Dalle cronache di Cialtronate: la sig.ra Tina Phè

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Con piacere copio l’editoriale delle “Cronache di Cialtronate”, il mio settimanale preferito, che si può acquistare solo nelle edicole di suddetto ameno paesello, sito nelle campagne tra Gallarate e Bronzolo.

“Oggi – per la nostra indagine attorno ai mali delle società moderne – vogliamo raccontarvi della Sig.ra Phè Tina, nostra illustre concittadina alla quale è toccata una sorte infelice, segnata fin dalla materna gestazione dal pittoresco nome inflittole, per volontà genitoriale.

Come nelle migliori famiglie di Cialtronate, per tradizione ormai secolare, la bambina prese nome dalla nonna Tina, senza che gli amati genitori si accorgessero o volessero dar peso al fatto che il connubio con il patronimico rappresentasse di per se’ una burla demoniaca.

Phè Tina si trovò fin dall’adolescenza a dover fare i conti con il pesante fardello.

Non particolarmente dotata di beltà femminea, nana di statura e incline al grasso sebaceo (che nemmeno prodotti specifici e l’intervento del dermatologo riuscirono a tener sotto controllo), la fanciulla si ritrovò a subir ben presto la cattiveria – tipica dei giovani.

“Scoreggina” “Peto esotico” (per l’acca all’interno del cognome) e per i più triviali “Petazza schifosa” sono i soprannomi che furono più spesso rivolti alla bambina.

Crebbe la ragazza senza che la parola riuscisse più a uscire in maniera chiara e fluente e oltre al sebo, gli occhiali dalla montatura pesante e il nanismo di cui era affetta, venne colpita anche da demenziale balbuzie, trasformandosi in ciò che il nome le aveva in qualche modo predetto.

Phè Tina si ritrovò sola in un paesello – come tutti voi ben sapete – di poche anime e molta fantasia; gli uomini non la guardavano e le donne toccavano gli attributi dei propri amati – in via scaramantica e preventiva – ad ogni suo passaggio per la pubblica piazza.

Gli amati genitori non si capacitavano di cotanta crudeltà ma nemmeno accettavano le immature e pietose richieste della ragazza affinché provvedessero, tramite gli organi costituiti e preposti, a mutar almeno una consonante del suo breve e incisivo nome.

Tina dovette, giunta in età da marito, far i conti con la depressione – piaga dell’occidente e fardello dei paesi industrializzati.

Un testimone oculare, che desidera restare anonimo, ma molto vicino alla ragazza, narra che Phè Tina un giorno tentò persino di togliersi la vita infilando la testa nel WC per annegare il proprio dolore.
Quando il Nostro Anonimo eroe salvatore riuscì a strapparla da morte certa – non senza fatica, poiché l’infelice testa si era incastrata nella tazza – ella cominciò a lamentarsi della vita con urla belluine e proferì tali pesanti e inequivocabili parole: “Lasciamelo fare ti prego, lasciami ricongiungere ai miei simili!”.

Insomma, una vita segnata dalla tragedia e dalla sofferenza quella di Tina che attualmente vive in un centro di recupero e ha finalmente trovato se stessa scrivendo poesie e facendo composizioni floreali che trasforma in eleganti cappelli per le signore bene della città.

Dite voi, cari e affezionati lettori, che peso possano avere su anime tanto fragili certe infelici trovate materne e paterne: un eccesso di amore per la famiglia e le tradizioni che spesso si tramuta in un fardello non comprensibile ai più!!!.

Quanta cattiveria celata da burla, quanta indifferenza coperta di amore possono, talvolta, guidare i gesti di chi ci mette al mondo!!!. Come è difficile trovare una propria strada se non sorretti dalla mano generosa del destino!!!

La Sig.ra Phè Tina e la sua storia hanno insegnato molto a noi che scriviamo e hanno dato una grande lezione alla nostra religiossissima e piccola comunità: anche dietro una flatulenta ma insulsa scoreggia, si può celare qualcosa di molto, molto profondo che urla per uscire e farsi sentire!!!”

firmato Luigino Pompino
pubblicato il 13 gennaio 2006 su “Cronache di Cialtronate” pg 69

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