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È così importante sapere se un libro autobiografico è vero? A margine del Premio Strega

Una delle cose che possono succedere quando si scrive un libro autobiografico, è che le persone pretendano (o suppongano) che chi scrive incarni il libro. Sempre. Se poi in quel libro ci metti pezzi di storia italiana (li infili a tradimento o esplicitamente, ammantandoli del dubbio o lasciandoli scorrere come fossero cosa indiscutibile), li condisci con la descrizione di un’infanzia nel lusso e ci infili tutte le tue ipocondrie, ecco che il mix bomba divide i lettori in chi commenta la qualità del testo e in chi giudica la persona, pensando di conoscerla attraverso ciò che ha scritto.

Sto seguendo con interesse “il caso” Teresa Ciabatti, che con La più amata, il suo ultimo romanzo (memoir a metà strada tra finzione e autobiografia) è arrivata seconda al Premio Strega 2017. Mi interessano i commenti, la trafila di critiche  e tutto ciò che sta intorno al testo e che l’autrice stessa dissemina online e in interviste a riviste e a quotidiani.  Continua a leggere

Tornare a Torino: di libri e memoria

 

A TORINO, I MIEI APPUNTAMENTI PUBBLICI

Dieta, movimento e salute: sabato pomeriggio

Sabato 21 gennaio 2017 mi hanno invitata a Torino, in Corso Francia 19 bis/f, Istituto di Medicina integrata per partecipare a un incontro gratuito e aperto a tutti: DIETA, MOVIMENTO E SALUTE: RIPARTIAMO ALLA GRANDEdalle 16 alle 18,30. Oltre a me, all’evento partecipano la dottoressa Paola Lusardi, cardiologa, con un intervento dal titolo “I consigli di un cardiologo ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, orientandosi tra scienza, realtà e bugie”, la dottoressa Marta Pareschi, nutrizionista: “Una sana alimentazione per un corretto stile di vita”.  Continua a leggere

Importa davvero conoscere il genere di una persona per amarla?

A Nina importa davvero sapere se Sasha è maschio o femmina o le basta quel sentimento che sente crescere?

Poche pagine e te lo chiedi anche tu, lettore, insieme alla protagonista dell’ultimo libro di Giorgia Vezzoli, Ti amo in tutti i generi del mondo, Edizioni Giraldi. 

Quello di Giorgia è un romanzo che lentamente ti conduce in una storia in cui, novità editoriale assoluta, uno dei protagonisti è di genere non definibile.  Continua a leggere

Narrarsi online: bestseller su Amazon

Il manuale di personal storytelling che ho scritto per la casa editrice Area51 Publishing: “Narrarsi online: come fare personal storytelling” è uscito il 17 dicembre 2014.

A febbraio è entrato tra i best seller di Amazon e dopo essere rimasto per tutto quel mese  il più venduto  in classifica per la categoria “Internet” e “Impresa, strategia e gestione”, si è attualmente attestato in terza posizioneContinua a leggere

SEO e content marketing: 2 corsi a cui andrò e 2 libri che ho letto

Gennaio, tempo di buoni propositi per tutti: si ha voglia di ricominciare e di farlo bene e io ho deciso di investire in auto formazione. Perché chi fa il mio lavoro, ma in generale è un professionista, ha decisamente bisogno di rimanere aggiornato su quel che accade nel proprio settore e di continuare a imparare.

Perché se – come me – ti occupi anche di consulenza e formazione, l’unico modo per farlo bene è stare da entrambe le parti della cattedra.

In questo periodo ho deciso di concentrarmi specialmente sul SEO e sui contenuti e se dei secondi ne so un po’ di più, sul primo ho tantissimo da imparare. Continua a leggere

Fare cose stra-ordinarie

Ieri sera si è concluso il corso di scuola elementare di scrittura emiliana di Paolo Nori che ho frequentato in questi mesi con una pubblica lettura di alcuni dei nostri compiti alla Libreria Modo Infoshop di Bologna.

L’ho già scritto quanto mi è piaciuto questo corso. Ho già detto che Paolo Nori è uno dei miei scrittori preferiti. Non ho però parlato della cornice, della bellezza collaterale di avere deciso di partecipare a questa avventura.

Leggere libri, condividere letture e cose scritte da noi con altri è stata per me un’esperienza davvero stra-ordinaria. Eravamo in 9 scolari,  tutti sconosciuti gli uni agli altri. Io conoscevo poco solo La Pasionaria per via dei giri della Rete e sono arrivata senza particolari aspettative e con tanta voglia di spogliarmi del mio ruolo sociale e culturale per mettermi in ascolto. E così mi sembra abbiano fatto tutte le altre persone che erano lì.

Lunedì dopo lunedì abbiamo cominciato a annusarci, a conoscerci.

Ma non attraverso il racconto di cosa facciamo, di come ci rappresentiamo, ma grazie alle letture, ai compiti che ci dava Paolo, a testi a volte finzionali a volte no che a turno – durante l’ultima parte del corso – leggevamo.

E ho scoperto l’intelligenza acuta di Barbara, Alessia che ha la voce più bella del mondo, Donata che è pacata e fa foto bellissime, Matteo che è di una spontaneità coinvolgente e disarmante, Valentina che è il sole, Elisa e il suo passo leggero e elegante, Jessica e la sua giovane simpatia, Paolo R. che fa ridere e ha viaggiato il mondo.

Ho scoperto persone “nude”, senza sapere che lavoro facevano, senza chiedere quale fosse il loro passato, senza parlare di impegni professionali, di passioni politiche o ruoli istituzionali, ma solo per quello che leggevano, che ogni tanto ci raccontavamo durante la pausa e per il mondo fatto di libri, narrative, passioni letterarie comuni, grandi e piccole aspettative di scrittura e qualche battuta di vicendevole simpatia.

Alcuni facevano tanti chilometri, tutti i lunedì, per venire al corso di Paolo Nori. Altri hanno la metà dei miei anni. Di alcuni abbiamo scoperto mondi in comune, anche solo per questioni anagrafiche o scuole frequentate. Tutto è successo lentamente e spontaneamente, ci siamo ritrovati a stimarci reciprocamente, ad avere voglia di incontrarci, a condividere quelle due ore fuori dal mondo consueto, dietro una tenda che separava la nostra stanzetta del corso dal resto della città e delle nostre singole vite.

Paolo Nori leggeva, noi prendevamo appunti e intanto tessevamo anche una cosa stra-ordinaria che ci spingeva ad aspettare con ansia il lunedì successivo.

Ieri sera abbiamo letto, ciascuno il suo pezzetto – composto per questo o quel compito della scuola – in un ballo ritmato che meglio non sarebbe potuto andare, come se ci fossimo coordinati, come se avessimo in qualche modo scelto, ognuno, la sua posizione e ce lo fossimo detti, senza dirci niente.

Abbiamo riso. Prima e dopo. In pizzeria e a bere del vino. Ci siamo scritti dediche sul quaderno in cui Paolo Nori ha raccolto i nostri compiti. Abbiamo cercato di comunicare a lui la nostra gratitudine, abbiamo pianificato gruppi di lettura in questo o quel posto, aperitivi letterari ma anche no.

E mentre tornavo a casa in autobus, dopo una giornata lunghissima fatta di lavoro, festa della scuola di Frollina e saggio finale, sentivo come un senso di leggerezza, sentivo come il cervello svuotato di impalcature.

Mi sono resa conto che ho fatto una cosa stra-ordinaria iscrivendomi a questa scuola. Non una roba da campioni, sia inteso, ma semplicemente qualcosa che esce dalla mia normalità, dalle giornate impostate, anche dalle amicizie consuete, se vogliamo.

Mi sono messa in gioco, ci siamo messi in gioco e il gioco è stato bello. Io non lo so se è vero per tutti, ma per me, di sicuro, vale la pena ogni tanto uscire dagli schemi, uscire dalla me che do in pasto alla vita ogni giorno, trovarmi a rimettere tutto in discussione, anche le letture, i pezzi di puzzle che hanno composto i miei anni.

Non so se avrei scritto queste cose 20 anni fa, ma ora tutte le volte che guadagno una relazione sana con gli altri, un ritmo di pensieri che si intona perfettamente anche quando diverge, ecco io mi sento particolarmente fortunata. Perché non è mica così scontato gestire momenti della vita fatti di spontaneità, quando nel tempo ci si forma ognuno le proprie sovrastrutture.

E per esempio, io ultimamente passo molto meno tempo in rete, non è per disinteresse, sia chiaro, ma mi sono resa conto che ultimamente c’ho molto bisogno di relazioni fisiche, dirette, di sentirmi un flusso che non generi aspettative che vadano solo in una certa direzione e la Rete, quando tu ci sei dentro fino al collo come la sottoscritta e ci metti lavoro e personale è uno di quegli spazi in cui il ruolo non è affatto secondario e la divergenza da quel ruolo, delle volte, suona come un tradimento sociale.

E invece io in questo periodo ho bisogno di divergenza, di spontaneità, di relazioni non coatte. Io in questo periodo ho bisogno di cose stra-ordinarie.

E quelle persone lì, quelle persone che hanno frequentato la scuola di scrittura con me, ecco loro sono persone stra-ordinarie e io lo so che sto per scrivere una cosa enorme, ma io a quelle persone lì mi sento che gli voglio molto bene, perché abbiamo fatto un pezzettino di strada insieme, la stessa.

In un mondo dove di solito si cammina su binari paralleli.

I lettori di libri – Gianni Celati

L’ingegnere li ha convocati e chiede loro: “Ditemi un po’, cosa c’è che non va in voi due? Siete disturbati di mente? Bevete? Oppure siete gente che legge libri?”.

Lo studente ammette a testa bassa d’esser uno che legge libri, e molti. Al che l’ingegnere scoppia ad urlare, furibondo: “Ecco perché non vendete niente, Cristo! I clienti vi fiutano!”.

Estratto di: Celati, Gianni. I lettori di libri sono sempre più falsi. Feltrinelli. iBooks.

Uno dei libri che ho appena terminato di leggere in questa fase di voracità letteraria. Che cosa cerchiamo nella letteratura? Perché alcuni libri ci avvincono così tanto? A cosa serve leggere? Uno studente di Lettere va alla disperata ricerca delle risposte a queste domande.

Un libro sulla lettura del mondo e la lettura dei libri: in quale rapporto stanno queste cose? Gianni Celati ha una delle scritture più pulite e insieme coinvolgenti che conosca, un modo limpido di guardare ai gesti e anche ai sentimenti, una semplicità che anche scrivere sembra facile come bere un bicchiere d’acqua e invece è come fare l’equilibrista su un filo teso da qualcun altro. Un libro rapidissimo (racconto lungo) che consiglio e che sul sito della Feltrinelli si può acquistare anche in formato ebook.

La copertina

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Di mamma ce n’è più di una

L’ultimo libro di Loredana Lipperini ha un titolo autoesplicativo: Di mamma ce n’è più di una.

A Bologna è stato presentato ieri ma io sto uscendo da un’influenza particolarmente pesante e purtroppo non sono potuta andare ad ascoltarla. Mi sarebbe piaciuto per molti motivi. Stimo molto Loredana e di questo libro ne abbiamo parlato un giorno di ottobre del 2011 a Ferrara.

Ci siamo scambiate pure qualche mail in proposito e le ho raccontato la mia esperienza di mamma blogger “pentita” e che si sentiva strangolata da un’etichetta che ai miei occhi, oggi, dipinge soprattutto un mondo molto granitico, un po’ fashion e tradizionalista e che ha più a che fare con il marketing che con la possibilità di portare punti di vista dialettici e variegati sulla condizione delle donne in Italia.

Senza fare di tutta l’erba un fascio e senza demonizzare il marketing (nel quale per altro anche io lavoro), credo che le grandi potenzialità di quello che poteva essere un movimento d’opinione sociale si siano un po’ ridotte a dinamiche da focus group condite da grandi aspettative professionali  riposte in 2 o 3 persone verso le quali non si può essere critiche per paura di una “epurazione” che tocca non solo un ambito potenzialmente professionale, ma anche personale, in quella cerchia allargata di “amiche” virtuali che genera la Rete e che in certi momenti della vita ci fa sentire capite, protette e sicure.

Loredana ha inserito in un capitolo del suo libro questo mio vecchio post  che oggi forse scriverei un po’ diversamente ma che sostanzialmente è ancora molto aderente a quello che penso e che ha generato eventi estremamente chiarificatori (credo di aver chiuso almeno 5  pseudo “amicizie virtuali” per quel che ha scatenato, ma forse sono anche di più e in ogni caso si trattava di rapporti evidentemente fondati su un dooping emotivo  da etichetta rassicurante).  Nel libro c’è anche un pensiero che fa parte dello spettacolo “La rivincita del calzino spaiato” e che è in un altro post/manifesto 

Quando le nostre nonne sfornavano figli come conigli, essere mamme faceva parte della vita. Ora sembra che ti abbia unto il Signore! Sembra che ti abbiano messo a parte di un segreto che puoi condividere solo con gli altri eletti, che se no ti rubano il copy.

Il libro di Loredana NON è un libro sulle mamme blogger, sia chiaro, ma un libro sul modo in cui viene percepita la maternità, l’essere madre e il ruolo sociale della mamma in Italia, di quali sono le spinte centrifughe tra mito della famiglia tradizionale, donna in carriera e mamma equilibrista.

Il libro di Loredana racconta tutte le donne, quelle che i figli li vogliono, quelle che li hanno, quelle che non li hanno, quelle che non li vogliono. Parla della relazione tra uomo e donna, di come l’essere madre sia diventato, nel tempo, status sociale per alcune, di come questo status sociale – assunto da marketing, pubblicità e comunicazione – si sia evoluto e abbia assunto precise connotazioni, in una scelta minima di etichette che non lascia spazio alla diversità della singola persona.

Parla di come il ruolo di madre sia uno dei punti critici su cui si gioca la rete femminile di aiuto e comprensione. Perché ancora troppo spesso:

Chissà come mai, ma quando si parla di donne, e soprattutto di maternità, si tende ad arrogarsi il diritto di parlare a nome delle altre.

E’ un libro che contiene tante cose. Ecco alcune che hanno colpito me, la mia sensibilità, il mio modo di essere persona. Alcune che mi hanno fatto riflettere.

Figli oggetti di consumo

Che piaccia o meno i figli sono diventati “anche” un oggetto di consumo, una delle emanazioni del “voglio averlo e lo avrò”, un rispecchiamento ulteriore dello “you” che siamo diventati

Anche i figli oggi sono “tutti intorno a te” o meglio, noi siamo tutti intorno a loro per procacciargli non benessere ma FELICITA’:

Se un tempo il sogno americano e la ricerca della felicità consistevano nel perseguire un complessivo appagamento, oggi si sono trasformati nell’idea che si debba essere felici sempre e in ogni ambito.

Ipermedicalizzazione o ipernaturalizzazione

La mia ‘impressione – leggendo il libro, ma non solo –  è che quando una coppia scopre di aspettare un bambino, cominci già ad imporsi un dualismo di modelli legato all’ambito medico/parto.  Da una parte c’è una forte spinta alla medicalizzazione avanzata della nascita, dall’altra una spinta altrettanto forte (e subdola) alla ipernaturalizzazione della stessa.  I messaggi sociali che arrivano alla futura mamma sono comunque forti e colpevolizzanti.

Il senso di colpa

Lo schivare, allontanare, gestire il senso di colpa (che torna come un mantra) è il filo rosso che accomuna ogni madre in Italia e ogni donna che non ha voluto essere madre. Il senso di colpa sembra – in certi casi – il collante che lega donne/madri in gruppo e le mette contro altre donne/madri o donne non madri.

Mamme, marketing, web

Il mommy-blogging è un fenomeno straordinario: ma insieme ai lati positivi (la solidarietà tra madri, la condivisione delle problematiche, l’aiuto reciproco) ha i suoi cuori di tenebra. Non ultimo, l’ulteriore mitizzazione della maternità. (…) Dunque, la famosa mamma imperfetta, giustamente difesa contro il modello della madre sacrificale, diventa a sua volta icona di perfezione: sei perfetta se sei imperfetta, se non puoi fare tutto ma lo fai e se ci ridi sopra su un blog…

Concludo con questa citazione che è quella su cui da tempo mi sono fermata a riflettere di più. Perché anche io ho contribuito, senza volerlo, a creare questo stereotipo e quando mi sono accorta che ero diventata un “personaggio”, nel senso più granitico del termine, mi sono sentita soffocare e sono dovuta scappare a gambe levate.

Credo che si, di mamma ce ne sia più di una e se cominciassimo a essere meno interessate al modo in cui le altre scelgono di esserlo e più interessate a conoscere le altre in quanto persone, saremmo già a cavallo. Sono certa che questo libro possa aiutare molte persone (donne e uomini) a liberarsi di questo giogo che ci imponiamo e che ci impone la società per “monetizzarci”.

Indicazioni bibliografiche

Loredana Lipperini, Di mamma ce n’è più di una, Feltrinelli, 2013

Prezzo: € 15,00

Post correlati secondo me

In viaggio con le amiche ma non solo

Un libro interessante, ricco di spunti divertenti e utili quello che ha scritto Isa Grassano e il cui titolo, In viaggio con le amiche,  parla già da solo.

Ho conosciuto Isa un paio di anni fa perché mi ha intervistata e ci siamo subito state simpatiche, tanto che poi abbiamo continuato a seguirci a vicenda. Lei è al suo secondo “manuale” (il primo dedicato alle cose che si possono fare gratis in Italia) e questa volta ha addirittura deciso di coinvolgermi nella presentazione di In viaggio con le amiche che si è tenuta un paio di settimane fa a Bologna, in libreria.

Mi è piaciuto talmente intervistarla che le ho chiesto di rifarlo per questo blog.

Perché la vita – specialmente in periodi come questo – va presa anche con un po’ di leggerezza e con la voglia di FARE cose che non siano necessariamente doveri e questo libro sposa proprio questa tendenza.

E poi qualche lettrice forse ha in programma di partire con le amiche a Natale o qualcuno (di ambo i sessi) vuole avere qualche spunto per una gita gratis a spasso per l’Italia: non si sa mai che possa trovare, grazie a Isa, qualche spunto utile!

Ecco la nostra chiacchierata digitale per chi volesse saperne di più sul libro, in vendita in libreria.

In viaggio con le amiche: com’è nata l’idea di scriverlo?

 Riflettendo su alcuni dati statistici. Sei donne su dieci aspirano a regalarsi un week end, una vacanza, o anche solo un giorno con la propria amica del cuore, o più di una, per staccare dal quotidiano, lasciare a casa marito, fidanzato, figli e problemi e ritrovare se stesse, complicità e unione nello shopping, risate, in modo tale da tornare ricaricate…

Non è femminismo né discriminazione. Semplicemente ci sono momenti in cui noi donne (e sfido chiunque a dimostrare il contrario) abbiamo voglia di stare in compagnia di noi stesse. Abbiamo voglia di ritrovarci con i nostri

pensieri che si amplificano al di fuori delle mura domestiche. Abbiamo voglia di condivisione, nelle risate, nello shopping e nello scambio dei vestiti, nelle chiacchiere e nelle confessioni più intime, nelle confidenze sentimentali, e persino nei pettegolezzi. Poi andando sempre in giro per lavoro ho trovato diversi posti solo “rosa” come ostelli o piscine dedicate, pacchetti ladies degli hotel, e quindi ho deciso di mettere tutto insieme ed offrire una guida (quasi) completa a chi ha voglia di mollare tutto e partire.

 Una meta “natalizia” da consigliare alle amiche che non vogliono passare le Feste in ballo tra parenti e impegni sociali

Bruxelles è sicuramente una golosa destinazione. La capitale belga è un luogo magico per i sensi. Già solo passeggiando per le vie del centro, intorno alla Grand Place, ci s’inebria di sua maestà il cioccolato. Tra l’altro gli esperti dicono che il cioccolato oltre a essere un toccasana per il cuore, migliora l’umore, perché contiene sostanze psico-attive, come il triptofano, precursore della seretonina, che è, appunto, “l’ormone del buonumore”. Qualcuno ha addirittura ipotizzato che mangiare cioccolato equivarebbe al piacere di una notte d’amore. Esagerato? Chissà.

 Perché un uomo dovrebbe leggere il tuo libro?

Qua e là ci sono spunti anche per le loro vacanze. L’importante è che partano prima o dopo di noi. O insieme a noi, ma in un’altra occasione. Inoltre, possono avvicinarsi un po’ ai nostri gusti, capire cosa ci piace fare quando

siamo in vacanza. E per i single, la possibilità di trovare in ognuna di queste località, una donna con cui iniziare una nuova avventura. E magari partire per un altro viaggio.

 In tempo di crisi, tu che sei esperta per il tuo primo libro 101 cose divertenti da fare gratis in giro per l’Italia, ci consigli una cosa da fare (in Italia) a costo zero?

Visitare i grandi musei, dove c’è l’opportunità di entrare gratuitamente in determinati giorni. A Milano, per esempio, per il Museo del Novecento occorre il biglietto, ma solo al venerdì pomeriggio, dalle 16.30 alle 19.30 si accede senza pagare. Solo tre ore per accedere a palazzo dell’Arengario, proprio vicino al Duomo, ma ne vale la pena: oltre quattrocento opere del Secolo Breve, fra le quali ciascuno può trovare il suo artista preferito.

Lo stesso vale per i Musei Vaticani: è prevista mezza giornata di ingresso gratuito, l’ultima domenica del mese. Poche ore, solo dalle 9 alle 14: c’è il pericolo di fare una lunga fila, ma l’occasione è troppo ghiotta e non si può mancare. I Musei vaticani aprono le porte su un mondo incredibile d’arte: oltre 70.000 oggetti esposti (e altri 50.000 nei depositi). Conservano opere dei più grandi artisti, raccolti o commissionati dai papi nel corso dei secoli.

Tante le sale espositive più curiose completamente free come il Museo dei Cuchi, sull’altopiano di Asiago. Qui risuona il soffio magico del cuco, un particolare fischietto, dalle forme più disparate protagonista indiscusso di un artigianato legato all’arte contadina e all’esigenza di realizzare manufatti per la vita di tutti i giorni.

E ancora il Museo del Disco d’Epoca a Sogliano al Rubicone. Racconta 130 anni di storia di vita del disco e delle varie apparecchiature per il suo ascolto. Sempre in Romagna, da non perdere il regno dei piccoli, ma indispensabili accessori: ovvero i bottoni. A Sant’Arcangelo di Romagna ci sono sale dedicate con una collezione di oltre 8000 pezzi.

 

E a Bologna?

Andare alla Sala Borsa, in piazza Maggiore, con la possibilità di leggere, senza mettere mano al portafogli, quotidiani, riviste e libri.

E se fossi una donna sola che vuole trovare una compagna di viaggio?

Consulterei il pink blog: www.amichesiparte.com, che è lo sviluppo costante dell’idea del libro e lo gestisco insieme alla collega e amica, Lucrezia Argentiero, con la quale sono spesso in viaggio insieme. Qui, oltre, a

selezioniare mete e cose in cui le donne si ritrovano alla perfezione, c’è una rubrica “chi cerca trova”. Ci si può iscrivere, indicare che tipo di vacanza si vuole fare e aspettare che qualcun’altra risponda per aggregarsi e partire

insieme.

Approfondimenti

Isa Grassano, In viaggio con le amiche € 9,90

La community delle viaggiatrici nata dal libro: www.amichesiparte.com

Affari d’amore [un libro letto]

Sono 4 come le Piccole Donne di Alcott ma non credono nel grande amore e per loro gli uomini non sono ne’ amici, ne’ colleghi, ne’ amanti: sono sponsor.

Nonna, madre e due figlie sono le protagoniste di questo libro divertente: loro hanno deciso di usare a proprio vantaggio (e senza troppo rammarico) quel vizietto di certi uomini ricchi e potenti – a cui ormai le cronache ci hanno abituato – secondo cui la donna non si seduce ma si “compra” con cene e feste galanti, senza che lo scambio sia esplicitamente disonorevole per qualcuno.

Angelica, la figlia maggiore, cresciuta a buone maniere (per fare colpo), palestra per rassodare e luoghi alla moda dove incontrare, ad un tratto però incrina questo sistema collaudato di vita e si ritrova ad innamorarsi di uno spiantato (e giovane) barista.

Che effetto avrà su quello strambo gineceo che è la sua famiglia? Come reagiranno mamma e nonna di fronte a tanto “scandalo” che sovverte un modo oliato di vivere nell’agio?

Affari d’amore è un libro divertente, la scrittura è fluida e pungente e rispecchia l’humor di chi l’ha scritto: Patrizia Violi, conosciuta nella blogosfera come Extramamma  riesce ad affrontare qualsiasi argomento con una levità che non toglie nulla all’approfondimento ma anzi, la rende una persona davvero speciale.

Ho conosciuto Patrizia ormai 4 anni fa e siamo diventate amiche, direi che è attualmente uno dei miei affetti virtuali maggiori, una di quelle persone che ci passeresti ore al telefono, solo per farti raccontare le sue giornate, come se stessi ascoltando un audiolibro.

Mi emoziono sempre quando – senza dirmi nulla in anticipo – vedo recapitarmi a casa un suo pacco: a volte sono libri (e non sempre i suoi, Patrizia ha il merito di avermi fatto leggere Il lato B di Alessandra Faiella, con cui questo libro è un po’ imparentato), a volte è un regalo per la Frollina. Ci sono sempre delle lettere o delle dediche e ogni cosa è curata in un modo così dolce da emanare quasi calore.

Così sono anche i suoi libri: freschi, divertenti, senza la pretesa di insegnare qualcosa a qualcuno ma talmente godibili che ti viene voglia di regalarli a un’amica, perché sai che potrebbero trasformarsi in un’opportunità bella di quello svago che tanto meno spesso cerchiamo nella lettura.

Un libro per le vacanze, ma anche e soprattutto un libro per il rientro, per quando una piccola pesantezza si attaccherà all’animo pensando al lunghissimo anno di lavoro che abbiamo davanti.

Un libro che ho letto in giardino, ma anche in terrazza, guardando il rosso dei palazzi di fronte.

Un libro che si può leggere in coppia per ridere, insieme, nel letto.

Patrizia Violi, Affari d’amore, Baldini & Castoldi

 

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