Il mio personal storytelling: scrittura autobiografica dal 2005, nata con il progetto Panzallaria.com

Lectio Magistralis -Parte Tcu!

un volto autoritario stile Panzallaria
Allora, vi devo raccontare della mia giornata campale da prof., all’insegna della serietà e della professionalità.

Dopo un lungo sonno ristoratore (alle 4.45, per l’agitazione ero già sveglia) e una colazione pantagruelica (1 mela e del caffè), mi sono avviata verso il locus hamenus – dove dovevo tenere la mia magistral prestazione – in tassì.

Nel rintronamento da poco sonno e in maniera del tutto automatica, invece di sedermi dietro mi sono accomodata nel posto di fianco all’autista, senza neanche averlo guardato in faccia.
Quando il mio sederone era già posizionato, mi sono voltata e con estrema non chalance (si scriverà così???) me ne sono uscita – quasi a dirlo a me stessa – con un “mi sono seduta di fianco a lei!”.

In quel momento c’è stata l’epifania dell’autista, che si è mostrato nella sua doppia natura di consumato uomo della strada e consumato lumacone: i suoi occhi si sono puntati – come fari nella notte o come la vista di Superman – sulle mie tette. Con il volto scolpito dal vento di montagna e un’età imprecisata che poteva andare dai 40 ai 60, in uno stentatissimo italiano al gusto di Krauti mi ha detto:”meglio, meglio, così la posso guardare meglio che è tanto una bella ragazza”…

Io, che bella proprio non sono, lì ho capito ESATTAMENTE cosa stesse succedendo: il gesto di sedermi accanto a lui ha sortito lo stesso effetto che se gli avessi mostrato la giarrettiera che non ho; lo ha convinto che gliela avrei data.

Per fortuna Panzallaria, che è logorroica e piena di fantasia, ha montato una FANTASTORIA su un fidanzato immaginario e bolzanino, da cui mi stavo dirigendo e così, dalle tette, l’occhio marpione si è spostato sul traffico.

E allora siamo passati ad una più tranquillizzante discussione infarcita di luoghi comuni del tipo “quanto è bella la vostra città” “quanto è pulita Bolzano” e “quanto meno traffico di Bologna” che mi ha salvato da un sicuro destino nella baita a scremar latte e cucire pelli mentre il mio maritino affronta la giungla cittadina con il suo bolide giallo.

Sebben un tassista guadagni molto più di Tino e camminar per i monti agevolerebbe la mia dieta 😉

L’aula in cui ho tenuto il mio seminario magistrale si trova in un Istituto superiore. Devo dire che non ho mai visto un posto tanto pulito e ordinato come quella scuola: il bagno dei ragazzi era più pulito di quello di casa mia (mi sono sbagliata e sono andata a far pipì nel bagno degli studenti, per giunta maschi!).

Non una scritta su presunte specialità similbenzinaio, nè numeri di telefono per orgie o apprezzamenti sulla compagna di classe o il prof scorbutivo; nulla di tutto quello che si trova usalmente in qualsiasi scuola delle mie parti.

I bidelli -invece di mugugnare mezze risposte in dialetto – erano di una gentilezza come nenache l’analista che paghi fior di quattrini!; invece che con la scopa di saggina pulivano il pavimento con uno di quei macchinini superefficienti che girano in tondo lucidando tutto e che a Bologna il Comune tira fuori solo al primo dell’anno per pulire la piazza dopo i bagordi della festa.

E credo che nella mia città lo lascino guidare solo a personale altamente qualificato con almeno un Master di specializzazione!.

Non vi dico l’aula in cui ci hanno sistemato: come nell’ultima serie di Star track, dai banchi – grazie ad un supertelecomando che farebbe venire un orgasmo ad ogni videodipendente italiano – sono fuoriuscite delle cabine flottanti provviste di pc a schermo piatto, che credo nemmeno alla Nasa abbiano materiale tanto all’avanguardia.

Mi hanno proprio messo a mio agio!!!!

Quando ho cominciato a parlare – avendo pianificato materiale per presumibili otto ore – mi sono resa subito conto che dopo 20 minuti stavo già finendo le slides e così ho inserito la marcia in folle e sono passata da un ritmo concitato e sintetico ad uno sbrodolone logorroico infinito.

I miei studenti erano proprio persone carine e per fortuna, nessuno mi ha messo in difficoltà.

In primo banco 2 ragazze si erano messe a chiaccherare tra loro, producendo un brusio di fondo che mi ha fatto comprendere appiendo i rimbrotti della Prof.ssa Caccano (si chiamava proprio così ;-)), la mia insegnante di matematica delle medie.

La Caccano, nota “estrosa” della mia scuola, tutte le volte che qualcuno chiacchierava, prima si interrompeva per 2 lunghissimi minuti – producendo un imbarazzante silenzio da ascensore – poi tirava inaspettatamente un urlo belluino che ti faceva accaponare la pelle.

Questo quando a disturbare erano esseri umani; più di una volta, nel silenzio della classe durante un compito a sorpresa, se per caso sentiva ronzare qualche insetto, non potendo su di esso produrre effetti con i suoi urli da soprano, si premurava di occupare ben 2 pagine di registro scrivendo note “alla mosca che disturba durante la prova scritta di matematica”.

Ah, cara vecchia Caccano, chissà come stai ora nella tua “Casa di cura per malati di mente”!!! Ahhh, scuola italiana, locus formativo di tutte noi personcine per bene!!!!

Io, per non finire come lei, ho gentilmente richiesto (quasi una supplica) alle 2 signorine di abbassare la voce. Mi sono per questo profusa in scuse manco avessi pestato il piede al chiuaua della Preside!…L’autoritarismo è il mio punto di forza!!

Una delle 2 però ha usato la scusa più vecchia del mondo e ha pure detto “stavamo parlando di quello che hai appena spiegato”, roba che come fanno sti studenti a credere che uno ci possa ancora cascare??? ebbene, il mio cuore di prof. si è riempito di orgoglio e ho capito perché è la scusa più vecchia del mondo e perché le nuove generazioni continuano ad usarla.

A conti fatti è andato tutto bene e ad un certo punto mi sono pure appoggiata – durante il dibattito con gli studenti – al primo banco, con un atteggiamento da navigata esperta formativa che mi ha riempito il cuore di gioia.

Alla fine erano contenti e anche io devo dire mi sentivo soddisfatta della prestazione.

La ciarlona di cui sopra mi ha addirittura fatto un regalino, acquistato nella pausa pranzo, tanto che mi sono chiesta se è una leccaculo patentata, una lesbica rimasta colpita dal fascino che emana TUTTO il mio corpo oppure se ha intravisto il grande e sublime genio nei miei occhi.

Naturalmente la risposta la sapete già 😉

Studiate e fate i compiti.

Lectio Magistralis -Parte Uan!

torta Sacher
Sto dimagrendo. Buona notizia a cui mi attanaglio per affrontare le avversità: mi cascano i jeans e, sebbene mi ci vorrà dell’impegno per non essere più cicciona e sono ben lungi, intanto è un inizio.

E dire che dopo la 2 giorni bolzanina a fare la prof. seria e preparata, credevo che qualche peccattuccio alimentare mi avesse fatto perdere la retta via, e invece ce la sto facendo.

Ma vogliamo parlare della sublime prestazione da insegnante navigata che gira tra i banchi elargendo sapere e moderati sorrisi autocompiaciuti che sono?.
Davvero mi sarei applaudita da sola per la maestria con cui sono riuscita ad accattare consensi e a far credere di esserci veramente dentro ;-)…tanto che a questo punto posso pure tentare di lanciarmi in politica!.

Sono partita con il treno in una freddissima mattina e fin da subito sono stata attanagliata da dubbi amletici, tipo che borsa portarmi dietro.
Stavo in quel di Bolzano soltanto una notte, ma il dilemma del “come si veste una prof.” mi ha fatto tirar fuori metà armadio: alla fine mi sono portata, oltre all’abbigliamento da treno (jeans, maglione e scarponcini), anche una gonna, gli stivaletti della zia e un maglioncino di ricambio. Oltre ai vestiti naturalmente c’erano gli appunti per la lezione, il contratto da firmare e i libri.

Dovete sapere che io non riesco a partire se non ho dietro ALMENO 2 libri, uno per la lettura di “svago” e uno di interesse professionale.
Trattandosi di un’occasione importante ho pensato bene di portarmi – tanto per avere SEMPRE qualcosa da fare – 3 libri, 2 riviste (quella per lo studio dell’inglese e “Internazionale”) e un quotidiano.

Vogliamo poi lasciare a casa il lettore cd che mi ha regalato Tino??
vogliamo perderci l’occasione di ascoltare buona musica guardando il paesaggio scorrere fuori dal finestrino del treno, con sguardo sognante che fa tanto “donna innamorata dopo un triste addio”???

Alla fine c’avevo con me un carico da mesata di vacanza; ma – mi son detta – questa volta chi se ne frega!!

Ero agitata al momento della partenza, tanto che al ritorno dal prelievo al Bancomat (che ormai elargisce solo Kleanex bagnati di lacrime invece di soldi!), nella concitazione del momento mi sono sbagliata e sono salita su una macchina – identica alla mia – ma al cui posto dell’autista, invece di Tino, sedeva un simpatico vecchietto di 105 anni.
E vabbé. Noi professionisti siamo tutti un pò così, un pò fantasiosi e cialtroni…

Dopo un viaggio lunghissimo, durante il quale ho dovuto anche costringere il mio culone ad un’immersione fuori programma tra i piedi della gente seduta nel mio scompartimento, perché avevo ridotto il cellulare in mille pezzi tra Bologna e Bolzano, sono arrivata a destinazione con il mio borsone e un bigliettino – come i migliori emigranti – con su scritto il nome di un albergo.

Quando sono arrivata all’indirizzo giusto – porca miseria!!! – mi sono trovata di fronte ad una costruzione degna del sultano, con le bandiere svolazzanti sui pennacchi, i camerieri in livrea (in realtà, non so cosa sia una livrea, ma facevano proprio una bella figura i camerieri dell’hotel!) e il tappeto sulle scale…

Io e il mio borsone da Vu cumprà (sponsorizzato “Venturelli Autospurghi” ;-)), con un certo imbarazzo, ci siamo diretti alla reception, constatando che proprio lì eravamo alloggiati.

Oltre ad una enorme sala da the, affrescata e proprio carina, merita un cenno l’ascensore: assolutamente cammuffato dietro ad una porta intarsiata – per non offendere l’occhio elegante di noi ospiti – mi aspettava un salottino semovente, divano e specchio dotato, con tanto di musica per sollazzare le orecchie degli astanti.

Mi sono sentita una “PrettiUoman dei poverissimi”: come se alla Julia le fosse arrivata una pialla in testa per accorciarla e allargarla a dismisura, o se – senza bisogno della pialla – si fosse trovata in una galleria degli specchi deformanti!.

Giuro che in albergo non ho rubato nulla: visto che tutti lo fanno, di portare a casa saponette, lamette per la barba e pulisciscarpe professionali, per andare contro tendenza ho fatto la signora. Tra l’altro non ho mai capito che bazza sia per la Gina di turno che si ruba la schiuma da barba solo per dire “guarda in che posto fiko sono stata, che ti davano anche la schiuma da barba e le pinzette per i peli del naso e io mi sono portata tutto a casa!”.

Dal momento che la lezione sarebbe stata il giorno seguente ho deciso di dedicare il primo pomeriggio a “Panzallaria turista per caso” e me ne sono andata in giro per Bolzano.

E visto che tutti mi avevano rotto i cojoni con sta storia dei mercatini, sempre per un mio gusto alla controtendenza, me ne sono andata in giro per la città evitandoli come la peste – anche perché erano infestati di comitive di pensionati agguerriti, giunti da ogni parte d’Italia in pullman per acquistare palle di natale, bambin gesù verydoc e torta sacher a volontà.

Nelle mie peregrinazioni ho constatato che i Bolzanini mangiano a qualunque ora, qualsiasi cosa e in quantità industriali; eppure girano per strada gnoccolone bionde da paura e l’unica che sembrava aver appena ingerito un tir di wurstel ero io!!!.

Ovunque mi voltassi c’erano Krauti, Krafen e fette di torta e anche le mele – spuntino prediletto da noi obesi – erano declinate nella loro accezione unta e bisunta!!! Dopo aver tentato di resistere con forza e determinazione per 2 ore, soggetta al fuoco di fila delle orride bancarelle mangiareccie, alle ore 17.34 ho ceduto, commettendo il sacro peccato gastronomico: mi sono comprata un piatto di frittelle di mele e ho consumato il delitto in rigoroso e liturgico silenzio, ringhiando a tutti quelli che, passando, addocchiavano le mie amate frittelline.

Si vive una volta sola kekazzi!!!!.

E dopo una lunga passeggiata, un freddo porcello e i miei piedi divenuti ormai due piadine fritte, mi sono decisa a cercare riparo alimentare per la cena, che avrei consumato in compagnia di me stessa, come tutti i veri project manager in trasferta.

Con il mio libro, un libro che mi sta piacendo veramente tantissimo e di cui -forse- vi parlerò “I sublimi segreti delle Ya-Ya Sisters” me ne sono andata alla ricerca del locale perfetto per una donna sola, che avesse le seguenti caratteristiche:

  1. no vetrata sull’esterno
  2. poca gente
  3. faccie simpatiche
  4. cibo non troppo grasso e unto.

Entrare in una pizzeria e ristorante in terra semi-germanica, mentre fuori girano solo i covoni (Bolzano alle otto vede smaterializzarsi tutti i propri abitanti!) e tu sei sola, cicciottella e porti occhialini da intellettuale, chiedendo al giovine cameriere “Devo cenare, sono sola”, ho scoperto che ti fa sentire incredibilmente sfigata: la versione moderna dell’incompreso!!!!

Per consumare in fretta la cena mi sono scorticata il labbro mangiando un’orrida pizza e sporcata i gomiti della maglia per tentare di leggere, con indifferenza e navigata sicurezza il mio libro, mentre addentavo la cena.

Non so cosa abbiano pensato gli astanti di tal pulzella Panzallaria versione “sono sola” ma di certo non sono affatto sembrata la professionista in trasferta che mi ero visualizzata nella mia mente e già solo il nome del locale “La stalla” tradiva la mia verginità a tali pratiche.

E’ chiaro come il sorriso del Berlusca: NON SARO’ MAI l’immagine della serietà e eleganza professionale…ma forse va proprio meglio così, se no che cavolo scriverei su sto blog????

Ora me ne devo andare dalla mia amica Sammy, si è fatto tardi e visto che voglio tenervi agganciati alla sedia, la Tcu Part di sto post ve la cuccate domani!!!!!!!
!!!!!

A-Dios…


Buongiorno a tutti; oggi avrei voluto raccontarvi tutti gli aneddoti della mia Lectio Magistralis di ieri, mi ero proprio visualizzata che mi sarei coccolata, dopo la fatica, con qualche spassoso aneddoto sul web e con Panzallariate.

E invece qualcosa ha fatto si che io abbia deciso di rimandare a domani, o forse a tra qualche giorno, per spremere il succo divertente della vita.

Da poche ore, infatti, ho saputo che una persona a cui tenevo molto è volata in cielo. Si chiamava Giusy ed era la migliore amica di mia madre. Era ammalata da tre anni ma non aveva perso una frizzante allegria e voglia di vivere che la faceva sembrare ancora giovane come quando, da bambina, l’avevo conosciuta.

Giusy per me era l’amica della mamma con cui andare a fare lo shopping figo (lei aveva quintali di gusto e ogni tanto ne elargiva gentilmente anche per me); Giusy aveva una risata divertente e coinvolgente e ci faceva ridere con le sue fantastorie amorose.

Giusy sembrava sempre uguale a quella che mia mamma ed io conoscemmo 20 anni fa: sempre una ragazzina. E’ rimasta così fino quasi alla fine, prima che la malattia la bloccasse a letto e il suo volto si trasformasse in quello di una giovane quarantenne vecchia…l’ultima volta che sono stata a trovarla in ospedale le ho detto un sacco di bugie, su quando sarei dimagrita e lei guarita e saremmo andate insieme a ballare…(doppia bugia perché io ODIO le discoteche!). Mentre parlavamo accanto a lei c’era già una Nera Signora con la scure in mano, ad attendere il suo momento di Gloria; mentre parlavamo, dalle finestre ho visto che nell’ala di fronte dell’ospedale stava nascendo un bambino e il mio cuore si è riempito di gioia e tristezza insieme, perché tutto questo cerchio che è la vita, a volte fa girare la testa.

Ma Giusy non era quello, Giusy era quella che – quest’Estate – in vacanza con la mia mamma a Cervia, si era portata una parrucca per il mare e una per la sera e aveva comprato tante di quelle cose, nello shopping vacanziero, da doversi far portare una valigia supplementare!!!

Giusy ha fatto ridere mia mamma quando voleva solo piangere e ha sempre saputo affrontare la vita con ironia.

Probabilmente, quando la Nera Signora è arrivata, avrà ammirato il suo look e saranno insieme andate a fare l’ultimo shopping compulsivo alla giusy, quello che quando uscivi con lei dovevi farti fare un finanziamento dedicato.

Probabilmente ora Giusy non indossa più parrucche e i suoi capelli corvini sono ricresciuti belli come quando da bambina glieli pettinavo.

Probabilmente i genitori del bambino nato ieri, dall’altra parte dell’ospedale, staranno sorridendo a quel gran dono che è la vita…

Alzo il calice alla Giusy e alla mia mamma che le voleva tanto bene.

A-Dios

Francesca -Panzallaria

Sbarbus est melius!!!!!!!!!!!!


Durante uno dei famosi con-sessi delle esperte, con le mie amiche si ragionava sullo stato attuale degli uomini trenta-quarantenni single, appurando -dopo attente valutazioni delle prove contestuali e statistiche alla mano – che la situazione in cui versano i maschietti non accasati della mia generazione è veramente e quasi sempre, molto grave.

Visto che Panzallaria non si fa prendere in castagna (che c’hanno pure una quantità di kalorie che il mio dietologo mi ucciderebbe!) propongo di aprire una discussione a riguardo mettendo sul piatto (le metafore alimentari sono il mio forte) le prove di tale gravità.

L’uomo che arriva a 30-40 anni single è peggio del brufoloso diciottenne (i frequentatori diciottenni non me ne vogliano, ai miei tempi si usava poco topexan ;-)) che ti fa innamorare e dopo averti convinta che il petting è una sacra pratica affettiva e che farne a meno sarebbe inopportuno, ti scaricano, come una lavatrice usata e passata di moda, davanti al cassonetto.

Al tempo la mamma ci diceva che i maschi maturano dopo e che per trovare un sensibile essere umano dell’altro sesso – disposto ad ascoltarci e ad amarci incondizionatamente – avremmo dovuto attendere qualche annetto, che poi arrivava il Principe Azzurro con l’anello, le promesse e una gran voglia di sfornare figli e con il desiderio di fare felici noi splendide farfalline innamorate.

Al tempo, quando alle feste ci si divideva -rigorosamente- in gruppi di genere, e noi si parlava di amore vero e loro pensavano alla moto, alla discoteca e a toccarti le tette, ciò che ci confortava di fronte a tanta incomprensibilità e incomprensione reciproca, era il pensiero di questo Principe Azzurro trenta-quarantenne; Lui sarebbe stato di certo un intellettuale, magari anche uomo di successo, preferibilmente ricco e in forma, con tanti onesti, puri ma solletticosi pensieri con cui sollazzare il nostro nobile animo – e non solo.

Al tempo, quando si piangeva come disperate – dopo che l’ometto di turno ci aveva dato il 2 di picche – magari smettendo semplicemente di telefonare, il nostro cuore trovava una speranza nella certezza che il dono della parola e della successiva spiegazione delle proprie azioni, agli uomini veniva dato a 25 anni e che – a quel punto – ci avrebbero fatto condividere pensieri altissimi, e che avremmo SEMPRE parlato di tutto.

Stessa cosa valeva nei rapporti, anche collaudati, e che chiamavamo “seri”, di fronte all’incapacità del nostro Amore di relazionarsi con amiche, genitori e fatti della vita.

Sarebbe cresciuto il virgulto, e prima o poi -insieme – avremmo anche parlato di filosofiascienzacinema e letteratura, magari sorseggiando birra, magari in una bella casetta in montagna dove lui ci avrebbe portate per rimuovere lo stress da lavoro e senza che noi lo avessimo prima pregato in ginocchio.

Beata ingenuità da eredità Candy Candy…
Terence non esiste, e anche i fratelli incestuosi di Georgie non si schiodano dalla australiana magione.

Gli uomini se arrivano a 30/40 anni senza che una donna gli abbia messo il lucchetto, sono più problematici, musoni, incredibilmente pirla che a 18!!! oppure sono degli ex galeotti appena rilasciati o degli psicopatici serial killer a piede libero.

Le prove circostanziali indicano che i soggetti in questione ( se si escludono appunto psicopatici e ex galeotti):

  1. di solito hanno alle spalle una relazione molto lunga e molto complessa con una fantomatica donna del mistero, spesso con un nome assurdo ma che fa tanto gnocca, della quale non si riescono a liberare – tranne quando ti trombano – e che rimane scolpita nel loro cuore come un’effige di Saddam nella piazza di Bagdad prima della purga americana…
  2. sono infelici sul lavoro, a causa di questa donna, perché in realtà è il loro capo e non ce la fanno proprio a dare il meglio con una che li ha rifiutati. Questo crea in loro la cosiddetta “turbe da Businessman” per cui passano le notti sul progetto di turno e non riescono proprio a pensare a te come ad una valida evasione, compresi nel dover dimostrare alla loro fantasmatica kapa quanto valgono e quanto si è persa.
  3. nel caso non avessero alle spalle la donna del mistero e non soffrissero della sopracitata turbe, probabilmente cercano solo storie di letto, ma quando anche tu – candidamente – gli confidi che vuoi altrettanto, ci rimangono così male che preferiresti averlo usato per dormire il letto! Cominciano a farti pippone del tipo “io non sono fatto per le storie lunghe”, “non vorrei ti innamorassi” “non riesco ad affrontare i problemi di qualcun altro” “tu dici che vuoi una storia leggera, ma io so che non è così”…e così via
  4. quelli che si sentono pronti per una storia lunga, di solito sono i peggiori: dopo 3 giorni si trasferiscono da te con lo spazzolino e senza che neanche te ne accorgi hanno prenotato chiesa, rinfresco e asilo per i figli!!!! Di solito sono i più amati dalle mamme, perché il rischio zitellaggine a questa età è incombente, ma a te producono solo crisi di orticaria e una gran voglia di usare il loro spazzolino da denti per pulire il TUO wc!!!

Insomma, adesso voi zitel..(ehm, volevo dire SINGLE) mi direte che è facile parlare, io che ho Tino e me lo sono accallappiata ancora nei 20, e che sono pure un po’ stronza, e forse c’avete ragione, ma il mio è lo spirito della studiosa, la sociologa che è in me si ribella di fronte a tanti scherzi di natura e biologia!!!

E per chi fosse sola e in cerca dell’anima gemella del momento, non posso far altro che riportare, dal verbale di una seduta del Con-sesso, le conclusioni a cui noi esperte siamo arrivate:

abbattiamo il luogo comune che tra coetanei ci si intenda meglio e ribaltiamo gli schemi, come le più avanguardiste dive di Hollywood: facciamoci i 30enni quando noi ne abbiamo 20 (porteranno il nostro spirito e le nostre sode tettine su un palmo di mano e ci faranno sentire molto belle, molto mature e molto importanti) e passiamo ai 18 20enni quando ne abbiamo 30/40!!!.

L’uomo giovane si affascina di fronte alla rughetta d’espressione che presuppone il “ne so una più del diavolo” e si sente molto molto protetto (quasi come nell’utero della sua mamma), tanto che puoi formarlo come creta sotto mani esperte…;-)!!!

Zitelle passatelle del mondo unitevi: presentatevi alle uscite delle scuole, del catechismo e davanti alle discoteche della domenica pomeriggio; troverete di sicuro lo sbarbo che vi farà battere il cuore e che riempirete di tenerezza come il cicciobello, e magari, se siete fortunate, sarà fresco, freesco dalla lezione di filosofia su Kant e magari, invece di parlare della sua perfida ex potrete pure intessere un’appassionante discussione in cui infervorarvi come solo a 20 anni si sa.

Piesse:

  1. ogni riferimento a fatti e persone è puramente occasionale;
  2. i 18/20enni all’ascolto non me ne vogliano perché sono il nostro futuro…;-) (in tutti i sensi!)

Vicini rognosi


Il commento di Maju, che probabilmente mi conosce ma io non ho riconosciuto, ma che ringrazio per l’ispirazione, mi ha fatto venire in mente che non vi ho ancora raccontato dei miei vicini di casa.

Tino ed io abitiamo in una palazzina anni ’40 con 3 portoni e che affaccia su un cortile interno, circondato da altri 2 palazzi. Non so se avete presente “La finestra sul cortile” di Hitckoch – che tra l’altro è uno dei miei film preferiti – ma più o meno la situazione è quella.

Di sera, quando le case si illuminano di luci, puoi immaginarti la vita che scorre dentro e se poco-poco c’hai l’anima della zdaura (non io, ci mancherebbe! ;-)), col tempo impari dei pezzettini di vita di chi ti sta intorno.

Dei vicini del mio portone proprio non posso lamentarmi: tutte brave persone (che sembra la dichiarazione lasciata al poliziotto di turno dopo la sparatoria al piano di sopra!) e con alcuni abbiamo legato anche parecchio.

Accanto a noi abita una famiglia moldava veramente in gamba con cui passiamo dell’ottimo tempo e sto imparando un sacco di cose che non conoscevo su abitudini e cultura moldava – come per esempio che la Moldavia è una repubblica dell’ex Unione Sovietica – che se era per le mie competenze, avrei detto fosse il fiume che attraversa Praga ;-).

Di sopra abitano 2 ragazzi che hanno una bimba di 5 anni, che a parte giocare -almeno a stare dai rumori – con carrarmati veri -probabilmente dismessi dall’Albania – è un’angelo, e ci lasciano davvero fare quel che vogliamo.

Nel palazzo, come in tutti quelli che si rispettino, ci sono alcune immancabili componenti faunistico-cittadine:

Numero uno di zitella acida che urla ogni foglia spostata;
Numero uno di ficcanaso da competizione. Su questo personaggio vale la pena soffermarsi qualche minuto perché credo sia un vanto del nostro numero civico e abbia probabilmente ricevuto una medaglia dal consiglio di quartiere per il numero di volte (pare da guinness dei Primati) che l’ha data via a tutti quelli che abitano in zona quando era giovane (adesso avra circa 70 anni).

La ficcanaso da competizione in questione, annovera il maggior numero di cliches tipici del suo istituzional ruolo:
a) cane barboncino cotonato e provvisto di fiocchetti per ogni occasione;
b) capello biondo platino sempre ornato di bigodini rosa, che se togli quelli viene via anche la parrucca;
c) vestaglia e babbucce con il pelo sopra, che sono la sua “divisa” anche per scendere in cortile a pisciare il cane;
d) trucco pesantissimo su pelle cotta da abuso di creme abbronzanti e lampade solari, tanto che forse mi sbaglio e in realtà – di anni- ne ha 20…
e) lingua biforcuta e occhio lungo.

Io l’ho soprannominata Magda, perché come l’amica di Camerum Diaz in “Tutti pazzi per Mery” ha un rapporto malato con il cane del quale sostiene di conoscere i pensieri e di comprendere quando si emoziona o chi gli piace o meno, perché essendo un cane intelligente riesce a captare se uno ha fatto cattiverie verso gli animali anche in vite precedenti.

La Magda VIVE e RESPIRA la vita del palazzo, si ciba con le nostre paure e con le storie di chi le vive accanto.

La Magda si è autopromossa controllora della spazzatura del palazzo e se qualche ignobile abitante di un’altra via tenta di utilizzare il nostro bidone per il differenziato, la Magda salta fuori dalla finestra e con occhio felino ed agile mossa salta al collo del malcapitato, costretto a ingerire tutto il suo organico e a sminuzzare a denti le bottiglie che pensava – ingenuo- di gettare nel NOSTRO bidone!!!

La Magda vigila su cani, gatti, uccellini e esseri umani, facendoci stare mooolto più tranquilli.
Si allaga una cantina? La Magda è pronta a indagare sulle cause intrinseche di tale disastro e riesce SEMPRE a trovare un colpevole, dovesse anche risalire a una generazione prima!!!.

La Magda conserva in casa un marito probabilmente ibernato, che nessuno ha mai visto, tanto che a volte mi chiedo se non si tratti di un bel sdoppiamento di personalità alla Psyco: si sentono solo e spesso, le urla del poveretto che si sciroppa l’odio della Magda amorosa unicamente con chi sta a quattro zampe!.

Ma la Magda, come dire, fa ormai parte dell’orizzonte culturale del palazzo, e tranne quando sono di fretta, mi diverto anche ad ascoltare qualcuna delle sue storie di quando era gnocca, tutti la volevano ma lei era mooolto esigente!.

Quelli che davvero mi preoccupano sono i “vicini rognosi” di fronte. Un giorno di questi vedrete il mio faccione sul “Resto del Carlino” e leggerete un’intervista a Panzallaria che dirà: “erano così brave persone, chi l’avrebbe mai sospettato, il mondo è proprio in rovina se non si sta più tranquilli nemmeno in un quartiere della prima periferia!”. Tanto è questo che la gente vuole leggere.

Questa “tranquilla” famigliola di ex gelatai (probabilmente usavano il loro stesso sangue per fare la granatina!) ora che ha venduto la gelateria è sempre a casa. Il marito sembra un anziano Braccio di Ferro alto un metro e una caccola, la moglie si fa prima a girarla anzi che saltarla (e lo dice una che non scherza!) e il figlio sembra un ercolino maraglio teppista di periferia: troppo cresciuto per fare l’ercolino, troppo Maraglio per essere un maraglio e troppo teppista per vivere in periferia!!!.

Il maraglio in questione poteva di certo andare a lavorare come tenore
al comunale, perché quando si infervora lo sentono anche da sotto le 2 torri e purtroppo si infervora spesso.

La cara mamma la chiama affettuosamente “lingua schifosa” e il tenero paparino “brutto impotente di m..”. Per fortuna dalla sua finestra sventola la bandiera della Pace, perché se no crederei che combina anche sacrifici umani.

Quando si arrabbia non è il caso di guardare la televisione perché tanto non si sentirebbe niente ed è meglio stargli alla larga perché si rischia grosso. Una volta ha sputato in testa ad una sua vicina che aveva portato a passeggio il cane e non ne aveva raccolto gli escrementi…(devo dire che-sputo a parte- una lezione le ci voleva!).

Quando comincia a prendersela con i suoi genitori il repertorio è sempre lo stesso: prima parla solo un po’ più concitatamente, poi comincia proprio ad urlare parolacce di cui non conoscevo nemmeno l’esistenza, poi passa al lancio di piatto (o altro).

A parte l’aneddoto, devo dire che più di una volta sono stata tentata di chiamare qualcuno, ma è sempre difficile capire dove finisce la normalità e inizia il “è giusto che mi faccia i cazzi loro”!.

Io, che ho una fervida immaginazione, avevo anche pensato di fare come nel sopracitato film di Hitcock e indagare su questa strana famiglia, controllando, prima di tutto se qualcuno se ne usciva con qualche valigia sospetta.

I momenti di maggiore pathos sono sempre quelli delle notti d’estate. In particolare a luglio abbiamo assistito ad una scena che ci ha fatto molto tremare.

La balena madre ( o lingua schifosa che dir si voglia) verso le 2.45 am ha cominciato a lamentarsi come se si fosse spiaggiata su di un’isola in secca: produceva tali lamenti che sembrava la sirena dei vigili del fuoco.

Tino ed io, allertati dal lamento della sirena di odissaica memoria, ci siamo svegliati dal sonno e siamo accorsi in terrazzo.

La scena atroce che ci si è presentata sembrava davvero degna delle ricostruzioni di Augias e di “Chi l’ha visto”: un enorme culone nudo si parava davanti a noi in secondo piano e di schiena gli si avvicinava il maraglio, brandendo in mano un oggetto contundente.

“Chiama la polizia!” ho detto a Tino.
“No dai che forse siamo fortunati e si abbattono a vicenda
” mi ha risposto lui.

I secondi successivi sono stati lunghissimi, io mi immaginavo già i Ris di Parma, io che raccontavo la storia del quartiere, la Magda che sguinzagliava il barboncino per cercare tracce sotto le rose… e invece, quando il Maraglio ha infilzato l’enorme culone, e lei ha cominciato a gemere di piacere, ci siamo resi conto che per una volta, la crisi familiare aveva lasciato il posto al quadretto conciliante del figlio premuroso che fa la puntura alla mamma in preda al colpo della strega!!!

E io mi sono vista svanire, in un attimo, il momento di celebrità agognato tutta l’estate aspettando la tragedia!!!!

Maledetti Vicini Rognosi!!!!!!!!!!!!!!!

Diventare una prof. in 4 e quattrotto

Sono stressata: è ufficiale.

E non è solo la mancanza di cibo, a cui sto facendo l’abitudine – anche se ancora alla notte, mi sogno bomboloni alla crema- ma è anche il lavoro. Mi sono fottuta anche questo week end lungo per prepararmi alla mia prima esperienza di prof. o, come credo andrà veramente a finire, di imbecille che si improvvisa docente.

Dovete sapere che uno dei lavori che sto seguendo è quello di “animatrice di una community” per una pubblica istituzione del Nord Italia.

Non è proprio come lavorare per la Valtour: non devo inventarmi tormentoni e balletti per convincere turisti che stanno trascorrendo vacanze meravigliose, né devo insegnare aeorobica alle balene – che giusto loro mi riterrebbero credibile!.

Si tratta di popolare di contenuti tematici un sito web che, per darsi un tono, si fa chiamare community; un sito frequentato da ben 12 persone che stanno seguendo un corso.

Per farla breve: tra pochi giorni dovrò andare a tenere una lezione a queste 12 fortunatissime persone. Una lezione per spiegare i perché e percome della community e per indottrinare all’uso di internet a fini professionali.

Qui comincia il panico della sbarba che l’ultima lezione che ha tenuto è stata al proprio cuginetto treenne, per insegnargli il proprio nome!!!

E il fatto che non sia ancora in grado di pronunciarlo non mi conforta, sulla mie capacità educative.
In questi giorni mi sono prodotta in creazione di slides, in storyboard più o meno realistici sulle cose che andrò a dire e in attacchi di diarrea da panico che mi fanno pensare che sarà durissima!!!

Sono stata attaccata al pc indefinitivamente, tanto da procurare in Tino, abbandonato a se stesso, attacchi di shopping compulsivo-deliranti, e tra una slide e l’altra, mi sono trovata in casa: 1 tv nuovo, 1 tostapane e… udite udite: Morpheo – lo scaldasonno: una valida alternativa alle fidanzate sotto stress 😉 !!!

Tutto ciò mi fa tornare a manetta su uno dei miei cavalli di battaglia: la duttilità richiesta a noi trentenni, laureati in lettere, per guadagnarci un posto nella società.

Insomma, in questi anni post laurea e post master, da quando mi sono data al web, ho dovuto inventarmi tante di quelle professionalità che se avessi un cilindro, potrei farmi chiamare mago e tirare fuori anche un coniglio! e non credo di essere l’unica.

E ora questa nuova attività, che forse, tra tutte, è quella che mi spaventa di più.
Dovete sapere che io sono famosa per le cose assurde che mi capitano, specialmente sotto stress, cose che a raccontarle fanno molto ridere, ma che nel momento dell’accadimento mi procurano attimi di vero panico!!.

Riesco SEMPRE a dire alla persona sbagliata la cosa sbagliata al momento sbagliato; mi produco in situazioni surreali, perdendo del tutto di credibilità. Come posso pensare di rivolgermi ad un gruppo di astanti, cercando di essere seria e competente, quando dentro di me c’è una vocina che mi spinge alla ridicolaggine totalizzante???

Non riesco a non pensare a scene topiche nella mia vita, proprio quando volevo apparire meglio di quanto sono; ricordo in particolare quella volta che, andando a consegnare un capitolo della tesi al professore con cui mi sono laureata, e tenendo (per ovvie ragioni) al suo giudizio, mi ero preparata tutto con estrema cura, per consegnargli un plico di fogli ordinati e fare la figura della brava studentessa. Avevo sistemato tutto nel mio zainetto e me lo ero caricata in spalla. Arrivata davanti allo studio del prof. la porta era semiaperta e per via del sole accecante che entrava dalla finestra non riuscivo proprio a vedere se lui fosse o meno presente.

Dopo aver bussato esitante, ho sentito la sua voce che mi diceva di entrare, io ero agitata (ovviamente per me!) e nello spostare la porta per farmi spazio, mi si è incastrato lo zaino che avevo in spalla nella maniglia. Lui continuava ad esortarmi ad entrare ed io ero incastrata nella porta, senza capire cosa stesse succedendo. Camminavo a vuoto, con questa porta che mi seguiva.

Quando ho capito cosa stesse succedendo ho tentato di divincolarmi per liberarmi dalla morsa assassina della maniglia, ma così facendo ho solo peggiorato la situazione…come un baccalà appena pescato, boccheggiavo per tentare una via di fuga che non riuscivo a procurarmi…una scena tristissima, con il prof. che continuava a farmi cenni di entrare, io che non lo vedevo perché accecata dal sole e lui che cominiciava a sganasciarsi dalle risa.

L’unica soluzione per recuperare lo zaino, ma non la reputazione, è stata quella di togliermi il piumino che indossavo, improvvisando un seducente spogliarello. Come un pupazzo di pezza, per un attimo piumino e zainetto sono rimasti a dondolare dalla maniglia, segni tangibili della mia gigioneria!!!.

Vogliamo parlare della volta che a un Convegno – in cui aiutavo nell’organizzazione – sono riuscita a perdermi nel tragitto alla fermata del bus?? niente di male se non fosse che io ero stata incaricata di fare la guida ai relatori che se ne dovevano tornare in albergo – luminari della letteratura italiana!!!!

Alla fine siamo riusciti ad arrivare a destinazione solo perché un Eminentissimo Professorone ha preso in mano la situazione e ha saputo leggere la cartina che io stavo guardando al contrario!!

Mi scherzano ancora per il mio senso dell’orientamento.

Insomma, come potete vedere, pensarmi in cattedra non solo mi stranisce ma mi spaventa pure, per l’indecente docente che sarò!!

E allora cerco di compensare l’ansia e lo stress con power point che grazie a meravigliosi template riesce a rendere bellissima qualsiasi presentazione…

Per fortuna che stasera vengono a cena i miei suoceri, così mi distraggo un pò! 😉

Una settimana dopo


E’ passata una settimana dall’inizio della mia dieta e non vi ho ancora aggiornato su come è cambiata la mia vita.

Innanzittutto ho coinvolto il buon Tino in questa impresa e, dal momento che anche lui, come nelle coppiette di Botero, è sovrappeso, di certo non gli farà male adattarsi alle mie esigenze.

Prima dell’ora X a casa nostra vigeva l’anarchia alimentare: io ho sempre odiato le famigliole borghesi (sarà che mi viene in mente quella della Delki -una mia compagna di scuola) che pianificano il menu settimanale e TUTTI i venerdì mangiano pesce e bla bla bla; Tino, credo, è sempre stato troppo impegnato a pianificare il resto da avere voglia di farlo anche sul cibo ;-).

Inoltre siamo 2 golosi.

Ma dal 30 novembre tutto è cambiato e mi sono messa ad appuntare tutto il menu della settimana – in base alle indicazioni datemi dal dietologo – e faccio la spesa basandomi sul mio “quadernino della casalinga”.

Mi sono scoperta anche un certo orgoglio, quando in mezzo al supermercato, come una navigatissima manager del cibo e della gestione alimentare applicata, tiro fuori il foglietto “dispensa”, dove in un’elegante lista puntata, ho scritto quel che mi serve, in base alle ricette che farò.

Mi prende talmente, questo orgoglio casalingoborghese, che è proprio un peccato non avere una stampante a casa perché se no preparerei delle slides ricorsive in power point e me le stamperei!

Ci pensate all’invidia di tutte le zdaure al banco dei salumi???? Io che tiro fuori la mia elegante cartellina – perché nel caso mi comprerei una cartellina ad hoc, dato il mio amore per la cancelleria – da cui, come per magia informatica, escono tanti bei fogli ordinati con la mia lista della spesa, spiegatalinkatacolorata!!!!!!
Credo che ne farei schiattare almeno 3, mentre siamo in fila per i formaggi !!!

A pranzo possiamo mangiare pasta (carboidrati), ma condita con sughetti rigorosamente vegetali e non cotti nell’olio ma in acqua. Alla sera ci diamo dentro con la verdura cotta, la carne o uova o formaggio o, soprattutto, pesce. Il pesce, pare, lo possiamo mangiare in quantità: e così abbiamo acquistato 2 bei sacchettoni di merluzzo surgelato.

Fino a questo momento vi ho raccontato la parte facile e divertente della dieta.

Passiamo alla parte che intristisce lo stomaco.

Abbiamo alternato la fase entusiasmo (durata circa una cena) alla fase doveristica (quella che ci dà tuttora la forza, insieme alla bilancia) alla fase allucinatoria.
Quest’ultima si manifesta quando meno te lo aspetti. Qualche nobile esempio:

l’altro giorno, durante la famosa gita all’Ikea siamo andati finalmente a riscuotere al bar un “buono-caffè” giacente da circa 1 anno e mezzo sulla mia scrivania; dato che eravamo in 2, Tino che è un gentleman, ne ha ordinato uno aggiuntivo. E mentre la simpatica ragazza preparava il caffè, ci ha fatto segno di prendere i 2 dolcetti, compresi nel prezzo, che ci spettavano.
Prima siamo scoppiati a ridere perché quando eravamo ciccioni e impenitenti, non abbiamo mai vinto dolcetti senza aspettarcelo e per il nostro tempismo di riscossione, poi la nostra saliva ha cominciato a prodursi in quantità eccessive – avremmo avuto bisogno di un bavaglino!- davanti al trionfo di burro e cacao delle palle al cioccolato e cocco Ikea!!!
Per un attimo ho pensato di: stordire Tino con una lingua in bocca da competizione, allontanarmi senza essere vista, trovare un angolino riparato dietro alla billy con sopra i libri di cartone e finalmente godere della preda e delle sue burrose rotondità…quel cioccolato che si scioglie in bocca e te la impasta tutta, quel burro tra le dita uhmmm.

E invece, dopo esserci entrambi guardati negli occhi come a dire “per questo ti venderei anche al mercato degli schiavi!” abbiamo recuperato la ragione: ci siamo fatti impacchettare i 2 dolcetti per farne dono a qualche amico magro – che spero ora stia valutando la sua partecipazione all’obesity day, dopo cotanto affronto alimentare!.

E ho girato tutto il pomeriggio con questa cosa nella borsa, un piccolo sacchettino di delizie che pulsava sul mio coscione ogni volta che la tracolla ci si andava ad appoggiare. Un dono di Dio (un dio vichingo e buono) che io ho rifiutato così!!!!

Ma le sfide non finiscono mai. Ieri, che ero anche particolarmente affamata, me ne sono andata a fare un giro in centro a piedi. Ho deciso di ricominciare a camminare molto e di buon passo per facilitare il consumo energetico.

Ci credete che erano le 6.30 di pomeriggio e TUTTI quelli che ho incontrato stavano mangiando qualcosa???
In via del Pratello, tra piadine imbottite e kebab ho creduto di svenire; questi meravigliosi e avvolgenti odori mi entravano su per il naso e andavano direttamente allo stomaco che borbottava così forte che gli ho insegnato la prima declinazione latina!!

E io intanto camminavo.

In via Indipendenza, davanti ad Altero (che è la più antica pizzeria a trancio di Bologna, nonché a mio parere, una delle migliori) c’era una folla come non avevo mai visto, neanche avessero organizzato un concerto gratuito di Lucio Dalla!!

Tutti con le loro bocche spalancate, con una gestualità da mimica napoletana, la pizza sollevata per farsi colare la mozzarella filamentosa direttamente sulla lingua e assaporarne la calda voluttuosità…

E io intanto camminavo.

Giunta finalmente in piazza Maggiore, dove mi sono incontrata con la mia amica Jena (la chiamerò così perchè è una che con gli scherzi “ci va a nozze”!) ce ne siamo andate in un pub -il mio preferito- a prendere una birra (io una lemon light) e nel frattempo è stato preparato il banco per l’aperitivo; sistemati ordinatamente in fila, aspettavano di essere notati: salatini, pezzetti di frittata con formaggio, piccole lasagnette fumanti, insalatine di funghi e grana, pezzetti di crescenta ripiena, pasta ai carciofi e vaffanculopanzallaria a volontà!…

Il mio stomaco a quel punto si è ribellato del tutto e, dopo aver imparato il latino e avermi recitato “Odi et amo” di Catullo (il nostro è un rapporto conflittuale, come sapete), ha cominciato a parlare in italiano forbito, con reminiscenze ottocentesche, e mi ha detto “O sposti il culo da qua o te lo faccio diventare ancora più grosso!”, a tal gentili sollecitazioni, non ho potuto far altro che trovare il tavolo più nascosto e infilarmici, incastrata ma così incastrata, da non riuscire più ad alzarmi.

E Jena ha voluto mettermi anche alla prova, sparando una notizia bomba che ci sarebbe giusto giusto stato bene uno o due quadretti di lasagne, per l’emozione!!! Dopo aver appurato, mediante utilizzo della macchina della verità, che non mi stava scherzando come al solito, ho fatto mooolta fatica a mantenere il sangue freddo e a non saltarle alla giugulare per suggerle il sangue, ancora caldo e zuccherino di lasagnette aperitivesche.

Ma come sapete sono una donna forte e mi è bastato ricevere in dono una fantastica agenda 2006 della banca in cui lavora Jena, per tornare a casa soddisfatta, davanti al mio pollo e insalata.

…e comunque, come direbbe la buona e cara Rossella O’Hara, anch’io tutte le sere mi metto in davanzale al tramonto e sospiro un “domani è un altro giorno”!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!1

Design demosadico

Per chi volesse approfondire le nobili origini dell’Ikea, può visitare il Blog di Adele alla pagina: Design Demosadico

Ikea e Furber King

In casa mia ci sono alcune cose davvero vietate. Una di queste, forse la prima, è quella di andare a fare la spesa nei centri commerciali il sabato pomeriggio, o peggio le domeniche prenatalizie.
Stesso discorso vale per l’Ikea, lo spazio arredamento preferito dalle coppie trentenni italiche.

Non ci piace, a me e a Tino, ingorgarci in queste anticamere infernali, con la fi-umana che ti inghiotte e i sensi intorbiditi da rumori assordanti che ti sembra di essere sotto l’effetto del prozac.

Non ci piace fare file interminabili nei parcheggi e alle casse e piuttosto – certi posti – se proprio occorre, li frequentiamo durante la settimana, di sera, al ritorno dal lavoro.

Tino ha tutta una sua filosofia su centri commerciali, acquisti settimanali e mobilifici svedesi. Lui si pone domande esistenziali tipo: “Ma perchè tutti vanno negli stessi posti alla stessa ora dello stesso giorno?” e quando passiamo sullo stradone che conduce anche all’Ikea, in un pomeriggio di un sabato qualunque, io lo vedo che scalpita e non ce la fà a trattenere un “guarda, guarda, E’ INCREDIBILE, sono le 4 e dove credi che stiano andando tutti??? probabilmente a mezzogiorno non c’era nessuno, ma alla gente piace stare dove c’è tanta gente…è incredibile, non lo capirò mai!”.

Anche per queste sue ossessioni deontologiche amo Tino; benché a volte gli prenda la logorrea da furbone che conosce il mondo.

In un solo caso Tino viola il Santo Divieto del sabato e domenica: se si mette in testa che una cosa gli serve e che la deve MONTARE subito.
Domenica è capitato uno di questi casi e Tino (che è l’evoluzione dell’uomo oggetto: l’uomo ATTREZZO): colui che tutte le casalinghe amano, un idraulico alla bisogna, un tappezziere, un muratore e un imbianchino non ha potuto resistere.

Tino soprattutto è uno furbo; si gongola nella sua furbizia; è lo specchio del suo successo: lui è il Furber King, il re, il solo.

E così domenica, facendo strade di campagna solcate l’ultima volta da Carlo Magno, superando guadi e sbalzi temporali siamo giunti all’Ikea senza fare nemmeno 1 minuto di fila!!! Si sono raddoppiati i Km, ma un furber king per evitare la fila farebbe anche il giro del mondo…

Il parcheggio presentava già i sintomi da domenica prenatalizia in acquisto mobile compulsivo: centinaia di macchine lentamente – come avvoltoi a caccia di una preda – seguivano pedoni carichi di pacchi sperando che mollassero l’ambito parcheggio. Ho assistito a scene surreali, con automobilisti in preda a crisi di panico di fronte alla famigliola che rallenta il passo per guardare il palloncino della bimba che vola via.

Si narra che un povero e ignaro passante sia stato seguito fino a casa e che abbia dovuto cedere il suo garage!

Dopo aver gambizzato quelli che aspettavano il posto prima di noi ed esserci pasciuti della preda a striscie bianche, siamo stati inghiottiti nella bolgia degli Ikeani, strani esseri venuti da questo pianeta.

Furber King, prima di entrare, ha pubblicamente dichiarato alla sottoscritta di stargli mooolto vicino, che con il suo furbesco metodo c’avremmo messo meno di mezz’ora e sarebbe stato quasi indolore.

Purtroppo io mi ero dimenticata a casa ramponi e imbragature e così – non potendo farmi trascinare dal Re – ho dovuto a malincuore correre, inventando una nuova forma di footing urbano.

Gli Ikeani sono proprio una razza dalle abitudini le più strane: puntano l’obiettivo ma si fanno spesso distrarre dal contesto, tanto da essere famosi per lo spassionato amore nei confronti delle situazioni ad imbuto. Per una sedia venderebbero la mamma, ma non disprezzano nemmeno
l’Ingrubay o il Muttya, anche se non sanno nemmeno che cazzo sia.

Gli Ikeani parlano tante lingue: la domenica è una babele di dialetti e il modenese si mischia col toscano di montagna, la piadina pranza con la tigella al pesto.

Gli Ikeani pensano che l’educazione alla bolgia dei propri figli inizi fin dalla più tenera età: le mamme ci allattano anche i neonati sulle sdraio dell’Ikea! Personalmente non capisco proprio che gusto ci sia a far provare questa sensazione inebetente a neonati inconsapevoli tanto che avevo quasi voglia di telefonare a “Save a Children” per certe sevizie da shopping natalizio e accessorio immancabile che ho visto!.

Gli Ikeani sono anche molto romantici: in pochi luoghi pubblici come all’Ikea noti coppiette sognanti davanti ad una Billy o a un quadro della tundra al tramonto (quasi meglio di un Monet!). Si guardano negli occhi amorosi e si infilano mezzo metro di lingua in bocca fantasticando sulla loro casa in costruzione: il nido del loro amore imperituro, rigorosamente targato Ikea.

Chi non ha fatto follie per le tende colorate in vero tessuto acrilico che trovi solo all’Ikea?

Chi non ha mai rubato la matita- formato pisello di un nano anoressico – e il metro che mamma Ikea fornisce a tutti gli Ikeani per prendere le misure dei mobili scelti???

E vogliamo parlare dei letti a soppalco che trasformano una casa di 20 metri quadri in una reggia a baldacchino???? Il sogno di ogni single…

Gli Ikeani poi, quando entrano in zona cassa, non possono proprio rinunciare all’ottimo caffè -brodo svedese del barIkea.
Perché fa sentire al centro dell’Europa bere quella specie di cicuta; fa tanto nordici e moderni…

Per fortuna io ero con Furber King e a cucci e spintoni – sfruttando i condotti dell’areazione – dopo 25 minuti eravamo alle casse!!!!!!!!!!

Proprio mentre stavamo per pagare però ho visto Furber King – fino ad un attimo prima in orgasmo da prestazione competitivo furbersca – sbiancare completamente, ho visto vacillare la Sua Fede, la sua tabella di marcia andare in fumo e il suo nobile titolo cadere: aveva dimenticato le viti!!!!!!!!!!!!!!!

Un urlo di panico si è stagliato nel grande spazio Ikea; le pareti hanno tremato, ma tranquilli: nessuno degli Ikeani si è scomposto perchè – come gli svedesi da cui discendono – sono nobili vichinghi, esploratori di mondi e librerie, inventori di tecnologie e montatori professionisti, che non perdono MAI il sangue freddo e lo spirito competitivo che li contraddistingue!.

Il post della notte: W Zapatero

Non è che la dieta mi ha trasformata in una che vuol parlare di cose serie, anche se di fronte alle porzioni attuali ci sarebbe da piangere, ma per coscienza civile e amor di patria, non posso esimermi dal scrivere 2 righe sul film documentario che molti di voi (almeno spero) avranno già visto e che mi ha sicuramente fatto calare di un altro kilo (per la cronaca ne ho già persi 3 in meno di una settimana!).

Parlo di Viva Zapatero della Guzzanti.

Sono qui con un incazzo addosso che monta e cresce come la torta in forno. E la volete sapere una cosa? non sono tanto arrabbiata con Berlusconi, che si sta facendo gli affari suoi con le cose di tutti noi e soprattutto con le nostre teste, ma con l’opposizione, questa entità fantasma che, di fatto, con la sua assenza, con le sue parole poco chiare e con la mancanza di no di fronte a ovvie ingiustizie, avvalla il nostro Cavaliere, gli sella il cavallo e ne raccoglie pure le cacche lasciate per strada.

Sono arrabbiata perché l’informazione non è altro che un rimescolare le carte, il cambiare la sostanza delle cose, naturalizzando concetti quali: comunista =manigoldo, extracomunitario= stupratore, pacifista= vigliacco senza palle qualunquista.

Sono arrabbiata perché tra un po’ ci saranno le elezioni e chiunque vincerà sarà uguale, perché non ho stima di nessuno, perché tutti, di fatto guardano solo al potere, ai propri interessi e a un tornaconto sempre meno italiano. E qualunque crocetta metterò sulla scheda, so che ne uscirò schifata, perché le alternative sono finte e non hanno nessun tipo di riscontro nella realtà.

Sono arrabbiata perché sembro l’ennesima che si accanisce su Berlusconi, ma il problema che lui rappresenta non è altro che la faccia del problema reale: è tutto sbagliato, è tutto moralmente storto; non è Berlusconi il problema ma l’ignoranza che si porta addosso e che nessuno denuncia, non è Berlusconi il problema ma i paggi che lo assecondano, gli Apicella compiacenti, i D’Alema sibilanti, servi di partito e del denaro. Il problema è il qualunquismo culturale che si sta diffondendo, il mischiare le cose, intorbidirle e fare in modo che le risposte più ovvie vengano nascoste.

Ma cosa posso fare cara Sabina Guzzanti ?? dammi -ti prego- una risposta, prima di aprile.
Io, piccola creatura operosa che paga le tasse e legge libri perchè il suo cervello funzioni almeno un po’, che cosa posso fare, nel mio piccolo piccolo mondo perché tutto questo possa cambiare? perché i miei figli un giorno non mi guardino sconcertati, chiedendomi basiti “ma come hai fatto a non accorgerti che andavamo verso la dittatura?”

Perché a me piace chiamare le cose con il proprio nome e per dittatura intendo, prima di tutto, la dittatura dell’ignoranza che oggi ha la faccia di Berlusconi.

Da domani, lo prometto, ricomincio con gli aneddoti per vostra fortuna…