ci resta che piangere”.

Mi sono visualizzata la padrona di questa vocina, ad un’accettazione ospedaliera, che con una mano si mangia il krafen del mattino mentre tenta di telefonarmi e con l’altra frusta gli ingordi di turno, tutti nudi ed esposti al pubblico ludibrio.

Assolutamente confortante come immagine, perché domani così sarò preparata a qualunque commento, a qualunque battuta sui miei kili e a qualunque prova mi sottoporrano. Quando il dottore arriverà con il suo pinzone misurabuzza, io ci sarò e sfodererò il mio sorriso migliore.

E prometto che aggiornerò voi morbosetti su ogni dettaglio, anche il più masochistico. Perchè vi ho capiti a voi: da bravi fruitori voyeur di blog, non vedete l’ora di conoscere le mie sofferenze, l’intimo dolore del mio stomaco e il dissidio dei miei pranzi…
e allora sono qui, pronta a incarnare le vostre paure recondite, lo sguardo attento che al mattino scruta lo specchio e ci trova una ruga in più, l’ansia delle femminucce per la cellulite che fuoriesce dal costume e per gli addominali che cominciano a dare segno di cedimento.

Panzallaria è qui, per dimostrare che la dovete smettere di propinarvi la palla che quel che conta non è l’aspetto ma poi ci state male; che la dovete smettere di credere VERAMENTE che le ciccione (per i maschietti, aime, non è così) sono come le Bridget Jones di turno al cinema, che basta un buon parucchiere e una ceretta per farle diventare supergnoccolone.

Il mondo vero è anche questo, outing e sadismo, voyerismo e impersonificazione.

E allora avanti, fatevi sentire, chiedete tutto quello che avreste sempre voluto sapere da chi, sull’autobus, occupa un posto e mezzo!!
Non è detto vi risponderò, non è detto che sarò sincera.
Oppure no
Oppure si

A DOMANI!!

piesse: stasera dò l’addio alla piadina ;-(

Mia suocera


Mancano pochi giorni alla dead line della mia cellulite: il 30 novembre si avvicina a larghi passi e presto dovrò dire addio a tutte le cose sfiziose che mi rendono più dolce la vita.

Visto che sono una previdente, fin da ora ho cominciato a mettere le mani avanti e ad avvertire del nuovo stato di cose parenti e amici.

Domenica eravamo invitati a pranzo della suocera e, preventivamente, l’ho chiamata per avvertirla di cucinare porzioni normali e non i suoi mitici piatti che sfamano tutto un paese del Terzo Mondo!.

Premetto qualche riga su mia suocera: dovete sapere che la cara signora (a cui voglio molto bene) incarna in maniera perfetta qualsiasi topos conosciate sulla “sdaura” bolognese, la tipica matrona della casa da celebrazione felliniana.

Iper – attiva in cucina e con lo straccio per la polvere, mia suocera non ha mai il frigo vuoto e se le dite che passate a trovarla e date la parola d’ordine: “Sono un amico di Tino” vi fa di certo trovare il caffè nella tazzina, due biscottini sul vassoio e…le lasagne in forno!!
Perché gli amici del suo cocco adorato sono anche amici suoi e se lei ha sfamato il suo bambino, è giusto che sfami anche coloro che lui ama. Il concetto democratico di amore filiale bolognese: un piatto di lasagne non si toglie a nessuno!!

Mia suocera poi, ha sempre quel capello cotonato che solo dalle nostre parti puoi trovare: una folta criniera di capelli neri che solo dopo 24 ore di bigodini possono rimanere così alti e soffici e immobili, manco fosse passato il parrucchiere di Big Jim!!!

Capelli che, alle volte, ti chiede cosa poteva succedergli, quando queste signore erano giovani e tanto alla moda, nei momenti di intimità coi legittimi mariti…

Mia suocera, in primis, non vi farebbe MAI trovare la casa in disordine e quando viene a casa mia, si trattiene dal portarsi dietro lo straccetto di talpa che raccoglie così bene la polvere. Si trattiene, ma la vedi che soffre immensamente e pensa a quel che succederà ai suoi futuri nipoti, costretti a vivere in una casa dove non la fanno da padrona meravigliosi soprammobili e dove, se passi un dito su una mensola, dopo conviene ti vada a lavare le mani.

Si trattiene mia suocera, perché mi vuole bene e credo abbia fiducia in una mia redenzione, e allora, per non rischiare di dire una parola in più, fuma come un’assatanata e la vedi, che il suo cuore di mamma soffre proprio a pensare al suo amato e unico figlio, capitato in grinfie tanto ingrate verso le muliebri occupazioni!.

In secundis, mia suocera non vi farà mai uscire dalla propria magione a stomaco vuoto: siete i benvenuti e in quanto tali, dovrete darle pure qualche soddisfazione!!!
Mia suocera non concepisce piatti che non siano almeno il doppio del peso corporeo di ciascun invitato e non contengano, almeno, 2 tipi diversi di carne e burro di ottima scelta.

Tempo fa Tino decise di diventare vegetariano (decisione abdicata anche per i motivi che sotto vado a narrare) e lo comunicò, con la dovuta delicatezza alla mamma che gli aveva preparato il maiale.

Lei, dopo aver fatto un grande mea culpa, chiedendosi perché non si fosse mai accorta delle cattive compagnie frequentate dal figlio e se esistessero in zona delle comunità di sostegno o disintossicazione per questo genere di mali, sembrò prendere atto della cosa.

La volta successiva, a cena, narrano che arrivò in tavola con un piatto di tortellini alla panna, sostenendo che aveva evitato il brodo proprio perché rispettava le scelte di Tino…tanto il ripieno di lonza di maiale non è tecnicamente carne e si è mai vista grugnire della carne macinata????

Di fronte al disappunto dell’interessato, la volta successiva decise di correre ai ripari e di ammodernarsi per stare al passo con il figlio e entrò in scena, col piatto da portata, orgogliosa e soddisfatta: “Questa volta sarai contenta, visto che ti sei messo in testa di non mangiare più carne, ti ho preparato il pollo!”.

Insomma, mia suocera è così, una persona molto buona a cui chiedetele tutto ma non di rinunciare alle sue tradizioni culinarie!.

Per tornare a domenica, devo proprio ringraziarla mia suocera, perché ha costretto tutti – per la mia scelta – ad un pranzo morigerato: al posto delle lasagne che aveva in mente, ha preparato le tagliatelle panna e funghi (la panna era quella dietetica) e al posto della bistecca, 8 cotolette cadauno, che la carne bianca è quella consigliata da tutti i nutrizionisti!!.

Mia suocera poi, essendo una che ci tiene all’aspetto, prima di uscire mi ha presa da parte e mi ha detto: “hai fatto proprio bene a metterti a dieta, perchè sei davvero un po’ cicciottella!, ma vedrai che se mangiamo SEMPRE così, finisci per dimagrire senza grandi sforzi”!

Che bella invenzione le mamme bolognesi, delizia e rovina di noi trentenni viziati!!!!!!!!

Partecipanza ed impegno: un illuminatissimo parere di Capitan Carlok

Pubblico con piacere il “succulento commento” che ha postato il mio amico Capitan Carlock in merito al post “Partecipanza ed impegno” di ieri, perché lo trovo molto bello e mi fa piacere che il mio momento di blogorrea abbia sortito gli effetti che speravo.

Anch’io credo nei collegamenti tra i due eventi (locali e nazionali) e personalmente sono assolutamente convinta che solo guardando le cose “dall’alto” in una prospettiva non esclusivista e di eccezionalità dei singoli eventi, si possa cominciare a FARE qualcosa; si possa decidere di responsabilizzare le proprie azioni, anche quelle che consideriamo di poco conto ma che, considerate come piccoli granelli di sabbia che fanno il deserto, hanno una valenza e un significato globale.

E allora grazie, Capitan Carlock, e speriamo che anche altri vogliano dire la loro!

Credo che in realtà i due eventi che descrivi siano strettamente correlati; e il trait d’union (scusate il parolone) è rappresentato da un dato che, da sfiduciato e disilluso quale sono diventato, ritengo possa essere costitutivo dell’uomo (inteso come essere umano).

Anche per causa di una forte e assai spiacevole esperienza personale, mi sono reso pienamente conto di quanto sia vero ciò che scrivi a proposito di: “se ognuno coltiva il proprio orticello e muove il culo solo quando a farne le spese è il proprio giardino […].
Partecipo/-iamo poco alla vita della nostra città, subendo decisioni che non condividiamo ma che ci riguardano e, anche quando non ci sembra che sia così, avvalliamo la noncuranza verso tutta una serie di eventi” eccetera.

Penso che gli eventi piccoli, quelli della nostra vita personale, siano uno specchio di quelli più grandi, che riguardano la politica del Paese e i suoi vari accadimenti.
Perché alla base di tutto rimane la stessa cosa: l’uomo. O meglio, gli uomini.
Cosicché, un pezzo di merda egocentrico e senza scrupoli o veri sentimenti verso il prossimo, e affascinato morbosamente dal potere e dalla sua gestione (piccolo o grande che sia, dato che in questo discorso ciò che conta è per così dire il dato strutturale), ha potuto, “urlando assurdità semantiche”, fare i propri comodi perpetrando del male ad altre persone con il plauso e la connivenza di altri per interesse, o l’indifferenza di terzi che pure erano coinvolti.

Non so quale delle due posizioni sia peggiore, ma penso presumibilmente la seconda, perché è proprio quando si avvallano, tacitamente o meno, delle situazioni o degli atteggiamenti di cui nel profondo del nostro cuore riconosciamo l’ingiustizia, è proprio in questo preciso momento che permettiamo alle cose di andare nel verso sbagliato, che lasciamo che le merde vincano. (Ma forse qualcuno, in questi casi, preferisce rigirare la questione prospettando e sventolando la bandiera del manicheismo, accoccolandosi pertanto nell’alibi del relativismo, che, per sacrosanto che sia, troppe volte fa troppo comodo, e soprattutto non vi si crede affatto.)

In queste circostanze, inoltre, penso che non valgano a nulla le cosiddette buone intenzioni (di cui è lastricata la strada per ogni inferno), né valga l’incoscienza, il non rendersi conto.
Perché ognuno di noi, in realtà, credo che possa possedere, o procurarsi, i mezzi per aprire gli occhi: ma semplicemente non lo vuole fare. (Va bene, per qualcuno è in effetti molto difficile entrarne in possesso…).
E ritengo stia proprio qua il punto, che la maggior parte delle persone si rifiuta di prendere coscienza, di ragionare con lucidità e mettendo da parte il proprio orgoglio e il proprio sé nell’ascoltare gli altri, perché il farlo significherebbe assai probabilmente mettere in discussione (anche continuamente!) un’intera vita, esteriore e soprattutto interiore; significherebbe permettere al mondo di crollare sotto i propri piedi, rimanere per un buon periodo di tempo senza agganci, subissati e come sommersi dalle proprie paure e dai propri dubbi.
Non credo, allora, che vi sia mancanza di intellettuali, quanto assenza di ascoltatori.

Concordo che questa sia un’operazione assai difficile e dolorosa, specie per chi risulta insicuro e fragile. Allo stesso tempo, però, penso riesca egoistico il chiudersi in sé e rifiutarsi di affrontare la questione, per quanto lo si possa fare senza rendersene conto.

Dunque, in sostanza, credo che sia precisamente da questa contraddizione profonda che l’essere umano non riesca ad abdicare, forse addirittura per un suo dato costitutivo, come dicevo all’inizio. Secoli, o meglio millenni di storia, stanno là ad ammonirci e a dimostrarlo, in barba a tutte le visioni teleologiche (altro parolone, scusate di nuovo).
In attesa, appunto, di un nuovo, ciclico, “uragano”.

Capitan Carlock

L’angolo della digestione difficile: partecipanza ed impegno


In questo post cercherò di essere seria; alcuni eventi, letture del week end e considerazioni personali mi impongono un momento di riflessione: non vi preoccupate, sarà solo un momento, anche perché non ho nessuna intenzione di ammorbarvi con soliloqui evanescenti; non è la scelta che ho fatto con Panzallaria.
Panzallaria dovrà ammorbarvi con aneddoti tra il reale e il fantastico, soliloqui di una cicciona che ha scelto di spendere meno aprendo un blog che andando dallo psicanalista.

Anzi devo dire che nella prima settimana di apertura di questo spazio, mi hanno già scritto messaggi e mail un sacco di persone che non ho trovato niente male nemmeno come psicanalisti, in quanto ad arguzia dei consigli! ;-).

Ma tornando alle mie “difficili digestioni” oggi, in questa giornata nevosa (che bella la neve!) non posso fare a meno di pensare a un fatto accaduto nella mia città – lo stupro di una ragazza – e a come girano le cose italiane ormai da lungo tempo.

Partiamo dagli eventi locali: una ragazza è stata trascinata in un parco della periferia dopo essere scesa da un autobus ed è stata stuprata. Pare che la vittima di questo orribile fatto, mentre veniva costretta ad appartarsi, abbia invano tentato di attirare l’attenzione degli automobilisti che hanno proseguito senza fermarsi.

Premetto che non so decidere se per menefreghismo o perché realmente non abbiano visto la scena (quella sera piovigginava e c’era nebbia), l’accaduto ha scatenato, oltre che per la barbarie del gesto in se’, la deprecazione dei media e dei politici del momento per l’apparente indifferenza dei passanti in una città, da sempre famosa per la qualità della vita.
Io, per natura e per empatia, sto di certo dalla parte di una ragazza che ha subito una violenza orribile, di quelle credo difficili da dimenticare. Ma non posso fare a meno di pensare, con dolore, anche alla debolezza delle nostre società, al sottile confine tra civiltà e individualismo che spesso porta ad una vita in solitudine anche in luoghi popolosi e apparentemente sicuri.

Non posso fare a meno di pensare alla rabbia di questa persona e della sua famiglia, catapultata in un incubo da cui, nessuno, è riuscito (o ha voluto ?) tirarla fuori.

Non posso non pensare a Cofferati, il Sindaco di Bologna e alle sue recenti proposte e azioni, in termini di legalità.
Il Cinese ha recentemente detto che la mia città ha una “lunga tradizione di solidarietà e legalità” che vanno di pari passo.

Fermo restando che nell’evento specifico (sto per dire una banalità) non c’è ne’ legalità ne’ solidarietà, mi chiedo cosa cavolo significhi questa lunga tradizione oggi, se ognuno coltiva il proprio orticello e muove il culo solo quando a farne le spese è il proprio giardino.
Me compresa.

E soprattutto, la solidarietà non dovrebbe partire dal riconoscere le cause di un malessere che si va diffondendo, invece di curarne gli effetti? Penso ai figli che voglio e che spero di avere: sono prprio sicura che un domani non dovrò vergognarmi quando uno di loro mi chiederà:”e tu, cosa hai fatto per tutto questo?”.
Mi ci ha fatto pensare una persona che stimo molto e conosco da poco, che – malgrado la lotta contro una grave malattia – per il futuro dei suoi figli ha deciso di impegnarsi politicamente (nel senso più vero del termine).

Partecipo/-amo poco alla vita della nostra città, subendo decisioni che non condividiamo ma che ci riguardano e, anche quando non ci sembra che sia così, avvalliamo la noncuranza verso tutta una serie di eventi che un domani potrebbero veramente tornarci indietro come un uragano.

Il nostro disimpegno, il mio, equivale a renderci tutti automobilisti, in una sera di inverno, in una periferia qualunque, mentre un uomo qualunque violenta una ragazza qualunque. Tutti nelle nostre macchinine, col solo pensiero di tornare a casa, al caldo, a guardare un film e a riposarci dalla lunga giornata lavorativa. Non importa se in quel particolare momento non abbiamo visto perché pioveva o c’era nebbia, di fatto siamo TUTTI complici di eventi che non abbiamo mai voluto considerare come effetti di un lungo percorso verso la non partecipanza, ma solo come casi “eccezionali”.

L’eccezionalità ci renderà tutti orbi, bisogna cominciare a fare i conti con la normalità e corregerla, prima di tutto in noi stessi. Almeno questo è quello che penso, sempre di più.

Passando alle cose dell’Italia, ieri ho letto un articolo, veramente molto bello, di Tahar Ben Jelloun su Micromega n.6 del 2005: Uno di noi.

L’ articolo è stato scritto in occasione del trentennale della morte di Pasolini e l’autore, con uno stile chiaro e diretto, immagina un’Italia in cui Pasolini vive ancora. Cosa avrebbe potuto scrivere Pasolini sull’Italia berlusconiana? Sarebbe riuscito a smascherare il mondo che il Cavaliere rappresenta?

Mi sono accorta, leggendelo, di avere dentro una grande rabbia contro gli intellettuali italiani attuali, anche quelli che amo. L’intellettuale non dovrebbe ragionare sul mondo, smascherare il velo di ipocrisia del potere e agire per denunciare e sovvertire uno stato di cose malato?

Oggi, in questo stato di banane, quanti sono gli intellettuali, così come era Pa’, in grado di provocare quel senso di straniamento così forte da palesare l’assurdità della realtà in cui viviamo?
Qualcuno ci ha provato, con i girotondi, con le manifestazioni, ma poi, dopo una prima ventata di entusiasmo a me sembra che tutto si sia di nuovo normalizzato. E intanto il berlusconianismo impera e naturalizza nello stile di vita di tutti, entra nella sinistra spettacolarizzandola, e se ne gira indisturbato per il mondo, giullarizzando discorsi politici internazionali e trasformando ogni esternazione pubblica in discorso elettorale.

Ormai ci siamo tutti abituati alle “barzellette” di Berlusconi, alle sue boutades in presenza dell’Imperatore Bush e alla cricca di vergognosi e vilipendiosi soci di cui si attornia.

Chi di noi non ha pensato, quando si iniziava a parlare di Aviaria, che non fosse altro – come al solito – che un modo per tenerci tutti terrorizzati nelle nostre case?
Chi non ha sorriso, in mezzo all’amarezza, per quel che il Premier ha riferito degli ultimi suoi “discorsi amorosi” con Bush?

Barthes nei “Miti d’oggi” scriveva che basta urlare forte e un gran numero di volte una cosa perché la gente cominci a crederci, perché si perda il valore semantico (spesso assurdo) della cosa detta e quella sembri vera.
Ecco, ci sono giorni in cui mi sveglio e mi sembra di sentire tutti urlare forte e mi fa una gran paura; mi fa una gran vergogna; mi fa un gran schifo.

Ma come scrive Ben Jelloun nell’articolo di Micromega, non è tanto Berlusconi e i suoi lifting che mi spaventano, quanto tutti quelli che ci credono e tutti quelli che, non credendoci, non fanno nulla.
Insomma, a volte anche uno stomaco di ferro come il mio, fa una gran fatica a digerire certi cibi così invitanti e tanto avariati! 😉
Scusate la blog-orrea

Cuscinetti e shopping


Lo shopping, si sa, è una delle attività preferite dalle femmine, o almeno questo le pubblicità ci vogliono indurre a credere. In effetti di rado vedo alcune amiche entrare in tanto sollucchero quanto in un negozio di intimo, davanti a quel meraviglioso perizoma leopardato o al reggiseno a balconcino che fa venir voglia, anche alle più accanite anticonformiste, di assomigliare ad una velina.

E che dire delle sessioni da Promode durante il periodo dei saldi? Roba da uccidere anche un elefante che però non riesce a stendere colei che normalmente, davanti ad una normale fila alle casse del supermercato, rischia lo svenimento.

E gli occhietti che si illuminano all’idea di andare a far razzia al mercato di turno? Ci possono essere anche 40 gradi all’ombra, con un’umidità del 120% che dinnanzi ad una bancarella ben fornita, si perde il senso del tempo e sembra di stare in alta montagna!

Le mie amiche sono TUTTE così, fatta nessuna esclusione, eccetto la sottoscritta.
Certo, quando ero più magra non adoravo lo shopping, ma di sicuro resistevo più di cinque minuti in un camerino e non mi veniva voglia di urlare e fare una strage tutte le volte che la commessa, gentilmente, mi chiedeva se poteva essermi utile.

Ma le cose cambiano e ora non riesco nemmeno a metterci piede, in certi negozi. E di fronte all’amica di turno che scalpita per entrare, devo sempre costringermi alla pazienza per dissimulare la certezza che, una volta fagocitate dentro al locale, io reggerò il moccolo, manco fossi una bimba di dieci anni in uscita con la sorella sedicenne in pieno scoppio degli ormoni!.

Dunque, se ho bisogno di comprarmi un vestito, ci vado da sola e spesso in situazioni abbastanza grottesche tipo: 2 minuti prima di un matrimonio perché il gatto ha tirato i fili dell’unico maglione mi faccia sentire decente; 4 ore prima di un appuntamento di lavoro importante, perché è venuto a nevicare e i miei vestiti “da appuntamento importante” non prevedono la neve, e così via…

E una volta entrata nel negozio – scelgo quelli più imboscati, così da non incontrare nessuno che conosca e a cui potrei regalare “grasse” risate – mi trasformo in Crudelia, la donna a cui NESSUNA commessa oserebbe chiedere “Ha bisogno? vuole che le porti la taglia più grande? Oh…non esiste la taglia più grande…”.

Neanche trovarmi mezza nuda al supermercato (citazione da un evento realmente accaduto di cui forse in futuro vi narrerò) mi fa sentire più stressata!!!!

Quando terminano queste esperienze, mi ripeto che col culo che mi vedono, in un negozio di abbigliamento, per i prossimi dieci anni!.

E allora, dovendo di necessità fare virtù, e avendo insito nel dna il bisogno di un po’ di shopping compulsivo, almeno ogni tanto, mi sono specializzata in una serie di articoli senza taglie che mi fanno andare LETTERALMENTE in brodo di giuggiole.

La consumista che alberga in me va in Paradiso fondamentalmente in 2 posti:

  1. le cartolerie e/o reparti di cancelleria dei supermercati;
  2. i negozi di borse

Un’ala della mia casa è ormai invasa di quaderni, quadernetti, agende, penne colorate, calendari di gatti, graffette, biglietti di auguri, raccoglitori metallici, raccoglitori di carta, cartelle trasparenti e colorate, etichette per libri, righe, quadretti, righe di terza elementare, quadretti grandi e piccoli, fogli bianchi, segnalibri, matite, portamatite, mine dello 0,5, cartoline…insomma, potrei aprire una succursale della Fabriano. A volte, quando sono nel negozio di turno, ho talmente voglia di acquistare quel particolare quaderno che mi convinco, mi autoconvinco che non posso ASSOLUTAMENTE farne a meno, che l’indomani mi sarebbe impossibile iniziare quel determinato progetto senza, anzi, che forse mi sarebbe impossibile adirittura alzarmi dal letto!

L’armadio che condivido con Tino (uomo paziente e coraggioso! 😉 è invece occupato, per una buona metà dalle borse. Sulle borse sono MOLTO esigente, un pò come per la carta su cui scrivere. Ne avrò collezionate circa una 40ina e alla fine uso sempre la stessa, ma devo essere pronta per ogni occasione, per tutte le capienze, per le situazioni in cui è richiesta una sacca comoda e quelle in cui devo fare la signora fighetta.

A volte mi trovo a urlare al mio compagno, che ha bisogno di un vestito accidentalmente finito tra le mie borse, di non farlo, che potrebbe rischiare il soffocamento da crollo (non sono nemmeno molto ordinata), tanto che credo sospetti tenga l’amante nascosto nell’armadio.

Ma che volete…anche noi ciccione abbiam bisogno di qualche soddisfazione e questo è un mondo brutto e cattivo che impedisce agli stilisti di pensare a vestiti over 42. I quaderni e le borse sono la mia (ma sospetto che altre lettrici ciccione siano d’accordo con me) lotta contro i mali della globalizzazione, sono il mio urlo di protesta, un grido che si leva, sopra i tetti di Bologna e dice:

“VOGLIO ESSERE UNA CONSUMISTA ANCH’IOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!”

Il con-sesso delle esperte

Credo che ogni donna dovrebbe fare parte di un club di esperte con cui confrontarsi sui tanti problemi che affligono l’umanità, ma non solo. Vogliamo parlare della necessità di condividere la gioia per l’ultimo acquisto di biancheria intima o i problemi legati alla comunicazione maschio-femmina cristallizzata sul trito e ritrito “io non li/le capisco”?

In base a questo presupposto, da sempre ho cercato di affiliarmi a congreghe più o meno segrete di femmine arrabbiate, arrapate, allegre e incazzose, per poter dire la mia e condividere l’universo femminile con qualche comare a me simile;

Ultimamente ho trovato la dimensione perfetta: il supremo con-sesso di cui mi fregio di far parte ha caratteri e dimensioni sovraregionali e mi vede a tenere alto l’onor emiliano-romagnolo presso un gruppo di affiliate di varia provienenza.

Siamo in 4, come i Fantastici e come le Piccole Donne; oltre a me, partecipano al Con-sesso 1 milanese, 1 torinese e 1 romanomilaneseparmigiana.

Le riunioni si tengono con cadenza mensile (?), laddove una di noi riesca a “cacciare” compagni, fidanzati o coinquiline per ALMENO 2 giorni e hanno tutta l’aria di un pigiama party alla Grease, con tanto di calzettoni a righe e smalto per le unghie da usare all’occorrenza, quando non siamo troppo impegnate a stabaccare come assatanate.

Recentemente il Con-sesso si è riunito nella mia dimora; Tino – gentilmente invitato dalla sottoscritta ad andare a dormire dalla madre – si è dimostrato molto comprensivo e ci ha pure fornito di riserve alimentari appropriate – fatte dalla suocera – che era così felice di averlo tutto per se per un intero week end, che mi ha voluto così dimostrare imperitura riconoscenza.

Le riunioni del Con-sesso sono assolutamente segrete (anche se stavamo pensando di redigere verbali a futura memoria), hanno forma assolutamente elitaria (per diventare socie bisogna superare prove difficilissime e dimostrare abilità su cui non mi soffermo per decenza e rispetto alla fascia pro-tetta ;-)) e prevedono la presenza sine qua non di alcune fondamentali componenti:

  1. Alcolici in quantità industriale;
  2. Scorta di sigarette di almeno 3 marche diverse;
  3. Listino della più vicina pizzeria da asporto.

Il Con-sesso di cui ora faccio parte mi piace proprio: gli argomenti spaziano dalla letteratura ( ci fregiamo tutte di essere lettrici accanite), alla filosofia, al sesso estremo fino ad arrivare ai sistemi migliori per smacchiare il divano.

Come i Fantastici 4 e i Barbapapà, ognuna di noi ha una sua personale caratteristica che apporta al gruppo un punto di vista diverso e necessario a indagare gli anfratti nascosti dell’animo maschile e a elargire consigli che se andassimo dallo psicologo spenderemmo di certo molto di più. 😉

Escono perle di pura filosofia da questi workshop mensili, frasi che si scolpiscono nella mente e quel tipo di relax da spettegolezzo che ti fa urlare: “Mai più senza”

Per esempio non sapevo che in un rapporto è necessario distinguere tra la fase “trombo” e la fase “parlo” perchè solo così potrà funzionare e soprattutto, che se si divide in moduli il rapporto, una puo’ anche decidere di avvalersi solo della frase T lasciando ad altre il piacere della fase P.

E cosa pensare dell’uomo che parla mentre lo fa??

Sembrano cose da poco, ma è importante sapere se alle donne – e a quante – piace il dialogo amoroso e se lo preferiscono nella modalità zozzona o ultrasdolcinata…

Dunque, questo genere di Con-sessi, che mi sento assolutamente di promuovere, fanno crescere e rendono consapevoli. Aiutano noi donne ad affrontare meglio le giornate e a complessizzare (questo è un frologismo) i maschietti con cui viviamo e le loro necessità primarie.

Ma, adesso non è per fare la snob, credo che il mio Con-sesso attuale sia proprio una bomba e che l’assortimento di nature umane presenti lo renda assolutamente inarrivabile.

Perché una come Adele, che riuscirebbe a conferire complessità e problematicismo anche al gatto ce ne è una sola. Perchè il cinismo condito di “stella, ciccia e amore” della nostra Broke (vi giuro, si chiama come una di Beatiful perché la sua vita è una vera soap opera, che a volte mi viene il dubbio che i figli li abbia avuti da un fratello a cui l’hanno separata da piccola ;-)) è davvero inarrivabile: ma alla fine c’ha quasi sempre ragione lei.

E vogliamo parlare di Elle? Elle è pragmatica e sembra un pò rude, alle volte, ma c’ha un cuore grande e spero proprio che un giorno di questi mi adotti nella sua superfamiglia piena di gente…

Insomma, come i Barbapapà (o erano i Fantastici 4 ?), ognuna di noi è dotata di superpoteri e tutte insieme si è più in grado di fare scudo alle cose brutte;

e dunque se a qualcuno sono fischiate le orecchie nel week end, probabilmente stavamo proprio sparlando di voi ;-))

E ATTENZIONE UOMINI!!! che se tanto tanto ci fate arrabbiare, potremmo rompere una fialetta puzzolente nel radiatore della vostra automobile! 😉