Le proposte di collaborazione: ovvero mail marketing aggressivo

Scritto da Francesca Sanzo   // gennaio 6, 2012   // 6 Commenti

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[se vuoi fare marketing del tuo sito fallo bene, se no – anche se i contenuti sono di qualità – rischi davvero di rovinarne la credibilità]


Qualche giorno fa ho dedicato un post allo spam, quello meno evidente perché forse inconsapevole. Evitare di diventare spammer è FONDAMENTALE se abbiamo l’obiettivo di stare bene in Rete.

Oggi prendo spunto da una mail (ma sul genere me ne arrivano ancora troppe!) con la proposta di collaborazione per il mio blog. Immagino che in molti sappiate di cosa sto parlando: operazioni di mail marketing che mirano a diffondere i contenuti di siti commerciali, usando la visibilità di altri.

Le parole “collaborazione”, “rimborso spese” hanno perso il loro significato professionale per diventare parole civetta che attraggono l’attenzione ma che – di solito – vogliono solo barattare pubblicità gratuita.

Le 2 mail che mi sono arrivate e di cui pubblicherò solo brevi passaggi per rispettare la privacy di chi mi ha scritto sono EMBLEMATICHE: ce ne sono di ben più subdole e le cui intenzioni sono difficilmente decriptabili.

Credo che se si decide di stare in rete e di comunicare attraverso di essa, bisogna farlo nel modo giusto, secondo le proprie possibilità: se vuoi fare marketing del tuo sito fallo bene, se no – anche se i contenuti sono di qualità – rischi davvero di rovinarne la credibilità.

Ecco allora il carteggio che abbiamo scambiato, con qualche riflessione a margine.

Gentile Blog,

Siamo il sito (…) e ci occupiamo di (…) e abbiamo creato anche una sezione tutta dedicata alla mamma e bebé, che sicuramente potrà destare il vostro interesse. Vi scriviamo perché vorremmo proporvi una collaborazione, che consiste nell’inviarvi i materiali presenti sul nostro sito, in maniera tale che voi possiate linkarli e farli visualizzare ai vostri utenti. (Il nostro sito ha un traffico stimato pari a 1 milione di visite al mese).

Saremmo lieti se, per l’eventuale collaborazione prendeste in considerazione non solo gli articoli riguardanti la mamma e bebé ma anche quelli inerenti le altre rubriche.

(..) vi alleghiamo anticipatamente gli ultimi articoli e video riguardanti (..) che se volete, potete già pubblicare, ovviamente inserendo i nostri link e il logo.

Si parte subito male. La formula “Gentile Blog” rende palese il fatto che si tratti di un invio multiplo e NON personalizzato: chi scrive aveva un database di indirizzi disponibili e lo ha usato indiscriminatamente. La formula oltretutto è fastidiosa anche linguisticamente: non stai scrivendo a una cosa (blog) ma a una persona.

Ma passiamo alla parte più “divertente”.

Mi propongono una COLLABORAZIONE che consiste nel pubblicare loro contenuti sul mio blog. Mi fanno capire che per me sarebbe conveniente perché il loro sito ha molti accessi (usano la carta, solita, della VISIBILITA’). Ma se sono io a pubblicare i loro contenuti, in che modo i loro utenti dovrebbero trasformarsi in un vantaggio per il mio blog? Non è vero invece viceversa?

Visto che sono molto curiosa e ci provo anche un certo gusto a cercare di arrivare al fondo di questi messaggi, facendolo dire ai diretti interessati qual’è il fine ultimo, ho risposto:

E in cambio? F.

Dopo 4 giorni (che in Rete sono un’eternità, specie per chi fa teoricamente sta puntando sulle mail per fare business) mi scrivono:

Il nostro sito da tempo fornisce in maniera del tutto gratuita contenuti su diversi ambiti  a testate giornalistiche e ad emittenti radiotelevisive, ora però vorremmo ampliare il nostro bacino d’utenza, puntando sui blog.

Quindi, noi le forniremmo i contenuti sotto forma di (…) e lei dovrebbe pubblicare i contenuti che più le piacciono mettendo un link al nostro sito. Tutto qui!

Credo che ne valga la pena, data anche la portata del traffico che ha il nostro sito, che le ricordiamo essere pari a 1 milione di visite al mese.

Il punto è: io i contenuti li produco, perché dovrei pubblicare quelli di altri? Non sono una radio o una testata giornalistica e se hai letto il mio blog dovrebbe esserti chiaro. A me è palese che hai sparato nel mucchio, lo hai fatto in maniera confusa e senza capire esattamente quale sia l’ecosistema in cui ti stai muovendo.Rilanci di nuovo la carta degli accessi, come se questo dovesse bastarmi e avanzarmi. Continuo però a non capire: gli accessi di cui mi parli sono al TUO sito, mica al mio. Non sei tu a mettere il link al mio blog ma dovrebbe essere viceversa no? Io cosa ci guadagno?

Ecco, a mio avviso, se lavori con la Rete o semplicemente la usi come mezzo per diffondere il tuo lavoro (editoriale e non), non puoi permetterti questo genere di sbavature, perché quello che mi racconta il non verbale è:

  1. mandi mail a caso, contribuendo alla spazzatura digitale
  2. non hai mai letto il blog della persona a cui stai scrivendo perché se no sapresti che è completamente fuori target rispetto ai tuoi contenuti
  3. non hai ben presente come funziona la blogosfera: un conto è diventare provider di contenuti per un ufficio stampa o una rivista specializzata, un conto è pensare di fare la stessa cosa per un blog. Di solito un blog – per diventare autorevole – è costituito di articoli a firma e non di semplici rilanci “copia carbone” di altri.
Dato che il mondo è bello perché vario, sono certa che mi arriveranno mail come questa ancora per molti anni: il digital divide tra chi usa la rete consapevolmente e chi invece la usa ma senza sapere davvero quello che sta facendo è impressionante. Assolutamente lecito per chi non ci lavora in mezzo fare degli sbagli (e se mai capire che deve confrontarsi con chi ha il polso della situazione), inaccettabile per chi, invece, come in questo caso, sta cercando di VENDERE un prodotto che è WEB.
La caratteristica più faticosa di questo Digital Divide è il fatto che spesso non ci si renda nemmeno conto della necessità di affidarsi a professionisti per fare quello che – a prima vista – sembra così facile, dato che non si tratta di altro che scrivere una lettera, ma che a ben vedere non lo è affatto perché ha a che fare con le strategie di comunicazione e con il web: due ambiti su cui bisogna essere competenti per poterli usare bene.


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6 COMMENTS

  1. per Mammafelice, gennaio 6, 2012

    Poi sarebbe anche interessante valutare se questo milione di visite lo hanno davvero, visto che molti millantano visibilità che non hanno. Una delle cose che bisogna imparare presto, è proprio saper valutare la portata di questi siti, prima ancora di dargli credito.
    Ben fatto!

  2. per mammachetesta, gennaio 6, 2012

    Questa mi mancava!
    Io sono un’ultimissima arrivata, una che non ne sa nulla ma accidenti…almeno a queste cose ci arrivo pure io ormai!
    Mi sono capitati addetti stampa poco preparati, presuntuosi, ma questo è assurdo perchè si picca di lavorare con radio, tv, web…ma poi non conosce chi nel e del web vive non a livello di “vetrina prodotti” (ad esempio chi si occupa di food o creatività…per quanto chi in questi campi è on line da tanto ormai ne sa parecchio) ma proprio come creazione di contenuti.

  3. per Mammamsterdam, gennaio 8, 2012

    Essì, capita persino a me, figurati. Io credo che ci sia proprio un clic in chi si occupa di marketing che delle volte gli fa credere in formule sempre uguali e perdere di vista il fatto che se vuoi un favore da qualcuno è forse meglio che ti metti nei suoi panni.

    A me una volta è arrivato un messaggio da un blogger con cui ci conosciamo in rete, sant’uomo peraltro, che mi chiedeva se gli potevo procurare ospitalità con la figlia. Io subito entusiasta, convinta che passasse da Amsterdam, pronta come sai ad aprire porte, rifare letti e cucinare per gente che non ho mai visto. Poi è risultato che andava in vacanza per un qualche ponte e quello che voleva era ospitalità sulla rotta Statale 17 in modo da poter parlare in cambio del libro. Una cosa legittimissima, tranne che quello era il periodo che chi leggeva il mio blog sapeva quanto stessi male per tutta la storia del terremoto, per il fatto di non aver un posto dove stare e dovermi pagare l’ albergo semplicemente se volevo andare ad annusare un po’ casa o cercare di sbrigare cose e in cui i miei amici che non stavano in tendopoli erano lontanissimi e privi di un buco in loco anche loro, mentre chi aveva casa era pieno di parenti sfollati. Ovvero, non oso chiedere un metroquadro su cui srotolare un sacco a pelo per me, e tu mi chiedi di cercarti ospitalità, e poi quando ti spiego che è impossibile te ne vai, non so, tipo Forte dei Marmi? Facevi più bella figura a fartelo lo stesso il giro, dormendo nei B&B che io segnalo continuamente e contribuire a far conoscere quelle strutture che avevano un disperato bisogno di lavorare. Ecco, meno male che ci conoscevamo già e ho potuto relativizzare la delusione, anche se da quello che ti scrivo – lo dico ora per la prima volta – capisci che quella leggerezza ancora non la metabolizzo. E lo collego al suo essere marketeer prima di essere blogger, ovvero, chi non è preso dal demone del blogger ma se ne serve per altri suoi scopi, secondo me gli manca proprio un certo modo di fare collegamento.

    Altro esempio, una mia amica buona come il pane e impegnatissima politicamente con Italia dei Valori, lei crede che il blog sia un po’ come il manifesto elettorale o il comizio: tu stai lì dall’ alto a dare le tue informazioni e pretendi che la gente ti segua per quello. Quando si chiedeva come gfar conoscere il blog io le spiegavo che se frequenti blog altrui e lasci commenti sensati a parecchi viene la curiosità di venire nel tuo blog e leggerti, ma eh, per quello lei non ha tempo e neanche voglia.

    Inutile, n on basta avere un blog per essere blogger, non serve averne uno per esserlo.

  4. per girandolaprecaria, gennaio 10, 2012

    “spesso non ci si renda nemmeno conto della necessità di affidarsi a professionisti per fare quello che – a prima vista – sembra così facile, dato che non si tratta di altro che scrivere una lettera”

    Ecco, credo che una parte del problema sia qui: improvvisare. Pensare che chiunque sia capace di scrivere una lettera, e che facilmente, nel mucchio, qualcuno abbocchi.
    E’ così fastidiosamente irrispettoso, sia per i professionisti che fanno egregiamente il loro lavoro, che evidentemente si sottovaluta, sia per le persone (e non cose! altro che “gentile blog”) destinatari di tali “operazioni”.

  5. per gemini, gennaio 11, 2012

    Grazie per questo bell’articolo. Io ho un blog minuscolo, assolutamente personale e senza alcuna pretesa “commerciale” e eppure… uno mi ha scritto esordendo con “il suo è uno dei blog più seguiti e commentati della rete” (ah ah ah, c’avrò 20 follower sì e no!) e un’altra addirittura mi chiedeva di concederle dello spazio sul mio blog “sennò l’avrebbero licenziata” (giuro). Senza parole.
    Ah, piccola dritta, ma forse già lo sapete: copiando e incollando su Google (tra virgolette) parte delle mail sospette che vi arrivano, potreste scoprire cose interessanti, tipo che scrivono le stesse identiche cose qua e là, nei commenti ad altri blog!!!

  6. Pingback : Tessere la rete » Lo stile nel web: netiquette e scrittura on line

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