Il mio personal storytelling: scrittura autobiografica dal 2005, nata con il progetto Panzallaria.com

Vado per i 50 e mi sento una ragazzina

Mi sento una ragazzina e a ottobre compio 47 anni.

Mi sento una ragazzina perché vivo con discreta leggerezza e perché, soprattutto, ho iniziato a guardare alle mie paure, ai miei difetti, alle fragilità fisiche e del carattere con occhi diversi. 

La paura

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Le amiche geniali: il viaggio motivazionale con me a Pantelleria

Ero in pieno trasloco: dipingere la nuova casa, fare scatoloni, incastrare appuntamenti burocratici e acquisto mobili, prestiti e conti che non sempre tornano. Ero lì tutta presa dalle rivoluzioni, quando mi ha chiamato Silvia di Destinazione Umana e mi ha chiesto se avevo voglia di accompagnare un gruppo di donne a Pantelleria, dal 15 al 22 giugno 2019. 

Ho detto subito di sì, malgrado l’aereo, malgrado gli incastri lavorativi e familiari, malgrado tutto. 

Ho detto di sì perché se sono riuscita ad affrontare l’ultimo anno e mezzo e in qualche modo sto trovando una nuova dimensione, posso anche prendere un aereo e farcela ad affrontare una delle mie più grandi paure, quella di volare.

Ho detto di sì perché la proposta è gustosissima: mare, natura, camminare e un corso di scrittura creativa dove potrò dare aria alle mie idee.  

Ho detto di sì perché sarà il mio primo viaggio da sola di questa nuova era e in qualche modo mi sembra una buona preparazione al cammino che farò a settembre: la via delle dee.

Il viaggio

Un corso di scrittura creativa a Pantelleria che unisce l’esperienza del viaggio all’emozione della scrittura, dedicato alle donne che vogliono conoscere delle amiche geniali e insieme vivere un’esperienza indimenticabile.

Un viaggio nella magnifica Pantelleria, l’isola dei sogni nel cuore del Mediterraneo che si trasforma per una settimana in un rifugio creativo dove sperimentare le tecniche di scrittura creativa, utili alla scoperta di sè e alla propria crescita personale e professionale. Una settimana al femminile da vivere intensamente immerse tra creatività, natura intensa e nuove amicizie. [fonte Destinazione Umana

Il mio ruolo

Per una volta, al corso di scrittura creativa farò la partecipante (e che gioia, mi piace sempre imparare e mettere in gioco la mia creatività) ma ho pensato di dare un tocco personale coinvolgendo chi sarà nel mio gruppo in un percorso di lettura condivisa de Il segreto del bosco vecchio di Dino Buzzati. Leggeremo insieme e individualmente il libro e sarà divertente scoprire i diversi punti di vista e assaporare la magia della lingua di Buzzati. 

La vacanza

Non solo libri e scrittura, ma anche natura, mare, cammino e quel che vorrai: una settimana per chi ha voglia di mettersi alla prova in un viaggio in solitaria dove potrà (ma solo se vorrà) condividere tempo e emozioni con nuove amiche di vacanza. Una settimana per te, per puntellarti nel mondo e lasciarti ispirare da tutto quello che – inaspettatamente – arriverà. 

Ti ho quasi convinta ma hai bisogno di saperne di più?

Il pacchetto Le amiche geniali è un’idea di Destinazione Umana: ti consiglio di approfondire i termini e costi del viaggio e contattare PRESTISSIMO l’agenzia perché i posti sono super limitati. 

Puoi partire con me ma anche in altri periodi con: Fraintesa (partenza 22 giugno), Io parlo da sola (20 luglio), Viaggio da sola perché (7 settembre). 

 

 

Uno, qualcuno, centomila: la risposta femminile al libro di Fabrizio Corona

In anteprima, il capitolo CAZZI della mia autobiografia Uno, qualcuno, centomila: una vibrante testimonianza di umanità et letteratura ALTISSIMA di prossima uscita per una GROSSA, GROSSA casa editrice italiana. La risposta tutta femminile al libro bestseller di Fabrizio Corona. 

Cazzi

Io ci ho un magnetismo da sempre. In pratica, fin da quando ero ragazzina, i maschi mi si appiccicavano addosso come fossi un frigo e loro delle calamite, di quelle che usi per metterci sotto la lista della spesa, pane, latte, uova, preservativi, crema anti age, ecc.

Ho sempre avuto cazzi a mazzi: una volta ero al supermercato (per l’appunto con la mia bella lista) e nella corsia dei legumi vedo uno, bellissimo, che sta comprando i fagioli e scuote nell’aria il suo Rolex. Ovviamente la mia patonza magnetica comincia a tremare tutta, lui capisce e ci infrattiamo nel reparto macelleria che lui ha già le braghe calate. Non vi dico il nome ma solo le iniziali – R. B. – che lui è uno famoso. In quel periodo ero tutta un bollore: Lorenzo, Giovanni, Francesco e perfino un certo Alberto (o Filiberto), uno con dei modi da principe ma non c’era tanta alchimia sessuale perché nel bel mezzo, proprio quando lo cavalcavo come una amazzone e il magnetismo faceva invertire i poli della Terra, lui si addormentava e io rimanevo lí, come un baccalà.
Invece Michele, ah sí, con Michele c’erano delle volte che non arrivavamo alla porta della sua suite, ci toccava farlo in ascensore come due cani in calore, perché c’era tutta una roba animale che ci faceva ululare che una volta la sua vicina ha chiamato i vigili e abbiamo dovuto fare finta che ci fosse un guasto nell’ascensore e che eravamo rimasti bloccati e invece era il mio magnetismo.
Cazzi a mazzi, ve l’ho detto. Robe che adesso mi tocca comprare un frigo nuovo che le calamite non ci stanno piú tutte.

Michele l’intenditore

Prima di Michele la cui fama di intenditore di whiskey è nota a tutti quelli che guardavano la tv negli anni ’80, nel mio carniere ho messo un famosissimo regista di film porno: la nostra mesta relazione sessuale è durata molto poco perché tutte le volte che gli mettevo a disposizione il mio magnetismo, lui era sempre lì a lamentarsi che dovevo spostarmi, che la luce non era quella giusta. Mi afferrava per le spalle e dava continui ordini: “Spostati di 4 centimetri! La gamba destra là, quella sinistra qui. Mano sulla tetta, sorriso più plastico!”. Io non sono una da ordini a letto, sono più una fantasista del sesso gravitazionale. Poi ecco, mi aveva giurato di avere un trullo in Puglia come Raz Degan e invece niente.

Quando siamo andati a Milano Marittima, mi ha offerto una piadina a una baracca sulla statale dove vanno a mangiare prostitute e guardoni: di donne, è ovvio, non ne sapeva niente e io non ho tempo da perdere con dei bifolchi del genere. Archiviato il regista, è stata la volta di Michele: ci siamo incontrati al circolo delle bevute di classe, si è avvicinato e subito mi ha chiesto: “Ma tu sei quella che era cicciona e poi è dimagrita? Lo sai vero, che io sono un intenditore?”.

Indossava Ralph Lauren e dalla camicia sbottonata sbucava un petto tonico e tornito che mi ha fatto venire voglia di mangiarmelo caldo davanti al camino, sorseggiando Glen Grant. Quando ci siamo trovati al dunque, mi ha chiesto di schiaffeggiarlo sulle natiche ed è stato molto eccitante, ho pensato che sul frigo ci sarebbe stato proprio bene. Un’unica pecca nella nostra storia: Michele ci ha la fissa della pelle cadente, sperava che io facessi parte delle ex obese che poi fanno l’effetto svuotino e invece niente – caro Michele – l’ho un po’ deluso, perché io ogni giorno, tra corsa e palestra, cazzi e mazzi, ecco mi tengo molto, molto in forma che poi i paparazzi, se no, lamentano che le foto vengono male. Michele e io abbiamo una relazione saltuaria (non puoi fermare un magnete e le calamite in giro sono davvero troppe) ma soddisfacente.

E lui a Milano Marittima c’ha la casa in pineta e delle volte organizza anche delle cene con i calciatori e a me, l’avete capito, mi piace fare squadra. Di solito parto dal portiere che é il più saldo a prendermi quando la patonza magnetica impazzisce per la quantità di mazzi, ma è poi lo stesso, uno vale l’altro: uno, qualcuno, centomila. Che volete che sia? Basta che tutto possa diventare letteratura!

Il Gabibbo e qualcosa di dolce 

Io e il Gabibbo ci siamo conosciuti perché andavamo dallo stesso nutrizionista. È subito stata attrazione e anche amore: con lui il mio magnetismo ha dovuto cedere il passo al legame intellettuale, ci siamo trovati subito. Solo che – come vi ho già raccontato – io sono una che gli uomini li prende e li spolpa, questo mi interessa prima di tutto, il sesso e con lui non era facile.

I poli del mio erotismo impazzivano alla ricerca del suo pisellone (un’amica, ex velina per un giorno, mi aveva raccontato che era un super dotato) ma in mezzo a tutta quella opulenza carnale, facevo molta fatica a trovare l’orpello che mi avrebbe reso felice. Il nostro rapporto così entrò in crisi e a nulla valsero i tanti regali che mi faceva, sentivo un vuoto, un vuoto dentro e non sapevo come riempirlo.

Un giorno mi fece una proposta piccante e – aperta alle novità come sono – decisi di accettarla. Ci incontrammo con due suoi vecchi amici che ci aspettavano a bordo di una limousine. Io ero molto curiosa e eccitata mentre lui mi ballonzolava intorno, certo che questa piccola avventura avrebbe rinsaldato la nostra relazione. La limousine profumava di buono e ci sedemmo dietro, accanto a una bella donna di giallo vestita, molto elegante. L’auto partì sgommando grazie alla bravura alla guida dell’autista, un signore con baffi e cappello, ma non come gli anziani che la domenica fanno gli incidenti per andare a mangiare le lasagne fuori Porta, un signore distinto e servile. Sapevo di avere già visto questi due ma non ricordavo dove. Dal chirurgo estetico? Tra gli ospiti di “Domenica in”? Il mio amore sorrideva e mi guardava con i suoi occhi profondi e innamorati. Forse il Gabibbo è stato l’unico che davvero mi ha mosso dei sentimenti. A un certo punto mi disse: “Sei pronta all’ammucchiata?” e io sobbalzai, felice di sapere che voleva farmi un regalo tanto prezioso.

La donna che sedeva accanto a me mi guardò ammiccante e mi disse: “Avrei voglia di qualcosa di dolce…tu saresti in grado di darmela?” e io ricordai dove l’avevo vista! Era la contessa! Ma allora? Allora lì seduto davanti a me c’era quel gran figo di Ambrogio???? Proprio così. Era lui. Il sogno erotico della mia gioventù. Lo guardai dallo specchietto, gli feci l’occhiolino e gli dissi: “Ambrogio, schiaccia il bottone, esci la cioccolata, accosta l’auto e facciamo questa ammucchiata dolcissima…”. Ambrogio sistemò l’auto in doppia fila con le quattro frecce perché non resisteva più al languorino, abbassò tutti i sedili, fece partire La Isla Bonita di Madonna e cominciammo tutti a inciambellarci uno sull’altro, senza capire di chi erano gambe, braccia, cioccolatini, cappelli, panze.

Il Gabibbo fu un grande amatore, Ambrogio mi fece arrivare a vette altissime di passione nuda e cruda e il mio magnetismo provocò uno Tsunami in Asia, perché come si dice: “Può il batter d’ali di una farfallina magnetica a Poggio Rusco procurare uno tsunami in Asia?”. La risposta è sì. Può.

L’uomo che salta le staccionate 

Al parco. Sono lì che corro quando vedo un bellissimo uomo che salta una staccionata vestito come se fosse il commesso di una banca.
Quando mi sorride e mi dice: “Certo un po’ di moto è importante per me, come per tutti!” lo riconosco come l’uomo che salta la staccionata nella pubblicità dell’olio Cuore.
La mia patonza magnetica è tutta un brivido che vola via, un equilibrio sopra la follia, penso che sono proprio una ragazza fortunata: se tutto va bene anche lui potrà finire nella mia collezione.
Dato che con il cuore ci sa fare, lo invito a casa la sera di San Valentino e lui risponde: “Però cucino io, perché a tavola voglio stare in forma e mi hanno detto che te non sei tanto brava a fare da mangiare per quanto sia una tipetta MOOLTO golosa…”.
È un malandrino questo elegante sportivo!
Arriva da me tutto pettinato, con un gran sorriso stampato sulla faccia e una latta di olio dentro un pacco regalo.
Lo vedo sulla porta e mi scompiglia a tal punto l’eccitazione che gli dico di mollare tutto e comincio a baciarlo come se fossi il suo dentista, con un’introspezione che è il segno della mia grande profondità.
La patatina frulla e rifrulla, lui mi solleva, mi toglie gli slip mentre mi sussurra frasi erotiche di sua invenzione: “Tanto tutte le strade mi portano alle tue mutande!” e dopo la poesia mi trascina sul letto saltando di traverso per i fossi. Passiamo 2 ore a fare numeri da circo e mi spara in aria nemmeno fossi la donna cannone mentre gli dico che cerco un centro di gravità permanente e lui potrebbe fare da perno.
2 ore di puro sesso.
Siamo ancora tutti nudi e spettinati e suonano alla porta. È la mia vicina. È San Valentino, cosa diavolo vuole questa anziana signora dalla puzza sotto il naso?” penso io, ricordandomi che il giorno prima mi ha prestato l’acido ialuronico e forse è solo venuta a riprenderselo. Mi avvicino alla porta e capisco: nella foga del sesso l’avevamo lasciata aperta e ci sono il signor Mario e Anselmo del secondo che con le seggioline e i popcorn si sono goduti lo spettacolo sul pianerottolo, lei ci voleva avvisare che non sentiva più niente e che alzassimo un po’ i toni degli ululati che qui c’è gente che vuole divertirsi!
Mentre accade tutto questo, l’uomo della staccionata è in cucina, sento sfrigolare. Mi dice: “Ti ADORO perché sei la mia PATATINA FRITTA!”
Mangio, rido, festeggio San Valentino con l’uomo della staccionata e i miei vicini guardoni.
Dopo qualche settimana, a forza di mangiare sano, tra panzerotti, patate, cotolette, crocchette, mozzarelle in carrozza, polpettoni impanati e melanzane saltate, tutte le volte che si avvicina, mi sembra di fare sesso con un radiatore sfranto e gli amici ormai ci chiamano fish and chips.
ok restare in forma, ok il sesso acrobatico, ok tutto, ma se mi friggi il magnetismo, caro uomo delle staccionate, io perdo la mia forza e senza la mia forza, come posso vivere con la giusta profondità?

 

Heart shape on the window

Parlare delle emozione in una coppia

Parlare delle emozioni nella coppia: sembra facile a dirsi, specie da parte di una che con le parole ci lavora, molto più difficile a farsi.

Con le persone che amiamo e con cui condividiamo la vita parliamo di lavoro, parliamo di impegni, parliamo di obiettivi, parliamo di sconfitte, parliamo di soldi e anche di vacanze, ma di rado parliamo di emozioni e le attraversiamo e riusciamo a guardare – con coraggio e curiosità – a come ci sentiamo.

O almeno: questo accade a quelli come me. 

vento - foto ispirazionale

A dire le mie emozioni, anche quelle che fanno dolore, anche quelle fastidiose, anche quelle pruriginose, anche i desideri e le fantasie che “non si possono condividere”, ho imparato nel 2018. Sulla mia pelle. Letteralmente. 

Per anni con Tino, il mio ex compagno, abbiamo evitato di parlare apertamente di come stavamo nella nostra relazione, di quello che ci faceva bene, di quello che faceva male. C’era la vita da vivere, ci dicevamo. C’erano le bollette, la famiglia, le urgenze, le emergenze, montagne di lavoro, i soldi che non si arriva a fine mese, i lavori di casa, da decidere le vacanze, da rifare il bagno, da sistemare la lampadina fulminata, da scegliere la scuola per Frollina.

Quando – tra un impegno e l’altro, tra un’azione e l’altra – ci fermavamo e si provava a parlare di noi, era come se tutto dovesse andare per forza bene, come se le sfumature potessero allontanarci. Ed è così che ci siamo allontanati, giorno dopo giorno, smettendo di parlare di AMORE.  Continua a leggere

Una pasta al pesto per Genova

Genova è una città bellissima: per il mio compleanno ci siamo regalati un fine settimana lungo lì e grazie agli amici – blogger  di Farmacia Serra Genova  non solo abbiamo dormito in un appartamento in pieno centro comodo, confortevole e in grado di ospitare fino a 8 persone, ma abbiamo fatto un tour immersivo e potuto guardare ai luoghi attraverso gli occhi di chi vive e ama moltissimo la città.  Continua a leggere

Alla voce autenticità

Inizia sempre con un disagio, una punta di spillo in mezzo al petto che si trasforma in un’ondata di calore, a tratti piacevole, a tratti no e si apre come un cerchio nell’acqua quando lanci un sasso. È così che il cuore manda un messaggio al corpo e questo alla mente. La mente all’inizio può anche fare finta di niente, ma poi se il corpo è presente, sarà lui a prendere il sopravvento con segnali inequivocabili e sempre più insistenti: è arrivato il momento di fermarsi, di scegliere, di cambiare. C’è qualcosa che non gira come vorresti, c’è qualcosa che tenta di uscire, c’è qualcosa che non hai voluto vedere ma ora è un gigante grande e non sempre gentile che si è piazzato davanti al tuo orizzonte.

F.Pessoa, Il poeta è un fingitore

F.Pessoa, Il poeta è un fingitore

Prima è arrivata l’angoscia: credevo fosse parente – unicamente – di quanto accaduto a mia figlia a novembre e invece no. Ho passato giorni confusi, dentro a una pozza di paura e senso di incertezza, una pozza in cui rabbia, amore, sollievo e disperazione si mischiavano l’uno nell’altra. Poi mi è parso di stare meglio, non piangevo più tutti i giorni, il mondo era tornato in posizione orizzontale. È stato in quel momento che la gamba sinistra ha deciso di cominciare a urlare: andavo a correre e non riuscivo a terminare 5 km senza zoppicare. All’inizio succedeva solo in fase premestruale, poi quel dolore alla coscia ha cominciato a farsi più insistente: non riuscivo più neanche a camminare. Chi mi conosce sa quanto correre sia la stella polare del mio equilibrio, guardavo a chi lo faceva – mentre per me era diventata una sofferenza – come a dei fortunatissimi esseri viventi.  Continua a leggere

polaroid sostiene Pangea

Oggi sto con Polaroid che finanzia Pangea Onlus

Di solito non partecipo a campagne di marketing con questo blog: faccio delle eccezioni quando si tratta di promozione di eventi culturali e artistici o campagne a sostegno di cause in cui credo.

Questo post che sostiene la campagna “Polaroid Eyewear e Pangea Onlus insieme contro la violenza di genere” fa parte di quelle eccezioni.

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza di genere e puoi fare qualcosa di concreto. Se sei una QUATTROCCHI come me o se stai cercando un paio di occhiali per le tue vacanze in montagna o al mare, Polaroid devolverà a  Pangea Onlus e al progetto Rete Donne Pangea parte del ricavato di tutti gli occhiali da sole e da vista venduti in Italia nel periodo novembre-dicembre 2017, consentendo, così, a Pangea di continuare a portare avanti i programmi di ascolto e sostegno a tante voci femminili di denuncia, approdando allo sviluppo di un progetto di rete sistematico che coinvolge 800 donne. Gli occhiali sono questi.

#polaroideyewear

Il progetto Rete Donne Pangea ha anche  la finalità concreta di sostenere le spese legali di tutte quelle donne vittime di violenza che non sono in grado di affrontarle, oltre a fornire aiuto nel percorso processuale e couseling psicologico, strutturare gruppi di
mutuo-auto- aiuto in ogni regione italiana inserendoli nel network dei servizi al territorio e pubblicare un’opera cartacea e digitale che raccolga la testimonianza delle 800 donne coinvolte. Continua a leggere

Il Natale di Amalia

 

Amalia oggi si sente particolarmente contenta: Carlo le ha fatto una sorpresa e ha prenotato un hotel a Bolzano, per il 27 novembre. Quella settimana aprono i mercatini di Natale e insieme ai Righetti, i loro amici di una vita, andranno a passare un fine settimana in Alto Adige. Giusto ieri, su Pinterest, Amalia ha trovato alcune idee per le decorazioni del suo terrazzo e non vede l’ora di cominciare l’annuale caccia grossa natalizia. Da un po’ cova un’idea ma vuole fare tutto per bene e più ispirazioni ha, meglio è. Amalia pensa a quando ai mercatini ci andava con i ragazzi: Giovanna e Davide andavano matti per quei viaggi organizzati all’ultimo momento, durante i giorni di riposo del padre.

Chissà cosa stanno facendo, ora, i miei figli, si chiede Amalia, mentre cammina per via Santo Stefano, di ritorno dalle spese mattutine. L’aria è frizzante oggi a Bologna, ma c’è un bel sole, la panettiera è sempre sorridente e malgrado un dolore al nervo sciatico, la vita sembra più facile ora che c’è un programma, ora che c’è un obiettivo. Certo, la Righetti è una gran impicciona, vorrà sapere come mai i ragazzi tornino così poco a casa e a lei toccherà giustificare e fare in modo che non vada in giro a raccontare che si sono dimenticati della madre: è incredibile come certe persone riescano a diventare maliziose, quando vogliono. Non importa: andranno in giro per la città, lei potrà anche approfittare della sauna dell’hotel ed è certa che – con un po’ di pazienza – staranno bene, loro quattro. Come quando erano giovani.

Amalia pensa a tutte queste cose mentre stringendosi nel suo cappotto di finto montone – che lei non indosserebbe mai una pelliccia vera, ricorda ancora quando sua mamma faceva sfoggio della sua e lei invece, con orgoglio, le proponeva l’alternativa ecologica – infila la chiave nel portone del palazzo. Apre a fatica, la busta del pane penzola appesa al braccio sinistro e la borsa tenta di cadere in avanti, fa un passo, entra e si accorge immediatamente di quella vecchia bicicletta appoggiata proprio lì davanti. Un mezzo sporco, tenuto con poca cura e mai visto prima: una bici verde con un seggiolino per bambini davanti e uno dietro. Amalia si chiede di chi sia quella bici, chi l’abbia abbandonata lì. Non lo hanno visto il cartello, chiarissimo, in cui è scritto di non appoggiare cicli e motocicli al muro?

Per un attimo ha la tentazione di spostarla in una posizione defilata perché diventi invisibile, meno ingombrante allo sguardo, ma ha la sporta e il nervo sciatico che fa male. Scuote la testa e sale la sua scala, la scala A. Amalia non lo sa ancora, ma una bicicletta vecchia, appoggiata in malo modo contro il muro è solo il primo dei fastidi che renderanno difficile il suo Natale 2017…

Regala la storia di Amalia

Amalia non lo sa ma la sua storia – di una banalità quasi sconcertante – ho cercato di raccontarla ne Il Natale di Amalia, un breve racconto/fiaba (ma non per bambini) che arriverà il 26 novembre 2017 in libreria.

Il Natale di Amalia fa parte della mini raccolta Fiabe di Natale (Graphe Edizioni) ed è già disponibile su Amazon.

Insieme al mio racconto ce ne è uno di uno scrittore sconosciuto: tale Guido Gozzano. Non è esattamente alla mia altezza, ma me ne farò una ragione 😉

 

Protetto: I traumi sono come quando ti muore un gatto

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