Il mio personal storytelling: scrittura autobiografica dal 2005, nata con il progetto Panzallaria.com

A volte gli amori finiscono: è accaduto anche a noi

A volte le storie finiscono, le persone cambiano, gli amori si evolvono. Tino e io, dopo quasi 17 anni di vita insieme, a settembre ci siamo lasciati. Non è stata una decisione facile, indolore e nemmeno subitanea: il nostro percorso è durato un lungo anno. 

Ho deciso di scriverlo perché questo è sempre stato un blog molto autentico, dove ho raccontato l’evoluzione della mia vita e credo che non ci sia nulla da vergognarsi nel dire che le cose possono finire e che il PER SEMPRE, delle volte, NON è PER SEMPRE, o almeno cambia di sostanza. 

Ho deciso di scriverlo pubblicamente perché ho sempre creduto in quello che si impara dal cambiamento, dai fallimenti, anche dalla sofferenza. La relazione tra noi 2 ha fatto la muta e dopo tanti anni d’amore e una splendida figlia dodicenne, ci siamo accorti di esserci allontanati: siamo una  famiglia che si ama – e lo rimarremo – ma non siamo più una coppia. 

I segnali c’erano da un po’ ma come succede sempre quando qualcosa scricchiola, è difficile affrontarlo di petto, se non dopo una presa di consapevolezza che è spesso dolore.

Abbiamo incominciato a parlare della nostra relazione a novembre 2017: nostra figlia si era miracolosamente salvata da un incidente mortale e ci siamo accorti, tutti, di quanto la vita sia preziosa e di quanto fosse importante viverla al massimo con autenticità su tutti i fronti. 

Ognuno di noi 2 ha iniziato un suo percorso e mentre affioravano domande e piccole risposte, il mio corpo urlava, dicendomi delle cose. Ho avuto mal di schiena, denti che sono scoppiati da un momento all’altro, attacchi di panico e una brutta deriva dell’autostima che mi ha trascinato anche in situazioni poco simpatiche ma che – è evidente – mi sono servite a capire meglio chi volevo essere, come donna e come identità personale. 

Abbiamo pianto, ci abbiamo provato, abbiamo parlato fino a dirci cose che – in 17 anni – non avevamo mai affrontato. Ci sono state volte che avrei preferito essere sulla Luna che a casa mia, ci sono state volte in cui mi sono chiesta perché, nel 2013, avessi deciso di prendere in mano la mia vita, dimagrire e cominciare un percorso che – è evidente – non era ancora completo. 

Ci siamo molto rispettati in questi mesi. Ci siamo molto voluti bene. Ci siamo molto ascoltati. Abbiamo cercato di essere molto sinceri e autentici. 

E un giorno ci siamo arrivati. 

Abbiamo capito che il nostro Amore si era trasformato, che non desideravamo più stare insieme come coppia ma che eravamo diventati due amici, due persone intime, una fratellanza di sostegno, cause comuni, risate che però NON è l’amore.

Abbiamo capito che – malgrado tantissime persone della nostra età facciano una scelta diversa – noi volevamo ANCORA emozionarci intrecciando le mani di qualcuno che amiamo, noi volevamo ANCORA provare il battito veloce del cuore e il desiderio profondo di fare all’amore con qualcuno. Noi volevamo ANCORA vivere a modo nostro, ognuno il suo. 

Ci sono stati giorni bui, abbiamo entrambi pianto tantissimo, abbiamo entrambi dovuto trovare la nostra strada. Ma se ripenso a questo anno doloroso, so che il momento della decisione, del dircelo, seppur molto complicato e difficile, è stato decisamente meglio di tutti quei momenti piccoli di sofferenza, di evitamento, durante i quali i dubbi ci facevano allontanare dalla nostra essenza. 

Una storia che finisce sembra sempre un fallimento ma non è detto che lo sia. Noi rimarremmo sempre alleati, genitori di Frollina, persone che hanno condiviso momenti bellissimi e bruttissimi, persone che si sono amate. Le emozioni cambiano, cambiamo noi, ma questo non significa che qualcosa abbia meno valore, se in quella forma finisce. 

Ad Aprile io cambierò casa, nostra figlia starà con entrambi e ci organizzeremo in maniera fluida e funzionale alla sua adolescenza e alle nostre vite. Per il momento siamo qui, insieme, a vivere anche questa fine, con dignità, rispetto e amore. 

Intanto la vita prosegue e noi speriamo che questa scelta di verità (nostra) sia seme che fa crescere più forte anche la nostra splendida bimba, che le ricordi sempre il grande rispetto che portiamo l’uno per l’altra, la consapevolezza che le persone, delle volte, per amarsi ancora di più, seppur diversamente, devono dare aria alla loro vita, cambiare la loro relazione e andare verso un nuovo futuro. 

Una pasta al pesto per Genova

Genova è una città bellissima: per il mio compleanno ci siamo regalati un fine settimana lungo lì e grazie agli amici – blogger  di Farmacia Serra Genova  non solo abbiamo dormito in un appartamento in pieno centro comodo, confortevole e in grado di ospitare fino a 8 persone, ma abbiamo fatto un tour immersivo e potuto guardare ai luoghi attraverso gli occhi di chi vive e ama moltissimo la città.  Continua a leggere

La mia prima vacanza da sola: ecco cosa ho imparato

Per la prima volta nella mia vita ho fatto un viaggio da sola: io e me. Lo so, sa un po’ da sfigata, fare il primo viaggio da sola a 44 anni, ma tant’è. Che poi viaggio moltissimo da sola per lavoro, ma arrivo in posti dove incontro persone, tengo lezioni, consulenze, ho fretta, prendo treni, ho fretta, tutto scorre molto velocemente, ho fretta. 

Questa volta qui ho deciso di partire di fare 300 chilometri in auto e di passare 4 giorni senza nessun appuntamento se non con me stessa e molti libri. È passata una settimana dal mio ritorno e posso raccontarti come è andatale conseguenze di questo viaggio, perché ogni viaggio ha sempre delle conseguenze e noi torniamo un po’ diversi da ogni posto che incontriamo.  Continua a leggere

Alla scoperta dei colli di Bologna con me: il sentiero 906 da Gaibola a Parco Cavaioni

Come ormai faccio da quando ho dovuto smettere di correre, anche in questo sabato di aprile sono partita in esplorazione dei colli bolognesi [zona colline di San Luca] sopra casa mia.

L’esplorazione come parte della scoperta di sé (e dei colli di Bologna)

L’esplorazione è diventata per me una dimensione esistenziale in questo periodo: sono in una fase di profonda evoluzione e credo che con il problema alla schiena e al piriforme, il mio corpo abbia voluto dirmi che era necessario rallentare il passo e che correre non era più “funzionale” alla scoperta di me: dovevo stare nella quiete dell’ascolto, guardare i luoghi (interiori e non) con più calma.

Ho pianto moltissimo quando il fisioterapista mi ha confermato che NON potevo correre e che sarebbe stato così per molti mesi, mi sono sentita persa, ho pensato che sarei morta, che AVEVO BISOGNO di macinare chilometri e calorie.

Poi ho capito.

Ho capito che avevo bisogno di perdermi camminando.

Se vivi a Bologna o se vieni per turismo, chissà che non ti venga voglia di esplorare lo stesso bosco e trovare qualcosa che non pensavi di cercare: ecco perché sto per raccontarti la mia avventura, con qualche dato pratico per ritrovare i luoghi di cui parlo.   Continua a leggere

Alla voce autenticità

Inizia sempre con un disagio, una punta di spillo in mezzo al petto che si trasforma in un’ondata di calore, a tratti piacevole, a tratti no e si apre come un cerchio nell’acqua quando lanci un sasso. È così che il cuore manda un messaggio al corpo e questo alla mente. La mente all’inizio può anche fare finta di niente, ma poi se il corpo è presente, sarà lui a prendere il sopravvento con segnali inequivocabili e sempre più insistenti: è arrivato il momento di fermarsi, di scegliere, di cambiare. C’è qualcosa che non gira come vorresti, c’è qualcosa che tenta di uscire, c’è qualcosa che non hai voluto vedere ma ora è un gigante grande e non sempre gentile che si è piazzato davanti al tuo orizzonte.

F.Pessoa, Il poeta è un fingitore

F.Pessoa, Il poeta è un fingitore

Prima è arrivata l’angoscia: credevo fosse parente – unicamente – di quanto accaduto a mia figlia a novembre e invece no. Ho passato giorni confusi, dentro a una pozza di paura e senso di incertezza, una pozza in cui rabbia, amore, sollievo e disperazione si mischiavano l’uno nell’altra. Poi mi è parso di stare meglio, non piangevo più tutti i giorni, il mondo era tornato in posizione orizzontale. È stato in quel momento che la gamba sinistra ha deciso di cominciare a urlare: andavo a correre e non riuscivo a terminare 5 km senza zoppicare. All’inizio succedeva solo in fase premestruale, poi quel dolore alla coscia ha cominciato a farsi più insistente: non riuscivo più neanche a camminare. Chi mi conosce sa quanto correre sia la stella polare del mio equilibrio, guardavo a chi lo faceva – mentre per me era diventata una sofferenza – come a dei fortunatissimi esseri viventi.  Continua a leggere

polaroid sostiene Pangea

Oggi sto con Polaroid che finanzia Pangea Onlus

Di solito non partecipo a campagne di marketing con questo blog: faccio delle eccezioni quando si tratta di promozione di eventi culturali e artistici o campagne a sostegno di cause in cui credo.

Questo post che sostiene la campagna “Polaroid Eyewear e Pangea Onlus insieme contro la violenza di genere” fa parte di quelle eccezioni.

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza di genere e puoi fare qualcosa di concreto. Se sei una QUATTROCCHI come me o se stai cercando un paio di occhiali per le tue vacanze in montagna o al mare, Polaroid devolverà a  Pangea Onlus e al progetto Rete Donne Pangea parte del ricavato di tutti gli occhiali da sole e da vista venduti in Italia nel periodo novembre-dicembre 2017, consentendo, così, a Pangea di continuare a portare avanti i programmi di ascolto e sostegno a tante voci femminili di denuncia, approdando allo sviluppo di un progetto di rete sistematico che coinvolge 800 donne. Gli occhiali sono questi.

#polaroideyewear

Il progetto Rete Donne Pangea ha anche  la finalità concreta di sostenere le spese legali di tutte quelle donne vittime di violenza che non sono in grado di affrontarle, oltre a fornire aiuto nel percorso processuale e couseling psicologico, strutturare gruppi di
mutuo-auto- aiuto in ogni regione italiana inserendoli nel network dei servizi al territorio e pubblicare un’opera cartacea e digitale che raccolga la testimonianza delle 800 donne coinvolte. Continua a leggere

Il Natale di Amalia

 

Amalia oggi si sente particolarmente contenta: Carlo le ha fatto una sorpresa e ha prenotato un hotel a Bolzano, per il 27 novembre. Quella settimana aprono i mercatini di Natale e insieme ai Righetti, i loro amici di una vita, andranno a passare un fine settimana in Alto Adige. Giusto ieri, su Pinterest, Amalia ha trovato alcune idee per le decorazioni del suo terrazzo e non vede l’ora di cominciare l’annuale caccia grossa natalizia. Da un po’ cova un’idea ma vuole fare tutto per bene e più ispirazioni ha, meglio è. Amalia pensa a quando ai mercatini ci andava con i ragazzi: Giovanna e Davide andavano matti per quei viaggi organizzati all’ultimo momento, durante i giorni di riposo del padre.

Chissà cosa stanno facendo, ora, i miei figli, si chiede Amalia, mentre cammina per via Santo Stefano, di ritorno dalle spese mattutine. L’aria è frizzante oggi a Bologna, ma c’è un bel sole, la panettiera è sempre sorridente e malgrado un dolore al nervo sciatico, la vita sembra più facile ora che c’è un programma, ora che c’è un obiettivo. Certo, la Righetti è una gran impicciona, vorrà sapere come mai i ragazzi tornino così poco a casa e a lei toccherà giustificare e fare in modo che non vada in giro a raccontare che si sono dimenticati della madre: è incredibile come certe persone riescano a diventare maliziose, quando vogliono. Non importa: andranno in giro per la città, lei potrà anche approfittare della sauna dell’hotel ed è certa che – con un po’ di pazienza – staranno bene, loro quattro. Come quando erano giovani.

Amalia pensa a tutte queste cose mentre stringendosi nel suo cappotto di finto montone – che lei non indosserebbe mai una pelliccia vera, ricorda ancora quando sua mamma faceva sfoggio della sua e lei invece, con orgoglio, le proponeva l’alternativa ecologica – infila la chiave nel portone del palazzo. Apre a fatica, la busta del pane penzola appesa al braccio sinistro e la borsa tenta di cadere in avanti, fa un passo, entra e si accorge immediatamente di quella vecchia bicicletta appoggiata proprio lì davanti. Un mezzo sporco, tenuto con poca cura e mai visto prima: una bici verde con un seggiolino per bambini davanti e uno dietro. Amalia si chiede di chi sia quella bici, chi l’abbia abbandonata lì. Non lo hanno visto il cartello, chiarissimo, in cui è scritto di non appoggiare cicli e motocicli al muro?

Per un attimo ha la tentazione di spostarla in una posizione defilata perché diventi invisibile, meno ingombrante allo sguardo, ma ha la sporta e il nervo sciatico che fa male. Scuote la testa e sale la sua scala, la scala A. Amalia non lo sa ancora, ma una bicicletta vecchia, appoggiata in malo modo contro il muro è solo il primo dei fastidi che renderanno difficile il suo Natale 2017…

Regala la storia di Amalia

Amalia non lo sa ma la sua storia – di una banalità quasi sconcertante – ho cercato di raccontarla ne Il Natale di Amalia, un breve racconto/fiaba (ma non per bambini) che arriverà il 26 novembre 2017 in libreria.

Il Natale di Amalia fa parte della mini raccolta Fiabe di Natale (Graphe Edizioni) ed è già disponibile su Amazon.

Insieme al mio racconto ce ne è uno di uno scrittore sconosciuto: tale Guido Gozzano. Non è esattamente alla mia altezza, ma me ne farò una ragione 😉

 

Protetto: I traumi sono come quando ti muore un gatto

Il contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci di seguito la password:

Week end a Bologna: il trekking urbano del 1 novembre e altre cose belle

Adoro l’autunno e Bologna in questo periodo pullula di mostre e eventi interessanti: il mio spirito da Cicerone mi impone di segnalarvi alcune cose e una, in particolare, che riguarda le giornate del 31 ottobre e del 1 novembreContinua a leggere