Ingrassare dopo avere smesso di fumare

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Oggi ti racconto come sono ingrassata dopo avere smesso di fumare e come sto prendendo il diavolo per le corna, grazie a una dottoressa e a un regime alimentare ispirato al metodo Kousmine! Ti racconto anche perché COMUNQUE vale la pena smettere di fumare e liberarsi da una schiavitù.

Sette mesi di purgatorio: non trovo definizione altrettanto efficace per raccontare questo periodo della mia vita se lo guardo dal punto di vista del corpo e della relazione tra questo e la mia mente.

Sette mesi fa ho smesso di fumare e molti meccanismi che prima sembravano ben oliati, si sono inceppati: me lo avevano raccontato, ma passarci in mezzo si è rivelato faticoso.

Nel 2013 ho perso 40 chili, nel 2015 ho corso una mezza maratona e per tre anni mi sono sentita forte, scattante, quasi come avessi una seconda possibilità. Lungo il mio percorso ho ritrovato la gioia dello sport, di uno stile di vita sano e del sentire il mio corpo e apprezzarne le qualità, anche creative. Per 3 anni ho vissuto così, nell’entusiasmo per la vita: non ingrassavo nemmeno se sgarravo un po’ e il mio metabolismo era una scheggia, tanto che bastava un periodo un po’ più intenso per farmi perdere fin troppo peso. Solo chi ha sempre lottato con la bilancia lo sa, appare quasi incredibile! Qualcuno mi diceva che ero perfino troppo magra, ma io – con gli occhi pieni della me di prima – vedevo solo una donna che finalmente si sentiva nel corpo che la rappresentava.

A un certo punto ha cominciato a farsi largo una buona idea, quella di lasciare andare anche le sigarette. “Non mi serve più fumare”, mi sono detta e l’ho scritto anche nel mio ultimo libro A due passi dalla meta.

Ci ho messo un po’ a prendere coraggio: più di dieci anni fa avevo smesso per un periodo ed era stato l’inizio del percorso che mi ha condotto all’obesità. Sapevo e sentivo che dovevo farlo, per me, per la mia famiglia, perché una donna che corre, scrive di stili di vita consapevoli e inneggia al cambiamento, non può rimanere ancorata a un involtino di carta pieno di schifezze.

Il 3 agosto, di punto in bianco, ho deciso.

L’ultimo pacchetto di sigarette è stato consegnato al non marito ed è iniziata una nuova avventura: da quel momento tutto è cambiato.

Fin da subito mi sono imposta una sana disciplina e ho aumentato l’attività fisica: dal fare sport 3 volte a settimana, sono passata al praticarlo ogni giorno. Sono andata in farmacia e ho preso prodotti naturali drenanti, ho cercato di limitarmi al massimo con il cibo.

Quel che accadeva nel frattempo però era che soffrivo come una bestiola per la mancanza di sigarette: i primi giorni sono stati DURISSIMI, quando incrociavo qualcuno con una paglia in bocca, architettavo piani per strappargliela dalle labbra senza causare troppa violenza oppure ne invidiavo la fervente vita tossica, io che invece mi ero costretta alla noia perenne. In vacanza mi sono ammalata e avevo SEMPRE fame quando non mi veniva un po’ da piangere, che questa astinenza da nicotina, dichiarata anche alla figlia orgogliosa, mi stava davvero facendo arrabbiare. Però ero convinta: sentivo con ogni molecola del mio corpo che stavo facendo la cosa giusta, non solo per i miei polmoni, ma per tutte le opportunità della mia vita. Eppure ero incazzata come una pantera, fumare mi era sempre piaciuto molto, io ho un’anima tossica e la paglia è sempre stata l’amichetta che mi ha aiutato a ricordarlo a me e al resto del mondo.

I chili hanno iniziato a crescere: mi allenavo tantissimo, fino a sentire male ai muscoli, ma la pancia si gonfiava. Vero è che ho cominciato a concedermi qualche piccola “eccezione” sempre più spesso, come ad esempio un pezzetto di cioccolata ogni tanto o una pizza di troppo, anche quando avrei potuto farne a meno, ma mi sembrava ingiustificato il fatto che una pizza equivalesse sempre a un aumento di peso. Ho avuto momenti di sconforto, crisi di pianto sulla bilancia, attimi in cui mi sono ripetuta che io non merito di essere in forma e che forse questo era – semplicemente – il redde rationem.

Per qualche tempo ho cominciato a essere ossessionata dalla bilancia, arrivavo a pesarmi fino a 10 volte al giorno e lo specchio è tornato nemico. Mi guardavo e vedevo il mio corpo deforme: una pancia enorme, di nuovo tutto perduto!

Forte della mia esperienza, di quello che ho imparato con la muta, ho cercato di rimanere lucida e verso natale ho smesso di pesarmi: non aveva alcun senso farmi del male, dovevo avere pazienza, darmi almeno 6 mesi senza sigarette per tornare al mio corpo.

Ecco che – da un certo punto di vista – ho ricominciato a vivere serena, senza il vincolo di un numero a decidere se quel giorno sarei stata di buono o cattivo umore. A quel punto è arrivata un’influenza micidiale (Capodanno? Chi ha detto Capodanno? Per quanto mi riguarda io sono ancora nel 2016, visto che quella notte l’ho trascorsa nel delirio degli elefantini rosa della febbre a 40!).

A gennaio ho ripreso con i miei super ritmi lavorativi: lezioni, consulenze, eventi, presentazione del libro, in giro per l’Italia e – sempre più spesso – a metà giornata, un gonfiore alla pancia e un disagio crescente e fastidioso hanno cominciato a farmi compagnia.

Le sigarette non mi interessavano più (certo, ogni tanto piagnucolo ancora all’idea di bere una birra senza accendermi una paglia, ma sono attimi ed è più una poetica che altro) ma al loro posto bevevo una quantità di caffè da paura.

Il bisogno di cibo spazzatura è tornato, prepotente, in questi mesi, a farsi sentire e più di una volta mi sono trovata a infilare monetine in distributori automatici per una cioccolata “di conforto” o a entrare in qualche ottima pasticceria per un “momento di relax”. Facevo molto sport e sembrava non servire a niente: male alla pancia, eterno gonfiore e una montagna di frustrazione.

Ecco che – nella fatica totale di rimanere a galla sul mio equilibrio – ho accumulato peso, i pantaloni hanno cominciato a starmi stretti e troppe volte ho avuto il terrore di salire sulla bilancia.

Conosco i segni e i segni c’erano tutti. Come ho scritto ovunque, la mia muta non mi assicura di rimanere sempre magra, ma certamente, quello che ho imparato è una bussola che aiuta a orientarmi quando il mare è in burrasca e suonano le avvisaglie del disagio. Nascondere la bilancia, sentirmi sempre inappropriata e continuare a ripetermi che sono grassa e grassa rimarrò sempre, SONO le avvisaglie della tempesta.

E così ho deciso di procurarmela io la chiave per uscire da questo purgatorio, dalla fatica costante, dalla scarsa voglia di allenarmi perché “tanto continuo a ingrassare e faccio fatica a correre” e ho preso il toro per le corna.

Era l’unica cosa che potevo fare.

Ecco come non solo ho tirato di nuovo fuori la bilancia (i chili presi sono 7) ma sono tornata anche da una nutrizionista che si occupa di intestino e che mi ha dato alcuni ottimi consigli che sto mettendo in pratica e che si ispirano alla dieta Kousmine. Non sono talebana, non ho bisogno di pesare cibo, ma applico il principio per cui, a ogni pasto principale (colazione esclusa) il mio piatto deve essere diviso in 4 parti e mangio sia verdura cruda (in partenza) che cotta, che carboidrati (riso, una fetta di pane o cereali) che proteine (pesce e legumi in primis). Seguo questa buona prassi da 8 giorni e ho già perso 1 chilo e mezzo, mi sento decisamente più energica e la pancia rimane sgonfia. Su tutto, ho scelto di smettere totalmente il caffè: mi ero intossicata! I miei spuntini sono fatti di frutta e cerco di evitare alcolici e zuccheri.

La dottoressa dice che è normale, quando si smette di fumare, che escano tutti i malesseri del mondo e si ingrassi: è tutta una storia di colonie batteriche intestinali e di infiammazione cronica causata dal fumo che proprio il fumo tiene a bada fino a quando non gli dici addio.

Come tutte le relazioni disfunzionali, anche quella con la sigaretta non è così facile da abbandonare: la biondina chiede attenzione e se tu attenzione non gliene dai più, tenta di fartela pagare in tutti i modi.

Sono fragile, sarò sempre fragile, specie nella relazione con il mio corpo, con il peso, con la percezione visiva di me stessa. Non è un caso che proprio ora che io mi sento una pallina, moltissime persone mi dicano che sono bellissima così. Sono fragile e lo so, questa è la mia forza e sarà il buon motivo per cui, cercando di mantenere la massima serenità, cercherò di perdere 4 o 5 chili di quelli accumulati, non di più e nel frattempo mi godo il viaggio. Perché sto mangiando sano, perché da quando divido il mio piatto in 4 parti e ci metto dentro verdure crude e cotte, carboidrati e proteine ogni pasto sto molto meglio e perché devo essere molto orgogliosa di me: non è da tutti abbandonare un grande e malvagio amore (quello per le sigarette), pur sapendo che poi si finirà in purgatorio perché CI SI VUOLE DAVVERO BENE! 😉

E sì, impagabile non essere più schiavi di una sigaretta, sentire meglio gli odori del mondo e non rantolare alla fine di una corsa!

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3 commenti
  1. LA LUNA NERA
    LA LUNA NERA dice:

    e tu saresti ….fragile?
    se fossi stata forte che facevi, scalavi la torre degli asinelli tutte la mattine prima di colazione???

    sei mito, altro che donna fragile!
    un grande abbraccio

    Rispondi
  2. claudia
    claudia dice:

    quindi mi confermi che se una era ammalata la sera del 31/12 (anche io, sgrunt!), non vale come Capodanno e quindi quest’anno non compirò i 51????
    questa cosa mi rassicura molto!
    per il resto, grazie per la condivisione, è molto importante saper riconoscere i propri momenti di discesa per poter poi ricominciare!
    tienici aggiornati!

    Rispondi

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