Le migliori amiche del detersivo: le mamme

Scritto da Francesca Sanzo   // febbraio 15, 2012   // 11 Commenti

Si chiama Dash e tutti sapete certamente che prodotto è.

Un detersivo da bucato che è sul mercato dal lontano 1963. Forse “il” detersivo da bucato in Italia.

Ecco come si presenta la pagina Facebook (specchio della recente campagna e linea editoriale scelta dal marchio):

La scelta è quella di rivolgersi alle mamme. Solo a loro. Donne e mamme. Ecco infatti le “info” di pagina:

Dash arriva nelle case italiane nel 1965. Da allora è parte della vita quotidiana delle donne italiane: le accompagna nel loro cambiamento, ascoltando le loro esigenze in fatto di bucato, legate alle abitudini, all’evoluzione del guardaroba, per offrire la performance migliore. Dash si è evoluto al passo con i cambiamenti delle donne garantendo da oltre 45 anni sempre un bucato che “più bianco non si può”. E per questo le donne italiane non lo hanno cambiato. Una storia di un marchio, popolare e amato, che oltre 40 anni è parte della loro vita quotidiana.

Nel sito c’è anche una sezione: le mamme consigliano

Fa piacere sapere che in un paese dove le donne sono scoraggiate 4 volte più che nel resto di Europa nel cercare lavoro, guadagnano molto meno degli uomini  e dove nel 71,3% dei casi il carico familiare è sulle loro spalle [lo dice l'ISTAT in un recentissimo rapporto] un marchio così radicato tanto da essere presente a Sanremo durante il Festival con una serie di telepromozionirappresenti così fedelmente una situazione culturale retrograda – che vede nella donna l’angelo del focolare che accudisce i figli e lava le mutande. Immaginario sulla mamma  che stenta a lasciare il posto all’innovazione sociale, di cui ci sarebbe tanto bisogno in Italia e di cui le donne potrebbero essere motore propulsivo.

Ma visto che se un’azienda sta sui Social Net è per dialogare con i propri fans e utenti, ho voluto postare un mio pensiero sulla bacheca di Facebook di Dash.

Ecco cosa ho scritto:

Ma Dash lo usano solo le mamme? perché usare sempre i soliti triti stereotipi che vedono la donna unica portatrice di pulizie e lavatrici? Cosa c’è di innovativo in una pubblicità che è identica a se stessa [al modello pubblicitario per questi prodotti] dagli anni 50? si parla tanto di pari opportunità e del fatto che le donne italiane hanno il carico di tutta la famiglia e voi che fate? rinfocolate senza un minimo di creatività rivoluzionaria…peccato. quando prodotti come il vostro si renderanno conto della bella occasione innovativa che si perdono, probabilmente sarà già tardi

Dash ha però attivato un filtro dei contenuti sulla sua pagina: non cancella i contenuti di altri ma fa in modo che non siano immediatamente visibili da chi arriva sulla pagina. Si vedono solo se si clicca su “Tutti/più recente“. Non è un caso che molti utenti – prima o dopo di me – chiedano conto all’azienda del perché ha cancellato i contenuti postati. Leggete per esempio il post di Sara Maiocco  (che viene molto prima del mio):

 

Non mi sembra una scelta azzeccata, perché non è completamente trasparente e dà un colpo al cerchio e uno alla botte (o stai sui social network e rendi visibili anche i commenti esterni, oppure cancelli e non stai sui social ma solo sul tuo sito ;-)): detto questo, cercando un po’ è possibile leggere tutti i commenti che sono stati fatti, anche di chi – come me – rimane sempre un po’ perplessa e infastidita da queste scelte di comunicazione.

Spero che Dash trovi il tempo di rispondermi.

Mi piacerebbe immaginare un mondo in cui la pubblicità, una volta tanto, configura anche spazi di cambiamento, oltre che descrivere l’esistente, cristallizzandolo. Non ho nulla contro Dash – sia ben chiaro (anzi, io e il mio compagno spesso lo usiamo) – ma penso che sia giusto mettere sul piatto anche queste perplessità e argomentare scelte come questa.

Chiudo con una pubblicità concorrente (ma Dash non si spaventi, è tratta dalla rivista “Confidenze” del 15 novembre 1959. C’è stato in mezzo un mondo, ma il mondo è cambiato poco. Con lui, la pubblicità.

 


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11 COMMENTS

  1. per Mammamsterdam, febbraio 16, 2012

    Assolutamente si. E posso incazzarmi con te? Fai male a usare Dash, aceto, lisciva e bicarbonato, per favore, come tutte le madri consapevoli dure e pure (il balsamo purtroppo l’ ho dovuto ricomprare, al maschio l’ odore dell’ aceto tra i capelli lo diserotizzava).

    no Fra, quando sbagli una vera amica te lo deve dire:-)

  2. per Francesca Sanzo/Panzallaria, febbraio 16, 2012

    Grazie Barbara. Hai ragione, non sono tanto green. Se ti va di insegnarmi, molto volentieri ;-) nel frattempo comunque, visto che le pubblicità le vedono in molti, spero che dash abbia voglia di darmi una risposta (anche se poi divento green e non uso più detersivi chimici). Segnalo un post che in un certo modo è collegato e che parla di mommyblogging e pubblicità anche qui: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/02/16/mamma-mia-2

  3. per Francesca Sanzo, febbraio 16, 2012

    Ecco come Dash, sulla sua pagina, risponde alle nostre critiche:
    Dash Italia:
    “Alcuni di voi ci chiedono di saperne di più sulla campagna Dash “più mamma non si può” temendo che possa ispirarsi a stereotipi già visti. Il nome è scherzosamente ispirato allo slogan storico di Dash, e il tono generale della comunicazione vuole essere semplice, leggero e ironico e in generale di ringraziamento a tutte le mamme per quello che fanno ogni giorno. Sappiamo bene che non fanno solo il bucato e che anche molti papà partecipano attivamente. Tuttavia vi ascoltiamo: le vostre impressioni sono molto utili e ci aiuteranno a migliorare. Quello del ruolo della donna oggi è un tema che ci sta molto a cuore e vogliamo tornare a parlare con voi.” che ne pensate?

  4. per Francy, febbraio 16, 2012

    Il commento di Dash mi ricorda chi urla contro chi gli fa una critica dicendo ‘NON TI SENTOOO’ che diavolo vuol dare che viole sapere il parere delle donne se quando queste lo esprimono loro cercano di non fat visualizzare il commento e non tengono conto di ciò che è stato detto? Come si dice su twitter: #fail

  5. per Francy, febbraio 16, 2012

    Hem sto scrivendo dal telefono, difficile ricontrollare ciò che si scrive…perdono per gli errori e la punteggiatura creativa!

  6. per Francesca Sanzo, febbraio 16, 2012

    Tra l’altro, i padri di oggi sono anche questo: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/02/16/news/pap_perfetti-29968225/?ref=HRERO-2 bello e giusto dirlo!

  7. per Mammamsterdam, febbraio 18, 2012

    Guarda, rispondono con lo stampino, ti ricordi la campagna di Fiorucci segnalata allo IAP? Be Fiorucci a suo tempo mi aveva risposto dicendo che erano citazioni da campagne storiche e sempre la roba della leggerezza e dell’ ironia. ma dico, se hai come target le donne, per leggerezza e ironia mettimi un bonazzo con gli addominali al vento che stende il bucato mentre i jeans gli tirano sul pacco, e poi vediamo come reagiamo, anzi, fai il concorso punti che se mandi un sacco di bollini te lo mandano in casa un pomeriggio a mostrarti come piegare i panni per non dover stirare. Metti i video su youtube con il bonazzo che da consigli su come smacchiare, per dire e vedi se non diventano virali. Ma tutto noi gli dobbiamo dire e più è gratis meno ci cagano?

    Eccheccavolo, la leggerezza e l’ ironia sempre da un lato solo devono cascare?

    Bon, adesso hanno scoperto i padri che accudiscono, meno male, noi ce li eravamo già sposati da un pezzo, mi viene il dubbio che la Dash abbia come target quelle poverette che si sposano gli stalker, i violenti e quelli che ammazzano i figli per far dispetto alla ex, solo che quel genere di marito e padre lì in quanto tale ancora non li scoprono come categoria, sono sempre, poretti, disoccupati, passionali, gelosi. Psicopatici no? O non venderebbe per la pubblicità?

    (come sempre riesco a fare quattro polemiche in una, che conosci uno bravo?)

  8. per lorenza, febbraio 20, 2012

    Leggo ora, e infatti l’altro giorno non capivo… Non posso che confermare le mie impressioni sullo strabismo delle grandi marche, che “vorrebbero” tanto essere social ma poi proprio non ci “riescono”. E gli stereotipi in fondo in un momento così difficile sono così confortanti, avranno pensato i signori che hanno definito la strategia (i signori o le signore, mi chiedo io? Quante donne ci saranno state nel team creativo e nella dirigenza che ha scelto questo approccio?)…

    Anche lo stereotipo di una falsa capacità di dialogo, in fondo, è rassicurante di questi tempi.

  9. per Lola, febbraio 20, 2012

    Completamente d’accordo con tutte le polemiche di Mammamsterdam.

    Posso aggiungere una cosa?
    Io non sopporto i vari articoli-servizi-programmi in cui si applaude un padre perché fa quello che dovrebbe fare ogni padre. Mi danno sui nervi.
    Cosa ci sarà mai di speciale in un uomo che imbocca i propri figli?
    L’altro giorno mia madre era incredula: “Be’, tuo padre ha sempre fatto per te, ma nessuno l’ha mai applaudito”

  10. per Cricrichan, febbraio 20, 2012

    concordo in pieno con le considerazioni, la faccenda della comunicazione social per i brand è una storia (ancora) infinita. Proprio non ce la fanno, lo dico per la mia piccola esperienza (lavoro in questo campo): tu gli proponi la questione e loro placidi ‘cancella il commento’. Ma come cancella??? Alla faccia di mercati e conversazioni. Vabbè.
    Comunque, adoro l’idea di Mammamsterdam: vai con il bono-detersivo!

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