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Smart City Exhibition

E’ partita oggi la tre giorni di Smart City Exhibition, la fiera di Forum PA che si tiene a Bologna per parlare di innovazione a favore delle città e della vita delle persone. Un evento interessantissimo non solo per gli addetti ai lavori ma per tutti i cittadini interessati all’evoluzione della tecnologia per l’uso intelligente delle città.

La manifestazione si tiene in Fiera ed è costituita da diversi panel di relatori. Può essere seguita anche in Streaming su Innova TV.

Io parteciperò a due workshop:

Il 30/10 verrà presentata un’intervista che mi ha fatto Piero Ingrosso su nativi digitali e accompagnamento all’uso consapevole del web, a cui ho risposto come professionista (e in base all’esperienza maturata con il progetto Tessere la Rete) e come mamma, mentre il 31/10 presenterò il progetto Ufficio in casa, come contributo a rendere più smart la città.

Sul sito dell’evento è possibile registrarsi (per entrare gratuitamente) e consultare la lista degli eventi e dei protagonisti.

Unico neo alla manifestazione: come al solito i protagonisti dei panel principali sono prevalentemente uomini. Sono convinta (e quindi con piacere partecipo all’evento organizzato da GGD Bologna) che una città per essere DAVVERO Smart debba andare oltre questo limite di genere secondo cui anche se innovazione è spesso donna, il dato stenta ad emergere.

 

Torna le nuove professioni delle donne: 14 aprile 2012, Bologna

La rete, il web e il digitale possono diventare delle vere opportunità professionali?

In che modo le donne hanno incontrato e si sono messe in gioco grazie alle professioni legate all’ITC e alla comunicazione web? Ce lo racconteranno le relatrici di le nuove professioni delle donne per una testimonianza diretta a persone fisiche, associazioni e enti interessati a comprendere concretamente come si possa fare business e sviluppare idee imprenditoriali al femminile, grazie a questi mezzi.

Le relatrici invitate sono:

  • Lidia Marongiu: consulente nell’ambito della comunicazione e del marketing strategico
  • Annalisa Uccheddu: dopo la laurea, ha deciso di investire nella sua passione per i libri creando una casa editrice di e-book che si basa su progetti e contatti sviluppati online. Dall’editing, allo scouting, fino alla vendita, ha creato una vera e propria azienda
  • Alice Reina: attrice, storyteller e creativa grazie alla rete sviluppa idee per i prossimi laboratori e spettacoli di teatro sociale. Crea decorazioni personalizzate per torte e ne racconta su Bologna In Torta. I suoi sitiassociazionehecate.net + bolognaintorta.it
  • Lisa Ziri di Nemoris start-up al femminile nata nel 2011, ideatrice insieme a Silvia Parenti di ILexis, un software semantico di archiviazione automatica.

Vi aspettiamo a Bologna, sabato 14 aprile 2012, dalle 10 alle 13.30 in via Pietralata 60, Quartiere Saragozza.

Potete iscrivervi su Eventbrite.

L’evento fa parte del progetto No Digital Divide ed è organizzato in collaborazione tra

GGD Bologna, Articolo37 e Francesca Sanzo

Hashtag su Twitter: #NPDonne

Rappresentanza femminile

Stando ai dati del Censimento 2001 (quello del 2011 deve essere ancora completato) in Italia ci sono 100 donne ogni 93,8 uomini (fonte Censimento2011.blogspot).

Eppure

Eppure la rappresentanza femminile in azienda, sui Media (giornali, tv) e nella società è sempre nettamente inferiore a quella maschile.

Siamo proprio sicuri che l’emancipazione non si realizzi reclamando spazi, come ha scritto qualcuno in un commento al mio post Wired e le donne? Siamo sicuri che in questo paese non ci sia invece bisogno di fare emergere questa ANOMALIA che configura e racconta un mondo fatto dagli uomini per tutte le persone?

Nessuno crede nelle quote rosa a tutti i costi, lo si ripete di continuo, lo sento dire da uomini e anche da donne. Anche io ero perplessa fino a qualche mese fa. Ma siamo sicuri che non stiamo scambiando ipotetiche quote rosa con qualcosa di più complesso, ovvero una rappresentanza femminile che rappresenti la totalità del mondo? Siamo sicuri che – visto che in Italia – non riusciamo a ottenerla naturalmente, non possa essere utile “imporla” per legge, almeno a certi livelli (consigli di amministrazione, quote in azienda)?

Le due notizie di oggi, che hanno fatto scaturire questa riflessione sono:

Una recente ricerca mette in relazione i compensi più bassi delle donne con una minore POSSIBILITA’ di FARE RETE con persone influenti, possibilità nettamente superiore per gli uomini. Io sono sempre più convinta che sottovalutiamo (per comodo o per pigrizia) la fondamentale importanza della RAPPRESENTAZIONE che si traduce in RAPPRESENTANZA di tutti gli attori coinvolti.

E’ più bello o intelligente? A voi l’ardua sentenza

Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo. Finalmente abbiamo SDOGANATO quello che per tutti era il segreto di Pulcinella. Bando ai MORALISMI, BIGOTTISMI, FILOSOFISMI, FEMMINISMI.

Insomma, mi sembra chiaro che il nostro Parlamento è popolato di GENTE BELLA perché la BELLEZZA è un VALORE FONDAMENTALE anche in ambiti in cui – sembra strano – ma a nessuno sarebbe venuto in mente di ritenerla tale.

Essere belli e belle  in politica PAGA.  Anche vendersi, in politica, paga.

L’onorevole Stra qualcosa lo ha detto ieri chiaramente:

“Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza – insiste Stracquadanio – non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato”. (fonte Repubblica)

Ma insomma, chi non si è mai venduto per un posto in lizza alzi la mano, scagli la prima pietra. Suvvia, che male c’è? Che cosa importa?

In quanti – superdotati maschioni, scosciatissime femminucce – non hanno mai valorizzato al massimo le proprie competenze politiche facendo, come dire, un regalino a qualcuno di potente?

Poi – è chiaro – trattandosi tutta di gente bella, non ci vedo nemmeno niente di male, che poi viene naturali alle poche donne brutte in Parlamento farci su un caso nazionale, ricamarci e alzare il dito: l’invidia è pervasiva e ci vuole coraggio a darla via in cambio di una poltrona.

I brutti dovrebbero stare a casa.

Perché come dice sempre Stra-qualcosa, vi sembra davvero opportuno insozzare con volti deturpati dalla vecchiaia e dall’acne o imperfetti nelle loro fattezze i dibattiti televisivi?

L’italiano è esteta e in quanto esteta ha bisogno di essere governato da bella gente, per dire un Gasparri, un La Russa, uomini piacenti, donne sensuali.

Perché diciamolo, la par condicio, le stesse regole valgono per entrambi i sessi, come risulta evidente dalle bellezze parlamentari al femminile e al maschile.

Comunque.

L’onorevole Stra-qualcosa parla a ragione veduta quando sostiene che:

“La bellezza conta e tanto. E non mi riferisco solo alle donne, ma anche agli uomini. Non è forse vero che noi tutti ci rasiamo e andiamo dal barbiere per essere più piacenti” fonte Corriere della sera

Qualche anno fa, dobbiamo ammetterlo, ci mandò un suo curriculum in cui, oltre a dilungarsi su centimetri di rilievo e durata da campionato, allego una foto che a pubblicarla, siamo ancora emozionati.

E’ proprio il caso di dirlo:

Nel suo caso vale l’ormai celeberrimo detto

E’ più bello che intelligente!

  • Iscrivetevi al gruppo Il mio cv fisico e condividete qualcosa che possa esservi utile per fare carriera (misura di reggiseno, coscia, lunghezza e durata…., addominali). Finalmente è LEGALE!!!!!
  • Leggete la più seria discussione in community

Il caso Barbara Contini: le donne parlano solo per invidia di altre donne?

tacchi_spillo160_logoLeggere questo articolo di Italia chiama Italia (quotidiano on line degli italiani all’estero) apre a un vastissimo numero di riflessioni.  Potrebbe essere usato come esercizio di stile critico e non nascondo che forse sarà così.

Il fatto:

Barbara Contini – senatrice Pdl – rilascia un’intervista a KlausCondicio in cui afferma che:

“Nel PdL, non vedo donne che possano confrontarsi con il Presidente in modo franco e dialettico, in modo diretto. Nel Pdl non amano le donne forti, in gamba, le donne con idee. Ne hanno paura. E questo è colpa di uomini piccoli” e che “Oltre a un declino del peso internazionale dell’Italia, dobbiamo purtroppo registrare un decadimento del nostro sistema paese certificato anche da tutte le recenti statistiche, alle quali, per gravi responsabilità politiche, non è stato posto freno.

Il nostro processo di decadimento è grave, siamo obsoleti, vecchi e con forti necessità di integrazione, ma non siamo stati in grado di reagire. Siamo un Paese pieno di problemi ma anche di enormi potenzialità e risorse. A differenza della Germania o della Spagna, però, non siamo stati in grado di utilizzare a pieno le nostre risorse. In politica hanno prevalso logiche individualistiche, invidia, meschinità, ed ecco i risultati”.

Le reazioni politiche:

Le donne del Pdl ovviamente si indignano. Si sentono offese nel personale. Non hanno alcuna intenzione di andare oltre il personalismo e guardare al sugo di dichiarazioni che vanno ben oltre il loro partito. Fanno QUADRATO attorno a quegli uomini che le hanno scelte, candidate, volute fortemente in Parlamento. Alcune di loro rilasciano dichiarazioni strettamente politiche, rivendicando la propria preparazione e professionalità, altre usano il modello che io chiamo “Uomini e donne”, per parafrasare la famosa trasmissione della De Filippi, giocata sulla dinamica dell’umiliazione reciproca e del chi urla più forte.

Daniela Santanché dice che “i tacchi logorano chi non ce li ha” e ancora che ci vuole equilibrio e coraggio per portarli e che “L’atteggiamento della senatrice Contini è il frutto, sostiene il sottosegretario, di ”un po’ di invidia, di gelosia ma anche di stupidità”.”

Ma ora passiamo all’articolista. Tale Gabriele Polizzi.

L’articolo si apre in questo modo:

Barbara Contini, senatrice del Popolo della Libertà alla sua prima legislatura, probabilmente avrebbe fatto meglio a stare zitta. O almeno, a non cercare di assomigliare così tanto a quelle donne dell’opposizione – vedi Rosi Bindi, ad esempio – che proprio non riescono a mandar giù il fatto di essere un po’ “bruttine”, per usare un eufemismo, e quindi invidiano le loro colleghe, quelle belle, alte e con le curve al posto giusto; e che possono permettersi di indossare un bel paio di tacchi a spillo senza provocare grasse risate in chi le guarda.

NON RIESCONO A MANDARE GIU’ IL FATTO DI ESSERE BRUTTINE

INVIDIANO LE COLLEGHE CON LE CURVE AL POSTO GIUSTO

E si chiude così:

Quanti manifesti ha attaccato la signora Contini, quanti gazebo ha montato, quanti volantini ha distribuito, quanti comizi ha tenuto, quante delibere ha scritto, quante piazze ha affrontato e convinto, quanti voti prende?”, ha spiegato Corsaro. Domande retoriche, naturalmente: Barbara Contini non ha mai fatto nulla di tutto questo. “È proprio vero che in politica le peggiori nemiche delle donne sono alcune donne, quelle che vengono catapultate in politica senza alcuna formazione – conclude Corsaro -. Torni a fare il suo mestiere originario questa signora, era più apprezzata e soprattutto si teneva lontana dall’Italia”. Amen.

Noi non possiamo che offrire tutta la nostra solidarietà alla Senatrice Contini. Come persone e donne. Perché fino a quando ogni affermazione femminile critica verrà filtrata attraverso l’aspetto fisico di chi la dice, smontando discorsi sensatissimi e che richiedono solo un confronto puntando tutto sull’etica del tacco a spillo

siamo ben lungi dal considerarci un Paese civile.

L’articolo è da leggere. Davvero.

Per inciso, ci piacerebbe ricordare all’articolista come è andata la vicenda Bindi:  fu Berlusconi – il 7/10/2009 a tentare di sminuirla attaccandosi al suo aspetto fisico con una battuta degna di un cabarettista (forse parte di un antico repertorio?) «Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente»  e lei rispose in un modo che tutto fa pensare, tranne che a qualche invidia:

Non sono una donna a sua disposizione e ritengo molto gravi le sue affermazioni

Mi pare che una risposta di questo genere presupponga un uscire dalle logiche del sistema che l’ha provocata che tutto fa pensare, tranne che si tratti di invidia.

Ma come spesso accade, prevale lo stereotipo, ovvero se una donna ha il coraggio di affermare idee contrarie alla maggioranza lo fa

per invidia della bellezza altrui

Perché noi donne, in televisione come in politica abbiamo un’unica libertà: sminuire le altre per prevalere. Ma se siamo brutte dobbiamo tacere.

Su friendfeed:

Donne e lavoro: il sottile confine che separa dalla discriminazione

lavoro_donnaQuella che pubblico oggi è una testimonianza che ha inviato Stefania, emblematica di una situazione purtroppo molto diffusa in Italia. Vi chiedo di leggerla per comporre un quadro che è quello specifico di Stefania ma è anche un caso riconoscibile, una realtà che grazie alla Rete può emergere.

Innanzitutto Stefania ha il coraggio di fare nomi e cognomi dell’azienda per cui lavorava e questo significa che ogni persona che leggerà forse, domani, al supermercato, prima di acquistare un prodotto di questa multinazionale, ci rifletterà un poco (e abbiamo la speranza di credere che nel tempo la forza della rete nel rafforzare la credibilità delle aziende nei confronti dei consumatori avrà importanza anche per le aziende).

Questo significa anche che possiamo TESTIMONIARE con le nostre storie: ridare voce a quella fetta di persone ZITTITE dalla burocrazia che credono di essere sole e rimangono in silenzio.

La rete sta attuando una silenziosa rivoluzione culturale: possiamo usarla come strumento per proporre alternative, segnalare discriminazioni e condizionare il mercato dicendo quello che le pubblicità non dicono.

E non sempre la realtà “ti mette le ali”.

La parola a Stefania:

Ho 39 anni e vengo dal mondo delle aziende.

Dopo una laurea in economia aziendale ed un paio di stage, comincio la mia avventura prima in una multinazionale americana e poi, a 28 anni, in Red Bull, l’azienda produttrice dell’omonimo energy drink.

E’ il 1999 e la filiale italiana è appena stata costituita. Siamo 12 persone e tutto da creare. Mi butto in quest’avventura con passione ed entusiasmo, passo 10 anni molto belli ed intensi. L’azienda cresce, le cose vanno bene. Credo che molto sia anche merito mio.

Dopo aver accantonato l’idea per un po’, perché non era mai il momento giusto, a 37 anni io e mio marito decidiamo di provare ad avere un bambino.

Resto incinta a marzo 2008 e continuo a lavorare fino all’ottavo mese senza sosta. Sono fatta così, il lavoro mi piace e la gravidanza mi dà un’energia senza eguali.

Anzi, a dirla tutta dovrei entrare in maternità il 24 novembre, ma poi nei giorni successivi partecipo ad una riunione aziendale, nell’ultimo mese (il nono) lavoro da casa e il 18 dicembre presenzio ad un altro meeting (avendo il termine il 25 dicembre).

Lo faccio senza problemi; è il mio lavoro, mi piace.

E poi non riesco a restare con le mani in mano.

Mia figlia nasce il 4 gennaio 2009.

Anche dopo la sua nascita resto in contatto con i miei collaboratori e con la direzione di Red Bull; ricevo report periodici, partecipo alle riunioni. In agosto interrompo la maternità per lavorare, su esplicita richiesta del mio capo.

Rientro a tutti gli effetti il 30 settembre.

Dopo neanche un’ora vengo convocata dal direttore generale, il quale mi dice che per motivi di budget la mia posizione non è più prevista.

Peccato si fossero dimenticati di dirmelo prima, quando pur pagata dall’INPS lavoravo per loro…

Non sono licenziabile: mia figlia non ha neanche 9 mesi ed io sono un impiegato quadro.

Quindi mi fanno un’offerta economica per convincermi ad andarmene.

Io rifiuto. Per orgoglio.

Sono sempre stata un po’ naif sotto alcuni punti di vista.

Ingenuamente ho sempre pensato che essere una persona onesta ed una gran lavoratrice mi avrebbe messo al riparo dalle intemperie. Non avendo fatto niente di male, voglio tornare a svolgere il mio lavoro. Peccato non sia possibile.

Mi trasferiscono in un locale al pianterreno, a cinque piani di distanza dal resto dell’azienda, riadattato per l’occasione ad ufficio.

Mi affidano un progetto inesistente, già realizzato in precedenza da un’agenzia esterna.

Resisto poche settimane: 5 kg in meno, un attacco di panico con conseguente “gita” al pronto soccorso e relativo colloquio con lo psichiatra mi convinco a dare le dimissioni e scambiare la mia libertà con una buonuscita.

Ad un certo punto ho scelto di raccontare la mia storia, perché in questi mesi ho conosciuto molte donne che, una volta rientrate al lavoro, sono state gentilmente (e spesso non gentilmente) accompagnate alla porta.

Oppure hanno visto il loro ruolo ridimensionato, le loro scrivanie spostate, vivendo un disagio quotidiano proprio a causa della maternità. Credevo che le discriminazioni fossero episodi sporadici, più unici che rari.

E invece ho scoperto che in Italia è un vero e proprio problema sociale.

Io, nella sfortuna di aver perso il lavoro, sono stata fortunata: ad un certo punto ho potuto chiamarmi fuori, decidere di dare le dimissioni e lasciare l’azienda. Ci sono moltissime donne, invece, che si trovano in situazioni decisamente peggiori, perché magari hanno un mutuo da pagare, oppure il loro stipendio è l’unico che entra in famiglia, e quindi devono restare a lavorare, a subire senza poter denunciare, sperando che un giorno le cose cambino…

Un’altra testimonianza che riguarda una collega di Stefania la troviamo qui: http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=La+Red+Bull+fa+male+alla+famiglia:+licenziata+un’altra+mamma&idSezione=7159

Segnalateci situazioni analoghe nei commenti, se volete