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Uno sguardo diverso sul corpo delle donne – Festival di Int.le #Ferrara 1/10/11

Uno sguardo diverso sul corpo delle donne - 1.10.11 - Liceo Ariosto, FerraraSabato 1 ottobre alle 11 – Liceo Ariosto, Ferrara

con Loredana LipperiniGiovanna Cosenza e Francesca Sanzo (la sottoscritta)

dialogheremo con gli studenti del Liceo Ariosto di Ferrara

nell’ambito del Festival di Internazionale

Uno sguardo diverso sul corpo delle donne

via Arianuova 19, Ferrara

E’ a entrata libera, per ciò siete tutti invitati

(Lorella Zanardo, malgrado sia presente nella locandina ufficiale, non potrà essere con noi)

MappaLocandina PDF

L’ultima pubblicità che non ci piace: Nuvenia

Questa pubblicità me l’ero persa per strada perché ero in vacanza. Quando l’ho vista mi sono scese le braccia. Ormai le donne sono mostrate solo come culi e la personalità di ognuna si esprime dalla mutanda che indossa (stando a questo assioma io dovrei certamente fare un serio lavoro di terapia). Un’immagine al passo con i tempi? Chi si sente pienamente rappresentata alzi la mano. Tutte le altre possono leggere l’ottimo articolo di Annamaria Testa – che in quanto pubblicitaria decostruisce analiticamente – e di Comunicazione di genere che come sempre è sul pezzo (di carne). Per chi fosse interessato alla decostruzione delle pubblicità (lavoro interessante sul messaggio inteso come significante e significato) c’è anche il sito Spotanatomy che ne parla E oggi le Se non ora quando hanno messo on line un video ironico che sbertuccia proprio questa pubblicità. Chissà cosa diranno i creativi della Nuvenia e in che modo tenteranno di attaccarsi al concetto di ironia. A noi, se vogliamo, resta solo di segnalare allo IAP attraverso il modulo di contatto e non acquistare prodotti Nuvenia fino a quando l’immagine offerta delle donne non sarà più coerente con la molteplicità di noi. Bei tempi quelli del paracadute

Cambia davvero il vento?

Queste sono le locandine che il Pd ha messo in campo per aprire la Festa Democratica (o dell’Unità) di Roma che inizia oggi.

Di quella gonna svolazzante se ne sta parlando molto on line.

Per esempio c’è il post di Nadia con la sua opinione a confronto con quella di Anna Lombroso, il post di Lorenzo in Questo uomo no, quello di Lorenza in Ci riprovo.

E allora vi dico anche la mia.

Non credo che il manifesto della gonna svolazzante sia volgare ma che – molto semplicemente – rappresenti per l’ennesima volta uno stereotipo.

Considerato in rapporto con il manifesto al maschile, a maggior ragione mi sembra di poter dire che:

  • la donna è rappresentata dalla simbologia delle gambe/gonne alla Marylin (modello sessuale)
  • l’uomo è rappresentato dalla simbologia della cravatta, sorriso rassicurante (modello professionale vincente)

Si tratta di due stereotipi, solo che quello femminile è SVILENTE mentre l’uomo è VINCENTE.

Due stereotipi figli del più banale immaginario maschile.

Come sempre.

Non c’è nulla di innovativo e trovo quasi ossimorico il claim:

Cambia il vento

Il tempo secondo me cambierà quando avremo il coraggio di esplorare le sfumature, abbattere questi triti luoghi comuni  del business man e dell’ocarina da spiaggia metropolitana.

Il mio sdegno non è legato alla strumentalizzazione del corpo femminile, sia chiaro. Il mio sdegno è legato al fatto che il PD ha perso una bella occasione per innovare DAVVERO e per promuovere modelli diversi

di femminile e di maschile.

AGGIORNAMENTO DELLE 16.24

Un contatto su Facebook mi segnala questo comunicato di Cristina Alicata del Pd di Roma:

Le donne radical-chic cadono nello scherzo del PD Roma. in realta’ e’ un uomo ad indossare la gonna e una donna ad indossare la cravatta. Nessun altro segn evidente tranne gonna e cravatta identificano i soggetti. I manifesti fanno infatti parte del progetto antiomofobico e anti intolleranza contro la diversita’ di cui il PD Roma (escludendo buona parte della Consulta delle Donne Separatiste) e’ avanguardia. :-)

 

Cosa ne pensate? trovate che sia efficace?

A me comunque l’uso degli stereotipi non piace e credo che il Pd si sia dato una bella zappa sui piedi con questa operazione. Per altro “Donne radical chic” fa molto Santanché.

Questo “scherzetto” a mio avviso svilisce tutto il Movimento delle donne (di cui anche noi facciamo parte) e che con fatica sta cercando di portare a casa un po’ di risultati per la causa femminile in Italia.

Ce n’era davvero bisogno???


Il corpo non sbaglia

Il corpo non sbaglia, Lidia Castellani, Salani Editore

Il corpo non sbaglia, Lidia Castellani, Salani Editore

Lidia Castellani, autrice del libro Il corpo non sbaglia, Salani Editore è anche una sostenitrice di Donne Pensanti. Dal momento che il suo è un libro che parla di donne alle donne e agli uomini abbiamo valutato insieme di aprire uno spazio, sul nostro sito, dedicato a tutti coloro che avendolo letto, si sentono di riflettere sui tantissimi temi che propone. Inizio io con una recensione ma lo spazio è aperto a TUTTI utilizzando l’area commenti sottostante e speriamo che dal romanzo possa nascere una bella e proficua discussione virtuale.

Ecco il mio punto di vista. Aspettiamo il vostro!

Un romanzo pieno di domande, dubbi, gomitoli che si dipanano e altri che si ingarbugliano, un romanzo che assomiglia molto alla vita quello di Lidia Castellani Il corpo non sbaglia, un romanzo che parla di persone, amore, tradimenti, solitudine e sorellanza ma che non può essere considerato un romanzo “d’amore” nell’accezione letteraria più generica. Una donna muore in un palazzo fiorentino per mano del marito che la uccide e poi si suicida nel più classico e triste dei copioni a cui le cronache passate e recenti ci hanno abituati. La morte di questa donna diventerà il motore, la miccia che innesca il cambiamento nella vita di alcune donne che vivono nello stesso condominio. Emma aveva fatto di tutto per tenere uniti i cocci di un matrimonio scollato e minato dalla depressione cronica del marito ed è finita in una pozza di sangue; due donne vivevano accanto a lei senza conoscere, se non attraverso quell’intuito che ci rende così sensibili alle altre, ciò che stava succedendo accanto alle loro vite. Emma era brava a mascherare e sebbene il sospetto fosse forte, nessuno aveva mai voluto rompere il muro che ci impedisce di andare oltre e offrire una spalla, un aiuto alle persone che ci sono più vicine. Elisa – nello stesso giorno in cui Emma muore – scopre che l’apparenza della sua vita di moglie amata e madre felice è, appunto, frutto di un’illusione perfetta. Inizia per la protagonista narrante della storia un percorso doloroso ma necessario di ricerca di se’.

I desideri sono davvero nostri o non sono in parte riconducibili a stereotipi, modelli che forse non ci appartengono ma sui quali è difficilissimo interrogarsi?

In questo romanzo, che non è solo un romanzo, Emma diventa lo spettro delle domande non fatte, delle scelte abdicate perché tutto rimanga come appare, della sorellanza incompiuta e dimenticata e parla a Elisa e alla sua giovane vicina con una potenza che va oltre la morte. Parla di persone che devono fare rete perché l’unica speranza per uscire dal senso di non appartenenza di molte vite è nella riscoperta di rapporti veri, spontanei, non mediati, con le altre persone, con le altre donne. Il lettore de Il corpo non sbaglia viene costretto da questo libro a farsi delle domande, a guardarsi dentro ma a cercare di riflettere anche su quello che ha intorno, che è fuori di noi e troppo spesso viviamo solo come sfondo. Ogni donna si fermerà a pensare al valore che ha dato e che da all’amore.

Cos’è la felicità? IN che modo essere felici equivale ad amare qualcuno e ad essere amati? Che responsabilità abbiamo nei confronti delle altre persone, delle donne che come noi vivono in bilico sul filo di esistenze faticose?

Il corpo non sbaglia è molto più di un bel romanzo e di personaggi toccanti e il suo valore va oltre il plot narrativo. Ci sono domande. Domande di donne che dovrebbero leggere gli uomini. IL corpo non sbaglia è un libro da regalare al proprio compagno e alla propria migliore amica, confermando con forza la presenza di una sorellanza tanto più importante oggi che viviamo in una società nucleare e piena di solitudini. Ed ecco, affacciarsi alla finestra di Emma, Elisa, Rita e di tutte le donne che avranno voglia di mettersi in discussione e degli uomini che avranno voglia di ascoltarle, un passaggio del libro, quello che per me è “il libro:

(…)perché abbiamo sempre pensato che la felicità, quella vera, fosse possibile soltanto con il grande amore? E se ci fossimo sbagliate? E se fosse proprio questa la distanza che separa dalla gioventù? Dopo tutti questi anni passati a rincorrere il sentimento che più di ogni altro avrebbe dovuto illuminare la nostra vita, il dubbio pare legittimo. Basta guardarsi intorno per capire che amore e felicità sono due concetti troppo spesso distinti, talvolta persino incompatibili. Possibile che siamo dovute arrivare quasi alla soglia dei quaranta per renderci conto che l’amore sempre sognato, lungi dall’essere una condizione essenziale per la felicità, spesso ne rappresenta il principale ostacolo?

E’ più bello o intelligente? A voi l’ardua sentenza

Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo. Finalmente abbiamo SDOGANATO quello che per tutti era il segreto di Pulcinella. Bando ai MORALISMI, BIGOTTISMI, FILOSOFISMI, FEMMINISMI.

Insomma, mi sembra chiaro che il nostro Parlamento è popolato di GENTE BELLA perché la BELLEZZA è un VALORE FONDAMENTALE anche in ambiti in cui – sembra strano – ma a nessuno sarebbe venuto in mente di ritenerla tale.

Essere belli e belle  in politica PAGA.  Anche vendersi, in politica, paga.

L’onorevole Stra qualcosa lo ha detto ieri chiaramente:

“Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza – insiste Stracquadanio – non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato”. (fonte Repubblica)

Ma insomma, chi non si è mai venduto per un posto in lizza alzi la mano, scagli la prima pietra. Suvvia, che male c’è? Che cosa importa?

In quanti – superdotati maschioni, scosciatissime femminucce – non hanno mai valorizzato al massimo le proprie competenze politiche facendo, come dire, un regalino a qualcuno di potente?

Poi – è chiaro – trattandosi tutta di gente bella, non ci vedo nemmeno niente di male, che poi viene naturali alle poche donne brutte in Parlamento farci su un caso nazionale, ricamarci e alzare il dito: l’invidia è pervasiva e ci vuole coraggio a darla via in cambio di una poltrona.

I brutti dovrebbero stare a casa.

Perché come dice sempre Stra-qualcosa, vi sembra davvero opportuno insozzare con volti deturpati dalla vecchiaia e dall’acne o imperfetti nelle loro fattezze i dibattiti televisivi?

L’italiano è esteta e in quanto esteta ha bisogno di essere governato da bella gente, per dire un Gasparri, un La Russa, uomini piacenti, donne sensuali.

Perché diciamolo, la par condicio, le stesse regole valgono per entrambi i sessi, come risulta evidente dalle bellezze parlamentari al femminile e al maschile.

Comunque.

L’onorevole Stra-qualcosa parla a ragione veduta quando sostiene che:

“La bellezza conta e tanto. E non mi riferisco solo alle donne, ma anche agli uomini. Non è forse vero che noi tutti ci rasiamo e andiamo dal barbiere per essere più piacenti” fonte Corriere della sera

Qualche anno fa, dobbiamo ammetterlo, ci mandò un suo curriculum in cui, oltre a dilungarsi su centimetri di rilievo e durata da campionato, allego una foto che a pubblicarla, siamo ancora emozionati.

E’ proprio il caso di dirlo:

Nel suo caso vale l’ormai celeberrimo detto

E’ più bello che intelligente!

  • Iscrivetevi al gruppo Il mio cv fisico e condividete qualcosa che possa esservi utile per fare carriera (misura di reggiseno, coscia, lunghezza e durata…., addominali). Finalmente è LEGALE!!!!!
  • Leggete la più seria discussione in community

Un Vespaio al Premio Letterario: diamo una mano a Bruno

Non capisco il vespaio sollevato dalle dichiarazioni del Sig. Vespa al Premio Campiello.

In fondo non è colpa sua, sono le tette della Avallone ad essere presenzialiste!

Lui voleva solo fare dei complimenti.

Garbati.

Da uomo di altri tempi.

Con un nome così – poi –  l’esimia scrittrice cosa si dovrebbe aspettare se non complimenti a prova di dossi?

Le buone maniere e  il gusto per la battuta ronzata nelle orecchie appartengono alle corde del celebre conduttore fin dagli inizi della carriera, quando – giovane ancor men – si occupava di “Porto al Porto“,  la trasmissione dedicata all’ittologia della Rete Ammiraglia.

Allora, in tantissime abboccavano all’amo.

Il Signor Vespa, d’altronde, non fa nascondimento di adulare parimenti donne e uomini (ma solo di cul-tura) e a sostegno della tesi della par condicio, dell’equo trattamento, cerca sempre di valorizzare tutte le doti (sia intellettuali che estetiche) delle persone.

Noi, per soccorrerlo in tempi in cui femministe oltranziste, giornalisti moralisti, bruttine stagionate e grilli canterini si uniscono al tavolo dei talebani del buon gusto accusandolo di svilire le donne, stiamo fortemente dalla sua parte.

Leggere l’incipit di questo post ci ha fatto venire in mente di possedere un documento prezioso che può mettere fine a questo vespaio e che vi invitiamo a diffondere il più possibile.

DIAMO UNA MANO A BRUNO!!!!!

La televisione è sguardo e il guardone  vuole la sua parte no?

Articoli  interessanti sul tema:

Il caso Barbara Contini: le donne parlano solo per invidia di altre donne?

tacchi_spillo160_logoLeggere questo articolo di Italia chiama Italia (quotidiano on line degli italiani all’estero) apre a un vastissimo numero di riflessioni.  Potrebbe essere usato come esercizio di stile critico e non nascondo che forse sarà così.

Il fatto:

Barbara Contini – senatrice Pdl – rilascia un’intervista a KlausCondicio in cui afferma che:

“Nel PdL, non vedo donne che possano confrontarsi con il Presidente in modo franco e dialettico, in modo diretto. Nel Pdl non amano le donne forti, in gamba, le donne con idee. Ne hanno paura. E questo è colpa di uomini piccoli” e che “Oltre a un declino del peso internazionale dell’Italia, dobbiamo purtroppo registrare un decadimento del nostro sistema paese certificato anche da tutte le recenti statistiche, alle quali, per gravi responsabilità politiche, non è stato posto freno.

Il nostro processo di decadimento è grave, siamo obsoleti, vecchi e con forti necessità di integrazione, ma non siamo stati in grado di reagire. Siamo un Paese pieno di problemi ma anche di enormi potenzialità e risorse. A differenza della Germania o della Spagna, però, non siamo stati in grado di utilizzare a pieno le nostre risorse. In politica hanno prevalso logiche individualistiche, invidia, meschinità, ed ecco i risultati”.

Le reazioni politiche:

Le donne del Pdl ovviamente si indignano. Si sentono offese nel personale. Non hanno alcuna intenzione di andare oltre il personalismo e guardare al sugo di dichiarazioni che vanno ben oltre il loro partito. Fanno QUADRATO attorno a quegli uomini che le hanno scelte, candidate, volute fortemente in Parlamento. Alcune di loro rilasciano dichiarazioni strettamente politiche, rivendicando la propria preparazione e professionalità, altre usano il modello che io chiamo “Uomini e donne”, per parafrasare la famosa trasmissione della De Filippi, giocata sulla dinamica dell’umiliazione reciproca e del chi urla più forte.

Daniela Santanché dice che “i tacchi logorano chi non ce li ha” e ancora che ci vuole equilibrio e coraggio per portarli e che “L’atteggiamento della senatrice Contini è il frutto, sostiene il sottosegretario, di ”un po’ di invidia, di gelosia ma anche di stupidità”.”

Ma ora passiamo all’articolista. Tale Gabriele Polizzi.

L’articolo si apre in questo modo:

Barbara Contini, senatrice del Popolo della Libertà alla sua prima legislatura, probabilmente avrebbe fatto meglio a stare zitta. O almeno, a non cercare di assomigliare così tanto a quelle donne dell’opposizione – vedi Rosi Bindi, ad esempio – che proprio non riescono a mandar giù il fatto di essere un po’ “bruttine”, per usare un eufemismo, e quindi invidiano le loro colleghe, quelle belle, alte e con le curve al posto giusto; e che possono permettersi di indossare un bel paio di tacchi a spillo senza provocare grasse risate in chi le guarda.

NON RIESCONO A MANDARE GIU’ IL FATTO DI ESSERE BRUTTINE

INVIDIANO LE COLLEGHE CON LE CURVE AL POSTO GIUSTO

E si chiude così:

Quanti manifesti ha attaccato la signora Contini, quanti gazebo ha montato, quanti volantini ha distribuito, quanti comizi ha tenuto, quante delibere ha scritto, quante piazze ha affrontato e convinto, quanti voti prende?”, ha spiegato Corsaro. Domande retoriche, naturalmente: Barbara Contini non ha mai fatto nulla di tutto questo. “È proprio vero che in politica le peggiori nemiche delle donne sono alcune donne, quelle che vengono catapultate in politica senza alcuna formazione – conclude Corsaro -. Torni a fare il suo mestiere originario questa signora, era più apprezzata e soprattutto si teneva lontana dall’Italia”. Amen.

Noi non possiamo che offrire tutta la nostra solidarietà alla Senatrice Contini. Come persone e donne. Perché fino a quando ogni affermazione femminile critica verrà filtrata attraverso l’aspetto fisico di chi la dice, smontando discorsi sensatissimi e che richiedono solo un confronto puntando tutto sull’etica del tacco a spillo

siamo ben lungi dal considerarci un Paese civile.

L’articolo è da leggere. Davvero.

Per inciso, ci piacerebbe ricordare all’articolista come è andata la vicenda Bindi:  fu Berlusconi – il 7/10/2009 a tentare di sminuirla attaccandosi al suo aspetto fisico con una battuta degna di un cabarettista (forse parte di un antico repertorio?) «Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente»  e lei rispose in un modo che tutto fa pensare, tranne che a qualche invidia:

Non sono una donna a sua disposizione e ritengo molto gravi le sue affermazioni

Mi pare che una risposta di questo genere presupponga un uscire dalle logiche del sistema che l’ha provocata che tutto fa pensare, tranne che si tratti di invidia.

Ma come spesso accade, prevale lo stereotipo, ovvero se una donna ha il coraggio di affermare idee contrarie alla maggioranza lo fa

per invidia della bellezza altrui

Perché noi donne, in televisione come in politica abbiamo un’unica libertà: sminuire le altre per prevalere. Ma se siamo brutte dobbiamo tacere.

Su friendfeed:

Come è andata a finire? Storia di buone pratiche

Montami: cartellone comparso nelle strade di Milazzo - luglio 2010.

Montami: cartellone comparso nelle strade di Milazzo - luglio 2010.

Questo manifesto ha suscitato reazioni forti in Rete e il movimento trasversale è stato davvero corale da parte di tantissime persone.

E’ una pubblicità fortemente svilente sia per le donne che per gli uomini, percepiti anche loro come stalloni da monta.

L’associazione Donne in quota si è mossa, è stata organizzata una mail bombing nei confronti dell’azienda e del Comune e sono state fatte le dovute segnalazioni allo IAP che è l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria che come è sempre importarte ricordare è l’Organo istituzionale deputato a questo genere di segnalazioni.

Come è andata a finire?

L’amministratore delegato della Cauldron Federico Calderone ha chiesto scusa in una lettera a Donne in quota e anche lo Iap ha accolto le proteste:

“Con riferimento alla segnalazione in oggetto, comunichiamo che il Comitato di Controllo in data 19/7/10, sulla base di una segnalazione ricevuta il 15/7/10, ha emesso ingiunzione di desistenza dalla diffusione del messaggio per la violazione dell’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona - del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Precisiamo che il provvedimento ingiuntivo acquisterà efficacia di decisione definitiva allo scadere del termine previsto ex art. 39 del CA, ovvero il 30 luglio p.v. qualora la parte non proporrà motivata opposizione. Vi terremo informati sul seguito della pratica”. (fonte Loredana Lipperini blog)

Quando vediamo una pubblicità lesiva il modo più efficace per portarla all’attenzione pubblica e sperare in una sua sospensione è:

  • Segnalarla agli organi competenti: lo Iap
  • Proporre un confronto pubblico con l’Amministrazione che l’ha affissa e l’azienda che pubblicizza per una riflessione sulle motivazioni che spingono ancora a scegliere questo tipo di comunicazione rispetto ad altra. Lo si può fare contattando associazioni come la nostra o cercando di attivare un buon passaparola in Rete.

Alcuni ottimi articoli sull’argomento:

Par condicio nell’uso del corpo

All’ APT di Massa Carrara devono aver pensato che per la par condicio, ritrarre uomini e donne in costume da bagno avrebbe messo a tacere qualunque critica di sessismo, accontentando occhi e “palati” maschili e femminili.

Aver scovato – grazie a Silvia – la versione “maschile” della campagna di cui abbiamo già parlato, ci sembra invece solo l’ennesima caduta di stile.

  1. avete notato che mentre del bellissimo ragazzo si vede la faccia, pur presumendo che abbia anche una schiena assai fotogenica, di lei vediamo solo un SEDERE?
  2. il dubbio che mi viene è che BORGHI e CASTELLI di cui si scrive, NON ESISTANO.  Altrimenti – se mi metto nei panni di un turista, magari straniero – mi viene da dire, che bisogno ci sarebbe di ritrarre bei ragazzi?

All'APT di Massa Carrara piace usare corpi per pubblicizzare borghi e castelli

A Massa Carrara serve veramente usare il lato B di una donna per pubblicizzare il proprio territorio?

A Massa Carrara serve veramente usare il lato B di una donna per pubblicizzare il proprio territorio?

La pupa il secchione: la risposta degli autori, l’invito di Domenica 5

la-pupa-e-secchioneIn rete le cose vanno molto in fretta e quando tante associazioni, persone si uniscono con l’obiettivo comune di far riflettere sull’immagine svilente che ci propina il televisore, può succedere che il passaparola conduca velocemente ai diretti interessati.

Qualche giorno fa Mary di Comunicazione di genere ha proposto un’azione di mail collettiva nei confronti della redazione di La pupa e il secchione (evento rilanciato su facebook con scadenza domenica 9 maggio). Siamo partiti dai contatti di Mediaset, ci hanno rimpallato a Italia 1 e alla fine – per questioni di lunghezza io ho proposto questa mail per mettere il focus su alcuni aspetti secondo me fondamentali:

  • donne e uomini stereotipati che promuovono modelli piatti e sciocchi sia di femminile che di maschile
  • esempio di relazione davvero svilente, fondata sull’umiliazione dell’una (per questioni culturali) e dell’altro (per questioni estetiche)

In rete, nel frattempo, il passaparola ha avuto l’effetto di rilanciare notevolmente la cosa. Ne hanno parlato Aldo Grasso e altri e la mail è stata pubblicata anche sul blog del programma.

Sul sito di Comunicazione di genere è arrivata la project manager della Pupa e il Secchione che così commenta la nostra azione:

La protesta scatenata da un gruppo di blogger e di associazioni contro “La pupa e il secchione” è per me una buona notizia: la televisione normalmente ci scivola addosso senza provocare nessuna reazione.

Si tratta però di una protesta che si basa su fragili premesse. È vero che “pupa” e “secchione” sono due stereotipi: ma gli stereotipi, da che esiste l’arte della commedia, non “sviliscono” e non “appiattiscono” ma, al contrario, ci consentono di lanciare uno sguardo all’essenziale, mettendolo letteralmente a nudo. Il nostro programma non è “vergognoso” – non più di quanto lo siano le commedie di Plauto o i film di Alberto Sordi – perché non giudica e non “incita”, ma, semmai, mette in guardia. Le nostre “pupe” sono mostrate in tutta la loro palese insufficienza: tant’è che l’intera dinamica dello show ruota sulla necessità, per le pupe, di leggere, studiare e informarsi. Nella nostra televisione, invece, alle donne non viene richiesto mai altro oltre ad un corpo da esibire. Mi stupisce infine che i contestatori, e soprattutto le contestatrici, non abbiano colto un aspetto fondamentale del programma: siamo i soli a denudare i maschi, a mostrarne i corpi non proprio entusiasmanti, a ridicolizzare il modello imperante secondo il quale al maschio è concesso di essere brutto purché intelligente. Ma, soprattutto, non bisogna dimenticare mai che “La pupa e il secchione” è uno show: ci divertiamo a farlo, e lo facciamo soltanto per divertire il pubblico.

Simona Ercolani Capo progetto della Pupa e il secchione

Le risposte (c’è anche la mia successivamente) sono state numerose. Qualcuno le dà ragione altri no, ma come accade in Rete, si è aperto comunque un bel dibattito che rilanciamo anche qui.

Mary ha fatto in modo che anche la sottoscritta (Francesca Sanzo) e Lorenza (che aveva scattato la foto incriminata della pubblicità sanremese) diventassimo amministratrici dell’evento su facebook e così oggi ci ha contattate una persona della redazione di Domenica 5 dicendoci che nell’ambito del programma, domenica,  Barbara d’Urso ci invitava a un confronto televisivo con le pupe e i secchioni durante la rubrica “Il corpo delle donne” (titolo preso in prestito da Lorella Zanardo).

Ecco qua un video di una puntata precedente: http://www.youtube.com/watch?v=AOHn1VUME3o

Ci siamo confrontate anche con Giorgia di Vita da streghe, che ha sostenuto l’iniziativa – e anche in base ai contenuti di questa puntata della rubrica, dove tutto è improntato sul “buttiamola in caciara” di Sgarbi e sul parliamoci sopra in maniera aggressiva – abbiamo pensato che non è questo l’ambito in cui vogliamo affrontare la questione. Ecco la nostra risposta quindi:

Buongiorno,
vi ringraziamo per l’invito a partecipare alla trasmissione Domenica5 per parlare della nostra iniziativa nei confronti de La pupa e il secchione ma ci piacerebbe che il dibattito, nato in Rete, per il momento proseguisse in Rete.
Crediamo che Internet sia attualmente il media più plurale e democratico per affrontare questo tipo di discussioni perché consente a tutti di esprimere la propria opinione prendendosi il tempo necessario, senza che le voci si accavallino o vengano deformate dai tempi o da chi è più capace di imporsi come purtroppo spesso accade in questo tipo di dibattiti televisivi.
E’ importante e doveroso affrontare la questione, anche in televisione, ma è necessario farlo in modo adeguato e serio, con gli autori e promotori del programma e non con i partecipanti dello stesso.
La nostra posizione è ampiamente descritta nel testo della mail inviata a Mediaset, che rialleghiamo nella sua versione integrale e ridotta e che speriamo possa offrirvi un punto di partenza per il vostro dibattito.

Le promotrici