Il mio personal storytelling: scrittura autobiografica dal 2005, nata con il progetto Panzallaria.com

Uno, qualcuno, centomila: la risposta femminile al libro di Fabrizio Corona

In anteprima, il capitolo CAZZI della mia autobiografia Uno, qualcuno, centomila: una vibrante testimonianza di umanità et letteratura ALTISSIMA di prossima uscita per una GROSSA, GROSSA casa editrice italiana. La risposta tutta femminile al libro bestseller di Fabrizio Corona. 

Cazzi

Io ci ho un magnetismo da sempre. In pratica, fin da quando ero ragazzina, i maschi mi si appiccicavano addosso come fossi un frigo e loro delle calamite, di quelle che usi per metterci sotto la lista della spesa, pane, latte, uova, preservativi, crema anti age, ecc.

Ho sempre avuto cazzi a mazzi: una volta ero al supermercato (per l’appunto con la mia bella lista) e nella corsia dei legumi vedo uno, bellissimo, che sta comprando i fagioli e scuote nell’aria il suo Rolex. Ovviamente la mia patonza magnetica comincia a tremare tutta, lui capisce e ci infrattiamo nel reparto macelleria che lui ha già le braghe calate. Non vi dico il nome ma solo le iniziali – R. B. – che lui è uno famoso. In quel periodo ero tutta un bollore: Lorenzo, Giovanni, Francesco e perfino un certo Alberto (o Filiberto), uno con dei modi da principe ma non c’era tanta alchimia sessuale perché nel bel mezzo, proprio quando lo cavalcavo come una amazzone e il magnetismo faceva invertire i poli della Terra, lui si addormentava e io rimanevo lí, come un baccalà.
Invece Michele, ah sí, con Michele c’erano delle volte che non arrivavamo alla porta della sua suite, ci toccava farlo in ascensore come due cani in calore, perché c’era tutta una roba animale che ci faceva ululare che una volta la sua vicina ha chiamato i vigili e abbiamo dovuto fare finta che ci fosse un guasto nell’ascensore e che eravamo rimasti bloccati e invece era il mio magnetismo.
Cazzi a mazzi, ve l’ho detto. Robe che adesso mi tocca comprare un frigo nuovo che le calamite non ci stanno piú tutte.

Michele l’intenditore

Prima di Michele la cui fama di intenditore di whiskey è nota a tutti quelli che guardavano la tv negli anni ’80, nel mio carniere ho messo un famosissimo regista di film porno: la nostra mesta relazione sessuale è durata molto poco perché tutte le volte che gli mettevo a disposizione il mio magnetismo, lui era sempre lì a lamentarsi che dovevo spostarmi, che la luce non era quella giusta. Mi afferrava per le spalle e dava continui ordini: “Spostati di 4 centimetri! La gamba destra là, quella sinistra qui. Mano sulla tetta, sorriso più plastico!”. Io non sono una da ordini a letto, sono più una fantasista del sesso gravitazionale. Poi ecco, mi aveva giurato di avere un trullo in Puglia come Raz Degan e invece niente.

Quando siamo andati a Milano Marittima, mi ha offerto una piadina a una baracca sulla statale dove vanno a mangiare prostitute e guardoni: di donne, è ovvio, non ne sapeva niente e io non ho tempo da perdere con dei bifolchi del genere. Archiviato il regista, è stata la volta di Michele: ci siamo incontrati al circolo delle bevute di classe, si è avvicinato e subito mi ha chiesto: “Ma tu sei quella che era cicciona e poi è dimagrita? Lo sai vero, che io sono un intenditore?”.

Indossava Ralph Lauren e dalla camicia sbottonata sbucava un petto tonico e tornito che mi ha fatto venire voglia di mangiarmelo caldo davanti al camino, sorseggiando Glen Grant. Quando ci siamo trovati al dunque, mi ha chiesto di schiaffeggiarlo sulle natiche ed è stato molto eccitante, ho pensato che sul frigo ci sarebbe stato proprio bene. Un’unica pecca nella nostra storia: Michele ci ha la fissa della pelle cadente, sperava che io facessi parte delle ex obese che poi fanno l’effetto svuotino e invece niente – caro Michele – l’ho un po’ deluso, perché io ogni giorno, tra corsa e palestra, cazzi e mazzi, ecco mi tengo molto, molto in forma che poi i paparazzi, se no, lamentano che le foto vengono male. Michele e io abbiamo una relazione saltuaria (non puoi fermare un magnete e le calamite in giro sono davvero troppe) ma soddisfacente.

E lui a Milano Marittima c’ha la casa in pineta e delle volte organizza anche delle cene con i calciatori e a me, l’avete capito, mi piace fare squadra. Di solito parto dal portiere che é il più saldo a prendermi quando la patonza magnetica impazzisce per la quantità di mazzi, ma è poi lo stesso, uno vale l’altro: uno, qualcuno, centomila. Che volete che sia? Basta che tutto possa diventare letteratura!

Il Gabibbo e qualcosa di dolce 

Io e il Gabibbo ci siamo conosciuti perché andavamo dallo stesso nutrizionista. È subito stata attrazione e anche amore: con lui il mio magnetismo ha dovuto cedere il passo al legame intellettuale, ci siamo trovati subito. Solo che – come vi ho già raccontato – io sono una che gli uomini li prende e li spolpa, questo mi interessa prima di tutto, il sesso e con lui non era facile.

I poli del mio erotismo impazzivano alla ricerca del suo pisellone (un’amica, ex velina per un giorno, mi aveva raccontato che era un super dotato) ma in mezzo a tutta quella opulenza carnale, facevo molta fatica a trovare l’orpello che mi avrebbe reso felice. Il nostro rapporto così entrò in crisi e a nulla valsero i tanti regali che mi faceva, sentivo un vuoto, un vuoto dentro e non sapevo come riempirlo.

Un giorno mi fece una proposta piccante e – aperta alle novità come sono – decisi di accettarla. Ci incontrammo con due suoi vecchi amici che ci aspettavano a bordo di una limousine. Io ero molto curiosa e eccitata mentre lui mi ballonzolava intorno, certo che questa piccola avventura avrebbe rinsaldato la nostra relazione. La limousine profumava di buono e ci sedemmo dietro, accanto a una bella donna di giallo vestita, molto elegante. L’auto partì sgommando grazie alla bravura alla guida dell’autista, un signore con baffi e cappello, ma non come gli anziani che la domenica fanno gli incidenti per andare a mangiare le lasagne fuori Porta, un signore distinto e servile. Sapevo di avere già visto questi due ma non ricordavo dove. Dal chirurgo estetico? Tra gli ospiti di “Domenica in”? Il mio amore sorrideva e mi guardava con i suoi occhi profondi e innamorati. Forse il Gabibbo è stato l’unico che davvero mi ha mosso dei sentimenti. A un certo punto mi disse: “Sei pronta all’ammucchiata?” e io sobbalzai, felice di sapere che voleva farmi un regalo tanto prezioso.

La donna che sedeva accanto a me mi guardò ammiccante e mi disse: “Avrei voglia di qualcosa di dolce…tu saresti in grado di darmela?” e io ricordai dove l’avevo vista! Era la contessa! Ma allora? Allora lì seduto davanti a me c’era quel gran figo di Ambrogio???? Proprio così. Era lui. Il sogno erotico della mia gioventù. Lo guardai dallo specchietto, gli feci l’occhiolino e gli dissi: “Ambrogio, schiaccia il bottone, esci la cioccolata, accosta l’auto e facciamo questa ammucchiata dolcissima…”. Ambrogio sistemò l’auto in doppia fila con le quattro frecce perché non resisteva più al languorino, abbassò tutti i sedili, fece partire La Isla Bonita di Madonna e cominciammo tutti a inciambellarci uno sull’altro, senza capire di chi erano gambe, braccia, cioccolatini, cappelli, panze.

Il Gabibbo fu un grande amatore, Ambrogio mi fece arrivare a vette altissime di passione nuda e cruda e il mio magnetismo provocò uno Tsunami in Asia, perché come si dice: “Può il batter d’ali di una farfallina magnetica a Poggio Rusco procurare uno tsunami in Asia?”. La risposta è sì. Può.

L’uomo che salta le staccionate 

Al parco. Sono lì che corro quando vedo un bellissimo uomo che salta una staccionata vestito come se fosse il commesso di una banca.
Quando mi sorride e mi dice: “Certo un po’ di moto è importante per me, come per tutti!” lo riconosco come l’uomo che salta la staccionata nella pubblicità dell’olio Cuore.
La mia patonza magnetica è tutta un brivido che vola via, un equilibrio sopra la follia, penso che sono proprio una ragazza fortunata: se tutto va bene anche lui potrà finire nella mia collezione.
Dato che con il cuore ci sa fare, lo invito a casa la sera di San Valentino e lui risponde: “Però cucino io, perché a tavola voglio stare in forma e mi hanno detto che te non sei tanto brava a fare da mangiare per quanto sia una tipetta MOOLTO golosa…”.
È un malandrino questo elegante sportivo!
Arriva da me tutto pettinato, con un gran sorriso stampato sulla faccia e una latta di olio dentro un pacco regalo.
Lo vedo sulla porta e mi scompiglia a tal punto l’eccitazione che gli dico di mollare tutto e comincio a baciarlo come se fossi il suo dentista, con un’introspezione che è il segno della mia grande profondità.
La patatina frulla e rifrulla, lui mi solleva, mi toglie gli slip mentre mi sussurra frasi erotiche di sua invenzione: “Tanto tutte le strade mi portano alle tue mutande!” e dopo la poesia mi trascina sul letto saltando di traverso per i fossi. Passiamo 2 ore a fare numeri da circo e mi spara in aria nemmeno fossi la donna cannone mentre gli dico che cerco un centro di gravità permanente e lui potrebbe fare da perno.
2 ore di puro sesso.
Siamo ancora tutti nudi e spettinati e suonano alla porta. È la mia vicina. È San Valentino, cosa diavolo vuole questa anziana signora dalla puzza sotto il naso?” penso io, ricordandomi che il giorno prima mi ha prestato l’acido ialuronico e forse è solo venuta a riprenderselo. Mi avvicino alla porta e capisco: nella foga del sesso l’avevamo lasciata aperta e ci sono il signor Mario e Anselmo del secondo che con le seggioline e i popcorn si sono goduti lo spettacolo sul pianerottolo, lei ci voleva avvisare che non sentiva più niente e che alzassimo un po’ i toni degli ululati che qui c’è gente che vuole divertirsi!
Mentre accade tutto questo, l’uomo della staccionata è in cucina, sento sfrigolare. Mi dice: “Ti ADORO perché sei la mia PATATINA FRITTA!”
Mangio, rido, festeggio San Valentino con l’uomo della staccionata e i miei vicini guardoni.
Dopo qualche settimana, a forza di mangiare sano, tra panzerotti, patate, cotolette, crocchette, mozzarelle in carrozza, polpettoni impanati e melanzane saltate, tutte le volte che si avvicina, mi sembra di fare sesso con un radiatore sfranto e gli amici ormai ci chiamano fish and chips.
ok restare in forma, ok il sesso acrobatico, ok tutto, ma se mi friggi il magnetismo, caro uomo delle staccionate, io perdo la mia forza e senza la mia forza, come posso vivere con la giusta profondità?

 

La baciarella matura

Baciamoci molto, con utopia più che disincanto

La baciarella matura

Bologna nell’incanto di Arte Fiera, domenica di sosta tra una nevicata, un’esondazione del Reno e tantissima umidità: a pochi passi da via d’Azeglio dove le luminarie di Lucio Dalla cantano su chi cammina in centro, eccoli lì, seduti su una panchina a baciarsi come non ci fosse domani.

Corpi appiccicati, mani che toccano i corpi dell’altro per sentire la presenza assoluta del momento, come per dirsi “Siamo qui”, per respirarsi e riempirsi il naso di rimescolone.

Hanno gli occhi chiusi i due baciarellisti anonimi, abbandonati nella loro bolla di intimità. Continua a leggere

Heart shape on the window

Parlare delle emozione in una coppia

Parlare delle emozioni nella coppia: sembra facile a dirsi, specie da parte di una che con le parole ci lavora, molto più difficile a farsi.

Con le persone che amiamo e con cui condividiamo la vita parliamo di lavoro, parliamo di impegni, parliamo di obiettivi, parliamo di sconfitte, parliamo di soldi e anche di vacanze, ma di rado parliamo di emozioni e le attraversiamo e riusciamo a guardare – con coraggio e curiosità – a come ci sentiamo.

O almeno: questo accade a quelli come me. 

vento - foto ispirazionale

A dire le mie emozioni, anche quelle che fanno dolore, anche quelle fastidiose, anche quelle pruriginose, anche i desideri e le fantasie che “non si possono condividere”, ho imparato nel 2018. Sulla mia pelle. Letteralmente. 

Per anni con Tino, il mio ex compagno, abbiamo evitato di parlare apertamente di come stavamo nella nostra relazione, di quello che ci faceva bene, di quello che faceva male. C’era la vita da vivere, ci dicevamo. C’erano le bollette, la famiglia, le urgenze, le emergenze, montagne di lavoro, i soldi che non si arriva a fine mese, i lavori di casa, da decidere le vacanze, da rifare il bagno, da sistemare la lampadina fulminata, da scegliere la scuola per Frollina.

Quando – tra un impegno e l’altro, tra un’azione e l’altra – ci fermavamo e si provava a parlare di noi, era come se tutto dovesse andare per forza bene, come se le sfumature potessero allontanarci. Ed è così che ci siamo allontanati, giorno dopo giorno, smettendo di parlare di AMORE.  Continua a leggere

A volte gli amori finiscono: è accaduto anche a noi

A volte le storie finiscono, le persone cambiano, gli amori si evolvono. Tino e io, dopo quasi 17 anni di vita insieme, a settembre ci siamo lasciati. Non è stata una decisione facile, indolore e nemmeno subitanea: il nostro percorso è durato un lungo anno. 

Ho deciso di scriverlo perché questo è sempre stato un blog molto autentico, dove ho raccontato l’evoluzione della mia vita e credo che non ci sia nulla da vergognarsi nel dire che le cose possono finire e che il PER SEMPRE, delle volte, NON è PER SEMPRE, o almeno cambia di sostanza. 

Ho deciso di scriverlo pubblicamente perché ho sempre creduto in quello che si impara dal cambiamento, dai fallimenti, anche dalla sofferenza. La relazione tra noi 2 ha fatto la muta e dopo tanti anni d’amore e una splendida figlia dodicenne, ci siamo accorti di esserci allontanati: siamo una  famiglia che si ama – e lo rimarremo – ma non siamo più una coppia. 

I segnali c’erano da un po’ ma come succede sempre quando qualcosa scricchiola, è difficile affrontarlo di petto, se non dopo una presa di consapevolezza che è spesso dolore.

Abbiamo incominciato a parlare della nostra relazione a novembre 2017: nostra figlia si era miracolosamente salvata da un incidente mortale e ci siamo accorti, tutti, di quanto la vita sia preziosa e di quanto fosse importante viverla al massimo con autenticità su tutti i fronti. 

Ognuno di noi 2 ha iniziato un suo percorso e mentre affioravano domande e piccole risposte, il mio corpo urlava, dicendomi delle cose. Ho avuto mal di schiena, denti che sono scoppiati da un momento all’altro, attacchi di panico e una brutta deriva dell’autostima che mi ha trascinato anche in situazioni poco simpatiche ma che – è evidente – mi sono servite a capire meglio chi volevo essere, come donna e come identità personale. 

Abbiamo pianto, ci abbiamo provato, abbiamo parlato fino a dirci cose che – in 17 anni – non avevamo mai affrontato. Ci sono state volte che avrei preferito essere sulla Luna che a casa mia, ci sono state volte in cui mi sono chiesta perché, nel 2013, avessi deciso di prendere in mano la mia vita, dimagrire e cominciare un percorso che – è evidente – non era ancora completo. 

Ci siamo molto rispettati in questi mesi. Ci siamo molto voluti bene. Ci siamo molto ascoltati. Abbiamo cercato di essere molto sinceri e autentici. 

E un giorno ci siamo arrivati. 

Abbiamo capito che il nostro Amore si era trasformato, che non desideravamo più stare insieme come coppia ma che eravamo diventati due amici, due persone intime, una fratellanza di sostegno, cause comuni, risate che però NON è l’amore.

Abbiamo capito che – malgrado tantissime persone della nostra età facciano una scelta diversa – noi volevamo ANCORA emozionarci intrecciando le mani di qualcuno che amiamo, noi volevamo ANCORA provare il battito veloce del cuore e il desiderio profondo di fare all’amore con qualcuno. Noi volevamo ANCORA vivere a modo nostro, ognuno il suo. 

Ci sono stati giorni bui, abbiamo entrambi pianto tantissimo, abbiamo entrambi dovuto trovare la nostra strada. Ma se ripenso a questo anno doloroso, so che il momento della decisione, del dircelo, seppur molto complicato e difficile, è stato decisamente meglio di tutti quei momenti piccoli di sofferenza, di evitamento, durante i quali i dubbi ci facevano allontanare dalla nostra essenza. 

Una storia che finisce sembra sempre un fallimento ma non è detto che lo sia. Noi rimarremmo sempre alleati, genitori di Frollina, persone che hanno condiviso momenti bellissimi e bruttissimi, persone che si sono amate. Le emozioni cambiano, cambiamo noi, ma questo non significa che qualcosa abbia meno valore, se in quella forma finisce. 

Ad Aprile io cambierò casa, nostra figlia starà con entrambi e ci organizzeremo in maniera fluida e funzionale alla sua adolescenza e alle nostre vite. Per il momento siamo qui, insieme, a vivere anche questa fine, con dignità, rispetto e amore. 

Intanto la vita prosegue e noi speriamo che questa scelta di verità (nostra) sia seme che fa crescere più forte anche la nostra splendida bimba, che le ricordi sempre il grande rispetto che portiamo l’uno per l’altra, la consapevolezza che le persone, delle volte, per amarsi ancora di più, seppur diversamente, devono dare aria alla loro vita, cambiare la loro relazione e andare verso un nuovo futuro. 

Una pasta al pesto per Genova

Genova è una città bellissima: per il mio compleanno ci siamo regalati un fine settimana lungo lì e grazie agli amici – blogger  di Farmacia Serra Genova  non solo abbiamo dormito in un appartamento in pieno centro comodo, confortevole e in grado di ospitare fino a 8 persone, ma abbiamo fatto un tour immersivo e potuto guardare ai luoghi attraverso gli occhi di chi vive e ama moltissimo la città.  Continua a leggere

La mia prima vacanza da sola: ecco cosa ho imparato

Per la prima volta nella mia vita ho fatto un viaggio da sola: io e me. Lo so, sa un po’ da sfigata, fare il primo viaggio da sola a 44 anni, ma tant’è. Che poi viaggio moltissimo da sola per lavoro, ma arrivo in posti dove incontro persone, tengo lezioni, consulenze, ho fretta, prendo treni, ho fretta, tutto scorre molto velocemente, ho fretta. 

Questa volta qui ho deciso di partire di fare 300 chilometri in auto e di passare 4 giorni senza nessun appuntamento se non con me stessa e molti libri. È passata una settimana dal mio ritorno e posso raccontarti come è andatale conseguenze di questo viaggio, perché ogni viaggio ha sempre delle conseguenze e noi torniamo un po’ diversi da ogni posto che incontriamo.  Continua a leggere

Alla scoperta dei colli di Bologna con me: il sentiero 906 da Gaibola a Parco Cavaioni

Come ormai faccio da quando ho dovuto smettere di correre, anche in questo sabato di aprile sono partita in esplorazione dei colli bolognesi [zona colline di San Luca] sopra casa mia.

L’esplorazione come parte della scoperta di sé (e dei colli di Bologna)

L’esplorazione è diventata per me una dimensione esistenziale in questo periodo: sono in una fase di profonda evoluzione e credo che con il problema alla schiena e al piriforme, il mio corpo abbia voluto dirmi che era necessario rallentare il passo e che correre non era più “funzionale” alla scoperta di me: dovevo stare nella quiete dell’ascolto, guardare i luoghi (interiori e non) con più calma.

Ho pianto moltissimo quando il fisioterapista mi ha confermato che NON potevo correre e che sarebbe stato così per molti mesi, mi sono sentita persa, ho pensato che sarei morta, che AVEVO BISOGNO di macinare chilometri e calorie.

Poi ho capito.

Ho capito che avevo bisogno di perdermi camminando.

Se vivi a Bologna o se vieni per turismo, chissà che non ti venga voglia di esplorare lo stesso bosco e trovare qualcosa che non pensavi di cercare: ecco perché sto per raccontarti la mia avventura, con qualche dato pratico per ritrovare i luoghi di cui parlo.   Continua a leggere

Alla voce autenticità

Inizia sempre con un disagio, una punta di spillo in mezzo al petto che si trasforma in un’ondata di calore, a tratti piacevole, a tratti no e si apre come un cerchio nell’acqua quando lanci un sasso. È così che il cuore manda un messaggio al corpo e questo alla mente. La mente all’inizio può anche fare finta di niente, ma poi se il corpo è presente, sarà lui a prendere il sopravvento con segnali inequivocabili e sempre più insistenti: è arrivato il momento di fermarsi, di scegliere, di cambiare. C’è qualcosa che non gira come vorresti, c’è qualcosa che tenta di uscire, c’è qualcosa che non hai voluto vedere ma ora è un gigante grande e non sempre gentile che si è piazzato davanti al tuo orizzonte.

F.Pessoa, Il poeta è un fingitore

F.Pessoa, Il poeta è un fingitore

Prima è arrivata l’angoscia: credevo fosse parente – unicamente – di quanto accaduto a mia figlia a novembre e invece no. Ho passato giorni confusi, dentro a una pozza di paura e senso di incertezza, una pozza in cui rabbia, amore, sollievo e disperazione si mischiavano l’uno nell’altra. Poi mi è parso di stare meglio, non piangevo più tutti i giorni, il mondo era tornato in posizione orizzontale. È stato in quel momento che la gamba sinistra ha deciso di cominciare a urlare: andavo a correre e non riuscivo a terminare 5 km senza zoppicare. All’inizio succedeva solo in fase premestruale, poi quel dolore alla coscia ha cominciato a farsi più insistente: non riuscivo più neanche a camminare. Chi mi conosce sa quanto correre sia la stella polare del mio equilibrio, guardavo a chi lo faceva – mentre per me era diventata una sofferenza – come a dei fortunatissimi esseri viventi.  Continua a leggere

polaroid sostiene Pangea

Oggi sto con Polaroid che finanzia Pangea Onlus

Di solito non partecipo a campagne di marketing con questo blog: faccio delle eccezioni quando si tratta di promozione di eventi culturali e artistici o campagne a sostegno di cause in cui credo.

Questo post che sostiene la campagna “Polaroid Eyewear e Pangea Onlus insieme contro la violenza di genere” fa parte di quelle eccezioni.

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza di genere e puoi fare qualcosa di concreto. Se sei una QUATTROCCHI come me o se stai cercando un paio di occhiali per le tue vacanze in montagna o al mare, Polaroid devolverà a  Pangea Onlus e al progetto Rete Donne Pangea parte del ricavato di tutti gli occhiali da sole e da vista venduti in Italia nel periodo novembre-dicembre 2017, consentendo, così, a Pangea di continuare a portare avanti i programmi di ascolto e sostegno a tante voci femminili di denuncia, approdando allo sviluppo di un progetto di rete sistematico che coinvolge 800 donne. Gli occhiali sono questi.

#polaroideyewear

Il progetto Rete Donne Pangea ha anche  la finalità concreta di sostenere le spese legali di tutte quelle donne vittime di violenza che non sono in grado di affrontarle, oltre a fornire aiuto nel percorso processuale e couseling psicologico, strutturare gruppi di
mutuo-auto- aiuto in ogni regione italiana inserendoli nel network dei servizi al territorio e pubblicare un’opera cartacea e digitale che raccolga la testimonianza delle 800 donne coinvolte. Continua a leggere