Quando scrivi un racconto, hai sempre un messaggio

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Tutte le storie contengono un messaggio, quasi fossero un biscotto della fortuna.

Ieri sera è partito il corso monografico di scrittura autobiografica, scrivere un racconto autobiografico che quest’anno ha come tema le Storie autobiografiche in condominio. 

Bello tornare in quel posto piccolo e accogliente che è la bottega Risalto, nel centro di Bologna, in mezzo agli oggetti creati dall’ingegno delle artigiane che fanno parte dell’associazione. Bello incontrare di nuovo alcune delle persone che hanno partecipato alle 3 edizioni del corso di scrittura autobiografica a mano di base e che – ancora una volta – hanno scelto di giocare con le storie, di scegliere parole, di leggere e di scrivere insieme. 

Il corso, che si svolge in 5 appuntamenti e una sesta serata di presentazione dei racconti, ha preso il via parlando di trama. Gli amici che partecipano dovranno, entro la prossima settimana, scegliere l’evento condominiale che sarà alla base del loro racconto e così ho voluto partire dal CONTESTO, da ciò che occorre per individuare e isolare una storia che si faccia raccontare. 

Qualcuno mi ha chiesto se le storie – quando ti metti a scrivere – le hai già tutte nella testa, se sai già come andrà a finire. Ho voluto rispondere con le parole del grande Stephen King che in On writing scrive: 

Non mi fido della trama per due motivi: innanzitutto, perché di massima le nostre esistenze ne sono prive, nonostante calcoli e programmi, per quanto scrupolosi e accurati. In secondo luogo perché sono certo che una struttura rigida non sia compatibile con la spontaneità della vera creazione. (..) Sono sicuro che le storie prendano forma quasi da sole.

Pensandoci bene, credo che quando hai una buona storia da scrivere, quello che ti arriva, nella pancia, sia l’urgenza di lanciare un messaggio. C’è come un grumo di qualcosa che ha senso, un senso profondo e complesso per te anche se non riesci a nominarlo in maniera precisa e – all’inizio – resta al livello di sensazione corporea. Tu però supponi  e senti che possa essere un senso profondo anche per il tuo lettore. Vuoi scriverlo, vuoi condividerlo. Non sai ancora quale intreccio ti servirà, ma sai che quel bozzolo di storia che hai nella testa contiene quel messaggio a cui devi dare forma con le parole. 

Sta a te mettere l’impegno e la cura per riempire un contesto di personaggi credibili, dialoghi, descrizioni e gestire una narrazione mobile che coinvolga e acciuffi il lettore, portandolo dentro il racconto. 

Quando scrivi partendo da uno spunto autobiografico, ancora più devi sforzarti di condensare in immagini e narrazione quel senso profondo, il senso di quel ricordo, perché da esperienza personale diventi condivisione collettiva. 

Perché, come scrive Iser in L’atto della lettura

Ogni volta che leggiamo un testo, non abbiamo mai a che fare con un testo puro e semplice ma applichiamo una cornice di riferimento. Qualunque sia la cornice di riferimento, finzione e realtà sono collegate non in termini di opposizione ma di collegamento: la finzione è un MEZZO per raccontarci qualcosa a proposito della REALTÀ. Testo letterario e lettore sono partner in un processo di comunicazione che genera un EFFETTO. 

Scrivere e leggere sono le due facce della stessa medaglia, uno dei modi che l’uomo ha inventato per comunicare fuori dal tempo e a luoghi distantissimi, uno dei mezzi per portare il nostro piccolo e imperfetto messaggio umano, diffonderlo, modificarlo, vivificarlo di continuo. 

In fondo, molto meglio di un biscotto della fortuna. 

Se ti interessa partecipare al workshop (week end) di scrittura autobiografica dedicata al racconto autobiografico in condominio, l’edizione primaverile si terrà a Padova a maggio e puoi già iscriverti [per l’edizione week end non è necessario avere partecipato al modulo BASE].

Se invece hai voglia di partecipare al corso di scrittura autobiografica a mano /base, partirò con nuove edizioni a ottobre e puoi rimanere aggiornato iscrivendoti alla mia newsletter

 

 

 

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