La sosta definisce il viaggio, anche quando si parla di vita. L’arte di vagare

È un periodo intenso: lavoro molto, spesso in giro per l’Italia e sento tanti input che mi attraversano il cervello. Dovrei scrivere. Dovrei studiare. Dovrei promuovere quel corso. Dovrei costruire quel progetto. Dovrei accompagnare più spesso mia figlia a karate. Dovrei mangiare meglio. Dovrei, dovrei, dovrei.

Lo so, non sono l’unica. Forse non sono l’unica, nemmeno, che sta attraversando una fase di distacco dai social network, uno di quei periodi che non ci si augura capitino a gente come me che grazie ai social racconta il suo lavoro, i suoi libri e ha conosciuto molte persone interessanti che l’hanno ispirata e che insomma – lo sa – quanto deve essere grata a quei posti lì. Continua a leggere

Inizia a fare attività fisica per la tua creatività mentale

Quando ero sedentaria e non mi muovevo se non per pura necessità, mi ero completamente dimenticata del mio corpo: non era solo il fatto di essere obesa, non sentivo più di avere due braccia e due gambe, non mi chiedevo nemmeno più a cosa servissero. Continua a leggere

2 agosto: quanto è importante la memoria

Domani. Un altro 2 agosto. Sono passati 36 anni e ancora la memoria collettiva si mischia alla memoria personale. Riflettere sul senso di una STRAGE oggi appare ancora più importante.

Nella mente si mischiano ricordi, dolore, cronaca, stratigrafia di commemorazioni, processi, insabbiamenti, colpevoli e lacrime. Continua a leggere

Piccole storie di 10 anni, un regalo

Presa da troppe cose, quest’anno mi sono dimenticata di un evento fondamentale nella mia esistenza di blogger: Panzallaria, a fine novembre, ha compiuto 10 anni.

A parte la ragionevole consapevolezza di quanto io sia “matura” e del fatto che questo blog è cresciuto con me, dal dì in cui ho scritto quel primo post – convinta che l’esperimento si sarebbe presto interrotto – mi sono chiesta come potevo celebrare degnamente questo anniversario, che lo so, non gliene frega niente a nessuno, ma io sono un po’ fissata con gli anniversari.

Pensa e ripensa, ho deciso di aspettare il Natale (che invece a quello siamo tutti affezionati) e fare un regalo a chi mi legge. Ho preso alcuni dei racconti che sono comparsi, negli anni, su Panzallaria in forma di post e li ho raccolti in un pdf che vi voglio regalare. 

In alcuni casi, si tratta di storie ispirate ai racconti di mio suocero e a quelli del mio amato barista (paceallanimasua), in altri di storie che mi sono inventata e che nascono da emozioni o scenari immaginari che circolano nella mia testa.

Non aspettatevi un capolavoro: sono piccole storie che insieme a me e Panzallaria, compiono 10 anni.

Da leggere durante le vacanze di Natale, buone per accendere il camino o anche solo per condividere  un momento.

Sono semplicemente un modo per dire GRAZIE a chi mi segue da poco o da tanto e si è sorbito una bella fetta di cazzi miei in questo decennio. Volevo allegare anche qualche favola, ma per il momento il tempo è stato tiranno: arriveranno prossimamente anche le “Storie piccole”, per chi ha bambini.

E con questo voglio anche farvi gli auguri, prendeteli per quello che preferite: Natale, anno nuovo, nuovo lavoro, dieta, casa, fidanzati.

Il pdf lo trovate qui sotto. Scaricatelo, leggetelo sul tablet, stampatelo: come vi pare! 😉

Piccole Storie – una raccolta di racconti

Dall’obesità alla mezza maratona: ecco cosa ho imparato alla Run Tune Up

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E finalmente è arrivato il grande giorno. Come ho raccontato in questo post, il periodo precedente non è stato affatto facile.

Il mio amico F. veniva da Milano per correre con me la Run Tune Up di Bologna.

Lui corre regolarmente e ha già fatto altre gare e così mi ha fatto questo regalo bellissimo. Io per la prima volta affrontavo non solo la competizione podistica, ma anche la corsa corale visto che normalmente mi alleno da sola.

Ero agitatissima. La notte precedente non ho dormito e così sono partita con un grumo di angoscia nel petto e le gambe come pezzi di legno.  Continua a leggere

102 chili sull’anima: la presentazione a Bologna il 18 giugno alle 18

Sono giorni molto particolari per me.

Si avvicina il momento in cui il mio libro 102 chili sull’anima, la storia di una donna e della sua muta per uscire dall’obesità, edito da Giraldi, sarà in libreria.

E si avvicina la prima presentazione ufficiale.

 

Che si terrà il 18 giugno 2015 alle 18 presso la Libreria Feltrinelli di Piazza Ravegnana a Bologna. Avete presente le 2 Torri? Ecco, la libreria proprio lì sotto, o meglio lì di fronte, nella piazzetta che trovate all’incrocio con via Zamboni.

E questo è lo splendido invito che ha preparato la mia casa editrice:

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Sono emozionata come una bambina e felice che la scrittrice Francesca Mazzucato abbia deciso di accompagnarmi in questa avventura (lei è abituata, io mica tanto ;-).

Venite vero????

Ho bisogno del calore di tutte le persone che in questi anni mi hanno accompagnata con il loro sostegno, commenti e storie. Ho bisogno dei miei lettori. Ho bisogno di VOI. Di ciascuno di voi.

Prometto un sorriso per tutti e avrete il privilegio di sentirmi la voce tremula e la faccia tirata in tutto lo splendore delle mie rughe 😉

Rispetto all’arrivo in libreria di #102chili mi sento come una che sta per saltare un fosso, una che sta per andare al supermercato in mutande, una che sta per partire per le Maldive e non c’è mai stata, una che l’hanno invitata a una festa e all’ultimo momento scopre che è una festa a sorpresa, una che si è messa la maglia a rovescio e se ne accorge durante il primo colloquio di lavoro, una che, insomma, si sente un po’ nel vortice di qualcosa che non conosce e non sa mica bene come gestirlo.

Potrebbe essere un grande flop. Potrebbe essere un grande momento. Potrebbe tutto. Potrei essere invasa da commenti negativi, potrei essere abbracciata da mille energie.

Perché il punto è che questo libro sintetizza il perché HO SCELTO di cambiare, come mi sono accorta di VOLERE CAMBIARE e come ho fatto. Non è un manuale dietetico, non è nemmeno un manuale di motivazione: è – semplicemente – la mia storia. 

Non invita ad affidarsi a cure miracolose per stare bene ma solo a se stessi, alla nostra capacità di metterci in gioco.

Non parla solo del periodo in cui sono dimagrita ma cerca di riflettere soprattutto sul perché sono ingrassata.

Ed è dedicato a tutte le anime nere del mondo e a loro voglio proprio dire, su tutte, una cosa: non sei sola, siamo in tanti, siamo una moltitudine silenziosa di paure, ma proprio per questo devi imparare ad accettarti e a non farti schiacciare dalla paura, perché FA PARTE DELLA VITA.

Se avrete voglia di leggerlo (non c’è niente dentro che abbiate letto qui, per scelta il libro e il blog sono due cose diverse) e dirmi cosa ne pensate, fatelo usando l’hashtag #102chili pubblicamente o scrivendomi in pvt.

Se lavorate in una libreria e avete voglia di presentarlo lì, scrivetemi a panzallaria73@gmail.com per informazioni. Se avete un locale in Romagna vista mare e vi va di organizzare una presentazione, o avete un locale in qualsiasi altra parte d’Italia, con qualsiasi vista, scrivetemi anche voi.

 

 

Cari genitori, la cultura digitale ci riguarda tutti!

In questo periodo sto girando molto per scuole, con i miei progetti dedicati alla diffusione tra ragazzi, genitori e professori di consapevolezza nell’uso dei Social Media e cultura digitale.

Alcune note

I ragazzi sono molto interessati all’argomento, fanno domande, partecipano al dibattito (la mia non è una lezione convenzionale, penso che sia FONDAMENTALE che siano proprio loro ad arrivare alle risposte, quelle che più si confanno alla loro sensibilità).

Parliamo di cultura digitale, ma parliamo soprattutto di empatia: credo infatti che l’empatia sia il cuore della consapevolezza nella gestione delle relazioni online.

“Mettersi nelle braghe degli altri” è il mio invito agli adolescenti: dietro a un avatar, a una foto, a una carta d’identità digitale, si cela l'”altro”, un essere umano pulsante di emozioni e vita.

Gli insegnanti cominciano a essere davvero interessati al tema, hanno bisogno di fare il punto su una serie di fenomeni che faticano a comprendere e codificare (cyberbullismo, gestione della socialità online, uso di device mobili da parte dei loro studenti) e il mio invito è quello di smettere di parlare di “nuovi media” perché di “nuovo” non c’è più niente e questa etichetta contiene un rischio, ovvero credere che rappresentino un futuro che può anche non riguardarci, mentre sono il presente di tutti.

I genitori rappresentano – per quello che vedo – un capitolo a parte. A fronte di un ristretto gruppo di persone fortemente interessate al tema, per capire come regolarsi con i figli adolescenti, aperti alla messa in discussione o anche semplicemente spaventati ma comunque desiderosi di imparare, la maggioranza di noi crede che quello della cultura digitale non sia un tema abbastanza importante.

O almeno questo posso desumere dal ristretto numero di persone che partecipano, per lo più, ai miei incontri.

Ecco allora un invito, che si rivolge specialmente a questa categoria:

Se sei genitore e vivi a Bologna

vieni il 10 aprile 2014 in Urban Center, alle 17, per l’incontro dedicato a cyberbullismo e legalità online, con Letizia Atti, previsto dal programma Generazioni Internet.

L’incontro è gratuito, grazie al finanziamento del Comune di Bologna.

E secondo me può essere una occasione importante.

 

 

 

Generazioni Internet: un corso gratuito per genitori, insegnanti, formatori e adolescenti.

Il 6 marzo 2014 parte il laboratorio 1 di Generazioni Internet, dedicato alla co-costruzione di un Decalogo per l’uso di Internet, tablet e smartphone in famiglia. Il corso è gratuito grazie al sostegno di Agenda Digitale del Comune di Bologna e nasce da una mia idea, in collaborazione con Studio Lost.

Il laboratorio si terrà in Urban Center, Sala Borsa di Bologna.

Le date degli 8 incontri le trovate tutte nella pagina dedicata.

Il laboratorio si rivolge alle famiglie (adulti e adolescenti), agli insegnanti e agli educatori.

Ecco le risposte a molte domande che ci sono arrivate.

Bisogna venire a tutti gli incontri?

Ci rendiamo conto che non tutti potranno partecipare agli 8 incontri e dunque abbiamo pensato ad appuntamenti monografici, alla fine dei quali raccoglieremo gli spunti dei partecipanti per la stesura del decalogo. Speriamo nella continuità, perché pensiamo che il percorso sia più efficace se completo, ma siamo genitori anche noi e sappiamo come sia difficile conciliare impegni diversi, personali e dei nostri figli 😉

I genitori possono darsi il cambio?

Assolutamente si. Anzi, in un’ottica di condivisione in famiglia di queste informazioni, potrebbe essere un’opportunità per attivare una discussione positiva anche dopo il corso.

E se non sono genitore posso venire?

Certo! Potresti essere un educatore e avere voglia di partecipare al dibattito sull’uso consapevole del web e social media da parte degli adolescenti e contemporaneamente volere migliorare la tua cultura digitale.

I 20 € per i materiali vanno versati a persona?

I 20 € vanno versati a famiglia: se siete in 3 e volete 1 sola copia dei materiali cartacei finali, vi basta versare 20 €.  Se non vi interessano i materiali non siete obbligati a versare nulla. 

Perché partecipare a un corso del genere?

  • (Adulto) Per sentirti più vicino ai tuoi figli quando iniziano a usare attivamente il web;
  • (Adolescente) Per fare capire ai tuoi genitori che usi responsabilmente il web e il tuo telefono;
  • Per conoscere meglio le opportunità offerte dalla Rete: non solo conversazione ma anche creatività e auto formazione a tutte  le età;
  • Per contribuire a stilare una serie di suggerimenti che potrebbero essere utili ad altre famiglie come la tua e che diventeranno un progetto in progress che continuerà a nutristi delle idee nate in Rete, grazie a un wiki sui cui quello che faremo durante il laboratorio verrà messo a disposizione per essere incrementato e modificato online.

Le iscrizioni sono ancora aperte. 

Io sono quel che sono e anche te, te sei quel che sei

Dice che è normale, che non è mica che si può dimagrire sempre con questo ritmo. Che questi sono i chili più vecchi. Dice di mettermi tranquilla, di non salire ogni due minuti sulla bilancia, controllando compulsivamente che funzioni o non funzioni.

Dice la dietologa che questi sono chili che ci metteranno un po’ di più. Un chilo deve essere di piadine. Ammazza quante piadine mi mangiavo quando ero in gravidanza. Sono più o meno al peso dell’inizio della mia gravidanza, per ciò, per forza, devono essere loro.

Andavo a nuotare tutte le mattine ma poi mi infilavo in qualche piadineria e mangiavo. Mangiavo felice. Piadine al prosciutto (rigorosamente cotto, sai, per la toxo), piadine alla mozzarella, piadine alla mozzarella e prosciutto.

Un chilo deve essere di cioccolata. Quando ero triste, mi piaceva molto mangiare la cioccolata. Compravo dei barattoli di Nutella e finivano in un battibaleno. Ma non era colpa mia, il vaso probabilmente era bucato o c’era un folletto, un folletto goloso che abitava nella mia cucina.

Poi ci sono tutte quelle cene con gli amici, ci sono i primi mesi della mia relazione con Tino, che io mangiavo felice perché ero molto felice e ci piaceva andare al supermercato e comprare cose buonissime e cucinarcele, lontani dal mondo, dalle cose che ci stressavano, dagli sfinimenti della vita.

E mentre la dietologa dice, anche Dexter dice. Dexter – la mia anima nera – dice di non illudermi. Mi sono comprata i vestitini, mi sento bene, ma non durerà a lungo. Dexter mi ricorda che sono una persona debole e flaccida (fuori e dentro) e che non sarà la costanza a salvarmi.

Dexter sa essere cattiva quando vuole, ma io ho imparato a trattarla come quei vecchi mariti (o mogli, non so, Dexter non ha un sesso in particolare) un po’ sclerotici e ansiosi: le sorrido, le dico di stare serena e di farsi un po’ i fatti suoi e tengo duro.

Quando saliamo sulla bilancia, Dexter mi fa presente che l’ho fatto tante volte, prima salgo compulsivamente sulla bilancia, poi la bilancia finisce in cantina e al posto suo ritrovano spazio, in dispensa, i barattoli di cioccolata.

Io sono mesi che non mangio cioccolata e ciò è davvero straordinario, perché non ho smesso di comprarla, visto che ogni tanto a Frollina piace.

Sono mesi che mi controllo, che mi prendo cura di me e che cerco di non cedere alle tentazioni. Ogni tanto, a dire il vero, delle eccezioni io le faccio. Che sono umana, mica pizza e fichi.

Però c’è una spinta nella pancia. C’è una spinta nel cuore.

Io sono quella di adesso, non quella di prima. Cioè, non è che prima non fossi io, siamo seri, ma il mio corpo era una zavorra, qualcosa di cui non mi occupavo, qualcosa che deperiva intorno alla me stessa che sentivo di essere.

Dexter ogni tanto mi fa fare dei brutti sogni; sono le paure, le zavorre mentali che prima erano anche fisiche. Perché diciamolo, io non sono brava per niente a superare i miei limiti: passo lunghissimi periodi a compiangermi e a rimanere nelle mie zone confortevoli perché SENTO che qualsiasi cambiamento sarebbe un fallimento.

Lo sento così profondamente che Dexter, in quei casi lì, ci sta come un pascià. E quando le persone, e ultimamente non sono mica poche, mi chiedono “Ma come fai a fare tutto?” oppure mi fanno i complimenti perché sono stata brava, con la dieta, mi dicono “Te si che sei brava, io non ce la farei mai!” la mia reazione è delle più strane, perché – lo giuro – mi sento in colpa. Mi sento in colpa verso Dexter e tutti questi anni di gloria che le ho fatto vivere e sono incazzata perché penso di stare prendendo per il culo la persona che ho di fronte.

Sto scrivendo – pubblicamente – queste cose, perché secondo me bisogna un po’ smetterla di sopravvalutare gli altri, anche quelli che stanno affrontando sé stessi, come la sottoscritta, e cominciare a non sottovalutare la persona che guardate ogni mattina di fronte allo specchio.

E’ un giochino che conosco bene, è. E’ un giochino che fotte il cervello e ci fa rimanere impalati come baccalà sotto sale.

Lei è più figa, lei è più brava, lei ha un lavoro meraviglioso, lui è riuscito dove non sono riuscito io e così via. Io non lo so, ma è come quando si va alle cene degli ex compagni di classe e invece di chiacchierare si fanno delle specie di colloqui informativi professionali.

Te sei lì, che non vedi una persona da 20 anni e l’unica cosa che sapete fare, tu e lei, è cercare il difetto, oppure trovare la cosa da invidiare, per potere tornare a casa e sentirsi una merda, o per poter raccontare ai tuoi amici di oggi che quello, quello che ti sembrava avere i numeri per, adesso ha un lavoro da sfigato, ha perso tutti i capelli e tu sei molto meglio di lui.

Non vado mai alle cene con gli ex compagni di classe, tranne delle volte, delle volte sole, in occasioni particolari, per questi motivi qua. Perché c’è sempre qualcuno che chiede “E Tizio? Cosa fa Tizio?” e quando qualcuno glielo dice, allora salta su che non se lo sarebbe mai immaginato che avrebbe fatto una fine del genere.

Adesso non so come dalla bilancia sono arrivata a parlare delle mortifere e masochistiche cene di ex compagni di classe. Ah, ecco, è perché delle volte, delle volte quando qualcuno mi incontra, in questo periodo, e mi dice “Soccia, ma sai che sei stata proprio brava, io non ce la potrò mai fare!” mi viene in mente che questi meccanismi ci ammazzano. Ci ingozzano di veli di pancetta arrostita che si va a piazzare proprio davanti ai nostri occhi.

Che tutti, ma proprio tutti, io per prima che ho sempre avuto un fottuto bisogno di conferme e di riscontri e stronzate del genere, che se no – diciamolo – mica avrei aperto un blog, smettiamo sempre di guardare a quello che possiamo fare per noi e cominciamo a guardare a quello che hanno fatto gli altri e in questo ci annichiliamo, smettiamo di pensare a quello che vogliamo davvero. Nel bene e nel male.

Ora, insomma, quel che voglio dire è che non ho fatto nulla di eccezionale, ho solo cercato di trovare un rimedio, di volermi bene, di diventare un po’ più grande.

Che è poi quello che facciamo, tutti, ogni giorno. O che dovremmo fare.

E che io non sono speciale, sono proprio come te, te che stai leggendo.

E che io rimarrò sempre una cicciona dentro, con la mia Dexter a farmi paura e questa, spero, sarà la mia salvezza.

 

La ragazza con l’orecchino di perla – anteprima a #Bologna

In un pomeriggio di pioggia battente sono stata baciata dalla fortuna dei blogger e mi hanno invitata ad un’occasione davvero speciale: l’anteprima della grande mostra che partirà a Bologna l’8 febbraio 2014 dedicata al famosissimo dipinto di Vermeer che tutti conosciamo come “La ragazza con l’orecchino di perla“.

Uno degli sponsor di questa mostra è infatti Segafredo Zanetti, azienda che produce caffè (e tè) e che è orgogliosamente “made in Bologna”.

Segafredo ha deciso di fare un bellissimo regalo ad alcuni blogger: ci ha offerto il pranzo da Zanarini per poi accompagnarci in una visita a porte chiuse a Palazzo Fava, per ammirare questa ed altre opere della Golden Age olandese.

Ero emozionata per molte ragioni:

  • non avevo ancora visto Palazzo Fava riaperto dopo il recente restauro, scrigno di alcuni affreschi dei Carracci; 
  • il tour della “ragazza con l’orecchino di perla” ha toccato alcune grandi città in Giappone e Usa e qui in Europa il quadro sarà esposto SOLO a Bologna, dimostrando l’eccezionalità di questo progetto, in coincidenza con i lavori di restauro del museo Mauritshuis;
  • amo Bologna e sono sempre molto orgogliosa quando viene valorizzata da operazioni di marketing culturale che contribuiscano a farla conoscere a livello nazionale e internazionale.

Poi era anche la prima volta che accettavo di partecipare a un evento del genere: in questi anni di blogging mi hanno invitata spesso a presentazioni, per lo più commerciali, e per mia policy avevo sempre detto di no, perché non mi piace fare post sponsorizzati.

Sto giro ho deciso di accettare perché questa iniziativa, voluta da un’azienda, mi sembra un modo virtuoso di promuovere il proprio lavoro. Come ci ha detto il direttore marketing di Segafredo durante il nostro pranzo a Zanarini, l’azienda attraverso la sponsorizzazione di questa mostra ha voluto “resistituire” alla città qualcosa, dal momento che qui è riuscita a prosperare.

E io in queste cose ci credo: la commistione di pubblico e privato, il networking tra tante realtà diverse non può che fare bene a tutti, alla cittadinanza, al commercio e al turismo di un luogo.

Oltretutto, diciamolo: chi – amando l’arte – rinuncerebbe a un’offerta del genere? 😉

La mostra è davvero bella anche per una profana come me (c’erano molti blogger di settore turismo e arte che sicuramente sapranno raccontare in maniera più professionale e specialistica quello che abbiamo visto).

Io sono stata decisamente colpita dall’illuminazione delle opere che sembrano irradiare luce e che vengono valorizzate al massimo e dal percorso espositivo, di cui “la ragazza con l’orecchino di perla” è solo l’apice. Noi che partecipavamo al blogger day abbiamo avuto poi una guida d’eccezione, Marco Goldin di Linea d’ombra, curatore della mostra.

E’ stato lui a raccontarci le scelte espositive delle 6 sale e i motivi che hanno condotto a questa mostra. Mi sono così immersa tra le vedute paesaggistiche del 600 olandese (lo sapevate che a quel tempo erano talmente in voga, in Olanda, le vedute che la maggior parte degli artisti era specializzata? C’erano i pittori di ponti, i pittori di animali, di mare, di campagna…).

Una delle sale è dedicata ai ritratti, non sempre di persone realmente vissute (e qui, qualcuno potrebbe avere una delusione nello scoprire che la ragazza dell’orecchino di perla, al contrario di quanto dicano libri o film, non è mai esistita) ma che hanno un potere carnale di rappresentazione talmente forte da risultare più veri del vero, emozionanti quasi come incontrare una persona che non vedi da tempo e che ti comunica molte emozioni.

Ho scoperto che nel ‘600 l’Olanda era il paese con il maggior numero di donne alfabetizzate e che questa era una nota di orgoglio e merito che anche i pittori celebravano attraverso i tanti ritratti di donne che scrivono lettere. Alla mostra se ne trova uno, bellissimo, di Gerard ter Borch   (foto mia)

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Mi sono commossa di fronte ai Rembrant e alle vedute assolate dei campi pianeggianti, colpiti dai raggi del sole e dalle fughe d’ombra delle nubi in cieli enormi che riempiono lo sguardo.

E così, d’un tratto, ci siamo trovati nell’ultima stanza dell’esposizione. Entri e lei ti guarda da lontana. Dall’alto occhieggiano le scene bucoliche e mitologiche dei Carracci. In fondo, nella sua vetrina, c’è una donna con il capo voltato verso chi la guarda. Un attimo, solo un piccolo movimento per guardare te che la stai guardando. Ora si volterà, ora se ne andrà, ora tornerà alla sua vita. Ma prima ti sorride, bellissima di una bellezza morbida e invitante, con quello sguardo dolce di giovane che sta sbocciando alla vita.

Ti ricorda che anche tu, un tempo, hai avuto quella stessa incertezza, quella stessa voluttà e desiderio di vita, di cose che ancora non sai, di cose che ancora non conosci.

Ti ricorda che in fondo è tutto molto effimero. Che passa. Che fugge. Ma che rimane immutato nei ricordi.

E ti fermi a guardarla come presa da una magia. Con la consapevolezza che tra pochi giorni il suo sguardo sarà preso d’assalto e tu, lì, in quel pomeriggio di pioggia, hai il grande privilegio di poter tessere una specie di discorso privato, qualcosa per cui ti senti quasi in colpa.

Ma nulla può bloccare il flusso di emozioni. Ricordarti che l’arte può tutto, se solo ti lasci il tempo per farla entrare nei tuoi occhi.

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Se non sei di Bologna ma verrai per la mostra

Se tu che leggi questo post non sei di Bologna ma verrai per ammirare questa mostra, ti ricordo di alzare gli occhi, tra una sala e l’altra, per guardare gli affreschi delle stanze di Palazzo Fava. Se vuoi saperne di più sull’opera dei Carracci leggi qua il ruolo fondamentale che hanno avuto per la diffusione della cultura barocca. Se stai programmando il tuo tour in città, ti consiglio un giro alla Pinacoteca di via delle Belle Arti dove potrai ammirare altre loro opere ma anche – per esempio – quella meraviglia tragica che è la strage degli innocenti di Guido Reni o le opere del Guercino. Fatti un giro per il centro città e scopri le tantissime torri che fanno oplà lungo il tuo cammino, come per esempio la Prendiparte.

Qualche opera


Se volete curiosare tra i tweet live che abbiamo postato ieri, usate l’hashtag #artandsegafredo