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La sedentarietà mentale: ecco la vera nemica

 

piscina

Mi sono ammalata.

In una delle settimane più impegnative dell’ultimo periodo, ovviamente, mi sono beccata l’influenza. La constatazione di non stare bene, di sentire il fuoco nel petto e il moccolo quasi ovunque, non ha cambiato il fatto che ho dovuto prendere molti treni, svegliarmi molto prima dell’alba (4.30), tenere il workshop di scrittura autobiografica a mano e presentare A due passi dalla meta, il mio ultimo libro.

Il mio corpo ha retto il colpo e per evitare di prendere la febbre, non me la sono mai provata: lontano dall’ascella, lontano dai pensieri!

Lunedì scorso, prima di partire per questo tour de force che si è concluso domenica, sono andata dalla mia naturopata/farmacista e le ho chiesto di spacciarmi tutte le bombe omeopatiche intelligenti che poteva contenere il suo negozio: a fine giornata ero più speziata di un tacchino ripieno.

Ovviamente non ho fatto sport.

A malapena riuscivo a reggermi sulle gambe. Tutte le energie erano convogliate a cercare di usare la voce, comunque, anche se tosse e raffreddore mi avevano resa afona. Fare lezione per 8 ore e essere afona: una sfida per vere super eroine moderne.

I giorni sono passati. Veloci se ci penso ora, lentissimi mentre li vivevo. La presentazione di A due passi dalla meta, benché 8 minuti prima di iniziare mi trovassi già in stazione, pronta a partire per qualche posto lontano, è stata una grande emozione e c’erano tante persone (Tino ne ha contate 102, non scherzo!) e niente, ero molto orgogliosa di questo bambino che ora è in tutte le librerie. Ero poi felice dell’affetto delle persone e di quello di Francesca Mazzucato, che era arrivata apposta, per presentare me.

Dicevo che non ho fatto sport.

Ho cominciato a sentirne davvero la mancanza domenica: prima ero davvero troppo debole. Domenica, ancora mocciolosa, una parte di me si sentiva un leone in gabbia. Da quando ho fatto la muta credo sia la seconda volta appena che mi capita di non fare movimento così a lungo: un’intera settimana mi è sembrata un’eternità.

Eppure, con questo clima, con tutto che ero molto stanca, una piccola parte di me stava cominciando a sedersi, a considerare un gran privilegio poter rimanere spanzata sul divano (malgrado si sia trattato di un attimo fuggente domenicale).

Una parte di me ha rivissuto, pari – pari, la sensazione pre muta, quel senso di appagata pesantezza del corpo che cerca solo il pigiama e che non ha nessuna voglia di uscire all’umido dell’autunno.

Mi sono ricordata tutte le mattine della mia vita passata, quando – dopo avere accompagnato Frollina all’asilo e a scuola -tornavo a casa, infilavo la mia tuta e mi mettevo al computer: un po’ di lavoro, un po’ di facebook, un po’ di scrittura, un po’ di cazzeggio.

Ogni tanto mi dicevo che avrei potuto uscire a fare una passeggiata, ma c’era sempre troppo lavoro, c’era sempre un impegno familiare, c’era sempre troppo freddo.

Mi svegliavo al mattino, esattamente come è successo oggi, con la schiena rigida, i muscoli molli e un senso diffuso di estraneità al mio corpo. Ma andava bene così, non riuscivo a intravedere nessuna soluzione.

Oggi sono andata in piscina. Oggi sono tornata all’acqua. Ho ancora un po’ di raffreddore, ma ormai conosco abbastanza il mio corpo da sapere che in questa fase la piscina mi fa bene.

Non ne avevo molta voglia, mi sono forzata. Non ne avevo molta voglia perché era freddo, io avevo da lavorare e oggi pomeriggio devo pure andare dal dentista: se non ce la faccio a fare tutto? È proprio necessario infilarci in mezzo anche un “diversivo” come la piscina?

Stava già parlando il fantasma della vecchia me, quella sedentaria, quella che trovava mille giustificazioni. “Ci andrai domani!” mi diceva.

Ma io non sono più così, ho impresso nelle gambe e nel cervello il piacere che provo durante e dopo lo sport. Come un automa ho silenziato la vecchia voce stanca che mi chiamava dal divano e ho preparato il mio borsone, accompagnato mia figlia, preso il caffè con la mia amica e poi mi sono diretta verso la piscina olimpionica.

Come un automa ho infilato il costume, chiuso l’armadietto, messo cuffia e occhialini e fatto la doccia.

Poi.

Poi sono arrivata in vasca. Un’enorme vasca. Dieci corsie da 50 metri l’una. Un’enorme vasca da dieci corsie, completamente vuota. Tutti al lavoro, io lì.

Ho sentito l’odore del cloro. Il cloro mi ha aperto i pori, specie quelli della mente. Il cloro: il compagno dell’adolescenza, l’amico dei quarant’anni.

In un attimo ero in acqua. I muscoli erano un po’ intorpiditi da una settimana di inattività, le prime 10 vasche hanno cercato spazio e tempo per riprendersi. Sentivo i peli sulle gambe e sulle braccia, sentivo la pelle pizzicare, il sangue scorrere, la potenza dei lombi.

Sentivo tutta quanta me. Ho nuotato, nuotato e nuotato. Ho fatto stile libero, dorso, rana e perfino delfino. Solo braccia. Solo gambe. Silenzio d’ovatta intorno, azzurro sopra, sotto e dentro. Colore liquido del pensiero, idee che si immergono, riemergono, tornano giù. Silenzio. Rumore. Silenzio. Fischio. Attutito.

Il libro, il corso, nuovi clienti, l’idea che mi è venuta, le piscine, il 1992, la spesa, non ho verdura, dentista, devo perdere questi tre chili, ma va là che sto poi bene, che voglia di fermarmi, che voglia di partire, una poesia, un racconto, un libro da finire, quel cliente, l’appuntamento, la telefonata, la mappa per il 2017, sta crescendo, mamma mia se sta crescendo, il sorriso, compleanno, anni che passano, autunno come ti amo, gambe, catarro, che figa che sono che ho smesso di fumare, bello il libro di Catalano, cavoli quante cose nella leggerezza, la curiosità, l’agilità, ora faccio braccia, no adesso gambe, come sto bene, chissà perché mi fa male il braccio, guarda come sguscio sicura, l’acqua, mamma, padre, Paolo, Roberto, le ere, i sogni.

Ok, ne ho fatte 44 di vasche, possono bastare.

Risalgo.

Muscoli nuovi, cervello nuovo, una nuova voglia di fare, scrivere, andare.

Dritta come un fuso, andare. Verso il prossimo momento della mia vita.

No. Non sarà più come prima, fin quando potrò.

No, io sono una che si muove, specialmente con la testa.

Sono a due passi dalla meta e voglio stare sempre qui

I libri esistono davvero nel momento in cui qualcuno inizia a leggerli. Sono i lettori a decidere se i libri avranno vita lunga o breve. Chi scrive li mette nel mondo, ma non ha idea della strada che faranno. Io sto per mettere nel mondo il mio terzo libro e oggi voglio fare un regalo a tutti i lettori di questo blog. Continua a leggere

Inizia a fare attività fisica per la tua creatività mentale

Quando ero sedentaria e non mi muovevo se non per pura necessità, mi ero completamente dimenticata del mio corpo: non era solo il fatto di essere obesa, non sentivo più di avere due braccia e due gambe, non mi chiedevo nemmeno più a cosa servissero. Continua a leggere

Mind decluttering: per uscire dalla sedentarietà e creare

Ho imparato che questi sono i mesi per svuotare e mettere in ordine la mente, anche grazie al movimento. Contro la sedentarietà fisica e mentale allora, un video corso su Work Wide Women della serie “Mut-Azioni”. Qui ti spiego perché!

Sedentarietà fisica e mentale

In estate il cervello è affaticato e l’obiettivo sembra essere solo quello delle vacanze: ho fatto così per anni, costringendomi alla sedentarietà mentale e fisica, anche nella mia vita di freelance. Continua a leggere

Perché correre fa bene alla mia creatività

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L’arte di correre è un libro di Haruki Murakami, scrittore giapponese affermato (e che io amo molto) in cui racconta il legame tra la sua dimensione creativa e la corsa. L’ho letto quando ancora camminavo e ci ho ritrovato molto di quello che poi accenno anche nel mio libro: fare sport ha a che fare con “l’immergersi in sé stessi” per tirare fuori qualcosa di nuovo, inaspettato, utile, generativo, ovvero ha a che fare con la creatività.

La corsa, in questo anno e mezzo che la pratico regolarmente, è diventata per me una dimensione fondamentale: oggi non potrei farne più a meno e soprattutto non potrei più fare a meno della combinazione “nuoto + corsa”.  Continua a leggere

Mercatini: sono stata a Wunderplaz di Bologna

Domenica sono stata a farmi un giro con un’amica. Destinazione: mercatino. Quest’anno in città sbocciano un sacco di piccoli luoghi meravigliosi in cui artigiani/artisti espongono le loro creazioni.

Io impazzisco: scovare creatività mi piace moltissimo e chiacchierare con le persone che hanno idee e le realizzano con le proprie mani mi mette di buon umore, è come raccogliere sassi preziosi che il tempo ha cesellato.

Tante storie, tante idee. Molte al femminile.

Eccomi allora al mercatino Wunderplaz, al Teatrino degli Illusi di Bologna per un pomeriggio all’insegna di design e creatività con la Lù.

Ho scattato qualche foto per presentarvi gli artisti che hanno esposto (facciamola circolare questa bella creatività!)

 

 

 

 

Il cappello magico

Cappelli fatti a mano: erano proprio evocativi in quella cornice. La mia amica Lù se n’è provati alcuni ed era bellissima. Ci siamo divertite come due ragazzine a farci le foto in posa. Se vi interessa saperne di più su questi cappelli fatti a mano: www.ilcappellomagico.it

 Grim&Marius

Il motivo per cui siamo andate al mercatino era soprattutto lei, la nostra amica Denise di Grim&Marius che esponeva i suoi lampadari fatti riutilizzando materiale in ceramica lavorato dal nonno: un’eredità preziosa che è spuntata da una vecchia cassa e che Denise ha messo a frutto, trasformandola in un nuovo lavoro. Denise prende vecchi lampadari e grazie alla ceramica e ai tessuti li fa rinascere, impreziosendoli e rendendoli davvero unici. Come dice lei, si muove sempre in equilibrio per dosare forme e colori. Secondo me ci riesce molto bene!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Denise fa anche delle bellissime spille (ideali per un regalo di Natale). Se vi interessa saperne di più (Denise personalizza anche il vecchio lampadario della nonna) consultate il suo sito

Stefania Bandinu – Handmade

Lei è una delle ideatrici del mercatino. Fa delle cose straordinarie. Orecchini, collane, monili che raccontano storie. Sono per lo più storie di donne che si sono distinte: uno storytelling delle mani che mi ha incantata.

Ecco qua il suo blog.

Collage Vintage

Per un’appassionata di comunicazione come me (anche io amo ritagliare vecchie pubblicità, come ricorderà chi ha visto i miei esperimenti di decoupage) e soprattutto di comunicazione al femminile, Maria Grazia è stata una vera ispirazione. Lei ritaglia vecchie pubblicità degli anni 50 e 60 e le ricompone: da loro nuova vita straniandole dal contesto, per ottenere risultati ironici interessanti. Ho comprato un paio di quaderni molto carini e ho fatto due chiacchiere, per scoprire chesta preparando una mostra sull’immagine femminile in pubblicità durante il Bologna Vintage Market, il prossimo week end.

Il suo sito: Collage Vintage


 

 

Camigualta

Vecchie camere d’aria di camion (ormai le auto non li hanno più) si trasformano in collane, cerchietti, spille. Riciclo creativo, è proprio il caso di dirlo, quello di Camigualta

Ho l’impressione che questo genere di iniziative si stiano moltiplicando, come se la crisi (reale o percepita) fosse anche un’occasione per fare emergere le specificità creative delle persone. Forse non abbiamo più voglia di spendere tanti soldi in prodotti tutti uguali e ci fa piacere sapere che dietro a ogni cosa c’è una storia e che ogni storia contiene una filosofia, un’etica, rispetto per l’ambiente e continuità culturale.

Se siete a Bologna e vi interessano questo genere di iniziative, sappiate che il prossimo fine settimana e precisamente sabato 8 dicembre c’è il Temporary Shock (Mercatino clandestino)  sempre in centro, nei pressi di Santo Stefano.  Lì esporrà e venderà le sue spille, anelli e collane fatte con vecchi bottoni la mia amica Michela di Ri-creazione

Io amo molto questi pomeriggi rilassanti a vedere cose belle e mi fa sempre molto piacere quando l’occasione propizia è a Bologna, la mia città.

 

Le attività di oggi per gestire #ufficioincasa e bambini

Per riuscire a lavorare da casa, d’estate bisogna inventarsi ogni giorno qualcosa per coinvolgere i bambini in attività divertenti e un po’ creative.

La nostra residenza estiva a Montombraro è un luogo privilegiato: Frollina ha tanti amici che abitano nelle case confinanti e un sacco di spazio in cui giocare.

Così oggi ho tirato fuori la creta che ci ha regalato il nonno e abbiamo cominciato un corso di pasticceria mignon che stanno proseguendo in giardino, mentre io scrivo articoli e mi occupo del mio lavoro Digital.

Ecco qua qualche foto.

Servono:

creta (ma va bene anche la pasta di sale se avete un forno in cui cuocere, cosa che a noi manca)

strumenti per lavorare la pasta da modellare

colori a tempera

Dopo che la creta si è seccata, i dolcetti possono essere colorati come si vuole

Mart di Rovereto: davvero a misura di famiglia?

Durante la nostra minivacanza con i Cicci, siamo stati al Mart di Rovereto: uno dei maggiori musei d’arte moderna e contemporanea in Italia.

Bellissimo. Non ci sono davvero parole per descrivere l’incanto di fronte alla  struttura di Botta e Andreoli. La foto che vedete quassù rappresenta la struttura (credo una specie di meridiana architettonica) della grande piazza coperta antistante l’entrata: la chiave della serratura attraverso cui guardare il cielo.

Siamo entrati in 9: 6 adulti e 3 bambini. Oltre a Frollina e al suo amico Ciccio (5 anni) c’era anche la piccola Bù (2 anni).

Alla biglietteria siamo stati accolti dalla consapevolezza che in quel posto i nostri figli erano ben accetti. Ce lo diceva a chiare lettere questa brochure informativa, ben in vista sul banco.

Io sono sempre molto contenta quando insieme a Frollina andiamo in un museo, specie se ci sono dei quadri. Lei è in una fase “pittorica” davvero spumeggiante e – se potesse – decorerebbe tutta casa nostra. Ha una fantasia iconografica straripante e ci piace molto ascoltare la lettura che fa delle grandi opere. Come dice Art Attack, i bambini non hanno le nostre sovrastrutture e di fronte ai quadri riescono a tornare all’essenziale, vedono cose che a noi sfuggono ma che spesso ci servono per guardare in maniera più piena.

Nei musei spieghiamo sempre ai bambini che

non si urla;

non si corre;

non si toccano i quadri o le opere;

non si da fastidio alle persone intorno.

Piccole regole, essenziali per la convivenza pacifica e per il rispetto della cultura.

Ma nei Musei cerchiamo sempre di:

  • raccontare in maniera interessante e non intellettualistica i quadri perché anche i più piccoli possano guardarli senza annoiarsi ma anzi con curiosità;
  • ascoltare quello che hanno da dire i bambini su quello che vedono.
Questa opera di Lucio Fontana che si chiama “Concetto Spaziale. La fine di Dio”  è stata raccontata in 4 modi diversi a seconda di come la guardavamo secondo distanza prospettica e sentimento. Per Frollina era prima un prato rosso da cui spuntavano, rompendolo, fiori bianchi e poi – in distanza – un uovo di dinosauro da cui stava uscendo il piccolino.
Possiamo darle torto?
Non è anche questo un modo per guardare all’arte dall’alto dei propri 5 anni?
Il Mart, proprio perché Museo di arte contemporanea, si presta tantissimo a una visione non convenzionale, di cui i bambini sono maestri. Può diventare un esercizio per noi e per loro. Per noi perché – come dicevamo – ci libera per un pomeriggio dalle sovrastrutture, per loro perché li avvicina all’arte senza il peso dell’intellettuale, facendo spazio alla creatività, unica forma di fruizione in un momento in cui la vita è soprattutto gioco.
Eppure ieri è successo qualcosa che ci ha dato molto fastidio. Ha toccato tutti gli adulti presenti.
Eravamo appena entrati nella prima sala dedicata alla mostra temporanea di  Gino Severini. Eravamo in pochi (era quasi l’ora di pranzo) e abbiamo cominciato subito a cercare il primo quadro da guardare. I bambini erano tranquilli, nessuno di loro urlava o tentava di portarsi a casa qualcosa.
Ci si è immediatamente fatta vicina una delle guardie della Sala per dirci di dire ai bambini di parlare piano e che se volevamo, uno di noi poteva andare con i piccoli al Baby Mart, mentre gli altri guardavano la mostra. Il Baby Mart è uno spazio allestito per giocare, non ci sono quadri ma libri per bambini, come quelli presenti nella nostra biblioteca.
Ci siamo sentiti un po’ aggrediti. Abbiamo risposto gentilmente che ci faceva piacere che i nostri figli guardassero la mostra e che al Baby Mart ci saremmo andati, eventualmente, dopo. Per farli riposare un po’.
Da quel momento non abbiamo potuto muovere più di cinque passi senza che un solerte guardiano non ci seguisse, incalzasse per il rispetto di un rigoroso (ma davvero sostanziale?) silenzio e non ci ripetesse che non ci si avvicina ai quadri ogni volta che i bambini si muovevano (e non nella direzione dei quadri!). Ci siamo sentiti dei terroristi con la bomba pronta ad esplodere.
Ad un certo punto Art Attack ha preso in braccio Ciccio per mostrargli più da vicino un quadro (Art Attack ci lavora con i dipinti antichi per cui sa quello che fa e non perde mai di vista l’eventuale distanza di sicurezza) ed è stata subito redarguita.
Si respirava un clima “ansiogeno” e senza alcun motivo.
Io – onde evitare qualsiasi complicazione – ho fatto una ramanzina preventiva a Frollina (mi sentivo molto Bush!) dicendole che non doveva assolutamente toccare i quadri e che se fosse successo qualcosa a uno di quei dipinti sarebbe stato un danno incalcolabile perché nessuno avrebbe più potuto guardarlo, ma anche che – probabilmente – avremmo dovuto vendere la casa per ripagarlo.
Lei si è talmente convinta che andava in giro e ripeteva agli altri due di non avvicinarsi “se no il Museo ci ruba la casa” ;-(
La mostra ci è piaciuta molto e tutto il Museo è davvero bello, però.
Però credo che il clima  fosse davvero esageratamente restrittivo per i bambini. L’arte è di tutti, anche loro. I bambini di oggi sono gli adulti di domani e l’Italia dovrebbe essere un grande parco culturale a disposizione delle persone, non un accrocchio di rovine in vetrina che prendono polvere nascoste dietro a cataloghi dal linguaggio involuto.
L’arte dovrebbe essere popolare. Almeno quella che sta dentro ai grandi musei costruiti dalle città.
Nella maggior parte dei Musei europei – e non solo quelli dedicati alla scienza e alla tecnica, luoghi facilmente declinabili alle esigenze dei più piccoli – i bambini si siedono in cerchio di fronte ai quadri e insieme ai loro genitori li guardano, ne parlano, costruiscono il loro piccolo zainetto di ricordi artistici, mettendo in moto proprio quei meccanismi senza i quali nessuna cosa può chiamarsi opera artistica.
La proposta di relegare i bambini in spazi circoscritti “con tappeti morbidi” e libri è sicuramente vantaggiosa per spezzare le giornate delle famiglie in gita, ma non può diventare l’alternativa. Esclude loro dal mondo (e il mondo non è declinabile in maniera artificiale ma solo per l’approccio diverso che ha un bambino rispetto ad un adulto ad esso) e esclude il dialogo tra noi e loro di fronte all’arte stessa.
Non mi va di pensare all’Italia come a una summa di ghetti, quello per gli anziani, quello per le famiglie, quello per i single e quello per i bambini. Non è un po’ triste? Non è un po’ limitativo?
Certo, non tutti i musei sono così e anche la mia visione del Mart è limitata alla nostra singola esperienza, ma quello che ho sentito ieri non mi è piaciuto per niente, era in netto contrasto con il senso e la natura stessa di quel Museo.
Certo, probabilmente con le scolaresche è diverso, perché è tutto istituzionalizzato, c’è una guida esperta con i bambini. Ma è davvero sostanziale che faccia la differenza? E inoltre, non è importante che la cultura sia qualcosa di liquido e osmotico che passa dalla scuola alla famiglia, ma anche viceversa? Perché anche relegare i musei a qualcosa di “scolastico” li rende qualcosa di esterno, di altro, qualcosa da cui fuggire non appena la scuola finisce, esattamente come si fa dalla Divina Commedia e dai Promessi Sposi.

Voi cosa ne pensate?

Mi piacerebbe sapere da chi non ha figli se è infastidito dai bambini, durante la visita in un museo, oppure no e da chi ne ha, che esperienza ha avuto e se preferisce visitarli da solo o apprezza anche la gita “familiare”.
Le mie sono riflessioni, personali, opinabili e legate alla mia singola esperienza, per ciò se invece altri hanno avuto esperienze diverse e a misura di famiglia al Mart, se hanno voglia di raccontarle, ne sarei davvero contenta!

 

Nicoletta Costa, Giulio Coniglio e la creatività dei bambini


Grazie a Luigi Centenaro di Zero21 – con cui si è ormai instaurato un bel rapporto di amicizia virtuale – ho avuto la possibilità di conoscere e intervistare Nicoletta Costa alla Fiera del Libro per ragazzi di Bologna.

Con Mammafelice abbiamo prima partecipato a un workshop di presentazione del cartone animato che nascerà da Giulio Coniglio, uno dei personaggi più celebri della illustratrice triestina e poi ci siamo sedute al tavolo con lei, per qualche domanda.

Io, che da qualche mese sono in fase “riflessioni sulla creatività” e ho molta voglia di aiutare Silvietta a far emergere la propria, a non averne paura e a saperla valorizzare per andarne orgogliosa, le ho chiesto immediatamente se aveva qualche consiglio per i genitori, per contribuire allo sviluppo di quella dei propri figli.

Nicoletta – dalle mani affusolate e dal tratto incredibilmente semplice e poetico – mentre disegnava la Nuvola Olga per Silvietta, ci ha raccontato in che modo si possono aiutare i bambini a sviluppare la propria creatività artistica, declinata al disegno.

 

Fornire gli strumenti giusti, tanto spazio, carta bella e “preziosa”, matite con la punta sono gesti di cura fondamentali che valorizzano il lavoro e la passione dei bambini. Troppo spesso diamo ai nostri figli piccoli materiali di risulta, scadenti o tenuti in maniera approssimativa, nella convinzione che a fronte di scelte più impegnative, non saprebbero apprezzare la differenza.

I bambini hanno una creatività innata che va valorizzata affinché non si banalizzi, non diventi qualcosa di inutile o superfluo.

E’ sempre importante aiutare i piccoli ad avere strumenti e possibilità per concretizzare la propria fantasia, perché la frustrazione potrebbe generare l’abbandono e far avvizzire le idee.

E le mamme non si preoccupino se nelle scuole materne italiane si insegna a stare “dentro ai bordi” con il colore: pare che anche questo sia un modo per imparare la norma e poterla poi violare, davvero creativamente.

Nicoletta – che sembra un altissimo folletto delle favole, ha occhi lucenti e una voce calda come i colori dei suoi disegni – è stata tanto gentile da rispondere anche a una domanda  a cui tenevo molto, legata ai tanti stereotipi di genere che circolano in una certa letteratura per l’infanzia.

Gli illustratori e narratori migliori in Italia sanno che non sono utili ai bambini modelli stereotipati e ormai la vastità della scelta, sia in libreria che in biblioteca è tale, da poter trovare principesse che non sono principesse e principi meno altisonanti. Per parte mia ho fatto una riflessione sugli stereotipi con la lumaca Laura che dovrebbe essere lenta e spaventata e invece è la più coraggiosa di tutti, insegna agli altri molte cose e sfida di continuo i suoi limiti.

I personaggi del mondo di Giulio Coniglio sono fondamentalmente dei modelli positivi perché contengono alcuni tratti che accomunano molti bambini tra i 3 e i 6 anni ma sanno essere curiosi, rivoluzionari e imparano sempre dai propri errori, infondendo fiducia nei più piccoli.

Gli stereotipi sono “modelli negativi” nel senso che non riescono mai a uscire dalla loro gabbia concettuale e si ripresentano sempre identici, con la stessa carica di pregiudizi, preformando la realtà.

Nicoletta mi ha entusiasmato sia come consumatrice di favole illustrate che come mamma e persona creativa che ha scoperto tardi quanto possa andare fiera del proprio immaginario.

Mi piacerebbe invece che Frollina non si sentisse inadeguata di fronte alla fantasia e fin da subito capisse che ha un valore e non solo interiore ma anche pratico.

la creatività è popolare, rivoluzionaria e mette in gioco le persone.

Se ognuno di noi coltivasse la propria anche solo attraverso lo sguardo sul mondo, una visione laterale delle cose e delle situazioni, vivremmo tutti in modo migliore e non esisterebbe alcuna forma di dittatura.
Ma come succede a Silva che riannoda le storie di fronte alla libertà immensa che offre la fantasia, l’imprenditorialità creativa e la manualità del pensiero, il Potere avverte una minaccia allo status quo e si tenta sempre di sminuirla e distruggerla, farla a pezzi o denigrarla perché risulti qualcosa di cui vergognarsi.

Nicoletta Costa fa venire voglia di scrivere storie;  sembra facile farlo di fianco a lei che ne produce a ripetizione.

I suoi colori preferiti sono il blu e il rosso, meravigliosi colori che mi piace toccare quando compro la rivista di Giulio Coniglio.

Una curiosità: Giulio Coniglio è nato come “cugino” della Pimpa, proprio sulla rivista dedicata alla cagnolina, per poi diventare il protagonista di una rivista tutta sua, della Panini Editore. E’ una rivista bellissima che potete acquistare in edicola o a cui abbonarsi e ricevere a casa.

La domanda “più piccola”: Zoe che ha 8 anni mi ha fatto chiedere a Giulio Coniglio se ha imparato a nuotare.

Non ancora ma presto avrà un maestro di nuoto che proverà a fargli passare la paura dell’acqua!

Grazie Nicoletta.

Oggi compro una cornice per la Nuvola Olga e da domani, giuro, che non userò più la carta del salumiere per far disegnare la Silvietta/Frollina 😉

Per approfondimenti:

 

Un antidoto alle cose brutte: fare burattini

Sono completamente annichilita da quanto succede in Giappone.  Questi fatti schiacciano e rendono infinitesimali i miei problemi quotidiani e anche il momento di difficoltà che sto attraversando.

Proprio per cercare – in un sano isolamento che si potrebbe chiamare PAUSA – un po’ di serenità e recuperare un equilibrio che sento mancare su alcuni aspetti della mia vita di cui non posso parlare, per recuperare il centro e rimettermi in pista con più grinta che mai, sto cercando di coltivare il più possibile l’aspetto creativo della mia vita.

Come?

Leggendo tantissimo innanzitutto. Cercando di vedere posti e conoscere persone interessanti. Scrivendo favole e con il racconto sul mobbing, che mi preme moltissimo.

Passando tempo di qualità con Frollina, a fare cose manuali.

Come la maggior parte delle persone che lavorano con le parole sa, i progetti “di testa” spesso hanno consistenze labili, si rischia sempre di perdere il filo e di non vederne la fine. Certe volte c’è bisogno di vedere il risultato concreto del proprio lavoro. Un risultato tangibile.

Domenica Frollina ed io siamo state al laboratorio di costruzione di burattini del Teatrino di Mangiafoco ed è stato un pomeriggio magico.

Abbiamo portato con noi scotch di carta e un rotolino di carta igienica (senza carta igienica) e grazie a giornali vecchi e abilità manuale, la nostra cara burattinaia e favolosa affabulatrice Margherita ci ha aiutato a far nascere un personaggio.

Frollina ha scelto Rantolina che ha lentamente preso vita.

E’ stato meraviglioso vedere come i bambini volevano darsi da fare e mano a mano che la testa del burattino prendeva forma, anche il personaggio cominciava a muoversi e a parlare.

Purtroppo con noi c’era una mamma un po’ ansiosa e in ansia da prestazione che ha caricato il figlio di inutile stress e questo non ha giovato all’armonia collettiva, ma mi ha fatto riflettere molto sul labile confine che passa tra controllo genitoriale e necessità di lasciare che i pensieri del proprio figlio fluiscano per i sentieri improbabili e laterali che sceglie.

La creatività forse è contenuta proprio in questo spazio di divagazione dalla via consueta e aiutarla a manifestarsi significa ogni tanto spegnere quella vocina adulta che spinge la mamma a spiegare “come si fa” al proprio bambino.

“Come si fa” non dovrebbe mai avere una soluzione sola.

Testa di burattinoSia Frollina che io eravamo talmente entusiaste del lavoro fatto al laboratorio che – appena rientrate – abbiamo voluto subito passare alla seconda fase, ovvero “rinforzare” la testa con un lavoro di fino di carta e vinavil.

Frollina è entrata nella fase “Taglia e incolla” e se c’è da usare le forbici per fare qualcosa in mille pezzi, è la bambina più felice del mondo.

Io – devo ammetterlo – essendo assolutamente una frana in quanto a manualità, ero molto felice della nostra creazione: vedere nascere le streghe Rantolina e Genoveffa sotto le nostre mani, mi ha dato una grande soddisfazione. Poi devo ammettere che tutte le volte che vado al Teatrino è come se entrassi in un luogo magico e incantato, un’enorme scatola della fantasia che mi arriva alla pancia e mi tira fuori un sacco di storie e idee.

Di teste ne abbiamo preparate due (volevo impratichirmi subito anche sulla parte che ci ha insegnato Margherita) e poi le abbiamo lasciate asciugare tutta la notte.

Tino ci ha comprato i colori acrilici e abbiamo finito il lavoro, colorando la faccia e facendo uscire occhi e bocca. Con la lana che uso per le mie sciarpe (l’unica cosa che so fare con i ferri) abbiamo fatto i capelli e in quel momento Genoveffa (la bionda della foto) si è trasformata in Raperonzolo.

Ecco qua il risultato:

Sembrano due prostitute sfatte dopo una notte di lavoro intenso, lo so, ma a noi ci piacciono molto lo stesso. 😉

Burattini

Frollina ha passato tutta la sera a giocare con le due teste e quando le ho detto: “Dai che domani chiediamo alla nonna se ci aiuta a fare un vestitino così possono nascere per davvero i burattini!” mi ha risposto che a lei il “paese delle teste” piace moltissimo e che non è affatto sicura di volere anche il corpo per Raperonzolo e Rantolina!

Mi ha chiesto se facciamo altre teste, principi, maialini, bambini…

Credo che prepareremo anche una SCATOLA della FANTASIA tutta per le teste (ma io voglio arrivare in fondo e fare anche dei burattini) dove possano dormire alla notte. Per il momento sono state adagiate su un cuscino dalla Prole e al di là dell’inquietudine salomenica della cosa, devo dire che sono molto felice di questi momenti nostri, in cui abbiamo “fatto nascere” i nostri primi burattini!

Se siete a Bologna e volete provare, andate al laboratorio, è un’esperienza bellissima da fare con i vostri bimbi (per maggiori di anni 4).

Per informazioni: http://www.facebook.com/teatrinomangiafoco

Scrivere favole, leggerle e fare burattini è per me in questo momento un antidoto FONDAMENTALE alle brutture del mondo.

Consigli di lettura:

Gelsomino nel paese dei bugiardi, Gianni Rodari

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