Panzallaria e Francesca Sanzo: dopo 11 anni nello stesso posto

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Ho rimandato a lungo la decisione, poi mi sono resa conto che era inevitabile: due presidi digitali stavano diventando davvero ingombranti. Ecco allora che – senza abbandonare il dominio Panzallaria.com che mi è carissimo – ho deciso di ridirigerlo alla sezione blog di questo, ormai mio unico sito dove ne sono confluiti tutti i post, anche quelli dedicati a dieta, movimento e creatività. 

Perché questa decisione?

Ecco alcuni dei motivi e la storia di come Panzallaria mi ha affiancato in questi 11 (cazzo, davvero?) anni. 

  1. Il mio tempo si è assottigliato, è aumentata l’attività scrittoria professionale e quella che dedico alla scrittura di possibili libri (mi si è sturato il lavandino delle storie). 
  2. Non c’è confine, ormai, tra il mio personal storytelling, quello per cui è nato Panzallaria e la redazione di articoli professionali per cui esiste questo sito e blog. 

Io sono sia Francesca Sanzo che Panzallaria e nel tempo due persona(ggi) nettamente separati, si sono andati fondendo in quella che oggi scrive, lavora, salta dall’ironia alla professionalità, parla di cambiamento e benessere e allo stesso tempo si occupa di scrittura e comunicazione per aiutare le aziende e le persone a raccontarsi efficacemente online, ma non solo. 

Con un po’ di distacco posso dire che era inevitabile arrivare anche alla fusione digitale, che in qualche modo la mia storia ha seguito l’evoluzione del web. 

Correva l’anno 2005

Quando aprii il mio blog Panzallaria (il primo post è datato 22 novembre 2005 e si intitola Panza all’aria), certo non immaginavo quanto avrebbe significato per me: era un esperimento, io mi occupavo di web e mi piaceva scrivere, dovevo capire come funzionavano i blog!

L’idea poi di un luogo dove poter scrivere liberamente di me, coperta da un nickname, mi entusiasmava.

Al tempo i blogger erano guardati con sospetto, nessuno pensava di usare il proprio blog come strumento di autorevolezza professionale, si prediligeva la dimensione del diario online pubblico. 

Iniziai a scrivere con il batticuore, prima di allora nessuno (tranne le poche amiche che costringevo, da ragazzina, ad ascoltare i miei racconti) aveva letto qualcosa di mio: ogni volta che mi arrivava la notifica di un commento, anche se si trattava della mia migliore amica, mi emozionavo molto. 

Ho ancora in mente l’emozione di ricevere un commento da una persona che non conoscevo “fisicamente” e i primi amici blogger, l’idea di fare parte di un mondo molto più grande, senza spostarmi da casa mia. 

L’anonimato prima o poi finisce

Per 2 anni (forse 3) sono rimasta coperta dal mio anonimato, da pseudonimi per me e per le persone di cui parlavo. Il mio non marito è diventato “Tino” su Panzallaria ed è buffo pensare che tuttora ci sono persone che lo chiamano così: da nickname si è trasformato in soprannome. Non citavo la mia città, romanzavo gli incontri di lavoro e l’ufficio in cui trascorrevo le mie giornate e in questa libertà parlavo di un sacco di cose, senza freni, con un’unica regola: tenere alto il mio tasso di autoironia.

Poi il mio blog ha cominciato ad essere letto, mi sono trovata a raccontare di mia figlia (nata nel 2006) e per un po’ sono stata forse una delle poche mamme italiane online, quindi molto seguita e raccontata dai giornali

Ecco che Panzallaria, senza che io lo cercassi o lo facessi con strategia esplicita, era diventato il mio migliore biglietto da visita ed ecco che occorreva capire se valesse la pena “metterci la faccia”. 

Quando ho iniziato a farlo, di dire dove vivevo, chi ero – oltre a Panzallaria – eccetera, eccetera, ho dovuto rinunciare a un pezzo di libertà, sono diventata più accorta e attenta a quel che scrivevo e ho avuto piena consapevolezza di quanto sia vero che oggi, per quanto tu sia una piccolissima monade, online sei SEMPRE pubblico. 

A un certo punto ho sentito però l’esigenza di uno spazio professionale e invece di crearlo all’interno di Panzallaria, convinta che non fosse abbastanza “serio”, ho aperto questo sito, usando il mio nome.

In quel momento le energie hanno cominciato a moltiplicarsi: in quegli anni ero anche completamente immersa nell’attivismo femminista, avevo fondato la prima community italiana dedicata al contrasto degli sterotipi di genere (si chiamava Donne Pensanti) e esercitavo una militanza convinta del pensiero, usando il web per dibattere, organizzare eventi in città e non solo e sensibilizzare le persone intorno al ruolo di primo piano che ognuno di noi può avere nel contrasto di una cultura maschilista e stereotipata. 

Quando mi sono resa conto che ero stata completamente assorbita da quello in cui credevo e dalla gestione di tutti questi progetti e che questo non si conciliava con il mio lavoro libero professionale (perché nel frattempo mi ero licenziata, in maniera eclatante, dal posto fisso), ho dovuto fare delle scelte e nel tempo mi sono resa conto che la scelta migliore va sempre nella direzione dell’alleggerimento. 

Focalizzarsi

Ecco che ho iniziato a focalizzarmi, finalmente, su quello che voglio essere, sul lavoro, sul mio benessere che passa anche attraverso una tranquillità economica (che è ancora distante) ma cui punto.

Ho cominciato a focalizzarmi grazie al mio percorso, alla muta che mi ha permesso di imparare molte cose e di tendere a un benessere che è movimento e contrasto alla sedentarietà fisica e mentale

Ho cominciato a credere di più nei miei obiettivi, a non considerarli l’illusione di una pazza e tra questi ci sono:

  • passare al campionato superiore di scrittura autobiografica
  • diventare una trainer BRAVISSIMA sui temi della scrittura e comunicazione digitale ma anche del cambiamento come opportunità
  • sviluppare interessanti collaborazioni editoriali

Ecco che ho capito che avevo bisogno di un posto solo, il mio, dove scrivere: un luogo dove esercitare la libertà di mettere dentro idee, senza l’ansia di chiedermi se stanno meglio sul mio sito personale o sul mio blog Panzallaria. 

Io sono entrambe le cose, non posso e non voglio più dovere scegliere.

In questi 11 anni sono sempre stata blogger nello stesso modo: non mi interessa GUADAGNARE con il BLOG ma mi interessa sviluppare opportunità di guadagno grazie al blog, grazie a quello che scrivo.

Banalmente: non ho mai fatto post sponsorizzati, non ho mai inserito banner nei miei siti ma sicuramente gran parte di quello che sono come professionista e delle opportunità che si sviluppano, dipende da come mi racconto online, qui e sui social media. 

11 anni

11 anni che sono attiva online. Panzallaria ne è il filo conduttore, poi ci sono stati e ci sono un sacco di progetti e una narrazione nomade su tutti i social media.

Perché io qui ci lavoro ed ho pure la presunzione di insegnare quel che imparo e – proprio per questo – non posso e non voglio smettere di imparare, continuando a mettermi in gioco per prima. 

2000 post: questi i numeri della mia attività di scrittura sui due blog e non conto tutto quello che sto scrivendo su facebook e che andrà perso, anche se oggi scrivere su facebook è il modo più veloce e efficace di arrivare a molti. 

Nel frattempo: una figlia che sta per compiere 10 anni, 40 chili persi e raccontati, 3 libri, tanta roba che ho amato, tanta che non amo più. Persone incontrate online entrate nel cuore, altre che avrei preferito non conoscere. In generale: ho ricevuto più di quel che ho dato finora e il risultato non può che essere positivo.

La scrittura è così: una finestra spalancata che fa uscire e entrare luce, colori, polvere, pulviscolo, fiori, voci, storie, caldo e freddo. E io ora lo so: sono un corpo abitato che vuole scrivere. 

Se ne hai voglia, questo uno dei primi post di Panzallaria: È scattata l’ora X uno di quelli che – più di tutti – mi fa percepire la distanza e insieme la vicinanza tra la me di oggi e quella che aveva 32 anni. 

Vorrei scrivere ancora tantissime cose ma poi divento logorroica e triste e invece devo solo essere contenta, prima di tutto di essere ancora qui 😉

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3 commenti
  1. Sonia
    Sonia dice:

    Io ricordo bene diversi primi post, dalla ricerca dell’abbonamento in gravidanza al condominio… È in effetti si, son passati DIECI anni (anche per me)! Altri progetti e successi ti aspettano, non ho dubbi ? in bocca al lupo!

    Rispondi

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