Non ditelo ai grandi che la letteratura per l’infanzia è “irregolare”

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Quest’anno ho avuto il piacere di essere nel Team Social della Fiera del libro per ragazzi di Bologna e in particolare ho curato la Settimana del libro e della cultura per ragazzi, un nuovo format per le famiglie che si è affiancato alla fiera – destinata tradizionalmente agli operatori del settore.

L’occasione è stata propizia, dal momento che amo la letteratura per l’infanzia, per raccogliere moltissimi spunti da alcuni ospiti di grande rilievo, intervenuti a #nonditeloaigrandi e che hanno condiviso i loro “ferri del mestiere” e ciò che li ha portati a diventare autori e lettori eccezionali.

Mafalda ha compiuto 50 anni e per l’occasione Concita De Gregorio ha intervistato Vanna Vinci, autrice de La bambina filosofica: insieme hanno tracciato un bellissimo ritratto di questi due personaggi e più in generale hanno colto la specificità dei bambini, quella che li porta a “potere tutto”, a una creatività che spesso si perde con il tempo.

I bambini sono “irregolari” e dobbiamo preservare questa loro irregolarità, coltivarla per fare emergere le loro differenze e specificità creative.

Subito dopo, durante la presentazione del libro di Beatrice Alemagna, I cinque malfatti, sempre Concita De Gregorio ha sottolineato un aspetto della letteratura per l’infanzia, che spesso è sottovalutato. La sensazione diffusa (lo ha confermato Beatrice e con lei tantissimi altri autori intervenuti ai tanti convegni in programma) è che la letteratura per i piccoli e i ragazzi sia considerata di serie B dal settore editoriale e in generale dal pubblico.

E invece:

I libri per bambini valgono doppio: possono leggerli sia i grandi che i piccoli

Ma come nascono i libri di Beatrice? Ecco la risposta dell’autrice

I miei libri sono viscerali, nascono da qualcosa che mi porto in pancia per un po’ di tempo e a un certo punto affiorano. I 5 malfatti è un libro sull’inadeguatezza, sentimento che spesso contraddistingue i bambini, che sanno di “non potere” fare molte cose, che devono aspettare di essere grandi per accedere a certe cose del mondo e capirne altre.

Una bella intervista su questo doppio appuntamento è quella video, fatta da Bologna Fiere a Concita De Gregorio:

Durante un laboratorio con le classi, ho avuto il piacere di ascoltare le parole di uno dei miei autori preferiti, Roberto Piumini e in particolare mi ha colpito questa sua frase:

Gli scrittori devono fare i buchi: parole che buchino le persone

Martedì è stato il giorno di Bianca Pitzorno, autrice per grandi e piccoli, che ha scritto un pezzo importante della letteratura italiana per ragazzi.

La Pitzorno ha chiacchierato con Beatrice Masini offrendo al pubblico un racconto davvero interessante sulla sua infanzia, sul retroterra culturale che l’ha formata e su quello che ha imparato dei bambini, anche attraverso i suoi ricordi di bambina.

E’ stata estremamente provocatoria, ricordandoci che è fondamentale rispettare chi non legge.

Perché le storie possono arrivare non solo dai libri, le storie sono ovunque, anche quando si chiacchiera facendo la maglia.

Ha parlato anche del rispetto per chi è diverso e esercita pensiero laterale (e mi ha fatto venire in mente quella Mafalda irregolare di cui qualche giorno prima avevano parlato Concita e Vanna Vinci) e ha dato una bella lezione di scrittura e lettura:

Nel mondo della letteratura c’è spazio per tutti, pur dichiarandosi per quello che si è, facendo emergere le proprie specificità di scrittura. Non rincorriamo il marketing editoriale, cercando di confezionare prodotti, ma raccontiamo storie.

E di storie lei ne ha raccontate tante, anche sulla sua terribile mamma. Ma su queste vi consiglio il bellissimo post di La Pasionaria.

Ed ecco, anche per lei, l’intervista ufficiale.

David Almond lo conoscevo poco, ma la sua chiacchierata di mercoledì è stata davvero interessante e anche lui ha offerto spunti preziosi, per chi – come me – ama leggere e anche scribacchiare.  Una delle frasi che mi ha colpito maggiormente è una sua rivelazione professionale:

Mi sono sentito uno scrittore più maturo quando ho cominciato a scrivere per ragazzi. I ragazzi sono più esigenti, ma anche il pubblico con cui si può sperimentare in maniera meno lineare.

Sono stati davvero tanti gli incontri, i volti, i disegni e i colori di questa prima edizione de la Settimana del libro e della cultura per ragazzi. L’entusiasmo che hanno suscitato, sia nei grandi che nei piccoli, è riassunto bene dalle foto scattate ai bambini che sono passati per il Padiglione 33 in questi giorni da Cecile de MontParnasse.

Io ho trovato conferma di alcune sensazioni che provo quando leggo e quando provo a scrivere per bambini:

il senso di sperimentazione linguistica e di plot, la valorizzazione del pensiero laterale e dell’irregolarità e la capacità della letteratura per l’infanzia di fare emergere il nostro lato bambino, quello che non sottostà alle regole verticali del mondo dei grandi.

 

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