Il mio personal storytelling: scrittura autobiografica dal 2005, nata con il progetto Panzallaria.com

Il Natale di Amalia

 

Amalia oggi si sente particolarmente contenta: Carlo le ha fatto una sorpresa e ha prenotato un hotel a Bolzano, per il 27 novembre. Quella settimana aprono i mercatini di Natale e insieme ai Righetti, i loro amici di una vita, andranno a passare un fine settimana in Alto Adige. Giusto ieri, su Pinterest, Amalia ha trovato alcune idee per le decorazioni del suo terrazzo e non vede l’ora di cominciare l’annuale caccia grossa natalizia. Da un po’ cova un’idea ma vuole fare tutto per bene e più ispirazioni ha, meglio è. Amalia pensa a quando ai mercatini ci andava con i ragazzi: Giovanna e Davide andavano matti per quei viaggi organizzati all’ultimo momento, durante i giorni di riposo del padre.

Chissà cosa stanno facendo, ora, i miei figli, si chiede Amalia, mentre cammina per via Santo Stefano, di ritorno dalle spese mattutine. L’aria è frizzante oggi a Bologna, ma c’è un bel sole, la panettiera è sempre sorridente e malgrado un dolore al nervo sciatico, la vita sembra più facile ora che c’è un programma, ora che c’è un obiettivo. Certo, la Righetti è una gran impicciona, vorrà sapere come mai i ragazzi tornino così poco a casa e a lei toccherà giustificare e fare in modo che non vada in giro a raccontare che si sono dimenticati della madre: è incredibile come certe persone riescano a diventare maliziose, quando vogliono. Non importa: andranno in giro per la città, lei potrà anche approfittare della sauna dell’hotel ed è certa che – con un po’ di pazienza – staranno bene, loro quattro. Come quando erano giovani.

Amalia pensa a tutte queste cose mentre stringendosi nel suo cappotto di finto montone – che lei non indosserebbe mai una pelliccia vera, ricorda ancora quando sua mamma faceva sfoggio della sua e lei invece, con orgoglio, le proponeva l’alternativa ecologica – infila la chiave nel portone del palazzo. Apre a fatica, la busta del pane penzola appesa al braccio sinistro e la borsa tenta di cadere in avanti, fa un passo, entra e si accorge immediatamente di quella vecchia bicicletta appoggiata proprio lì davanti. Un mezzo sporco, tenuto con poca cura e mai visto prima: una bici verde con un seggiolino per bambini davanti e uno dietro. Amalia si chiede di chi sia quella bici, chi l’abbia abbandonata lì. Non lo hanno visto il cartello, chiarissimo, in cui è scritto di non appoggiare cicli e motocicli al muro?

Per un attimo ha la tentazione di spostarla in una posizione defilata perché diventi invisibile, meno ingombrante allo sguardo, ma ha la sporta e il nervo sciatico che fa male. Scuote la testa e sale la sua scala, la scala A. Amalia non lo sa ancora, ma una bicicletta vecchia, appoggiata in malo modo contro il muro è solo il primo dei fastidi che renderanno difficile il suo Natale 2017…

Regala la storia di Amalia

Amalia non lo sa ma la sua storia – di una banalità quasi sconcertante – ho cercato di raccontarla ne Il Natale di Amalia, un breve racconto/fiaba (ma non per bambini) che arriverà il 26 novembre 2017 in libreria.

Il Natale di Amalia fa parte della mini raccolta Fiabe di Natale (Graphe Edizioni) ed è già disponibile su Amazon.

Insieme al mio racconto ce ne è uno di uno scrittore sconosciuto: tale Guido Gozzano. Non è esattamente alla mia altezza, ma me ne farò una ragione 😉

 

Protetto: I traumi sono come quando ti muore un gatto

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Week end a Bologna: il trekking urbano del 1 novembre e altre cose belle

Adoro l’autunno e Bologna in questo periodo pullula di mostre e eventi interessanti: il mio spirito da Cicerone mi impone di segnalarvi alcune cose e una, in particolare, che riguarda le giornate del 31 ottobre e del 1 novembreContinua a leggere

E se poi non si ricorda di me? Cronache dal mondo degli inadeguati

A noi che ci sentiamo sempre  inadeguati conta molto poco quel che ci dicono amici e parenti, ricordandoci i nostri successi, l’età matura e tutto il resto, per cercare di convincerci che tutte quelle paranoie non hanno senso e sono anche un po’ inappropriate: in qualsiasi occasione pubblica o quando riconosciamo tra la folla qualcuno che non vediamo da tempo ma con cui abbiamo avuto una relazione personale o professionale, proveremo sempre la sindrome dell’imbucato al matrimonio. 

Hai presente quei matrimoni a cui sei andata per accompagnare il fidanzato del momento a sua volta invitato dallo sposo che era un suo amico ma che non vede da 10 anni e durante i quali ti senti un pesce fuor d’acqua più che se fossi al mercato? Hai presente l’attimo preciso in cui sei COSTRETTA dall’etichetta nuziale a fare la fila per baciare la sposa e quando tocca a te, dopo che ha sulle guance la saliva di milioni di amici più o meno intimi e non ne può più di assolvere al suo ruolo di donna da sbaciucchiare perché è la protagonista della giornata, le tocca prendersi anche i tuoi auguri e sulla faccia – LO SAI, NE SEI CERTA- le vedi lampeggiare un gigantesco: “Ma chi cazzo è questa, sarà mica una che si è imbucata per strafogarsi con i MIEI tortellini????”.  Continua a leggere

Il mio condominio è sempre di ispirazione

Vivo in un condominio dove le storie si sprecano: io cerco di raccoglierle perché la vita che scorre negli appartamenti è già una trama avvincente e perché ci sono dialoghi rubati che valgono più di qualsiasi cosa immaginata. Potrei davvero raccontare tante storie (ma qui non lo faccio che ci tengo alla vita).

Potrei raccontare dell’amore non corrisposto tra la Drag Queen teutonica che abitava accanto e il Sardo suo compare, alto un metro e una banana ma più rabbioso di un randagio affamato.

La loro relazione era così tempestosa che ormai era di casa la volante della polizia. Una volta le ho sentito pure uscire un “Posso offrirvi un caffé?” in direzione dei garanti dell’ordine, talmente surreale dopo le urla e gli scapaccioni che si erano tirati con il fidanzato, che avrei voluto essere una mosca per guardarla in faccia, mentre domandava. Me la sono immaginata, sotto alla parrucca bionda di capelli, increspare le labbra sempre truccate con cura in un mezzo sorriso e cercare di offrire una parvenza di normalità ai suoi – chiamiamoli – ospiti. Che poi non si capiva mai, francamente, chi tra i due della coppia menasse più forte e per la polizia doveva davvero essere un caos riportare pace in quella casa.

Potrei raccontare ancora di questo interno con affaccio su 4 lati  e del mio dirimpettaio il droghello: l’unico uomo che gira in casa in mutande e con le finestre aperte anche con la neve in strada. Il droghello (ribattezzato mattacchione per non turbare la bambina, quando era piccola) ha il vizio di chiacchierare a lungo con la televisione e di infilarsi in qualsiasi dibattito politico, quasi come fosse anche lui seduto sulla poltrona di Bruno Vespa.  Continua a leggere

La sosta definisce il viaggio, anche quando si parla di vita. L’arte di vagare

È un periodo intenso: lavoro molto, spesso in giro per l’Italia e sento tanti input che mi attraversano il cervello. Dovrei scrivere. Dovrei studiare. Dovrei promuovere quel corso. Dovrei costruire quel progetto. Dovrei accompagnare più spesso mia figlia a karate. Dovrei mangiare meglio. Dovrei, dovrei, dovrei.

Lo so, non sono l’unica. Forse non sono l’unica, nemmeno, che sta attraversando una fase di distacco dai social network, uno di quei periodi che non ci si augura capitino a gente come me che grazie ai social racconta il suo lavoro, i suoi libri e ha conosciuto molte persone interessanti che l’hanno ispirata e che insomma – lo sa – quanto deve essere grata a quei posti lì. Continua a leggere

Importa davvero conoscere il genere di una persona per amarla?

A Nina importa davvero sapere se Sasha è maschio o femmina o le basta quel sentimento che sente crescere?

Poche pagine e te lo chiedi anche tu, lettore, insieme alla protagonista dell’ultimo libro di Giorgia Vezzoli, Ti amo in tutti i generi del mondo, Edizioni Giraldi. 

Quello di Giorgia è un romanzo che lentamente ti conduce in una storia in cui, novità editoriale assoluta, uno dei protagonisti è di genere non definibile.  Continua a leggere

10 anni con Frollina

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Oggi qui si compiono 10 anni.

Sei insieme “Mi fa male la banga!” “Ho i pinocchi in testa!”, “Voglio adottare la Pimpa” “Il sole è quadrato!” ma anche “Un attimo!”, “Siamo arrivati?” “Da grande voglio fare l’architetto, il veterinario, la maestra e la cameriera alla sera”, “Giochiamo a Lego?”, “Mamma credo di essermi innamorata!” “Parliamo di quando ero piccola?” “Ma alle Medie mi darete il telefono?” “Credo di avere l’ansia” .

10 anni fa ci è cambiata la vita e la tua simpatia è entrata in questa casa: tu che sorridi sempre, che hai paura del dolore, che non vuoi parlare delle cose brutte che così è come se non esistessero, che fai le facce, che consoli le tue amiche, che sei coraggiosa, che di secondo nome fai socievolezza, che hai imparato presto l’ironia.

GRAZIE di esistere. Ogni tanto rompi i maroni, ma ogni tanto io li rompo a te

I fallimenti? Me li merito

Sono ingrassata 5 chili. Da quando ho smesso di fumare (inizio agosto), ho preso 5 chili. Non so se è esattamente di questo che oggi voglio scrivere, ma sicuramente da qui parte quello che voglio raccontare. 

I primi 3 chili li ho presi in estate: pur essendo ossessionata dalla paura di ingrassare perché avevo smesso di fumare, sono ingrassata. Metabolismo? Sostituzione? Non lo so con certezza, fatto sta che è successo. 

A settembre e ottobre, dopo essere uscita da una pesante bronchite batterica, mi sono rimessa a fare sport come una forsennata, mi sono allenata tutti i giorni, alternando nuoto e corsa. Malgrado questo, mi bastava mangiare una pizza per prendere un chilo che poi non scendeva più.  Continua a leggere

Uccidi il GURU, anche me

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Che ci sia un generale bisogno di leader forti, che offrono soluzioni ai nostri problemi e ci fanno sentire dalla parte della verità, direi che è un dato confermato dalle scelte politiche e sociali di questa “parte ricca” del pianeta e lo è altrettanto dalle scelte di morte di quella povera e sfruttata: il sentirsi portatori del vero scatena meccanismi di martirio e evangelizzazione di cui tutti conosciamo le estreme conseguenze. 

Il guru

Poi c’è la tendenza a cercare il guru, il maestro che tutto incarna e che risponde a qualsiasi dubbio sulla tua vita, detta la via e che con la sua illuminazione personale ti sembra non potere sbagliare MAI.

Mai. Continua a leggere