La mia strategia per non arrendermi ai giorni più tristi

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Stamattina leggevo che oggi è il giorno più triste dell’anno. Adesso si fanno anche delle statistiche che ci dicono quando saremo più depressi. Inutile dire che le statistiche di questo genere mi deprimono e che non voglio arrendermi.

Per ciò vi racconto cosa mi sta succedendo. Nell’ultimo periodo sono affaticata e ogni tanto una lama di ansia attraversa la mia vita. Credo di essere in buona compagnia perché non è un periodo facile per nessuno. Non è facile per quel che accade a livello globale, non è facile perché le nostre vite sono attraversate da mille preoccupazioni e perché arrivare a fine mese è sempre più dura. Bisogna inventarsi motivi, bisogna inventarsi passioni, bisogna inventarsi lavoro. Per quanto si faccia, ci si sente sempre un po’ alla rincorsa. Succede a tutti.

Poi si leggono robe agghiaccianti, si leggono frasi cariche di odio, sessismo, ignoranza e non è sempre semplice rimanere con il sorriso. Io ho la mia filosofia che è che non è che devo sorridere sempre, per forza. Che ogni tanto essere un po’ abbattuti è umano.

Però ho anche una strategia per “resistere” e cercare di vivere con dignità, passione e aspettative. Cosa posso fare per stare bene?

La mia strategia è questa.

  1. Lucidità: quando (professionalmente) mi prende un attimo di sconforto e paura del futuro, mi focalizzo sui miei obiettivi. Ho dipinto il mio futuro da qui a 2 anni e sto cercando di realizzarlo oggi. Passo dopo passo mi impegno per fare ogni giorno qualcosa che componga quel futuro che io vedo e per il quale mi sento pronta, preparata e che voglio realizzare. Lo faccio nel presente, senza rimandare. Quando ho paura tremo, ma solo 5 minuti, poi mi concentro.
  2. Affetti: un tempo credevo di averne tantissimi, oggi ho la consapevolezza che quelli veri si contano sulle dita di due mani. Cerco di coltivarli, di non rimandare il momento in cui posso dire a qualcuno che amo quanto lo amo, cerco di esserci per le amicizie vere e non rincorro più conoscenze superficiali, le prendo per quel che sono, per quello che danno alla mia vita, ma senza crucciarmi e cercando comunque di essere una persona positiva, ma tenendo il mio giardino privato con tanta cura.
  3. Curiosità: non voglio smettere di stupirmi, di cercare, di imparare. Ogni giorno, alla sera, mi domando: “Cosa ho imparato oggi?” e se trovo almeno una cosa nuova che mi ha fatto pensare, sono contenta, il conto è in attivo.
  4. Azioni positive: cerco di mettere nel mondo azioni positive, non sempre ci riesco, ma ci provo. Un’azione positiva può essere anche semplicemente pubblicare “responsabilmente”  un contenuto online, qualcosa che possa dare energia a me e a chi lo legge. Cerco di farlo, a maggior ragione, quando vedo un po’ scuro. Che vedere scuro è normale ma gli altri non sono i nostri bidoni della spazzatura e diffondere nero non è mai una cosa che ci farà stare bene, anche se sul momento ci siamo “svuotati”.
  5. Coltivo il mio giardino: il mio giardino è l’acqua della piscina e la pista dove vado a correre. Se mi sento particolarmente fragile, è lì che trovo l’equilibrio e l’equilibrio che ritrovo facendo cose che mi fanno stare bene, poi riesco a comunicarlo e diffonderlo meglio.
  6. Rido: di me, della vita, delle cose che mi accadono e delle situazioni in cui mi trovo. Ridere è sottovalutato. Per alcuni sinonimo di superficialità, per altri un potente antidoto a un mondo in bianco e nero.

Non mi voglio arrendere al clima generale che ci vuole tutti tristi, depressi, senza speranze. Non mi voglio arrendere a chi dice che è colpa della crisi, che il mondo è diventato cattivo e che non abbiamo più speranze.

La mia piccola rivoluzione silenziosa e di cui forse si accorgerà solo mia figlia tra molti anni è questa qua: un sorriso, una carezza a chi la merita, uno sguardo su tutto e la capacità di rimanere ancorata a quello che voglio essere, a quello in cui credo, con la giusta apertura al nuovo, all’incoerente e all’inaspettato.

A 41 anni sono forse un po’ stanca, forse avrei voluto essere un po’ più “sicura” di risultati ottenuti, ma chi se ne frega, il mio mondo è questo, la mia vita è questa e l’unica cosa che posso fare è nuotare, battere piedi e fare grandi bracciate, che la corrente può essere anche contraria, ma se tu riesci a mantenere uno stile giusto puoi anche risalire il fiume!

E se ci riesce lui a risalire il fiume, allora perché non dovrei riuscirci io?

 

 

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4 commenti
  1. speranzah
    speranzah dice:

    Ottima strategia. Io non sono così organizzata ma non voglio soccombere alla tristezza. Un po’ sì è accettabile. Non troppa però. Ci sono tante cose da provare nel mondo.
    Ps. C’è un piccolo refuso, quando vogliamo commentare dobbiamo lasciare il nome, mail e sito web. Per il nome c’è scritto llo tuo nome. Non so se sono riuscita a farti capire dov’è. Spero di sì. Ciao, buon lavoro.

    Rispondi
  2. Francesca
    Francesca dice:

    Leggere questo post mi ha fatto bene al cuore e mi ha reso un po più serena. Non è facile mettere in pratica i punti che descrivi, però anche provarci è un buon inizio. Oggi hai sicuramente fatto una buona azione con questa pubblicazione! Un bacio, Francy, la (ormai tanto tempo fa) coniglia

    Rispondi
    • Panzallaria
      Panzallaria dice:

      ti ho risposto via sms. che ogni tanto un po’ di esclusività fa bene al mio cuore 😉 spero di sentirti presto cara e vecchia amica di blog

      Rispondi

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