Un anno fa ho pubblicato un libro

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Era il 18 giugno 2015 e non avevo idea di come sarebbe andata. Sono entrata in libreria, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana a Bologna che il mio cervello ero in pappa. Quando ho visto quanta gente c’era alla prima presentazione di 102 chili sull’anima, ecco io mi sono spaventata da morire.

Era come essere in sala parto con la gente sugli spalti a controllare che tutto vada per il meglio e che il pupo abbia 5 dita per arto. Si, perché un libro, fino al momento in cui non esce nel mondo, non sai davvero com’è, non sai nemmeno se è reale: tocca partorirlo pubblicamente e poi staccare il cordone ombelicale.

Le persone leggono e saranno loro a dire se quel libro esiste, cos’è e di cosa parla esattamente: tu ci hai messo la mano, le idee, la storia, ma poi – quasi per magia – è nel lettore che la storia avviene, si avvalora e si realizza per quello che vuole essere.

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In questo anno sono successe molte cose: sono stata a parlare di 102 chili in televisione, ho risposto a molte interviste, ho ricevuto più mail di quante non sia successo da quando hanno inventato l’internet, ho ideato il workshop Mut-Azioni e ho scritto un altro libro ancora (che è in fase di ripulitura e uscirà in autunno).

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Un anno fa nessuno mi chiamava “scrittrice”, oggi qualcuno lo fa e ogni volta mi sento terribilmente in imbarazzo perché mi ritengo più una che scrive, che condivide esperienza, più che una scrittrice. Eppure la scrittura in questo anno ha avuto un ruolo centrale nella mia vita e mi sono resa conto che anche prima, anche quando non lo sospettavo, tante volte mi sono salvata grazie a lei.

E ho capito che la mia fortuna è di avere la consapevolezza che in ogni anfratto della vita c’è una storia e che quella storia, se la racconti in modo che possa essere compresa, ha sempre una sua dignità anche quando parla di piccoli cambiamenti come il mio.

Rispetto a 102 chili, scrivere questo libro qua (che è ancora e solo nel mio computer) non è stato uguale e mi ha procurato più fatica, più ansia e dubbi che si scioglieranno solo quando entrerà nel mondo. Perché quando perdi la verginità di avere scritto e firmi un contratto prima di possedere le parole, allora lo scrivere si trasforma, sul serio, in un lavoro e lo devi mettere vicino al lavoro che fai per vivere (e che non puoi abbandonare).

Perché se hai la fortuna, come è stato per me, di avere venduto un numero di copie che non ti saresti mai immaginata, ecco, è naturale che le persone abbiano delle aspettative e un anfratto del tuo cervello teme sempre che finirà come per Zoolander che il primo fa molto ridere, il secondo invece è una ciofeca che cerca di scimmiottare le cose che hanno avuto successo nel precedente.

In questo anno ho visitato un sacco di città grazie alle presentazioni del libro e ho conosciuto molte persone: ci siamo abbracciate, mi hanno raccontato le loro storie, ho ricevuto anche degli splendidi regali.

Devo dire un grazie enorme a ciascuna di loro, perché questa esperienza meravigliosa, di potere raccontare la mia storia, la devo a chi l’ha voluta leggere.

102 chili sull’anima non esisterebbe senza i suoi lettori, ne sono pienamente consapevole.

Un anno fa ho pubblicato un libro e le persone continuano a leggerlo.

È stato ed è bello, mi ritengo molto fortunata. Credo nel potere della scrittura e credo nella scrittura come cura. Ecco perché ho deciso di lanciare un piccolo corso di scrittura autobiografica a Bologna, in autunno. Ecco perché quando parlo di cambiamento, non posso prescindere dal ruolo, determinante, che hanno le parole con cui ci narriamo, ecco perché il prossimo libro parla anche di questo, di come per consolidare un cambiamento sia importante scrivere di sé.

Grazie a te che mi hai letto e grazie alla mia casa editrice, Giraldi Editore, che ha creduto in me.

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1 commento
  1. Sara
    Sara dice:

    Grande Francesca! Non vedo l’ora di leggere il tuo prossimo libro: sto ancora portando avanti la battaglia contro i miei chili di troppo, e credo che anche questa tua ultima fatica potrà essermi utile. Una volta o l’altra, se con i tuoi workshop capiterai in qualche centro del Nordest, penso che ci incontreremo ;-).

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