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Cultura digitale e senso dell’Altro: ricetta per una buona vita online

Ultimamente si fa un gran parlare di “regolamentazione del web” contro l’aggressività dilagante e l’incapacità diffusa di gestire una conversazione online (specialmente con politici o Opinion Leader) basata sul dialogo costruttivo e non sulla critica fine a se stessa che spesso sfocia nell’offesa. Concordo con Arianna Ciccone quando – su Valigia Blu – dice che quello di cui c’è più bisogno è la diffusione della cultura digitale.

Aggiungo che la cultura digitale deve essere accompagnata da una percezione dell’Altro che per tanti motivi va sempre più sfumando. C’entra di sicuro anche la Rete che viene spesso usata come un enorme megafono di tutto quello che ci passa per la testa e che molto meno viene percepita come un luogo di confronto.

L’autoreferenzialità in cui tutti siamo caduti almeno una volta è una medaglia a 2 facce: la creazione di contenuti online è ormai alla portata di tutti (e con tutti ovviamente intendo coloro che possono e hanno i mezzi per avere una connessione ad Internet) e ha di fatto abbattuto il muro tra chi produce e chi fruisce di una notizia, un testo, un video. Questo è il lato bello.

L’aspetto negativo di questa facilità di pubblicazione è che possiamo dire TUTTO ciò che ci passa per la testa, mettere nero su bianco frustrazioni, entusiasmi, punti di vista assoluti e non sempre teniamo conto di chi non la pensa come noi o – quando lo facciamo – è per alzare la voce un po’ di più.

Il fatto di avere uno schermo che ci separa dagli altri spesso non agevola la capacità critica e se siamo abituati a passare molto tempo online – magari nella solitudine della nostra stanza – il meccanismo a un certo punto si inceppa e l’opportunità di conoscenza che ci offre il web diventa minoritaria rispetto alla sua capacità di fare da cassa di risonanza ai nostri malumori.

La cultura digitale che deve essere intesa come capacità di cogliere il meglio di ciò che ci offre la Rete, acuendo il nostro spirito critico e la nostra curiosità e non il nostro egocentrismo.

Ma in che modo si avvia questo processo, specialmente nei giovani che tanto tempo passano online?

La rete non è (o non è più) un luogo altro dalla nostra vita “reale”: potenzia le nostre relazioni e le nostre fonti ma chi tesse reti sociali o impara cose nuove siamo sempre noi, non un concettuale Avatar che non ha nulla a che fare con il web.

Siamo noi che scriviamo, siamo noi che commentiamo, siamo noi che esprimiamo pareri sulle cose, siamo noi che possiamo scegliere di imparare dagli altri.

Siamo noi che dobbiamo prenderci la responsabilità di ciò che diciamo, di come lo diciamo e dell’effetto e conseguenze che avrà.

Proprio per questo motivo è fondamentale che questa benedetta cultura digitale si diffonda. Senza cultura digitale non ha senso parlare di digitalizzazione delle P.A. . Senza cultura digitale le generazioni più giovani si troveranno a possedere mezzi che non sanno utilizzare  se non come megafono, per l’appunto e i loro genitori e insegnanti continueranno a sentirsi inadeguati di fronte alle opportunità offerte dalla Rete, guardando solo a quello che spaventa.

Succederà lo stesso anche ai nostri politici o ai giornalisti che parlano di Web, si iscrivono ai social network ma non hanno sempre la chiara percezione che stanno usando un mezzo orizzontale e aperto.

Senza cultura digitale molte persone si vedranno sfumare lavoro. Non solo perché ciò che fanno inconsapevolmente online potrebbe tagliare le gambe alla propria reputazione pubblica, ma anche perché non sapranno cogliere strumenti efficaci, sostenibili e in grado di produrre innovazione professionale.

Sono fermamente convinta che la diffusione della cultura digitale sia il motore di innovazione personale di cui in molti abbiamo bisogno: penso alle donne – soggetto particolarmente debole sul Mercato del lavoro – per esempio.

Se tutte coloro che sono professionalmente in sofferenza si sedessero a tavolino e pensassero alla propria idea, quella che ognuno di noi coltiva e sembra spesso irrealizzabile e partissero con il provare a darle una forma online, si accorgerebbero quanto è tutto sommato semplice mettere in gioco la propria professionalità sul web se c’è una solida e consapevole cultura digitale.

Non servono restrizioni e non c’è bisogno di essere coercitivi con il web: dobbiamo cominciare a usarlo bene e a prenderci, ogni momento, la piena responsabilità di quello che ne facciamo e di come ci relazioniamo agli altri anche in questo luogo.

Ricordandoci che tessere reti sane è l’unico modo per vivere bene. Sia online che offline.

[Credit photo: http://bit.ly/11Cpl7m]

Avete mai pensato a quanto inquina il vostro sito? Hosting Sostenibile si!

Ho conosciuto Beppe a una Tweetpizza [leggi ritrovo di gente che normalmente si frequenta su twitter e orbita in una stessa area geografica].

Ci eravamo visti al Freelance Camp prima, ma senza entrare in contatto.

Quando questo uomo (under 30) mi ha raccontato il suo progetto, mi sono subito entusiasmata. Per molti motivi.

Gli ho poi proposto di intervistarlo e ci siamo incontrati per un caffè. Volevo saperne di più per raccontare la sua storia su questo blog.

Perché è una storia di scommessa, creatività, innovazione e sostenibilità: tutti concetti a cui tengo molto e che – in periodi come questi – vanno detti ad alta voce.

Perché faccio parte della schiera degli ottimisti della crisi e ho sposato la massima di Einstein secondo cui è proprio in momenti come questo che si affermano le idee migliori. La “fame” porta creatività, insomma.

Beppe [account twitter @beppe142] sta lanciando in questi giorni un progetto molto interessante.

Si chiama Hosting Sostenibile ed è un servizio di hosting alimentato da pannelli fotovoltaici.

Non è un caso che faccia parte di un più ampio progetto che si chiama “Ecologie digitali”  e che – come mi ha raccontato lui stesso – sia prima di tutto un espressione dei valori in cui crede chi lo ha creato.

Perché anche il web consuma energia, emette CO2 e inquina.

Ci pensiamo sempre troppo poco ma la “smaterializzazione” nel digitale, se da una parte riduce l’uso di carta,  non è totalmente a impatto zero. In questi ultimi anni si comincia a parlare di green web e sono nati veri e propri decaloghi per tutti gli sviluppatori che hanno a cuore l’ambiente. CO2Web è un’ applicazione che ti permette di calcolare l’emissione del tuo sito, per chi fosse curioso di avere dati alla mano.

Beppe ha voluto fare il massimo, ovvero installare i propri Server in una web farm totalmente alimentata da pannelli fotovoltaici: l’idea quindi non è di fare compensazione energetica ma di usare direttamente energia auto prodotta, riducendo all’origine le emissioni.

Dunque trasferire i propri siti e blog su Hosting sostenibile può rappresentare anche per chi li cura un modo per aiutare l’ambiente e fare qualcosa, consapevolmente.

Il progetto ha già convinto professionisti del web del calibro di Gianluca Diegoli e Alessandra Farebegoli  che hanno trasferito i propri siti su Hosting Sostenibile e ora espongono il bollino.

La Web Farm Hosting Sostenibile è in Romagna, per questo chi vuole può andare a conoscere Beppe, i suoi soci e partner durante la conferenza stampa di presentazione presso il Comune di Lugo, il 23 ottobre 2012, alle 12.

Quando incontro persone giovani che hanno idee e passione e sono disposti a mettersi in gioco (Beppe non ha – come si suol dire – le spalle coperte da patrimoni familiari) e che lavorano per realizzare i propri sogni, andando un po’ oltre una visione immediata del lavoro e della vita, io mi esalto. Perché queste persone sono la dimostrazione che quasi ogni cosa, con onestà e impegno, si può fare! Ovviamente quando ho chiesto a Beppe quanto tempo lavora ogni giorno, ha fatto il mezzo sorriso di chi sta investendo tantissime energie per realizzare ciò in cui crede.

E allora in bocca al lupo a Beppe e speriamo che il suo sia un buon esempio per tante altre persone. E’ questo il momento migliore per mettersi in gioco e creare il lavoro che vogliamo.

Per approfondire

Blogger, digital P.R, strategie Social: spiegare questo lavoro a mia nonna

L’allenamento migliore è stato tentare di raccontarlo a mia figlia. La domanda “che lavoro fai?” mi ha messo in crisi per anni, difficile spiegare alla nonna che lavori con l’internet. La riflessione più seria l’ho fatta chiacchierando con un’amica che fa un lavoro molto simile e che una volta ha detto: “In fondo quello che facciamo noi è pubblicità, la puoi raccontare come vuoi, ma quello è!”.

Ci ho messo mesi per elaborare la tagline di questo blog, spiegare in pochissime parole il cuore della mia professione. Ora però voglio spingermi oltre e cercare di mettere in fila (come se lo spiegassi a mia suocera) cosa significa fare la blogger professionista e occuparsi di Digital P.R e Strategie Social. Continua a leggere

La social content curation e Storify

E’ il mio pallino da un po’: da quando grazie ai social media l’informazione da gestire è diventata un flusso che ognuno di noi deve riorganizzare per potere avere una panoramica completa di una notizia, ha ancora senso duplicare contenuti identici, nello stile “comunicato stampa”?

Non è forse meglio seguire la notizia e diffondere i punti di vista, anche divergenti che produce?

Come blogger, quando mi arriva un comunicato stampa, arriccio sempre il naso perché alla piattezza di un testo preferirei una serie di link che rimandino a sito web, eventuale hashtag o profilo su twitter e pagina su facebook. Preferirei “seguire” l’evento e la notizia, piuttosto che lanciarla.

La protagonista della comunicazione ai tempi dei social media non è più la mano che tira il sasso, ma i cerchi nell’acqua che il sasso produce.

Il compito di chi si occupa di Online Media Relations o di chi – come me – fa un lavoro reputation-oriented più che marketing-oriented e che quindi ha il compito di studiare strategie che valorizzino i contenuti e la reputazione di un marchio o di un progetto, è di misurarsi quotidianamente con la social content curation: la cura dei flussi di contenuti prodotti on line, sui social media e non.

Contenuto è un articolo di approfondimento, ma contenuto è anche il dibattito che vede nascere un hashtag su twitter, una discussione su Facebook o una serie di post tematici che rispondono l’uno all’altro.

Oggi realizzare un contenuto informativo intorno a un progetto, un’idea, un momento storico o un evento culturale e/o politico ha un costo in termini di tempo da dedicargli e il valore aggiunto non è più fare lo scoop, ma approfondire al massimo l’inseguimento del flusso di reazioni che suscita un contenuto.

Realizzare una storia on line –  quando è condivisa in tempo reale e ci riguarda tutti, come può essere anche un meraviglioso doppio arcobaleno su Bologna –  non significa necessariamente (o solo) scrivere qualcosa di nuovo ma anche raccogliere e aggregare l’esistente.

Da qualche tempo uso in maniera strategica per il mio lavoro ma soprattutto per la mia crescita personale e professionale, Storify.

Storify permette di aggregare contenuti diversi (da twitter, facebook, instagramm, blog, ecc) e riproporli in una forma accattivante, costruendo rapidamente il flusso di quanto è stato scritto, detto, montato. Sta poi al lettore esplorare le infinite possibile che offre un post su Storify (lettura consequenziale che diventa cronaca o approfondimento verticale esplodendo le proposte contenute).

Storify è diventato per me uno strumento indispensabile.

Se partecipo ad un evento, faccio la cronaca su twitter (stando ben attenta a riportare brevi frasi di senso e non solo di contesto), scatto qualche foto che rilancio attraverso Instagram e quando torno a casa ricostruisco il mio lavoro (completandolo con quello di tutti coloro che hanno seguito l’evento su twitter o attraverso post sui loro blog o video e foto) su storify per creare una cornice che contenga la notizia e permetta a chiunque di ricostruire il contesto dall’informazione e non viceversa.

Io ho imparato a usare Storify usando questo video tutorial  e leggendo questo articolo di Alessandra Farebegoli.

La Content Curation è la prospettiva con cui guardo al mio lavoro, uno degli aspetti più qualificanti di una professione come la mia. Ecco allora che proprio grazie a Storify ho raccolto qualche interessante punto di vista sul tema.

Tessere la Rete: il sito dedicato alla formazione su web e social media a Bologna

Ho deciso di creare un nuovo luogo virtuale, dedicato esclusivamente alla formazione che è diventato uno degli ambiti in cui maggiormente sto investendo, professionalmente, in questo 2012.

Si chiama Tessere la Rete.

Tessere la Rete per costruire connessioni e ridurre il digital divide generazionale, facendolo diventare una risorsa per mettere in contatto reale e costruttivo adulti e adolescenti.

Aree di consulenza

Sono 4 le principali tipologie di consulenza formativa che offro:

  1. mi rivolgo alle aziende per aiutarle a individuare le proprie esigenze di marketing in approccio ai social media e alla rete;
  2. mi rivolgo alle persone per aiutarle a capire come usare gli strumenti offerti dal web e dai social media (alfabetizzazione);
  3. mi rivolgo a genitori e insegnanti per un orientamento consapevole all’uso della rete e dei social media da parte degli adolescenti (riduzione del digital divide generazionale):
  4. mi rivolgo alle scuole (adolescenti e insegnanti) in attività di laboratorio per la creazione collaborativa di blog della classe o della scuola che diventano palestre di comunicazione web.

Cosa trovi su Tessere la rete?

Oltre all’offerta formativa, su Tessere la rete trovi un’area dedicata ai corsi in partenza e un FORUM per chi voglia approfondire i temi di cui parliamo a lezione o semplicemente trovare uno spazio di confronto su tutto ciò che è blog, social media, strumenti del web.

Bravi a Wired Italia!

Ricevo il numero di febbraio di Wired Italia e mi fa molto piacere leggere l’INBOX di questo mese a pagina 17.

Dopo questo post: Wired e le donne  e dopo le diverse segnalazioni di tante persone, sia in merito alla carenza di contributi femminili, sia riguardo alla pubblicità  la rivista ha fatto OUTING.

Sono stati bravi perché non si sono malamente giustificati ma hanno risposto con rispetto alle persone che chiedevano conto di alcune scelte editoriali.

Confermo che tra i contributi di questo mese spiccano 5 donne.

Chapeau! 

Queste sono le piccole, buone notizie che fanno sperare che un’altro genere di comunicazione è possibile! 

Wired - febbraio 2012, pg 17 rubrica "Inbox"

 

Un blog per la scuola: obiettivi e slides introduttive

Una parte del mio lavoro è dedicata alla formazione con l’obiettivo di ridurre il digital divide generazionale e contribuire a un’alfabetizzazione consapevole all’uso dei Social Media e alla pratica del digital storytelling.

Oltre al corso Gioco di Squadra – che si rivolge a genitori e insegnanti – ho iniziato un progetto sperimentale alle scuole medie Dozza di Bologna: costruire un blog insieme a studenti e insegnanti.

Gli obiettivi di questo percorso sono molti:

  • realizzare uno spazio virtuale a disposizione della scuola per raccontarsi e raccontare il quartiere attraverso uno storytelling partecipativo;
  • creare consapevolezza su cos’è un blog, come possono essere usati i social media e quali sono le prerogative di ciascuna piattaforma e del mezzo;
  • orientare alle professioni del web: ogni lavoro è fatto di fatica, studio e formazione continua, anche questo. Esistono differenti professionalità in gioco e attualmente si tratta di lavori che “ancora reggono” alla crisi. Non ci si può però inventare blogger o social media manager.
Il percorso formativo prevede una prima lezione introduttiva ai blog e all’uso della Rete per creare un progetto di narrazione scolastica e poi una serie di incontri con un gruppo ristretto di studenti e insegnanti che  – coordinati da me – creeranno una vera e propria redazione web per la creazione e gestione del blog scolastico.
Gli insegnanti delle scuole medie Dozza di Bologna sono persone avvedute e molto attente;  devo davvero ringraziarli per l’occasione che stanno offrendo a me, ma credo anche alla loro scuola.
Il fatto che l’Istituto sia dotato di lavagne interattive multimediali (LIM) è un vantaggio notevole: nell’avanzamento del percorso ci sarà bisogno anche di internet ma, trattandosi di un gruppo ristretto, potremo usare l’aula informatica della scuola.
Il progetto sta suscitando l’interesse degli studenti (in particolare gli stranieri sono entusiasti all’idea di poter raccontare anche la storia della loro famiglia e delle loro, differenti, culture) e anche degli insegnanti. Durante i diversi scambi avuti con professori, maestre e genitori, in questi mesi in cui sto promuovendo i miei corsi per la scuola, ho avuto l’impressione di aver “colto nel segno”: è maturata una sana consapevolezza che, per usare bene la rete, sia necessario evitare stereotipi demonizzanti o facili entusiasmi e invece si debba imparare a conoscerla.
Non è un caso che mi abbiano invitato anche in un’altra scuola media per un approfondimento sulla netiquette rispetto ai social media (Facebook in primis), privacy, uso consapevole del profilo e della propria identità reale e dei “giochi a pagamento”.
Queste esperienze sono fondamentali per me e davvero entusiasmanti: è molto bello anche il dialogo che si sta creando con alcune strutture scolastiche e associazioni, presso le quali, prossimamente, terrò alcuni dei miei corsi.
Io ho pianificato un’offerta ma le singole declinazioni si sono tarate sulle esigenze della scuola o gruppo di lavoro.
Impariamo tutti: io per prima che, nell’ascolto delle esigenze degli adulti e interessi dei ragazzi, posso davvero fornire un servizio completo e personalizzato.
Di seguito le slides della mia prima lezione alle Dozza, a disposizione dei ragazzi e degli insegnanti, ma anche dei lettori.
Chi fosse interessato ai miei corsi (Bologna e limitrofi) può contattarmi in privato.

Women in Digital: Bologna

[Come hanno gestito, le donne, le potenzialità offerte dal mondo digitale? ]

E’ questa la domanda da cui prende l’avvio il convegno che si terrà venerdì 20 gennaio 2012 al MamBOdi Bologna per una giornata dedicata alla scoperta del rapporto tra donne e tecnologia digitale. Io ci sarò e credo che si tratti di un appuntamento interessante, un punto di vista diverso e fondamentale per capire l’ecologia dell’innovazione italiana e le potenzialità dei nuovi paradigmi offerti dal digitale.

Se il web non è solo per uomini, O-one vuole, con ‘Women in Digital’, approfondire il tema di come le donne, in ambito lavorativo ma non solo, si avvicinano e utilizzino le tecnologie digitali, oggi sempre più diffuse e presenti nella vita quotidiana.

Mattina

Nel corso della mattinata, attraverso la presentazione di alcune case history, si darà la parola a donne che, grazie alla comunicazione digitale, hanno saputo produrre innovazione e connessione.

Pomeriggio

Nel pomeriggio l’evento si tramuterà in tavola rotonda per dare spazio a considerazioni, commenti ed esperienze sulla possibilità, con le tecnologie digitali, di investire in un futuro differente.

Interventi

All’evento patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Bologna, saranno presenti quali relatrici nel corso della mattinata, Laura Pezzotta Brand Connection Nike Italy, Vittoria Michielotto Senior Product Manager GSK Consumer Healthcare, Sara Pupin Web Communication Manager Bricocenter, Roberta Barba FGA Web Marketing Manager, Francesca Musolino Global Digital Marketing Manager at New Holland. Interverranno invece nella tavola rotonda pomeridiana, moderata da Cecilia Pedroni Direttore e Client Manager di Dr.O-one e Linda Serra Digital Strategist di Dr.O-one: Micaela Calabresi Web Editor & Sales at Pde S.p.A. | Effe 2005, Leda Guidi Responsabile dei “Servizi di Comunicazione con i cittadini” del Comune di Bologna e Project Manager della rete civica Iperbole Anna Piacentini Presidente & Business Developer at People 3.0 e Manager Emilia IN, Lidia Marongiu, Consulente Studio Giaccardi &Associati e amministratore G&M Network Srl, Organizzatrice di Ravenna Future Lessons, Roberta Chinni Project Manager per Bologna Children’s Book Fair.

 Per iscriversi

L’evento è aperto al pubblico e per partecipare è necessario iscriversi a questo indirizzo http://womenindigital.eventbrite.com/ ; sarà comunque possibile partecipare registrandosi il giorno stesso al desk di accoglienza.

La parte dedicata alle case history avrà inizio alle ore 11, dopo una breve introduzione di Gianfranco Fornaciari (ore 10.30) CEO di O-one; sarà poi offerto un piccolo rinfresco ai partecipanti per proseguire con la tavola rotonda pomeridiana alle 14.30.

Sponsor dell’evento Bper (Banca Popolare dell’Emilia Romagna) e Smemoranda.

 

 

Le proposte di collaborazione: ovvero mail marketing aggressivo

[se vuoi fare marketing del tuo sito fallo bene, se no – anche se i contenuti sono di qualità – rischi davvero di rovinarne la credibilità]


Qualche giorno fa ho dedicato un post allo spam, quello meno evidente perché forse inconsapevole. Evitare di diventare spammer è FONDAMENTALE se abbiamo l’obiettivo di stare bene in Rete.

Oggi prendo spunto da una mail (ma sul genere me ne arrivano ancora troppe!) con la proposta di collaborazione per il mio blog. Immagino che in molti sappiate di cosa sto parlando: operazioni di mail marketing che mirano a diffondere i contenuti di siti commerciali, usando la visibilità di altri.

Le parole “collaborazione”, “rimborso spese” hanno perso il loro significato professionale per diventare parole civetta che attraggono l’attenzione ma che – di solito – vogliono solo barattare pubblicità gratuita.

Le 2 mail che mi sono arrivate e di cui pubblicherò solo brevi passaggi per rispettare la privacy di chi mi ha scritto sono EMBLEMATICHE: ce ne sono di ben più subdole e le cui intenzioni sono difficilmente decriptabili.

Credo che se si decide di stare in rete e di comunicare attraverso di essa, bisogna farlo nel modo giusto, secondo le proprie possibilità: se vuoi fare marketing del tuo sito fallo bene, se no – anche se i contenuti sono di qualità – rischi davvero di rovinarne la credibilità.

Ecco allora il carteggio che abbiamo scambiato, con qualche riflessione a margine.

Gentile Blog,

Siamo il sito (…) e ci occupiamo di (…) e abbiamo creato anche una sezione tutta dedicata alla mamma e bebé, che sicuramente potrà destare il vostro interesse. Vi scriviamo perché vorremmo proporvi una collaborazione, che consiste nell’inviarvi i materiali presenti sul nostro sito, in maniera tale che voi possiate linkarli e farli visualizzare ai vostri utenti. (Il nostro sito ha un traffico stimato pari a 1 milione di visite al mese).

Saremmo lieti se, per l’eventuale collaborazione prendeste in considerazione non solo gli articoli riguardanti la mamma e bebé ma anche quelli inerenti le altre rubriche.

(..) vi alleghiamo anticipatamente gli ultimi articoli e video riguardanti (..) che se volete, potete già pubblicare, ovviamente inserendo i nostri link e il logo.

Si parte subito male. La formula “Gentile Blog” rende palese il fatto che si tratti di un invio multiplo e NON personalizzato: chi scrive aveva un database di indirizzi disponibili e lo ha usato indiscriminatamente. La formula oltretutto è fastidiosa anche linguisticamente: non stai scrivendo a una cosa (blog) ma a una persona.

Ma passiamo alla parte più “divertente”.

Mi propongono una COLLABORAZIONE che consiste nel pubblicare loro contenuti sul mio blog. Mi fanno capire che per me sarebbe conveniente perché il loro sito ha molti accessi (usano la carta, solita, della VISIBILITA’). Ma se sono io a pubblicare i loro contenuti, in che modo i loro utenti dovrebbero trasformarsi in un vantaggio per il mio blog? Non è vero invece viceversa?

Visto che sono molto curiosa e ci provo anche un certo gusto a cercare di arrivare al fondo di questi messaggi, facendolo dire ai diretti interessati qual’è il fine ultimo, ho risposto:

E in cambio? F.

Dopo 4 giorni (che in Rete sono un’eternità, specie per chi fa teoricamente sta puntando sulle mail per fare business) mi scrivono:

Il nostro sito da tempo fornisce in maniera del tutto gratuita contenuti su diversi ambiti  a testate giornalistiche e ad emittenti radiotelevisive, ora però vorremmo ampliare il nostro bacino d’utenza, puntando sui blog.

Quindi, noi le forniremmo i contenuti sotto forma di (…) e lei dovrebbe pubblicare i contenuti che più le piacciono mettendo un link al nostro sito. Tutto qui!

Credo che ne valga la pena, data anche la portata del traffico che ha il nostro sito, che le ricordiamo essere pari a 1 milione di visite al mese.

Il punto è: io i contenuti li produco, perché dovrei pubblicare quelli di altri? Non sono una radio o una testata giornalistica e se hai letto il mio blog dovrebbe esserti chiaro. A me è palese che hai sparato nel mucchio, lo hai fatto in maniera confusa e senza capire esattamente quale sia l’ecosistema in cui ti stai muovendo.Rilanci di nuovo la carta degli accessi, come se questo dovesse bastarmi e avanzarmi. Continuo però a non capire: gli accessi di cui mi parli sono al TUO sito, mica al mio. Non sei tu a mettere il link al mio blog ma dovrebbe essere viceversa no? Io cosa ci guadagno?

Ecco, a mio avviso, se lavori con la Rete o semplicemente la usi come mezzo per diffondere il tuo lavoro (editoriale e non), non puoi permetterti questo genere di sbavature, perché quello che mi racconta il non verbale è:

  1. mandi mail a caso, contribuendo alla spazzatura digitale
  2. non hai mai letto il blog della persona a cui stai scrivendo perché se no sapresti che è completamente fuori target rispetto ai tuoi contenuti
  3. non hai ben presente come funziona la blogosfera: un conto è diventare provider di contenuti per un ufficio stampa o una rivista specializzata, un conto è pensare di fare la stessa cosa per un blog. Di solito un blog – per diventare autorevole – è costituito di articoli a firma e non di semplici rilanci “copia carbone” di altri.
Dato che il mondo è bello perché vario, sono certa che mi arriveranno mail come questa ancora per molti anni: il digital divide tra chi usa la rete consapevolmente e chi invece la usa ma senza sapere davvero quello che sta facendo è impressionante. Assolutamente lecito per chi non ci lavora in mezzo fare degli sbagli (e se mai capire che deve confrontarsi con chi ha il polso della situazione), inaccettabile per chi, invece, come in questo caso, sta cercando di VENDERE un prodotto che è WEB.
La caratteristica più faticosa di questo Digital Divide è il fatto che spesso non ci si renda nemmeno conto della necessità di affidarsi a professionisti per fare quello che – a prima vista – sembra così facile, dato che non si tratta di altro che scrivere una lettera, ma che a ben vedere non lo è affatto perché ha a che fare con le strategie di comunicazione e con il web: due ambiti su cui bisogna essere competenti per poterli usare bene.

Spam or not Spam?

[Si diventa spammer in un attimo, mentre per farsi una reputazione ci vuole tempo, lavoro, passione e rispetto per gli altri.]

La maggior parte delle persone crede che lo spam sia solo quello che arriva via mail e che lo spammer sia una brutta persona che passa la notte a bere caffè e a studiare modi malefici per spillarti soldi, con messaggi di posta scritti in brutto italiano che ti invitano a cambiare il codice della tua carta di credito o ad accrescere la lunghezza del tuo pene, per rubare tutti i tuoi risparmi. Continua a leggere