Alla scoperta dei colli di Bologna con me: il sentiero 906 da Gaibola a Parco Cavaioni

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Come ormai faccio da quando ho dovuto smettere di correre, anche in questo sabato di aprile sono partita in esplorazione dei colli bolognesi [zona colline di San Luca] sopra casa mia.

L’esplorazione come parte della scoperta di sé (e dei colli di Bologna)

L’esplorazione è diventata per me una dimensione esistenziale in questo periodo: sono in una fase di profonda evoluzione e credo che con il problema alla schiena e al piriforme, il mio corpo abbia voluto dirmi che era necessario rallentare il passo e che correre non era più “funzionale” alla scoperta di me: dovevo stare nella quiete dell’ascolto, guardare i luoghi (interiori e non) con più calma.

Ho pianto moltissimo quando il fisioterapista mi ha confermato che NON potevo correre e che sarebbe stato così per molti mesi, mi sono sentita persa, ho pensato che sarei morta, che AVEVO BISOGNO di macinare chilometri e calorie.

Poi ho capito.

Ho capito che avevo bisogno di perdermi camminando.

Se vivi a Bologna o se vieni per turismo, chissà che non ti venga voglia di esplorare lo stesso bosco e trovare qualcosa che non pensavi di cercare: ecco perché sto per raccontarti la mia avventura, con qualche dato pratico per ritrovare i luoghi di cui parlo.  

Perché esploro e come? 

Esploro perché amo la natura e mi piace fermarmi a scrivere (o a leggere) e perché – anche – voglio scoprire e raccontare. Perché sono convinta che il lato collinare di Bologna sia una grande risorsa che tantissime persone dovrebbero conoscere. Esploro perché camminare nella natura può salvare dai fantasmi, è utile per stare in un sano stile di vita e per RESPIRARE (non solo con i polmoni).

Il sentiero 900 

Sabato sono partita verso le 10 senza una meta precisa: mi sono arrampicata su per via del Genio, come faccio di solito e alla fine mi sono ritrovata a casa dopo 3 ore, avendo percorso quasi 17 chilometri a piedi. Io vivo in zona Meloncello/Stadio (ai piedi di San Luca) e sono molto fortunata, perché da qui partono numerose strade e sentieri che in un attimo ti portano fuori dalla città, sui colli bolognesi che sono un polmone di verde ma anche una grande risorsa di pace, natura e sguardo.

Intanto ecco qua la mappa del mio percorso A/R (purtroppo il sentiero non si trova quindi te lo racconto io). 

Ho superato Villa Ghigi  e ho continuato lungo la strada fino all’incrocio con San Michele in Gaibola (circa 5 chilometri). Poco prima della chiesa, a destra, c’è un piccolo viottolo con indicato il sentiero 900 del CAI. Non avevo idea di dove potessi arrivare ma ho subito incontrato una persona che mi ha detto che si trattava di un percorso breve che terminava a un cancello. In quel momento non sapevo che – evidentemente – il signore con la tuta in acetato aveva sbagliato qualcosa e così sono partita, convinta di arrivare in nessun posto e molto presto. 

Sono subito rimasta abbagliata: il sentiero è costeggiato da grandi pietre, secondo me di quarzo (ma mi hanno detto che è selenite) che luccicano al sole e conferiscono a tutto il paesaggio un aspetto quasi magico e molto antico. 

Pietra di quarzo, sentiero 900 Gaibola - Parco Cavaioni

Ho proseguito: il sentiero è ben curato e si immerge quasi immediatamente in mezzo a un bosco. 

Ho iniziato a camminare e all’inizio stavo benissimo, non vedevo l’ora di raccontare a tutti della scoperta che stavo facendo, un pezzo di montagna sui colli. Sono andata avanti con entusiasmo, pensando di trovare un blocco ma a un certo punto mi sono resa conto che il bosco mi aveva “inghiottita”, che non sentivo più nessun rumore di automobili o voci umane. C’era solo il fruscio delle foglie mosse dalle lucertole e quello dei fagiani, tantissimi fagiani. SAPEVO poi che era altamente probabile che ci fossero anche dei cinghiali in giro perché i nostri colli ne sono pieni e perché era evidente che da lì, di umani, ne passassero davvero pochi. Quando ho capito che il sentiero proseguiva e che non potevo fare affidamento su quanto mi aveva detto l’uomo che avevo incontrato, ho dovuto decidere se tornare indietro (non avevo con me la mappa) o proseguire.

Perdersi, volontariamente

La curiosità ha vinto e sono andata avanti. Ho valutato che avevo abbastanza esperienza per potermela cavare, che sono una buona camminatrice e che desideravo mettere alla prova la mia capacità di arrivare dove non potevo immaginare. Mi sono persa (volontariamente). Di solito i sentieri bolognesi sono abbastanza brevi e confluiscono poi in una strada, prima di riprendere la collina o i boschi e ho immaginato che fosse così anche lì. Mi sbagliavo: dopo 3 chilometri ero ancora nel bosco. 

Ho cominciato a essere un po’ in ansia quando il telefono ha smesso di prendere: non c’era campo, non c’era rete. Per un attimo ho immaginato cosa sarebbe successo se fossi scivolata senza nessuno che sapesse esattamente dove fossi. Ho girato un breve video (ho visto TROPPI film horror americani) e ho sperato che prima o poi, per un attimo fuggente, il telefono potesse fare download su Picasa così che il non marito riuscisse a individuare la mia posizione. Ho cominciato a fare molta attenzione ai miei passi, ai rumori e alle indicazioni bianche e rosse del sentiero. Poi ho lasciato andare i pensieri: da novembre mi perdo nei miei boschi, nelle emozioni, nei dubbi, nella zona grigia della mia vita. Sto imparando a gestirlo, a viverlo con leggerezza, a sopportare perfino l’arrivo, senza che niente lo faccia presagire, del temporale che oscura tutto, che mette tutto in discussione, che sgretola ogni certezza e lava via qualsiasi forma di sereno. Sto imparando a comprendere e ad accogliere una nuova me che ancora non si vede del tutto, un’ombra appena, come i fagiani che saltano da un ramo all’altro in mezzo alle fronde di un bosco (forse faggi? castagni?). 

Ho continuato a camminare, certa che non fosse la destinazione la mia vera meta, ma quello che stava accadendo. Mi sono concentrata sui profumi, ho pensato a mia figlia che sta diventando una ragazza, cambia tutto, cambiano gli equilibri, cambiano le relazioni. Ho pensato agli amici, quelli nuovi, quelli vecchi, alle sfumature di ogni relazione, a quello che sto imparando da persone più giovani di me, agli errori, alle cadute. Ho pensato al non marito, a noi due, ho pensato ai corpi, alle anime, al gioco perverso per cui diamo sempre più importanza all’anima, ma non esiste senza un corpo. Ho pensato a tutti i sentieri solitari di questi mesi e anche a quelli che ho condiviso, alla percezione impercettibile di costruire, alla sensazione di distruggere sempre. 

E poi, d’un tratto, ho trovato questo cartello sul mio cammino. 

sentiero cai 906 per parco cavaioni

Ho capito che – pur distante da casa – da qualche parte, prima o poi, sarei arrivata, avrei ritrovato la mia rotta, avrei guardato e capito in che punto della mappa ero. Parco Cavaioni, un posto che contiene molti piccoli pezzi della mia storia, delle vecchie me e che ora ne avrebbe contenuto uno nuovo. Parco Cavaioni è dove – per esempio – andavo a ballare negli anni ’90, dove mi davo alla matta baciarella con il mio primo amore (quando già ci eravamo lasciati) o dove sono andata l’ultima volta che sono uscita con lei, prima che lei morisse e non esistesse più. Parco Cavaioni è dove il mio allenatore ci portava ad ascoltare i concerti, anche lui inghiottito dal destino. Parco Cavaioni è dove – durante i mesi oscuri della depressione post partum – portavamo la frollina piccola per stare nel verde. Non dormivo, ero grassa che facevo fatica a camminare, ma lì ritrovavo un po’ di pace, ritrovavamo un po’ di pace.  

Ho camminato così altri 3 chilometri circa, nel sole e nell’ombra, salite e discese, assolutamente estasiata dal fatto di non vedere una casa intorno. Ogni tanto sentivo in lontananza delle voci, ma sembravano portate dalla memoria dei luoghi.  Quando ho visto delle case mi sono sembrate talmente fuori contesto che le ho fotografate. 

case sul sentiero

Il sentiero mi ha messo davanti a piccoli panorami straordinari: occorre fermarsi e guardare con attenzione, per non perdere niente. 

bosco

Ho poi apprezzato molto il lavoro di manutenzione del CAI perché sono sicura che non si tratti di una strada molto battuta. 

ponticello

Quando ho intravisto i primi tavoli da picnic e le indicazioni del parco, sapevo che il cuore della mia avventura era già passato ma ero molto grata alla bella giornata, alle emozioni, alle cose che avevo visto. 

parco cavaioni

In lontananza si scorgeva il riflesso del sole sulle auto, le persone cominciavano a prendere posto sul pratone per una giornata di sole e io mi incamminavo per scendere in città. Il telefono aveva ripreso ad andare e avevo avvisato di essere viva. Avevo anche capito – con una certezza cristallina – che questo periodo della vita è il momento dell’esplorazione e che forse, prima o poi, su questi sentieri ci avrei scritto qualcosa. Perché amo la mia città e amo pensare che perdersi nei boschi possa non servire solo a me. E perché diciamolo: l’Emilia-Romagna è la nuova Toscana dopo le Marche! 😉

Indicazioni pratiche

  • Consiglio di parcheggiare a San Michele in Gaibola, partire presto e fermarsi a fare un picnic a Parco Cavaioni (volendo si può mangiare anche a Ca-Shin o alla baracchina) per poi rientrare. 
  • Distanza Due Torri – Gaibola: 6 km. In auto basta percorrere via San Mamolo e poi via dei Colli e girare a un certo punto verso Gaibola. 
  • Sentiero 900 – 906 del CAI/Bologna
  • Scarpe da cammino (benissimo anche quelle per correre)
  • Portare acqua, non ci sono fontane lungo il percorso
  • Tempo di percorrenza del sentiero: 1.50 h circa
  • Fattibile anche con bambini che hanno voglia di camminare
  • Braghe lunghe: presenza di rovi sul sentiero 
  • Libro consigliato: Sulla felicità ad oltranza, Ugo Cornia. 

Una galleria di foto

 

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