Il contratto d’opera e lo “strato” di diritto. Chi fa_miglia ci somiglia
febbraio 6, 2012 // 4 Commenti[Fa l'operaio al cimitero monumentale di Torino ed è suo uno degli slogan più celebri di Fiat, negli ultimi anni: Fiat Chrysler nella prospettiva Bertotti]
Vi ricordate di “You are, We car”, la tag line proposta da Fiat per il lancio della nuova 500, nel 2007/2008?
YOU ARE, WE CAR Voleva dire che la FIAT sta imparando a parlare, non capisce bene chi è, non sa bene cosa dire e come dirlo. Così chiede di essere rappresentata da un’opera dell’artista anarchico che fa l’operaio al cimitero di Torino.
Senza ironia, un bel passo avanti davvero, se pensate che a farlo è stata la più grossa multinazionale italiana.
Oggi vi racconto la storia vissuta da chi ha scritto quella frase e di come, intorno a quelle 4 parole si siano mossi tanti uomini e donne, tanti significati e tantissimi soldi.
Andrea Bertotti è un artista e lavora come operaio al cimitero monumentale di Torino.
Nell’aprile 2007 viene contattato da 515 Creative Shop per fornire proposte da mettere in gara : Fiat chiedeva una tag line per identificare il brand Fiat nel mondo, in occasione del lancio del restyling della celebre automobile.
Andrea Bertotti invia le sue proposte, tra cui la celeberrima “You are, We car”, accolta con molto favore da 515 che la presenta a Marchionne. Amore! decidono di usarla su cartellonistica, quotidiani, spot.
Repubblica scrive un pezzo dal titolo : Abbiamo conquistato l’ad della Fiat con uno slogan. Sono torinesi i creativi di “YOU ARE, WE CAR”.
Non c’è alcun riferimento alla paternità dell’autore.
Andrea va a ‘casa’ dei 515 a chieder conto e ne esce con un pugno di mosche.
Andrea decide di fare causa a FIAT e a 515 Creative Shop: a questo punto vuole che un giudice, avvalendosi del diritto, decida quanto vale il suo lavoro, l’idea che ha creato.
FIAT riceve la raccomandata del legale di Andrea e in risposta scrive un fax a 515 in cui IMPONE DI FATTO il valore dell’opera di Andrea.
In prima battuta Andrea vince: il primo Collegio ritenne appropriata la sua richiesta di “ricerca del compenso” e stabilisce che esso debba essere pari all’1% della cifra spesa da FIAT.
La cifra ottenuta con fatica dal Giudice (e dallo stesso trovata approssimativa) è 10 milioni di Euro.
Nel 2007 Fiat spese in comunicazione centinaia di milioni di Euro (fonte Nielsen)
Andrea fa ricorso e chiede di far meglio i conti.
Fiat fa ricorso e chiede di stravolgere la Sentenza.
Poche settimane fa, la sentenza è stata ribaltata nella parte – pensa un po’ -riguardante i compensi: la Corte d’appello l’ha ritenuta indebita. Secondo la Corte d’Appello di Torino FIAT è stata ‘tirata in mezzo’ e Andrea deve pagare le spese legali: 20/25.000,00 Euro (ancora non si sa esattamente).
Andrea barcolla ma non molla.
La sentenza si regge sostanzialmente su “vuoti”, “non detti” e ambiguità.
- La Fiat ha formalizzato a posteriori i compensi;
- Andrea ha ammesso di aver fornito materiale sapendo a cosa sarebbe servito;
- Andrea ha inizialmente ‘accettato’ come acconto un assegno di 15mila €, fatto recapitare da 515 allo studio del suo avvocato, poco prima che iniziasse la Causa. Andrea non ha mai incassato ne’ ritirato l’assegno dallo studio legale. Ha deciso che incassarlo era contrario al principio per cui un Giudice doveva decidere del compenso e l’ha restituito. Ma nella Sentenza d’Appello fa letteralmente la figura di quello che prima dice ‘va bene una cifra’ e poi cambia idea. Non è andata così.
- Nessuno propose ad Andrea, in anticipo, accordi economici sulla fornitura dell’idea.
5. 515 dichiarò – a mezzo stampa (il nome di Bertotti non compare mai, quando si parla dello slogan) – di essere “una “non agenzia” che ha scelto di proporsi come rete aperta, coinvolgendo nel progetto filosofi, fotografi, musicisti”. Con questa rete, scrive la Corte d’Appello di Torino, Fiat e Bertotti avrebbero ‘si deduce contattasi contraendo’ contatti dal valore di contratti di servizio e d’opera. Proprio così: processo d’Appello 1851/2010 R.G. PROT.1820
Questa battaglia vale per tutte le persone che lavorano in nero, con l’amaro in bocca e il sorriso sulle labbra e può essere un buon esempio per quanti si battono per la tutela delle idee e la valorizzazione del lavoro creativo, in un Paese in cui, anche il nostro Primo ministro ci invita a cogliere tutte le opportunità offerte da un Mercato più flessibile e parla di tutela del lavoratore, anziché del posto di lavoro.
Andrea – che ricordiamo, ha un reddito fisso da operaio e pochissimi extra – se si fermasse oggi, dovrebbe pagare le spese legali che ammontano a circa 25mila Euro = DEBITI
Può però fare un tentativo, ovvero provare il Terzo grado di giudizio – cui forse potrebbe accedere – che comporta un onere e un rischio finanziario ulteriori, per una spesa di circa 20.000,00 Euro.
L’artista torinese ha pochi giorni per raccogliere questa somma e LANCIA UN APPELLO che rilancio perché il suo caso è emblematico di quanto sia IMPORTANTE difendere le proprie idee creative, la progettualità e il pensiero innovativo dei singoli, che va valorizzato anche quando si “incontra” con colossi affermati e potenti.
Ecco quindi il suo appello:
CASSAzione
Chi trova credibile, opportuno e corretto il mio percorso – se ne avrà intenzione e disponibilità –
potrà aiutarmi a fare questo passaggio.
Se
- non raggiungo i 20.000, rinuncio alla difesa e restituisco ai miei creditori;
- soccombo ancora, i miei creditori perderanno con me;
- vinco, restituisco con gli interessi.
Il tempo stringe (abbiamo circa una settimana da oggi).
Se volete aiutarlo, potete scrivergli una mail privata a andrea_bertotti@hotmail.com
Grazie per aver avuto la pazienza di leggere fino in fondo!
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ciao, articolo interessantissimo.complimenti!
Avevo già letto di questa storia pazzesca, in cui anche io mi ci riconosco. Dovremmo cercare, con la potenza della rete, di tenere alta la guardia. Si può ipotizzare una forma di sostegno economico attraverso un portale di crowdfunding (certo che in una settimana si fa poco…) Creativi di tutti i tipi facciamo massa critica e sosteniamo Andrea.
Grande Andrea, forza!
Conoscevo la vicenda ma non il suo triste epilogo (per ora).
La sua lotta è la nostra lotta.
WE ARE.
Ezio
Ciao, scrivo per comunicare il pressochè raggiungimento del traguardo economico. Quindi per ringraziare Francesca e gli amici che hanno solo per me soldi e pensieri (anche cattivi). Grazie.