Articoli

Le proposte di collaborazione: ovvero mail marketing aggressivo

[se vuoi fare marketing del tuo sito fallo bene, se no – anche se i contenuti sono di qualità – rischi davvero di rovinarne la credibilità]


Qualche giorno fa ho dedicato un post allo spam, quello meno evidente perché forse inconsapevole. Evitare di diventare spammer è FONDAMENTALE se abbiamo l’obiettivo di stare bene in Rete.

Oggi prendo spunto da una mail (ma sul genere me ne arrivano ancora troppe!) con la proposta di collaborazione per il mio blog. Immagino che in molti sappiate di cosa sto parlando: operazioni di mail marketing che mirano a diffondere i contenuti di siti commerciali, usando la visibilità di altri.

Le parole “collaborazione”, “rimborso spese” hanno perso il loro significato professionale per diventare parole civetta che attraggono l’attenzione ma che – di solito – vogliono solo barattare pubblicità gratuita.

Le 2 mail che mi sono arrivate e di cui pubblicherò solo brevi passaggi per rispettare la privacy di chi mi ha scritto sono EMBLEMATICHE: ce ne sono di ben più subdole e le cui intenzioni sono difficilmente decriptabili.

Credo che se si decide di stare in rete e di comunicare attraverso di essa, bisogna farlo nel modo giusto, secondo le proprie possibilità: se vuoi fare marketing del tuo sito fallo bene, se no – anche se i contenuti sono di qualità – rischi davvero di rovinarne la credibilità.

Ecco allora il carteggio che abbiamo scambiato, con qualche riflessione a margine.

Gentile Blog,

Siamo il sito (…) e ci occupiamo di (…) e abbiamo creato anche una sezione tutta dedicata alla mamma e bebé, che sicuramente potrà destare il vostro interesse. Vi scriviamo perché vorremmo proporvi una collaborazione, che consiste nell’inviarvi i materiali presenti sul nostro sito, in maniera tale che voi possiate linkarli e farli visualizzare ai vostri utenti. (Il nostro sito ha un traffico stimato pari a 1 milione di visite al mese).

Saremmo lieti se, per l’eventuale collaborazione prendeste in considerazione non solo gli articoli riguardanti la mamma e bebé ma anche quelli inerenti le altre rubriche.

(..) vi alleghiamo anticipatamente gli ultimi articoli e video riguardanti (..) che se volete, potete già pubblicare, ovviamente inserendo i nostri link e il logo.

Si parte subito male. La formula “Gentile Blog” rende palese il fatto che si tratti di un invio multiplo e NON personalizzato: chi scrive aveva un database di indirizzi disponibili e lo ha usato indiscriminatamente. La formula oltretutto è fastidiosa anche linguisticamente: non stai scrivendo a una cosa (blog) ma a una persona.

Ma passiamo alla parte più “divertente”.

Mi propongono una COLLABORAZIONE che consiste nel pubblicare loro contenuti sul mio blog. Mi fanno capire che per me sarebbe conveniente perché il loro sito ha molti accessi (usano la carta, solita, della VISIBILITA’). Ma se sono io a pubblicare i loro contenuti, in che modo i loro utenti dovrebbero trasformarsi in un vantaggio per il mio blog? Non è vero invece viceversa?

Visto che sono molto curiosa e ci provo anche un certo gusto a cercare di arrivare al fondo di questi messaggi, facendolo dire ai diretti interessati qual’è il fine ultimo, ho risposto:

E in cambio? F.

Dopo 4 giorni (che in Rete sono un’eternità, specie per chi fa teoricamente sta puntando sulle mail per fare business) mi scrivono:

Il nostro sito da tempo fornisce in maniera del tutto gratuita contenuti su diversi ambiti  a testate giornalistiche e ad emittenti radiotelevisive, ora però vorremmo ampliare il nostro bacino d’utenza, puntando sui blog.

Quindi, noi le forniremmo i contenuti sotto forma di (…) e lei dovrebbe pubblicare i contenuti che più le piacciono mettendo un link al nostro sito. Tutto qui!

Credo che ne valga la pena, data anche la portata del traffico che ha il nostro sito, che le ricordiamo essere pari a 1 milione di visite al mese.

Il punto è: io i contenuti li produco, perché dovrei pubblicare quelli di altri? Non sono una radio o una testata giornalistica e se hai letto il mio blog dovrebbe esserti chiaro. A me è palese che hai sparato nel mucchio, lo hai fatto in maniera confusa e senza capire esattamente quale sia l’ecosistema in cui ti stai muovendo.Rilanci di nuovo la carta degli accessi, come se questo dovesse bastarmi e avanzarmi. Continuo però a non capire: gli accessi di cui mi parli sono al TUO sito, mica al mio. Non sei tu a mettere il link al mio blog ma dovrebbe essere viceversa no? Io cosa ci guadagno?

Ecco, a mio avviso, se lavori con la Rete o semplicemente la usi come mezzo per diffondere il tuo lavoro (editoriale e non), non puoi permetterti questo genere di sbavature, perché quello che mi racconta il non verbale è:

  1. mandi mail a caso, contribuendo alla spazzatura digitale
  2. non hai mai letto il blog della persona a cui stai scrivendo perché se no sapresti che è completamente fuori target rispetto ai tuoi contenuti
  3. non hai ben presente come funziona la blogosfera: un conto è diventare provider di contenuti per un ufficio stampa o una rivista specializzata, un conto è pensare di fare la stessa cosa per un blog. Di solito un blog – per diventare autorevole – è costituito di articoli a firma e non di semplici rilanci “copia carbone” di altri.
Dato che il mondo è bello perché vario, sono certa che mi arriveranno mail come questa ancora per molti anni: il digital divide tra chi usa la rete consapevolmente e chi invece la usa ma senza sapere davvero quello che sta facendo è impressionante. Assolutamente lecito per chi non ci lavora in mezzo fare degli sbagli (e se mai capire che deve confrontarsi con chi ha il polso della situazione), inaccettabile per chi, invece, come in questo caso, sta cercando di VENDERE un prodotto che è WEB.
La caratteristica più faticosa di questo Digital Divide è il fatto che spesso non ci si renda nemmeno conto della necessità di affidarsi a professionisti per fare quello che – a prima vista – sembra così facile, dato che non si tratta di altro che scrivere una lettera, ma che a ben vedere non lo è affatto perché ha a che fare con le strategie di comunicazione e con il web: due ambiti su cui bisogna essere competenti per poterli usare bene.

Spam or not Spam?

[Si diventa spammer in un attimo, mentre per farsi una reputazione ci vuole tempo, lavoro, passione e rispetto per gli altri.]

La maggior parte delle persone crede che lo spam sia solo quello che arriva via mail e che lo spammer sia una brutta persona che passa la notte a bere caffè e a studiare modi malefici per spillarti soldi, con messaggi di posta scritti in brutto italiano che ti invitano a cambiare il codice della tua carta di credito o ad accrescere la lunghezza del tuo pene, per rubare tutti i tuoi risparmi. Continua a leggere

Freccia rossa per chi?

Tramite il passaparola su Facebook arrivo a un post di Benedetto Zacchiroli che riflette sulla comunicazione scelta da Trenitalia per presentare i diversi modi di viaggiare sui treni Freccia Rossa nella pagina

Frecciarossa: 4 diversi modi di viaggiare

Guardate un po’ le immagini associate alle diversi tipologie? (cliccando sullo screenshot arrivate alla pagina del sito)

Le “diverse tipologie di servizio” corrispondono a tariffe più o meno elevate. Le immagini associate alla tipologia “Executive”, mostrano un gruppo di persone che fanno una riunione in treno. “Business” corre talmente veloce da un appuntamento all’altro che le persone non si vedono nemmeno. “Premium” è la tipologia riservata a persone che vogliono “un po’ di più”: 2 uomini d’affari che stanno facendo uno spuntino in treno.

La tariffa “Standard”, ovvero quella che meno di così  sul Frecciarossa non ci sali, “per un viaggio con la velocità, la sicurezza e le dotazioni tecnologiche del Frecciarossa a prezzi competitivi. Ai clienti del livello Standard non è consentito l’accesso alle carrozze Premium, Business e Executive” è rappresentata dall’immagine di una famiglia senza troppe pretese.

Guardate bene l’immagine di questa famiglia senza pretese.

Sono stranieri.

In nessuna altra foto a corredo della pagina (o degli approfondimenti) compare uno straniero TRANNE in questa che rappresenta la “classe di viaggio” più bassa.

Probabilmente un caso.

Un caso di brutta comunicazione.

Un caso di brutta comunicazione che potrebbe sembrare – all’occhio ingenuo – un po’ razzista.

Segnaliamo allo IAP

Per chi vuole, potete segnalare questa scelta pubblicitaria allo IAP, usando l’apposito modulo: http://www.iap.it/it/modulo.htm

Io l’ho appena fatto!

Silvia Storelli consiglia di segnalare anche all’Unar (Ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali): http://www.unar.it/

 

 

Oggi le mamme capiscono la differenza. E i messaggi della pubblicità?

A inizio dicembre sono stata a Lugo per una riflessione, su invito dell’Associazione Demetra , rispetto al ruolo della comunicazione pubblicitaria come humus su cui si fondano anche i possibili presupposti della violenza di genere. E’ un po’ quello di cui mi sono occupata per Donne Pensanti in questi anni: promuovere una riflessione collettiva su quanto gli stereotipi di genere promossi dalla comunicazione siano forti nel nostro Paese, incrementando gli stereotipi. Ho voluto presentare il progetto Zero Stereotipi  e il relativo decalogo che abbiamo elaborato con Giorgia Vezzoli. Zero Stereotipi si rivolge alle aziende e alle agenzie per promuovere una comunicazione alternativa e che tenga più in conto le differenze, senza strumentalizzare inutilmente il corpo della donna. Continua a leggere

Perché usare twitter?

[Quello dei Social Media deve essere un uso consapevole e di ognuno occorre distillare le caratteristiche perché dialoghino con i nostri obiettivi interni]

 

Twitter

Premetto che questo articolo si basa solo sulla mia esperienza e sulla sperimentazione diretta.

A me Twitter piace moltissimo: ha qualità intrinseche che lo rendono molto apprezzabile sia per il personal branding che per la gestione della comunicazione dei clienti.

Twitter  permette di seguire un flusso di post informativi (max 140 caratteri) dei propri followers e di coloro che vengono rilanciati da chi hai deciso di seguire (non necessariamente le persone che segui coincidono con quelli che ti seguono). Per saperne di più sul funzionamento meccanico e le specifiche tecniche, rimando alla ottima pagina di Wikipedia.

Secondo gli ideatori di Twitter, non si tratta di un Social Network ma di un Information Network. 

“Twitter is for news. Twitter is for content. Twitter is for information”. (fonte Tagliablog)

Differenze d’uso con Facebook

Facebook è biunivoco e si basa sul concetto di reciprocità:  c’è una bacheca chiusa, in cui puoi seguire ed essere seguito solo da utenti “amici”  e le due pratiche coincidono, mentre Twitter no. Non necessariamente chi segui coincide con chi ti segue, o viceversa. Proprio per questo motivo Twitter permette una maggiore serendipity, ovvero offre l’opportunità di venire a contatto anche con informazioni e notizie che non stavamo cercando ma che ci accorgiamo essere di nostro interesse. L’interfaccia di Twitter è semplice e il flusso di post non è interrotto da applicazioni, giochi e pubblicità.

Tag e hashtag

I TAG (@) e HASHTAG (#) permettono di condividere con altri e aggregare tematicamente informazioni in maniera molto rapida ed efficace. L’hashtag, in particolare, offre numerose possibilità di tematizzazione che si sono rivelate utili in molte occasioni.

I Tag (@) servono a coinvolgere altri nella conversazioni, chiamandoli in causa per citarne un articolo o per chiedere un parere. Ad es.: @ciccio ha scritto un bellissimo post qui: ….. Quando menzioni qualcuno attraverso un tag, a lui arriva una segnalazione e ti può ringraziare per averlo fatto.

Gli Hashtag (#) diventano dei veri e propri aggregatori istantanei di contenuti e informazioni e vengono molto apprezzati durante il live blogging di eventi o per manifestazioni di cittadinanza attiva on line. Quando un hashtag è usato contemporaneamente da molte persone, diventa un tema di tendenza condiviso nella sidebar di destra e che può essere seguito e scoperto da chiunque. Funzionano come potente motore di ricerca che crea parole chiave dal basso.

Come lo uso io

Attraverso gli hashtag locali mi informo su quanto viene scritto sulla mia città: eventi, news, riflessioni politiche. Mi basta inserire nel form per la ricerca #Bologna o collegarmi alla lista delle mie ricerche salvate per poter accedere direttamente al flusso di post tematizzati.

Seguo i temi di tendenza in Italia e nel mondo in modo da farmi un’idea generale di quelli “caldi” per potermi informare in diretta.

Twitter è stato recentemente fondamentale durante l’alluvione in Liguria e in particolare a Genova. Attraverso una serie di hashtag che si erano imposti nel momento, tutti abbiamo potuto seguire in diretta il drammatico evolversi degli eventi e – cosa più importante – i genovesi si sono scambiati informazioni fondamentali su quello che stava succedendo in città e su dove occorreva aiuto o era meglio non transitare.

In maniera molto significativa, è stato  proprio il Comune a invitare la popolazione ad aprire la propria rete wi-fi casalinga per permettere a tutti di  twittare rapidamente attraverso il proprio dispositivo mobile. Esistono infatti varie App (sia per I phone che per Android) che permettono di installare direttamente sul proprio smart phone twitter. E’ di qualche giorno fa la notizia che in questi giorni si sia imposto l’hashtag #veniteagenova per favorire la ripresa della città e che i cittadini stessi presenti su twitter stiano promuovendo eventi per richiamare turismo e farla rinascere, in una sorta di Proloco autoorganizzata dal basso.

Un hashtag molto interessante è #opencamera con cui alcuni deputati di vari schieramenti politici fanno la cronaca di tutte le sedute parlamentari e dialogano con quanti la seguono.

Individuare un hashtag efficace che scala la classifica ha alcuni vantaggi di comunicazione che non sottovaluterei:

  1. permette di aggregare contenuti in maniera tematica in una rete allargata di persone che – altrimenti – non saprebbero dell’esistenza gli uni degli altri, ne’ comunicherebbero tra loro.
  2. fa emergere temi altrimenti sommersi all’ordine del giorno non solo di chi li ha già tra i propri interessi e scopi, ma anche tra chi non ne sa nulla. Per alcune questioni, come per esempio quelle legate agli stereotipi di genere che vengono sempre derubricate a notizie di serie B, potrebbe essere uno strumento di grande efficacia per aumentare la consapevolezza intorno all’urgenza di discuterne e risolverle. Io sto patrocinando il progetto Un hashtag per i femminismi.

I contenuti dei propri followers possono essere retwittati, ovvero condivisi e rilanciati sulla propria bacheca, a disposizione di altri che possono rilanciarli a loro volta e contemporaneamente venire a conoscenza della fonte.

Twitter si basa sulla credibilità di chi posta: come spesso accade in rete, la nostra fiducia nella persona (o Ente) si trasforma in una specie di garanzia ed è più facile che un contenuto rilanciato da qualcuno che stimiamo o che ha interessi simili ai nostri, diventi rilevante anche per noi, nel rumore di fondo prodotto costantemente sul web.

Le liste

Puoi aggiungere le persone che segui a liste e seguire a tua volta le loro liste. Si tratta di un’ ulteriore ripartizione tematica che rende più efficace la tua ricerca (per saperne di più leggi l’articolo su Twitterando)

Strategie di posizionamento sui Social Media: perché usare anche Twitter e con quali specificità

Facebook si è imposto come Social Network per eccellenza, ma anche questo è uno stereotipo di comunicazione che banalizza la potenzialità dei Social Media.

Un’azienda o chiunque voglia posizionarsi al meglio in rete, rafforzando la propria identità e comunicando la propria etica può farlo anche usando Twitter.

Io consiglio di procedere in questo modo:

  1. Contenuti: l’identità si comunica attraverso contenuti efficaci, interessanti e che migliorino la qualità della vita (o almeno della conoscenza) delle persone, contribuendo con un plus informativo. E’ quello che io chiamo il digital storytelling, ovvero il racconto condiviso dell’identità che passa attraverso la rete e genera empatia e identificazione. I contenuti devono avere un supporto specifico (blog, sito aziendale).
  2. Rete: ogni entità (persona, azienda) è inserita in un’area tematica, un orizzonte di interessi e obiettivi ed è in quella che si deve posizionare, aumentando la propria conoscenza attraverso i contributi degli altri e rendendo disponibili i propri agli altri. Condividere link interessanti, risorse e creare una narrazione fatta anche dei propri interessi e del dialogo proficuo che nasce con chi si occupa di temi analoghi è sinonimo di volontà di miglioramento continuo fatto di ascolto e relazione. Tessere la rete è quindi uno dei valori fondamentali per una sana e robusta comunicazione in rete.
  3. Presenza sui Social Media: essere su Facebook e Twitter non DEVE ESSERE un must. Prima di aprire una pagina su Facebook o un account su Twitter,  dovremmo riflettere su molti fattori. Non è questo il tema del post, per cui non mi dilungherò sulle strategie generali. Puntando allo specifico, penso che Twitter non debba duplicare la pagina di Facebook rilanciando propri post (quindi con una logica promozionale da Old Media) ma valorizzare la nostra presenza on line individuando e valorizzando le specificità del mezzo. Segnalare eventi tematici (non necessariamente solo di nostra produzione) in giro per il mondo, rilanciare post interessanti (taggando le fonti in modo che sappiano che li apprezziamo) e fare liveblogging durante i convegni a cui andiamo, perché i punti-chiave dei contenuti possano essere condivisi anche da chi non c’è, sono pratiche che vedono in Twitter lo strumento più efficace. Quello dei Social Media deve essere un uso consapevole e di ognuno occorre distillare le caratteristiche perché dialoghino con i nostri obiettivi interni. Rilanciare news e informazioni su twitter con la consapevolezza dei vantaggi di tag, hashtag e liste è un valore aggiunto e peculiare che non deve essere sprecato.

Articoli correlati (esterni)