Napoli mi ha stregata, come una storia ben raccontata

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Sono stata a Napoli a presentare 102 chili sull’anima al Teatro Diana ed è stata un’esperienza straordinaria da tanti punti di vista, ma soprattutto a livello umano.

Napoli è una città che strega, un luogo così diverso dai luoghi a cui sono abituata, che mi ha invasa di colori, profumi e umanità. Per chi ama raccogliere storie, questa città è un vero e proprio laboratorio: basta salire in funicolare e prestare orecchio ai discorsi delle persone per sentire pulsare in sé mille vite diverse. I napoletani poi accolgono con un calore particolare, fatto di gesti, movimenti del viso e parole. A Napoli raccontarsi non mette paura o disagio e se entri in connessione con chi hai di fronte, senti l’energia narrativa e relazionale scorrere. Deve essere per questo che a Napoli le persone continuano ad andare a teatro e in ogni angolo puoi trovare luoghi pieni di fascino e storie. Deve essere per questo che mi sono sentita subito coccolata, non appena ho messo piede al Teatro Diana per la presentazione del mio libro.

Con me c’era Fabiana Sera, speaker radiofonica, attrice e doppiatrice: una voce calda e avvolgente che ha saputo dare la sua personale interpretazione a quello che ho scritto. Mi aveva letta a Roma, a novembre, e mi si erano riempiti gli occhi di lacrime, la stessa magia è tornata sabato, a Napoli.

Pierluigi, del teatro, mi ha riempita di attenzione e entusiasmo, per non parlare della Libreria Raffaello, che mi ha chiesto perfino, una copia autografata del libro.

Poi c’erano le tante persone che sono venute ad ascoltarmi. Quando presenti un libro, la parte più bella (almeno per me) accade dopo che hai concluso, quando chi è intervenuto arriva con la sua copia per fartela firmare.

Forse perché io ho scritto di me, forse perché la mia storia è comune a tanti, succede sempre che in quei pochi minuti in cui sto con le persone a tu per tu, mentre penso a una dedica per loro, ecco mi arrivino un mucchio di storie diverse: storie di riscatto, storie di cambiamento, delle volte storie di grande sofferenza.

Mi capita di accogliere le lacrime di qualcuno, i pensieri sparsi di altri e il sorriso di qualche lettrice. Non è sempre facile, non lo è stato in questi mesi, anche quando ho ricevuto alcune mail: ti senti addosso i sentimenti degli altri e non sempre si riesce a dire la parola giusta, non sempre ci si sente all’altezza della situazione. Sai che qualcuno ha letto il tuo libro e come fai anche tu, quando leggi qualcosa che ti tocca, ti ha scelto. In qualche modo ti ha preso per mano e tu hai preso per mano lui. Ma se sbagliassi il tocco? Se dicessi proprio quella frase inutile che non è per nulla indicata al momento?

Io scelgo sempre la spontaneità, ma sono certa di avere commesso anche qualche errore.

Eppure, quando esco da queste esperienze, mi sento sempre più ricca, più viva, sento sempre molta più connessione con il mondo e con gli altri. Scrivere e leggere sono un modo per uscire dal proprio e entrare nel mondo degli altri, un mondo che normalmente non ci è dato, ma che attraverso la narrazione viene condiviso e diventa patrimonio di due persone: chi scrive, chi legge.

Di questi 2 giorni napoletani porto nel cuore la mia casa editrice Giraldi Editore, prima di tutto, che ha facilitato questa trasferta. Porto nel cuore Rossella Bianco, la mia editrice che sono felice di avere incontrato lungo il mio cammino. Solo una settimana fa ho firmato il contratto per il nuovo libro e devo ammettere che l’idea di iniziare questo nuovo percorso insieme, mi mette un po’ paura, ma soprattutto tanto entusiasmo. Sono una persona davvero fortunata.

Di questi 2 giorni porto nel cuore Pierluigi e il Teatro Diana, che mi hanno invitata e accolta. Poi c’è Attico Partenopeo, lo splendido B&B dove ho dormito e Stefania che lo gestisce: a un tiro di schioppo da qualsiasi punto del centro di Napoli, con una terrazza meravigliosa e un’accoglienza perfetta.

Di questi 2 giorni sono felice per avere rivisto la mia amica d’infanzia Federica: vive a Ischia e ha guadato il mare per venirmi ad ascoltare. Poi c’è, come vi dicevo, Fabiana, una persona che ho avuto l’onore di conoscere e con cui spero di accompagnarmi ancora, magari anche per progetti professionali insieme.

E poi ci sono le persone che sono venute ad ascoltarmi: con i loro chili persi, le piccole sfide quotidiane, alcune tragedie, molti inceppi. Tante vite così vicine alla mia.

C’è la mia famiglia, mia figlia che mi dice che vuole dare, anche lei, un nome alla sua anima nera. C’è il primo spettacolo teatrale “da grandi” che ha visto Frollina, sabato sera, al Teatro Diana insieme a noi: il Decamerone di Baliani, con Stefano Accorsi. Uno spettacolo divertente e insieme molto attuale, che se passa per la tua città, te lo consiglio vivamente.

Voglio ricordarmi anche del fatto che la mia Dexter è sempre lì, in agguato e – per esempio – mi hanno proposto di conoscere Stefano Accorsi, al termine dello spettacolo e io ho detto “Non importa”, quando invece mi sarebbe importato un sacco.

C’è il caffè Gambrinus  – in questi due giorni – e la sua gentile accoglienza. C’è il commissario Ricciardi, che mi è parso di vederlo passare almeno 2 volte, lì davanti.

C’è il Cristo Velato: il pezzo di marmo più leggero che io abbia mai visto in vita mia. C’è Spaccanapoli con i suoi vicoli, gli odori smorzati in una pioggia torrenziale.

In questi due giorni ci sono molte cose, molta curiosità, grande desiderio di buttarmi, a falcate, nel futuro, consapevole che ci arriverò solo a piccoli passi.

 

 

 

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